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Processi ai Mapuche

Questa lettera è stata scritta presumibilmente il 16 o 17 settembre e i riferimenti temporali interni vanno collocati in quel periodo:i processi del tribunale di Temuco, di cui si rende conto, sono due: quello per l’uccisione della coppia LuchsingerMackay (bruciati con la loro abitazione), con quattro imputati compresa la machi Linconao e quello per l’incendio di una chiesa con altri quattro imputati.

Il processo è stato un problema che ci fa molto preoccupare, soprattutto per il risultato finale, soprattutto a causa della pressione esercitata dai media, dagli agricoltori e dal governo, quest’ultimo per volere dare un segnale di giustizia nei confronti dell’opinione pubblica. Questa situazione può condurre alla condanna senza avere prove convincenti.
Siamo consapevoli che stiamo affrontando un processo politico e non un processo giudiziario, in cui
si mira a criminalizzare la causa mapuche e portarla sulla strada della violenza e del terrorismo, per giustificare la repressione, la persecuzione poliziesca e giudiziaria e mantenere la militarizzazione del territorio mapuche.

Nel trascorso sviluppo del processo, nella città di Temuco, ogni giorno comunità mapuche si riuniscono davanti al tribunale per dare sostegno ai nostri fratelli, poiché l’ingresso in aula è molto limitato, riservato solo ai parenti più diretti, quindi tutti gli altri restano fuori. Dobbiamo sottolineare la solidarietà degli studenti universitari e delle scuole superiori che accompagnano sempre il processo. Alle comunità mapuche non hanno permesso di essere presenti. A questo va aggiunta la mobilitazione nelle loro comunità, come l’occupazione del territorio di coloni e di imprese forestali, sbarramento di strade, occupazione di enti pubblici come CONADI (Istituto nazionale per lo sviluppo indigeno, ndr) a Temuco e Santiago.
A questo si aggiunge uno sciopero della fame che quattro mapuche stanno effettuando nel carcere di Temuco, da più di 100 giorni. La loro richiesta riguarda la non applicazione della legge antiterrorismo nei loro confronti. Essi sono accusati di bruciare chiese nei territori di comunità mapuche. La situazione sanitaria è molto grave, sono molto deboli.

A questo proposito si sono espresse molte organizzazioni mapuche e non mapuche. Due settimane fa fu occupata la cattedrale di Temuco. Gli occupanti furono sfrattati e messi a disposizione del tribunale. Per più di una settimana giovani studenti e comunità mapuche si sono stabiliti di fronte alla prigione di Temuco, per sostenere lo sciopero della fame. Lì ci siamo fermati giorno e notte a suonare strumenti musicali tradizionali per dare forza ai nostri fratelli imprigionati.
Dobbiamo sottolineare che i nostri fratelli imprigionati sono molto forti e decisi, convinti che prevarrà la loro forza e la loro convinzione a mostrare che non han preso parte ad un evento così grave. Durante il processo nella sua dichiarazione
la machi Francisca Linconao ha detto ai giudici che conosceva la famiglia Luchsinger Mackay da molto tempo, che sua sorella lavorava nella casa padronale e che ebbero sempre un buon rapporto di vicinato. Anche quando è stata consacrata come machi, essi han partecipato alla sua cerimonia. Ha anche detto al tribunale che dio la incaricò di fare il bene e guarire la gente e non ucciderla. Parole della machi.

Oggi si è conclusa la presentazione delle prove dell’accusa. La verità è che non ha dimostrato nulla di concreto. Mercoledì 20 settembre inizia la presentazione di prove da parte della difesa, c’è molta convinzione che ora si cominci a mostrare la verità di questo terribile crimine che si pretende scaricare sul popolo mapuche.
Abbiamo quattro persone Mapuche che sono accusate di aver bruciato una chiesa nella città di Padre Las Casas. Hanno passato più di 110 giorni in sciopero della fame e sicuramente andranno avanti.
Stanno chiedendo al governo che non si applichi la legge anti-terrorismo. A tutt’oggi il governo mantiene la misura, che non viene ritirata. È per questo motivo che Benito Trangol ha deciso di iniziare lo sciopero della fame totale, che certamente complica molto la sua salute. Dobbiamo segnalare che a lui oggi si sono aggiunte allo sciopero della fame altre quattro persone accusate di aver ucciso Luchsinger Mackay. In totale abbiamo 13 persone che sono in sciopero della fame, tutte detenute nelle prigioni delle città di Lebu, Temuco, Valdivia.

