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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Ottobre 2015

Ospiti perché stranieri e pellegrini,

ospiti perché non respinti,

ospiti perché a casa,

ospiti perché non lasciati soli,

ospiti perché custoditi, curati,

ospiti perché pensati,

ospiti perché poveri,

ospiti perché non proprietari,

ospiti perché figli,

ospiti… orientati dalla Pace.

Carissimi/e, alla fine di queste due comunicazioni da Haiti, trovate un accenno ai “suggerimenti” di Beppe, della Rete di Casale, che spiegheremo, assieme ad altre necessarie iniziative, in un prossimo incontro di Rete. Come potete leggere, tante notizie dai nostri progetti, con relazioni molto dettagliate che vi invitiamo a leggere con attenzione. Nella Circolare Nazionale, trovate le prime indicazioni per il Convegno 2016. Ricordiamo le date del prossimo Coordinamento di Udine: 21-22 novembre.

DA HAITI

Relazione di Willot – 13 settembre 2015

Salute ed educazione

Uno dei settori più deboli per FDDPA è il settore salute. Tuttavia durante la presenza di Dadoue, la salute era il settore più forte. Tutto ciò era possibile a causa della sua esperienza personale in materia di salute. Disponeva di una tecnica in laboratorio medico che si occupava di tutte le analisi del sangue e altre. E’ in quest’ottica che Martine ha deciso di andare a scuola per apprendere le tecniche di laboratorio medico. Questo funziona molto bene: ora Martine è in grado di fare le analisi mediche anche a Dubuisson. La presenza di questo laboratorio permette di individuare e trattare le malattie infettive che sono molto frequenti tra i contadini che vivono sulle montagne. A Mare-Rouge, l’edificio che ospita il centro professionale per le donne era in pessimo stato. Essendo arrugginito, il tetto aveva dei buchi che rendeva l’edificio impraticabile durante la stagione delle piogge. All’inizio di aprile abbiamo acquistato più di 120 fogli di lamiera per ricoprire il tetto. Ora dobbiamo solo acquistare i mobili per le studentesse.

Ingrandimento e miglioramento del centro di salute a Fondol

Con i mezzi finanziari che abbiamo ricevuto dalla RETE, abbiamo potuto ingrandire lo spazio del centro di salute. Tutti gli aspetti della costruzione non sono ancora terminati. Ora dobbiamo solo intonacare le pareti e finire il pavimento in cemento. Per quanto concerne l’educazione, dato che Martine ha molta esperienza a livello del prescolare, ha passato tutto l’anno scolastico (2014-2015) a lavorare con gli insegnanti dando loro formazione continua più volte al trimestre affinché siano efficaci in aula. Abbiamo potuto constatare un notevole miglioramento nelle prestazioni degli insegnanti. Martine continuerà queste pratiche durante quest’anno scolastico in tutte le località dove è presente una scuola di FDDPA. Tutte le attività di FDDPA vanno bene e questa settimana tutte le scuole ricominciano a funzionare in tutte le località (Dofiné, Katienne, Fondol, Bedain e Mare-rouge). Durante l’estate, Martine ha organizzato un «campo estivo» a Fondol e nella casa di Dadoue a Dubuisson. Queste attività hanno permesso ai bambini di queste località di sviluppare la loro creatività. Più di un centinaio di bambini hanno avuto l’opportunità di partecipare a queste attività durante le vacanze estive.

Le cooperative

Con la presenza di una cooperativa in ogni luogo dove FDDPA opera, si è potuto osservare un cambiamento in queste comunità che non hanno l’opportunità di trovare credito e di risparmiare il loro denaro sul posto. Poiché è una pratica nuova per i contadini, ci sono ancora molte difficoltà tecniche da superare. A livello del comitato di FDDPA, cerchiamo di essere creativi per poter aiutare le comunità a gestire meglio queste cooperative.

Agricoltura

Quest’anno la siccità ha totalmente distrutto l’agricoltura ad Haiti. In tutte le regioni del paese, non ha mai piovuto. I contadini che vivono nelle montagne e nelle pianure che non sono irrigate, non hanno avuto raccolto quest’anno. Per esempio nel nord-ovest, luglio è sempre un tempo di abbondante raccolto di fagioli, mais, patate e altri ortaggi. Ma quest’anno, quel che i contadini hanno seminato non è nemmeno spuntato per la semplice e buona ragione che non ha piovuto per più di 5 mesi. Negli ultimi 30 anni, è la prima volta che c’è stata una siccità così prolungata e devastante ad Haiti. Noi crediamo che, per aggirare questi problemi, è necessario creare strutture per conservare il suolo per permettere la ritenzione dell’acqua più a lungo. Pensiamo anche a piantare della moringa [tutta la pianta è commestibile e di notevole interesse dal punto di vista nutrizionale e resiste molto alla siccità] che nelle zone secche potrebbe contribuire all’alimentazione delle persone e anche degli animali. Prepareremo dei vivai per permettere ai contadini di avere accesso a queste piante.

