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Viaggio ad Haiti 2018

VIAGGIO AD HAITI 2018 DI ELVIO, FRANCESCO, MARIANITA

DI NUOVO AD HAITI

Di nuovo ad Haiti, con Francesco e con Elvio.

Di seguito troverete il programma del nostro soggiorno e le informazioni sulla situazione del paese e delle attività di FDDPA; qui quel che mi è rimasto negli occhi, nel cuore, nei pensieri.

Il programma preparato da Jean (il nostro referente ad Haiti) è ricco e impegnativo, accanto alle visite a tutte le realtà dove FDDPA (Forza per la Difesa dei Diritti dei Contadini Haitiani) è presente, sono previsti incontri ed escursioni che ci permetteranno di fare nuove esperienze e conoscere meglio questo paese pieno di problemi, ma ancora capace di stupire per la sua bellezza.

C’è il traffico tremendo della capitale dove si può restare intrappolati ore e ore nel traffico a causa di terribili bouchon (tappi, imbottigliamenti) tra i mefitici gas di scarico di antichi veicoli ancora circolanti e gli slogan di manifestanti che occupano per protesta le strade; ma c’è anche Jacmel, città dove c’è cura per mantenere gli edifici coloniali che hanno resistito al terremoto, dove murales, mosaici, monumenti raccontano la storia e la cultura di questo paese; c’è Môle Saint Nicolas, città sorta dove sbarcò Cristoforo Colombo che conserva le tracce di quell’epoca, dalle vie ordinate e pulite e una spiaggia bellissima che si affaccia sul Canale dei venti che la separa da Cuba, ma quasi fuori dal mondo a causa delle strade pessime che impediscono a molti di raggiungerla.

Ci sono le strade che conducono alle comunità sulle montagne. La lunga strada per il Nord-ovest attraversa le risaie della pianura dell’Artibonite, le distese incolte della “savan desolé”, per salire poi costeggiando il mare e aprirsi su sequenze di monti lontani, percorrere piste che attraversano distese deserte, affacciarsi sulle saline e infine salire nel verde tra le pietre, il fango e i corsi d’acqua da guadare. La strada per Fondol, prima pianeggiante, su cui si affacciano tante piccole case, ombreggiata da manghi e alberi del pane, si inerpica poi su una montagna sempre più brulla aprendo visioni sulla pianura e sul mare lontano che fanno dimenticare la povertà sempre in agguato. La strada disastrata che porta a Katien sale faticosamente svelando in tutta la sua vastità la pianura fertile irrigata dal fiume Artibonite e le catene montuose che la circondano; la strada impraticabile che abbiamo percorso a piedi verso Dofiné, è una pietraia che sale e scende per terminare nella piccola oasi verde dove tutto il lavoro di Dadoue Printemps è iniziato.

Dofiné merita un discorso a parte, qui, in questo luogo così isolato e così difficilmente raggiungibile, più che ovunque resta vivo il messaggio di Dadoue e vive restano le sue pratiche di relazione, di animazione, di vivere insieme. I canti, le danze delle alunne e gli alunni della scuola e delle ragazze e dei ragazzi di JAFDDPA (Jeunesse FDDPA) animano la grande festa che riunisce tutta la comunità come avveniva quando Dadoue era qui, e nei canti – accompagnati dai tamburi, dai bambou e le tchatcha (lunghe trombe e maracas) – resiste la cultura locale: su questi antichi ritmi africani che animano la notte danzano giovani e vecchi, donne e uomini, bambine e bambini.

Incontri vecchi e nuovi: un quasi medico, Ronny, che due volte alla settimana parte volontariamente dalla capitale per curare le persone nei centri di salute di Malingue e Fondol; una giovane infermiera appena diplomata, Minerva (cresciuta nella casa di Dadoue), che lavora quasi gratis come Elicia, sua madre, che da anni sale sulla montagna per tenere aperto il centro di salute; Jumel (anche lui cresciuto nella casa di Dadoue), ora coordinatore della campagna per l’igiene e la salute, che è contento del suo lavoro, di questa esperienza che sta vivendo e che lo fa sentire utile nell’aiutare le comunità a proteggersi dalle malattie, a vivere meglio.

