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Rete di Quarrata Aprile 2019

Carissima, carissimo,
al tempo di Gesù, la questione della democrazia era già stata posta, però in una regione molto lontana dalla Palestina: la Grecia. Dominata dall’Impero Romano, la Palestina era governata da uomini nominati o approvati da Roma, il re Erode, il governatore Ponzio Pilato e il sommo sacerdote Caifa. Gesù impresse un’ottica diversa al potere. Per lui non era una funzione di comando, ma di servizio, lo dimostrò rapidamente quando affermò che il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito ma per servire e si è inginocchiato per lavare i piedi ai suoi discepoli. Cos’è che portò Gesù a rovesciare l’ottica del potere, è la domanda che dobbiamo farci: a cosa deve servire il potere in una società diseguale e ingiusta? Alla liberazione dei poveri -risponde- alla cura degli ammalati, all’accoglienza degli esclusi. Questo è il compito per eccellenza dei potenti: liberare l’oppresso, incoraggiarlo, fare in modo che anche lui acquisti potere. Per questo i poveri sono “beati”. Per questo molti si attaccano al potere, perché diviene il desiderabile possibile. Conferisce capacità da attrarre su di lui venerazione, invidia, sottomissione e applausi. Perché il potente non si lasci ubriacare dalla carica che occupa, Gesù propone che egli osi sottomettersi alla critica dei suoi subalterni, Chi di noi è capace di fare questo? Quale è il parroco che si informa o sollecita i suoi parrocchiani ad entrare in dialogo e farsi dire con serenità cosa pensano di lui? Quale politico chiede ai suoi elettori che lo critichino? Gesù non ebbe paura di chiedere ai discepoli cosa pensavano di lui e, come se non bastasse, chiese anche che cosa pensava di lui il popolo (Mt 16,13-20). La questione del potere è il cuore della democrazia, parola che significa, come ci ricordava nelle scorse settimane Aleida Guevara la figlia del Che, durante il suo tour in Italia, “governo del popolo per il popolo”. Tuttavia, resta ancora, nella maggioranza dei paesi, ad uno stato meramente rappresentativo. Per diventare partecipativa, la democrazia deve essere espressione del rafforzamento dei Movimenti popolari. Il potere di una classe dominante non commette abusi nella misura in cui si confronta con un altro potere: quello del popolo organizzato. Questa è la condizione che fa si che la democrazia fondi la libertà individuale e i diritti umani nella giustizia sociale e nell’equità economica. E’ falsa quella democrazia che concede a tutti libertà virtuale ed esclude la maggioranza dai beni economici essenziali, come l’accesso all’alimentazione, alla salute, all’educazione, alla casa, al lavoro, alla cultura e allo svago. Gesù non ha formulato una proposta di società, se non per la strada opposta, criticando il modello predominante in Palestina, dove la ricchezza dei pochi era il frutto della povertà dei molti. Per questo si mise a lato dei poveri e sostenne i loro diritti: “Sono venuto perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza” (Gv 10, 10). Questo è il criterio per capire se una società è o non è giusta, il diritto di tutti alla vita piena, non del “prima gli italiani”. Poiché la vita è il maggior dono che ognuno di noi riceve. Oggi, tanta gente di buona volontà, è un po’ presa dalla paura, che è la predica usuale dei populismi. Si semina paura e poi si prendono delle decisioni. La paura è l’inizio delle dittature. Seminare paura è fare una raccolta di crudeltà, di chiusure e anche di sterilità. Pensate alla mancanza di memoria storica: l’Europa è stata fatta da migrazioni e questa è la sua ricchezza. Ma Se l’Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini come fa l’Europa a essere coerente?. È vero, che un Paese non può ricevere tutti, ma c’è tutta l’Europa per distribuire i migranti. Se un Paese non può integrare deve pensare subito a parlare con altri Paesi. Ci vuole generosità, con la paura non andremo avanti, con i muri rimarremo chiusi in questi muri. Infine, perché non ci interpelliamo sui meccanismi che determinano la fuga dai loro Paesi, chi è che gestisce le loro politiche, le loro classi dirigenti, chi è che sfrutta e guadagna sulle loro materie prime? Solo iniziando ad approfondire ciò potremmo capire che ancora una volta siamo noi che gli creiamo le condizioni di non poter vivere nelle loro amate terre! Di fronte a tutto ciò si comprende che la solidarietà da sola non è sufficiente ma urge che la politica cambi la sua visione e la sua azione. le migrazioni sono unicamente la conseguenza di un sistema che ha depredato i Sud del mondo. I loro arrivi sono unicamente deportazioni indotte dalle nostre politiche scellerate tese a far si che i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più impoveriti. Di fronte a tutto ciò la propaganda del ministro Salvini cerca di trasformare le vittime in colpevoli. Ciò è inaccettabile! Basta con la politica della Paura. Tra poco è Pasqua, anche noi abbiamo bisogno di una parola che ci scaldi il cuore, di un brivido sulla pelle, noi che quotidianamente siamo mendicanti di luce, abbiamo bisogno di piangere lacrime innamorate che portino tutti a sentirsi umani. Per dire con forza che non abbiamo bisogno di cose morte che non portano tenerezza e dolcezza al nostro cuore, ma che abbiamo bisogno di sentirci vivi, liberi dalla stanchezza per rimettersi in cammino. Abbiamo bisogno di sentirci chiamare per nome, e in quel nome riconoscersi, per una vita piena, non di affanni, non di fretta e oppressioni, ma di dolcezza. La dolcezza che ci chiama, che ci sussurra che ogni giorno è una novità, un cambiamento, ma soprattutto il sorgere di una nuova vita. Questo è il mio augurio.
Antonio

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