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Nuova sessione del TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI

TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI

SESSIONE SULLA VIOLAZIONE CON IMPUNITA’ DEI DIRITTI UMANI DEL POPOLO DEI MIGRANTI E RIFUGIATI (2017-2019)

L’AMBIENTE OSTILE” A PROCESSO:

LE CONDIZIONI DI VITA E DI LAVORO DI MIGRANTI E RIFUGIATI IN GRAN BRETAGNA

Londra, 3 – 4 Novembre 2018

COMPOSIZIONE DELLA GIURIA

Presidente: PHILIPPE TEXIER (FRANCIA)

Vicepresidenti:

LUIZA ERUNDINA DE SOUSA (BRASILE)

JAVIER GIRALDO MORENO (COLOMBIA)

HELEN JARVIS (AUSTRALIA)

NELLO ROSSI (ITALIA)

Segretario Generale: GIANNI TOGNONI (ITALIA)

PRESENTAZIONE

del Segretario Generale del TPP Gianni Tognoni

Una nuova pubblicazione dall’interno dell’universo della migrazione, che sempre più rappresenta la profondità e l’estensione della crisi che la nostra ‘civiltà’ sta attraversando, negando dignità e vita di coloro che sono dichiarati ‘altri’, e perciò irrilevanti ed eliminabili.

Ancora una volta lo si fa con gli occhi e gli strumenti del Tribunale Permanente dei Popoli (PPT), riprendendo, nel suo momento conclusivo, il percorso aperto a Palermo (si veda il volume Violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate 2017-2018 – Sentenza – Palermo 18-20 dicembre 2017, Teka Edizioni, Lecco 2018).

In questa circostanza si mette in risalto soprattutto il lavoro di ricerca ed analisi che, in ogni procedura del TPP, porta all’atto di accusa. Al di là del suo contenuto informativo l’importanza di questo testo è duplice:

  1. Mette in evidenza un lavoro collettivo, che esprime una ricerca fatta nel quotidiano da un numero importante di gruppi, associazioni, cittadini che hanno pensato di tradurre in coscienza ed assunzione collettiva di responsabilità la loro esperienza quotidiana di solidarietà per dire che la rassegnazione non è possibile, ne’ il silenzio. È un atto preciso di resistenza. Il diritto/dovere di dire ‘no’. È condivisione di una realtà molto simile, nella diversità materiale dei dati, a quanto si fa da tante parti. La memoria si costruisce mentre si lotta: ed è importante sapere che, al di là dei ‘sondaggi’ più o meno affidabili, e della violenza sempre più volgare di chi pretende di usare la legalità per irridere alla realtà ed alla dignità inviolabile della vita, si è in tante/i a dire (riprendendo, tra le tante, la testimonianza recente di Camilleri) che quanto succede ‘non è in nostro nome’.

  2. Questa testimonianza di resistenza viene da un paese che è stato storicamente protagonista assoluto delle politiche di colonizzazione, e perciò delle radici lontane, ma non scomparse, delle diseguaglianze strutturali dei popoli che ora sono considerati invasori. La globalizzazione economica è, con nomi e strumenti diversi, una nuova e più profonda colonizzazione. I dati che si accumulano per documentare la concentrazione delle risorse nelle mani di pochi ce lo ripetono ogni giorno. Le implicazioni nella realtà di un paese così esemplare, documentate in questo atto di accusa, mettono perfettamente in evidenza quanto, al di là della violenza delle frontiere che producono, senza interruzione, morti, torturati, scomparsi, la vita quotidiana è colonizzata dalla violenza: nel lavoro schiavo, nell’educazione e nella sanità negate, in politiche di ‘sicurezza’ che privano di libertà e futuro. Sappiamo bene quanto la realtà inglese trova simmetrie nella realtà italiana ed europea.

Un atto di accusa mette sistematicamente a confronto ciò che succede con quanto una logica di democrazia prevede e dovrebbe garantire. Mira in questo senso a trasformare una ‘cronaca’, che frammenta l’attenzione e sembra suggerire l’impotenza di fronte ad una interpretazione arrogante del potere, in una coscienza capovolta della ‘narrazione ufficiale’ della migrazione. Protagonista di questa narrazione capovolta, a partire dalla vita reale di persone che cercano solo di rendere vivibile la loro esistenza, è la coscienza-denuncia della criminalità di un sistema che si rifugia nella marginalizzazione, e nella criminalizzazione, di coloro che dicono che la diseguaglianza, fino alle forme moderne della schiavitù, non può essere una risposta per un futuro.

Al centro di questo atto di accusa c’è una espressione molto importante per capire la strategia, molto inglese, ma non solo, di quanto oggi si persegue con le politiche che saranno anche protagoniste della prossima campagna per le elezioni europee. Ripresa dalle dichiarazioni ufficiali della primo ministro May, la politica raccomandata è quella di creare un ‘ambiente ostile’ per migranti e rifugiati. Nella sua apparente indefinitezza, si tratta (e ne sappiamo qualcosa in Italia: così come ne sentiamo echi tragici nelle posizioni di altri governi, da Trump in giù) della violenza più profonda: si propone di creare una ‘cultura’ del nemico’, così che diventino sempre meno necessarie misure specifiche.

È un discorso dell’odio, che renda tollerabile tutto. Con la insistenza ed il controllo dei mezzi di comunicazione (Twitter o simili) si rende impossibile la presa di parola, il confronto con le vite reali. È la proposta di una politica di guerra permanente: a bassa intensità, ma di tutti: in nome della sicurezza. Quanto succede in questi giorni in Italia con la distruzione anche delle esperienze più positive, assomiglia drammaticamente alle antiche epurazioni che hanno portato alla shoah, di cui si fa memoria come di un evento da non ripetere.

All’atto di accusa fa seguito il primo giudizio del TPP. Se fosse preso come un testo separato dal quotidiano della ‘resistenza collettiva’ sopra ricordata, non sarebbe che una dichiarazione tra le tante. Impotente, anche se necessaria. Se entra a far parte della coscienza di resistenza attiva, può diventare una delle forme di disobbedienza, culturale ed operativa, di cui si vedono sempre più sintomi e segni importanti, un contributo a capovolgere il discorso dell’odio, per ri-credere, ri-costruire un discorso di prossimità e cittadinanza inclusiva: una obbedienza profonda, di fatto è sostanziale, alla legittimità costituzionale, dovuta e prioritaria rispetto ad ogni pretesa di legalità di decreti che mirano a fare dell’ostilità una atmosfera da respirare.

