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Rete di Trento Aprile 2018

Trento, aprile 2018
Care amiche e cari amici della Rete trentina,
il 27° Convegno nazionale della Rete Radié Resch a Trevi (13-15 aprile 2018) è stato, come sempre, una grande occasione di confronto, approfondimento e amicizia. Dal Trentino eravamo presenti una decina di persone.
Le relazioni, gli interventi, le testimonianze sono stati momenti di vivace partecipazione, a cominciare dalla relazione introduttiva del magistrato Gherardo Colombo, che ha parlato di “Legalità, reato di solidarietà, giustizia”. Abituato a discutere con gli studenti di tutta Italia – ne incontra ogni anno oltre 200 mila nel suo progetto di educazione alla legalità – ha dialogato con la platea del convegno facendo emergere riflessioni, contraddizioni, idee. Il suo monito di fondo: evitiamo un’interpretazione manichea della giustizia, cioè valida solo se condanna chi non la pensa come noi. Colombo ha cercato di provocare l’uditorio, invitandolo a confrontarsi sui concetti di solidarietà, di prossimo, di reato, di pena intesa non come punizione ma come rieducazione … La discussione, in forma di dialogo, si è protratta molto a lungo e sarebbe proseguita ancora se i camerieri dell’albergo non avessero fatto capire che erano pronti a servire la cena e che anche loro avevano “diritto” di staccare ad una certa ora… Per qualcuno, quindi, la riflessione è rimasta un po’ in sospeso, senza un cenno di conclusioni. Ma forse era proprio questo l’intento del magistrato: provocare riflessioni in ciascuno dei presenti.
Una delle “rivelazioni” del Convegno è stato don Rito Alvarez, parroco a Ventimiglia, diventato famoso per la sua accoglienza a migliaia di migranti respinti al confine francese e per questo contestato dai benpensanti, anche da molti dei suoi stessi parrocchiani. Con semplicità e naturalezza, don Rito ha raccontato i drammatici momenti che lo hanno spinto ad aprire le porte della chiesa a donne e bambini affamati, stremati, bagnati e infreddoliti. “Che cosa avrei dovuto fare? Lasciarli morire in strada?” si è chiesto. Le autorità hanno vietato di dar da mangiare e bere ai migranti in strada. Ma questo è esattamente il contrario di quanto predica il Vangelo, ha commentato. Proprio mentre raccontava queste cose al Convegno, è arrivata la notizia che il Vescovo di Ventimiglia lo aveva trasferito in un paese dell’interno ligure, lontano dal confine con la Francia. Don Rito Alvarez, come fa capire il nome, non è italiano. E’ nato in Colombia, in un villaggio molto povero della zona da sempre contesa fra i trafficanti di coca e i guerriglieri, una zona di grande violenza, in cui gli uomini sono costretti a scegliere se aggregarsi ai narcos o alla guerriglia. La famiglia di Rito, pur molto povera, ha sempre accolto in casa bambini orfani, abbandonati o persone in fuga dalla violenza. Per questo, arrivato in Italia per frequentare il Seminario e diventato prete, ha trovato del tutto naturale accogliere i migranti respinti dalla Francia e bloccati a Ventimiglia. Assieme a volontari italiani e francesi ha fondato “Confine Solidale”, un centro che cerca di dare una risposta “umana” ai problemi di tanti disperati in fuga dalla guerra, dalla fame e dalla violenza. Naturalmente è molto impegnato anche in progetti di aiuto alla Colombia, dove molti dei suoi parenti e amici continuano a morire o a subire violenza.
Nonostante queste drammatiche premesse, don Rito non si lascia abbattere. Dotato di ironia e grande capacità comunicativa, il prete ha coinvolto la grande platea della Rete ed ha dato il tono generale al Convegno, dedicato proprio al tema “La solidarietà non è reato”.
Dopo il suo intervento è stato proiettato una video-intervista a Cedric Herrou, contadino francese diventato simbolo dell’aiuto ai migranti e per questo arrestato, processato e condannato.
