Seminari 2011

RETE  RADIE’ RESCH

Macerata  5 giugno 2011

SEMINARIO INTERREGIONALE CENTRO-EST

La scuola” è il titolo scelto per il seminario interregionale della Rete Radiè Resch Centro Est tenutosi a Macerata Domenica 5 giugno 2011, ospiti della Parrocchia Casette Verdini, dove il gentilissimo Parroco don Mario Simonetti ci ha messo a disposizione un’ampia sala per il convegno ed altri locali adiacenti per allestire il pranzo  organizzato dal gruppo di Macerata.

Ha aperto la seduta, dopo un’introduzione  di Gabriella Bentivoglio (che preferisce chiamarla  chiacchierata fra noi), il Preside Nazzareno Gaspari che ha parlato di

SCUOLA E COSTITUZIONE”

Il Preside ha esaminato in particolare e con molta competenza,  gli articoli 33 e 34  per affermare che abbiamo bisogno dei valori della Costituzione da trasmettere agli adolescenti onde evitare una deriva pericolosa della società. Ha, poi, dissertato sull’excursus storico delle   riforme che hanno coinvolto la Scuola Italiana  dalla prima legge sull’obbligo scolastico (peraltro quasi sempre disatteso) del 1877 (legge Coppino),  ai tempi di Giolitti, alle leggi fasciste, a Calamandrei che parlava di” pari dignità attraveso l’istruzione e  conquista  della propria parte di sole”, alla scuola di Barbiana di don Milani che voleva “ abbattere le differenze” e” formare cittadini non solo centro di diritti e doveri, ma sovrani, cioè capaci di esercitare i propri diritti,”, alla legge del 1962 sulla scuola dell’obbligo fino a 14 anni; per giungere  ai tempi odierni in cui si cerca di affermare il primato del privato anche nella scuola, nonché rendere la stessa funzionale al lavoro più che alla cultura. E’ in questa ottica che sono stati tagliati i  finanziamenti, già scarsi, alla scuola pubblica con i conseguenti riflessi negativi sull’offerta formativa e sull’occupazione dei docenti.

Il secondo intervento della mattina è stato quello del Prof. Renato Guarino che ha trattato di “SCUOLA E POLIS”

da quando Platone istituì l’Accademia, a Socrate , ad Abelardo, al Rinascimento che portò alla laicizzazione della scuola, al 1861 con il Nuovo Stato Italia, alla Riforma Gentile, all’associazionismo del 2° dopoguerra, alle due riforme della scuola elementare, ai decreti delegati. Il Professore ha portato la testimonianza di un maestro di Pescara che ha confrontato i cambiamenti socio-culturali avvenuti nello stesso quartiere di periferia della sua città fra gli anni ’70 e 2000, evidenziando come e quanto siano cambiati sia il lavoro che i contesti familiari.

A questo punto si è passati alle testimonianze di esperienze nella scuola e al dibattito sugli argomenti trattati. Il dottor Giuseppe Giampieri  ha affrontato l’argomento dei ragazzi portatori di Handicap che, fino agli anni  ’50 erano esclusi dall’apprendimento comune insieme agli altri alunni e dovevano frequentare scuole apposite con risultati alterni: in certi casi positivi, in altri meno per la marcata sensazione di ghettizzazione e isolamento.

A questo proposito ha preso la parola la Professoressa Zelinda Piccioni  responsabile del Movimento Cittadinanza Attiva, che ha sperimentato negli anni ’70 l’inserimento dei diversamente abili in alcune classi della scuola pubblica con risultati sociali, educativi e di apprendimento significativi, grazie all’intervento di docenti di sostegno che nel frattempo erano stati appositamente  formati.

Dopo la pausa pranzo il tesoriere della nostra rete  Silvio Profico ha introdotto     nel   dibattito   alcune    riflessioni           sulla

POLITICA OGGI”

ha parlato dell’abolizione dei Consigli di Quartiere che tanto avvicinavano i cittadini all’amministrazione della cosa pubblica; dei “cittadini manifestanti” nel significato etimologico della parola, ovvero che devono solo battere le mani (tanto apprezzati dal Presidente del Consiglio); dei concetti di Pace, Solidarietà, Giustizia, che stanno perdendo il loro vero significato perché strumentalizzati dai vari politici di turno; di come la politica sia sempre più lontana dalla gente non accorgendosi quasi più dei problemi e delle necessità del popolo.

