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Rete di Quarrata – Lettera Maggio-Giugno 2018
Carissima, carissimo,
sono arrivato di nuovo in Brasile, a San Paolo, sabato 5 maggio, ho trovato una città dove si stende una cappa di
tristezza e di abbandono che si può leggere nella maggioranza delle persone che ho incontrato.
Il Golpe parlamentare-giuridico-mediatico, -appoggiato dagli organi di sicurezza degli USA-oggi ha chiuso
l’orizzonte a questo Paese che aveva incontrato il “sole” con i governi Lula e Dilma, liberando 45 milioni di bra-
siliani dalla povertà, da esclusi a inclusi!
Nessuno ha saputo dirmi con esattezza dove sta andando il Paese. Ci sono nuove leggi votate che prevedono
impunità ai politici e agli attuali 50.000 giudici. In questi giorni, l’attuale presidente golpista Temer è stato
ancora una volta denunciato per aver ricevuto un milione di dollari di tangente, ma non è preoccupato, control-
la il Parlamento.
Il segnale che sale alle cronache è l’aumento della violenza con un numero di vittime pari ad un paese in guerra.
Le classi povere, adesso lo sono molto di più a causa dei tagli ai programmi sociali che l’attuale governo Golpi-
sta ha effettuato: oltre l’80%.
Il Brasile era uscito dalla fame, adesso c’è di nuovo dentro. Le sei persone più ricche del Paese hanno l’equiva-
lente di 100 milioni di brasiliani, quasi la metà della popolazione.
L’applicazione del liberismo più radicale da parte della nuova classe dirigente installatasi nello Stato, sta produ-
cendo fame e miseria. L’aumento della violenza nelle grandi città è proporzionale all’abbandono a cui sono state
sottoposte. Gli organismi responsabili della sicurezza non vanno mai all’origine del problema. Il nodo che non
vogliono affrontare, è nella nefasta diseguaglianza sociale, nell’ingiustizia sociale, storica e strutturale su cui è
stata costruita la società brasiliana.
La diseguaglianza cresce a vista d’occhio. O si fa giustizia, una giustizia che comprende la Riforma Agraria,
Tributaria, Politica e dei sistemi di sicurezza, oppure crescerà la violenza in tutto il Paese. È presente l’ipotesi
che un giorno gli emarginati delle grandi periferie abbandonate si ribelleranno a causa della fame e della mise-
ria e decideranno di assaltare i supermercati e i centri urbani, questa evenienza potrebbe innescare una violenza
senza fine. Sarebbe motivo per avviare una forte repressione da parte dello stato golpista, appoggiato dai mass-
media conservatori e da un esercito ai cui comandanti “prudono le mani”. Ciò non risolverebbe ma aggravereb-
be la situazione.
In questo quadro come alimentare la speranza in Brasile se non con un radicale cambiamento dell’economia.
Non è la società che deve servire l’economia, ma l’economia servire la società. Questo è il grido che sale dai
Movimenti popolari e dai partiti di sinistra. Bene ha detto in questi giorni l’anziano vescovo profeta, dom
Pedro Casaldaliga, parlando di speranza: ”Portatori di speranza sono quelli che camminano e si impegnano a
superare le situazioni di barbarie. Questi cambiamenti mai verranno dall’alto né dall’attuale governo; verran-
no dal basso, dai movimenti sociali organizzati e con piccoli frammenti di partiti impegnati per il benessere del
popolo”.
Papa Francesco, a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) salutando i movimenti latino-americani con cui si era
incontrato ha coniato tre espressioni, riassunte in tre “T”: Terra per produrre; Tetto, per ripararsi; Lavoro (tra-
balho) per guadagnarsi la dignità lavorando. Ha lanciato una sfida: “non aspettatevi nulla dall’alto. Siete voi stes-
si i profeti del nuovo, organizzate la produzione solidaristica, specialmente biologica, reinventatevi la democrazia
e seguite questi tre punti fondamentali: economia per la vita e non per il mercato; giustizia sociale perché se questa
mancherà non ci sarà pace sociale; e attenzione alla Casa Comune, la Madre Terra, senza la quale nessun progetto
avrebbe senso”. La speranza nasce da tutto questo impegno di trasformazione.