La seconda giornata di lavori del Convegno è stata dedicata alle testimonianze da Paesi con cui la Rete da anni è in contatto e dove ha in corso progetti di solidarietà.
Mazin Qumsiyeh, palestinese, docente nelle università di Betlemme e Birzeit, già professore nelle università del Tennessee, Duke e Yale e autore di oltre 130 articoli scientifici su argomenti che vanno dalla biodiversità al cancro, ha parlato della situazione in Palestina e della drammatica ripresa del conflitto al confine fra Israele e la Striscia di Gaza. Nonostante l’escalation della violenza, Mazin ha avuto parole di speranza e si è detto convinto che alla fine si arriverà a una soluzione del conflitto e a forme di convivenza pacifica.
José Nain Perez, da tanti anni referente della Rete per il progetto di sostegno al Popolo Mapuche del Cile, ha raccontato la secolare lotta per l’indipendenza del suo popolo, diviso fra Cile e Argentina, e la repressione cominciata all’epoca della Conquista e tuttora attiva da parte dei vari governi. In particolare ha parlato delle multinazionali, anche italiane, che occupano i territori dei Mapuche per sfruttarne le risorse naturali.
Per il Movimento Sem Terra brasiliano è intervenuto Ernesto Puhl, che ha riferito sulla pericolosa situazione del Brasile in questo momento di “golpe mascherato”, con l’arresto di Lula e la ripresa del potere da parte del capitale internazionale, che si serve delle reti televisive per gettare fango e discredito su Lula, Dilma e sui movimenti popolari, come i Sem Terra, che si battono per una riforma agraria e una equa distribuzione delle risorse.
Infine Emma Ghartey e Olivia Andoh, due donne del Ghana referenti del progetto della Rete contro l’abbandono scolastico delle ragazze, hanno parlato della situazione nel loro paese e degli sforzi per aiutare le ragazze a frequentare la scuola e a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.
Il pomeriggio del sabato i partecipanti al Convegno si sono divisi in tre gruppi di lavoro, afferenti a tre aree tematiche: “Abitare la frontiera” (L’esperienza di Ventimiglia e Bardonecchia); Collettivo MigrAzione di Savona; Associazione Lunaria (promozione della pace, giustizia sociale, uguaglianza, garanzia dei diritti di cittadinanza, inclusione sociale e dialogo interculturale).
Infine, la domenica mattina il Convegno si è concluso con una tavola rotonda, moderata dalla giornalista Astrid Pannullo, con la partecipazione di Daniela Padoan, dell’associazione Carta di Milano, impegnata nella tutela della libertà di chi opera a favore dei migranti; Grazia Naletto, dell’associazione Lunaria, e Chiara Pettenella di Solidarity Watch (Osservatorio della solidarietà).
In conclusione, un convegno molto interessante e stimolante. Sono in corso i lavori di sbobinatura delle relazioni del Convegno, che poi si potranno trovare sul sito della Rete (www.reterr.it).
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P.S. Qualcuno di voi avrà letto sui giornali o sentito in tv che la Guardia di Finanza ha denunciato sette persone (due italiani e 5 indiani residenti a Vicenza) per gravi irregolarità lavorative nel settore della distribuzione di pubblicità, non solo in Veneto ma anche in Trentino-Alto Adige. Voglio tranquillizzare sul fatto che la “nostra” ditta Multicolor, creata dalla Rete trentina e gestita da uno dei profughi che seguiamo da anni, Sami Ullah, non è assolutamente coinvolta. Sami lavora rispettando i contratti sindacali, i contributi previdenziali e il fisco. Anzi, poiché Sami si rende conto delle difficoltà crescenti nel settore della pubblicità, sempre più in mano ad avventurieri che sfruttano la manodopera immigrata, sta puntando in via prevalente sul settore delle pulizie di uffici e condomini. La Multicolor lavora con prodotti di qualità, rispettosi dell’ambiente e con grande attenzione alle richieste dei condomini.
Un caro saluto a tutte e tutti
Fulvio Gardumi

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