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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Gennaio 2016

scrive un gruppo di laici e preti, in dialogo su fatti e problemi del nostro tempo, alla ricerca del bene comune:

OSSERVATORIO SUL FENOMENO MIGRATORIO (novembre 2015)

La diffusa disinformazione di chi non si assume alcuna responsabilità o deforma la realtà per motivi ideologici è un crimine che generando paura sopprime la libertà di comprendere e impedisce alla gente comune di cogliere la dimensione drammatica di tante situazioni umane, favorendo giudizi superficiali e pretestuosi di tipo egoistico. E’ quello che sta accadendo per la straordinaria crisi umanitaria delle migrazioni di massa provenienti soprattutto dal vicino Oriente e dall’Africa sconvolti dalla guerra e dalla povertà e dirette verso l’Europa attraverso il Mediterraneo e i Balcani. Un sondaggio dell’IPSOS, agenzia europea di rilevazione, evidenzia come gli italiani siano fra i peggio informati sul fenomeno migratorio: statistiche infondate, confusione nei numeri fra immigrati in fuga e immigranti stanziali integrati da anni che contribuiscono col loro lavoro alla previdenza sociale e alla ricchezza del paese che li ospita; non conoscenza della provenienza europea dei fondi destinati all’Italia per l’emergenza migratoria, che pertanto non grava sulle casse dello Stato italiano, timori per pericoli inesistenti di epidemie e così via …. Una recente lettera pastorale dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto cerca di “dare una risposta che, partendo dalla considerazione essenziale della dignità dell’uomo, possa far superare preclusioni di principio che generano paura nella gente, e quindi recuperare la libertà interiore di pensare ed agire secondo alcuni valori irrinunciabili”. Dimenticare che il “fenomeno migratorio”, esperienza costante dell’umanità di tutti i tempi, è fatto da uomini in carne ed ossa, con le loro storie drammatiche, le loro speranze, le loro paure e le loro debolezze, significa regredire all’uomo selvatico, chiuso nel proprio egoismo, nemico di tutti, anche di se stesso e tradire la fede in un Padre comune, come hanno ricordato i nostri vescovi. La Fondazione Leone Moressa della CGIA di Mestre monitorando 846 articoli pubblicati nel 2014 dai principali giornali italiani (Il Sole 24 Ore, La Repubblica e il Corriere della Sera) dedicati all’immigrazione, ha evidenziato che essi nell’88% dei casi si dedicano agli aspetti negativi dell’emergenza, ai pericoli sanitari, alle proteste e alla criminalità, e solo nel 12% ai bisogni della persona e agli aspetti positivi del fenomeno: quali la necessità crescente di un rinnovo generazionale che contrasti l’attuale “trend” negativo delle nascite in tutta Europa e soprattutto in Italia, che ci condurrà nel prossimo futuro verso una società di anziani bisognosi di assistenza, il rilevante contributo previdenziale degli immigrati stanziali, che in Italia ammonta a più di 10 miliardi, (fonte INPS 2014) e, non per ultima, la ricchezza dell’incontro vitale fra culture diverse … Qualche Numero: La stessa fondazione Moressa e l’INPS rilevano (nel 2014) che gli immigrati stanziali nel nostro paese (“nuovi italiani”) sono circa 5 milioni, di essi 3,5 milioni lavorano e dichiarano al fisco redditi di lavoro per 45,6 miliardi di euro, pagando 6,8 miliardi di euro di IRPEF, cui si aggiungono 10,3 miliardi di contributi INPS; se calcoliamo che lo stato spende per loro 12,6 miliardi per servizi, scuola, sanità, etc. resta un saldo attivo di 4,5 miliardi indispensabili per pagare la pensione a 625 mila anziani italiani. Non possiamo dimenticare che noi Europei nella Storia, più che l’esperienza dell’incontro e dello scambio con gli altri popoli, abbiamo sempre privilegiato la conquista, di cui il mercato degli schiavi e il colonialismo sono