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Lettera di Clotilde

Carissimi,
finora non ho avuto la forza di ringraziare tutti voi che mi siete stati così vicino in questa momento tanto difficile per me e la mia famiglia, ma lo faccio oggi raccontandovi alcuni episodi che hanno accompagnato gli ultimi tempi della vita di Ettore.
Stamattina leggendo nel Vangelo di Luca (5,9) lo stupore che aveva invaso Pietro e tutti quelli che erano con lui di fronte all’abbondanza della loro pesca, mi sono detta che anch’io dovevo comunicarvi il mio stupore di fronte alle tante circostanze straordinarie, che si sono verificate nei suoi ultimi mesi e che nel loro ricordo mi hanno aiutato a dimenticare le fatiche e le asperità caratteriali di Ettore e a recuperare il vero Ettore che voi avete conosciuto.
Il primo fatto riguarda l’aiuto domestico. Come sapete Ettore aveva il Parkinson e un mieloma multiplo. Fino al mese di gennaio ho avuto una domestica ad ore straordinaria, Larissa, una romena. Lei continuava a dirmi che non potevo andare avanti soltanto con le sue poche ore perché Ettore andava cambiato e soprattutto la sera era molto faticoso per me farlo da sola; ma io ero affezionata a Larissa e non volevo mandarla via e sostituirla con una persona sconosciuta. Però a metà gennaio Larissa non è più venuta perché doveva assistere una sorella ammalata gravemente di un tumore al pancreas. Per qualche giorno sono andata avanti con una sostituta a ore, ma un sabato sera alla fine di gennaio ho detto al Signore, aiutami perché non ho più le forze per cambiare Ettore. Una mia cara vicina che mi porta sempre il giornale la domenica mattina, che era consapevole della mia situazione, mi ha detto alle dieci che io avrei dovuto prendere un filippino. A mezzogiorno sono venuti tanto Emilio che Lucia, che non vengono mai la domenica mattina. Lucia ha telefonato alla mamma filippina di un ex compagno di scuola di sua figlia Francesca; alla una durante il rito della chiesa evangelica di via del Babbuino è stata comunicata la mia richiesta.
Alle cinque si è presentato Francesco con la valigia. Dopo qualche mese mi ha detto che era venuto già con la valigia perché il Signore glielo aveva detto. Francesco, un uomo di cinquant’anni è molto religioso ed è stato straordinario con Ettore, senza di lui non avrei potuto assisterlo e tenerlo in casa fino alla fine. Francesco non ha voluto lasciarmi anche dopo la scomparsa di Ettore. La mattina fa un altro lavoro, sta con me il pomeriggio e la notte, inoltre guida l’automobile,e per me che ho sempre dovuto guidate la macchina mi pare che questo sia un dono straordinario.
Il secondo fatto che mi ha stupito è stato l’aiuto ricevuto dall’Antea, un hospice di eccellenza di Roma che ha assistito Ettore negli ultimi venti giorni . L’équipe dei medici e degli infermieri dell’Antea si reca a domicilio gratis tutti i giorni. Si può contattare l’équipe dalle otto di mattina fino alle otto di sera e la notte c’è una guardia notturna. Io che sono stata, purtroppo, con Ettore in tanti ospedali romani,sono stata strabiliata non solo dalla personale capacità di ogni membro, ma soprattutto dalla efficienza del loro coordinamento. L’unico difetto, riguardo all’Antea è che non è facile avere l’assistenza proprio quando se ne ha bisogno e in questo caso il mio stupore è nato anche dal fatto che Emilio cinque mesi prima che Ettore morisse mi ha detto di attivarmi per cercare un hospice che potesse fornire a casa la morfina in caso di bisogno. Sapevamo che in alcuni casi il mieloma multiplo dà terribili dolori ossei. Feci subito allora tutte le domande richiestemi dall’Antea di cui conoscevo l’esistenza perché ci lavorava un’amica.