A questo punto è intervenuto Don Rino Ramaccioni  per parlare della Causa di Beatificazione di Luigino Rocchi, morto a 46 anni a Tolentino (Mc), dopo averne passati 27 immobile su un letto, a causa della distrofia muscolare progressiva che lo ha immobilizzato all’età di 19 anni. Scriveva più di venti lettere al giorno per parlare del “suo amore verso la gente a costo della croce” e per fare del bene a tutti i “crocefissi vivi” del mondo. Alla fine, non potendo più tenere la penna in mano, scriveva battendo sui tasti della macchina elettrica con una penna che teneva in bocca.

Dopo diversi interventi da parte dei partecipanti al seminario ci siamo chiesti  CHE FARE? visto che questo è il vero problema italiano a tutti i livelli:  dalla scuola, alla società, dalla disoccupazione alla sicurezza sul lavoro, dal giusto guadagno agli sprechi della politica.

Abbiamo cercato di dare alcune risposte:

  • Ognuno faccia bene la sua  parte anche fosse piccolissima ( il mare è fatto di gocce d’acqua);

  • Se abbiamo un lavoro che ci permette di essere in contatto con i giovani, procurare discussioni, lanciare temi di attualità,:

  • Formare coscienze col dialogo e con l’esempio:

  • Diffondere idee che stimolino il ragionamento che è alla base di ogni innovazione,  stimolare istanze ideali e materiali non è inculcare;

  • Affermare regole condivise da quelle costituzionali a quelle più semplici di convivenza civile;

  • Credere nella forza delle idee;

  • Ritrovare il piacere di aggregazione senza esibizionismi.

SCUOLA e POLIS

1) Breve percorso storico

-Il concetto di forte interdipendenza tra i processi di istruzione e di educazione dell’individuo,di formazione civile e politica del cittadino, e la vita democratica come partecipazione e responsabilità collettive, viene filosoficamente elaborato e sperimentato in Grecia.

-Anche nel “lungo” Medioevo vi sono momenti forti di stretta relazione tra istituzioni educative e territorio,per esempio quelle ecclesiastiche dei cosiddetti chierici,ma anche quelle dei liberi maestri come Abelardo(XI-XII sec.).

-Il processo di laicizzazione dell’istruzione si sviluppa nel periodo umanistico-rinascimentale e si generalizza nell’età dell’illuminismo.

-Un momento cruciale per l’Italia è quello che coincide con la formazione del nuovo Stato del 1861: tutte le riforme della Scuola tendono a rendere pubblica e il più possibile obbligatoria l’istruzione elementare e a legare la Scuola al territorio (anche i maestri venivano nominati territorialmente)

-La riforma Gentile attribuisce alla Scuola un compito centrale: la formazione globale dell’uomo e del cittadino,soprattutto l’uomo e il cittadino fascista e funzionale allo Stato

-Non sembri contraddittorio, ma è uno storico “contrappasso”, evidenziare che, nella Costituzione del nuovo Stato repubblicano e democratico alla Scuola è attribuito il compito di formare il cittadino democratico ,come si evince da tutte le premesse alle riforme o tentativi di riforme degli ultimi 50 anni

2) Ruolo dell’Associazionismo

Confortate e in sintonia con il nuovo assetto costituzionale,nel II dopoguerra riprendono le esperienze innovative delle “Scuole nuove” di fine secolo o “clandestine” di Maria Montessori del periodo fascista. L’associazionismo pedagogico-didattico si caratterizza per la sua varietà ideologico-culturale: AIMC e UCIIM di orientamento cattolico, MCE e CIDI di orientamento laico, crescente interesse dei Sindacati,nelle loro diverse espressioni,verso i problemi della Scuola.

Il ruolo delle associazioni è assolutamente determinante nel processo di trasformazione democratica della Scuola italiana

a) La scuola deve essere garantita a tutti i cittadini in osservanza dell’art.3 della Costituzione (Riforma della Scuola dell’obbligo del ’62,la liberalizzazione dell’accesso all’Università del ’67-’68,Riforma dei programmi della Scuola elementare del ’55 e poi dell’85,i decreti delegati del ’74)

b) Didattiche,metodologie,visioni pedagogiche democraticamente avanzate

c) Un rapporto sempre più aperto tra scuola,istituzioni centrali e locali,realtà socio-culturali,per esempio il decentramento amministrativo dei Quartieri,poi Circoscrizioni

