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Circolare nazionale Aprile 2013

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Aprile 2013

A cura della Rete di Roma

Carissime e carissimi, l’elezione di papa Francesco ci rincuora e ci dà un po’ di speranza per il futuro dell’umanità e quindi anche del nostro paese. Infatti l’influenza del papato sulla vita italiana è sempre stata importante, nel bene e nel male. Sulla persona di Bergoglio e sul suo passato, da qualcuno ritenuto non cristallino riguardo alla teologia della liberazione e soprattutto nei confronti della dittatura militare argentina, la più feroce tra quelle latino-americane di quei decenni, penso sia bene non insistere troppo; col tempo potremo saperne di più, così da farcene un’idea non approssimativa.Bisogna pure tener presente che la chiesa argentina fu molto vicina ai generali, il che rendeva difficoltoso assumere posizioni di netto contrasto. Ma un’opinione ritengo di dover esprimere. L’esempio-testimonianza dei martiri è vitale: così è stato per il vescovo argentino Angelelli e altri sacerdoti coraggiosi eliminati fisicamente dai tiranni. Se però tutti gli oppositori uscissero sempre allo scoperto e fossero assassinati verrebbero poi a mancare quegli uomini comunque coraggiosi che, col mutare delle situazioni, avranno modo infine di manifestare il proprio pensiero, propugnare i giusti principi e assumere ruoli essenziali a produrre cambiamenti benefici. Oggi perciò Bergoglio non sarebbe papa e non si avrebbero da lui insegnamenti e indicazioni che gli uomini di buona volontà si attendono dal seggio petrino e che già arrivano con insolita frequenza. L’elogio della povertà, l’attenzione ai poveri, sulle orme di Francesco d’Assisi, sono state tra le prime enunciazioni del nuovo papa; ma insieme egli è passato all’aspetto politico a sfondo economico, cioè alle cause dell’impoverimento delle masse, qui e nel mondo, quando si è soffermato sul tema delle diseguaglianze, sempre crescente. Non v’è dubbio che il tema sia alla base anche del rivolgimento elettorale avutosi con le nostre recenti votazioni, perché i partiti, compreso il PD, si sono disinteressati ad esso e alle sue implicazioni. Scrive l’economista Mario Pianta (lo incontrammo, come rete di Roma, anni fa): ”Oggi l’ingiustizia più grande del paese non sono le tasse, non è la precarietà, non è la disoccupazione provocata dalla crisi, non è nemmeno la ‘casta dei politici’: è la disuguaglianza. E’ questa l’ingiustizia in cui confluiscono tutte le precedenti, il fenomeno che indebolisce l’economia, frammenta la società, snatura la politica”. L’articolo di Pianta, “L’Italia disuguale” è nel numero di marzo di Micro Mega, la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, stavolta dedicata per intero al “Ritorno dell’eguaglianza”. Ovviamente il problema è mondiale e si aggrava, però noi dovremmo guardare intanto in casa nostra, visto che stiamo affondando nelle sabbie mobili e che nessuno ci tende una fune. Non è con l’inconcludente trovata dell’impagabile Napolitano che ci trarremo fuori dal grande pasticcio post-elettorale. Rivitalizzare un governo sbagliato e dato per morto, in carica solo per gli affari correnti, facendo intanto lavorare – chissà come, date le perduranti divisioni – un parlamento in buona parte rinnovato e certamente diverso da quello che sosteneva l’accolita Monti; per giunta chiedere lumi a un gruppetto di “saggi” che tali non sono ma che esprimono il peggio del partitismo (Violante, Quagliariello ecc.) e dell’economia in combutta con la politica, sono tutti errori gravidi di conseguenze. Sullo sfondo, (ma la data è vicina) l’incognita del nuovo inquilino del Quirinale che, c’è da scommetterci, non sarà alcuna delle degne personalità i cui nomi circolano da settimane. Don Renzo Rossi si è spento nella sua Firenze giorni addietro. I più anziani ricordano quanto fece negli anni della dittatura per i prigionieri politici brasiliani, in stretto collegamento con la Rete (operazione Adelaide Pintor e altre), rischiando molto e con inesauribile abnegazione. Ercole Ongaro ha