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Intervento di Clotilde al convegno di Ardea

Ardea 15 dicembre 2017

Trentennale della permanenza di Paul Gauthier e Marie Lacaze a S.Lorenzo

Sono pochi mesi che Ettore mi ha lasciato e io

sto facendo il difficile lavoro dell’elaborazione del lutto.

E’ solo se lo si vive che si comprende che cosa questo significhi. Quando si è stati in intimità con qualcuno come ho fatto io nei miei 61 anni di matrimonio, più 3 di fidanzamento, si vede una persona molto da vicino, ma forse questo rapporto nel quotidiano, dettato anche dalle esigenze del quotidiano, fa perdere una prospettiva di maggiore distanza, necessaria per ricordare un uomo nella sua vera statura.

Quando Gesù arriva nella casa dei suoi amici a Betania , Marta gli dice “ Signore non ti importa nulla che mia sorella mi abbia lasciato sola a servire?” (Luca 10, 40) Anch’io mi sento come Marta, che deve ancora imparare da Maria a valutare le cose che hanno un vero valore nella vita e che lo hanno avuto nella vita di Ettore, osservandole da un punto di vista più distaccato.

Del resto abbiamo degli esempi illustri negli Apostoli, che solo dopo la Pentecoste hanno veramente capito chi era il loro Maestro.

Con questo spirito di umiltà, di una persona che solo ora comincia a rendersi conto dell’onore che ha avuto ad avere Ettore per marito, voglio balbettare qualcosa da testimone e non da storica sul rapporto Ettore -Paul Gauthier.

Vorrei cominciare precisando come Ettore ha conosciuto Gauthier: non è vero che lo abbia conosciuto in Palestina, nel suo viaggio con Paolo VI, come è stato scritto. Ettore era stato mandato a Roma da Milano da Italo Pietra, il direttore de Il Giorno, per seguire il Concilio nel 1963. Avendo letto un articolo di Paul nella rivista Les Informations Catholiques Internationales sulla Chiesa dei poveri, trovò una sintonia con Paul,che lo spinse a cercare Paul che frequentava la sala stampa vaticana. Solo dopo lo rivide in Palestina, fu colpito dalle sofferenze dei Palestinesi nella terra di Gesù, dai bambini che vivevano ancora al freddo nelle grotte (era inverno, c’era la neve ) e tornato a Milano mandò dei soldi a Paul che li rifiutò, dicendo che lui non accettava le offerte una tantum, che i poveri vanno aiutati ogni giorno, che era necessaria una autotassazione mensile. Che in Francia era nata una rete di solidarietà che Ettore avrebbe potuto imitare, (rete che però finì presto ), e così ebbe inizio la rete italiana.

Ed è grazie al lavoro faticoso, tenace, fatto rubando lo spazio al riposo serale o domenicale, che Ettore ha fondato e portato avanti per trent’anni la rete Radié Resch italiana, che ha aiutato tante persone nel mondo, comprese Paul e Marie Thèrése. Ma queste cose voi le sapete.

Quello che invece vorrei cercare di dire, stando nel tema della giornata, è l’impatto che Paul ebbe nella nostra vita.

Quando si parla del passato a persone che vivono nel presente, la cosa più difficile da comunicare è che certe idee, certe conoscenze del mondo, che oggi sono state pensate, anche se non sempre accettate, in tempi passati magari non remoti, non erano state ancora elaborate.

Parlo dell’impatto che Paul ebbe su di me, non su Ettore, non mi sento autorizzata a parlare in nome suo in questo caso. Io appartenevo a una famiglia dell’elite milanese, avevo studiato al Parini, ero una buona cattolica, eppure avevo una mentalità piccola, ( non dico borghese perché la mia non era una famiglia borghese), una mentalità ristretta, legata ai canoni educativi della mia classe sociale e del mio paese. Eppure discendevo da una famiglia antifascista, avevo conosciuto padre Davide Turoldo da bambina e Lorenzo Milani era un amico dei miei fratelli. Avevo avuto un padre estremamente colto, onesto, politicamente aperto.( Lo può testimoniare don Giovanni Cereti che è qui presente, infatti mio padre e il padre di don Giovanni, a Genova erano avvocati colleghi di studio).