Il richiamo alla ‘resistenza’ che ci viene dal documento che chiude questo piccolo dossier, adottato dalle amministrazioni locali di molti dei paesi dai quali i migranti dell’Africa sono costretti a fuggire in nome della vita, può essere un buon augurio, per un cammino che non è né facile né breve.

Certo necessario: per i migranti ed i rifugiati, non solo di Inghilterra,ma anche, e senza sconti, per le nostre democrazie.

AMBIENTE OSTILE A PROCESSO” Audizione a Londra – 3-4 Novembre 2018

Imputato è il governo britannico (a proprio titolo e in qualità di rappresentante dei governi dell’UE e del Nord globale).

  1. Preambolo

Questa sessione invita il Tribunale Permanente dei Popoli a valutare se le politiche dell’Unione europea e dei suoi Stati membri nel campo dell’immigrazione e dell’asilo, in particolare per quanto riguarda le popolazioni migranti e il mondo del lavoro, costituiscano gravi violazioni degli articoli sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli firmata ad Algeri il 4 luglio 1976, gravi violazioni dei diritti degli individui sanciti in particolare dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e, nella loro totalità, un crimine contro l’umanità ai sensi dell’Art. 7 dello Statuto di Roma.

La presente accusa è formulata come parte di una serie di incriminazioni contro i governi del Nord globale nel quadro stabilito nell’audizione introduttiva di Barcellona nel luglio 2017. Queste accuse prese insieme indicano i modi in cui i governi del Nord globale e le istituzioni dell’UE hanno:

(a) creato condizioni che rendono la vita insostenibile per milioni nel Sud del mondo, causando così una migrazione forzata di massa;

(b) trattato coloro che migrano nel Nord globale come non-persone, negando loro i diritti spettanti a tutti gli esseri umani in virtù della loro comune umanità, compresi i diritti alla vita, alla dignità e alla libertà;

(c) creato zone che sono in pratica escluse dallo stato di diritto e dai diritti umani nel Nord globale.

I governi del Nord globale, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali, perseguono politiche commerciali, di investimento, finanziarie, estere e di sviluppo che sostengono un sistema di sfruttamento globale che destabilizza i governi, provoca conflitti armati, degrada l’ambiente e impoverisce e immiserisce lavoratori e comunità nel Sud del mondo, costringendo così milioni a lasciare le loro case per cercare salvezza, sicurezza e mezzi di sussistenza altrove.

Allo stesso tempo, attraverso politiche di deregolamentazione, privatizzazione, ridimensionamento del welfare state e esternalizzazione delle funzioni governative, commercializzazione e flessibilità, la ristrutturazione del lavoro e dei rapporti di lavoro è stata attivata nel Nord globale, creando acuta insicurezza e precarietà, deprimendo salari reali e condizioni di lavoro per la maggior parte dei lavoratori.

Attraverso politiche del lavoro e delle migrazioni che consentono libertà di movimento per il capitale e per i cittadini del Nord globale, mentre negano tali libertà ai cittadini del Sud del mondo, i governi hanno permesso ai datori di lavoro di approfittare della vulnerabilità dei migranti e dei rifugiati che tentano di entrare nel mercato del lavoro, creando una sottoclasse di immigrati e rifugiati, di lavoratori resi illegali, super-sfruttati e soggetti ad espulsione – un popolo senza diritti.

I migranti, persone costrette a spostarsi dal Sud al Nord globali per ragioni di guerra, conflitto, persecuzione, espropriazione e povertà, subiscono impunemente violazioni dei diritti quando raggiungono il Nord globale, indipendentemente dalla loro particolare nazionalità o etnia. In virtù della loro esperienza comune si può dire che costituiscono un “popolo” ai fini della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (la Dichiarazione di Algeri), che stabilisce che ogni popolo ha il diritto di esistere e che nessuno deve essere soggetto, a causa della sua identità nazionale o culturale, a … persecuzioni, deportazioni, espulsioni o condizioni di vita tali da compromettere l’identità o l’integrità delle persone che ne fanno parte.

I seguenti sotto-articoli dell’art. 7 dello Statuto di Roma (crimini contro l’umanità) sono rilevanti per le considerazioni del Tribunale: c) schiavitù; d) deportazione forzata o trasferimento della popolazione; e) imprigionamento e altre forme gravi di negazione della libertà personale in violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale; g) stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata … e altre forme di violenza sessuale di uguale gravità; h) persecuzione contro un gruppo o un collettivo che possiede la propria identità, ispirata da ragioni di natura politica, razziale, nazionale, etnica, culturale, religiosa o di genere; i) sparizioni forzate di persone; j) apartheid; k) altri atti inumani della stessa natura volti a causare intenzionalmente gravi sofferenze o gravi pregiudizi all’integrità fisica o alla salute fisica o mentale.

Altri importanti strumenti sui diritti umani coinvolti nell’accusa includono: la Dichiarazione universale dei diritti umani (1948); La Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (1966), la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (1966), la Convenzione per la repressione del traffico delle persone e lo sfruttamento della prostituzione di altri, il Protocollo che punisce la tratta di persone, in particolare donne e bambini; la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale; la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne; la Convenzione sui diritti dell’infanzia; la Carta dei diritti fondamentali dell’UE (2000); la Convenzione sull’immigrazione per l’occupazione dell’ILO (riveduta) (1949), che sono stati tutti ratificati dagli stati membri dell’UE.

In questo quadro, la presente accusa chiede al Tribunale Permanente dei Popoli di considerare le politiche economiche, di sicurezza, di migrazione e di lavoro dell’UE e dei suoi stati membri, che insieme escludono, emarginano e negano i diritti umani fondamentali ai migranti poveri e ai rifugiati sia alle frontiere che all’interno dell’Europa. Nel Regno Unito, queste politiche sono collettivamente note come “ambiente ostile”, politiche che hanno lo scopo dichiarato di rendere la vita impossibile a migranti e rifugiati che non hanno il permesso di vivere nel Regno Unito e che privano tali migranti dei diritti di alloggio, salute, mezzi di sostentamento e di un tenore di vita decoroso, libertà, libertà di riunione e associazione, vita familiare e privata, integrità fisica e morale, libertà da trattamenti inumani o degradanti e, in ultima analisi, del diritto alla dignità umana e alla vita. Al Tribunale verrà inoltre richiesto di esaminare l’infrastruttura legale alla base dell’ ‘”ambiente ostile”, in cui migranti e rifugiati, con o senza permesso di essere nel paese, sono in pratica privi di diritti, al massimo con privilegi che possono essere ritirati in qualsiasi momento.

