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Viaggio di Jose Nain

Luis Marileo Mapuche

Oltre alla partecipazione al Convegno di Trevi José Nain ha visitato 7 reti locali in ciascuna delle quali ha avuto l’occasione di esplorare possibilità di attività che prescindono da un diretto finanziamento della rete o che riguardano progetti autonomi già in corso di realizzazione in Cile (come il vino e la borsa di studio).

Attività svolte in Italia dal 12 aprile al 3 maggio 2018

con la Rete Radié Resch e l’Associazione Regionale Mapuche FOLILKO

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Referenti in Italia: Gabriella e Piergiorgio della Rete RR di Brescia

  1. Partecipazione al Convegno nazionale di Trevi dal 13 al 15 aprile.

  1. SALERNO

Incontro con la Rete di Salerno. L’argomento trattato era la situazione storica e politica della richiesta di restituzione delle terre mapuche. L’incontro si è svolto in uno spazio sociale di Salerno, con la partecipazione di circa 30 persone, principalmente giovani.

Come conclusione possiamo sottolineare che c’erano giovani che hanno espresso interesse a viaggiare per conoscere le comunità mapuche, per questo si metteranno in contatto con la nostra organizzazione per il coordinamento.

Visita a una cooperativa di nocciole. Con Giovanni, nella valle di Giffoni, il motivo è stato quello di informarsi sulla sgusciatrice di nocciole.

L’accordo con Giovanni e il presidente della cooperativa delle nocciole, è quello di esplorare la reale possibilità di trovare una macchina per i Mapuche che ora hanno coltivazioni di nocciole.

Questa è considerata una possibilità futura, dato che nei prossimi anni ci sarà una produzione significativa da parte dei produttori mapuche.

  1. UDINE

A Udine ho soggiornato a casa di Francesco e Cristina. Lì abbiamo realizzato un incontro per discutere della borsa di studio universitaria. L’evento ha visto la partecipazione di amici della Rete di Udine e di alcuni amici che fanno parte della rete di sostegno per la borsa di studio.

In tale incontro abbiamo affrontato ampiamente la situazione di Millalef nel corso dell’anno in cui non ha superato gli esami e sulle difficoltà incontrate per quanto riguarda il suo adattamento alla lontananza da casa, essendo l’Università distante più di 500 km. Per di più il suo piano di studi prevedeva l’inglese, che complicò il suo rendimento accademico, con i risultati noti a tutti.

Noi come organizzazione abbiamo reso esplicito il nostro punto di vista e in una certa misura assumiamo la responsabilità di quello che è successo. Abbiamo stabilito che sia da lasciare alla esclusiva discrezionalità di quanti cooperano alla borsa di studio se ritengono opportuno continuare a sostenere Millalef, dal momento che si è ritirato dall’Università di Talca e si è iscritto all’Università della Frontiera di Temuco per effettuare un corso legato all’agricoltura con orientamento alla produzione biologica.

Folilko ha ritenuto che questo corso di studi soddisfa anche le nostre aspettative ed è anche più ampio rispetto ai fini produttivi della Comunità. Ecco perché apprezziamo molto la decisione di Millalef di continuare a studiare e riuscire a portare avanti il compito.

Il giorno successivo si è tenuto l’incontro pubblico con la Rete, coloro che cooperano alla borsa di studio e gli altri interessati a conoscere la situazione del popolo mapuche. Hanno partecipato 20 persone molto interessate a conoscere aspetti della cultura mapuche e la situazione Mapuche nei confronti con le aziende forestali e la questione dei diritti d’acqua.

Conclusioni: Per quanto riguarda la borsa di studio, è stato deciso che io, arrivando in Cile, avrei stabilito un incontro tra Folilko e Millalef per trasmettere i dettagli dell’incontro e i punti di vista che sono emersi lì.

Si è convenuto che dopo la riunione a Temuco si sarebbe inviato una lettera congiunta da parte di Folilko e Millalef per chiarire come sarà la forma della relazione e della comunicazione tra i cooperanti alla borsa di studio e Folilko, mettendo a conoscenza Milllalef ogni volta che si tratta di questioni inerenti la borsa di studio.

Infine abbiamo risolto la questione della borsa di studio. Udine ha deciso di sostenere la borsa di studio e il denaro è stato inviato il 4 maggio. Fino al momento di scrivere non abbiamo ricevuto alcun avviso da parte della banca, ma speriamo che arrivi presto.