l’esempio più eclatante. Per anni li abbiamo colonizzati spogliandoli della propria libertà e depredandoli delle loro ricchezze sopra e sotto la terra, e continuiamo ancora oggi corrompendo le loro classi dirigenti. Oggi che sono disperati chiedono il nostro aiuto, ma noi glielo neghiamo …. ci fanno paura, quasi per timore che vogliano restituito quanto abbiamo loro rubato … non ci facevano paura quando li strappavamo alle loro case per venderli come schiavi e li trasportavamo come bestie oltre oceano per lavorare le piantagioni del “nuovo mondo” Né possiamo dimenticare quanto l’Italia nella prima metà del ‘900 fu terra di emigrazione e quanto le “risorse” dei nostri migranti furono importanti per uscire dalla miseria; Castelfranco Veneto non fece eccezione e lo dimostra l’apertura nel 1945 del consolato del Canada per facilitare le pratiche di emigrazione, allora così numerose …. ma a differenza di allora emerge sempre più chiaramente che oggi si tratta di “migranti forzati”, come giustamente li definisce la lettera pastorale, poco importa se fuggono da guerre o persecuzioni (profughi con diritto di asilo politico nel paese in cui vengono identificati ) o spinti da cause ambientali ed economiche invivibili (migranti senza diritto di asilo, “clandestini” perseguibili e rimpatriabili se senza lavoro); in ogni caso si tratta di milioni di disperati (definiti complessivamente ”rifugiati” dalla stampa anglosassone) che rischiano tutto, anche la vita, per un futuro possibile. La guerra siriana e l’espansionismo dell’ISI in Medio Oriente e in Africa, responsabili principali dell’ondata migratoria giunta in Europa nel corso dell’estate attraverso la rotta balcanica e mediterranea, hanno già provocato 150.000 morti e 9 milioni di profughi; critica è anche la situazione in Afganistan, lo stesso in Libia e in altri paesi dell’Africa responsabili dei flussi mediterranei diretti soprattutto in Italia ed in Grecia; in Libano i profughi siriani attualmente sono circa 2 milioni, 2 milioni in Giordania, altri 2 milioni in Turchia, altri ancora in Egitto. SECONDO L’UNHCR (AGENZIA DELL’ONU PER I RIFUGIATI) questi “migranti forzati” o “rifugiati” sono oggi nel mondo circa 58 milioni, compresi quelli ospitati nei “campi profughi” ONU: si tratta della più grande crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale. Essi chiedono ai popoli e ai governi dell’Europa il superamento degli accordi di Dublino, fonte di tale artificiosa distinzione, e chiedono maggiore generosità, non solo riguardo al salvataggio e all’accoglienza immediata, quanto piuttosto alla loro integrazione nel tessuto sociale ed economico europeo. L’OCSE (Agenzia Europea per la Cooperazione e lo Sviluppo) prevede per il 2016 un flusso migratorio verso l’Europa di più di un milione di persone, ma al momento in essa, rispetto a questa tragedia epocale, e soprattutto nei paesi dell’Est, si alzano muri e barriere di filo spinato, si mobilita la polizia e l’esercito, ci si scontra sulle quote di ripartizione e si fomenta irresponsabilmente la paura facendo avanzare i partiti xenofobi. E’ chiaro per tutti che la vera soluzione del problema sta nel risolverne le cause che lo hanno generato: guerre, fame, persecuzioni religiose, desertificazione, espropriazione neocolonialista delle risorse, comprese le terre fertili, inquinamento, corruzione, vendita di armi. Papa Francesco nelle sue encicliche e nel suo recente discorso all’ONU ne ha delineato il quadro e ne ha definito le responsabilità. Un’analisi sociopolitica ed economica seria e non ideologica non potrebbe che ribadire il ruolo rilevante del mondo occidentale, cosiddetto ricco e progredito, cioè di noi stessi, nella genesi di questa catastrofe umanitaria e nel trovarne la soluzione: ignorarlo è ipocrisia, prenderne coscienza ed operare per non ipotecare il futuro è un obbligo morale.

