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Luis Marileo Mapuche

Luis Marileo Mapuche

IERI FU ASSASSINATO LUIS MARILEO, MA LA PALLOTTOLA CHE LO UCCISE FU SPARATA MOLTO TEMPO FA

La prima volta che arrestarono Luis Marileo, studiava ancora nel Liceo Tecnico Professionale di Pailahueque, oggi trasformato in base della polizia. Correva l’anno 2010 e Luis, ancora minorenne, era accusato sulla base della Legge contro il terrorismo. Mentre trascorreva cinque mesi nel Centro Penitenziario di Chol Chol, scriveva: “denuncio la violazione dei nostri diritti, come ragazzi e giovani, da parte dello Stato Cileno e del Sistema Giudiziario, che ci privano della nostra libertà di studiare, di stare con le nostre famiglie, vittime per anni di assedio da parte di questo Stato, che ha già incarcerato i nostri parenti, maltrattato le nostre madri, sorelle e fratelli minori”. Prima di compiere diciotto anni, Luis era già stato vittima di molte violenze.

Stando in carcere, assieme ad altri giovani Mapuche, Luis iniziò uno sciopero della fame, chiedendo che il Sename [Servizio Nazionale per i Minori] facesse il proprio lavoro. Vale a dire che, di fronte della sottoposizione a giudizio di un minorenne, l’istituzione manifestasse interesse ad accelerare i processi e che, inoltre, intervenisse per proteggere l’incolumità dei giovani Mapuche incarcerati, tutte le volte che il trattamento di polizia fosse stato violento. Luis, dopo 41 giorni di sciopero della fame, sospese la protesta, a fronte dell’impegno del Sename di intervenire sul caso.

Quel primo arresto, privò Luis della libertà per quasi un anno, anche se il processo non terminò prima del 2014. In quella occasione, era accusato di Associazione Terroristica, per il caso chiamato “Peaje Quino”, dal quale fu completamente assolto. Di più: in quella occasione, i nove Mapuche tra cui Luis, che dovettero passare mesi o anni in custodia cautelare e arresti domiciliari, risultarono vittime di una montatura, che terminò portando alla luce la partecipazione di agenti dei Carabineros negli attentati, con lo scopo di incolpare dirigenti Mapuche.

Questo primo processo, che Luis Marileo dovette affrontare essendo, quando tutto cominciò, ancora minorenne, dà conto del rapporto che le istituzioni statali hanno stabilito con i bambini ed i giovani Mapuche. Lo Stato arriva nelle comunità quasi solo come repressione e condanna. Senza andare lontano, il Liceo dove Luis studiava, oggi è stato trasformato in una grande base della polizia, da dove si coordina la militarizzazione del territorio Mapuche. Lo Stato ha preferito investire in repressione e controllo politico, invece di fare progressi nel riconoscimento dei diritti collettivi, sociali e politici.

Ieri Luis Marileo fu assassinato, ma la pallottola che lo uccise fu sparata molto tempo fa, fu sparata nel momento in cui i governi della Concertacion [Concertacion de Partidos por la Democracia: coalizione di centro-sinistra](oggi Nuova Maggioranza) e della Destra, optarono per la criminalizzazione del movimento, decisero di segnare con il fuoco le vite dei bambini e dei giovani della comunità. La violenza dello Stato fu un elemento permanente nella vita di Luis. Di sicuro, la sua vita si collega anche con le storie di discriminazione e maltrattamenti che la società Mapuche ha dovuto sopportare dall’occupazione [da parte dello Stato Cileno], a partire dalla metà del diciannovesimo secolo.

Ancora, non è possibile leggere la vita e la morte di Luis, solo sulla base di ciò che la stampa ha definito come “i suoi precedenti penali”. Sicuramente se ne parlerà molto sulla stampa, durante questa settimana, altrettanto sicuro che il tema entrerà nella compagna elettorale, però la situazione sarà sempre molto più complessa e dolorosa. Per ora, ci resta solo la tristezza e la memoria.

Claudio Alvarado Lincopi

 

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