Mentre le politiche di “ambiente ostile” hanno caratteristiche particolari per il Regno Unito, esistono disposizioni parallele in altri Stati membri dell’UE, che negano ai migranti privi di documenti l’accesso all’alloggio, all’assistenza sanitaria, all’occupazione e al sostentamento. Tali politiche sono paradigmatiche del trattamento a livello di UE dei migranti e dei rifugiati poveri come indesiderabili e non meritevoli dei diritti umani. Questo disprezzo trova molteplici espressioni, dalla criminalizzazione del salvataggio nel Mediterraneo, al mantenimento di condizioni disumane e degradanti nei campi profughi da Moria in Grecia a Calais, in Francia. Si diffonde verso il basso dal governo e incoraggia la crescita di razzismo e violenze sempre più estreme contro l’immigrazione.

La nota seguente illustra alcune delle caratteristiche dell ‘”ambiente ostile” per i migranti sviluppato come politica nel Regno Unito dal 2012, con le loro radici storiche.

  1. Nota esplicativa: “l’ambiente ostile”

Nel 2012, la segretaria di stato per gli affari interni del Regno Unito, Theresa May, ha dichiarato che intendeva creare un “ambiente veramente ostile” per gli immigrati clandestini nel Regno Unito, in modo da far loro lasciare il paese. In seguito al suo annuncio, ha istituito un “Gruppo di lavoro sull’ambiente ostile” interministeriale (un titolo successivamente modificato, su richiesta dei partner della coalizione di governo, a “Gruppo interministeriale sull’accesso dei migranti alle prestazioni e ai servizi pubblici” ), incaricato di elaborare misure che rendano la vita il più difficile possibile ai migranti privi di documenti e alle loro famiglie nel Regno Unito. L’intenzione esplicita è quindi quella di usare l’estrema miseria e la mancanza di giustizia come arma per costringere i migranti a non avere il diritto di essere nel paese e a lasciarlo, a basso costo o senza costi per il Regno Unito.

Le politiche che questo gruppo ha ideato erano contenute negli Atti di immigrazione del 2014 e del 2016, nella legislazione secondaria, nei documenti di orientamento e nelle misure operative adottate dal Ministero dell’Interno e dalle agenzie partner. Essi comprendono:

(1) Alloggio: il diritto di affitto richiede ai proprietari di abitazioni private ​​di eseguire controlli di immigrazione sui futuri inquilini, sulle loro famiglie e su chiunque altro possa vivere con loro. I proprietari che affittano beni sono passibili di sanzioni e potenzialmente di imprigionamento se qualcuno che non ha il permesso di essere nel Regno Unito viene trovato a vivere come inquilino o pensionante nella loro proprietà. Il diritto di affitto è stato sperimentato nel 2014 ed è stato esteso in tutto il paese nel 2016, nonostante un sondaggio del Ministero dell’Interno (inedito) indicasse che non funzionava e stava portando a una maggiore discriminazione razziale nel mercato degli affitti abitativi, risultati confermati dalle organizzazioni della società civile e associazioni di proprietari di abitazioni (Consiglio congiunto per il benessere degli immigrati, 2015, 2017).

Coloro che non riescono a dimostrare la loro cittadinanza o il loro status nel Regno Unito, e non sono in grado di accedere a proprietà in affitto e sono finiti senza casa e per strada, includono un numero significativo di pensionati che hanno vissuto nel Regno Unito sin dalla prima infanzia (la “generazione Windrush”) .

Atti del parlamento nel 1996 e 1999 avevano escluso i richiedenti asilo, i migranti privi di documenti e gli immigrati con visto di lavoro temporaneo dalle soluzioni abitative per i senzatetto e dagli alloggi sociali (la Legge sull’immigrazione e l’asilo del 1999 ha creato un’agenzia separata per fornire ai richiedenti asilo indigenti un alloggio senza scelta fuori Londra e nel sud-est).

Le misure del “diritto di affittare” violano il diritto a un alloggio adeguato senza discriminazioni, che è riconosciuto nell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (UDHR) (come parte integrante del diritto a un tenore di vita adeguato) e nell’art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), ulteriormente ampliato dal Commento Generale n. 4 sull’adeguatezza abitativa da parte della Commissione delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali (1991). Nella misura in cui l’assenza di abitazione influisce negativamente sulla dignità umana e sull’integrità fisica e mentale, le misure violano anche l’Art. 1 UDHR, gli artt. 3 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e gli artt. 1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (EUCFR).

(2) Assistenza sanitaria: L’obbligo per il personale ospedaliero del Servizio sanitario nazionale di verificare lo stato dell’immigrazione di tutti coloro che partecipano al trattamento non di emergenza e di chiedere in anticipo il pagamento completo a coloro che non sono in grado di dimostrare il proprio diritto al trattamento gratuito è stato attuato attraverso regolamenti che sono entrati in vigore nell’aprile 2017. A quelli incapaci di stabilire il proprio status legale nel Regno Unito e a quelli con lo status di visitatore viene addebitato il 150% del costo del trattamento. Il trattamento di emergenza non richiede un pagamento anticipato, ma ai pazienti vengono inviate le relative fatture in seguito.

I regolamenti seguivano le restrizioni sul trattamento ospedaliero gratuito nel 2015, da quando chi era nel Regno Unito come studente o con un visto di lavoro è stato obbligato a pagare una tassa sanitaria annuale (ora £ 400 per persona all’anno).

La conseguenza è stata che molte madri incinte non hanno partecipato al trattamento prenatale e sono stati causati danni permanenti ai loro bambini non ancora nati, a malati di cancro e ad altri in condizioni molto gravi che non potevano iniziare il trattamento per mancanza di fondi.