E tanti peyzan (contadini) di FDDPA, che sono anche soci della Cassa popolare e della Banca sementi: Jonas di Fondol che dice con forza che bisogna essere creativi, offrire ai contadini nuove conoscenze, nuove esperienze, come l’apicoltura, la coltivazione del crescione e della moringa; il problema – afferma – è la mancanza di conoscenze per poter sfruttare le risorse che ci sono e non essere costretti ad andarsene; Benis di Fondol che ci tiene a dire che le persone della Rete non sono stranieri, ma amici, membri della famiglia e a ricordare Dadoue che ha aperto il cammino, ha costruito il ponte tra i contadini e la Rete, ha tracciato la strada “per noi e per voi”, e questa amicizia va tenuta viva. E tutti quelli di cui non ricordo il nome che credono nell’importanza di andare avanti perché sognano un mondo diverso.

E tanti insegnanti, dalla vita dura e dai salari bassi, che lavorano con impegno, sensibilità, professionalità. Venans, direttore della scuola di Dofiné, ricorda che questa di Dofiné è la prima scuola della zona: se oggi ci sono persone che sanno leggere e scrivere e se alcuni alunni di ieri sono gli insegnanti di oggi lo si deve a questa scuola, e infatti Dieusseul, del comitato direttivo della scuola, insegnante e responsabile del gruppo giovani, aggiunge: “Faccio parte della prima generazione formata da questa scuola, e vi ringrazio per la solidarietà e l’amore della Rete per gli oppressi e gli svantaggiati”; e il giovane nuovo direttore della scuola di Dofiné, che affronta con coraggio i problemi non indifferenti di una piccola scuola con tanti, troppi alunni, ma crede nel suo lavoro e non si arrende. E anche la direttrice della scuola professionale di Souprann, nel Nord Ovest, che vive in una casetta accanto alla scuola, crede nel suo lavoro e non si arrende, ha deciso di non andarsene anche se avrebbe potuto trovare altrove situazioni migliori. Insegnanti che lavorano insieme al di là di storie e credenze differenti, c’è chi è cattolico, chi è protestante e magari anche pastore, chi è vuduista e magari anche houngan, sacerdote vudù.

E ci sono i bambini che affollano le scuole della montagna, ordinati nelle loro divise colorate; i piccoli delle sezioni “Gianna bambini” che cantano guidati dalle loro maestre allegre e vivaci, “non restate a casa, venite a scuola a imparare tante belle cose”, che immergono le loro mani nel colore per poi stamparle su fogli bianchi; tutti, grandi e piccoli, che ci accolgono con canti di benvenuto e ci chiedono come stiamo, come ci chiamiamo, ma poi seguono silenziosi e attenti le lezioni degli insegnanti. Continuare a studiare è un privilegio – dicono le ragazze e i ragazzi che vanno alle scuole superiori – e noi vogliamo andare avanti.

E ci sono le donne della cooperativa di Fondol che lottano per migliorare le loro durissime condizioni di vita e camminano sulla montagna a vendere le loro mercanzie, si riuniscono per discutere i loro problemi e progettare nuove iniziative come un corso di sartoria e un corso di alfabetizzazione per quante di loro non hanno potuto andare a scuola, e cantano i loro canti che raccontano la realtà ma anche i sogni. Anche le donne di Fanm kenbe fem (donne restiamo salde) l’8 marzo cantano accompagnate dal tamburo di Erese su un prato in riva al mare all’ombra di un grande albero.

Facciamo anche nuovi incontri. Daphne, una makusi, cioè una mambo che è anche medsin fey (sacerdotessa vudù e esperta della medicina naturale), studiosa della cultura haitiana, che ora si fa chiamare Zana e evita di parlare in francese; a Jacmel Cayes, un bel villaggio sul mare, ha un suo atelier sotto una grande capanna dove accoglie gruppi che lavorano con lei nel recupero della cultura e della identità haitiana. Madam Wilande, lontana parente di Jean, che a Jean Rabel – città sul mare nel Nord-ovest dove Jean è nato – ci mette a disposizione quel poco che ha, la sua piccola casa, il suo cibo, l’acqua per lavarci, i letti della sua famiglia per dormire, silenziosa e sorridente si prende cura di noi. Incontriamo gli insegnanti e gli alunni della scuola nazionale di musica di Pandiassou nel Plateau Central, un luogo incantato dove in ampie aule o nel cortile ombreggiato si suonano tutti gli strumenti in un’atmosfera libera e gioiosa, uno di quei miracoli di Haiti che appaiono dove mai te lo aspetteresti. E visitiamo anche la scuola di agricoltura, sempre a Pandiassou, un’oasi di efficienza, organizzazione, capacità didattica. Certo alle spalle di queste esperienze ci sono amicizie potenti dei Piccoli Fratelli che le hanno ideate (l’ex presidente Preval e – si dice – anche il finanziere Soros) e vorresti che per tutti ci fossero le stesse opportunità… Opportunità che non hanno le scuole di FDDPA e nemmeno la piccola scuola che Chrislè, un giovane di Cabaret che ha frequentato i seminari per la salute di FDDPA, ha messo in piedi per i bambini di strada e i restavek (bambini impiegati in lavori domestici senza salario, quasi schiavi) e che porta avanti con l’aiuto della moglie e di due amici, tutti volontari; ha creato anche uno sportello dove ci si possa rivolgere e denunciare i maltrattamenti che subiscono i bambini e per questo è minacciato di morte.

