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Circolare nazionale Settembre 2013

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Settembre 2013

A cura della Rete di Casale Monferrato

Abbiamo davanti agli occhi alcuni segni di speranza. Ad esempio le affermazioni felicemente imprudenti di un papa che dice: chi sono io per giudicare? La  chiesa cattolica è una istituzione troppo complessa per cambiare in pochi anni, ma molte prese di posizione di questo papa (ad esempio quelle sulla povertà e sulla pace) rimarranno indelebili nella memoria di molti uomini di buona volontà. Il mondo arabo continua invece a mandare messaggi di inquietudine e di sofferenza. Abbiamo davanti agli occhi la dura repressione in Egitto e non riusciamo a distinguere una alternativa credibile ai centri di potere che in questo momento si contendono le piazze.In Siria prosegue la guerra civile e siamo colpiti anche a livello personale dalla scomparsa (speriamo temporanea) di padre Paolo Dall’Oglio che abbiamo invitato come testimone a Casale il 20 ottobre 2012. Padre Dall’Oglio, gesuita, dal 1982 animatore di una comunità a Mar Musa al-Habashi, nel deserto a nord di Damasco, si era fortemente impegnato nel dialogo interreligioso (nel 1992 aveva fondato una comunità spirituale ecumenica mista che si richiama al patriarca Abramo, figura biblica comune a tutte le tradizioni religiose) ed è stato espulso dal governo siriano il 12 giugno 2012 in seguito ai suoi tentativi di mediazione fra le fazioni siriane. Ora pare che la guerra diventi l’unico modo possibile di rispondere alla violenza, ignorando la lezione della storia recente e il fallimento clamoroso di quasi tutte le “guerre umanitarie” dell’ultimo ventennio. La Rete Radiè Resch si avvia a compiere il mezzo secolo e questa ricorrenza ci interroga sul senso del cammino fin qui percorso. Il recente dibattito sull’opportunità di formalizzare lo statuto associativo della Rete ha fatto riemergere tutta la “ritrosia” della Rete verso i cammini istituzionali, il suo essere trasparente e amicale, fino a rendersi esile e a tratti poco visibile. Del resto già Ernesto Balducci aveva annotato, nella sua prefazione alla storia della Rete di Carla Grandi (Una storia di solidarietà, Borla, 1992): “La garanzia di autenticità della Rete la vedo nella sua disponibilità a morire quando venisse il momento. Un movimento è esposto alla tentazione di istituzionalizzarsi, di fare di se stesso la ragione di sé stesso, lasciandosi così penetrare dalla logica dell’autoconservazione. Il genio della rete è nella sua totale immanenza ai rischi e agli imprevisti della libertà, una condizione che richiede, per non venir meno, una costante dinamica della fantasia creativa.” Le note di Ettore Masina al convegno dei 50 anni riprendono il profilo esistenziale e amicale della Rete. I 50 anni possono essere una pietra sulla quale chi è in cammino, riposandosi un istante, chiede a se stesso ragione di una scelta e di una meta. La ricorrenza diventa così l’occasione per domandarci come questa piccola associazione conservi una scintilla della nostra convinzione originaria. In un certo momento, per ciascuno di noi diverso, abbiamo colto nella RRR la possibilità di una resistenza al modello culturale che affossa le speranze e le sostituisce con illusioni effimere e insieme la possibilità che sia possibile fondare un cammino di amicizie a partire da un ostinato tentativo di servizio alla giustizia e alla libertà. L’adesione alla Rete nasce dalla percezione della bellezza che deriva dalla militanza e insieme dalla dilatazione delle capacità affettive. Secondo Masina l’anniversario andrebbe celebrato in maniera apertamente festosa. La RRR ha sempre dato importanza alle esigenze dell’amicizia che richiede capacità di manifestare gratitudine anche attraverso la convivialità (ai maestri e ai compagni). La festa non può certo tradursi in una auto-celebrazione, ma può diventare autentica nella percezione di un tessuto ricco di fraternità, che contribuisca a migliorare il contesto in cui viviamo e forse anche noi stessi, persino al di là della nostra comprensione. E’ opportuno cercare una verifica della comune identità etica evitando le mitizzazioni del passato basate sul ricordo della nostra giovinezza. Il cammino che abbiamo percorso è spesso tortuoso, lacunoso, frammentato e forse qualche volta ideologicamente arrogante. Si tratta di rielaborare una narrazione della Rete in cui tutti possano trovare rivisitati i momenti, i luoghi, le emozioni del proprio ingresso, il proprio starci nonostante le diversità. Non mutare ideali, ma costruire attenzioni e sensibilità, elaborare nuove tessiture di affetti e dialoghi, studiare nuove capacità di far crescere le nostre istanze negli interstizi dei sistemi di potere che sembrano avviati a dominare il futuro. La Rete resta un’associazione gelosamente laica, ma anche fortemente convinta che l’ispirazione evangelica di molti dei suoi componenti e l’appassionata compresenza di credenti in fedi laiche rappresentino un contributo prezioso ed essenziale. La Rete è un percorso di trasformazione che segue i tempi delle persone: l’attenzione alle storie di coloro che attuano interventi di sostegno con il nostro aiuto si accompagna alla riflessione che ciascun aderente fa sui propri stili di vita, cercando di comprendere i modelli culturali e i parametri di giudizio che perpetuano le situazioni di ingiustizia. La solidarietà diventa piena e fruttuosa solo se si realizzano entrambi i cambiamenti: questo è il senso della nostra avventura come Rete.

Un saluto a tutti gli aderenti  e un arrivederci al coordinamento di Verona.

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