La legge sull’assistenza sanitaria e sociale del 2012 ha consentito al NHS di trasmettere i dettagli dei pazienti al Ministero dell’Interno per l’applicazione, e le disposizioni informali per tale condivisione dei dati sono state sostituite da un accordo formale (MoU) nel gennaio 2017. Dopo che gruppi di medici come la British Medical Association (BMA), organizzazioni di beneficenza mediche tra cui Doctors of the World, gruppi di pressione come Docs not Cops e membri del parlamento nel comitato selezionato sulla salute hanno invitato il governo a mettere fine all’accordo, che stava scoraggiando i malati e le donne incinte dal cercare aiuto medico, il governo ha annunciato una sospensione parziale del MoU nell’aprile 2018.

I Regolamenti del SSN prevedevano dal 1982 in poi, che i visitatori del Regno Unito non avessero diritto al trattamento ospedaliero non d’urgenza gratuito, sebbene il personale dell’NHS non fosse obbligato ad addebitare o eseguire controlli sullo status dell’immigrazione e la maggior parte non lo fece. L’assistenza sanitaria di base (presso gli ambulatori medici) rimane libera a tutti indipendentemente dallo status, poiché i tentativi del governo di estendere il regime di tariffazione all’assistenza primaria hanno incontrato una resistenza molto forte da parte del Servizio sanitario nazionale e degli operatori sanitari pubblici.

La negazione del trattamento ospedaliero gratuito a coloro che ne hanno bisogno, che non possono dimostrare il loro status di immigrazione o non hanno uno status sicuro e / o le misure che dissuadono le persone dal cercare cure mediche, violano il diritto al godimento del più alto livello raggiungibile di salute fisica e mentale, che è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, senza distinzione di razza, religione, credo politico o condizione sociale o economica. Si riflette nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1946, nell’art. 25 UDHR e nell’ art. 12 ICESCR 1966. Inoltre viola il diritto all’integrità morale fisica e mentale riconosciuto nell’Art 8 ECHR e nell’Art 3 EUCFR.

(3) Criminalizzazione del lavoro: l’Atto sull’immigrazione del 2016 ha proseguito e perfezionato il processo di criminalizzazione del lavoro dei migranti avviato vent’anni prima, quando nel 1996 il divieto di lavoro per i richiedenti asilo e per coloro che non avevano il permesso di entrare nel paese ha iniziato ad essere imposto dalle sanzioni ai datori di lavoro che impiegavano coloro che non avevano l’autorizzazione a lavorare nel Regno Unito. Sebbene la legge fosse poco utilizzata, nel 2006 ha aperto la strada a sanzioni molto più rigide, con la creazione di un reato (al contrario di un regolamento) per l’impiego consapevole di lavoratori non autorizzati, e comportava una pena detentiva; aumento delle pene regolamentari; controlli documentali più rigorosi per i datori di lavoro per evitare sanzioni e un’attuazione intensiva attraverso incursioni su luoghi di lavoro prevalentemente di piccole dimensioni e di proprietà etnica. Nel 2016, la sanzione è stata raddoppiata a £ 20.000 per lavoratore, ed è stato creato un nuovo reato di lavoro illegale, che ha permesso di confiscare i salari dei lavoratori senza documenti.

Le opportunità di lavoro legale nel Regno Unito sono state strettamente adattate alle esigenze dell’economia dopo la ricostruzione post-seconda guerra mondiale. Dall’Atto sull’immigrazione del 1971 in avanti, i lavoratori non qualificati al di fuori dell’UE non sono stati ammessi, a parte gruppi come lavoratori agricoli stagionali e lavoratori domestici – lavoratori temporanei senza diritti di insediamento o unità familiare, controllati interamente dai loro datori di lavoro e non autorizzati a cambiare datore di lavoro. Ai richiedenti asilo non era permesso lavorare mentre aspettavano che i loro casi venissero definiti, un processo che potrebbe richiedere anni. I visti per lavoro sono stati in gran parte limitati a quelli con un alto livello di istruzione, qualifica e reddito (e dal 2009, nell’ambito del sistema basato sui punti, i punti sono assegnati anche per i giovani).

Nel 2010, i laureati non erano più autorizzati come in precedenza a rimanere nel Regno Unito per due anni per il lavoro post-studio. A partire dal 2016, anche le norme sull’immigrazione sono state modificate per eliminare il diritto di residenza per chi guadagna meno di £ 35.000 all’anno. Questa misura è stata introdotta per garantire che “solo i lavoratori più brillanti e migliori che rafforzano l’economia del Regno Unito” possano stabilirsi stabilmente nel Regno Unito; gli altri sono ora tenuti a lasciarlo dopo sei anni. La logica alla base dei cambiamenti delle regole è quindi spudoratamente neoliberista e nativista, trattando i lavoratori interessati come merci usa e getta.

Allo stesso tempo, mentre i cittadini dell’UE hanno il diritto di circolare liberamente per l’UE per lavoro, ai senzatetto cittadini europei provenienti dall’Europa orientale che dormono a Londra sono stati confiscati i documenti di identità, il che impedisce loro di ottenere un impiego, e si sono trovati detenuti ed espulsi per “abuso” dei diritti di libera circolazione.

Queste misure violano il diritto al lavoro riconosciuto universale dall’art 23 UDHR e sancito nell’art. 6 ICESCR e art. 15 (1) EUCFR.

Dovrebbero essere visti sullo sfondo in cui i governi e le istituzioni dell’UE e del Nord globale hanno abdicato agli obblighi derivanti dalla legislazione internazionale per proteggere i lavoratori e garantire condizioni di lavoro dignitose e una retribuzione equa, consentendo invece il consolidamento delle pratiche di sfruttamento e condizioni di lavoro oppressive nel settore pubblico e privato. Nel Regno Unito, il governo ha ripetutamente rifiutato aumenti salariali ai lavoratori del settore pubblico, consentendo nel contempo ai dirigenti di percepire stipendi oscenamente alti; rifiutato di adottare un vero salario di sussistenza; non è riuscito a far rispettare in modo sicuro il salario minimo e la protezione del lavoro; e ha incoraggiato o condonato l’uso da parte delle aziende di contratti a zero ore, la loro manipolazione dello status di “lavoratori autonomi”, il lavoro delle agenzie, l’indebolimento del diritto di organizzazione e altre azioni che negano diritti e tutele ai lavoratori e ai dipendenti.