Il medico venuto a vedere Ettore alla mia prima richiesta, la considerò fuori luogo, alzò le spalle come per dire “perché mi ha disturbato, il paziente non è terminale”. E invece qualche mese dopo quella richiesta fu provvidenziale, se non fossi stata già in lista non avrei avuto l’équipe. Con la loro esperienza nelle cure palliative tolgono al malato ogni sofferenza finale, non solo l’asfissia che temevo tanto per Ettore che aveva un enfisema cronico, ma persino il rantolo che fa molta impressione. Mi sono accorta che Ettore stava morendo quando ho osservato che aveva cambiato colore, era ocra come il Cristo del Mantegna, ma ciò mi ha dato il tempo di chiamare figli e nipoti che hanno assistito attorno al suo letto, in camera sua, al sottile affievolirsi del suo respiro mentre stava dormendo. Le due nipoti presenti, Francesca e Carlotta (figlia di Emilio) prima che si irrigidisse hanno voluto vestirlo. E in questa occasione abbiamo persino riso perché stavano mettendogli un vestito di Pietro che avevo messo nell’armadio di Ettore e e alle nove di sera non era distinguibile dagli altri vestiti. Pietro aveva dovuto ritornare a Cambridge a prendere Cecilia e le piccole gemelle di tre anni Elena e Greta, che dovevano traslocare dall’Inghilterra il 29 e mi aveva lasciato il suo vestito scuro sapendo che Ettore aveva pochi giorni di vita. Pietro è molto più grasso di di quello che era diventato Ettore alla fine e non avrebbe avuto un vestito per il funerale. Francesca con molto spirito ha detto “vestiamolo di celeste così, così non ci confondiamo” e ha scelto una cravatta di Ferragamo con gli angeli.
Come hanno visto Giorgio Gallo, Monica, Angelo e Pier che sono venuti dopo il coordinamento a salutare Ettore, (Monica e Pier hanno viaggiato tutta notte per questo), le mie nipoti grandi ( Marta, Carlotta, Francesca e Sofia dai 23 ai 18)sono state negli ultimi tempi della vita del nonno straordinarie. Ettore fino a due giorni prima della morte dopo la flebo mattutina, aveva nel pomeriggio qualche ora di lucidità. Lo portavamo in giardino, le mie nipotine lo accarezzavano e gli leggevano qualcosa.
A quelle piccole il nonno manca molto, Elena mi chiede sempre del nonno,”perché oggi non è qui con te?” , le abbiamo detto che è diventato una stella che ci manda la luce e una notte che le nuvole offuscavano le stelle ha detto “allora stasera il nonno non ci manda la luce”.Il fatto della luce le convince parzialmente, lo vorrebbero presente. L’assistenza delle nipoti ha molto rallegrato i suoi ultimi giorni ma lo ha anche rallegrato il poter salutare tanti divoi al telefono in quei momenti pomeridiani in cui era ancora lucido. Oltre alla vostre telefonate hanno scaldato il mio e il suo cuore le telefonate di monsignor Nogaro, di don Ciotti, di Alex Zannotelli, di Ferrò caporedattore di Jesus, di Giuseppe De Rita.
Vi racconto ora un altro fatto che mi ha riempito di stupore. Mio genero Stefano, marito di Lucia, è un architetto, che studia come sono orientate le chiese e le moschee del nostro paese, verso quale luogo sacro lontano. La sera del 27 giugno proprio mentre Ettore stava morendo ha fotografato insieme a Francesca il grande angelo con le ali spiegate posto sulla cupola di San Pietro e Paolo all’Eur che sta come prendendo il volo verso la Palestina. Solo una coincidenza ?
Non vi dico cosa hanno fatto Stefano ed Emilio per refrigerare la stanza dove avevamo messo Ettore perché Pietro potesse vederlo prima che fosse chiusa la bara. Hanno trasportato un enorme apparecchio che proprio perché troppo ingombrante veniva tenuto in cantina.
Come potete immaginare scrivere queste cose mi è costato ma so che avete voluto bene a Ettore e penso che possa farvi piacere sapere che la sua fine è stata un momento doloroso ma anche di commozione unitiva per tutta la sua grande famiglia, compresa la rete.
Un abbraccio Clotilde

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