Quando, arrivata anch’io a Roma nel 1964, conobbi Paul Gauthier e Marie Therèse mi sentì squarciata da un fulmine. Per la prima volta (fatta eccezione per i pochi missionari non ascoltati), qualcuno ci parlava di un mondo extra europeo, allora sconosciuto, di cui la televisione, ancora agli inizi non parlava, un mondo che era alla fonte delle ricchezze dell’Occidente e che l’Occidente sfruttava. Ci parlava di Palestinesi discriminati in Israele perché musulmani, di terre rapinate agli antichi proprietari, di materie prime sottopagate, di acqua deviata per le case dei ricchi Israeliani, di guerre per il petrolio, di case distrutte al minimo sospetto di opposizione, della striscia di Gaza ridotta a un lager, degli Americani che impedivano gli accordi di Pace, tra due popoli geneticamente fratelli, perché consideravano Israele la loro testa idi ponte in Medio Oriente. (Questo accadeva 53 anni fa !)

Apro un’altra parentesi. (Oggi grazie alla criminale decisione di Trump di fare Gerusalemme capitale di Israele pare che le cose non solo non siano cambiate ma che siano peggiorate. Io però sono ottimista sul progredire della storia, infatti molte volte nella mia vita ho assistito a sorprendenti cambiamenti nel suo corso. Quando ero bambina c’era la convinzione e il terrore che Hitler avesse fabbricato la bomba atomica).

Torno al mio ricordo del passato negli anni del Concilio.

I racconti delle esperienze di Paul e Marie Therese mi fecero stare molto male, come se qualcuno mi avesse scaricato addosso dei terribili peccati che fino ad allora non mi ero resa conto di avere commesso, peccati che erano talmente gravi da schiacciarmi e che al tempo stesso non potevo riparare. Volevo scappare lasciare i bambini, tutto, andare in Africa, fuggire dal mio mondo tanto malvagio. Furono mesi difficili e dolorosi. Solo in un secondo momento capì che le radici strutturali di tante miserie erano situate proprio là dove io vivevo, e che forse stando proprio nel luogo dove avevano origine le dinamiche politiche e finanziarie, che avevano creato tanta povertà nel mondo, avrei potuto dare qualche piccolo apporto per modificarle. Non da sola ma con l’aiuto di Ettore, e di altre persone, avrei potuto contribuire a fare prendere ad altri la consapevolezza che Paul ci stava dolorosamente aiutando a sviluppare. Mi rendevo conto allora e oggi ne sono sempre convinta che era vero che la carità verso i poveri non era sufficiente, bisognava cambiare le strutture, che però la pietas verso chi soffre, la misericordia come la chiama papa Francesco, non doveva essere cancellata, anche se fossimo riusciti a rendere la nostra società più giusta e in un giusto rapporto con il mondo, che oggi si dice globalizzato. (E Paul a questo proposito ci esortava a occuparci di popoli lontani ma anche sempre di un povero vicino a noi).

(Parlando del mio rapporto con Paul e Marie Thérèse vorrei ricordare che nel 1964 , mentre aspettavo Pietro, il mio terzo figlio, ho tradotto per Vallecchi il primo libro di Paul Gauthier, “La Chiesa dei poveri e il Concilio” (1965), titolo originale (Consolez mon peuple) e più avanti il secondo libro di Paul

Vangelo di giustizia”(1968), titolo originale (L’Evangile de Justice).

Ho parlato di me, ma penso che se anche Ettore era un giornalista con maggiori conoscenze di me del pianeta, il suo travaglio deve essere stato simile al mio.

Però devo anche dire che se Paul è stato importante per Ettore, Ettore è stato importante per Paul.