Tali atti e omissioni violano il diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli tutelate dall’art. 23 UDHR e alla libertà, equità, sicurezza e sicurezza sul lavoro, in contrasto con le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). (1)

(4) Sicurezza sociale e supporto all’asilo: i migranti ammessi nel Regno Unito per visite, lavoro, studio o ricongiungimento familiare sono soggetti alla condizione di “non ricorso a fondi pubblici” che vieta l’accesso ai sussidi means-tested. Dal 1999, sono stati esclusi, dalle norme di sicurezza sociale, dall’accesso a tali benefici.

(1) Nella misura in cui le convenzioni dell’OIL sulla migrazione per l’occupazione e la Carta dell’UE dei diritti fondamentali delle condizioni di lavoro dignitose e sicure si applicano solo ai lavoratori legalmente riconosciuti sul territorio, gli stessi strumenti ingiustificatamente e indebitamente raddoppiano l’esclusione dei migranti privi di documenti da diritti riconosciuti come universali .

I richiedenti asilo hanno diritto a ricevere circa £ 37 a settimana (un importo che nel 2014 rappresentava circa il 50% del sostegno al reddito di base). Il livello di supporto si basava sull’ipotesi che il periodo di determinazione sarebbe stato di circa sei mesi, dal momento che era stato accettato che nessuno potesse vivere più a lungo contando su tale importo. Il periodo di determinazione dei diritti è spesso misurato in anni anziché in mesi, ma l’importo non è aumentato in linea con i costi della vita. Il sostegno è stato negato a richiedenti tardivi o diniegati nel 1996 e nuovamente dalla legislazione del 2002. Nel 2009 la negazione delle prestazioni di base e dell’alloggio è stata estesa alle famiglie con bambini che non hanno lasciato il Regno Unito quando richiesto. Coloro che hanno diritto al sostegno per l’asilo spesso devono aspettare diverse settimane o mesi per ottenerlo, molti sono lasciati senzatetto e completamente indigenti.

Nel 2007 la Commissione parlamentare mista per i diritti umani ha condannato il livello e le esclusioni dal sostegno in materia di asilo come “indigenza forzata”, che “in alcuni casi raggiunge la soglia di un trattamento inumano e degradante.” Ha concluso che “la politica deliberata di indigenza è al di sotto dei requisiti della legge comune di umanità e della legge internazionale sui diritti umani”. Un rapporto 2014 dell’IRIS, “Povertà tra rifugiati e richiedenti asilo nel Regno Unito. Una prova e un riesame della politica “ ha scoperto che la miseria era una politica deliberata, calcolata come deterrente per altri che considerino la possibilità di venire nel Regno Unito.

Misure che privano deliberatamente qualcuno dei mezzi di sussistenza violano l’Art. 9 e 11 dell’ICESCR (diritto alla sicurezza sociale e ad un adeguato tenore di vita) e possono anche costituire un trattamento inumano e degradante in contrasto con l’Art 5 UDHR, l’Art. 3 ECHR e l’Art. 4 EUCFR .

(5) Istruzione: nel giugno 2015 il Dipartimento per l’istruzione (DfE) ha stipulato un accordo con il Ministero dell’Interno per fornire informazioni dettagliate sugli alunni, ottenute attraverso il censimento scolastico, per consentire all’Home Office di rintracciare le famiglie che soggiornano illegalmente, ai fini della loro espulsione. L’accordo, i cui obiettivi includevano la creazione di un “ambiente ostile” nelle scuole, era segreto e venne alla luce solo a dicembre 2016, dopo che il DfE aggiunse al censimento le domande sulla nazionalità e il paese di nascita. Una proposta del segretario di Stato per gli Affari Interni di non consentire ai bambini di migranti con status irregolare di frequentare la scuola o di spingerli in fondo alla fila per i posti di scuola, è stata respinta dal governo. Una campagna pubblica del gruppo di attivisti Against Borders for Children, sostenuta da insegnanti e genitori, ha portato alla eliminazione delle domande relative alla nazionalità e al paese di nascita dal censimento scolastico nell’aprile 2018, ma l’accordo sulla condivisione dei dati rimane in vigore e gli attivisti ritengono che dissuada quelli con stato irregolare dall’inviare i loro bambini a scuola.

Nella misura in cui le misure sono calcolate per dissuadere i genitori dall’inviare i bambini a scuola, violano il diritto universale all’istruzione senza discriminazione, riconosciuto tra l’altro dall’articolo 26 UDHR, articolo 13 e 14 ICESCR, protocollo 1, articolo 2 della Convenzione europea Diritti umani, (CEDU), Art 14 EUCFR e Art 28 Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (UNCRC).

(6) Altre misure di condivisione dei dati: oltre alle misure sopra descritte in relazione al Servizio sanitario nazionale e alle scuole, l’Atto sull’immigrazione del 2016 ha imposto un obbligo generale agli enti pubblici e ad altri di condividere dati e documenti con l’ufficio per l’immigrazione. Inoltre, a partire dal gennaio 2018 le banche sono state obbligate a fare controlli trimestrali sui titolari di conti correnti e a chiudere i conti di coloro che sono stati sospettati dal Ministero dell’Interno di soggiorno illegale. Queste disposizioni sono state sospese nel maggio 2018. I poteri per condividere i dati e per richiedere la fornitura di informazioni al Ministero degli Interni da parte di altri dipartimenti e agenzie governative, tra cui Her Majesty’s Revenue and Customs, registri matrimoniali e autorità locali, sono state concesse dal 1999.

Dal 2009, università e colleges sono state obbligate a raccogliere e trasmettere all’Home Office i dati personali, la frequenza, i progressi e altre informazioni pertinenti sugli studenti non comunitari iscritti ai corsi, nonché a verificare i documenti di tutto il personale, compresi i docenti in visita. Il mancato monitoraggio degli studenti ha portato alla sospensione e in alcuni casi al ritiro della licenza per l’ammissione a studenti non comunitari.

Il Data Protection Act 2018 esenta i dati raccolti e condivisi ai fini del controllo dell’immigrazione dai diritti degli interessati di accedere ai dati detenuti su di essi, nella misura in cui la divulgazione può pregiudicare il controllo dell’immigrazione.

Queste misure interferiscono in modo sproporzionato con i diritti alla privacy (art. 8 CEDU) e sulla protezione dei dati (art. 8 EUCFR).

