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L’UTENSILE PERFETTO – ERRI DE LUCA

Responsabilità dell’affresco: su strato d’intonaco appena steso il pittore traccia linee infallibili che non possono essere corrette, rifatte, cancellate. Se sbaglia deve disfare l’intonaco.

Responsabilità nella potatura dell’ulivo: vanno tolti i rami che partono verticali e quelli che infoltiscono il centro della pianta. In mezzo ai rami dev’esserci aria da poterci tirare un cappello senza che s’ impigli…

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IL DIRITTO, IL DOVERE E L’ASPIRAZIONE AL BENE: CRITICA E AUTOCRITICA PARTECIPAZIONE DI UNA PIAZZA – ANTONIETTA POTENTE

Alcune premesse. Torno a riscrivere quelli che all’inizio erano soltanto appunti in un foglio, riflessioni fatte ad alta voce in piazza, durante la marcia per la giustizia. Un insieme di sensazioni, pensieri logici ed illogici, critiche ed autocritiche che hanno come obbiettivo solo il risveglio delle coscienze di uomini e donne, cittadini e cittadine contemporanee. Certamente parole cariche di desiderio e di impegno, per poter uscire dai tunnel esistenziali e sociali che abbiamo aperto come varchi, nella luminosità della vita. Buchi neri, direbbero coloro che si intendono di cosmologia. Può darsi, ma essendo tunnel o vuoti d’aria, dobbiamo trovare il modo di attraversarli e un po’ di riflessione, se pur confusa o troppo emotiva, non ci farà male.

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EDITORIALE DEL NUMERO 102

Il denaro è diventato un soggetto. Si salvano il denaro e le banche che lo accumulano ma non le persone. Iniziamo con due pensieri di due persone “apparentemente” in contrasto tra loro: Karl (Carlo) Marx e papa Francesco. Il Marx del sogno, della passione giovanile si esprimeva così: il denaro trasforma, cambia la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, lo schiavo in padrone, il padrone in schiavo, l’idiozia in intelligenza, l’intelligenza in idiozia. Papa Francesco ha detto: il denaro è lo sterco del Diavolo! Basta con l’imborghesimento “dei cristiani in poltrona”, invitandoli a diventare “cristiani squilibrati”.

Entrambi, partendo da culture diverse, affermano che il denaro impedisce all’uomo di cogliere le ragioni vere, profonde della sua sofferenza, della sua insoddisfazione ma, soprattutto, rende insensibili nei confronti degli altri, attutisce la capacità d’attenzione, di compassione verso il prossimo. La nostra società non è mai riuscita a produrre e a diffondere l’etica della compassione. Il rimedio, l’antidoto a una considerazione esasperata del denaro che intorpidisce e chiude in se stessi.

La finanza mondiale, com’è ormai sempre più evidente, è divenuta l’elemento destabilizzante dell’intero continente.

Oggi, occorre, insomma, porre un freno alla speculazione selvaggia evitando così che non sia più possibile scommettere sul fallimento degli stati, riformare il sistema bancario separando le banche di deposito da quelle d’ affari, valorizzare i beni comuni. È necessario restituire alla politica il primato che le compete.

Oggi tutti percepiamo che questo sistema non va bene.

Oggi è la Madre Terra a gridare più di ogni altro. Dobbiamo porre fine ad un’economia di rapina, consumistica e votata unicamente al profitto che sta mettendo a rischio la vita stessa del pianeta.

Oggi a gridare sono i poveri, ma gridano anche l’acqua e l’aria.

Oggi grida il pianeta Terra oppresso dalla nostra logiaca consumistica. La medesima logica che sfrutta e usa il lavoro dell’uomo, all’interno del quale i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri -che hanno ormai raggiunto i due terzi dell’umanità- sempre più poveri. Basta!

Oggi occorre una spiritualità per umanizzare il mondo, un nuovo progetto di una nuova umanità in direzione ostinata e contraria… in ascolto delle donne.

Oggi è fondamentale comprenderele cause dell’impoverimento, capire cosa è cambiato, cosa possiamo fare.

Oggi, dove a ogni latitudine e longitudine, i poveri diventano sempre pià poveri e, i ricchi sempre più ricchi, è fondamentale riflettere per orientare “le politiche” e le relazioni di solidarietà-complementarietà.

Oggi, si tratta di “risvegliare” la nostra umanità ormai troppo abituata a separarsi dalle proprie responsabilità, occorre quell’autorevolezza necessaria per poi incidere nelle pratiche sociali e politiche.

Oggi, urge parlare di ecologia, spiritualità, finanza, legalità, di integrazione, di esuberanza come capacità di ascoltarci, di essere noi stessi, di esprimere i nostri entusiasmi, le nostre idealità, le nostre passioni, le nostre identità. In una parola, esuberanza come ritorno alla Vita.

Diamo gambe alla compassione e alla prossimità, alla contemplazione e alla sobrietà, per dare radici solide alla creazione della giustizia.

Il direttore