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Grave situazione in Armenia

Situazione in Armenia, ultimi aggiornamenti.

L’Armenia sta attraversando un periodo durissimo, affrontando una diffusione significativa del virus. Durante il picco il 35% dei test risultavano positivi, ora il 15-18%. I morti sono 788 ad oggi. In una situazione di parziale blocco dal mondo esterno, con la disoccupazione in crescita, gravi disagi economico-sociali, il 12 luglio l’Azerbaigian, violando il cessate il fuoco, colpì alcune postazioni dei nostri soldati a Tavush sul confine, in seguito attaccando anche dei villaggi limitrofi e causando molti danni alle abitazioni civili e alla fabbrica di mascherine, aperta recentemente per colmare il bisogno di tale oggetto indispensabile. Gli armeni hanno risposto adeguatamente. Ci sono morti e feriti da tutte e due le parti. In particolare dalla parte armena ci sono quattro vittime. Per approfondire queste tematiche invito a leggere i seguenti articoli che spiegano dettagliatamente la situazione.

http://www.karabakh.it/ecco-perche-gli-azeri-hanno-attaccato-larmenia-e-non-lartsakh/?fbclid=IwAR1tq7iA1IPRbETBRiMpoa2m8JSyLr1n5zd5vx24ps8uE9PPACPC9mxluls

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/07/13/armenia-azerbaigian-scontri-al-confine/

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/07/28/scontri-larmenia-azerbaigian-annuncia-manovre-congiunte-la-turchia/

https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/07/19/tensioni-armenia-azerbaigian-minaccia-petrolio-gas-europa/

In seguito agli attacchi, in alcune città del mondo ma soprattutto a Mosca, sono state messe in atto provocazioni per causare disordini e atti di violenza. Dai mercati gestiti dagli azeri sono stati esclusi i prodotti armeni in particolare i tir con le albicocche non sono stati ammessi. In alcune parti della città gruppi di persone di nazionalità azera riunite hanno attaccato degli armeni che si trovavano da soli in macchina o per strada. Grazie agli interventi della polizia molte di queste persone sono state arrestate. Ci sono stati anche casi singoli da parte degli armeni in risposta a tali azioni. Ma le comunità della diaspora locali hanno cercato di non lasciarsi andare alle provocazioni mantenendo la calma. Mentre accadeva tutto ciò la Turchia ha espresso solidarietà e sostegno all’Azerbaigian. Il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov esprimeva la propria preoccupazione riguardo la violazione del cessate il fuoco. Intanto dalla parte armena sono stati ipotizzati gli attacchi alla diga di Mingechevir in Azerbaigian, a cui il Ministro della difesa di Baku ha risposto facendo volare minacce di attacco alla centrale atomica Metsamor vicino a Yerevan, facendo una mega figuraccia di fronte al mondo intero.

All’inizio di agosto grande quantità di armamenti e soldati si sono mossi dalla Turchia nei territori di Nakhigevan (territorio che come all’epoca anche Nagorno Karabakh è stato annesso alla nuova Repubblica sovietica di Azerbaijan, oggi purtroppo completamente svuotato dalle componenti Armeni, vedi l’articolo : https://www.theguardian.com/artanddesign/2019/mar/01/monumental-loss-azerbaijan-cultural-genocide-khachkars ) e in altre regioni di Azerbaigian per una esercitazione congiunta con i militari azeri. Questi spostamenti destano preoccupazione e fanno pensare che la Turchia voglia dettare le proprie regole del gioco anche nel Sud del Caucaso, territorio dove la Russia ha maggiore influenza.

Su Internet si trovano molti articoli scritti dagli azeri o sotto loro dettatura dove ci sono molte notizie imprecise e false. Invito ad avere attenzione e discernimento nell’analizzare le notizie diffuse dagli azeri o dai loro amici (anche italiani). Spesso troverete scritto che Nagorno Karabakh è parte integrale della repubblica di Azerbaigian. Ma ciò è proprio il fulcro della questione. Quindi quando uno lo scrive volontariamente o no, già prende parte nel conflitto. Sul tavolo sono messi il diritto di autodeterminazione di un popolo attraverso un referendum e l’integrità dell’Azerbaigian, paese che prima del 1918 non esisteva e dopo la caduta dell’Unione Sovietica è nuovamente costituito come indipendente così come Nagorno Karabakh a sua volta ha dichiarato di essere. La Reppublica di Arzakh (come adesso si chiama quel territorio) si è autoproclamata tale e non ha alcuna intenzione di rientrare nei vecchi confini sovietici. Ciò anche con tutta la buona volontà, è impossibile da realizzare perché tra i due popoli c’è una inimicizia coltivata da secoli e rafforzata negli ultimi tempi. Nei giorni più caldi dell’ultimo conflitto migliaia di persone sono uscite per strada a Baku chiedendo al presidente Aliev di cominciare una vera e propria guerra contro gli armeni per riprendere quel pezzo di terra abitato dagli armeni e vendicare le loro perdite. Questo la dice lunga sugli umori e il livello culturale vigente in quella società. Il sogno turco- azero (eredi delle politiche panturchiste dell’inizio del’ 900) sarebbe di impadronirsi di tutto quel territorio armeno che attualmente li separa, e avere un lungo confine tra di loro per rafforzare la loro posizione nel Caucaso e nel Medio Oriente, essendo già molto influenti per la forza militare e la presenza del gas e del gasdotto che arriva anche in Italia. (l’Azerbaigian attualmente è il maggior fornitore di gas che arriva in Italia).