Relazione di Jean e Martine – 20 settembre 2015

Salute a tutti, ora riaprono le scuole ad Haiti, e anche per le scuole della FDDPA si cominciano i preparativi, generalmente in settembre i bambini cominciano a venire a scuola, ma inizialmente non c’è sempre grande affluenza. A Dofiné il panificio ha cominciato a lavorare da agosto, ma – come sai già – la FDDPA ha avuto il forno dall’Istituto ICKL. Questo forno non va a legna, il che è molto positivo per l’ambiente, permettendo di evitare la deforestazione; abbiamo messo una persona per l’amministrazione del panificio e questa persona è controllata dal comitato direttivo della FDDPA. Ma noi continuiamo a riflettere sulla questione del trasporto, perché se non troviamo un mezzo di trasporto appropriato ed efficace, rischiamo di vedere il beneficio trasformarsi in perdita a causa delle spese del trasporto; così pensiamo di acquistare due muli che sono più robusti dei cavalli, per assicurare il trasporto della farina e di altre forniture. A Katienne, la cassa continua a funzionare molto bene, e abbiamo cominciato a fare un lavoro d’inventario, una verifica per stabilire il numero dei soci, il capitale, a quanto ammontano i prestiti, il capitale della banca di sementi, ecc. Per quanto riguarda la scuola, ora c’è il rientro e siamo contenti di poter mettere il tetto all’edificio scolastico alla fine di questo mese, cominceremo subito; potete inviarci il contributo di cui avete parlato, è una cosa molto buona… Anche a Fondol le attività vanno bene, il panificio funziona con un buon ritmo e le piccole commercianti continuano a fare il loro piccolo commercio di pane; noi prepariamo il rientro questa settimana, stiamo costruendo un piccolo hangar per i più piccoli, infatti dato il cattivo funzionamento dello PSUGO [programma governativo per lo viluppo scolastico che si è rivelato fallimentare], noi registriamo un aumento del numero degli iscritti, specialmente a Fondol. Riguardo al PSUGO, sono tutti convinti che questo programma è un fiasco, invece di migliorare il sistema educativo nel paese, questo programma contribuisce a danneggiarlo ulteriormente, ci sono scuole che, a causa di questo programma, hanno dovuto chiudere… A Marrouge, nel Nord-ovest, quest’anno la siccità ha distrutto tutto e – come ti ha spiegato Willot – abbiamo riparato il tetto della scuola, che era ridotto malissimo, e abbiamo programmato di piantare alberi da frutta lì attorno. La scuola funziona molto bene, e una nuova promozione terminerà durante le vacanze estive. La situazione di Malingue dipende in gran parte dalle nostre attività sanitarie: dato che siamo in una fase di ristrutturazione di questo settore, anche Malingue spera di trarre beneficio da questa riforma annunciata. Ma Kristmène e Elicia continuano a lavorare nel Centro di Malingue. Durante il mese di maggio abbiamo fatto un incontro con un giovane della zona di Pierrepayen che è stato a Cuba per studiare Medicina, l’abbiamo invitato a Fondol per vedere come poteva mettere la sua competenza a profitto del nostro centro di Salute, perché, in confronto ai medici che hanno studiato a Haiti e in altri paesi, quelli formati a Cuba sono più dinamici e possono comprendere meglio il contesto in cui vive il contadino haitiano, questo è dovuto forse al modo in cui sono stati formati laggiù; abbiamo concluso con lui che noi non abbiamo fondi sufficienti per metterlo nel nostro bilancio, perciò gli abbiamo proposto, se riesce a fare delle ricerche presso delle istanze statali o non governative, di trovare o elaborare dei progetti con i Centri di Salute, che includano un salario per lui. Il giovane medico ci ha risposto positivamente, ma noi ora dobbiamo terminare la sistemazione del Centro di Salute, ci restano da fare le porte, la toilette e l’intonacatura dei muri. Per quanto riguarda i borsisti, sono 25: 20 frequentano la scuola a Verrettes, 3 vanno alla scuola professionale a Port-au-Prince e 2 all’Arcahaie; il nostro budget annuale per loro è di 2000$USD… Per la scuola agro-ecologica, l’instabilità della Brigade [formata da contadiniVia Campesina] a motivo dei cambiamenti periodici dei suoi membri e dei loro spostamenti attraverso diverse località del paese, ci obbliga a dare la formazione agro-ecologica con sessioni seminariali. Ma, per quanto riguarda il gruppo dei giovani, essi si riuniscono molto più spesso, fanno molte attività artigianali e culturali, ma purtroppo Junior, un professore dinamico e impegnato, che lavorava molto con il gruppo dei giovani, è morto in maggio in seguito ad una malattia cardiovascolare. La siccità, come ti abbiamo spiegato, quest’anno batte tutte le stagioni difficili che abbiamo conosciuto a Haiti; in effetti, tute le sementi che i contadini hanno messo a terra non hanno potuto germinare a causa di questa siccità spietata e devastante. Per questo Willot ha avuto l’idea di piantare del benzolive (nome scientifico Morenga). E’ una pianta molto importante, perché permette agli animali e agli umani di nutrirsi, e soprattutto può rendere la terra molto più accessibile all’agricoltura, per questo la preparazione dei vivai di Morenga può dare molti risultati positivi, se si comincia un’esperienza pilota sulla Catena dei Matheux per esempio, potrebbe portare un gran miglioramento alimentare non solo per gli animali, ma anche per gli abitanti che vivono sulla Catena. Per la conservazione del suolo, questa tecnica in agricoltura permette di evitare l’erosione, fenomeno che trasporta la terra verso i fiumi e il mare. Questa tecnica permette anche la ritenzione d’acqua, facilitandone la penetrazione nella terra, e ciò dà una grande possibilità di aver erba per il bestiame, inoltre questo metodo può essere affiancato da piante speciali come il vétiver per esempio, e questo darà un risultato a breve, medio e lungo termine. Attendiamo le indicazioni di Beppe, e pensiamo che saranno benvenute: avremo sempre bisogno di idee per avanzare.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Ottobre 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, parliamo di 4 argomenti che ci riguardano, che costituiscono la base della nostra riflessione e del nostro confronto: l’incontro svolto in settembre nella sede di Combonifem; qualche nota di politica internazionale; notizie e proposte dal Guatemala; ed infine l’invito al prossimo nostro incontro, martedì 27 ottobre, ancora nella sede delle suore comboniane e di Combonifem. L’incontro del 22 settembre è stato molto partecipato, eravamo 21 presenti, tra cui 7 suore comboniane, giovani e meno giovani. Ci siamo presentati; molte sorelle avevano lunghe esperienze di lavoro in Africa, in Palestina, in Scozia. Ci siamo presentati anche noi, il nostro impegno in Rete, nella solidarietà concreta, con operazioni che richiedono il nostro impegnano, ma che ci permettono soprattutto di conoscere di prima mano situazioni di ingiustizie e di richiesta di aiuto, iniziando dalla Palestina. S’è parlato del Convegno nazionale (il prossimo sarà dall’8 al 10 aprile 2016, a Trevi, in Umbria), dei Coordinamenti, della vita di ogni gruppo locale, con le sue esperienze e conoscenze particolari, per noi a Joao Pessoa, in Guatemala, ed ora in Ghana. S’è parlato di migranti, e le comboniane ci hanno raccontato del loro impegno quotidiano a Verona, con la Prefettura e con le cooperative di sostegno, e di possibili azioni comuni su quel tema o sulla Palestina, data la presenza a Verona di suor Alicia, che ha conosciuto molti in Cisgiordania, dove ha vissuto per anni. S’è parlato anche della colletta, di come proseguire e come suddividere quanto raccolto nel 2015. Per il Mazza a Joao Pessoa s’è stabilito di mandare 4.000 € annui così come 4000€ anche per la nuova operazione in Ghana. Dei 3600 € raccolti in luglio-agosto abbiamo già provveduto a mandare 600 € al Mazza, cui avevamo già mandato 3400 €, chiudendo così i versamenti per quest’anno. Ad Ajumako in Ghana abbiamo mandato 1000 € (altri 2000 erano già stati versati fuori colletta). I residui 2000 € li abbiamo versati alla Rete nazionale per tutte le sue operazioni. Poche osservazioni sulla politica internazionale, che è pur sempre lo scenario nel quale si inseriscono le nostre piccole operazioni. La situazione dei migranti in Europa: continua a cambiare, ma ancora non si assiste a una forte e seria presa di posizione europea, con migliaia forse milioni di migranti alle porte dell’Europa (e degli USA), del mondo ricco insomma. La situazione in Palestina e in Israele è in grande evoluzione e attraversa una fase molto delicata, dove le continue quotidiane provocazioni criminali israeliane provocano reazioni drammatiche, con morti dalle due parti, di cui arrivano informazioni molto pilotate. Le nuove varianti sono la nuova posizione della Palestina alle Nazioni Unite, cui ho accennato all’inizio della circolare nazionale, e l’avvicinamento diplomatico di Israele alla Russia, dopo le azioni belliche russe in Siria; cambia quindi l’alleanza finora strettissima di Israele con gli Stati Uniti. La seconda regione in grande subbuglio è tutto il medio Oriente, con azioni belliche continue, bombardamenti e stragi, per le quali forse la NATO imporrà all’Italia di partecipare attivamente, con le sue Forze Armate. Cambiano le alleanze con questa nuova presenza russa, che cambiano gli equilibri, ma la posizione NATO è ancor più minacciosa, con la produzione e distribuzione di nuove bombe atomiche, notizia poco diffusa dai media italiani, molto più pericolosa di 4 aerei italiani in azioni di bombardamento. Sono riprese anche le azioni belliche in Afganistan, regione che non appartiene strettamente al Medio Oriente, ma confina con esso, fino al bombardamento dell’Ospedale di Emergency, un crimine di guerra fra i peggiori, liquidato molto rapidamente e banalmente dai media italiani e internazionali. Cercheremo di trovare nuove notizie ed opinioni su questi luoghi, possibilmente da parte degli abitanti di quei luoghi e degli abitanti più deboli. Aspettiamo di conoscere la posizione dei palestinesi, ma non è facile trovare notizie dirette, le agenzie di stampa sono in mano ai paesi forti, quindi passano solo le notizie che servono solo ad una certa visione, certamente di parte. Abbiamo ricevuto notizie fresche dal Guatemala, dal nostro caro amico padre Clemente. Ha cambiato parrocchia, è tornato in un villaggio Maya, a San Antonio Ilotenango, ci ha mandato una lettera dove non parla di un suo impegno nella Caritas ma solo di ciò che vuole realizzare in questo paesino di montagna, disperso nel Quiché (solo strade in terra battuta), con una 15-ina di frazioni, scolarità bassissima e povertà diffusa, più o meno profonda. Padre Clemente ha già fatto un suo piano, vuole riattivare una scuola radiofonica (qualcuno ricorderà il nostro primo progetto in Guatemala!) e vuole inserire la parrocchia come elemento propulsore di libertà e liberazione. Ne parleremo in un incontro a Brescia il 10.10, con alcuni gruppi legati al Guatemala, ma penso che potrebbe essere un buon progetto per noi, per riprendere la nostra attenzione verso quel luogo particolare dell’America centrale, ricco di storia e di cultura indigena autentica, e di nostri conoscenti. Il prossimo incontro di rete veronese sarà martedì 27 ottobre prossimo, alle ore 21, ancora presso Combonifem, con le suore che hanno dato la loro disponibilità a collaborare con noi. Sapete che suor Elisa Kidané non è più direttrice di Combonifem, adesso è a Roma, poi dovrebbe diventare il riferimento comboniano in Africa. Manderà certamente un suo bollettino periodico, che speriamo di avere a disposizione e di poter conoscere da lei (Elisa è una buona letterata italiana e scrive poesie) la situazione dell’Africa e l’evoluzione delle varie regioni immense che la formano. Domenica a messa suor Elisa ricordava l’anniversario della strage dello scorso anno nel canale di Sicilia, col naufragio di un barcone e la morte di più di 350 africani, quasi tutti eritrei, e lei è eritrea! La nuove direttrice di Combonifem è suor Paola Moggi, un vero ciclone. Sarà presente anche il 27, ci proporrà i suoi progetti a Verona e nel mondo, per una nostra collaborazione possibile. Parleremo del progetto in Ghana, da Adjumako è già arrivata una prima relazione. E parleremo del Questionario che la Rete nazionale ha mandato a tutte le reti locali, per studiare le situazioni dei luoghi che ciascuna rete segue direttamente; di queste notizie sarà investito il TPP Tribunale Permanente dei Popoli, per conoscere meglio la situazione dei Diritti delle persone nel mondo e promuovere le opportune azioni internazionali. Come vedete, il 27 ci sono molti argomenti in discussione, con la novità della sede e della visione comboniana. San Daniele Comboni è il santo dell’Africa, l’inventore della Nigrizia, ma è un santo veronese, a cui tutti noi veronesi facciamo riferimento, da tanti punti di vista, anche quello storico e locale. Quindi vi aspettiamo numerosi. A presto rivederci allora, ci sono tante cose da discutere insieme, per un utile e fraterno confronto. Un cordiale saluto

