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Rete di Quarrata Gennaio 2018

Carissima, carissimo, siamo all’inizio del 2018. Che cosa abbiamo fatto di noi nel 2017? C’è un enorme distanza in noi tra quello che siamo e quel che vorremmo essere. Guardiamo indietro: l’infanzia che resta nella memoria con il sapore di paradiso perduto; l’adolescenza intessuta di sogni e utopie; i propositi altruisti. Cosa c’è di speciale nell’inizio di un nuovo anno? Siamo umani, dotati della capacità di attribuire al tempo un carattere storico e alla storia, un significato. L’avvento di un nuovo anno è un rito di passaggio. Risuona nel nostro inconscio il sollievo perché finisce un anno in cui abbiamo avuto tante delusioni, frustrazioni, crisi e coltiviamo l’aspettativa di celebrare, a breve termine, conquiste, passi avanti e vittorie. Viviamo oppressi dal mistero. Questa impossibilità di prevedere il futuro suscita ansia e ci induce a tentare di decifrarlo attraverso l’interpretazione degli astri, delle carte, giocando su tutto, rimettendosi alla “fortuna” o il raccomandarsi ai santi protettori. Da qui deriva l’inerzia, l’indignazione paralizzatrice, l’impotenza di fronte agli scandali etici, da qui deriva questo letargo che non ha nulla a che fare con la lotta di popolo. Oggi, un salario insufficiente in un paese così caro; i figli senza un progetto, attaccati alla casa e al consumismo; in passato, il futuro era migliore. Oggi, immersi in questa società della iper-estetizzazione della banalità, nella quale le immagini contraggono il tempo e la rete virtualizza il dialogo nella solitudine digitale, siamo alla ricerca di ragioni di vita. Abbiamo perso il senso storico, abbiamo scambiato i vincoli della solidarietà con la connettività elettronica, abbiamo venduto la libertà per un pugno di lenticchie che hanno la forma della sicurezza. Intorno, la violenza del paesaggio urbano e la nostra difficoltà nel collegare effetti e cause. Come se coloro che infrangono la legge fossero funghi spontanei e non frutti del darwinismo economico che segrega la maggioranza povera e favorisce la minoranza benestante. Lo stesso dirigente che teme aggressioni e grida contro i criminali, nutre il crimine consumando droghe. Anno nuovo. Vita nuova? Dipende. Possiamo continuare a imbottirci di carni e dolci, impregnati di bevande alcoliche, come se l’allegria uscisse dal forno e la felicità arrivasse imbottigliata. O scegliere l’opzione di un momento di silenzio, un gesto liturgico, una preghiera, l’effusione degli spiriti in abbracci affettuosi. Reincontrare, nell’anno che comincia, la nostra umanità. Svestirci dal lupo vorace che, nell’arena competitiva del mercato, ci rende estranei a noi stessi. Perché accelerare tanto, se dobbiamo poi fermarci al semaforo rosso? Perché tanta dipendenza dal cellulare e difficoltà invece di dialogare guardandosi negli occhi? Anno nuovo delle elezioni. Guardiamo il paese. Le opere che beneficiano le imprese portano vantaggi alla maggioranza della popolazione? Migliorano il trasporto pubblico, il servizio sanitario, la rete educativa? Il nostro quartiere ha un buon sistema sanitario, le strade sono pulite, ci sono aree destinate allo svago? Abbiamo partecipato al dibattito sulla riforma della Costituzione? I politici, per i quali abbiamo votato, hanno agito in modo soddisfacente? Ci hanno mostrato i risultati di quanto hanno fatto? In politica, l’astensione è complicità con l’imbroglio. Il Voto è dare una delega e, nella vera democrazia, è il popolo che governa per mezzo dei suoi rappresentanti e delle mobilitazioni dirette al potere pubblico. Più cittadinanza più democrazia. In questo 2018 saremo chiamati alle urne. Dovremo tentare di discernere gli idealisti dagli arrivisti; i servitori pubblici da quelli che affogano nel loro ego, distillato nell’ubriacatura degli applausi; quelli che sono mossi dall’intransigenza dei principi morali da quelli che mirano alla risorse dello Stato come carne fresca, offerta alle loro gole insaziabili. Quest’anno si commemora il 70º anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani. Ma è impossibile celebrare conquiste relative ai diritti umani mentre si moltiplicano le guerre regionali e si rendono schiavi milioni di donne, uomini e bambini. Non basta il proposito di rinnovare le nostre vite nel 2018. Dobbiamo rendere nuove le realtà che ci circondano, in modo che ci siano cambiamenti reali e la pace fiorisca come frutto della giustizia. Anno di una nuova qualità di vita. Di meno ansia e più profondità. Accettare la proposta di Gesù a Nicodemo: nascere di nuovo. Immergersi in se stessi, fare spazio alla presenza dell’Ineffabile. Braccia e cuori aperti anche ai propri simili. Ricrearsi e appropriarsi della realtà che ci circonda, liberi dalla pastorizzazione che ci massifica nella mediocrità bovina di chi rumina abitudini meschine, come se la vita fosse una finestra dalla quale contemplare, notte dopo notte, la realtà che scorre nelle illusorie fantasie di una fiction.
Antonio

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