  1. CELLE LIGURE

In questo soggiorno ancora una volta devo ringraziare per l’ospitalità e l’affetto gli amici di Celle. Ci sono stati incontri dedicati a coloro che, guidati da Pier, erano molto interessati a conoscere i progressi che sono stati fatti nella wallmapuche (Territorio Mapuche) dopo il loro viaggio.

Abbiamo tenuto un grande incontro con le Reti di Varazze e Varese e altri amici, che sono venuti nelle nostre terre. Si è parlato della possibilità di continuare a inviare aiuti alle comunità, come vestiti e scarpe. Questa volta hanno ideato di raccogliere diversi tipi di oggetti e strumenti a noi utili da spedire in un container. Su questo si è impegnato Marco Zamberlan.

  1. BRESCIA

Incontro presso Il Centro parrocchiale di santa Maria in Silva (Don Fabio). Hanno preso parte 25 persone. La serata è stata condotta dai nostri referenti della Rete Piergiorgio e Gabriella. Devo sottolineare la presentazione della situazione del popolo mapuche parlando di molteplici argomenti. Si è detto della cultura, di lotta per la terra, dell’effetto dannoso causato dalle imprese forestali sull’inquinamento delle nostre terre e la responsabilità che hanno nella siccità che le colpisce.

Un altro incontro si è tenuto alla Cascina Maggia in collaborazione con il Laboratorio culturale “Mario Lussignoli” sul tema del diritto all’acqua come bene comune. (Vedi a fondo pagina)  Hanno preso parte 20 persone. In questo incontro è stata messa in risalto l’importanza dell’acqua a tutti i livelli e, in particolare, il diritto inalienabile e imprescrittibile che i popoli indigeni hanno su questo bene comune. È stato un dibattito interessante. Personalmente ritengo che la Rete Radié Resch dovrebbe incoraggiare e promuovere in futuro un grande evento di respiro internazionale per affrontare la “siccità con una visione globale”, considerando le implicazioni negative del fatto che le multinazionali trattano i diritti di acqua come un bene di mercato, e non come un bene comune.

Gran parte della povertà e della miseria che esiste nel mondo è generata dalla scarsità di acqua che provoca mancanza di cibo e lavoro per la popolazione e che ha anche come conseguenza la dolorosa migrazione dei popoli.

  1. TREVISO

Si è tenuto un incontro pubblico nella biblioteca di Lancenigo a cui hanno partecipato 35 persone che hanno seguito con molto interesse il tema dei Mapuche. L’attività è stata coordinata da Fernanda Bredariol che ringrazio per l’impegno che ha sempre mostrato nel riunire le persone per informarle sulla situazione dei Mapuche in Cile.

  1. VENEZIA

Incontro con la Fondazione “La laguna nel bicchiere” che sviluppa le attività di recupero della coltivazione della vite in modo tradizionale nella parte del cimitero dove i frati custodivano alcuni tipi di vite ecologica che fino ad oggi erano tenuti in vita.

In questo luogo siamo stati in grado di trovare persone che svolgono attività con le scuole in cui trasmettono e insegnano ai bambini il processo di conservazione delle viti e la successiva vinificazione. Questa Fondazione lavora fondamentalmente per conservare le conoscenze in funzione di nuovi progetti. Per noi, come organizzazione Mapuche, è fondamentale prendere e mantenere i contatti con questa Fondazione ed esplorare un lavoro comune in futuro.

Accordi:

Inviare una presentazione dell’Associazione regionale mapuche Folilko alla Fondazione La Laguna nel bicchiere, per vedere la possibilità di generare uno scambio con i Mapuche che possono conoscere l’esperienza della Fondazione nella conservazione della vite e il processo di vinificazione finale.

Il contatto con Venezia avverrà attraverso Jorge Centurión, al fine di facilitare la traduzione della documentazione.

Nel pomeriggio ho partecipato ad un dialogo pubblico fuori da un teatro occupato da un gruppo di Venezia che si oppone alla possibilità che questo teatro sia venduto dal comune ad un privato per farne un ristorante/caffetteria. Lì ho condiviso l’esperienza della lotta della comunità e l’occupazione del teatro come spazio culturale per i veneziani.

