HomeNewsSierra Leone: la donna che trasformerà Freetown

Sierra Leone: la donna che trasformerà Freetown

Il suo motto è to turn dissatisfaction into action, ovvero trasformare l’insoddisfazione in azione. È Yvonne Aki-Sawyerr, sindaca della città capitale della Sierra Leone, Freetown, che la BBC ha inserito nella lista delle 100 donne più influenti nel 2020 con la motivazione che è riuscita ad ispirare i cittadini a aderire alla sua campagna #FreetownTheTreeTown, con l’obiettivo di piantare un milione di alberi in due anni. La campagna è stata lanciata a gennaio 2020 senza risorse ma già ad ottobre più di 450.000 semi erano già stanti piantati. Gli alberi sono un elemento importantissimo per affrontare le sfide delle inondazioni, dell’erosione del suolo e della scarsità idrica”.

La sindaca, eletta nel 2018, racconta di come il suo impegno sia stato stimolato dal senso di frustrazione nel vedere in tv – lei all’epoca lavorava a Londra – le immagini della guerra in Sierra Leone. (Il discorso è disponibile nella Ted-Conference qui). Erano gli anni Novanta e il conflitto, terminato nel 2002, durò undici anni: una guerra civile scatenata per il controllo delle ricche miniere di diamanti del paese, che vide contrapposti i ribelli del RUF (Fronte Rivoluzionario Unito)sostenuti dalle forze liberiane, e le forze governative. La guerra civile della Sierra Leone è ricordata per i “Blood diamonds”, i “diamanti insanguinati” che, estratti in zona di guerra da minatori schiavi e bambini, erano venduti clandestinamente per acquistare armi e finanziare l’insurrezione. Una questione purtroppo ancora di attualità in molti paesi.  Il conflitto è ricordato anche per le atrocità e le torture commesse contro la popolazione civile, tanto che l’ONU decise di istituire un Tribunale speciale per la Sierra Leone, un ente di giustizia penale internazionale per giudicare i colpevoli di crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante il conflitto. Le udienze hanno dimostrato come “Nel tentativo di occupare la capitale Freetown, il RUF ha inferto infinite atrocità alla popolazione civile, commettendo violenze sessuali di massa, sequestri di donnearruolamento di bambini nei gruppi combattenti, sommarie esecuzioni di innocenti, mutilazioni di persone inermi – accompagnate dalla macabra formula “manica lunga”“manica corta”, utilizzata dai guerriglieri per scegliere a che altezza amputare le braccia delle persone catturate. Tra i condannati anche Charles Taylor, l’allora presidente della Liberia, responsabile di aver supportato il RUF per l’occupazione di Freetown fornendo armi in cambio di diamanti, pur essendo consapevole delle atrocità commesse.

A fronte di tutto questo, Yvonne decide di fare qualcosa per il suo paese, per la sua città. Fondò l’organizzazione Sierra Leone World Trust, impegnata nel sostegno ai bambini sfollati dal conflitto, nell’istruzione, nell’assistenza alle madri, nel microcredito, nella formazione professionale. Nel 2004 fondò un centro di formazione in agricoltura per ex bambini-soldato. Durante l’epidemia debola, dal 2014 al 2016, Yvonne Aki-Sawyerr da esperta contabile e di finanza lasciò in Inghilterra il marito e i due figli, salì a bordo di un aereo quasi vuoto – i collegamenti aerei con la Sierra Leone erano stati interrotti a causa di ebola – e raggiunse Freetown. Forte dell’esperienza nella gestione di crisi e nella pianificazione, elaborò il Western area surge plan (consultabile sul sito dell’OMS) che ebbe come elemento centrale la sensibilizzazione delle comunità attraverso il contatto diretto per gestire l’emergenza e fermare la diffusione della malattia letale«Dovevamo parlare con le persone, non alle persone. Dovevamo lavorare con i leader della comunità per essere credibili, dovevamo parlare sotto un albero di mango, in riunione, non attraverso degli altoparlanti». Spiega Aki-Sawyerr. Poche settimane dopo, il National ebola response center la nominò direttrice della pianificazione, mandandola in missione in tutto il paese. «È stata l’esperienza più dura di tutta la mia vita, ma anche la più gratificante», racconta. Oltre alla medaglia d’oro conferita dalla Presidenza per il suo impegno nel combattere ebola, nel gennaio 2016 Aki-Sawyerr è stata nominata Ufficiale dell’Ordine dell’impero britannico dalla Regina Elisabetta II.

Yvonne Aki-Sawyerr arriva in una città martoriata, con una popolazione raddoppiata in soli vent’anni, che conta oggi 1,2 milioni di abitanti. La rapida urbanizzazione è avvenuta senza una pianificazione delle infrastrutture, delle case, dei servizi di base come istruzione sanità e igiene.

La città è sporca e la popolazione è colpita da tifo, dissenteria, malaria. Nel 2017, come ricorda la sindaca, solo il 6 per cento dei rifiuti liquidi e il 21 per cento dei rifiuti solidi era raccolto, il resto stava lì nei campi vicino alle case, nei fiumi, nel mare.

Yvonne Aki-Sawyerr è stata eletta alle elezioni municipali di marzo 2018. Pochi mesi dopo è partito il piano triennale Transform Freetown, che si fissa 19 obiettivi concreti in 11 aree, con particolare enfasi alla lotta al degrado ambientale, all’inclusione degli emarginati e allo sviluppo di un’economia sostenibile. Nei giorni scorsi è ad esempio stata avviata la Blue Peace Initiative, focalizzata sull’accesso all’acqua, l’igiene e i servizi idrici della capitale, con la collaborazione dell’ONU e della Cooperazione svizzera. Ma sulla strada della trasformazione è sorto un nuovo ostacolo: la pandemia di covid-19, con le sue pesanti ripercussioni economiche. Come riporta la rivista Africa l’inflazione è aumentata, così come la disoccupazione che era già molto alta prima della pandemia. A Freetown l’impatto sull’economia è stato terribile perché la nazione è dipendente dalle importazioni. Ancora una volta, Yvonne Aki-Sawyerr deve rimboccarsi le maniche per trasformare la crisi in opportunità.

Lia Curcio (Unimondo Mercoledì, 13 Gennaio 2021)

FOLLOW US ON:
Messaggio della CPT
Rete di Milano: Inco
Rate This Article:
NO COMMENTS

LEAVE A COMMENT