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Ottobre 2015

Carissima, carissimo, oggi il problema è che la dialettica politica è sempre più scolorita, si sta svolgendo nel deserto della disaffezione dei cittadini. Dietro le dichiarazioni sempre più sicure di sé, come vuole il copione, dietro le luci di una politica che viaggia tra giornali, TV, facebook e twitter, vi è l’indifferenza rassegnata dei cittadini, quella che non si vede, quella che non si sente ed è diffusa, piatta e sparsa come in un deserto. Il diffondersi del rifiuto della politica, dell’indifferenza, del ritorno di qualcosa che somiglia all’oscillare plebeo tra consenso servile e rabbia incontrollata, deve fare riflettere. Abbiamo bisogno di riflessione, di pensare, di creare la cultura della partecipazione, non di quella accademica dei soloni locali e nazionali, ma di quella politica che assume in sé la necessità della critica. Ma torniamo al punto di partenza. Partiti che si scolorano, cittadini che si disinteressano. Siamo sicuri che non vi sia un nesso tra le due cose? Quando i politici non crederanno più che ai poveri piaccia mangiare promesse? Quando il mondo non sarà più in guerra contro i poveri, ma contro la povertà? Quando la politica capirà l’importanza di sperimentare e attuare la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili della propria impresa? Dal pubblico al privato? Oggi è necessario un nuovo atteggiamento. La nostra capacità di reazione è fortemente limitata da tre deficit che dobbiamo riconoscere e affrontare: un deficit di conoscenza; un deficit di responsabilità, un deficit di fraternità. Migranti e rifugiati ci interpellano, sono nostri fratelli e sorelle in umanità, vittime della guerra e delle violenze, del potere tirannico o della fame. Oggi siamo in molti che comprendiamo e denunciamo come sia venuta meno la partecipazione e la fraternità, virtù senza le quali l’uguaglianza e la libertà restano parole vuote. Com’è possibile che godendo di condizioni migliori sul piano economico, tecnologico, culturale ci sentiamo minacciati dai poveri che bussano alle nostre frontiere? La vita di una persona non ha forse lo stesso valore indipendentemente dalla terra in cui viene alla luce? Noi che siamo privilegiati, noi che abbiamo vinto alla lotteria biologica, noi che siamo nati qui, e non in una bidonville africana? I diritti, prima di essere quelli di un cittadino di una determinata nazione, devono essere riconosciuti come “diritti dell’uomo” in quanto tale. Se vogliamo sfuggire al disastro dobbiamo tornare a prenderci cura degli altri, a condividere quello che abbiamo e a camminare insieme. La cosa interessante è che possiamo incominciare adesso. Quali politici ci stanno, dal piccolo al grande a lavorare per formare, per educare e sperimentare quadri, stare sul territorio, elaborare culture e progetti a diretto contatto con la gente? Forse dovremmo riflettere sul tipo di società che stiamo creando, le crescenti disuguaglianze, la mancanza di solidarietà, i conflitti violenti e la razzia delle risorse naturali, penso alla rapina della terra che affligge gran parte dei paesi poveri. In questo mondo di “diseguaglianza”, gli ultimi dati ci mostrano che la maggior parte della ricchezza del pianeta è concentrata nelle mani di pochissime persone. 400 persone come noi posseggono il 40% della ricchezza del pianeta. Ogni anno nel mondo si spendono 1750 miliardi di dollari in armamenti, è una cifra difficile da capire, sono 50 mila dollari al secondo, così ci capiamo di più. Uno, due, ne abbiamo già spesi 100 mila. In compenso abbiamo due miliardi di persone che vivono con circa 2 dollari al giorno. Questo è un esempio della diseguaglianza. Un mese fa all’Expo di Milano, c’è stato un incontro che ci ha consegnato gli ultimi dati sul cibo nel mondo: si produce da mangiare per 12 miliardi di persone, la popolazione attuale è di 7 miliardi e 120 milioni, dei quali un miliardo soffre la fame; mentre il 30% viene gettato! Di questo dovremmo preoccuparci piuttosto che cercare di costruire “sempre e per forza, un nuovo orticello?”. La politica non è girare un film, né un video-game, è un atto di fede e di passione verso la storia che si racconta. Se oggi constatiamo qualunquismo, diffidenza, sfiducia verso le istituzioni nazionali e sovrannazionali, i primi che si dovrebbero interrogare sulle cause sono proprio quelli che esercitano il potere: si chiedano se per loro la politica è servizio verso gli ultimi, verso coloro che fanno fatica, se hanno il senso del bene comune e, si confrontino concretamente con la gente e con il Vangelo, per chi è credente, e non con gli appetiti del loro piccolo campanile. Anche su questo, migranti e rifugiati ci interpellano. Ecco perché dobbiamo chiamarci l’uno con l’altro a responsabilità e a creare un lavoro comune.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Settembre 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, dopo le molte considerazioni sui migranti proposte sulla circolare nazionale, ecco alcune ulteriori considerazioni più legate a Verona. Venerdì 11.9 si è svolta anche a Verona la marcia dei piedi scalzi, come in altre 60 città italiane, e la marcia di Verona ha visto una partecipazione maggiore che non quella di Venezia, considerata la più importante (?) perché era alla Biennale del Cinema, al Lido. La Rete ha dato la sua adesione, Telearena ne ha dato alcune immagini. La situazione dei migranti in Europa continua nella sua rilevanza enorme, sono centinaia di migliaia le persone che si spostano, soprattutto sulla strada balcanica, attraverso la Grecia e l’Ungheria, con difficoltà enormi, barriere rifiuti sgambetti … Era una strada ben nota da anni, per quella strada arrivavano gli afgani ed i pakistani, ma una volta erano pochi, mentre ora questo è un esodo di popolo, con numeri ben diversi, si muovono famiglie intere, non solo ragazzi singoli, e questo fenomeno dimostra sempre di più i limiti e gli errori legati al trattato di Dublino, per il quale chi entra in Europa deve farsi registrare nel paese di arrivo e in quel paese deve chiedere il diritto di asilo. Nessuno vuole rimanere in Grecia, quindi si deve cambiare il trattato, il confine non è quello di stato, ma è il confine di Europa, non di uno stato singolo, e chi entra in Europa deve farsi registrare in Europa e in Europa deve/può chiedere il diritto di asilo. Ma con questi numeri esorbitanti tante cose stanno cambiando, anche l’Europa deciderà diversamente, e la Germania ha già cambiato atteggiamento, e con la Germania altri stati, perché ora può essere conveniente politicamente accettare chi fugge dalle guerre, i siriani soprattutto. In paesi con pochi giovani queste famiglie migranti possono essere molto utili, diminuiscono l’età media, contribuiscono al PIL lavorando (le popolazioni tedesche sono vecchie, e bisogna pagare le pensioni), e sono tutti già scolarizzati, per cui occorrono meno spese per mandarli a scuola, se non per la lingua. Ora pare che molti stati europei siano disposti ad aprire i confini e le porte, senza muri, anche se gli stati dell’Est sono ancora contrari, ma non riescono a bloccare la marea che passa. Tutto ciò indica che stanno cambiando le percezioni e le decisioni, e saranno cambiamenti abbastanza rapidi, ed a questo cambiamento ha certamente contribuito la chiara posizione di Papa Francesco, che ha aperto le porte delle chiese, parrocchie monasteri santuari, smuovendo molte posizioni bloccate. Non è tutto risolto, ancora non si è influito sulla situazione nei paesi di partenza, non s’è fermata la guerra in Siria, né in altri paesi, né si è vinta la povertà, ma forse una mentalità sta cambiando. E’ mancata nei giorni scorsi una cara amica della Rete, una delle sorelle Spaziani che a Isola della Scala hanno sostenuto le nostre operazioni fin dalla nascita della Rete, una delle figlie dell’avvocato Spaziani, martire della resistenza e del CNL di Isola, Laura Spaziani, anziana, malata da tempo e invalida. L’abbiamo salutata in chiesa ed accompagnata al cimitero. Ormai a Isola non c’è più un gruppo autonomo, il riferimento è tutto a Verona, ormai. Sabato prossimo 19 e domenica 20 si svolgerà il Coordinamento nazionale della Rete, a Quarrata, ci andremo io e Silvana; se qualcuno vuole aggiungersi a noi sarà nostro ospite gradito nel viaggio. Come sapete la Rete nazionale prevede di continuare il percorso di approfondimento sulla finanza criminale, che avrà spazio anche nel Convegno 2016 in preparazione, che forse si svolgerà in maggio in Umbria. In questo contesto prosegue la campagna contro il Trattato commerciale interatlantico, chiamato TTIP, di cui abbiamo parlato molte volte. Nigrizia di settembre se ne fa convinto promotore, e per chi non ha ancora mandato la sua adesione o ne volesse sapere di più, l’invito è a interessarsi direttamente su Nigrizia, a pag. 9. E già che state sfogliando Nigrizia, estendo l’invito al leggere il bell’articolo di Elianna Baldi, sul Centrafrica (un posto che noi della Rete abbiamo imparato a conoscere bene, con l’operazione seguito dai gruppi di Savona), sulla difficoltà di realizzare un progetto in quel posto, la fatica enorme di reagire alle difficoltà della sfortuna e delle avversità: a pag. 69 “Il costo di un sogno”. Prevediamo infine di incontrarci in settembre come gruppo di Verona, per parlare tra l’altro di Ghana e dell’operazione che inizia proprio in settembre. Parleremo di molte altre cose, tra l’altro degli amici in Guatemala, che hanno visto cambiare molte cose della loro vita in questa estate: padre Clemente ha cambiato parrocchia e incarichi (ora è anche responsabile nazionale della Charitas), Nicolasa è mamma di un bambino, il presidente Rioss Montt è stato incarcerato per i crimini commessi contro il suo popolo, nel periodo della repressione, ed ora si torna a votare. E naturalmente parleremo anche di noi e dei possibili collegamenti con altri gruppi veronesi, anche perché l’incontro si svolgerà presso le sorelle comboniane, nella sede di Combonifem, in via Cesiolo 46. L’appuntamento è per martedì 22 settembre alle ore 21. Se avete problemi a trovare il posto, chiamateci al tel, il mio numero di cel è 349 4315081, quello di Combonifem è 045 8303149. Come sapete, suor Elisa Kidané è ora in Africa, e la nuova direttrice di Combonifem è Paola Moggi, che abbiamo conosciuto in giugno nei Giardini Pettenella Picotti! A presto rivederci allora, ci sono tante cose da discutere insieme, per un utile e fraterno confronto. Un cordiale saluto