(7) Tasse commerciali: le tasse dell’Home Office per i visti e il loro rinnovo sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, per riflettere “il valore del prodotto”, che rende le domande di regolamento, per la regolarizzazione o per la cittadinanza, proibitivamente costose. Una richiesta di status regolare per una donna sottoposta a violenza domestica da un coniuge costa £ 2.997; per un parente dipendente ora costa £ 3.250. I bambini nati nel Regno Unito, che hanno il diritto di registrarsi come cittadini britannici dopo dieci anni di residenza, sono tenuti a pagare una tassa di oltre £ 1.000, mentre quelli che arrivano nel Regno Unito da piccoli si troveranno a pagare, tra tasse e il supplemento sanitario, fino a £ 8.500 in dieci anni.

Nella misura in cui queste alte tasse impediscono ai migranti di regolarizzare il loro status, interferiscono con i diritti alla vita privata tutelati dall’art. 8 CEDU e art. 7 EUCFR.

L’effetto cumulativo delle misure di cui sopra, in particolare la negazione del diritto al lavoro legale, l’esclusione dei migranti da tutti i servizi di assistenza sociale e le tasse esorbitanti per le domande di immigrazione, è quello di spingere molti migranti verso il lavoro illegale, dove sono totalmente alla mercé dei datori di lavoro, soggetti ad abusi che vanno dalle molestie sessuali al mancato pagamento delle retribuzioni, e senza possibilità di ricorso legale a causa del loro status, con la violazione dei diritti di accesso alla giustizia e a un rimedio efficace per la violazione dei diritti (Art. 2 , 7 UDHR, art 6, 13 ECHR, art 47 EUCFR). I lavoratori non UE senza status regolare sono esclusi dall’accesso ai diritti sul posto di lavoro, al salario minimo e ad altre protezioni. Le donne, che costituiscono un’alta percentuale di questi lavoratori, sono esposte al rischio di sfruttamento sessuale e abuso oltre ad altre forme di sfruttamento, che colpiscono anche direttamente e indirettamente bambini e giovani.

(8) Vita familiare: le regole sull’immigrazione sono state modificate nel 2012 in modo che i migranti regolari provenienti da paesi extra UE che guadagnano meno di £ 18.600 non abbiano diritto al ricongiungimento con il loro coniuge o partner e devono guadagnare 22.400 sterline per portare anche un bambino, e ulteriori £ 2,400 per ogni bambino in più.

Il cambiamento delle regole non era necessario, dal momento che i migranti che cercavano il ricongiungimento familiare erano già tenuti a dimostrare di poter accogliere e sostenere altri membri senza ricorrere a fondi pubblici. Esso è progettato per garantire che le persone povere non possano avere una vita familiare nel Regno Unito.

Le misure di “prima l’ espulsione, l’appello dopo”, negli Atti di immigrazione del 2014 e del 2016, hanno permesso l’espulsione dal paese di migranti che si appellavano al fatto che essa avrebbe violato il loro diritto al rispetto della vita familiare, prima che l’appello fosse ascoltato.

Sono stati segnalati molti casi in cui bambini di appena sei mesi sono stati separati dai genitori detenuti. Bail for Immigration Detainees (BID) ha rappresentato 155 genitori separati dai loro figli per detenzione fino ad oggi, nel 2018.

Le misure interferiscono con il diritto al rispetto della vita familiare, protetto da molte dichiarazioni a favore dei diritti umani tra cui UNCRC e Art. 8 CEDU. L’interferenza con la vita familiare è consentita, nelle norme sui diritti umani, solo se è legittima e necessaria in una società democratica per la sicurezza pubblica, la prevenzione della criminalità, la protezione dei diritti degli altri ecc.

(9) Polizia e detenzione: nel 2012 è stata lanciata Nexus, un’operazione congiunta di controllo dell’immigrazione da parte della polizia che si è basata sull’intelligence della polizia piuttosto che sui risultati della colpevolezza, per identificare gli individui “ad alto rischio” per l’espulsione. L’anno seguente, il governo lanciò l’Operazione Vaken, un tentativo di intimidire i migranti privi di documenti affinchè lascino il paese, esponendo tabelloni su furgoni che giravano per le aree dei migranti dicendo loro “Vai a casa! O affronta l’arresto “, contemporaneamente a un’operazione aggressiva di controlli sull’immigrazione rivolta a giovani minorenni nelle stazioni della metropolitana di Londra.

L’applicazione divenne una priorità importante alla fine degli anni ’90 e negli anni 2000. I funzionari di polizia sono cresciuti da 120 nel 1993 a 7.500 nel 2009, quando hanno avuto luogo migliaia di incursioni aggressive in imprese di produzione etnica e abitazioni. Una famosa operazione del 2009, che illustra la relazione tra la mancanza di diritti sul luogo di lavoro e i diritti di residenza insicuri, ha comportato un’imboscata agli addetti alle pulizie presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) a Londra, che aveva appena ottenuto il London Living Wage (il salario minimo stabilito per la zona di Londra) dopo una dura campagna. Invitati ad una riunione mattutina, gli addetti alle pulizie si trovarono rinchiusi da funzionari dell’immigrazione che controllavano il loro diritto di lavorare nel Regno Unito e ne arrestarono diversi per l’espulsione. Nonostante le azioni di solidarietà degli studenti, in nove vennero espulsi. Tuttavia, gli addetti alle pulizie e i loro sostenitori hanno continuato la loro campagna per il giusto trattamento e nel 2017 hanno ottenuto il diritto di essere assunti direttamente dalla scuola, con parità di retribuzione e di condizioni con gli altri lavoratori della scuola.
Il Regno Unito è l’unico stato membro dell’UE in cui la detenzione amministrativa di migranti a tempo indefinito è legale secondo il diritto interno e molti detenuti immigrati sono stati rinchiusi per diversi anni. C’è stata una forte campagna, che ha coinvolto molti parlamentari, per un limite di detenzione di 28 giorni. In molte occasioni, i giudici hanno condannato la lunga detenzione di persone vulnerabili, e molte volte l’hanno dichiarata inumana e degradante. La detenzione a tempo indefinito causa malattie mentali e gravi disagi e ha portato a numerosi suicidi e episodi di autolesionismo.

Il Regno Unito fu uno dei primi a privatizzare la detenzione degli immigrati, con il centro di detenzione di Harmondsworth gestito da Securicor negli anni ’70. Sette degli otto centri di detenzione a lungo termine (ora denominati “Centri per la Rimozione dell’Immigrazione o IRC) sono gestiti privatamente. Sono esentati dalla legislazione sul salario minimo e nel 2018 i dirigenti hanno rifiutato di aumentare la retribuzione dei detenuti che svolgono lavori umili da £ 1 a £ 1,15 l’ora.

