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Rete di Verona Dicembre 2019

Cari e care, il Convegno nazionale della Rete si avvicina e ci sembra importante e utile condividere anche con il gruppo di Verona quanto è emerso dal confronto che c’è stato al coordinamento di Pistoia lo scorso 23/24 novembre. Al di là del dibattito (come sempre un po’ farraginoso…) sul titolo più opportuno, ci si è trovati sostanzialmente d’accordo sui contenuti fondamentali e le modalità che dovrebbe esprimere il Convegno. Abbiamo accolto l’invito di Giorgio Gallo a riflettere sull’importanza di una dimensione politica rinnovata e più forte. Qui è chiaro che parliamo di politica come impegno per il bene comune e non di scegliere uno dei partiti attuali. Questo sguardo politico ci dovrà aiutare a valutare e guidare le nostre operazioni. Infatti, in questa fase storica stiamo assistendo a un moltiplicarsi di ribellioni, a livello globale. Protagonisti sono in genere i giovani. Pensiamo al Cile, a Haiti, al Libano, all’Iraq, all’Algeria, all’Iran, e anche a diversi paesi dell’Africa, ma anche, con diverse caratteristiche, alla Bolivia, a Hong Kong e alla Catalogna. Molte di queste ribellioni sono il frutto dell’impoverimento e dell’aumento delle insicurezze e delle disuguaglianze che ha prodotto il neoliberismo. La gente, i giovani soprattutto, cominciano a dire basta. Non dimentichiamo, però, che questo profondo disagio sociale può prendere anche la forma del populismo di cui vediamo, per esempio in Italia, gli effetti nefasti. Di tutto questo vorremmo tenere conto nel Convegno. In concreto pensiamo di chiedere ai testimoni che inviteremo di spiegare i contesti in cui operano le organizzazioni di base e i movimenti di cui fanno parte, di dirci delle lotte che portano avanti, contro un sistema che in ogni parte del mondo esclude buona parte della popolazione (creando quegli “scarti” di cui parla papa Francesco). Crediamo che proprio da qui nasce la necessità di ricostruire relazioni e impegno sociale, a partire da piccole comunità e gruppi solidali come è la nostra Rete: ciò però non sarà possibile se non saremo coscienti dell’ampio orizzonte politico in cui viviamo. Per quanto riguarda gli spazi all’interno del Convegno, è stata lanciata la proposta di confrontarci tra le Reti, di scambiarci esperienze e modalità di azione all’interno delle diverse realtà in cui i vari gruppi locali operano. Questo scambio potrebbe essere collocato nelle serate di venerdì e di sabato.
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Anche per quanto riguarda il progetto locale della concessione in comodato dell’appartamento dell’ATER, in collaborazione con la comunità di s. Nicolò, lentamente la burocrazia si muove. Abbiamo avuto assicurazione scritta che saremo chiamati a firmare il contratto di comodato entro il febbraio 2020.
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Alleghiamo alla nostra circolare la circolare nazionale di novembre, curata dalla Rete di Castelfranco, dal titolo significativo di “Africa in positivo”. Riporta quello che p. Richard (p. Richard aveva partecipato a un nostro Convegno di qualche anno fa) riferisce sulla situazione attuale della Repubblica Democratica del Congo, ma anche propone una lettura che sfata gli stereotipi con cui si è soliti guardare all’Africa; piuttosto apre alla speranza perché sottolinea la vitalità e la creatività degli africani nonostante le molte difficoltà e contraddizioni di cui ancora il continente soffre.
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Infine, per tenere sempre vivo il nostro impegno nei confronti della Palestina, abbiamo avuto due appuntamenti importanti in quest’ultimo periodo. Il 20 novembre c’è stato l’incontro con Rashid Khudeiri, accompagnato e presentato da Luisa Morgantini. Rashid è presidente del Jordan Valley Solidarity, un movimento di contadini che nella valle del Giordano resiste in modo non violento all’occupazione israeliana, ricostruendo case, scuole, e qualsiasi altro tipo di edificio sistematicamente distrutti dall’esercito. C’è chi ha ricostruito ben 34 volte la sua casa. In questo modo si vuole affermare il proprio diritto di esistere. Quattro di noi, poi, hanno partecipato alla giornata ONU di solidarietà con la Palestina. Quest’anno l’incontro si è svolto a Milano, dove siamo stati accolti dalla comunità dei palestinesi della Lombardia. Erano presenti anche personalità istituzionali, ma i momenti più interessanti sono stati i gruppi di lavoro in cui è stato possibile ascoltare le testimonianze di chi ogni giorno lotta contro l’occupazione e per una società libera, come per esempio le donne di Gaza strette tra una società tradizionale, e quindi maschilista, e appunto l’occupazione militare israeliana.

Un caro saluto,
Maria

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