Denunciamo la persecuzione della polizia nei confronti di leader mapuche che sono stati arrestati in questo fine settimana. Otto persone sono state brutalmente picchiate e arrestate con l’accusa di aver bruciato più di un centinaio di camion. Si è fatto anche irruzione in molte comunità, sono entrati nelle case delle famiglie mapuche, hanno minacciato di morte coloro che sostengono gli scioperanti; agenti in borghese stanno entrando camuffati, presentandosi come funzionari del governo. Siccome i loro veicoli sono senza targa di identificazione, tutto ciò mette molta paura su come comportarsi con gli agenti di polizia in borghese. Le comunità mapuche stanno vivendo una repressione molto crudele. Questo momento può essere paragonato solo con ciò che si è vissuto durante la dittatura militare.
Alla fine della settimana scorsa, varie volte si sono avvicinati alla nostra casa sconosciuti che chiedevano di cose inesistenti e, dopo un dialogo con loro, ci siamo resi conto che erano della polizia e al vedersi scoperti se la sono rapidamente filata. Questo lo fanno per instillare la paura e il terrore nella nostra famiglia.

Solo un paio di mesi fa la presidente Bachelet aveva chiesto perdono al popolo mapuche per le atrocità commesse dallo Stato cileno verso il nostro popolo. Sembra un’ironia della sorte, perché ora in pratica ci stanno invadendo di nuovo con la polizia, armata fino ai denti, con procuratori e giudici che pretendono criminalizzarci per poter continuare a imprigionare molti leader. Sicuramente nei prossimi giorni ci saranno ulteriori arresti.
Nei prossimi giorni marceremo di nuovo nella città di Temuco, insieme con le famiglie dei prigionieri politici mapuche, esigendo dalle autorità che stabiliscano un dialogo con le famiglie dei detenuti e con i leader mapuche, per dare un esito politico e non giudiziario, esigendo
che la Presidente della Repubblica si assuma le sue responsabilità e non lasci nelle mani della polizia e dei giudici una questione politica storica che colpisce il nostro popolo da oltre 130 anni, da quando lo stato si è installato nel territorio mapuche.

Ci dispiace molto scrivere questo un po’ tardi, ma chiediamo la vostra comprensione, perché abbiamo avuto un sacco di lavoro per sostenere il processo, gli scioperanti e ora i leader che sono stati arrestati questo fine settimana. Qui le cose non stanno andando bene nelle nostre comunità, c’è un sacco di paura a uscire in strada, a sostenere le marce, perché ci sono molti interventi della polizia. Ci hanno appena avvisato che domani si avvia il processo contro i quattro mapuche che sono accusati, secondo la legge anti-terrorismo, dell’incendio di una chiesa. Questo implica che non è stata abbandonata l’applicazione della legge antiterrorista, quindi continuerà lo sciopero della fame. Ciò è molto spiacevole per il futuro e per la salute dei nostri fratelli che sono disposti a morire per questa ingiustizia.
Speriamo di continuare a scrivere in condizioni di libertà, ma sappiamo di essere ad un passo dal cadere nelle mani della polizia come tanti i nostri fratelli e di finir accusati di terrorismo e di altro, ma anche in questa situazione continueremo ancora a lavorare per la giustizia sociale del nostro popolo mapuche.

Un altro argomento da sottolineare è che i media hanno istituito un sistema di comunicazione che supporta i sindacati dei camionisti, appoggiati dalle imprese forestali per far pressione sul governo per ottenere sostegno all’estensione della repressione.

Non tutto ciò che abbiamo scritto è quello che accade oggi, ci sono molti altri problemi che stiamo vivendo.

Molti saluti a tutti i fratelli della Rete Radié Resch, specialmente ai fratelli di Brescia e attraverso loro a tutti gli amici e le amiche di tutta Italia.

Margot, José, Associazione Regionale Mapuche Folilko.

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