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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Padova – Giugno/Luglio 2014

 Nulla di libero al mondo è stato effettivamente

realizzato senza una intelligente sobrietà.

Alfiero Spinelli

Carissime/i,

siamo nel pieno dell’estate, il caldo e la voglia di riposo ci fanno dimenticare tante drammatiche tragedie, come quanto è capitato in Bosnia, che ci viene raccontato da Marianita con la lettera qui sotto. Un altro “ricordo di Rete” ci viene descritto da Gigi, in questa estiva lettera. Come ogni anno, in una domenica di metà luglio, per ricordare padre Lele Ramin, santa messa nella chiesa di San Giuseppe a Padova, per la data e l’orario sentire la parrocchia (049 8718626) e/o missionari comboniani (049 8751506). Notizia delle ultime ore: la nuova segreteria della nostra associazione, decisa all’ultimo coordinamento nazionale, risulta composta da Maria Rita di Noto, Maria di Verona e Gigi di Alessandria. A chi parte a chi rimane, a tutti buona estate.

Incontro con padre Regino Martinez

Regino, terminato il Convegno, ci lascia a Padova ancora una volta la sua impronta sacerdotale e umana: condivide con noi il suo cammino pastorale e politico, consegnandoci una catechesi che chiama il nostro compito e sfida per il terzo millennio. Nella cornice agreste della associazione “Sine Modo” di Olmo di Tribano dove si condivide pane e futuro tra persone che oggi in difficoltà preparano il loro domani migliore, vuole riunirci per consegnarci il testimone e la sua visione dell’umanità. Così il 1° maggio, accolti fraternamente da Fabio Beraldin e dagli amici dell’associazione in una casa di campagna riadattata all’ospitalità permanente, scopriamo che non è la sua visione, ma la visione del Vangelo perché la grande sfida del domani e che parte dalla constatazione dell’oggi è l’uguaglianza tra gli uomini, di qualsiasi colore sia la loro pelle, il loro censo, la loro lingua. E quest’aspetto diventa talmente evidente non per puro umanitarismo ma conseguenza della nostra fede in Dio creatore, che ha fatto buone tutte le cose, che ha visto con soddisfazione il suo creato, che ha posto in noi la sua immagine e che ci ha fatti come lui. Figli unici di un dio provvidente, figli e quindi fratelli, e come tali con uguale diritto alla vita e soprattutto alla qualità di questa vita. Per mantenere attivo e presente questo senso di fraternità occorre tener viva e attiva la fede, la fede in Dio.

Sembrerebbero parole usuali, alle quali potremmo anche essere abituati, ma in questo contesto ed in questa cornice assumono realmente la fecondità della parola spezzata. P. Regino arriva a questa conclusione dopo una lezione che parte da lontano, illustrando significati e sensi dello sviluppo dell’uomo utilizzando schemi e parole chiave sul pannello come fossimo a scuola, e questo per ribadirci l’importanza deduttiva di quanto affermava. Mi è difficile ricordarne i passaggi, ma l’arrivo sì è rimasto evidente per tutti, l’uguaglianza tra gli uomini, quel diritto ad una vita umana, priva della sofferenza e ricca degli affetti che rendono l’uomo tale a tutte le latitudini. Comprendiamo che questa urgenza nasce soprattutto dalla situazione sociopolitica che padre Regino vive in Repubblica Dominicana: l’ha illustrata al Convegno, l’ha ribadita nell’incontro con la nostra Rete rendendo visibile la contraddizione vissuta tra i popoli della stessa isola, differenti per colonizzazione (spagnola e francese), differenti ceppo etnico (bianchi e neri), per sviluppo politico nei secoli (dittatura e repubblica popolare), ed ora grande area di influenza internazionale ed americana, ma sempre figli di Dio. Noi accompagniamo questo popolo e la loro storia con gli occhi ed il cuore gonfio dalle tragedie giornaliere dei profughi che giungono alle nostre coste coi loro bambini e le loro mamme in attesa, rivediamo i loro corpi in fondo al mare abbracciati nella speranza mentre assistiamo giornalmente alla speculazione politica su questa tragedia: è vero, abbiamo paura del diverso, che qualcuno ci tolga il nostro benessere, abbiamo paura che si diffondano malattie nuove ed antiche, che le nostre case non siano più sicure… e per questo non abbiamo più occhi adusi alla sofferenza altrui. Fra poco assisteremo alla caccia ai poveri che questuano senza provvedere altrimenti ai loro bisogni… Tanti in Italia invocano soluzioni politiche come se le tragedie del mondo possano essere racchiuse in leggi e provvedimenti limitativi: davvero dobbiamo ricordare la lezione sfida che ci lascia P. Regino oggi, mentre, accompagnandolo alla sua isola, per noi lontana quanto vicina, viviamo la contraddizione tra la nostra e l’altrui speranza di vita.