Ettore quando ha cercato Paul era già una persona coscientizzata e sensibile nei confronti delle miserie del mondo. Catalogando i nostri libri ho trovato che già nel1953 (l’anno in cui ci siamo conosciuti in un gruppo della Corrente di Dossetti), Ettore chiedeva alla rivista Prospetti, approfondimenti sulle minoranze etniche negli Stati Uniti.

Ettore che veniva da una famiglia di militari aveva letto molto, per cercare valori diversi da quelli che c’erano nella sua famiglia: la difesa dei confini della patria, il valore militare. Infatti era un pacifista assoluto. Aveva letto Maritain, Mounier, Simone Weil, Charles de Foucauld, Marx, Gramsci, Gobetti ecc.

Ettore ripeteva sempre, a chi si lamentava dicendo che i veri testimoni non esistevano più, che però esistevano i loro libri e che i libri si potevano leggere e che questo era un dovere soprattutto per i giovani se non si voleva che gli errori passati si ripetessero. (Aggiungo io :pensiamo a Mussolini e a Hitler che volevano invadere la Russia senza avere letto Guerra e Pace di Tolstoi!)

Anche se Ettore come giornalista conosceva per averle lette, certamente più di me, certi problemi fu sicuramente scosso da Paul, da una persona che ne parlava avendo vissuto molte atrocità sulla propria carne. E la prova nasce dal fatto che conoscenza di Paul non solo cambiò la sua vita ma lo portò fondare la rete .

Inoltre Ettore fu uno dei primi giornalisti italiani a indagare questi temi prima sulla carta stampata e poi in televisione. Qualche non rara volta redarguito dai suoi

capi che nelle pubbliche cerimonie facevano la comunione con molta devozione.

Torno al passato remoto.

Ettore ancora molto giovane aveva fatto parte della San Vincenzo di Varese e dell’Azione Cattolica.

Appena diventato giornalista si era occupato di una baraccopoli della periferia milanese chiamata Porto di mare in cui mancavano la fogna e la luce elettrica, e probabilmente contribuì al fatto che il cardinale Montini si recasse in quel luogo a celebrare il Natale.

Ettore aveva avuto grandi sofferenze da bambino, fisiche e psichiche, e da adolescente aveva sofferto per suo padre, colonnello dei carabinieri, che appena dopo la liberazione era stato ingiustamente imprigionato e invece di indurirsi aveva sviluppato una identificazione con i sofferenti, con i torturati e spese la sua vita per alleviare i loro dolori. Ettore aveva una grandissima e silenziosa capacità di osservazione che lo rendeva capace di leggere in anticipo i minimi segni dei tempi, di prevedere eventi che si sarebbero sviluppati in modo macroscopico più avanti.

Ettore inoltre aveva il dono di una fedeltà tenace ai propri ideali. Se Ettore riteneva giusta una idea e conforme al Vangelo la portava avanti e la difendeva, anche al costo di pagare un prezzo alto , come è avvenuto per il blocco della sua carriera in Rai.

(Qualche volta era difficile stargli vicino per questo, i suoi figli hanno pagato anche loro la sua incorruttibilità, non solo dal punto di vista economico ma anche perchè non ha mai usato la sua posizione e le sue conoscenze per favorirli nel lavoro. Però sono bravi figli che hanno assimilato l’eredità paterna, che se la stanno cavando benissimo anche se con fatica e hanno scelto e continuano a fare bellissimi lavori).

Ettore iI suoi ideali li portava avanti e spesso non erano condivisi e capiti, anche in ambiti ecclesiali vicini, perché i tempi non erano ancora maturi per accoglierli e questo per lui era molto doloroso, erano ideali infatti, che parlavano di una speranza che si sarebbe realizzata ma forse più avanti nel tempo.

Domenica scorsa Moni Ovadia nella bella trasmissione Uomini e profeti, curata da Gabriella Caramore, che in quella puntata si occupava del mito greco, ha citato un verso del grande poeta Ghiannis Ritsos e ho pensato ascoltandolo che le sue parole si addicevano anche a Ettore “Dove qualcuno resiste senza la speranza, là inizia la storia dell’uomo”.

Ettore ha incontrato Paul e Paul ha incontrato Ettore.

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