La speranza non è una virtù qualsiasi, una fra le tante. Essa è molto di più, è l’insieme di tutte; è la capacità
di pensare il nuovo; è la capacità di sognare un altro mondo possibile, utile e necessario; il coraggio di progettare uto-
pie; se pur umiliati, ci faccia rialzare per riprendere il cammino.
La speranza è pratica, si mostra nel fare, nell’impegno a trasformare, nel coraggio di superare ostacoli e affrontare i
gruppi avversari. Questa speranza non morirà mai!
Sono le dieci e mezza del mattino, una massa di uomini e’ in fila all’angolo di una strada. La fila continua per altri
cento metri dove si apre una grande porta, provo a contarli, rinuncio. Mi trovo di fronte al Centro San Martino
da Porres, dove ogni giorno vengono preparate 350 colazioni-café de amanha, 900 pranzi e 400 merende. Osser-
vo una massa di uomini con sacchetti al seguito dove conservono le proprie cose. Parlo con Carlos, indossa un
paio di ciabatte, una maglietta dai tanti colori, tanto deve essere il tempo dell’uso, ha perso il lavoro da quasi un
anno, perso la casa non potendo pagare l’affitto, è falegname da 26 anni. Vive sotto il viadotto di Belem che dista
500 metri dal centro. Sono un centinaio accampati li. Inizio a provocarlo facendogli una domanda politica, la sua
risposta ferma e decisa evidenzia che questo attuale governo sta costringendo milioni di persone a ritornare alla
condizione di povertà esistenti prima di Lula. “Lui ha pensato a noi operai, ai poveri, questo governo si disinteressa
di tutto…”. Entro nel Centro dove mi attende Sandro il coordinatore, mi spiega che per soddisfare le esigenze di
tutti, devono iniziare a dare da mangiare alle 10 e 30. Sei turni, 150 persone per volta. Terminano alle 16, si fa per
dire perchè dopo mezz’ora inizia la merenda. L’associazione che vi opera: Nossa Senhora do Bom Parto, è in con-
tinua lite con il Comune perchè stanzia un aiuto solo per 500 pasti al giorno. Sandro, rabbioso, evidenzia la lunga
fila all’esterno e mi dice: “come possiamo dire a metà di loro che non sono contabilizzati dal Comune e che non
avrebbero diritto al pasto, quando il Comune stesso dovrebbe provvedere?” Continua: “è una lotta continua con le
istituzioni, ma grazie all’aiuto di tanti (anche del nostro gruppo), riusciamo a sopperire a tutti questi bisogni. Pensa
che tre volte la settimana tre psicologhe e due assistenti sociali passano ore ad ascoltare in fila le loro storie, nella
stragrande maggioranza tutti hanno perso il lavoro”. In un angolo della grande sala dove si consumano i pasti, nella
parte finale, sosta una autoambulanza attrezzata con una sedia da dentista, dove vari dentisti vanno a farvi volon-
tariato, anche un nostro caro amico dentista ha aderito. A lato dell’autoambulanza ci sono alcuni tavoli dove alcu-
ne mamme e i loro bambini hanno un posto riservato. Mi avvicino e facendo il buffone richiamo l’attenzione di
Chico, gli chiedo l’età, ha 4 anni, sua madre a lato si chiama Neury. Le chiedo da dove venga: hanno perso la casa,
anche lei vive con Chico sotto il viadotto, suo marito è tornato nel nord-est dai parenti per cercare un lavoro.
Queste povere storie, storie di tanti, di troppi, evidenziano la decadenza in cui è caduto e continua a cadere il Brasile.
Chi udirà il grido di speranza e di liberazione che sale da queste umili persone, Carlos, Chico e Neury, impoverite
ma ricche di umanità e voglia di vivere.
Fino a quando dovranno portare il peso e la crudezza della loro vita? Quando apriremo gli occhi, la nostra ottusità
di mente e il nostro cuore all’altro?
