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Rete di Trento Gennaio 2018

Care amiche e cari amici della Rete trentina, la circolare nazionale di questo mese presenta il prossimo Convegno nazionale della Rete, che si terrà a Trevi (Perugia) dal 13 al 15 luglio. Le circolari dei prossimi mesi approfondiranno il tema e le note pratiche per chi vorrà partecipare. Come circolare trentina, questo mese proponiamo una riflessione di Paolo Rosà sul tema dell’Educazione alla Cittadinanza Globale.

EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE (E.C.G.)
Cosa vuol dire, cosa significa E.C.G.? Perché diventa un punto centrale nell’educazione civile? Chi ne potrebbero essere i promotori e i protagonisti? In un mondo sempre più interconnesso (mercati concorrenziali, economia e finanza che non conoscono nazionalità e si appropriano di ogni cosa per trasformarla in merce, traffici più o meno leciti, catastrofiche ricadute umane, sociali e ambientali) è necessario che si adotti come nuovo riferimento culturale e valoriale la cittadinanza in una società planetaria. Se quaranta anni fa chi si occupava di attività missionaria, o di cooperazione rivolta alle popolazioni in via di sviluppo, poteva dire che era più importante insegnare “a pescare” anziché dare da mangiare…, ora nel nostro mondo così globalizzato questo non ha più senso, perché tutto è profondamente cambiato. I mari e gli oceani vengono sempre più rastrellati dai pescherecci industrializzati; le terre coltivabili sono tolte alle comunità locali e trasferite in mani straniere (solamente in Africa 56 milioni di ettari di ”land grabbing” negli ultimi 13 anni); le miniere e le risorse minerarie vengono depredate da imprese straniere; i rapporti commerciali favoriscono i produttori e le grandi industrie alimentari (“dumping”); la “guerra mondiale a pezzetti”, per mantenere o sovvertire il potere, è alimentata dal commercio delle armi; milioni di persone, le generazioni più giovani ed attrezzate culturalmente, emigrano per mancanza di prospettive nei loro paesi; ecc… Da qui nasce l’esclusione di sempre più persone e l’aggravamento delle condizioni di vita di gran parte delle popolazioni nei paesi impoveriti. Di fronte a tutto questo nessuno può dire “io non c’entro”. Certamente non ne siamo responsabili direttamente, ma sicuramente di tutto questo noi residenti dei paesi dominanti beneficiamo ed è indispensabile che ce ne rendiamo consapevoli. Partendo da queste realtà, che sono sotto gli occhi di tutti, si apre una nuova frontiera di azione, non solo per coloro come i volontari, i gruppi missionari e i collaboratori, che da anni si impegnano nell’aiutare le persone e le comunità del sud escluse dallo sviluppo umano, ma anche per tutti coloro che hanno ruoli educativi. La nuova “mission” diventa la promozione della consapevolezza della nostra cittadinanza globale, non più quindi localistica, o corporativa, o nazionalista. Questa nuova frontiera diventa un compito per tutti, da svolgere qui, sul nostro territorio. È necessario che le comunità, le parrocchie, le scuole, le biblioteche, le famiglie si diano reciprocamente una mano per assumere come riferimento culturale e valoriale la consapevolezza della cittadinanza globale. Il primo impegno dovrebbe essere orientato a promuovere una informazione diffusa più corretta sulle dinamiche socio-politiche e sulle cause economiche che producono esclusione e divari inammissibili di concentrazione-esclusione di potere e ricchezza, due aspetti della stessa medaglia. A tale proposito sarebbe fondamentale che l’esperienza di vita di coloro, i quali hanno vissuto con le realtà impoverite del Nord e del Sud, venisse messa a disposizione e utilizzata per favorire il cambiamento culturale delle nostre comunità e società. Il secondo impegno è quello di accogliere i migranti e i richiedenti asilo, accompagnandoli nella ricerca volta a soddisfare i tre bisogni primari (casa, lavoro, salute), elementi cardine per permettere lo sviluppo della dignità di ogni persona. Per affrontare questi impegni non basta credere profondamente nella fratellanza universale, ma bisogna innanzitutto abbandonare la pretesa di primogeniture (cioè che qualcuno abbia più diritti di altri), poi considerare che i tre bisogni primari devono essere alla portata di tutti a qualsiasi latitudine, infine adoperarsi affinché tutti abbiano accesso a condizioni di vita umana dignitosa, prima di dare soddisfazione a bisogni di altro tipo. Per una educazione alla cittadinanza globale occorre una conversione, una rivoluzione culturale: serve una riflessione seria, profonda, che implica un cambiamento radicale di paradigma e di impostazione. Ci vuole equilibrio, maturità, una spiritualità antropologica, capacità di relazionarsi e di farsi coinvolgere, ma l’obiettivo centrale è l’educazione alla cittadinanza globale.
Paolo Rosà

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