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Proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia

Sette punti. Un’agenda strutturale sui migranti, ispirata agli appelli di papa Francesco, che va dalla riforma della legge sulla cittadinanza e all’introduzione di nuove modalità d’ingresso in Italia, fino alla regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”, all’abrogazione del reato di clandestinità, passando per l’ampliamento della rete Sprar, la valorizzazione e la diffusione delle buone pratiche unite all’effettiva partecipazione alla vita democratica dei migranti.

È un appello alle forze politiche, quello di diciannove enti e associazioni cattolici che hanno elaborato un documento da sottoporre ai candidati delle prossime elezioni. Un piano di azioni precise sottoscritto finora da Acli, Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro missionario francescano onlus (Ordine dei Frati minori conventuali), Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti missionari italiani, Fcei (Federazione chiese evangeliche italiane), Federazione Salesiani per il sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, Gioventù operaia cristiana (Gioc), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Uisg (Unione internazionale delle Superiori generali) che da oggi potrà essere fatto proprio anche da tutti coloro che vogliono affrontare il tema delle migrazioni in un’ottica complessiva.

Punto primo: riformare la legge sulla cittadinanza. «Non possiamo più stare zitti», esordisce il presidente della Fondazione Casa della carità don Virgilio Colmegna presentando la prima necessità messa in agenda. In Italia stiamo portando «avanti scelte coraggiose sulle migrazioni, frutto della fecondità del Vangelo – sottolinea – buone prassi di partecipazione e inclusione, tanta produzione di sapienza che si scontra con l’arretratezza burocratica che sta dietro la domanda di umanità». Per questo non è più rinviabile, secondo il cartello di associazioni cattoliche, un provvedimento che «sani queste contraddizioni». In Italia, infatti, ci sono «900mila ragazzi nati da genitori stranieri e cresciuti nel nostro Paese, italiani di fatto ma non di diritto, che vivono una cittadinanza dimezzata», gli fa eco Antonio Russo, responsabile welfare delle Acli, per cui si tratta di «una riforma urgente, una riforma di civiltà».

 

Altro nodo cruciale è quello degli ingressi in Italia, con l’introduzione di nuove modalità che non li costringano a chiedere l’asilo. Andare oltre, per la responsabile immigrazione di Sant’Egidio Daniela Pompei che ricorda l’esperienza positiva dei corridoi umanitari attivati insieme alla Cei e alla Fcei, significa «una rapida riattivazione dei canali ordinari d’ingresso che ormai da anni sono pressoché chiusi», a cominciare da un immediato ritorno del decreto flussi, per arrivare fino a proposte più ampie come «il permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e la reintroduzione del sistema dello sponsor».

Terzo punto, la regolarizzazione di quegli stranieri che dimostrano di avere un comprovato percorso d’integrazione. Così, citando le esperienze in corso in Germania e in Spagna, «si riconoscerebbe sia l’impegno dei migranti che di chi ha predisposto per loro un percorso d’inclusione », sottolinea la referente immigrazione del Movimento dei Focolari Flavia Cerino, per cui è importante formare questi giovani anche nelle professioni che mancano nel nostro mondo del lavoro.

Nulla sarebbe possibile tuttavia – questo il quarto punto – senza l’abrogazione del reato di clandestinità che ha dimostrato di essere «ingiusto, inefficace e controproducente ».

L’accoglienza di qualità invece – dicono le 19 realtà – presuppone l’ampliamento della rete Sprar con l’obiettivo – ricorda padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, affrontando il quinto punto del documento – «di riunificare nello Sprar l’intero sistema creando un unico percorso di accoglienza integrata e diffusa» ponendolo sotto «l’effettivo controllo pubblico». Un sistema che va ampliato, perché è un modello di «responsabilizzazione della società».

Le buone pratiche diffuse sul territorio, che si propone di raccontare in un osservatorio e replicare il più possibile, hanno dimostrato che un’altra faccia dell’accoglienza è possibile. Lo ricordano don Claudio Gnesotto, presidente Ascs onlus, e don Giovanni d’Andrea, presidente Salesiani per il sociale, citando il caso degli oratori diventati momenti d’inclusione per i minori non accompagnati, come pure il servizio civile nazionale oppure l’esperienza della Casa Scalabrini 634.

Ultima, ma non per importanza, la necessità di un’effettiva partecipazione alla vita democratica per i migranti, prevedendo l’elettorato attivo e passivo alle amministrative per i lungo-soggiornanti. Il modo in cui affrontiamo il fenomeno migratorio, è quindi la conclusione del presidente di Azione Cattolica Matteo Truffelli, «ci dice che tipo di società vogliamo essere: con lo sguardo indietro, chiusa e paurosa, destinata ad essere travolta dalla storia, oppure con lo sguardo dritto ai problemi, trasformandoli in risorse e opportunità ». L’agenda verrà presentata ai politici il 20 febbraio a Milano e il 26 febbraio a Catania. Tra i primi ad aver sposato i sette punti la deputata Milena Santerini, per cui «in tempo di muri, queste associazioni costruiscono ponti verso i migranti».

Avvenire 9 febbraio 2018

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