Quando sostituiremo la condanna e il giudizio con la misericordia, il possesso della verità con il dialogo, l’egoismo
con la gratuità e la nostra assenza di sensibilità con la passione?
antonio

Dopo il nostro recente convegno, lasciamo ai singoli, alle reti locali e ai prossimi coordinamenti una valutazione su quanto di positivo ci siamo scambiati e su quanto poteva essere fatto meglio. Diciamo solo due parole. Ci pare importante essere ancora in piena ricerca dopo 54 anni e avere in testa e nel cuore più domande che risposte. Ma questo ci deve anche dare la misura concreta della nostra precarietà: quanto siamo disposti a cambiare nei nostri percorsi di solidarietà? Quanto abbiamo davvero offerto ai giovani che hanno partecipato al seminario? Avremo senz’altro modo di riparlarne. Come rete di Verona, aggiungiamo che siamo stati molto contenti di avere avuto con noi, al convegno, Emma Ghartey e sua zia Olivia Andoh, che fa parte del gruppo di Verona, le referenti del nostro progetto in Ghana contro l’abbandono scolastico delle ragazze. Come sempre, condividere con i nostri ospiti questi momenti serve a farli conoscere a tutta la Rete RR, ma permette anche a loro di capire meglio chi siamo, qual è il nostro punto di vista, come lavoriamo.
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Tra poche ore, in Israele, partirà il giro d’Italia. Più volte abbiamo detto come questa scelta scandalosa non abbia nulla di sportivo e, men che meno, possa essere giustificata dal fare memoria di Gino Bartali, come vorrebbe farci credere la narrazione ufficiale. Gino Bartali aveva aiutato gli ebrei perseguitati in Italia durante l’occupazione nazista, proprio perché erano perseguitati e non per difendere il progetto sionista di Israele. Lui ora non vorrebbe certo che il suo nome fosse strumentalizzato per avallare l’oppressione del popolo palestinese con politiche di apartheid e di repressione sempre più violenta. E’ sotto gli occhi di tutti quanto succede durante le manifestazioni pacifiche del venerdì a Gaza: perfino i nostri mass media non riescono a coprire del tutto le notizie di uccisioni a sangue freddo che avvengono su quel confine. In questi giorni il nostro pensiero va continuamente ad Anissa. Il vuoto che ha lasciato si fa sentire non solo tra noi, ma anche a livello della rete di contatti veri e profondi che aveva saputo tessere in nome del suo impegno per la Palestina. Ricordiamo la sua capacità di schierarsi senza tentennamenti, generosamente, impegnando azione e pensiero, oltre le miserie di tanti “egocentrismi” associativi. Per questo, anche in suo nome, continuiamo a partecipare ai coordinamenti delle associazioni che si interessano di Palestina. Pochi giorni fa, con Liviana, eravamo a Milano per l’incontro di Società Civile per la Palestina. Società Civile per la Palestina vuole essere un punto di confronto e di proposte operative tra molte realtà come Pax Christi con Ponti non Muri, Assopace, Vento di Terra, Invictapalestina, il BDS ed altri, compresi noi della ReteRR. E’ difficile dire se si riuscirà a manifestare in modo visibile il nostro dissenso nei confronti del giro d’Italia o se si riuscirà a costruire una controinformazione efficace (ovviamente, ben oltre il giro). In ogni caso crediamo che si debba resistere con speranza, nonostante tutto, nel “qui” come nel “la”. E’ questo il messaggio che, ancora una volta, ci hanno lasciato i testimoni che abbiamo invitato al convegno. A Verona, per esempio, il prof. Mazin Qumsiyeh (poi ospite a Trevi), in un incontro molto partecipato ha sottolineato in modo pacato ma profondo, come lui per primo coltivi una speranza concreta, legata anche alla lotta nonviolenta delle migliaia di palestinesi di Gaza e non solo.