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Settembre 2015

Carissimi amiche e amici, oggi ricorre l’anniversario dell’armistizio del 1943, equivoca conclusione per l’Italia di una guerra ingloriosa, una guerra fascista e disastrosa. Ma che segnò anche l’inizio della Resistenza (con i combattimenti a Porta S. Paolo a Roma), l’avvenimento destinato a rigenerare il nostro Paese in modo insperato, frutto dell’eroico impegno di migliaia di cittadini di ogni estrazione sociale, sparsi in tutte le regioni, guidati molto spesso da uomini e donne che miracolosamente si erano mantenuti immuni dal contagio del regime, coltivando con cura i princìpi della democrazia liberale e della lezione gramsciana. Lo straordinario esito finale fu – come ben sappiamo – l’approvazione di una Costituzione repubblicana da molti Stati invidiataci, poi a più riprese insidiata dai nemici della democrazia e ancor oggi attaccata da molti politicanti che ammorbano la nostra vita quotidiana tentando di riportare in auge vecchie forme di politica reazionaria. Se non si difende quanto di meglio si riuscì a conquistare allora con sacrificio e non si mantengono saldi i princìpi che regolano il nostro vivere civile e le istituzioni a esso preposte non si potrà fronteggiare neppure il problema che oggi assilla il vecchio continente: quello dei migranti, siano essi rifugiati o semplici fuggitivi dalla miseria più nera (aboliamo definitivamente l’infame termine di “clandestini”). Uno dopo l’altro tutti gli Stati europei vengono coinvolti e disputano sul da farsi, a volte senza vergogna per le posizioni assunte, con qualche recente resipiscenza (Germania, Austria). Infatti quell’Unione Europea sognata a Ventotene da Spinelli, Colorni e Rossi non è in realtà mai nata e prima o poi le conseguenze si sarebbero presentate in forma drammatica. Le migrazioni dei popoli fanno parte della storia. Ora assistiamo a quella dei disperati dell’Africa e dell’Asia che fuggono da guerre civili crudelissime, da carestie senza speranza, dalle barbarie indicibili dei fondamentalismi religiosi. L’Occidente ha molte responsabilità in tutto questo, antiche e recenti, e non può esimersi dall’affrontare con spirito di giustizia e molta misericordia la sorte dei fuggitivi, già provati da esperienze dolorose inclusa la perdita in viaggi avventurosi di molti dei loro cari, di frequente in tenera età. Assurdamente molti continuano a definire “emergenza” il fenomeno, come se potesse essere superato in breve e tornare alla tranquillità (perfino il Pentagono ha parlato di una durata di vent’anni). Cecilia Strada ha scritto su Emergency di giugno: “Ci chiediamo come si possa sempre chiamare “emergenza” un fenomeno che è costante, strutturale, un fenomeno che – a ben guardare – esiste da che esiste il mondo, perché la storia dell’uomo è la storia delle sue migrazioni. Ci chiediamo come si possa parlare di “invasione” per i numeri delle persone che raggiungono l’Europa, quando sappiamo che la maggior parte dei rifugiati nel mondo (…) sta nei Paesi circostanti a quelli da cui scappano, non certo in Europa”. E più avanti: “Ci chiediamo se chi soffia sul fuoco della paura, della disinformazione e del razzismo abbia mai guardato in faccia chi sbarca”. Parole da condividere. E sappiamo quel che fa Emergency in tanti luoghi diversi, tra cui il nostro sud. Due giorni fa il papa ha invitato con decisione vescovadi, parrocchie e istituti religiosi ad accogliere i rifugiati, richiamandosi all’accoglienza evangelica. Lo si ascolti. Al nostro prossimo coordinamento nazionale (Quarrata, 19-20 settembre) si discuterà ampiamente del tema su cui la Rete ha fermato la sua attenzione negli ultimi tempi, un problema condizionante – senza timore di esagerare – le politiche mondiali e che non potevamo eludere: quello della “finanza criminale”. Dopo che se ne è trattato nella apposita “commissione finanza” e nei seguenti seminari interregionali, è giunto il momento di tirare le somme con la presentazione di un questionario per la partecipazione della Rete alla sessione del TPP (Tribunale Permanente dei Popoli) sulla finanza criminale, nonché di un documento sulle proposte dei seminari a cura della commissione finanza. Il dibattito si prevede ricco e si spera fruttuoso. Nell’o.d.g. ci sono altri punti ragguardevoli (sede, data e tema del prossimo Convegno nazionale e relativo gruppo preparatorio; i coordinamenti prossimi; gli estensori delle circolari nazionali fino al giugno del ’16). Ma l’attenzione cadrà inevitabilmente sul tema principale. Si deve riconoscenza a coloro che con passione, fossero esperti di economia o non esperti dedicatisi alla disciplina per l’occasione con tanta buona volontà, vi si sono prodigati generosamente. “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale” (dal paragrafo 189 dell’enciclica “Laudato si’“ di papa Francesco). Quale miglior viatico, questa autorevole citazione, al prossimo dibattito di Quarrata? Intanto le reti locali continuano a curare i loro progetti (e ce ne informano) relativi a Brasile, Palestina, Haiti, Guatemala, popolo Mapuche ecc. e altri ne propongono. La nostra Rete è viva e vitale. Senza esaltarcene (la solidarietà non lo consente), ne siamo felici. Un abbraccio affettuoso, come sempre col pensiero rivolto a Ettore e Clotilde, cui dobbiamo moltissimo.

Mauro Gentilini

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Agosto/Settembre 2015

“Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”

Ernesto “Che” Guevara

Carissime /i, le comunicazioni con Haiti non si sono interrotte nemmeno durante il periodo delle “ferie”. Le lettere che seguono ci raccontano l’impegno e il continuo lavoro dei ns amici. Non tutte le notizie, purtroppo, sono positive. La siccità sta portando difficoltà nei raccolti e le elezioni politiche stanno dimostrando la non volontà di risolvere i problemi del Paese. Notizie dalla Rete – La Rete di Isola Vicentina ha organizzato la mostra dei manifesti che raccontano la nostra storia. Al termine della circola trovate l’invito e il programma del prossimo coordinamento nazionale.

LETTERE DA HAITI

“… Da noi tutti stanno bene, i bambini sono in piena forma, ora sono in vacanza e giocano tutto il tempo. Jean Martin è promosso in seconda elementare e la piccola Anne andrà a scuola il prossimo settembre, lei cresce molto bene per la sua età. Per quanto riguarda le donne della FDDPH, le loro attività funzionano normalmente, abbiamo incontri regolari ed io continuo con i corsi di Laboratorio medico. E Jean sta molto bene. Volevo proprio parlarti un po’ per avere vostre notizie e per dirti che siete nei nostri cuori. Anche quest’anno si dovrebbe tenere il campo estivo per i bambini contadini a Fondol ma non sappiamo ancora, perché purtroppo abbiamo pochi mezzi per continuare con la pratica di diverse professioni come avevamo cominciato lo scorso luglio (sartoria, falegnameria, preparazione di mobili, artigianato, cucina, varie formazioni). Vi vogliamo molto bene. Ciao! Martine che ti abbraccia.”