Dagli amici della rete di Castelfranco Veneto

Fabio Corletto e Marta

Racconti di luna – Il patto delle catacombe

(16.11.1965)

Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione; in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla grazia e la forza di Nostro Signore Gesù Cristo, sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti della nostre rispettive diocesi; ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli delle nostre diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza, ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto segue:-Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende. -Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). Né oro né argento. Non possederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, ecc.; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative. -Tutte le volte che sarà possibile, affideremo la gestione finanziaria e materiale nella nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro ruolo apostolico, al fine di essere, noi, meno amministratori e più pastori e apostoli. -Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore…). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre. -Nel nostro comportamento, nelle nostre relazioni sociali, eviteremo quello che può sembrare un conferimento di privilegi, priorità, o anche di una qualsiasi preferenza, ai ricchi e ai potenti (es. banchetti offerti o accettati, nei servizi religiosi). -Eviteremo ugualmente di incentivare o adulare la vanità di chicchessia, con l’occhio a ricompense o a sollecitare doni o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come una partecipazione normale al culto, all’apostolato e all’azione sociale. -Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, riflessione, cuore, mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi laboriosi ed economicamente deboli e poco sviluppati, senza che questo pregiudichi le altre persone e gruppi della diocesi. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro. -Consci delle esigenze della giustizia e della carità, e delle loro mutue relazioni, cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un umile servizio agli organismi pubblici competenti. -Opereremo in modo che i responsabili del nostro governo e dei nostri servizi pubblici decidano e attuino leggi, strutture e istituzioni sociali necessarie alla giustizia, all’uguaglianza e allo sviluppo armonico e totale dell’uomo tutto in tutti gli uomini, e, da qui, all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio. -Poiché la collegialità dei vescovi trova la sua più evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale due terzi dell’umanità ci impegniamo: 1- a contribuire, nella misura dei nostri mezzi, a investimenti urgenti di episcopati di nazioni povere; 2- a richiedere insieme agli organismi internazionali, ma testimoniando il Vangelo come ha fatto Paolo VI all’Onu, l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria. -Ci impegniamo a condividere, nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; così: -ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro; -formeremo collaboratori che siano più animatori secondo lo spirito che capi secondo il mondo; -cercheremo di essere il più umanamente presenti, accoglienti…; -saremo aperti a tutti, qualsiasi sia la loro religione. Tornati alle nostre rispettive diocesi, faremo conoscere ai nostri fedeli, la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione, il loro aiuto e le loro preghiere. Aiutaci Dio ad essere fedeli.

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Per l’anniversario, il cinquantesimo, del Patto delle Catacombe, abbiamo scritto una preghiera che risponde a quanto un gruppo di vescovi avevano scritto per essere fedeli allo spirito del Concilio e alla profezia di Papa Giovanni. Ora questo patto, con Papa Francesco sembra venire alla luce e chiedere l’adesione di tutti e tutte noi per rinnovare la Chiesa e renderla spazio ospitale, casa dei poveri, albero di pace

Per mille anni vedova, Madonna Povertà, ha trovato uno sposo, in Francesco  ( cfr. Dante “Divina Commedia”)

“Vai e ricostruisci la mia casa che come vedi va in rovina”

Preghiera

Signore, donaci  una casa semplice, non una reggia, non un palazzo, perché il più povero non abbia vergogna di sedere alla nostra mensa Signore, donaci vestiti semplici fatti di fiori e di foglie, per avere la dolce dignità degli alberi, e gli uccelli non abbiano paura di farsi un nido sui nostri rami Signore donaci la sedia dei poveri, quella che sta sulla porta di casa, sulla strada dove passa la vita. Il trono di Costantino ci ha resi servi del potere. I poveri arrossiscono per noi Signore donaci nomi semplici, stacca da noi i titoli come i quadri da una parete ammuffita Apri la finestra: che entri il sole della giustizia Signore, fa che non siamo in compagnia dei ricchi, dei potenti, per essere ricchi e potenti come loro ma compagni di strada dei poveri per diventare con la tua grazia poveri anche noi Signore aiutaci a non difendere la dottrina se questa garantisce solo i nostri privilegi i nostri pregiudizi sacri, le nostre piccole invidie quotidiane ma di ridire, raccontare ogni giorno il Vangelo, nello stupore, nella pace, nell’amore Signore che non siamo mai più complici della economia che uccide, della politica dell’esclusione ma rendici invece banchetto conviviale, casa di amicizia, spazio della danza Donaci la laicità del tuo figlio perché non facciamo della religione un potere che esclude ed umilia Non più nelle catacombe, ma al sole, nelle strade, sulle piazze, in mezzo al mare, come migranti a dire a tutti, a raccontare, a cantare l’amore che non muore Donaci Signore il vestito della gioia semplice come la veste di Dom Helder Camara, e due occhi grandi come i suoi, e le sue mani come rami protesi verso il sole Che riconoscano che siamo tuoi, da come ci ameremo, da come andremo per via, da come difenderemo la vedova, l’orfano, lo straniero Che il nostro volto sia simile a quello del tuo figlio risorto dove si specchia senza vergogna la luna insieme a volto di una donna, di un povero, di un bambino…