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Da ultimo vorremmo ricordare quanto è accaduto domenica 22 aprile a Briancon. Volontari e migranti si erano mossi per protestare contro una manifestazione razzista, organizzata il giorno prima da fascisti francesi, senza che la polizia intervenisse. Invece la polizia è intervenuta pesantemente nei confronti dei volontari e dei migranti. Una volta arrivati a Briancon, sono stati fermati sei volontari e tre di loro si trovano attualmente in carcere a Marsiglia, perché accusati di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, con l’aggravante di essersi organizzati in bande: “en bande organisée” recita testualmente il capo d’accusa. Tra loro c’è l’italiana Eleonora Laterza che studia mediazione interculturale a Torino (lunedì 30 Marianita De Ambrogio ha inviato sulla lista RRR una e-mail con lettera aperta di sostegno ai tre, che si può firmare scrivendo a firmaperitre@gmail.com ). Il dr. Gherardo Colombo ci ricordava a Trevi che esiste, prima di tutto, il diritto inviolabile di ogni persona al riconoscimento della sua dignità. Ci pare che la manifestazione del 22 aprile andasse esattamente in quella direzione. Questo ci ricorda ancora una volta come sia impegnativa la solidarietà quando può sfociare anche nella disobbedienza civile. Del resto se la Rete vive e ha ancora un senso è perché non chiude gli occhi di fronte alla realtà, ma anzi si pone domande, si confronta con i testimoni e cerca alleanze con chi percorre strade di resistenza. Poi ciascuno e ciascuna, singolarmente o in gruppo, vedrà come agire nella propria realtà, non lasciandosi andare a facili esaltazioni, ma anche senza timore. Non è detto che saremo proprio noi a veder nascere la pianta o, addirittura, a godere dei frutti, ma intanto sappiamo che molti semi vengono messi a dimora.

Un abbraccio resistente a tutte e a tutti.

Rete di Verona

Trento, 29 maggio 2018
Care amiche e cari amici della Rete trentina,
al posto della circolare nazionale, non ancora pervenuta, vi mando questo mese la circolare della Rete di Quarrata, che riferisce sulla situazione in Brasile dopo l’incarcerazione di Lula. E’ una descrizione in prima persona fatta da Antonio Vermigli, che è stato in Brasile all’inizio di maggio.
Per chi fosse interessato, il periodico della Rete “In Dialogo”, di cui è direttore lo stesso Vermigli, dedica questo mese uno speciale al Brasile, dal titolo “Brasile: un golpe istituzionale, giuridico, mediatico”, con articoli del giurista Luigi Ferrajoli, dei teologi Frei Betto e Leonardo Boff e della giornalista Caludia Fanti. Chi non è abbonato e fosse interessato ad averlo, può richiederlo con una mail a notiziario@rrrquarrata.it o con una lettera a Notiziario della Rete Radié Resch, via delle Poggiole 225 – CP n. 74 – 51039 Quarrata (Pistoia).
“In Dialogo” è sempre una lettura stimolante: anche in quest’ultimo numero vi sono articoli di Erri De Luca, Alex Zanotell, Christoph Baker, Luigi Ciotti, Marcelo Barros, solo per citarne alcuni.
Ed ora qualche aggiornamento sul progetto profughi della Rete trentina. Per prima cosa segnalo la presentazione del volume “Accogliere rifugiati e richiedenti asilo – Manuale dell’operatore critico” di Giuseppe Faso e Sergio Bontempelli (editore Cesvot, Firenze, 2017, pp.155). L’appuntamento è per lunedì 11 giugno alle 18 alla Fondazione Caritro in via Calepina 1 a Trento. L’incontro con gli autori è promosso da Oltre l’Accoglienza (OLA), di cui la Rete trentina è tra i promotori, e dal Gioco degli Specchi. Per partecipare all’incontro è opportuno iscriversi, mandando una mail a Cecilia Muscatella (muscacecilia@libero.it), che invierà l’indirizzo da cui scaricare il Manuale (esaurito in edizione cartacea). Gli autori preferiscono infatti che chi partecipa abbia già letto il libro, per potersi confrontare sulle proposte concrete contenute nel testo.
Come scrivevo nell’ ultima circolare, la ‘nostra’ ditta Multicolor di Sami non è coinvolta nell’ inchiesta su gravi irregolarità riscontrate dalla Guardia di finanza nel mercato della distribuzione di pubblicità. Come è emerso anche da un servizio televisivo della trasmissione Report, il settore della distribuzione di pubblicità è inquinato da sfruttamento e truffe. Anche per evitare di venir coinvolto in questi meccanismi, Sami sta puntando decisamente sul settore delle pulizie. Ha già l’appalto per alcuni condomini e uffici di Trento, lavora con competenza e passione, usando prodotti di qualità, e lo stiamo aiutando a trovare nuovo lavoro con l’invio di una lettera a tutti gli amministratori di condomini. Rilancio l’invito a tutti coloro che conoscono amministratori o sono a conoscenza di case/uffici in cui c’è bisogno di pulizie a contattare multicolor.trentino@gmail.com. Tra l’altro Sami si è dotato anche di un furgone, con il quale può effettuare trasporti. Chi avesse bisogno di qualche trasporto (mobili, oggetti ingombranti o altro) può chiamarlo al 327 763 8158.
