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Rete di Quarrata Ottobre-Novembre 2018

Rete di Quarrata – Lettera Ottobre-Novembre 2018

Carissima, carissimo,
le giuste lotte per l’emancipazione e la giustizia sociale che sono sfociate nelle rivoluzioni hanno sì provocato la caduta dei leader politici o di cambi di regime, ma non hanno trasformato l’animo umano in maniera radicale. È tempo della rivoluzione della compassione. La compassione infatti è vitale. Viene erroneamente paragonata a un nobile ideale, a un sentimento elevato. Si cresce in società così materialistiche e individualiste che mostrare compassione può sembrare un segno di debolezza, E questo vuol dire dimenticare che la compassione è prima di tutto l’energia positiva che sostiene la vita. Guardando oggi alle nostre vite, esorto ad osservare come l’egoismo chiuda tutte le porte, mentre l’altruismo le dischiude. La filosofia, l’ideologia, la politica e la teoria economica occidentali hanno diffuso la convinzione che la competizione, alimentata dalla rivalità, dall’invidia, dalla gelosia e dal risentimento conferiscano creatività e dinamismo alla società. Il Novecento ha esacerbato la competizione distruttiva, in una convivenza segnata da mutua indifferenza e chiusura. Alcune mattine fa sono andato al palazzetto dello sport ad ascoltare l’ex giudice Giancarlo Caselli che si è intrattenuto con i giovani delle scuole superiori sulla legalità a partire dalle mafie che controllano varie filiere alimentari. Eravamo arrivati tutti a piedi. Al termine abbiamo fatto la strada inversa insieme ad alcuni amici. Dopo aver fatto defluire un migliaio di giovani presenti, con stupore abbiamo iniziato a trovare per strada mozziconi di sigarette, pacchetti vuoti di sigarette, contenitori di Esta té con relativa cannuccia e fogli di carta appallata. Ho scritto ciò per tracciare le abitudini dei giovani d’oggi, (chiaro che non sono tutti così e non molto diversi da quelle dei giovani di ieri) ma non è questo l’obiettivo della mia riflessione. Quello che mi preme rilevare è la mancata educazione alla legalità che, al di là dei grandi proclami, dovrebbe nutrirsi di piccole cose, di azioni quotidiane che, anche se apparentemente insignificanti in sé, contribuiscono a cambiare il nostro approccio al mondo e a renderlo migliore. In questi giorni papa Francesco sta incontrando i giovani in Vaticano gli sta ricordando con forza che non sono venuti al mondo per vegetare, per passarsela comodamente, per fare della vita un divano che gli addormenti; al contrario, sono venuti al mondo per un’altra cosa, per lasciare la loro impronta, per essere creativi, trasgressivi, insoddisfatti e solidali. Che scegliere la comodità, fa confondere la felicità con il consumare, è qui che inizia la loro perdita di libertà, perché è il sistema che non vuole che siano liberi. Oggi noi adulti abbiamo bisogno abbiamo bisogno dei giovani, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come una opportunità. Abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare i muri. Che siate voi i nostri accusatori, che siamo noi a creare muri, a creare inimicizie, a creare guerre. Munitevi di coraggio e iniziate ad essere attori politici, persone che pensano, animatori e agitatori sociali. Tutto ciò è politica, ma la politica non è tutto. Dipende da come viene esercitata. Senza utopia la politica si riduce a un mero gioco di potere in funzioni delle ambizioni personali e degli interessi corporativi. Oggi sta emergendo sempre con più forza il virus dell’ignoranza, che porta con se due compari altrettanto pericolosi e invadenti: la violenza e la menzogna. Ne vediamo ogni giorni i frutti, nella vita quotidiana come nell’attualità politica. Sono virus tanto più insidiosi e pericolosi perché si instillano a piccole dosi e sono veicolati spesso dalla retorica, dal pensiero dominante. In buona sostanza non se ne parla, ovvero la retorica dominante non ha interesse a parlarne e allora possono agire indisturbati. Ovviamente a questi virus che si propagano sul registro delle idee, dell’etica e della cultura, i più esposti sono le persone semplici, i poveri, quelli emarginati che il sistema attuale tende a moltiplicare. Lo vediamo molto bene a proposito delle indecorose gazzarre a sfondo fascista delle ultime settimane, su cui è giusto intervenire e ribellarsi con grande fermezza. Ma all’interno di un quadro coerente, che non può che essere anche un esame di coscienza, che guardi alle cause di questi fenomeni.