La nostra casa a Haiti è Kay Dadou a Dubuisson, frazione di Cabaret, la casa di Dadoue che ci ha accolto come sempre con il calore del suo affetto. La famiglia è aumentata: guidati dall’affetto disponibile e attento di Jean e Martine, sua moglie, qui vivono – oltre ai loro bambini, Eminalo e Anne Martine, che crescono sereni e allegri – Jumel, Johnny, Nicholas, Jessika, erano i bambini di Dadoue, ora studiano e lavorano, poi sono arrivati Jakner, Maxiana, Duinide, figli di membri di FDDPA della montagna, che studiano anch’essi, e tre sorelle la cui madre lavora e non può seguirle, Kettia, Indiana, Lancia. È una casa aperta, viva: spesso arriva Balansè, collaboratore di FDDPA, sempre impegnato politicamente tra la capitale e l’Artibonite, si ferma a discutere con Jean e Martine i problemi da affrontare, passa la notte e poi riparte; arriva Christmene a dare una mano, anche lei cresciuta nella casa di Dadoue e ora madre di due bambine; vengono Elou, che ora studia alla Fondazione Montesinos, e David, che si è sposato e vive del suo lavoro di artigiano, a salutare i loro compagni con cui hanno vissuto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. E non manca mai Sandro, vicino di casa, uomo tutto fare disponibile per ogni lavoro. Periodicamente arriva Willot, che vive negli Stati Uniti, ma con la mente e il cuore ad Haiti dove cerca, con un gruppo di giovani con cui è in contatto tramite WhatsApp, di stimolare nuove pratiche per l’agricoltura e la difesa dell’ambiente.

Ma una parola, un pensiero particolare di riconoscenza e rispetto vanno a Jean e Martine che con semplicità, umiltà e determinazione continuano a portare avanti l’impegno, che è davvero grande, che si sono assunti dopo la morte di Dadoue: Jean che si occupa di tutto, dalle scuole alla manutenzione della camionetta, dai centri di salute alla pompa per l’acqua e le batterie per i pannelli solari, tiene i contatti con tutte le comunità che visita periodicamente, segue le ragazze e i ragazzi della casa, e legge, s’informa, partecipa alla vita politica del suo paese e vuole sapere cosa succede in Italia e nel mondo; Martine che s’inventa di tutto, frequenta la scuola per analista, segue il funzionamento dei centri di salute, si occupa della formazione per le maestre dell’asilo, fa animazione nelle classi e inventa canti per i bambini ma anche per la cooperativa delle donne di cui è la coordinatrice e l’animatrice, e provvede alla vita della casa coordinando il lavoro condiviso tra tutti gli abitanti.

E i giorni, che mi parevano tanti, volano e arriva l’ultima sera. Nel cortile di Kay Dadou c’è tutta la famiglia, sono venute anche Elicia e Christmene con le bambine; sono arrivati dalle comunità della montagna, Dieusseul da Dofiné, Josirat da Katien, Jonas e Benis da Fondol, Aristide da Beden. Ci hanno portato dei doni, per me una cesta di paglia come quelle che usano le donne contadine, per Elvio e Francesco dei tascapani di fibre intrecciate che i contadini usano quando vanno nei campi. Ci lasciano il loro messaggio per chi è in Italia: continuiamo a camminare insieme.

Io posso dire solo GRAZIE e ribadire che solidarietà è accompagnarli nella lotta per il cambiamento “tet ansamm” (uniti insieme) come ci ha insegnato Dadoue nel suo testamento: lavorare insieme mano nella mano, formando una collana di unità.

PROGRAMMA DEL NOSTRO SOGGIORNO

Domenica 25/2: arrivo a Port-au-Prince, trasferimento a Dubuisson (casa di Dadoue), cena di benvenuto.

Lunedì 26/2: tempo d’incontro: informazioni generali su situazione del paese e delle attività di FDDPA;

tempo di relax: escursione alla Côte des Arkadins.

