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Mar Egeo

(Ansa) – «Un bambino è morto durante il tentativo di sbarco di un gruppo di migranti a Mitilini, sull’isola di Lesbo. Secondo il sito Cnn greca, il barcone – partito dalla vicina costa turca – si è ribaltato quando è stato avvicinato da un’unità della Guardia costiera greca. Secondo quest’ultima, 46 persone sono state salvate. Il cadavere del bambino è stato rinvenuto poco dopo».

La Grecia in stato di massima allerta di fronte al flusso di migliaia di migranti dalla Turchia. «Il nostro consiglio di sicurezza nazionale ha deciso di innalzare a massimo il livello di protezione alle frontiere», ha detto il premier Kyriakos Mitsotakis. Atene ha deciso di rafforzare le pattuglie alle frontiere marittime e terrestri e di sospendere le richieste di asilo per coloro che entreranno illegalmente nel Paese, ha aggiunto il portavoce del governo Stelios Petsas. Ma episodi di diffuse violenze poliziesche sostenute da squadracce di ‘volontari’ dell’ultra destra, screditano il Paese ed aumentano le tensioni.

«L’Europa prova a mobilitarsi per cercare una soluzione al nuovo assalto dei migranti alle sue frontiere esterne e per disinnescare la bomba del conflitto tra Turchia e Siria. Ma la strada da percorrere per arrivare a sciogliere i nodi sul tappeto appare lunga, piena di ostacoli e tutta in salita».

I migranti che Ankara ha lasciato liberi di ammassarsi sul confine, secondo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), sono oltre 13000, tra cui donne e bambini costretti in condizioni indicibili. Atene ha fatto sapere che nelle ultime 24 ha respinto circa 10 mila migranti che cercavano di passare il confine. Altri 2000 si sarebbero concentrati al varco di Pazarkule, mentre alcune centinaia, a bordo di gommoni, sono sbarcati sull’isola greca di Lesbo dove, in alcuni casi, sono stati bersaglio da parte di squadracce di Alba Dorata.

Protagonista indiscusso di questa tragedia umanitaria è il presidente turco Erdogan, in guerra col mondo. A capo di un Paese della Nato, continua a combattere nell’area di Iblid, a sostegno delle milizie jihadiste, contro Assad che gode dell’appoggio di Mosca con cui Ankara pattuisce e compra armi. Campagna militare onerosa e perdente in Siria, ricatto all’Europa per sostegno/silenzio politico e soldi. Quei 6 miliardi di euro di aiuti ad Ankara per finanziare l’accoglienza/blocco dei profughi da zone di guerra. In tutto 3,6 milioni di persone ‘ospitate’ sul territorio turco.

«L’Europa prova a fare la voce grossa con Erdogan, ma in realtà si prepara a cedere ancora una volta ai ricatti del presidente turco», scrive sul Manifesto Carlo Lamia. «E soprattutto si organizza per impedire l’ingresso nei suoi confini delle decine di migliaia di disperati che da venerdì scorso si accalcano alle frontiere greche». Oggi i presidenti della Commissione Ursula van der Leyen, del parlamento David Sassoli e del Consiglio Ue Charles Michel in Grecia per metterci almeno una pezza.

«Se oggi le isole greche rappresentano un inferno in terra per decine di migliaia di uomini, donne e bambini (4 migranti su 10 sono minori, secondo Save the Children) è perché quando si è trattato di tendere una mano, la maggior parte degli Stati ha voltato la testa preferendo guardare da un’altra parte». Non solo, non tanto ‘pietas’ cristiana, ma accordi traditi. Dei 160 mila migranti che dovevano essere ricollocati dal 2016, gli Stati Ue si erano impegnati a prenderne 98.256 ma ne hanno accolti realmente solo 34.705, 21.999 dalla Grecia e 12.706 dall’Italia.

L’Austria del giovin Kurts, già grida no. Dalla stessa Germania, alla Bulgaria, alla Croazia, «un coro a chiedere una ‘riedizione’ del patto siglato nel 2016 con Erdogan, mentre si prepara un nuovo giro di vite ai confini della rotta balcanica». Soldi, uomini e mezzi per fermare la nuova ondata di disperati.

Da Remocontro.it

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