  1. CASTELFRANCO VENETO

Un incontro a casa dei genitori di Dario con Anna* e con la rete di Castelfranco è stato molto interessante perché è la prima volta che siamo invitati a discutere della situazione mapuche in Cile e Argentina. All’incontro hanno partecipato 25 persone della Rete.

*Dario e Anna hanno visitato la comunità Mapuche ospiti della famiglia di José e Margot.

CONCLUSIONI:

In primo luogo grazie alla Rete Radié Resch di Brescia per il suo sostegno, l’ospitalità e la comprensione del lavoro che svolgiamo come organizzazione mapuche. È un grande onore per noi continuare a partecipare ai vostri eventi per far conoscere la nostra lotta. Grazie anche per l’accompagnamento dei diversi progetti che abbiamo sviluppato con Folilko, finanziati dalla Rete Radié Resch. L’ultimo è il progetto relativo al trattamento delle nocciole attraverso l’acquisto di una macchina per la sgusciatura e di un sigillatore sotto vuoto, installato in una struttura costruita per un’attività comunitaria.

Grazie per il lavoro svolto da Piergiorgio e Gabriella di Brescia per il programma delle visite alle Reti locali. In ciascun luogo ho sempre trovato grande interesse a conoscere la situazione mapuche e manifestazioni di solidarietà. Questo ci motiva a continuare a lavorare per il nostro popolo e le sue comunità.

La nostra organizzazione è molto lieta di lavorare con il nostro riferimento a Brescia. Percepiamo il loro impegno per la nostra gente, la loro motivazione fa sì che il nostro ritorno sia carico di buona energia e voglia di continuare a combattere, nonostante la difficile situazione delle nostre comunità in Cile.

Esprimiamo il nostro impegno per il lavoro serio e responsabile con la vostra organizzazione per continuare a diffondere la nostra causa in Italia. Spesso la comunicazione con voi è complessa, ma l’intensità del nostro lavoro con le comunità mapuche è permanente.

Infine ringrazio la segretaria della Rete per aver sostenuto il mio viaggio in Italia, per lo spazio che ho avuto a Trevi nel condividere i pensieri e il lavoro della nostra organizzazione. Ringrazio tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo alla preparazione degli incontri nelle loro città.

Abbiamo posto grandi speranze che si possa continuare a lavorare insieme e che la vita ci dia l’opportunità di incontrarci di nuovo per continuare ad aprire la via della speranza, della giustizia e della solidarietà con i nostri popoli fratelli che oggi soffrono l’oltraggio dei loro diritti di vivere in pace e armonia.

Grazie mille (chaltu may) a presto (peukallal).

Marrichiweu (dieci volte continueremo a combattere)

Josè Nain Perez

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Jose Nain Perez.

Coordinatore Associazione regionale mapuche Folilko.

(Laboratorio culturale “Mario Lussignoli” – Brescia)

Sabato 28 aprile 2018

L’acqua: un Diritto Collettivo inalienabile e imprescrittibile dell’Umanità

e la sua privatizzazione per pochi nel mondo.

Nel mondo, oggi, ci sono molte questioni che vengono discusse, come la globalizzazione economica, il riscaldamento globale, l’effetto serra, l’inquinamento del mare, e altri aspetti che coprono a loro volta l’agenda dei governi. Tra le molte questioni di grande importanza in tutto il mondo, occupa uno spazio la preoccupazione per la crisi idrica che oggi colpisce l’umanità. Ci troviamo in un mondo sostenuto e controllato da strumenti legali che concedono potere e proprietà a un piccolo numero di imprese multinazionali che detengono pertanto il controllo delle acque del pianeta.

Nella misura in cui il mondo perde la bussola e entra in una crisi molto profonda, i Popoli Indigeni sono i più sensibili alle misure prese in questo ambito, che in molti casi sono irreversibili. Dopo più di cinquecento anni dall’arrivo del colonizzatore nelle nostre terre (America), ci siamo resi conto del danno causato, dove hanno eliminato con il fuoco e il sangue le nostre culture millenarie. Noi popolazioni indigene, non solo siamo stati i protettori della biodiversità, ma anche i preservatori di questo bene comune di cui siamo parte sotto tutti gli aspetti.