Fenomeni straordinari di questo processo di trasformazione democratica della Scuola che si apriva alla Polis, sono stati i gruppi spontanei di insegnanti(p.za Grue), storiche e  irripetibili esperienze come la Scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani, di “Scuola e Città” del pescarese Raffaele Laporta di cui parlerò in seguito. E poi vi è tutto il patrimonio di testi ormai internazionali come “Lettera a una professoressa”,  come “La ricerca come antipedagogia di Francesco De Bartolomeis,di riviste come “Scuola e città”, finalmente la diffusione della pedagogia americana di John Dewej,di quella sovietica di Makarenko e di Vigotsky,dell’epistemologia di Jean Piaget.

Sono tutte esperienze che proiettano la Scuola fuori della Scuola come struttura fisica,chiusa in se stessa,istituzione separata dai bisogni dei cittadini,sede di consumo e non di produzione di conoscenze e,pertanto,incapace di contribuire alla trasformazione politica (in senso pienamente etimologico!) della  realtà intera.

La grande e difficile scommessa (per dirla alla Laporta) consiste ancora oggi nel progetto di superare la critica anarchica di Ivan Illich (“Descolarizzare le istituzioni”) e di Reimer

 (“La scuola è  morta”) e di consolidare sul piano scientifico e istituzionale il carattere socio-antropologico della Scuola di Barbiana.

3) Esperienze pedagogiche a Pescara

A Pescara vi sono state esperienze pedagogiche innovative esattamente nel senso del rapporto tra Scuola e Città anche se esse,purtroppo,hanno avuto vita breve,non diffusa e senza seguito.

Soprattutto insegnanti del Movimento di Cooperazione educativa (che per definizione progettavano e programmavano insieme!)hanno sperimentato per molti anni la Ricerca d’ambiente soprattutto in zone periferiche della città.

La ricerca d’ambiente e generale ha una profonda motivazione umanistica e una seria e scientifica struttura metodologica e teoretica: la centralità del soggetto nel processo educativo e l’attivismo pedagogico.

I protagonisti della ricerca sono gli studenti,l’apparato epistemologico è la presenza e la relazione con gli altri soggetti,insieme con un meditato e consapevole uso della statistica,quindi di strumenti culturali come la matematica,la geografia,la storia,l’economia,la capacità di scrivere e raccontare. Il metodo della Ricerca sarebbe oggi estremamente favorevole alla costruzione di un apprendimento culturale,considerati gli strumenti tecnologici e informatici a disposizione.

Due ricerche,svolte da un carissimo amico maestro elementare,Plinio Pelagatti,in due periodi storici diversi (anni ’70 e primi anni del 2000) sono state svolte in uno stesso quartiere della periferia di Pescara,rilevandone le differenze socio-economiche-culturali.

Questa la caratteristica di quel quartiere:

Una periferia in cui è possibile ritrovare le radici forti e autentiche della Città che si è sviluppata,dopo la seconda guerra mondiale, in tutt’altra direzione socio-antropica e urbanistica,anch’essa abbastanza straordinaria: L’accoglienza di uomini,donne,bambini,adolescenti provenienti da Comuni, Province, Regioni, Stati diversi.

Come in tutti i fenomeni di trasformazione antropologica,etnica,sociale,professionale (migratori e non),è possibile una perdita di identità e di memoria,un deficit di cultura e di sopravvivenza storica”. A meno che non ci sia un profondo senso di non sola integrazione,ma di accoglienza e di comunione sociale e culturale. Quale compito e quale responsabilità avrebbe una Scuola capace di cambiare metodologie e finalità dei suoi saperi!

Nella Ricerca sperimentata il tema fondamentale è la famiglia e il gruppo sociale al quale essa si rapporta. In questi luoghi di umanità si possono trovare nessi tra passato e presente,la comunicazione tra generazioni,tra etnie diverse,tra consuetudini ed esperienze condivise,tra valori comuni e non,tra linguaggi diversi tra le generazioni che si succedono,tra comportamenti vecchi e nuovi.