C’é una emergenza ignoranza che non si può risolvere scaricandola sulle inadempienze di un sistema scolastico e formativo soggetto da decenni alle più varie intrusioni, ad una sistematica delegittimazione, senza un adeguato piano di investimenti in risorse umane e strutturali. Le gazzarre fasciste per l’Italia ricordano il fascismo vero, quello di un secolo fa che non può certo ritornare come tale, si era nutrito proprio di questo. Servono, dunque, anticorpi. Ma siamo in grado di produrli? E poi, di diffonderli in modo che agiscano con efficacia? Rispondere a questi interrogativi forti non è facile, comporta che ciascuno, a partire dalle élite, si assuma le proprie responsabilità. Ma se non cominciamo a dire queste cose con franchezza e così sviluppare un vero dibattito civile, ci limiteremo come sempre, alla pur sacrosanta indignazione del momento, che non impedisce ai processi di svilupparsi, mentre ciascuna parte si limita a tutelari i propri interessi, a partire da quelli elettorali. Il 18 ottobre si è celebrata la “Giornata mondiale dell’alimentazione” che quest’anno si collega al 70esimo anniversario della dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il 10 dicembre 1948, e il 70esimo anniversario della Costituzione italiana, che al suo articolo 3 afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. I dati richiamati dall’amico (padre del progetto Fame Zero in Brasile) direttore generale della FAO, sono drammatici: la fame è tornata a crescere negli ultimi per il terzo anno consecutivo arrivando a 821 milioni le persone nel mondo che soffrono la fame, di cui 7.000 bambini muoiono ogni giorno di fame. Mentre sono 150 milioni i bambini in età scolare che hanno ritardi cognitivi e della crescita dovuti alla malnutrizione, mentre il 33% delle donne in età riproduttiva soffrono per la scarsità di cibo ecc… Questi non sono numeri, sono bambine, bambini, donne e uomini in carne ed ossa che chiedono di poter fare parte della Famiglia Umana. Pensiamo a cosa perdiamo in scienza, in poesia, in letteratura in relazioni ecc… lasciandoli morire. In ognuno di loro dentro c’era un progetto, una speranza, una forza, un desiderio. L’idea di “aiutarli a casa loro” era di Renzi come oggi è di Salvini, ma era principalmente della FAO e del vertice mondiale dell’alimentazione che nel 1996 aveva stabilito che ogni Paese dovesse destinare la quota dell’1% del proprio PIL agli aiuti ai Paesi poveri (impoveriti) e aveva perfino coltivato il sogno di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015: ma povertà e fame sono aumentati e verso i poveri del Sud sono cadute a sfamare e illudere i poveri solo le briciole, quelle che il ricco epulone faceva cadere dalla propria lauta mensa e che Lazzaro condivideva con i cani. L’Italia non è mai riuscita a dare più dello 0,2%. Una vergogna!
Ad ognuno la propria risposta.
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Domenica 28 ottobre si è svolto il ballottaggio per le presidenziali in Brasile, ha vinto, ahimè, Jair BOLSONARO, un incapace e stolto deputato, ex militare che ha urlato ai venti le sue cattiverie, contro i gay, le donne, gli indios, i negri, gli abitanti del nord-est, che ha impostato una campagna intollerante basata sulla paura. E’ fuggito da qualsiasi dibattito pubblico, conscio della sua incapacità e inconsistenza politica, ha difeso la dittatura, affermando che se fosse stata seria, Dilma non sarebbe mai potuta diventare presidente, perché dovevano farla fuori insieme a tutti gli altri prigionieri politici, ha difeso la violenza della polizia, lo scorso anno ci sono stati quasi 70.000 omicidi, ha elogiato il ritorno alla tortura. Si è sciacquato continuamente la bocca con la parola Dio, lui che ha fatto campagna elettorale insieme alla “Bancada Evangelica”. In Parlamento dopo che una deputata del Partito dei lavoratori aveva fatto il suo intervento, si è alzato in piedi apostrofandola “non ti stupro perché non lo meriti”. Questo è il nuovo presidente! Continua la vergogna: venerdì mattina 2 novembre, il giudice Sergio MORO, che ha inquisito, condannato e imprigionato Lula senza nessuna prova, si è presentato a casa del presidente eletto Bolsonaro accettando di fare il Ministro della Giustizia, della Sicurezza e della Corruzione, con l’impegno che ogni poliziotto che uccide qualcuno nella strada non deve essere giudicato ma “premiato”. Quando aveva inquisito Lula, erano uscite sue interviste con titoli cubitali sui giornali, dove affermava che lui mai sarebbe entrato in “politica”. Adesso che il suo gioco sporco ha portato i suoi frutti: non avere permesso a Lula di candidarsi, cadono la sua maschera e la sua ipocrisia. Adesso urge la costituzione di un fronte amplio di resistenza contro questo nuovo presidente e contro il governo. Da parte nostra deve essere forte la volontà e la capacità di sostenere i movimenti popolare e le nuove iniziative che si stanno già mettendo in pratica, penso alla scuola di “Fede e Politica” per giovani dai 18 ai 18 anni messa su da Frei Betto, Leonardo Boff, Plinio Arruda Sampaio, Marcelo Barros e molti altri sociologi, pedagogisti e intellettuali, al fine di formare una nuova classe politica. E’ uscito in questi giorni un libro di Frei Betto che tratta di questo da noi edito, potete richiedercelo.
Antonio

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