“…. abbiamo ricevuto tutto, il libro e il CD. Noi pensiamo che questo libro costituirà un riferimento, una memoria per tutte quelle e tutti quelli che hanno conosciuto e non hanno conosciuto Dadoue… Ancora una volta, grazie per tutto questo gran lavoro che hai realizzato a vantaggio di quanti lottano per un domani migliore nel nostro paese. La temperatura ogni giorno qui aumenta molto (38-40 gradi) e siamo costretti a bere molto spesso. Non abbiamo ancora avuto piogge contrariamente agli anni precedenti, infatti questa dovrebbe essere la stagione delle piogge. Ciò causerà senza dubbio molte difficoltà ai contadini per la fine dell’anno.La nostra famiglia sta bene, e anche noi contiamo di andare sulla montagna di Fondol all’inizio del mese di agosto per passare lì qualche giorno. Siamo in periodo di elezioni, e la violenza cresce di giorno in giorno all’avvicinarsi della data fissata per le elezioni, a causa di rivalità tra diversi raggruppamenti partitici che vogliono con ogni mezzo difendere i loro interessi personali, senza preoccuparsi veramente dei problemi collettivi. Noi siamo ancora molto reticenti a credere che ci sia qualcuno in questa folla di candidati (56 per la presidenza), capace di cambiare davvero la vita delle masse. Siamo anche molto preoccupati per la deportazione di massa degli Haitiani che vivono in Repubblica Dominicana; la cosa peggiore è che tra queste persone, ce ne sono tante che arrivano senza conoscere niente di Haiti, né la cultura, né la lingua creola e senza avere nemmeno una famiglia a cui fare riferimento per vivere. Ci mandano, insieme a questi Haitiani, dei Dominicani di origine haitiana, che arrivano ad Haiti come apolidi, essi non sono ben accolti da una parte della popolazione che non li considera Haitiani, ma Dominicani, dato che non sanno il creolo; la situazione è molto complicata per questa categoria che è respinta da entrambe le società (dominicana e haitiana), a volte, essi si trovano in strada a Port-au Prince e in altre città sulla frontiera senza sapere a quale Dio chiedere aiuto. Dunque, la relazione tra i due paesi si deteriora, cresce da sempre un atteggiamento antihaitiano in Dominicana ed ora c’è anche un atteggiamento antidomenicano da noi. Ma noi sappiamo che è un falso problema, questo è quel che vuole un piccolo gruppo di integristi razzisti delle due società, noi infatti abbiamo delle associazioni dei due paesi che riflettono profondamente sulla situazione. Antonio Ciguamo mantiene sempre i contatti con noi, sono molto attivi a livello di ‘’Solidaridad fronteriza‘’, ci sentiamo molto spesso con loro. Questa situazione complica ancor più la situazione economica delle masse e dei contadini, infatti c’è anche un’inflazione e mentre prima ci volevano 40 gourdes per 1 $, ora ce ne vogliono 52; questo ha causato l’aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità (fagioli, mais, riso, olio, farina etc.) sul mercato locale.In effetti Tita, ci sono talmente tante cose da dire che non finirei mai di scrivere oggi, e non ho ancora risposto alle domande della tua ultima lettera: sarà per la prossima volta, ti chiedo di avere un po’ di pazienza, io ora mi sto immergendo in una lettura sensazionale dopo l’arrivo di questo libro biografico, infatti ci sono molte cose che io personalmente non sapevo sulla relazione così profonda tra Dadoue, FDDPA e voi. Grazie ancora, per aver pensato di mettere per iscritto questa bella pagina d’amore, che ci conduce in un mondo difficile da comprendere, ma ben reale; avete dovuto effettuare parecchi viaggi in questo paese per poter arrivare ad una tale comprensione del contesto haitiano. Grazie, Jean et Martine che vi abbracciano con infinito amore. Ciao”

RASSEGNA STAMPA HAITI

Sulle elezioni del 9 agosto 2015 ad Haiti (MISNA)

Le elezioni legislative parziali celebrate ad Haiti domenica scorsa, dopo anni di rinvii, non sono state democratiche: è quanto denuncia la Rete nazionale dei difesa dei diritti umani (Rndhh), riferendosi a un voto svolto fra disordini e violenze con almeno due vittime. Irregolarità, incidenti, casi di frode: per Pierre Espérance, direttore esecutivo della Rete, lo scrutinio del 9 agosto ha costituito l’ennesima “violazione della democrazia” nel povero paese caraibico, che ancora paga le conseguenze del devastante terremoto del 12 gennaio 2010. I 5,8 milioni di aventi diritto erano chiamati a scegliere i deputati e due terzi del Senato fra 1800 candidati, in lizza per 139 incarichi. Ma, ha denunciato Espérance “con la complicità della polizia e della giustizia haitiana, alcuni individui sono entrati nei seggi impugnando armi automatiche per impedire ai cittadini di votare”. Alla chiusura dei centri di votazione, domenica sera, il presidente del Consiglio elettorale provvisorio (Cep), aveva dichiarato che solo il 4% dei seggi era stato colpito da atti di violenza, dichiarandosi soddisfatto della giornata elettorale. Col passare delle ore si è appreso anche attraverso i media internazionali di diversi episodi di violenza fra sostenitori di diverse fazioni in campo. Secondo fonti della società civile, inoltre, la precarietà delle strutture disponibili nei centri di votazione ha impedito la segretezza del voto. Una denuncia che ha ricevuto conferme anche in dichiarazioni rilasciate all’Afp dalla responsabile della missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea, Elena Valenciano. “Se anche un solo haitiano non avesse potuto esercitare il suo diritto di voto sarebbe una preoccupazione per noi”. La missione dell’Ue resterà ad Haiti fino alla fine del lungo processo elettorale inaugurato dalle legislative (primi risultati attesi il 19 agosto) e che prevede, entro la fine dell’anno, anche le amministrative e le presidenziali.

Risultati delle elezioni agosto 2015 (Alterpresse)

Appena tre deputati sono risultati eletti su un totale di 119 al primo turno delle attese e caotiche legislative del 9 agosto scorso ad Haiti, secondo i risultati forniti dal Consiglio elettorale provvisorio (Cep); un voto, il primo organizzato dal 2011, segnato da un’altissima astensione, l’82%, ancor più alta nel dipartimento dell’Ovest, il più popolato, che ingloba Port-au-Prince.Il voto dovrà essere nuovamente celebrato in 25 delle 119 circoscrizioni elettorali del paese a causa delle violenze che hanno costretto molti centri di voto a chiudere con largo anticipo; da questi distretti hanno raggiunto il centro di computo dei risultati, ospitato nella capitale, appena il 70% delle schede previste. Nessuno dei 20 seggi da senatore in gioco è stato conquistato alla fine del primo turno. Il secondo turno è previsto per il 25 ottobre, in concomitanza con le elezioni municipali e locali e il primo turno delle presidenziali.Il giorno del voto due persone sono state uccise, due sostenitori, rispettivamente del partito di opposizione Fusion e dello schieramento presidenziale Phtk (Parti haïtien tet kale). Inoltre, 14 candidati sono stati esclusi perché accusati di coinvolgimento in sparatorie, saccheggio delle urne, aggressioni contro il personale addetto ai centri di votazione.La missione degli osservatori dell’Unione Europea ha criticato la precarietà dell’organizzazione, mentre diverse organizzazioni della società civile hanno definito il voto “non democratico”.

L’appuntamento mancato delle legislative del 9 agosto ad Haiti

Gotson Pierre, P-au-P., 12 agosto 2015 [AlterPresse]

