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Circolare nazionale Giugno 2013

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Giugno – Luglio 2013

A cura della Rete di Casale Monferrato

Fermarsi un attimo a riflettere non fa parte del quotidiano in questi tempi di frenesia e “dissociazione”.

La “circolare” è un’occasione preziosa per noi della Rete per fermarci anche fisicamente e guardare quello che ci circonda con occhi puliti o magari “asciugati” e dare fiducia a questo futuro che ci appare incerto e  minaccioso

Soppesare le parole, cogliere gli aspetti profondi  della realtà e fuggire da questo qualunquismo imperante che non è solo esteriore ma ci coinvolge quando parliamo per strada o con chi attende pazientemente in fila il proprio turno alle poste, alla cassa del supermercato, oppure animatamente in pronto soccorso dove l’assistenza è dovuta (non pretesa) ed il dolore fisico è mescolato ad una rabbia repressa.

Fermiamoci un attimo per favore: respiriamo profondamente, riapriamo gli occhi  ed ascoltiamo il nostro respiro che ci ristora guardandoci attorno come se ci fossimo appena svegliati e …buongiorno

Al nostro incontro come rete di domenica 30/06 ha partecipato Padre Gianfranco Testa, missionario della Consolata, residente ad Alpignano,  vicino a Torino, nativo di Bra (Cuneo), classe 1932, che Paolo ha voluto farci conoscere perché persona ricca di esperienza dell’America Latina dove ha vissuto  dal 1972 al 2009: in Argentina (1972-1978), in Nicaragua (1984-1992)  e, infine, in Colombia(1992-2009).

Gianfranco è passato così dalla feroce dittatura argentina, pagando con il carcere la difesa dei poveri, alla  rivoluzione sandinista in una regione al confine con l’Honduras  dove i “contras” facevano incursioni sanguinose  per “approdare” in Colombia, terra dei  “narcos” e di violenze quotidiane.

Lui stesso  ha provato a  riassumere la sua esperienza in questo modo: in Argentina ha vissuto l’esodo, il passaggio collettivo dalla schiavitù alla libertà del popolo; in Nicaragua, dove la “liberazione” era già avvenuta, si trattava di porre l’accento sulla costruzione di un mondo più giusto e solidale con i poveri; in Colombia, a contatto con gli afro-brasiliani, ha scoperto la necessità di  evangelizzare nel rispetto profondo e nel dialogo con le culture.

Tornato in Italia nel 2009, oltre a curarsi da una malattia che può progressivamente portarlo ad una paralisi, si sta dedicando alla pastorale missionaria e giovanile, focalizzando il suo lavoro soprattutto su  un corso dedicato al tema del perdono e della riconciliazione che un suo confratello, in Colombia, rientrato dagli Stati Uniti, gli aveva presentato in quegli anni.

Di che cosa si tratta? E perché sta suscitando così tanto interesse?

Innanzitutto per due ragioni fondamentali. Il perdono e la riconciliazione vengono presentati in una maniera profondamente laica. Il corso non è rivolto soltanto a persone credenti, ma a tutti coloro che avvertono di avere delle “ferite” e non riescono a conviverci, ma soprattutto non riescono a  pensare a un futuro, dove i torti subiti, pur  non venendo cancellati,  non impediscano  alla persona di vivere una vita diversa.  La dimensione psicologica ( più relativa al perdono) e la dimensione sociologica (più relativa alla riconciliazione) diventano elementi portanti di tutta la riflessione.

Perdonare è innanzitutto un dono che facciamo a noi stessi, alla nostra vita; perdonare significa    constatare che la rabbia, la frustrazione, la vendetta, il rancore  non hanno preso il sopravvento nella nostra vita.

Si può perdonare senza riconciliarsi, anzi a volte è impossibile riconciliarsi perché ogni riconciliazione presuppone due soggetti e la riconciliazione dev’essere basata sulla memoria storica, sulla giustizia, sulla verità e su un patto tra i  contraenti.

Il perdono è una decisione che presuppone di vedere nell’altro una persona che è molto di più della somma dei suoi errori e delle sue storie passate.

Il perdono è un percorso, non è qualcosa che avviene una volta per tutte.

Il perdono è un atteggiamento, ma non è acritico, non si deve confondere con l’incapacità di giudicare il bene e il male.

Il perdono aiuta a ricostruirci come persone. Se le offese ricevute riducono la sicurezza in noi stessi, la nostra socievolezza, a volte, lo stesso significato della vita, il perdono rida sicurezza, socievolezza e  significato alla vita.

Non sapere perdonare significa continuare a bere quotidianamente un calice di “veleno” aspettando che il  nostro nemico “muoia”. Non è  irragionevole?

Il secondo motivo d’interesse sta nel fatto che non è un corso di idee, ma Padre Gianfranco attinge dalla sua grande esperienza di vita. In questo senso il perdono e la riconciliazione sono vie da lui percorse  ( o che ha visto percorrere) tante volte, a volte con successo, a volte meno.

Abbiamo parlato di un corso. Generalmente sono 12 ore (tre mezze giornate, o 1 una giornata intera e mezza giornata) dedicate al perdono e 8 ore  (due mezze giornate o 1 giornata) alla riconciliazione.   Paolo e Jennifer, che hanno partecipato al corso, sostengono che le dinamiche di gruppo, il dibattito in assemblea, la lettura personale di alcuni brani, in una parola la metodologia seguita, rende il corso agevole e non pesante.

Gianfranco sta proponendo il corso in ambienti diversi, con opportune e adeguate “modifiche”: gruppi  (da un minimo di 12 a un massimo di 26 persone); associazioni di volontariato, Scuole, il  carcere   “Lorusso e Cutugno” a  Torino, il carcere minorile  “Ferrante Aporti”, sempre a Torino,  la comunità   Papa Giovanni XXIII a Rimini, in Albania, dove esiste la legge della vendetta secondo la quale il torto si “lava con il sangue” e i maschi a partire dai 12 anni se sono sotto vendetta  vivono rinchiusi in casa (in casa infatti non possono essere uccisi) oppure  sono intenti a “vendicarsi”.

Personalmente crediamo che l’impegno che molti di noi hanno nell’educazione alla pace tra i giovani, nelle scuole, potrebbe trovare da questo corso nuova “linfa vitale”, nuove piste di riflessione e di azione.

Mentre auguriamo a tutti un periodo di riposo costruttivo vi salutiamo fraternamente.

La rete di Casale Monferrato

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