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Gennaio 2016

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, è iniziato questo nuovo anno con una situazione mondiale ancora difficile, per i migranti, come evidenzia bene la circolare nazionale, per le guerre e il terrorismo. Sta cambiando la società, cercando soluzioni a questi conflitti che investono interi popoli e miliardi di persone. Sta cambiando il clima, scompaiono i ghiacciai, scompaiono isole intere, aumenta la siccità. E aumenta la povertà come conseguenza di tutto, conseguenza anche e soprattutto di una finanza criminale, che ruba le risorse, evidenziando la necessità di una decrescita per la nuova società, come diceva chiaramente Latouche, e sottolinea oggi ancora più chiaramente papa Francesco. Occorre certamente più sobrietà e meno corruzione. La recente crisi delle banche ha evidenziato una volta di più che il capitale va all’avventura quando vuole e come vuole, sulle spalle degli altri, e la mano che redistribuisce le ricchezze non esiste, e deve invece intervenire il denaro pubblico a trovare soluzioni possibili, sottraendo denaro alla società, alla classe media, quando non alla classe povera, mentre il capitale mantiene intatto il suo potere ed i suoi privilegi. Sono argomenti dalle molteplici facce e complessità, ed i luoghi di discussione privilegiati sono ancora i giornali, di carta e di trasmissione, radio e TV; la discussione politica è un po’ abbandonata, anche nei partiti sembrano prevalere posizione ideologiche ed estreme, mentre la ricerca di soluzioni condivise o di compromesso appare più difficile e indistinta, e così s’impongono gli urli e le vesti strappate, condanne e parolacce, mentre la gratuità e la profezia di chi sa esprimersi senza vantaggi personali è sempre più rara e difficile. Anche in noi della Rete c’è sempre un nostro impegno politico forte, oltre a un impegno concreto con la colletta, ma siamo molto lenti nelle nostre analisi e decisioni, e quindi la discussione e la riflessione procede un po’ a scatti. Negli ultimi nostri incontri veronesi la presenza è stata buona e attiva, ottimi gli interventi, ma non c’è il tempo in questi brevi incontri per approfondire i temi, le situazioni, per prese di posizione, ed anche questa lettera mensile, che vuole rinfrescare proprio quella discussione che si rivela carente, è un po’ troppo uniforme. Credo sia indispensabile passarci la penna, far girare la redazione, come già s’è fatto, per variare la posizione di chi riflette, scrive e mette alcuni temi in evidenza; ognuno ha una sua sensibilità e una sua visione delle cose, politica anche profetica, di interpretazione delle cose, delle dinamiche e delle cause, e con tante voci diverse si alimenta la discussione e l’approfondimento. Ci sta aiutando molto questa attenzione nuova verso un nuovo paese lontano, il Ghana: le nuove prospettive e i pericoli reali che quel paese attraversa, insieme con la voglia di quei lontani amici di affrontare difficoltà locali col piccolo sostegno di fratelli lontani, ci permettono di metterci alla prova, allargando le nostre visuali e le nostre famiglie. E così è sempre stato per la Rete, dove le situazioni lontane ci fanno conoscere nuove dinamiche e nuove amicizie, e ci fanno prendere posizione per una giustizia maggiore, ci fanno ancora indignare, tanto in questo nostro piccolo gruppo di solidarietà internazionale ci sono conoscenze diffuse di politica internazionale che raramente si trovano in giro, basti pensare a ciò che si riferisce alla Palestina, attenzione presente fin dalla nostra nascita, alla finanza criminale, o ai migranti. E ci saranno novità anche sul Guatemala. Nei prossimi mesi cercheremo allora di integrare opportunamente questa discussione, di analisi ed approfondimento, ricorrendo a molte teste ed a molte penne che ne riferiranno, e magari anche ad incontri specifici su questi temi, oltre a quelli che già i comboniani con i martedì di Nigrizia ed altri enti simili propongono a Verona. E fra questi incontri ce ne saranno alcuni davvero interessantissimi, 4 incontri mensili sulla Palestina proposti dal Monastero dei Beni Comuni di Sezano, con la Rete RR che organizza insieme, dal titolo “Ridare Cuore” (ri-cor-dare), che iniziano venerdì 22 gennaio con l’intervento di Deeb Elbuhaisi, medico palestinese, sposato con un’araba-israeliana, e vivono a Verona; parleranno di “Vivere la Palestina oggi”. Gli incontri successivi saranno il 15 febbraio, “Muri da abbattere” con suor Alicia, comboniana; il 16 marzo “Resistenza Nonviolenta”, con giovani testimoni di Operazione Colomba; il 14 aprile con “Una voce ebraica”, con Marco Ramazzotti Stockel, ebreo italiano di 65 anni, di ECO Ebrei contro l’Occupazione. Interveniamo numerosi! Vi ricordo che in aprile, 8, 9 e 10, si svolgerà in Umbria il Convegno nazionale della Rete Radié Resch, con tema “Migrazioni in Europa, legalità e democrazia”. Allego alla presente circolare in spedizione anche il programma completo ed ufficiale del Convegno, che avrà luogo secondo tradizione dal venerdì pomeriggio al pranzo della domenica, proponendo come sempre molti importanti testimoni, ma presentando anche molti aspetti del tutto nuovi, a partire dal luogo, Trevi, un paesino fra Spoleto e Foligno, invece di Rimini, e incontri frazionati per gruppi elettivi, come potete leggere nel programma. Ci sarà tempo per parlarne e prepararci, per poi arrivare fin nel cuore dell’Italia, in luoghi molto cari allo spirito francescano, di oggi e di 8 secoli fa. Molte cose sono impostate per il Convegno, altre sono in gestazione, ed ognuno dei partecipanti ed ogni gruppo rete locale porterà la sua sensibilità e la sua storia. A me ad esempio è stato chiesto se voglio proporre qualche esibizione corale del genere popolare (non io da solo, il coro esige l’intervento di più voci …), e sto pensando se ne vale la pena, se rinverdire il repertorio popolare/montagna, quasi interamente abbandonato in Italia e in Veneto, in questo 2° millennio. Parleremo anche di questo nel nostro prossimo incontro, che abbiamo fissato a mercoledì 3 febbraio prossimo, alle 21, in una sala del Tempio Votivo, anche per tornare a trovare don Carlo Vinco, un costante riferimento spirituale per molti di noi. Si parlerà di bilancio 2015 e degli argomenti del prossimo Coordinamento, a Quarrata il 23 e 24 gennaio, con opportuna relazione. A Quarrata presenteremo il progetto del Ghana, perché sarà un Progetto della Rete nazionale, anche se sostenuto direttamente e interamente da noi di Verona. Concludo ricordando in questo inizio anno, come augurio di pace e solidarietà, i nostri testimoni defunti, da cui tanto abbiamo ricavato come gruppo veronese, anzitutto don Giulio Battistella, che ci ha fatto conoscere molti aspetti dell’Argentina perseguitata e dell’America Latina. E poi Gianni Zanini e Silvana Pozzerle, che sono stati con noi per tanti anni in questa associazione di solidarietà e che immagino ancora con noi, in semplicità, per assumere insieme posizioni concrete di solidarietà e non solo teoriche, con ragionamenti etici e politici, ma anche con un piccolo impegno personale, che deve rimanere sempre. Il nostro gruppo è simpatico, interessante, attento, ci conosciamo e ci vogliamo bene: meglio di così!