Le elezioni legislative del 9 agosto scorso ad Haiti, svoltesi in un clima caotico e disertate da gran parte degli elettori ed elettrici, sono state tuttavia cruciali per il futuro democratico del paese. Mentre sembra annunciarsi una crisi post-elettorale, varie sfide emergono da questo scrutinio, alcune riguardanti il quadro istituzionale dello Stato ed altre le prospettive di sviluppo socio-economico. Queste elezioni, attese da 4 anni, devono permettere di rinnovare la camera bassa, passando da 99 a 119 deputati, e di completare il senato amputato di due terzi dei suoi membri, ossia 20 senatori. Un vuoto parlamentare esiste da gennaio, quando il mandato dei deputati e quello di due terzi dei senatori ha avuto termine. L’esistenza del parlamento in sé è quindi una sfida, nel momento in cui il paese non riesce a godere di una vera stabilità politica. Si tratta dunque di riabilitare il parlamento come potere che dovrà contribuire a stabilire l’equilibrio di fronte a un esecutivo troppo dominante e, sembra, onnipotente. “Ogni potere è indipendente dagli altri due nelle sue attribuzioni che esercita separatamente”, proclama la costituzione haitiana. Nonostante la resistenza di alcuni senatori e deputati, durante l’ultima legislatura (la 49°), il potere legislativo è stato seriamente intaccato. Questa situazione è stata favorita dal clientelismo, che ha caratterizzato il comportamento di numerosi parlamentari, alla ricerca di vantaggi personali presso membri dell’esecutivo e responsabili di organismi decentrati dello stato. Il parlamento ha visto erodersi il suo potere di controllo dell’esecutivo. A più riprese l’ex primo ministro Laurent Lamothe non si è degnato di rispondere alle richieste di deputati e senatori di spiegazioni sulle azioni dell’équipe al potere. Vale lo stesso per la legge finanziaria, riproposta di anno in anno, senza tener conto delle osservazioni del parlamento. Ora il bilancio costituisce un campo negoziale dove il senato e la camera dei deputati possono influenzare la politica socioeconomica applicata, prendendo in considerazione le preoccupazioni di tutti i ceti sociali. Il parlamento è stato svuotato di tutto quanto riguarda le attribuzioni fissate dalla costituzione, fino a far sparire la legislatura in gennaio 2015, in parte sotto il peso delle sue stesse contraddizioni non risolte e anche dei molti scandali e controversie che hanno appannato la sua immagine. I senatori e deputati, che dovevano in qualche modo costituire un baluardo contro la corruzione, si sono impantanati in oscuri affari e sono stati coinvolti da scandali a ripetizione. La prossima legislatura, d’altra parte, dovrà mettere ordine nei rapporti con i poteri locali da rimettere in piedi a partire dalle elezioni municipali e locali previste per il prossimo 25 ottobre contemporaneamente alle presidenziali e al secondo turno delle legislative. Troppo spesso si sono visti deputati muoversi come sindaci, cercando di gestire direttamente dei fondi d’investimento per poterne trarre benefici economici e politici e assicurarsi così di poter raccogliere la simpatia delle popolazioni locali e ampliare la loro rete clientelare per garantirsi indefinitamente la rielezione in scrutini truccati. E la ruota potrà continuare a girare. Il parlamento dovrebbe essere anche un interlocutore per diverse strutture cittadine e gruppi sociali su tematiche d’interesse pubblico, come il rispetto dei diritti umani, la giustizia, lo sfruttamento e la gestione delle risorse naturali nazionali, il decentramento, la questione di genere, ecc. Anche il dossier sull’emendamento costituzionale riveste un’importanza capitale. Infatti dopo l’affrettato emendamento del 2011, il paese si è impigliato in un imbroglio senza alcuna prospettiva di uscirne. La costituzione, votata nel 1987 in Creol e Francese, è stata emendata solo nella versione francese. La convalida di questo emendamento, di cui non si è sicuri di aver trovato la versione originale, è stata fatta sulla base di una intesa atipica tra l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario. Inoltre l’emendamento del 2011 ha segnato un passo indietro in materia di democrazia partecipativa, orientamento principale della costituzione del 1987, ad es. le prerogative accordate alle collettività territoriali nella costituzione del Consiglio elettorale permanente (Cep) sono state semplicemente soppresse. Il potere di designazione dei 9 membri del Cep è ormai concentrato nelle mani dell’esecutivo, del legislativo e del giudiziario: è un’enorme sfida per la prossima legislatura, che dovrà scegliere un terzo dei membri del CEP. Infine il senato dovrà contribuire a mettere ordine nella diplomazia haitiana, che, negli ultimi 4 anni, è diventata pletorica e ancor più inefficace per effetto della ricerca da parte dei senatori di vantaggi personali e impieghi per i loro raccomandati. E’ grave che le operazioni elettorali del 9 agosto, svoltesi in un clima che non ispira alcuna fiducia, non permettano di sperare che gli eletti avranno la legittimità, la credibilità, la visione e la volontà politica necessarie per assumersi tali responsabilità. Infatti, nel contesto attuale di debolezza istituzionale, il Cep non ha saputo sbarrare la strada a candidati dalla dubbia moralità, considerati assassini, ladri, sequestratori, trafficanti di droga ed armi, falsari, truffatori e altri banditi.

Insicurezza alimentare: situazione preoccupante, il fenomeno El Niño colpisce Haiti per l’80%, mentre le precipitazioni sono cessate da metà aprile 2015 – 15 giugno 2015, Emmanuel Marino Bruno [AlterPresse] L’insicurezza alimentare, prevalente attualmente ad Haiti, è preoccupante, valuta il Coordinamento nazionale della sicurezza alimentare (Cnsa), durante una conferenza stampa del 15 giugno 2015. La stagione primaverile, che copre generalmente il 60% della produzione agricola, appare molto compromessa, rileva il direttore generale del Cnsa, l’agronomo Gary Mathieu. Questa situazione sarebbe dovuta al fenomeno El Niño, che colpisce circa l’80% del paese. Le piogge, che si dovrebbero registrare fino all’inizio di giugno 2015, hanno smesso di cadere da metà aprile 2015. A causa degli effetti della siccità, il Cnsa prevede un calo sostanziale, tra il 60 e il 70% della produzione agricola, nei dipartimenti del Sud-Est, del Nord-Ovest, dell’Artibonite (soprattutto l’alta Artibonite), del Plateau central, del Nord-Est (una parte), l’isola della Gonâve (i due comuni Anse-à-Galets e Pointe à Raquette), dell’Ovest (tra cui Fonds Verrettes dove solo poche precipitazioni sono state registrate a fine maggio 2015, dopo un lungo periodo di siccità che colpisce la zona da novembre 2014). Sono, in particolare, colpiti i comuni di Grand-Gôave (Ovest), Grand Gosier, Anse-à-Pitres e Belle-Anse (Sud -Est), Jean Rabel, Baie-de-Henne e Môle Saint-Nicolas (basso Nord-Ovest) e buona parte del comune di Gonaïves (alta Artibonite). «Si dovrebbe registrare attualmente una disponibilità di prodotti alimentari locali sul mercato nazionale. Ma sono soprattutto prodotti importati, quelli che si vedranno», deplora il Cnsa. I prezzi dei prodotti importati, come il riso, l’olio e la farina, hanno cominciato ad aumentare fino al 10 %, all’inizio di giugno 2015. L’aumento del prezzo del dollaro USA, provocando un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari (divenuti sempre più cari) avrà un impatto negativo sui più poveri, avverte il Cnsa, auspicando un “serio rilancio” della produzione agricola nazionale. Da due settimane, il cambio supera i 50 gourdes per 1 dollaro USA (era di 47 gourdes a dicembre 2014). Gli stessi problemi tornano ogni anno: il deficit nelle precipitazioni resta costante dal 2008, ricorda Gary Mathieu, chiedendo interventi per controllare l’acqua, le sorgenti e i fiumi. Attualmente, il Ministero dell’agricoltura, delle risorse naturali e dello sviluppo rurale (Marndr) effettua un inventario di tutti i punti d’acqua e sistemi d’irrigazione in vista di intraprendere dei lavori ad alta intensità di mano d’opera per il controllo dell’acqua, annuncia il Cnsa. Saranno anche installate delle cisterne comunitarie. Molte persone hanno lasciato l’agricoltura per orientarsi verso la pesca, segnala il Cnsa, che raccomanda disposizioni strutturali relative all’ambiente, l’acqua, in modo di prevenire situazioni di crisi alimentare a ripetizione. Tra 3 e 3,8 milioni di persone son attualmente in una situazione di insicurezza alimentare ad Haiti. Il Cnsa incoraggia iniziative di promozione dell’agricoltura familiare, allo stesso modo che per l’agricoltura commerciale (agribusiness). Un protocollo di accordo, per la realizzazione di un patto a sostegno delle piccole e medie imprese (Pme) nell’ “agribusiness”, è stato firmato il 29 maggio 2015 al Ministero dell’economia e delle finanze (Mef), a Port-au-Prince. Da due settimane, il cambio supera i 50 gourdes per 1 dollaro USA (era di 47 gourdes a dicembre 2014). Gli stessi problemi tornano ogni anno: il deficit nelle precipitazioni resta costante dal 2008, ricorda Gary Mathieu, chiedendo interventi per controllare l’acqua, le sorgenti e i fiumi. Attualmente, il Ministero dell’agricoltura, delle risorse naturali e dello sviluppo rurale (Marndr) effettua un inventario di tutti i punti d’acqua e sistemi d’irrigazione in vista di intraprendere dei lavori ad alta intensità di mano d’opera per il controllo dell’acqua, annuncia il Cnsa. Saranno anche installate delle cisterne comunitarie. Molte persone hanno lasciato l’agricoltura per orientarsi verso la pesca, segnala il Cnsa, che raccomanda disposizioni strutturali relative all’ambiente, l’acqua, in modo di prevenire situazioni di crisi alimentare a ripetizione. Tra 3 e 3,8 milioni di persone son attualmente in una situazione di insicurezza alimentare ad Haiti. Il Cnsa incoraggia iniziative di promozione dell’agricoltura familiare, allo stesso modo che per l’agricoltura commerciale (agribusiness). Un protocollo di accordo, per la realizzazione di un patto a sostegno delle piccole e medie imprese (Pme) nell’ “agribusiness”, è stato firmato il 29 maggio 2015 al Ministero dell’economia e delle finanze (Mef), a Port-au-Prince.