L’Articolo preso dal sito www.karabakh.it

ECCO PERCHÉ GLI AZERI HANNO ATTACCATO L’ARMENIA E NON L’ARTSAKH

Sulle ragioni per cui il 12 luglio le forze armate dell’Azerbaigian hanno attaccato le postazioni difensive dell’Armenia all’altezza della regione di Tavush si è scritto molto.

I problemi interni di Aliyev e il suo desiderio di forzare nell’angolo delle trattative il governo armeno sono tra le principali cause dell’improvviso aumento della tensione lungo la frontiera.

Aggiungiamo pure il desiderio di strappare al nemico qualche postazione in altura e migliorare così la posizione di Baku lungo la linea di contatto.

Ma per quale motivo l’Azerbaigian non ha tentato un’incursione lungo la linea dell’Artsakh arrivando a sfidare il diritto internazionale per attaccare uno Stato pienamente riconosciuto dall’ONU?

Una spiegazione l’hanno data alcuni esperti militari, ma anche lo stesso premier armeno Pashinyan, nei giorni scorsi.

Come scrivemmo a suo tempo, una delle conseguenze della breve ma intensa “guerra dei quattro giorni” del 2016 fu la presa di coscienza da parte delle forze armene di difesa riguardo alla necessità di meglio fortificare la linea di contatto e soprattutto dotarla di un sistema di video sorveglianza anche a raggi infrarossi per la visione notturna.

In cambio di qualche km quadrato conquistato a prezzo di centinaia di vite umane, Aliyev ha di fatto fortificato il nemico migliorando la sua prontezza al combattimento.

Va inoltre considerato che la video sorveglianza lungo la linea di contatto non ha solo una funzione preventiva per l’individuazione di tentativi di penetrazione nemica nel territorio del Nagorno Karabakh (Artsakh); essa, infatti, svolge parimenti la funzione di testimonianza documentale delle (gravi) violazioni del cessate-il-fuoco. Insomma, con la prima linea monitorata dalle telecamere agli azeri non riesce più il giochino di accusare gli armeni come tentarono (invano) di fare quattro anni fa. Alla fine, quella sanguinosa incursione nel territorio armeno (conclusasi con la conquista della collinetta di Leletepe a sud e qualche km quadrato a poca distanza di Talish nella sezione nord-orientale) ha provocato il miglioramento del sistema difensivo armeno sia in termini cronologici di allerta sia nella ulteriore fortificazione della linea di contatto.

Non è un caso che da almeno un anno le violazioni sulla stessa sono quasi scomparse: qualche colpo sparato giusto per non allentare troppo la tensione, qualche scaramuccia a bassa intensità come ben dimostrano le statistiche fornite dai rispettivi ministeri della Difesa.

E non è neppure un caso che il nuovo presidente dell’Artsakh Harutyunyan abbia compiuto diverse visite alle postazioni difensive nelle prime settimane di mandato e dieci giorni fa abbia deciso passare la notte con i militari di guardia sulla sommità del monte Gomshasar (3724 metri) da dove si gode una magnifica vista sulla piana del Karabakh e sulla città azera di Ganja …

Dunque, gli azeri hanno deciso – in aggiunta ad altre valutazioni politiche – di non arrischiare uno scontro frontale sulla linea di contatto con l’Artsakh ma di spingere la provocazione qualche centinaio di chilometri più a nord lungo la frontiera armena all’altezza di Tavush.

Ma anche in questo caso, nonostante i sistemi di osservazione non siano forse così accurati come quelli dell’Artsakh, le truppe speciali azere hanno rimediato una cocente sconfitta lasciando sul campo almeno una dozzina di uomini (fra i quali un generale e un colonnello), perdendo quattordici costosi droni e probabilmente cedendo anche una o due postazioni difensive in altura.

Insomma, l’effetto sorpresa, all’ora del pranzo della domenica, è venuto meno.

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