Martedì 27/2: visita a Fondol: scuole, cooperativa delle donne, centro di salute, esperienza pilota del crescione, vivaio della moringa; incontro con insegnanti e comitato FDDPA.

Mercoledì 28/2: visita a Port-au-Prince; serata di commiato da suor Gabriella.

Giovedì 1/3: trasferimento in Artibonite; visita a Katien: scuole, incontro con insegnanti e membri della Cassa Popolare e Banca sementi. Trasferimento a piedi a Dofiné.

Venerdì 2/3: visita alla scuola di Dofinè; festa con la comunità; incontro con gli insegnanti, comitato FDDPA, gruppo giovani, borsisti; ritorno a Dubuisson.

Sabato 3/3: giornata di riposo.

Domenica 4/3: visita alla Fondazione Montesinos per bambini di strada o con problemi familiari a Titayen.

Lunedì 5/3: partenza per Jacmel, incontro con una sacerdotessa vudù studiosa della cultura haitiana; visita alla città.

Martedì 6/3: visita alla scuola bilingue gestita da amici di Jean; visita al laboratorio culturale di cultura haitiana a Jacmel Cayes, pranzo haitiano; ritorno a Dubuisson.

Mercoledì 7/3: visita al centro di salute di Malingue.

Giovedì 8/3: giornata delle donne con il gruppo Fanm kembe Fem a Plage Rouge.

Venerdì 9/3: visita all’associazione degli apicoltori dell’Arcahaie; visita alla scuola di Eminalo e Anne Martine, figli di Jean e Martine.

Sabato 10/3: visita a un centro di artigianato a Port-au-Prince; accoglienza di Willot all’aeroporto.

Domenica 11/3: festa della chiesa internazionale di Haiti a Saint Marc.

Lunedì 12/3: partenza per il Nord Ovest, arrivo a Souprann.

Martedì 13/3: festa con la comunità; incontro con direttrice, insegnanti e studentesse della scuola professionale.

Mercoledì 14/3: visita a Môle Saint Nicolas, trasferimento a Jean Rabel, incontro con il gruppo di Willot per la coltivazione della moringa.

Giovedì 15/3: visita a Saint Louis du Nord; viaggio di ritorno a Dubuisson.

Venerdì 16/3: incontro di valutazione con Jean e Martine.

Sabato 17/3: trasferimento nel Plateau Central. Arrivo e sistemazione a Pandiassau; visita ai laghi artificiali.

Domenica 18/3: visita alla scuola musicale e alla scuola agricola di Pandiassau; visita a Hinche e alle cascate di Bassin Zim. Ritorno a Dubuisson.

Lunedì 19.3: incontro con il coordinatore delle attività per la campagna di igiene; visita alla scuola per bambini di strada e restavek (bambini impiegati in lavori domestici) a Cabaret; festa di commiato.

Martedì 20.3: partenza da Port-au-Prince per l’Italia.

SITUAZIONE DEL PAESE

Attualmente è al potere un regime di destra, un governo di ricchi che hanno corrotto distribuendo denaro per arrivare e restare al potere. Qualche esempio: durante la campagna elettorale Food for the Poor (organizzazione ecumenica cristiana senza scopo di lucro che fornisce cibo, medicine e altri servizi ai poveri dell’America Latina e dei Caraibi), ha donato una nave piena di riso al candidato alla presidenza Jovenel Moïse per gli abitanti del sud distrutto dall’uragano Matthew; Moïse ha distribuito il riso presentandosi come il padre della patria; un altro imprenditore, che ha il monopolio della produzione di lamiere per la copertura degli edifici, gli ha messo a disposizione una quantità di lamiere da distribuire; una ditta che vende acqua potabile ha messo il ritratto di Moïse sulle confezioni di acqua. Diventato presidente, Moïse ha aumentato tutte le tasse colpendo soprattutto le classi più povere, ha triplicato il costo del passaporto e della patente. Gli introiti delle tasse servono esclusivamente al mantenimento del governo, della presidenza e del parlamento.

Non si investe niente per l’istruzione: l’80% delle scuole è privato e spesso sono scuole care.

All’aumento delle tasse si aggiunge l’aumento del costo della vita. Le masse sono sempre più impoverite mentre i ricchi sono sempre più ricchi.

Il governo lancia progetti di facciata per gettare polvere negli occhi come ad esempio la “carovana del cambiamento”: progetti senza fattibilità e senza competenza destinati al fallimento.

Pochi i media rimasti liberi, la maggior parte è corrotta dal governo che paga i proprietari e i giornalisti.

La corruzione resta il principale problema del paese, nelle elezioni si comprano i voti approfittando della povertà della popolazione. Grande l’astensione. Molti giudici sono corrotti e molti politici anche ad alti livelli sono coinvolti nello scandalo del Petrocaribe (l’alleanza tra il Venezuela e altri paesi caraibici per la compravendita di greggio a condizioni di pagamento preferenziali) i cui fondi sono stati dilapidati.

Un altro fenomeno grave – l’abbandono della montagna, l’esodo rurale verso la città a lavorare come facchini o verso la Repubblica Domenicana per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero o nell’edilizia – non è certo nuovo, ma ora si assiste a un’imponente ondata migratoria verso il Brasile, l’Argentina, il Cile, addirittura Taiwan; in particolare si parte per il Cile, 100.000 partenze nel 2017 e – fino a pochi giorni fa – da 300 a 500 persone in partenza ogni giorno con voli diretti Port-au-Prince – Santiago; con il nuovo governo cileno di destra però i voli sono stati per il momento sospesi (prima bastava avere il passaporto senza necessità di visto). Partono persone di tutte le classi sociali con conseguente grave impoverimento per il paese. Anche sulla montagna l’esodo è consistente e FDDPA ne risente, spesso diventa difficile fare un kumbit (modo tradizionale di lavoro collettivo), inoltre persone che sono state formate e su cui si era investito (insegnanti, un cassiere, un fornaio…) sono partite ed ora bisogna trovarne delle altre e formarle.

ATTIVITà DI FDDPA

Jean, direttore esecutivo, non vuole essere considerato il sostituto di Dadoue, si considera un accompagnatore, uno che lavora insieme con i contadini, ma non risolve i problemi. Lo incoraggia la fiducia nei suoi confronti, visita periodicamente le comunità ed è accolto calorosamente. Non vuole essere paternalista, l’intenzione è di responsabilizzare i contadini e di aiutarli a prendere le decisioni.

In ogni comunità c’è un comitato che discute i problemi e cerca le soluzioni, inoltre c’è un comitato di supporto di cui fanno parte Martine, che si occupa di animazione, cooperativa donne, centro salute, Willot che segue lo sviluppo agricolo e procura anche sementi, Balansé, che si occupa di formazione dei giovani e degli insegnanti e segue la Fondazione Dadoue, Padre Frantz per le relazioni con altre realtà.

A Dofiné si sta preparando il terreno per la costruzione di un edificio per le assemblee e gli incontri, edificio che potrebbe anche essere utilizzato per ospitare attività scolastiche visto il cattivo stato delle aule più vecchie. Il materiale è già stato acquistato, ora il problema è trasportarlo. Infatti la situazione stradale sulla Catena dei Matheux nel versante Artibonite è particolarmente grave: la strada che va a Katien è in pessime condizioni in seguito alle abbondanti piogge che si sono verificate anche nella stagione secca. In particolare è impossibile percorrere in auto il tratto che da Katien va a Dofiné che quindi deve essere affrontato a piedi o con muli o asini. Questo ha conseguenze pesanti sul trasporto di materiali da costruzione, carburante o bombole di gas che diventa molto difficile se non impossibile; si sta pensando a dei kumbit notturni per cercare di sistemare la strada. La situazione è migliore per Fondol, mentre anche le strade del Nord Ovest sono in condizioni molto precarie.

Infine va sottolineato che, nonostante per FDDPA l’obiettivo rimanga quello di raggiungere un’autonomia finanziaria, la situazione resta ancora molto precaria data la totale assenza delle autorità a livello sia nazionale che locale nell’assicurare i servizi di base alla popolazione. Oltre ai contributi della Rete Radié Resch e del gruppo “Operazione Mato Grosso” di Chiarano, FDDPA ha ricevuto dei contributi dalle infermiere tedesche che hanno lavorato con Dadoue, questo ha permesso di finanziare i campi estivi per i ragazzi a Fondol. Altre piccole donazioni sporadiche hanno permesso l’acquisto di medicinali. FDDPA chiede alla popolazione di contribuire al funzionamento delle scuole e dei centri di salute e può contare sul volontariato di molti suoi membri, a partire da Jean e Martine, tuttavia senza il contributo della Rete “le scuole sarebbero morte” e molte altre iniziative sarebbero in difficoltà.

ISTRUZIONE – EDUCAZIONE

In tutte le scuole – dell’infanzia ed elementari a Fondol, Katien e Dofiné – si è assistito ad un aumento considerevole di alunni dovuto al fallimento del programma statale PSUGO, in teoria programma di scolarizzazione universale gratuita e obbligatoria, in pratica una manovra demagogica che prometteva finanziamenti a chiunque aprisse nuove scuole; in realtà o i finanziamenti non sono arrivati o, se arrivati, le scuole così create, una volta intascati i fondi, hanno chiuso. Di conseguenza molte famiglie hanno ripreso a rivolgersi alle scuole di FDDPA (200 gli alunni a Fondol e Katien, 155 a Dofiné, 24 gli insegnanti).

La situazione è particolarmente difficile a Fondol dove la direzione è stata costretta a collocare alcune classi nei locali del centro di salute, inoltre sarebbe necessario assumere altri insegnanti per sdoppiare classi troppo numerose. Questo si verifica soprattutto nella scuola per l’infanzia “Gianna bambini” e nella prima elementare. Si sta ampliando un’aula, ma sarebbe necessario costruirne un’altra. La comunità partecipa ai lavori di costruzione e alla raccolta di alcuni materiali (pietre, sabbia), ma alcuni materiali (cemento, ferro, lamiere) vanno acquistati e i costi per il trasporto sono molto alti. Questa scuola è l’unica della zona e accoglie bambini che vengono da tutta la montagna intorno. Per FDDPA è impensabile rifiutare di iscrivere a scuola dei bambini, sarebbe come rinnegare l’insegnamento e la pratica di Dadoue.

Nonostante tutte le difficoltà, i risultati conseguiti dalle scuole sono buoni: gli alunni infatti alla fine delle elementari devono sostenere un esame presso le scuole statali in città e, nonostante siano molti i pregiudizi nei confronti dei figli dei contadini che vengono dalla montagna, gli esiti dell’esame sono molto positivi.

Gli insegnanti si dichiarano soddisfatti della formazione che ricevono, l’equipe formativa è molto buona, inoltre hanno molto apprezzato il fatto che ora sia retribuito anche il periodo delle vacanze. E’ vero che i salari sono ancora bassi, ma ci sono delle agevolazioni, ad esempio non pagano il contributo per i loro figli che frequentano la scuola, inoltre la formazione – a differenza che nelle scuole pubbliche e private – è gratuita e con trasporto e vitto pagato.

Un problema irrisolto resta quello delle mense scolastiche: non è più possibile distribuire una merenda di pane e miele perché è diminuita in tutto il paese la produzione di miele, inoltre a Fondol il panificio di FDDPA non funziona più per la partenza del fornaio per il Cile. Anche l’aumento del costo dei trasporti ha influito negativamente. Ci si è rivolti a Food For The Poor, alla Caritas e ad altre istanze locali per ottenere degli aiuti e si è in attesa di risposte. Esiste un programma nazionale del PAM (Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) per le mense scolastiche ma sostiene soltanto le scuole statali e le scuole cattoliche.

Continua l’attività del gruppo giovani e della scuola agro-ecologica; dal 2016 al gruppo di Katien si è aggiunto il gruppo di Dofiné, fondato da Dieusseul che è il loro accompagnatore. Ci dicono che il loro obiettivo è organizzare i giovani ed acquisire formazione; sono in maggioranza studenti consapevoli di essere il futuro di FDDPA. Si riuniscono una volta al mese, vorrebbero essere seguiti da un formatore; purtroppo la collaborazione con la Brigade Dessaline (la brigata internazionale di contadini organizzata da Via Campesina che opera da anni nel paese) si è molto indebolita a causa della riduzione dei suoi membri, pochi, con pochi mezzi e sottoposti a rotazione ogni 3 mesi. I ragazzi vorrebbero avere un pezzo di terra per creare un piccolo bosco da offrire come modello ai contadini della zona. Ogni tre mesi c’è un incontro più strutturato dove si alternano momenti di approfondimento a momenti di intrattenimento. Tra Katien e Dofiné i giovani coinvolti sono circa 150, di età compresa tra i 15 e i 25 anni.

I ragazzi che usufruiscono delle borse di studio della Rete sono 21, sono consapevoli che devono impegnarsi visto che hanno il privilegio di poter studiare e il loro desiderio è di continuare a studiare.

Il “Progetto Gianna” – che riguarda la scuola professionale femminile “Giovanna Mocellin” di Souprann nel Nord Ovest e le sezioni di scuola dell’infanzia “Gianna bambini” a Fondol, Katien, Dofiné – continua il suo cammino realizzando il sogno di Gianna di favorire l’istruzione dei figli e delle figlie dei contadini. La scuola di Souprann, dove si insegna sartoria, ricamo e pasticceria, è l’unica scuola professionale della zona. Un problema evidenziato dalla direttrice e dall’insegnante è costituito dal fatto che, una volta diplomate, le ragazze non possiedono macchine da cucire per svolgere il loro lavoro; Jean ha sottolineato che FDDPA non è in grado di risolvere problemi individuali, può solo proporre soluzioni collettive, ad esempio formare una cooperativa che utilizzi i locali e le macchine da cucire della scuola nei giorni liberi o nei pomeriggi; la direttrice ha aggiunto che è importante – per evitare che le ragazze vadano a cercare lavoro altrove – mettere in comune idee e iniziative, creare modelli, produrre dolci e venderli in loco.

AGRICOLTURA

Il problema della sicurezza alimentare è fondamentale e l’esodo rurale ha origine proprio dalla difficoltà di nutrire le famiglie, per questo si cercano nuove vie. A Fondol si sta portando avanti un’esperienza nuova, la coltivazione del crescione lungo il fiume, iniziata con l’aiuto di Dieusseul (membro del comitato FDDPA di Dofiné dove questa coltura è praticata da tempo) e di sua moglie Eliphanne che hanno fatto incontri di formazione con i contadini. Il sogno è quello di far diventare Fondol come Dofiné. Il terreno in cui si coltiva il crescione è terra di nessuno e viene coltivata come terra comune evitando la parcellizzazione che in altre situazioni ha dato risultati negativi. Bisogna tener conto dei cambiamenti climatici: non è possibile iniziare la coltivazione del crescione prima di ottobre perché l’acqua dei corsi d’acqua è troppo calda.

Inoltre è stato realizzato un vivaio di moringa, pianta resistente che non ha bisogno di molta acqua, cresce in fretta, arricchisce il terreno, può costituire un alimento per gli animali e per gli esseri umani ed è ricca di vitamine. Willot sta lavorando molto per la diffusione di questa coltura. C’è il problema dell’allevamento libero delle capre che mette a rischio la riuscita dell’esperimento, ma si sta risolvendo facendo delle riunioni con i contadini, FDDPA e il kasek (autorità locale) che ha deciso anche di multare chi non terrà le capre in luoghi recintati. Johnny e Jakner, due ragazzi della casa di Dadoue, seguono queste esperienze e fanno incontri con i contadini promuovendo anche la coltivazione degli ortaggi. Johnny frequenta la scuola agricola di Pandiassou nel Plateau Central e Jakner la frequenterà nel prossimo anno scolastico; si tratta di una scuola di 2 anni, i ragazzi fanno 6 mesi a scuola – lavoro pratico nei campi al mattino e teoria in classe nel pomeriggio -, negli altri 6 mesi mettono in pratica quanto appreso nel territorio di provenienza. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare la scuola insieme con Johnny e di parlare con un insegnante; è una scuola organizzata molto bene con ampi terreni coltivati dagli studenti senza uso di pesticidi o concimi chimici.

Sia a Fondol che a Katien viene sottolineata l’importanza della banca sementi, l’agricoltura infatti è l’unica fonte di reddito e la banca sementi costituisce un aiuto straordinario, “da respiro” ai contadini.

Anche le Casse popolari sono molto importanti per i contadini.

DONNE

La cooperativa delle donne di Fondol ha risentito dei danni provocati dall’uragano Matthew e alcune donne non sono più riuscite a partecipare, ora però c’è una ripresa: oltre alle donne del gruppo originario, si è formato un nuovo gruppo di donne che provengono da più lontano. La cooperativa è importante perché permette alle donne di restare nel paese e lottare.

Si pensa di sostenere la coltivazione del crescione: l’idea sarebbe di trasformare le donne che ancora vivono del lavoro di carbonaie in coltivatrici di crescione che poi venderebbero il crescione alle donne della cooperativa. Questo è ancora un sogno, ma senza sogni – dicono Martine e Jean – non si può vivere. La cooperativa segue anche la banca delle sementi e spera di aumentare il numero dei beneficiari.

Continua una volta al mese la distribuzione di generi di prima necessità che le donne vanno a vendere sulla montagna. La cooperativa incoraggia le donne ad acquistare anche sementi dalla banca.

C’è un progetto di alfabetizzazione delle donne e a breve inizierà anche un corso di sartoria.