Nell’ambito di un’economia aperta ai mercati globali, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali che si attua nel paese, gran parte delle terre e dei territori di proprietà legale o ancestrale del popolo mapuche, delle regioni di Araucanía, Los Lagos e Los Ríos, sono state seriamente minacciate dall’espansione di progetti legati all’uso dell’acqua come mezzo principale. Ad esempio quelli dell’industria forestale, con una costante espansione delle specie esotiche di pino e monoculture di eucalipto per la produzione di cellulosa, senza pagare le tasse nelle regioni interessate dalle loro attività.

Il territorio mapuche o Wall Mapuche, che comprendeva dalla città di Santiago del Cile e Buenos Aires al sud, e dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, era un territorio molto vario e molto ricco di biodiversità, ecosistemi, zone umide. Con la formazione dello stato cileno e argentino, a poco a poco questa ricchezza è andata perduta. Con l’arrivo delle compagnie forestali e l’impianto della monocoltura di pini ed eucalipti, le fonti d’acqua lentamente scomparvero, cominciarono a sparire i fiumi, le sorgenti, le piante medicinali, e con questo la conoscenza tradizionale mapuche. Come conseguenza il nostro territorio è diventato un semi-deserto, senza biodiversità e senza fonti d’acqua, che ha generato molta povertà, non solo economica. Si è prodotta anche una sistematica stagnazione dello sviluppo delle pratiche culturali associate alla visione del mondo e alla biodiversità.

Le imprese forestali e minerarie sono le cause principali della scomparsa delle risorse idriche. Esse hanno causato il deterioramento dell’ambiente con l’eliminazione totale della foresta nativa originaria del sud del Cile, e con essa la perdita degli ecosistemi, che rendevano possibile la conservazione delle fonti di ricchezza naturale, l’abbondanza di acqua e la diversità delle foreste che per le nostre comunità si traducono in una fonte di cibo e medicina tradizionale mapuche. Nel caso delle compagnie minerarie, hanno registrato i diritti sull’acqua sotto il loro dominio, escludendo le comunità Aymara e Quechua.

Le imprese idroelettriche, sotto la copertura della costruzione di mega centrali, come Ralco e Pangue, sul fiume Bio-Bio – il cui attuale proprietario è l’ENEL di origine italiana – hanno colpito sei comunità di Pewenches, che sono state spostate forzatamente dalle loro terre e dai loro luoghi sacri i quali furono sommersi da più di 200 metri di acqua (tra cui quattro cimiteri e quattro centri cerimoniali). Ora queste stesse compagnie si stanno dedicando a costruire massicciamente centrali di transito, presumibilmente più amichevoli con l’ambiente. Stanno proliferando nella pre-cordigliera e nella regione dell’Araucanía. Abbiamo anche l’industria del salmone con piscicoltura di produzione e di ovulazione per l’allevamento industriale del salmone che genera una grande contaminazione delle stesse acque che le comunità mapuche spesso consumano.

Nel caso del diritto all’acqua, il decreto con forza di legge n. 1122 del 1981, nonché il regolamento costituzionale nell’articolo 19 n. 24 ultimo paragrafo della costituzione politica del 1980, riconosce il diritto di proprietà dei privati su di essa. Si tratta di un regolamento che, dopo decenni di applicazione, ha portato alla privatizzazione di buona parte delle acque di superficie del paese e si concentra nelle mani di pochissimi miliardari che hanno privato le comunità dei loro diritti all’acqua.

La legge indigena 19.253, relativa alla promozione, alla protezione e allo sviluppo delle popolazioni indigene del Cile, rimane in vigore nonostante non corrisponda allo standard del diritto internazionale sui diritti delle popolazioni indigene su terre, territori, risorse naturali, come l’acqua e le risorse del sottosuolo e in termini di partecipazione e autodeterminazione. Per quanto riguarda la legge 20.249, su “spazi marittimi e costieri delle popolazioni indigene” la sua attuazione è ancora minima poiché perdura la mancanza di protezione contro l’uso industriale di tali spazi da parte delle imprese di pesca a danno delle comunità Mapuche Lakenches (costa del Pacifico).