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Luglio 2015

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, siamo certamente in un periodo di grande preoccupazione per i cambiamenti di ogni tipo che stanno avvolgendoci, come già più volte si è detto ed ha ripetuto anche papa Francesco nella sua enciclica. Cambiamenti climatici, politici, sociali di grande portata, che potrebbero arrivare a una situazione di gravi ingiustizie e di profonda riduzione dei diritti. Anche se molti di noi sono in vacanza estiva, le sollecitazioni che si leggono sulla lista postale, dove molti mandano i loro commenti, evidenziano una preoccupazione diffusa. Ma iniziamo con cose più positive e semplici che riguardano solo noi della rete di Verona, il nostro gruppo locale. Ricorderete che in marzo ci siamo incontrati per lanciare una nuova operazione, proposta da Gianfranco Rigoli e Laura Valotto, col sostegno solo da noi di Verona e non dalla Rete nazionale, cioè non con le collette di tutti i 40 (43) gruppi locali che insieme sostengono le iniziative di solidarietà della Rete. Si disse allora, davanti a don Domenico Romani, dell’Opera mazziana, della nostra intenzione di ridurre la quota delle borse di studio a Joao Pessoa, l’”operazione Picotti”, per curare un’analoga iniziativa in un paese che ne ha bisogno di più, cioè in Ghana. E dal prossimo settembre inizieremo a sostenere la frequenza a scuola di qualche decina di ragazze ghanesi, dirottando in Africa parte della nostra colletta veronese. Ne parleremo ancora e spesso, e nella prossima circolare di settembre (questa di luglio comprende anche quella di agosto) manderemo tutto il progetto, luogo, referenti, quota, numero di ragazze sostenute, svolgimento e prospettive. La Rete prosegue l’approfondimento sulla Finanza criminale, introdotto anche dalla circolare nazionale della Segreteria: si vede sempre di più che il mondo è controllato dal denaro, dalla Finanza, che non permette a nessuno, popolo o stato, di sottrarsi ai suoi obblighi e di pagare i debiti, come si vede con la Grecia, che difficilmente potrà ottenere una ridiscussione del suo debito. Ma il problema ormai diventa uno solo: chi ha fatto quei debiti? i cittadini? o le banche? e chi deve pagarli allora ? Non sarebbe ormai il caso di ridiscutere tutto, senza far riferimento a uno sviluppo e una crescita che difficilmente potrà avvenire? Tutti gli stati, anche la Forte Germania, non riescono più ad aumentare significativamente il loro PIL, quindi bisogna rassegnarsi che di denaro ce n’è sempre meno, salvo tra i ricchi e gli straricchi, e i piani di sviluppo devono essere impostati diversamente, cioè puntare alla staticità o alla decrescita, e non ci possono essere più tanti soldi per pagare rate enormi di debiti spesso ingiusti e odiosi. Sto leggendo (oltre all’enciclica “Laudato si’”) un bel libretto di Massimo Cacciari, il filosofo che è stato anche sindaco di Venezia, che porta come titolo “Vie di fuga”. Di fronte alle crisi incombenti e permanenti, ai migranti che arrivano a milioni, di fronte alle stragi terroristiche, al venir meno dei beni comuni e del lavoro, con i poveri in galera e i ricchi sempre più ricchi, dove dobbiamo cercare di andare a finire? quali vie di fuga ci possono essere? è possibile arrivare ad un sistema sociale nuovo basato sui beni comuni? Sono certamente temi su cui riflettere, bisogna avere qualche buon libro da studiare e poi cercare modalità e gruppi in cui discutere, per arrivare ad azioni reali. Mi pare che la nostra nuova opzione solidale con il Ghana possa essere una buona risposta da ogni punto di vista, è una cosa concreta, semplice, limitata, è un segno di speranza, ed agisce in un paese africano e povero, forse contribuirà anche a ridurre il numero di migranti. E ci dà nuove conoscenze e persone con cui dialogare, e soprattutto da ascoltare, perché la lettura del mondo con gli occhi degli africani è certamente molto diversa dalla nostra, dalla ricca Verona. Le nostre piccole operazioni dimostrano che i soldi possono essere importanti, ma non sono la cosa più importante, contano le amicizie, le persone, il confronto, le buone relazioni, e siamo certi che i nuovi amici (amiche) del Ghana aiuteranno ancora noi, sé stessi e la situazione mondiale, come ci hanno aiutato gli amici che abbiamo conosciuto con le operazioni in Guatemala e con l’azione di sostegno all’Opera mazziana a Joao Pessoa. Termino citando una rivista missionaria molto amata da tutti noi, Combonifem, che ci ricorda nel suo ultimo numero quanto è importante avere dei segni di speranza anche in frangenti difficili, vedere il positivo anche quando sembra che le notizie negative siano sovrastanti a tutto. Un sorriso può essere più positivo di un giornale o di un TG. L’immagine concreta che poi ci propone il giornale missionario femminile è relativa ai migranti, migranti per lavoro: l’anno scorso sono stati più gli italiani che hanno lasciato l’Italia per abitare all’estero degli stranieri che hanno deciso di risiedere in Italia, 155.000 contro 92.000. Allora forse non è vero che siamo invasi dagli stranieri, ma invece siamo noi che invadiamo altri paesi. È davvero una notizia strana che deve farci riflettere, perché le notizie ufficiali spesso non corrispondono alla realtà e richiedono invece riflessione e ricerca, cercare notizie alternative, per capire se ci sono altri modi di vedere le cose e di capire come funzionano, e per agire di conseguenza.

Un caro saluto da Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Luglio/Agosto 2015

Carissima, carissimo, “il Brasile é un paese ancora molto diviso: quello dei Signori e quello dei Servi. Non é ancora una Nazione di cittadini. Per la stragrande maggioranza dei cittadini i diritti sono favori concessi loro dai signori”. Così esordiva Waldemar Boff, referente del progetto della Rete, che opera nelle favelas della Baixada Fluminense, una vasta distesa di case povere, popolata da quattro milioni di abitanti. Dove vivono coloro che non sono riusciti, causa la propria povertà, ad abitare a Rio, durante una nostra conversazione. Mentre noi, ci interessiamo dei servi, degli schiavi, del mondo degli oppressi e degli esclusi, di coloro che non sono contabilizzati, perché non hanno un reddito. La massa degli esclusi che sovrabbonda ancora le campagne e le città, costituisce, a suo vedere, la materia prima di un nuovo ordine sociale, fatto di cittadini e di fratelli. Sono loro che costituiscono la promessa di un futuro più umano. Oggi la trasformazione sociale è possibile non con la violenza ma, con la persuasione interiore. Oggi necessita una rivoluzione molecolare, nello svegliarsi delle coscienze, nel riscatto della nostra profonda umanità, attraverso il gesto dell’accoglienza, della parola che illumina, del cuore che si apre alla compassione. Oggi gli esclusi vanno educati dolcemente. Parliamo mentre stiamo arrivando a Pedro do Rio-Vila Leopoldina, dove il compianto, ma sempre vivo in me, Guerino D’Amico di Pescara, che sento al mio fianco con la sua voce grave, gli occhi lucidi e le mani pronte a frugarsi in tasca per distribuire ai bambini che lo circondavano, i reais che conteneva. Piangendo a dirotto. In questo quartiere, grazie alla sua generosità, è stato costruito un asilo dedicato a ricordo di suo figlio Gianfranco. Adesso il Comune l’ha ristrutturato e ampliato, ci sono 90 bambini che dalle 7 alle 16 hanno la possibilità di crescere in serenità, lasciando a casa sofferenza, fame e preoccupazioni. Pedro do Rio è un insieme di casupole di pochi mattoni, lamiere per tetto, terra rossa argillosa umida ovunque, che si attacca alle scarpe. E’ una striscia sopra il fiume dove, un tempo passava la ferrovia. Centinaia di panni stesi fanno da corona, mentre una decina di cani ci fanno da scorta. Nonna Neide ci invita a vedere la sua “casa”, pitturata da poco, pulita, in ordine. Ci dice che sognava una casa così da 50 anni. Trenta metri quadri che condivide con il marito e un figlio. Entrati ci offre un bel “sorriso” e un caffe; facendo attenzione che ognuno abbia il suo cucchiaino. E’ una donna di una dolcezza infinita, dimostra molti anni tante sono le rughe che le hanno scavato il volto. Ne ha 59! Arrivati all’asilo ci viene incontro Dorinha, la direttrice. Sui muri cartelli e disegni che richiamano l’importanza dell’ecologia, del pianeta Terra, disegni e collage. Mi colpisce un manifesto con su scritto: “Amministrare ricchezze del mondo per il bene comune significa che tutti possono avere da mangiare, una casa, l’accesso alla salute e un lavoro. Cose basilari che danno dignità”. Credo che la volontà di giustizia degli educatori insieme ai bambini rendano sublime la vita che c’è in loro. Gli educatori incoraggiano i bambini sottolineandone le qualità. Pranziamo con loro, il mangiare é ottimo, si ride, mentre i loro occhi sono concentrati su di noi. Improvvisamente arriva un giovane scalzo e impolverato, il suo nome è Joao. Dorinha lo inviata a sedersi e a mangiare con noi. Preso il suo piatto, si siede al tavolo a lato, teme di impolverarci… Stando con questi bambini credo che dobbiamo creare la possibilità di fare fiorire nuove forme di vita, di creare forme nuove di fraternità, di introdurre qualità inedite di giustizia e di pace. Incontrando gli impoveriti emerge, sale dentro di noi la consapevolezza che è solo attraverso l’uomo e il mondo che la vita si manifesta. E’ l’esperienza che ti fa uscire da te stesso facendoti penetrare la realtà, creando gioia, presa di coscienza ma anche sofferenza e lotta. Perché l’incontro è sempre arricchimento, solo chi lo sperimenta può capire e comunicarlo, dandogli autorità. L’esperienza è spogliarsi dai preconcetti e da idee precostituite. E’ il modo in cui si interiorizza la realtà e la forma che troviamo per situarci nel mondo insieme agli altri. Come non ricordare in questo luogo, ancora una volta l’amico-fratello Guerino per le emozioni e i giudizi di valore che lo accompagnavano, nell’ottica della liberazione o dell’oppressione, dell’inclusione o dell’esclusione. Guerino vedeva, sentiva la liberazione di questi bambini come un orizzonte prossimo. In questi luoghi si fa presto a pensare al volontariato come ad un momento di crescita interiore, morale ed etica. Penso a gruppi di persone semplici che si incontrano, che si impegnano per cercare di essere in concreto quella piccola goccia nel deserto di un mondo che soffre le ingiustizie provocate dalla nostra società egoista, che opprime, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, che schiavizza, usufruendo del benessere rubato ai più.