Il dato pedagogico è di estrema rilevanza perché i protagonisti della ricerca,che potrebbe sembrare puramente conoscitiva,all’interno di una esperienza didattica e metodologica di routine,sono gli autentici fruitori e gli unici protagonisti di un processo educativo,cioè di arricchimento e di crescita del loro essere donne e uomini. Le loro testimonianze rivelano che la loro esperienza li ha resi diversi,non sono più quelli che erano “prima”.Credo che in questa dimensione spazio-temporale-esistenziale consista il processo educativo: “prima-dopo”,”qua-là”

Un altro progetto, realizzato solo in minima parte ma che rappresenta un’altra possibilità di apertura alla Città della Scuola,ma soprattutto di Scuola nella Città, è stato la costituzione di uno “Sportello” dedicato a Raffaele Laporta e ispirato ai principi e alle metodologie di Scuola e Città.

Esso si proponeva di realizzare le finalità di contribuire  “al rinnovamento dell’idea di cultura,delle metodologie didattiche nelle scuole pescaresi” e di muoversi nella “lezione” laportiana di una Scuola come luogo aperto di permanente lezione civica.

OGNI FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE NON PUO’ NON AVERE UNA FORTE COMPONENTE DI PROCESSO DI FORMAZIONE ALLA DEMOCRAZIA”

Lo sportello sarebbe stato accessibile a tutti:

– studenti di vario ordine e grado, studenti in ritardo negli studi regolari, adolescenti e giovani in abbandono scolastico

– docenti con i quali a) collaborare nel costruire e realizzare progetti e programmazione delle varie discipline; b) organizzare gruppi di studio di elaborazione di strategie culturale

– cittadini che intendessero avvicinarsi o riavvicinarsi allo studio secondo personali interessi e motivazioni

Gli obiettivi didattici erano dichiarati in due principi

– autonomia,capacità e responsabilità dell’apprendimento

– l’accumulazione delle informazioni e il rafforzamento delle conoscenze consentono la memorizzazione e la strutturazione culturale

Il metodo consisteva in

– ricerca e dialogo

– superamento della priorità del ruolo del docente nei confronti del discente, entrambi,invece,interlocutori che dialogano attraverso il reciproco interrogare

– incontri tra tutti i frequentanti

Un’altra significativa esperienza,che è parte ormai della storia pescarese,è rappresentata da un gruppo di giovani universitari e studenti delle scuole secondarie,che si riuniva attorno alla sezione locale della FUCI guidata da P.Francesco Carapellucci,nostro referente per anni del gruppo pescarese della Rete Radiè Resch.

Questo gruppo di giovani,tra cui qualche volta alcuni poco più che adolescenti,si recava in due quartieri periferici di Pescara,ambienti urbanisticamente e socialmente emarginati; per anni ha organizzato un doposcuola per i bambini della scuola elementare e media inferiore.

Per molti bambini e adolescenti il doposcuola ha rappresentato uno strumento di riscatto culturale,sociale,politico,per i loro giovani insegnanti un contributo alla loro crescita umana nel segno della disponibilità e della solidarietà.

Ho riferito,sia pur in modo solo enunciativo,queste due esperienze,se ne potrebbero ricordare tantissime altre di singoli insegnanti,di gruppi,associazioni,che hanno tentato di contribuire al progresso culturale e sociale della nostra Scuola. Esse, pur nella loro atomicità, sono un esempio della possibilità di una Scuola aperta alla società civile,alle problematiche reali degli allievi,delle loro famiglie,del mondo realmente vissuto.

Moltissime esperienze sono ancora vive e produttive in una società in accelerata trasformazione, sempre più globalizzata, e non sempre positivamente, i cui confini vengono abbattuti continuamente da grandi flussi migratori di uomini e donne alla ricerca di pane e libertà,di riappropriazione di quelle risorse che spesso sono state sottratte alle loro Terre.

La Scuola è destinata ad assumere un alto grado di responsabilità nella formazione di nuove generazioni capaci di prendere coscienza del mondo in cui vivono e di impegnarsi a trasformarlo più giusto e solidale.

Non mi pare che i progetti di riforma degli ultimi governi,pur diversamente orientati, vadano in queste prospettive culturali e politiche.

Personalmente sono molto preoccupato nei confronti del riformismo governativo; in esso è evidente una forte,unilaterale impostazione ideologica e una visione del processo formativo funzionale all’homo tenologicus e alle sua capacità di produrre beni di consumo e di inserirsi nella logica di mercato.

In nessun conto sono state tenute le esperienze didattiche,metodologiche,culturali dei docenti; è stata ignorata la storia dell’educazione della società occidentale e delle sempre più presenti culture di altre società.

Renato Guarino

FOLLOW US ON:
Convegno nazionale 2
Circolare nazionale
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT