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Rete di Macerata Gennaio 2019

Cari amici della Rete, Castelnuovo di Porto, il centro richiedenti asilo alle porte di Roma, è stato svuotato in seguito al decreto sicurezza. Le cronache parlano di migranti che vivevano lì in situazione di integrazione, bambini che andavano a scuola, collaborazioni di vario genere perfino nella squadra di calcio: la Castelnuovese. Questa la grande novità nella gestione dell’immigrazione nel nostro paese. L’operazione assume quasi la forma dello sgombero: a Castelnuovo di Porto erano accolte circa 500 persone di cui 300 verranno ricollocate in altri centri di otto regioni italiane in quanto richiedenti asilo, mentre chi non ha traumatica. ottenuto l’asilo, ma gode della protezione umanitaria rischia di restare fuori della rete di accoglienza; è questa l’incognita di molte di quelle persone che possono ritrovarsi in mezzo a una strada, per non parlare dei dieci bambini che andavano a scuola e che non potranno più frequentarla. Forse l’intenzione del governo è di lasciare per strada i migranti in possesso di protezione umanitaria a cui il decreto Salvini non riconosce più alcun valore. Mi chiedo come la mettiamo, sul piano giuridico, con chi aveva avuto tale protezione prima del 5 ottobre, ovvero prima dell’entrata in vigore del decreto sicurezza? Tali persone erano in accoglienza sulla base delle normative preesistenti che prevedevano la conclusione di un percorso di integrazione per ottenere lo status di rifugiato. Si possono interrompere questi percorsi senza alcuna motivazione? Con le nuove norme solo i minori non accompagnati e chi ha ottenuto lo status di rifugiato può essere titolare di protezione umanitaria. Il metodo usato per svuotare il cara è stato un bliz mattutino senza offrire alcuna alternativa praticabile meno traumatica. Lo Sprar ( Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) è nato con l’idea di trasformare l’accoglienza in un meccanismo di erogazione di servizi socio assistenziali nel territorio, tutto basato sull’inclusione sociale; parliamo di una sperimentazione che tutta Europa ha guardato con interesse, che ha avuto enorme successo e che per nessuna ragione logica o giuridica era da spazzare via dopo 18 anni di funzionamento. Una vicenda incredibile l’eliminazione dello Sprar in favore di che cosa? In favore di centri emergenziali che sono un ritorno al passato? Torniamo indietro di 20 anni nell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati? Il tentativo evidente è di isolare le persone, impedendone l’integrazione. Dimostra quanto appena affermato che nei bandi dei futuri centri di accoglienza che partiranno da quest’ anno non sono previsti corsi di Italiano, non c’è integrazione sociale e i costi vengono dimezzati perché i servizi vengono appiattiti, trasformando i centri in “pollai “che sono il contrario dell’esperienza cresciuta nel corso dei 18 anni di applicazione. Come detto prima, le notizie che arrivano dal centro di Castelnuovo, nonostante i suoi limiti, sono di lavoro, scuola, gioco del calcio, lavori socialmente utili, amicizie…… Spezzare questo processo di integrazione con la scusa di rendere più efficienti gli Sprar mi sembra un grossolano errore che creerà solo situazioni emergenziali. C’è sempre un clima ideologico che circonda la questione “immigrazione” dividendo una parte dall’altra e brandendo i migranti come unica causa dei nostri disastri. Pur cercando di tenere i toni bassi dobbiamo ammettere che i rifugiati provenienti dall’Africa sono l’espressione della globalizzazione e che comunque la contrapposizione non aiuta ad affrontare il problema; o torniamo a una gestione vera di questo cambiamento sociale, lo accettiamo decidendo che l’integrazione è il nostro obiettivo e facciamo progetti diffusi in tutt’Italia, affidati, ad esempio, agli enti locali per la gestione dell’inclusione oppure andremo sempre più verso una gestione emergenziale, cioè una non gestione, verso il parcheggio delle persone che non faranno nulla tutto il giorno, che non avranno un percorso di inclusione e che quando otterranno una qualsiasi protezione sarà come se fossero arrivati il giorno prima anche se sono in Italia da uno o più anni. Voglio, inoltre, esaminare quali sono gli interessi in Africa dell’Europa, in particolare della Francia, e della Cina, più recentemente. Il neo colonialismo francese in Africa può considerarsi la causa dell’impoverimento africano e dei flussi migratori da quel continente al nostro? Lo strumento adottato è il franco africano utilizzato dal 1945 quando la Francia negoziò la parità del franco francese e del franco che aveva nei 15 paesi delle sue colonie: il franco Cfa. Questa moneta è rimasta in uso anche dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Francia e ha un tasso fisso di cambio dapprima con il franco e poi con l’euro per dare stabilità e impedire spinte inflazionistiche dannose a economie molto fragili come quella africane; la contromisura è stata il deposito di una riserva che oggi ammonta a 14 miliardi di euro presso il Tesoro francese sulla quale la Francia paga interessi fissi dello 0,75%. Una delle accuse rivolte alla Francia è che essa investe tali somme a interessi ben più alti; il dibattito esiste in quanto questa situazione viene considerata un retaggio coloniale. I paesi parafricani, accettando questa situazione dopo 60 anni dall’indipendenza, vogliono mettersi, così, al riparo da spinte inflazionistiche nonché avere la garanzia della convertibilità universale sul mercato finanziario; è chiaro che questo favorisce gli investimenti francesi e, poiché parliamo di euro, anche gli altri paesi della zona euro sono avvantaggiati se investono in Africa. Voglio aggiungere che il cambio fisso se penalizza l’esportazione di prodotti africani privandoli dello strumento della svalutazione, protegge i nostri produttori. Non penso che il franco Cfa (comunità finanziaria africana) sia l’unico retaggio neocoloniale in Africa in quanto tutti i paesi occidentali (Italia compresa), l’Arabia Saudita, la Turchia, la Cina stanno attuando massicciamente politiche neocoloniali in Africa che si manifestano con canali commerciali, influenze sulle produzioni alimentari, alienazione di terre, presenza di multinazionali, guerre di potere, corruzione; esse sono viste come armi per sottomettere gli stati africani e come causa di impoverimento di economie emergenti. In questi giorni è in Italia il presidente del Consiglio dell’Etiopia che ha dichiarato: “ Sono qui in Italia per cercare di contrastare la grande influenza degli investimenti cinesi nel mio Paese”. Mi auguro che l’Africa possa diventare tanto importante nei prossimi 50 anni e possa cominciare a reagire come qua e là si comincia a vedere: il fatto di bruciare il Cfa da parte dei giovani africani mi sembra una manifestazione di una maggiore consapevolezza delle giovani generazioni africane e che questo possa portare a un futuro migliore in cui associazioni, gruppi e movimenti rappresentino in prospettiva il vivaio di nuove classi dirigenti. E basta col paternalismo occidentale!

Maria Cristina Angeletti

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