Petropolis, luglio 2015

Antonio

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Macerata – Luglio/Agosto 2015

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

(Francesco D’Assisi – Il Cantico delle Creature)

Cari amici,  in un piccolo paese della provincia di Macerata, Ripe San Ginesio, appena 800 abitanti, si può vedere realizzata la sostenibilità ambientale, sociale ed economica con un impianto fotovoltaico che produce più della metà del fabbisogno energetico del comune, una scuola elementare ad alta efficienza energetica, oltre 80% di raccolta differenziata, un impianto termico a energia solare che produce acqua calda per la palestra e l’asilo, un anfiteatro all’aperto recuperato da una vecchia cava; un paese, quindi,  a  impatto ambientale  zero, un borgo sostenibile e innovativo, protetto, ma connesso.  Fra le tante iniziative di questo borgo c’è nel mese di luglio un Festival intitolato “Borgofuturo Festival” che dal 2010 immagina una prospettiva di sviluppo per il piccolo centro. Il Festival, negli anni, è diventato il motore del territorio e della comunità ed è stato capace di innescare l’ideazione di un progetto molto più ampio. Scelte precise da parte dell’amministrazione comunale e dell’associazione Borgofuturo hanno avvicinato lo spazio fisico Ripe San Ginesio al luogo simbolico definito dal festival e dalla comunità che lo anima. Partendo da questa scintilla, Borgofuturo si è fatto teatro di un crescente fermento culturale, che ha visto negli ultimi anni una maturazione di relazioni, connessioni e nuove progettualità in ambito creativo e di sostenibilità. Una rete attiva, intrecciata con molte realtà regionali e nazionali che si muovono sugli stessi temi. Una cittadinanza ideale, appunto, che si è mossa nel tentativo di far corrispondere un luogo simbolico ad un luogo reale. Visti i risultati ottenuti, altri obiettivi sono stati fissati, quali: realizzare un borgo sempre più accogliente e solidale, volto all’inclusione sociale; un borgo che sostenga l’economia locale rivolta anche a giovani imprenditori; un borgo che punta sulla cultura arricchendo la Pinacoteca comunale e ospitando manifestazioni culturali; un borgo che tutela territorio e ambiente; un borgo che promuove un turismo sostenibile basato sulle produzioni locali.

Quest’anno uno degli ospiti è stato Serge Latouche che ha parlato della “Decrescita Felice” di cui è fautore insieme a diversi altri pensatori fra filosofi ed economisti. Latouche ha iniziato il suo intervento chiarendo che la parola “decrescita” è uno slogan da contrapporre all’altro slogan “crescita” per far capire con un paradosso quanto sia assurdo pensare di crescere all’infinito in un mondo finito! Il vero senso della “decrescita” sta nell’introdurre nella nostra mentalità un concetto di austerità, di non spreco, di sostenibilità. Il filosofo francese parla di “truffa” degli economisti che hanno trasformato l’economia in un organismo vivente pur sapendo che essa è una scienza astratta; per gli organismi che fra l’altro sono mortali, è opportuno parlare di crescita che, tuttavia, non va avanti all’infinito e ad un certo punto si ferma. Altro “imbroglio” secondo Latouche, è che il capitalismo che prometteva di portare miglioramenti per tutti, di fatto si è allontanato da quegli obiettivi facendo arricchire pochi e impoverire tanti a causa dell’avidità e del profitto sfrenato e che la crescita invece di far aumentare i posti di lavoro, come prometteva, li ha fatti diminuire arrecando, purtroppo, gravi danni alle nuove generazioni. “Tutto ciò ci ha fatto perdere il senso della vita contemplativa e siamo come atrofizzati nella nostra indifferenza.” Tutti possiamo auspicare la crescita, ma in senso biologico non economico. La società consumistica di crescita è destinata a finire come ogni organismo, anch’essa morirà. E se non avremo predisposto un pensiero alternativo come faremo? Altro meccanismo perverso riguarda il sistema bancario europeo nel quale mentre la Banca Centrale Europea eroga prestiti alle banche private a tassi bassissimi, prossimi allo 0%, queste ultime prestano agli Stati a tassi di mercato, quindi molto più alti. Infine Latouche ha portato un esempio di austerità tutta italiana, parlando di un precursore della decrescita, Enrico Berlinguer che parlava di una “terza via” immaginando una possibilità diversa fra comunismo e statalismo, terza via in cui ognuno, uomo o danna, poteva realizzarsi come persona non essendo più un numero come nel sistema statalista. “Decrescita è triste come termine, ma funziona come slogan provocatorio!” dice Latouche – La ricetta che lui propone si riassume nei seguenti concetti: più sociale, giusta concorrenza, no al gioco al massacro firmato globalizzazione, lavoro per tutti (magari a salari e stipendi più bassi e meno ore di lavoro pro capite, pur di lavorare tutti), riorganizzazione dei consumi, localizzazione vietando la delocalizzazione alle imprese, riduzione degli sprechi, riconversione verso fonti rinnovabili, graduale abbandono del petrolio  come fonte energetica, abbandono dei pesticidi e concimi chimici in agricoltura per convertirsi alla green economy, implementazione delle tratte ferroviarie locali e interne  invece di pensare all’alta velocità, acqua e aria pulita.

“Di fronte alla globalizzazione (…) bisogna concepire e volere una società nella quale i valori economici non siano più centrali (o unici). L’economia dev’essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo. (…) Ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra ma anche e soprattutto per fare uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale in cui si dibatte.”

Serge Latouche

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Trento – Giugno 2015

Care amiche e cari amici della Rete del Trentino, la circolare nazionale parla del dramma dei profughi, che a ondate sempre crescenti lasciano i loro paesi in guerra o in miseria per cercare una vita migliore, spesso a rischio della vita stessa. E’ evidente che un esodo così massiccio richiede risposte coordinate e lungimiranti e che i singoli stati non sono in grado di far fronte a tragedie di tali dimensioni. E’ però altrettanto odioso vedere partiti che su queste tragedie costruiscono le loro fortune elettorali, sparando menzogne e alimentando paure che alimentano il razzismo più becero.

Mi ha fatto molta impressione la settimana scorsa, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato (20 giugno), partecipare a un dibattito a Rovereto, all’interno del Museo della Guerra, e vedere le immagini di 100 anni fa, quando la popolazione trentina fu costretta a lasciare le proprie case a causa della guerra e finì profuga nei paesi interni dell’Impero (Boemia, Moravia, Alta Austria) o in varie parti d’Italia. Quei nostri nonni profughi in terre straniere e inospitali suscitano ancor oggi in noi commozione e dolore. Una signora di Telve ha ricordato nella tavola rotonda i racconti di sua madre, che fu internata a Mitterndorf con la sua famiglia (solo le donne, i bambini e gli anziani, in quanto gli uomini validi erano al fronte) e le privazioni, le umiliazioni, la disperazione di tante persone. Mi ha colpito ancor di più l’immagine del paese di Marco raso dai bombardamenti: al rientro dei profughi nel 1918 non c’era più niente e la gente fu costretta a vivere in baracche, così come in baracche aveva vissuto per quattro anni nei campi profughi. Ma vedere quelle baracche a Marco, dove oggi altre baracche della protezione civile accolgono i profughi che scappano da altre guerre, mi ha fatto riflettere sulla storia che si ripete, sulle tragedie che ieri colpivano noi e oggi colpiscono altri. Eppure a Marco, come nel resto del Trentino, dell’Italia, della Francia (vedi il dramma dei profughi sugli scogli di Ventimiglia) e dell’Europa (vedi il muro in costruzione in Ungheria) noi ci ostiniamo a respingere questi nuovi profughi, dimenticandoci che anche noi siamo stati profughi di guerra. “Ricordati che sei stato straniero anche tu” è il titolo di un bel libro di Vincenzo Passerini, edito da Il Margine di Trento, in cui l’autore ci richiama al dovere morale dell’accoglienza dello straniero, uno dei precetti fondamentali di tutte le culture, oggi messo in ombra da egoismi personali e collettivi. Passerini chiude il libro con un “manifesto dei migranti”, di estrema attualità. Noi come Rete cerchiamo da tempo di dare il nostro contributo. Con la costituzione dell’Associazione Multicolor stiamo tentando di dare lavoro ad un gruppo di profughi. A questo proposito, vi invitiamo ancora a segnalarci la possibilità di lavori di imbiancatura, giardinaggio, pulizie o altro presso le vostre case o presso amici e conoscenti, ma vi avvertiamo che durante l’estate non sarà possibile rispondere con urgenza alle vostre richieste, perché spesso i ragazzi sono impegnati in lavori saltuari nei campi.

Carissimi saluti a tutte e tutti

Fulvio Gardumi