Queste misure violano il diritto alla libertà, proclamato dai giudici come un diritto fondamentale e un valore tipicamente britannico, e considerato fondamentale anche nella DUDU e nella CEDU; a condizioni di lavoro decenti (vedi sopra); e alla libertà da trattamenti inumani e degradanti.

(10) L’ambiente ostile alle frontiere: quando l’Europa ha chiuso i suoi confini ai migranti poveri e ai rifugiati, sono sorti campi informali ai colli di bottiglia ai confini, dove è stato fornito poco o nessun aiuto ufficiale; i volontari che cercano di fornire aiuto sono stati criminalizzati e sono state implementate dure misure di polizia, comprese percosse, attacchi con i cani, furto o distruzione di oggetti personali. A Calais, dove migranti e rifugiati che sperano di attraversare la Manica verso la Gran Bretagna stanno arrivando ​​dagli anni ’90, i loro accampamenti sono stati ripetutamente distrutti. Il grande campo conosciuto come “la giungla”, con chiesa, scuola e negozi improvvisati, è stato distrutto dalle ruspe nell’ottobre 2016 e la polizia spesso colpisce bambini addormentati con gas lacrimogeni, distrugge le tende e i sacchi a pelo e picchia i migranti più anziani, mentre il sindaco di Calais, cercando di evitare un altro accampamento “giungla”, ha vietato la distribuzione non autorizzata di cibo e acqua pulita, nonostante malattie che si sviluppano per mancanza di acqua pulita. (Il divieto è stato annullato da un tribunale che ha ordinato l’installazione di rubinetti dai quali attingere acqua potabile) . Il governo del Regno Unito contribuisce al costo della sorveglianza dei migranti a Calais.

Il duro trattamento di coloro che si trovano negli accampamenti e ai confini è inumano e degradante, e contrasta con l’art. 3 della CEDU, in cui la cui protezione è concepita come assoluta. Tale trattamento non può mai essere giustificato da alcun obiettivo politico.

3. Accuse specifiche contro il governo del Regno Unito (in proprio e in rappresentanza dell’UE e degli Stati membri e del Nord globale)

1. All’interno di una forza lavoro impoverita e resa insicura dalle politiche neoliberiste, i lavoratori migranti e rifugiati vengono super-sfruttati, emarginati e privati ​​dei diritti da misure legali e operative, tra cui:

i.Omissione (in comune con quasi tutto il Nord globale) della firma o della ratifica della Convenzione per i lavoratori migranti delle Nazioni Unite;

ii. Omissione (a differenza di molti altri stati nel Nord del mondo) della ratifica della Convenzione per i lavoratori domestici dell’OIL e soppressione dei diritti e della sicurezza dei lavoratori domestici;

iii.Legislazione che impone sanzioni ai datori di lavoro che impiegano lavoratori privi di documenti, sostenute da raid violenti contro – in particolare – piccoli datori di lavoro delle minoranze etniche, che possono essere multati fino a £ 20.000 e persino imprigionati per aver impiegato un immigrato o rifugiato senza documenti;

iv. Creazione del reato di lavoro illegale, ai sensi dell’Immigration Act 2016, che consente la confisca delle retribuzioni dei lavoratori;

v. Negazione e / o limitazione dei diritti al lavoro per i richiedenti asilo;

vi. Mantenimento di un quadro giuridico che esclude i lavoratori privi di documenti dalla protezione contro gli abusi, incluso il mancato pagamento delle retribuzioni, il licenziamento ingiusto e la discriminazione di razza e sesso, che sono particolarmente diffusi nei settori dell’ospitalità, del tempo libero, dei servizi, dell’agricoltura e dell’edilizia; vii.Mancanza di sufficienti finanziamenti costanti per l’Autorità per i Gangmasters e gli Abusi sul Lavoro (GLAA), per far rispettare condizioni di lavoro dignitose;

viii.Rifiuto di fornire assistenza legale in casi connessi all’occupazione e rimozione di finanziamenti pubblici per consulenza e assistenza in questi casi;

ix.Rinuncia ad assicurare la completa separazione delle visite di controllo da parte di GLAA dal controllo dell’immigrazione;

x.Espulsione dei cittadini dell’Area Economica Europea (EAA) che sono indigenti e che non riescono a trovare lavoro;

xi. Esenzione dei ”Centri per la Rimozione dell’Immigrazione” dalla legislazione

sul salario minimo, che consente alle multinazionali della sicurezza di trarre profitto sia dai contratti di detenzione che dalla manodopera a basso costo dei detenuti.

2. Nel frattempo, le politiche del governo in materia di immigrazione e asilo hanno favorito il razzismo, l’islamofobia e il nativismo e hanno deliberatamente creato un “ambiente ostile” per i non cittadini che comporta (oltre alla criminalizzazione del lavoro) l’indigenza forzata, la negazione di diritti alla casa e al trattamento medico essenziale, la detenzione a tempo indefinito e l’espulsione. Queste politiche violano gli obblighi internazionali in materia di diritti umani alla vita, alla dignità, all’integrità fisica e psicologica, al rispetto della vita privata e familiare, alla libertà e alla protezione dal lavoro forzato e da trattamenti disumani e degradanti. Ciò è stato ottenuto attraverso:

i.Politiche sui visti più restrittive che limitano i diritti legali di ingresso e soggiorno nel Regno Unito per lavoro (per cittadini non-SEE o di paesi terzi) a un numero piccolo e in diminuzione di dipendenti altamente qualificati o aziendali, con tasse esorbitanti per emissione e rinnovo;

ii. Norme sull’immigrazione e politiche ministeriali che trattano i lavoratori domestici come proprietà dei loro datori di lavoro;

iii) Accoglienza forzata in alloggi – spesso squallide sistemazioni – di richiedenti asilo, che sono tenuti a vivere con un’indennità settimanale incredibilmente piccola;

iv.Legislazione che impone ai proprietari e agli agenti privati ​​di controllare lo stato dell’immigrazione prima di affittare l’alloggio;

v.Legislazione e politica che nega alla maggior parte dei richiedenti asilo rifiutati e di migranti privi di documenti, qualsiasi beneficio o sostegno, così come qualsiasi assistenza ospedaliera di emergenza dell’NHS;

vi.Il radicamento di opinioni razziali sui migranti nel sistema di controllo, al punto che le persone di colore residenti da decenni sono esposte al sospetto di non avere alcun diritto legale di risiedere, alla negazione di servizi essenziali e alla minaccia di espulsione forzata;

vii.La soppressione del patrocinio a spese dello Stato per i casi di immigrazione di non richiedenti asilo.