Un augurio di Buon 2016, un anno bisestile, che ci porterà certamente molte cose interessanti; e un saluto amichevole ed affettuoso da

Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Gennaio 2016

“Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni”

Martin Luther King

Carissime/i, la prima lettera di un nuovo anno non può che iniziare con l’augurio di un felice 2016 a tutti/e. Le notizie che seguono sono messe assieme partendo dalla dura realtà che sta vivendo Haiti, per continuare con la lettera mensile che approfondisce la situazione degli immigrati. L’ immigrazione sarà il tema del Convegno Nazionale di inizio aprile, di cui alleghiamo programma. Marianita e Francesco, assieme a Beppe della Rete di Casale e, con molta probabilità, anche con i fratelli medici Peratoner della Rete di Udine, nel mese di marzo saranno in Haiti. Questa visita vuole verificare sia il progetto nel suo insieme ma, in particolare, dare continuità all’iniziativa sulla sanità con il “Progetto Salute”. Prima della loro partenza, nel prossimo mese di febbraio ci incontreremo per ascoltare quanto andranno a verificare e, da parte di noi tutti e sperando di essere in tanti, faremo l’augurio di un buon viaggio assieme a tanti saluti da trasmettere agli amici di Haiti. Prossimo Coordinamento: sabato 23 (con inizio alle ore 16) e domenica 24 a Quarrata. Le prenotazioni e le richieste logistiche vanno fatte soltanto al seguente indirizzo: mariellaborelli@gmail.com. Prenotare entro la data del 15 gennaio per permettere agli amici di Quarrata di organizzare i posti letto nella Casa, nell’albergo e nel BeB di cui si servono. Come sempre, alla fine della lettera trovate dei numeri: non servono per giocare al lotto, ma sono i numeri per sostenere i nostri progetti in Haiti. Grazie.