Infine qualche notizia sugli altri profughi seguiti dal nostro progetto: Abdullahi ha ottenuto la patente C per camion e spera che questo lo aiuti a trovare lavoro. Se qualcuno ha lavori da svolgere nell’orto o nei campi, me lo faccia sapere. Anche se per poche ore, è sempre un aiuto in attesa di tempi migliori.
Un caro saluto a tutte e tutti
Fulvio Gardumi

“… noi stiamo vivendo un momento politico
in cui l’incultura dell’egoismo e della banalità
viene presentata come buon senso politico…”
(Ettore Masina 1994)

Buona estate a tutte/i,
con questa lettera, e con tante circolari che per anni abbiamo scritto ed inviato, cerchiamo di mantenere vivo lo spirito solidaristico di Rete e l’amicizia. Quelle che mensilmente vi spediamo, sono sempre brevi e significative note che raccontano il nostro impegno in Haiti. Questo mese troverete il riassunto, a cura di Maria Rosa e Sandra, dell’ultimo incontro di Rete e,in allegato, il resoconto economico del 2017 diviso per mese, che con continuità gli amici di Haiti ci inviano. Troverete inoltre l’ultima comunicazione da Haiti con cui i nostri amici ci donno notizia della recente visita del brasiliano Joao Simao, formatore di educazione popolare in rappresentanza di Popoli in Arte (la realtà che ha tenuto i corsi di salute di Fddpa)

NOTIZIE
– Il prossimo Coordinamento si terrà presso l’ABBAZIA di SANTA FEDE Via S. Fede a, Cavagnolo (TO) sabato 9 e domenica 10 giugno. Per informazioni e/o partecipazione, CRISTIANA e BEPPE – RETE di CASALE MONFERRATO Casa: 0142 466763 339 2599933 ighilardi@libero.it
– I costi elevati che vengono applicati sul c.c.p. ci obbligheranno ad interrompere il rapporto con le Poste. Nei prossimi mesi decideremo cosa fare. Per il momento tutto rimane invariato.

L’incontro di Rete
Il giorno 5 maggio, presso i Comboniani di Padova, gli amici della Rete di Padova, Chiarano, Due Carrare e Battaglia si sono incontrati per ascoltare il racconto del viaggio a Haiti di Elvio, Francesco e Marianita, accompagnato da una serie di fotografie e dal resoconto scritto “Di nuovo adHaiti” con il programma del viaggio e un dettagliato e ricco resoconto degli spostamenti, degli incontri che hanno avuto con FDDPA e con altri gruppi. Consigliamo a tutti di leggere il “resoconto-diario” ma, intanto, riportiamo in sintesi le notizie avute durante la serata. Scuole: sulla montagna sono il fondamento e la prima azione avviata da Dadoue, sono tre, a Dofinè, Katien e Fondol). Anche il numero dei bambini, specialmente nelle scuole per l’infanzia ‘Gianna bambini’, è aumentato anche perché le scuole che erano state avviate da un programma statale sono state quasi immediatamente chiuse e i bambini si sono riversati nelle scuole di FDDPA (ci sarà bisogno di costruire nuove aule e sistemare le vecchie). C’è molta soddisfazione per i risultati che gli alunni ottengono alla fine del percorso scolastico quando devono sostenere gli esami in città. Alcuni insegnanti sono gli ex alunni della prima scuola di Dadoue. Soddisfazione anche da parte degli insegnanti, sia per la loro formazione da parte di FDDPA, sia perché, con il sostegno della Rete, vedono pagati i loro salari, anche durante il periodo estivo, al contrario di quanto avviene per gli insegnanti statali che ricevono i loro salari a distanza di mesi. E’ stata visitata pure la scuola professionale di sartoria e cucina ‘Giovanna Mocellin’ (si sta pensando a un progetto per permettere alle ragazze di usare le macchine da cucire anche dopo la conclusione della scuola). Salute. Dopo i seminari sulla salute si è dato inizio alla costruzione di latrine e si sta procedendo alla produzione e alla distribuzione di cloro per la potabilizzazione dell’acqua. Minerva, infermiera, e