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Circolare nazionale Ottobre 2013

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Ottobre 2013

A cura della Rete di Salerno

“Dalla profezia all’apocalittica”

Care/i, analizzare il momento storico che stiamo vivendo, cosa che facciamo ormai da tempo, è davvero sempre più scoraggiante e siccome non abbiamo assolutamente bisogno di deprimerci, guardiamo avanti con speranza. Parto da un messaggio ricevuto ieri da fratel Tommaso Bogliacino, piccolo fratello di Charles de Foucauld che attualmente anima la comunità di Betania a Padenghe sul Garda in provincia di Brescia. Il messaggio diceva, riferendosi alla nostra situazione politica e non solo, “Pace e gioia. Nei disastri vengano fuori le forze migliori. Abbraccio. Tom.” Beh, più disastro di così!? Quest’estate ho avuto la fortuna di riascoltare il professor Roberto Mancini, docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata. In quell’occasione doveva parlarci dell’Amore ed ha iniziato la sua riflessione volendo contestualizzare il momento in cui ci troviamo. È partito dalla globalizzazione, pregandoci di non parlare di crisi, ma di fallimento, perché  crisi  indica una difficoltà momentanea, superata la quale, si ritorna allo stesso sistema, il fallimento, invece, è una situazione definitiva di cui prendere atto e da cui ripartire con un nuovo sistema: nuovo modello di sviluppo e di economia al cui centro ritornino l’amore per la persona, per la terra, per la vita. Ci tocca quindi passare, come riflettevamo in uno degli incontri di spiritualità con Alex Zanotelli, dalla profezia all’apocalittica. Profeta è chi legge i tempi e fa denuncia, per apocalittica, invece, non s’intende la catastrofica e definitiva fine del mondo, ma la fine di un mondo iniquo e la costruzione di cieli e terre nuovi. In concreto, passare dall’analisi e dalla denuncia delle negatività del nostro tempo –  prenderne atto  senza farsi sopraffare – al pensare, proporre ed iniziare a costruire insieme modelli di vita alternativi. Insieme, perché il primo passo che dovremmo fare è fuggire dall’individualismo in cui questo sistema ci ha condotti: pensare ad un mondo nuovo passando dall’io (che può essere anche la famiglia, il gruppo, la categoria) al noi, vera globalizzazione dei popoli e col pianeta. Insieme per l’insieme, nel senso che le scelte locali e quotidiane devono essere fatte pensando alle ripercussioni sul globale e che non possono essere fatte se non insieme: il cambiamento individuale è indispensabile, ma per sostenerlo e renderlo incisivo ha bisogno di una dimensione comunitaria. La comunità, inoltre, sarebbe il primo luogo dove vivere le relazioni e l’amore che desideriamo per tutti. Prima dei verbi pensare, proporre e costruire, per fare apocalittica c’è bisogno di vedere, sostituire i nostri occhi negativi con occhi che vogliono scorgere il positivo che sta nascendo e recuperare tutte le forze migliori per farsi contagiare e contagiare. Nel concreto: in questo difficile momento stanno nascendo tante esperienze alternative di finanza, economia, lavoro, abitazione (finanza etica, economia locale, GAS, transition town, ritorno alla terra, cooperative, co-housing…) tutte da cominciare a proporre e a vivere fino ad influenzare anche le scelte politiche di chi ci governa, fino ad osare di farne un vero e proprio programma politico. Tutto ciò è strettamente legato alla riflessione sulla solidarietà che si sta facendo nella Rete in questo percorso verso il convegno del cinquantenario (25, 26 e 27 Aprile 2014) e che si intitolerà “50 anni di Rete. Il presente della solidarietà tra memoria e futuro”. Solidarietà, infatti, è soprattutto Rete, cioè, “ insiemità”. Non si può, inoltre, pensare ad un mondo solidale senza pensare a scelte politiche, economiche e finanziarie al cui centro non ritorni la persona al posto del profitto, scelte che non ci facciano trovare più nella situazione di dover restituire. Del resto questo sistema sta esaurendo tutto tanto che presto non avremo più cosa restituire (pensiamo al pianeta). Per rendere fattibile e leggero questo percorso forse bisognerebbe liberarci dall’ansia del risultato e, come dice Antonietta Potente, prendere atto che siamo in un momento di transizione e di preparazione: il futuro va costruito nella fedeltà al nostro presente, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità,  con operosa pazienza. Pazienza non come rassegnazione, ma come perseveranza e speranza nel costruire il cambiamento, ricordando, appunto, che lo stiamo semplicemente preparando.

Buona Apocalisse a tutti.

Per la Rete di Salerno

Lucia Capriglione

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