inviato alla mailing-list della Rete uno scritto su di lui molto preciso, ma io preferisco citare un passo di una relazione di don Renzo letta al nostro convegno nel ’78. I tempi erano diversi e ciò spiega le sue parole, ma il rimprovero-esortazione che ci rivolgeva conserva per certi versi una sua attualità (e una lezione). Scriveva: “Se qui si soffre la fame e si muore per le torture, la colpa è anche vostra! Quel che voi state dando è solo un piccolo contributo alla grande lotta di liberazione che si sta compiendo in Brasile e in tutta l’America Latina ed un piccolo atto di penitenza per il vostro egoismo. Nello stesso tempo questo vostro contributo è valido soltanto se lottate per cambiare questa società ingiusta del mondo occidentale, a cui appartiene anche l’Italia. Solo in questo spirito la vostra partecipazione acquista un grande valore” (da E. Ongaro, Nel vento della storia, Cittadella ed., 1994). Don Renzo resterà nella memoria della Rete, e tutto il bene che ha fatto dà oggi e darà in futuro splendidi frutti. Se il nostro paese è con l’acqua alla gola dopo 150 anni di unità mal costruita e attraversata da instabilità e crolli rovinosi, il resto del mondo non si trova in condizioni brillanti. Anche nei paesi usciti dal sottosviluppo e dalle dittature militari o d’altro tipo le diseguaglianze tra le classi sociali continuano a esistere e spesso ad acuirsi. Nel colosso Cina, poi, l’assolutismo marxista si sposa col capitalismo più sfacciato e questa incredibile mistura sta addirittura creando un nuovo colonialismo rivolto soprattutto al continente più arretrato, la vecchia Africa, sempre stata la preda preferita di tutti i colonialismi, compreso il “colonialismo straccione”, quello italiano. E poi perché la potente Russia di Putin appoggia ancora il feroce satrapo siriano Assad, mentre, insieme alla potentissima Cina, non frena le pazze minacce belliche della Corea del Nord, ferrea dittatura comunista, capace, a quanto sembra, di portare – cosciente o meno – al disastro atomico globale? Ricordate il film USA “Sette giorni a maggio” del 1964, dove il capo di Stato Maggiore, semimpazzito, è pronto a premere il pulsante atomico nella convinzione che l’avversario stia per fare altrettanto, e solo l’intervento disperato dell’alto ufficiale suo aiutante (il bravissimo Kirk Douglas) evita la catastrofe? Tanti nel mondo possiedono o stanno per averla l’arma atomica, perfino un paese arretrato come il Pakistan, e un generale fuori di testa, ovunque si trovi, può, con un semplice gesto, provocare la fine del pianeta Terra. Siccome “col fuoco non si scherza” dobbiamo solo sperare che nelle capitali che contano i responsabili, anche i peggiori, conservino l’uso della ragione. Paradossalmente si stava più tranquilli all’epoca della guerra fredda. Termino ancora una volta con la “nostra” Palestina. Non perché altrove intere popolazioni o piccoli gruppi etnici siano indenni da antiche e nuove sofferenze, talora atroci (e varie nostre reti ne hanno esperienza diretta), ma perché la condizione di tribolazione del popolo palestinese non è paragonabile ad altre per la varietà dei soprusi di antica data cui deve sottostare, per l’offesa inferta alla sua cultura, per gli inganni propinatigli per anni dalla comunità internazionale, per l’indifferenza, anche dei fratelli arabi, dalla quale è circondato, e perché pochi considerano che quella è la sua terra, da dove non può essere espulso e dove non può essere ridotto in schiavitù. La prima visita di Obama laggiù, come si temeva, non ha portato neppure un soffio di novità: Israele, alleato storico ed eterno degli USA, prosegua pure il suo squallido lavoro ai danni della sua vittima designata. Gli Stati Uniti d’ America, faro di civiltà ed esempio da imitare (secondo tanti adulatori di ogni paese) sono sempre nel giusto e non vanno contraddetti. Continuiamo nel nostro lavoro amici, e poiché iniziammo nel lontano 1964 proprio dalla Palestina non dimentichiamola mai e impegniamoci sempre per essa.

Un saluto molto affettuoso.

Mauro Gentilini

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