3. Il governo, con politiche che rendono impossibile vivere senza lavorare e contemporaneamente rendendo il lavoro illegale, costringe le persone vulnerabili ad accettare condizioni di super-sfruttamento e totale insicurezza come prezzo per rimanere nel paese e consente alle società private di trarre profitto da tale super-sfruttamento.

4. Inoltre, mentre la legge sulla libera circolazione dell’UE riconosce l’importanza dell’unità familiare per i cittadini SEE che si muovono per lavorare, le norme del ricongiungimento familiare del governo per i cittadini non SEE (siano essi ammessi come lavoratori o rifugiati) sono estremamente restrittive e portano a una separazione a lungo termine delle famiglie.

5. Queste politiche vanno anche a scapito dei diritti dei bambini, che sono esposti a rischi di sfruttamento e abuso quando tentano di emigrare autonomamente, o di privazioni e indigenza come conseguenza di politiche che negano il sostegno dei fondi pubblici a migranti familiari.

6. Allo stesso tempo, il governo, di per sé e in quanto Stato membro dell’UE, facilita la realizzazione di vasti profitti da parte delle società di sicurezza attraverso contratti per il regime di sicurezza delle frontiere, l’alloggio dei richiedenti asilo e per la detenzione e la espulsione di migranti, mentre trascura o condona la brutalità, il razzismo e altre violazioni dei diritti umani, reati, frodi e negligenze commessi da propri agenti contro migranti e rifugiati, ricompensandoli di fatto con la continuazione dell’assegnazione di tali contratti.

Domande per il Tribunale

Il Tribunale è invitato a considerare l’effetto cumulativo di tutte queste misure, politiche e operazioni prese insieme, nel creare e mantenere un popolo senza diritti all’interno dell’Europa e ai suoi confini.

  1. Nella misura in cui il Tribunale abbia accertato le violazioni di cui sopra, come si riferiscono al modello generale di violazioni riscontrato dal Tribunale nelle sue audizioni a Barcellona, ​​Palermo e Parigi?
  2. In che modo la creazione e il mantenimento di un popolo senza diritti si concilia con le pretese dell’Europa di essere una culla di diritti e valori umani universali e con gli strumenti dei diritti umani scritti, firmati e ratificati dagli Stati europei?
  3. In che modo la continua tolleranza della sofferenza dei condannati ad essere senza diritti influisce sullo stato di diritto?
  4. Dal momento che la protezione dei diritti umani fondamentali deve essere perseguita dallo stato sia a livello legislativo che giuridico, in che misura il trattamento dei migranti distrugge questo ponte tra il politico e il giuridico?
  5. In che misura i migranti possono essere soggetti sperimentali o cavie per una più ampia distruzione dei diritti dei popoli nell’ambito della globalizzazione?
  6. In che modo le politiche governative e le dichiarazioni ministeriali che trattano migranti poveri e rifugiati come “turisti della beneficenza”, “turisti della salute”, “uno sciame”, contribuiscono ad esacerbare il razzismo popolare e incoraggiano l’odio dei migranti e la violenza razziale?
  7. Il Tribunale ha trovato esempi di resistenza contro queste misure che possano fungere da modelli o indicatori per azioni future?

Elenco delle organizzazioni firmatarie

Co-convenors

Corporate Watch

Commission for Filipino Migrant Workers – Europe

Global Justice Now (GJN)

Institute of Race Relations (IRR)

Justice, Peace and Integrity of Creation Links Network

Lewisham Refugee Migrant Network (LRMN)

Migrants Rights Network

Monsoon Book Club

Racial Justice Network, Quakers, Friends House

RESPECT Network Europe

Statewatch

Transnational Institute (TNI)

Transnational Migrant Platform-Europe (TMP-E)

UNITE the Union

Waling-Waling (Supporting Migrant Workers Rights Campaign)

War on Want

ECVC/LVC Sindicato de Obreros del Campo-Sindicato Andaluz de Trabajadores – SOC-SAT Andalucia

ECVC/LVC Associazione Rurale Italiana ARI

LAB Trade Union Basque Country

COS-Trade Union Catalonia

Supporting organisations

Asylum Welcome (Oxford)

Bertrand Russell Peace Foundation

Birmingham & Coventry Branch of the National Union of Journalists (NUJ)

Brigidine Sisters

Campaign Against Criminalising Communities (CAMPACC)

Committee on the Administration of Justice (Belfast)

daikon* zone

Daughters of the Cross of Liege

Disabled People Against the Cuts

Doctors of the World UK

Doughty Street Chambers

Good Shepherd and OLC

Haringey Welcome

Holy Family of Bordeaux

Hotel Workers Branch LE/1393 – Unite the Union

INQUEST

Kanlungan Filipino Consortium

Kent Refugee Help

Latin American Women’s Rights Service (LAWRS)

Leicester Civil Rights Movement

Lifeline Options CIC

Marist Sisters

Migrant and Refugee Children’s Legal Unit (MiCLU )

Migrants Organise

Migrant Support’s

Min Quan Advocacy Group

SumofUs

Miscarriages of Justice UK (MOJUK)

Missionary Society of St Columban

No-Deportations – Residence Papers for All

Participation and the Practice of Rights (PPR)

Praxis

Restaurant/Bar Branch LE/1647 – Unite the Union

Reunite Families UK

Right2workuk ltd

Reunite Families UK

Sacred Heart of Jesus & Mary Sisters

Sisters of Christ

Sisters of St Joseph of Peace

Sisters of St Louis

SOAS Detainee Support

Society to the Sacred Heart and the Sisters of the Assumption

South Yorkshire Migration and Asylum Action Group

The Monitoring Group

UK Modern Slavery Research Consortium (CAJ)

UNISON

United Voices of the World

The Voice of Domestic Worker

Women in exile

Society to the Sacred Heart

Sisters of the Assumption


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