L’attuazione della Convenzione OIL 196 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratificata nel 2008, è stata molto inadeguata. In particolaresi è rivelata inefficace per ciò che ha a che fare con la consultazione indigena, a fronte di misure amministrative, relative a progetti di investimento che riguardano le popolazioni indigene, e in particolare quelli relativi principalmente alle acque indigene. La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene del 2007, approvata con il voto dello Stato cileno, che sancisce il diritto all’autodeterminazione e all’autonomia dei nostri popoli, nonché il loro diritto a un previo consenso libero e informato di fronte a fatti come i progetti di sfruttamento delle risorse naturali nei territori indigeni, ha avuto poca o nessuna applicazione nel paese.

Il diritto all’autodeterminazione, è parte intrinseca del legame che le popolazioni indigene, e in particolare il Popolo Mapuche, hanno con la terra, con gli elementi che compongono il cosmo, e questo si traduce in ultima analisi nella nostra filosofia di vita che assomiglia ad un sistema religioso, legato alle forze della terra, come ad esempio i vulcani, le montagne, i fiumi, i laghi e il mare, tra gli altri. In queste aree troviamo la spiegazione della vita e del ruolo assunto dalle comunità mapuche nella difesa della nostra Wallmapuche (Territorio mapuche).

In Cile, per quanto riguarda il quadro normativo attuale, proponiamo di definire le funzioni prioritarie dell’acqua oggi riconosciute: il consumo umano e i servizi igienico-sanitari per la sussistenza e un migliore utilizzo per la conservazione eco-sistemica. Proponiamo inoltre che si riconosca la priorità dell’uso dell’acqua per il consumo umano, di sussistenza e dei servizi igienico-sanitari, sia ai fini di ottenere la concessione del diritto di approvvigionamento, sia di limitare l’esercizio del diritto ad altri usi che non può essere concesso ora e che è più consigliabile rinviare al futuro che permetterà di effettuare una migliore distribuzione e conservazione.

Non c’è dubbio che la funzione ecosistemica non è stata riconosciuta dal Cile come una priorità. Si sono solo concessi poteri all’autorità per garantire l’armonia e l’equilibrio tra la funzione di conservazione eco-sistemica e la funzione produttiva che compete all’acqua. Occorre notare che si omette il riconoscimento degli usi culturali e sociali dell’acqua, lasciando fuori dalla scala delle priorità i diritti ancestrali di proprietà dell’acqua dei popoli indigeni e, in generale, gli usi tradizionali che obbediscono ai modelli culturali.

Anzitutto la protezione legale delle acque indigene è un imperativo per lo stato, in riferimento al riconoscimento dei territori indigeni. In questo caso lo Stato garantirà l’integrità di terra e acqua e proteggerà le acque esistenti a beneficio delle comunità indigene, secondo le leggi e i trattati internazionali ratificati dal Cile e che sono in vigore. Tuttavia, queste misure devono essere anche adeguate al Codice dell’acqua che in fin dei conti su questo diritto lascia fuori le comunità mapuche. In pratica queste misure sarà difficile che garantiscano il diritto alle comunità mapuche se non viene modificato il Codice dell’acqua,.

Per quanto riguarda la discussione in atto, può essere presa come un passo avanti nel campo del riconoscimento delle acque indigene, la proposta che non esclude i territori indigeni dal regime di privatizzazione dei diritti idrici già stabiliti nell’attuale codice delle acque. Viene però mantenuto il meccanismo di regolarizzazione delle acque tradizionali indigene, stabilito nell’articolo 2 transitorio del codice dell’acqua del 1981, mediante il quale le comunità indigene e i loro membri non hanno la possibilità di regolarizzare o ottenere i diritti di approvvigionamento delle acque che hanno utilizzato in modo tranquillo e ininterrotto per più di cinque anni. Questo fatto spesso genera l’approvvigionamento da parte di imprese che registrano sotto il loro dominio legale quell’acqua che è di uso ancestrale delle comunità Mapuche.

In sintesi, possiamo dire ad alta voce che, fintanto che non vi è alcun cambiamento nei paradigmi e nella visione dello stato cileno sull’importanza della conservazione della biodiversità, compreso il Popolo mapuche, come soggetto di diritti, e si ottenga il riconoscimento del diritto alla libera determinazione e le aziende forestali inizino il loro ritiro dal territorio Mapuche, persisterà sempre la povertà, la mancanza di acqua e la perdita degli ultimi ecosistemi che rendono possibile la nostra sopravvivenza economica, sociale e culturale come popolo mapuche.

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