SALUTE E IGIENE

Funzionano i due centri di salute di Fondol e Malingue (vicino a Dubuisson in riva al mare) con la collaborazione volontaria di Ronny, uno studente di medicina prossimo alla laurea, che svolge uno stage; altri studenti sono interessati a fare quest’esperienza; inoltre sono presenti Minerva, infermiera diplomata, e Elicia, ausiliaria, che però non ricevono un salario regolare ma un compenso settimanale in base a quanto si riesce a raccogliere dai contributi di quanti frequentano i centri di salute, anche se non tutti sono in grado di pagare i piccoli contributi richiesti. Il centro di Fondol purtroppo attualmente è in parte occupato da alcune classi della scuola vista l’insufficienza di spazi dovuta all’aumento della popolazione scolastica. Il centro di Malingue è stato riorganizzato distribuendo gli spazi in modo più razionale, è stata predisposta anche una stanza di osservazione e accoglienza per donne incinte in previsione del ritorno di una dottoressa – volontaria – attualmente a casa in maternità. Una nota positiva è data dalla scomparsa sulla montagna dei casi di colera, mentre purtroppo ovunque si riscontra un aumento dei casi di malaria.

Il problema di fondo rimane l’assenza dello stato: il governo non si fa carico della salute della popolazione in tutto il paese, ma nella montagna la situazione è più grave per l’isolamento e la lontananza dagli ospedali.

Si sta attuando nelle comunità quanto appreso nei seminari per la salute gestiti da Popoli in Arte, un’associazione italiana che si occupa di educazione e formazione seguendo il metodo Freire; ora si cerca di passare dalla teoria alla pratica, ogni comunità secondo le proprie forze e le proprie modalità. Il coordinatore del lavoro nelle comunità (Fondol, Katien, Dofiné, Dubuisson) è Jumel (è stato un ragazzo della casa di Dadoue) che rappresenta il legame tra FDDPA e le comunità. Jumel visita ogni comunità due volte al mese; in ogni comunità c’è un responsabile e in ogni scuola un insegnante che si occupa dell’educazione alla salute. Si è cominciato a produrre il cloro, insegnando il procedimento anche nelle scuole. La situazione in pianura è diversa rispetto alla montagna: in pianura c’è elettricità, è più facile procurarsi i materiali per produrre il cloro; sulla montagna bisogna che ci sia un comitato che si fa carico della produzione; il cloro poi viene distribuito mediante dei flaconcini contagocce con il dosaggio da usare per potabilizzare l’acqua; sono stati preparati dei volantini sull’importanza dell’acqua potabile che vengono distribuiti tra la popolazione e nelle scuole. Non è tutto facile, bisogna superare la diffidenza delle persone verso le novità e la loro riluttanza a collaborare, ma bisogna cominciare con chi è disponibile perché sono i fatti che poi parlano e sono più convincenti delle parole.

E’ stato affrontato anche il problema della mancanza di latrine, cominciando a discuterne in comunità che non ne hanno mai avute. Jumel ha fatto degli incontri per sentire cosa pensano le persone, come pensano di affrontare la situazione. Hanno partecipato altre persone che avevano seguito i seminari per la salute. Questo lavoro è iniziato a Dubuisson in una frazione tra i bananeti e a Fondol, Fon Tomas e Ti Salé sulla catena dei Matheux. Le persone si sono dette d’accordo sulla necessità di dotarsi di una latrina comune e hanno iniziato insieme il lavoro di scavo. Una volta terminato lo scavo per una latrina a 4 posti, bisogna chiuderla in una piccola costruzione che va coperta. Questo comporta dei costi per acquistare i materiali e qui nascono le difficoltà e alcuni si ritirano. A questo punto FDDPA interviene offrendo un contributo ma chiedendo che le persone partecipino alle spese e così i lavori procedono. A Katien un partecipante al seminario per la salute ha organizzato il lavoro in modo diverso, è stato effettuato lo scavo, A Katien un partecipante al seminario per la salute ha organizzato il lavoro in modo diverso, è stato effettuato lo scavo, e contemporaneamente si sono cercati fondi coinvolgendo oltre a FDDPA, un ospedale vicino ed amici. Una volta realizzate le latrine, va creato un comitato che individui dei responsabili per controllare la pulizia e la manutenzione, ogni famiglia deve occuparsene, ci dev’essere una cura collettiva

L’essenziale – afferma Jumel – è cominciare: gli incontri sono molti partecipati. Se si vede qualcosa di realizzato, si crea un esempio; se c’è qualcuno che comincia si motivano anche gli altri.

Si è pensato di organizzare nelle scuole delle giornate per la pulizia del territorio, inoltre si sono realizzati dei cartelli con dei disegni per invitare i bambini a usare le latrine.

Ti pa ti pa nap rive, era scritto su una carriola spinta da un contadino: a piccoli passi arriveremo.

Marianita, 8 aprile 2018

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Il calo degli sbarch
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