LETTERA PER LA BOSNIA

Il 27 maggio abbiamo mandato un messaggio alla lista della Rete Radié Resch riguardo alle piogge torrenziali con conseguenti vasti allagamenti e frane che hanno colpito a partire da metà mese, Bosnia   Erzegovina, Serbia e – in misura minore – Croazia. Marco, attuale segretario, aveva risposto: “…nel breve credo sia possibile organizzare qualcosa come Reti locali. Al coordinamento di Quarrata, potremmo pensare ad un’operazione straordinaria. Occorre, però, proporre un progetto valido. Avete contatti per portare una proposta?” Erano poi intervenuti Fernanda Brendariol, Giovanna Tonon e Daniela Caroncini segnalando varie iniziative locali e Fulvio Gardumi indicando Michele Nardelli come persona che potrebbe dare   indicazioni per un progetto valido. Intanto, nonostante il silenzio pressoché totale dei nostri media, da altre fonti in loco venivamo a conoscenza dell’estrema gravità della situazione: le piogge torrenziali hanno fatto straripare i principali fiumi della regione allagando villaggi, campagne e intere città; inoltre in un ambiente impoverito e devastato dalla guerra e da una mancanza di tutela ambientale, si sono verificate molte frane (soprattutto in Bosnia). Migliaia di persone hanno perso case, raccolti, ogni bene. C’è da aggiungere infine che le segnalazioni delle mine sono state portate via dalle acque e le mine stesse sono scivolate via e costituiscono un ulteriore problema. Alcune persone della nostra rete di Padova, che già conoscevano bene alcune realtà della Bosnia Erzegovina per avervi svolto azioni di solidarietà durante la recente guerra e che hanno mantenuto le   relazioni con realtà bosniache, si sono subito attivate per valutare il da farsi. Dopo contatti diretti con le zone colpite, la rete di Padova ha deciso di dare un contributo a sostegno della Cooperativa Insieme di Bratunac e lo consegneranno direttamente durante un viaggio programmato per la prima settimana di luglio. La Cooperativa Insieme sorge a Bratunac, località a pochi chilometri di Srebrenica, avviata nel 2003 con l’obiettivo di far rientrare donne che avevano subito perdite per la strage di Srebrenica ed erano scappate o allontanate forzatamente, e offrire loro una possibilità di lavoro nella coltivazione dei frutti di bosco (coltura tradizionale della zona) e nella loro trasformazione in marmellate e succhi. La cooperativa è partita con 10 donne nel 2003 e oggi rappresenta una possibilità concreta di lavoro per 500 famiglie nella zona di Bratunac e Srebrenica.E’ da sottolineare che questa esperienza nasce in un luogo dove sono stati eseguiti crimini gravissimi. Le donne che lavorano nella cooperativa appartengono a diverse etnie, ma non si sono lasciate dividere dall’odio nazionalista, né dal dolore e dal rancore per i lutti della “pulizia etnica”. Hanno ripreso a lavorare insieme, come il nome che hanno scelto per la loro cooperativa. Purtroppo inondazioni e frane hanno colpito la zona. Ecco cosa scrive Rada Zarkovic, animatrice e responsabile della Cooperativa: “L’acqua si é ritirata, ma i danni sono enormi, soprattutto per i più poveri. Agricoltura, allevamenti, impianti industriali o estrattivi, attività commerciali al dettaglio, danni alle abitazioni etc. Considerate che le autorità hanno dato la direttiva di buttare tutto quello che si é bagnato per evitare epidemie. La disoccupazione, già altissima, salirà inevitabilmente e le conseguenze si trascineranno per anni. Per quanto riguarda la struttura della Cooperativa, i danni sono dovuti soprattutto alla abnorme quantità di acqua caduta (tetto da riparare, imballaggi di cartone, scaffali attaccati dalla ruggine da pulire e riverniciare, parti elettroniche di alcuni macchinari compromesse etc.). Il danno maggiore é quello sul credito perduto nei confronti dei produttori. Le spese anticipate per la concimazione e preparazione del raccolto perso, non possono essere   scontate sulla frutta né sono oggettivamente recuperabili in futuro. Il raccolto é perso nei campi allagati o sommersi dalle frane di terra e fango (tutto é successo immediatamente prima del primo raccolto). Alcuni produttori hanno subito danni meno gravi, ma sono isolati dalle frane sulle strade. Fare strade alternative aumenterà i costi di trasporto.”

Per tutto ciò abbiamo anche chiesto al coordinamento nazionale della Rete di valutare la possibilità di concedere un contributo straordinario a favore della Cooperativa Insieme di Bratunac.