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Rete di Trento Ottobre 2017

Care amiche e cari amici della Rete trentina, la circolare nazionale di questo mese, curata dalla Rete di Udine, ci parla di un progetto davvero molto interessante che coinvolge studenti delle scuole superiori di quattro comuni friulani: in particolare la simulazione che hanno sperimentato (vivere l’esperienza di essere profughi in fuga da un paese in guerra e di essere respinti o ostacolati in tutti i modi) è stata una prova che li ha colpiti nel profondo. Vi invito a leggere nei dettagli questa esperienza, riportata nella circolare allegata: penso che potrebbe essere riproposta anche nelle nostre scuole superiori. Alcune e alcuni di voi hanno risposto positivamente alla richiesta di versare un contributo specifico per sostenere il nostro progetto profughi in un momento particolarmente delicato. Se anche altri fossero in grado di farlo entro la fine dell’anno sarebbe davvero una bella cosa. Nel frattempo, il coordinamento denominato “Oltre l’Accoglienza – Volontari in rete per l’integrazione”, che riunisce varie esperienze trentine di volontariato a favore dei migranti e di cui la nostra Rete è fra i promotori, sta proseguendo il suo lavoro. Nell’ incontro dell’8 ottobre scorso, dal titolo “Dall’accoglienza all’integrazione”, proposto dal CNCA del Trentino Alto Adige nell’ambito della Settimana dell’accoglienza, al quale erano presenti volontari provenienti da Trento, Rovereto, Mori, Arco, Riva, Nago-Torbole, Mezzolombardo, Giudicarie e altre zone, è stato presentato il percorso di formazione di “Oltre l’Accoglienza”, le attività in corso e i progetti per il futuro. Nel dibattito sono emerse esperienze positive di volontariato in atto, che facilitano il dialogo e l’inclusione dei migranti attraverso la conoscenza diretta e la vicinanza umana. E’ emerso che spesso le paure iniziali si sciolgono e nascono rapporti di collaborazione e di amicizia; che i progetti di accoglienza sono più incisivi se radicati in ambiti territoriali e associativi (parrocchie, associazioni, gruppi …), perché in grado di produrre maggiori sinergie e coinvolgere progressivamente più persone; che un grande valore ha lo scambio di esperienze, che fa crescere le conoscenze e mette positivamente in crisi le certezze di ognuno. Sono emerse anche le criticità dei progetti di accoglienza, come il fatto che molte persone accolte sono analfabete o scarsamente scolarizzate ed è difficile accertare subito questo fenomeno, perché chi è in questa condizione cerca di mascherarla. Sarebbe quindi importante individuare da subito chi ha più difficoltà e predisporre dei piani di accompagnamento allo studio specifici. Senza un’attività mirata in questo senso, si vanifica l’impatto dei corsi di italiano e di tutte le varie attività proposte per adeguare le persone arrivate da noi alla nuova realtà. E’ emerso anche che alcuni comuni, spesso i più ricchi, non si fanno carico dell’accoglienza ai profughi, e che la Provincia, che in Trentino gestisce il sistema di accoglienza, è forse troppo timida con queste comunità. In alcune realtà territoriali, spesso quelle dove le amministrazioni non si occupano del tema, i volontari agiscono in solitudine, vivendo così una realtà frustrante che non corrisponde all’impegno messo in campo. In Trentino l’accoglienza istituzionale nella prima fase è garantita: quello che più preoccupa è il post-accoglienza, quando i migranti ottengono lo status di rifugiati e si trovano a dover cercare un lavoro, che spesso non c’è, ed un alloggio, che è altrettanto difficile da reperire. L’impegno di molti volontari si rivolge a questo momento del percorso di integrazione. Tra le proposte emerse, la creazione di una piattaforma che raccolga tutte le informazioni utili a tutti i volontari; la predisposizione di progetti comuni a tutto il territorio provinciale; la stesura di linee guida e di proposte operative da sottoporre alle istituzioni pubbliche; la pubblicizzazione del lavoro dei volontari, che metta in luce gli aspetti positivi dell’accoglienza, spesso oscurati dalle notizie negative; la proposta di percorsi educativi sia nelle scuole sia attraverso altre istituzioni educative; il coordinamento dei progetti di post-accoglienza. Come si può vedere, il lavoro non manca. E anche la nostra Rete è chiamata a fare la propria parte, sia per l’esperienza maturata in questi anni sia per la sua stessa natura di realtà che fin dalle origini si interroga e cerca risposte ai fenomeni di ingiustizia che caratterizzano i rapporti Nord-Sud. E per concludere questa circolare, voglio ricordare un grande personaggio della Rete Radié Resch di Roma, Agnese “Anissa” Manca, scomparsa lo scorso mese di settembre. Docente di lingua araba, ha insegnato e vissuto in diverse parti del mondo attuando diversi progetti di solidarietà. Il suo impegno principale è stato sempre rivolto alla Palestina, dove ha svolto un lavoro di volontariato nei campi profughi, in favore dei bambini feriti di Gaza e della popolazione carceraria. Il suo impegno lavorativo e di volontariato ha sempre mirato alla condivisione di ideali e culture a favore di un mondo amico e solidale. Era lei che teneva regolarmente informata la Rete su quanto avveniva in Palestina, inviando a tutti documenti, appelli, notizie, approfondimenti. E nonostante la drammaticità della situazione, Anissa ha sempre invitato alla speranza.
Un caro saluto a tutte e tutti
Fulvio Gardumi

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