Elicia, ausiliaria, oltre a uno studente di medicina, si recano con regolarità nei Centri di salute per offrire le prime cure, fornire informazioni igienico- sanitarie e distribuire qualche medicinale. Agricoltura: si sta cercando di organizzare la coltura del crescione a Fondol, on l’aiuto di contadini di Dofiné che da anni la praticano utilizzando l’acqua del torrente. Il gruppo di giovani di Dofiné vorrebbe creare un piccolo bosco per contrastare il disboscamento della montagna. Esistono anche problemi, come la chiusura del forno di Fondol perché il responsabile è emigrato in Cile o la difficoltà di continuare con la mensa scolastica per l’impossibilità di produrre ancora miele.Inoltre, a causa dei costi e dell’impraticabilità delle strade per trasportare materiali per ampliamenti di fabbricati, sarà necessario organizzare un lavoro collettivo. Jean e Martine, che coordinano le azioni di FDDPA insistono sulla necessità di coinvolgere i diretti interessati, i contadini e le persone delle varie comunità per renderli consapevoli e responsabili, secondo il principio che tutti devono dare il loro contributo. Si osserva un grande interesse a frequentare le scuole, anche se gli alunni per arrivarci impiegano ore di cammino. Elvio, Francesco e Marianita hanno visitato una scuola di musica per giovani, bellissima esperienza, inaspettata ma purtroppo unica. Concludono sottolineando l’importanza delle scuole,delle borse di studio, della formazione agroecologica. Bambini e ragazzi sono costanti nella frequenza anche se devono camminare ore per raggiungere la scuola. Hanno colto negli amici haitiani una ferma volontà di continuare nel lavoro iniziato da Dadoue, di mantenere viva la forza di volontà nell’affrontare le difficoltà, di andare avanti nella lotta continua “a piccoli passi arriveremo” come era scritto sulla carriola di un contadino: “Ti pa ti pa nap rive”. Ora tocca a noi aumentare il nostro impegno per accompagnare anche concretamente il cammino di FDDPA.

Comunicazioni da Haiti
Salve Tita, siamo felici e contenti per le notizie che ci hai inviato. Noi abbiamo visto le informazioni alla televisione sulla situazione politica italiana, e non sono buone. Purtroppo il movimento 5 stelle ha scelto di accordarsi con la lega e non ci si può aspettare qualcosa di buono da un’alleanza del genere. Peccato. Ci ha commosso vedere come Dadoue sia ancora viva tra voi per il modo in cui avete onorato la sua memoria; anche noi abbiamo onorato la sua memoria in particolare a Fondol e a Dofiné; a Fondol abbiamo organizzato una giornata speciale con i membri delle varie frazioni e anche con la partecipazione dei bambini della scuola che hanno imparato molte cose sulla vita di Dadoue. A Dofiné c’è stata una veglia organizzata con molte testimonianze che hanno esaminato la visione e il sogno di Dadoue per la montagna. Per il prescolare “Gianna bambini” di Fondol e il completamento dell’edificio di Katien, ti inviamo il bilancio con i prezzi attuali dei materiali, ma la gourde è davvero instabile rispetto al dollaro. Per una borsa di studio per la scuola agricola di Pandiassou, serviranno 40.000 gourde, circas 615$ USA per un anno scolastico. Per quanto riguarda Christmène, dopo il periodo di allattamento della sua bambina, lei pensa di poter riprendere la scuola per infermiere in ottobre, e il costo annuale è di 50.000 gourde (circa 769 $ USA). Anche Martine desidererebbe continuare la sua formazione di analista medica dopo le vacanze estive in ottobre, e il costo per un anno è di 50.000 gourde (circa 769 $ USA). La visita di Simao è andata molto bene, e abbiamo avuto come aiuto per la traduzione, un fratello cattolico che ha vissuto e studiato in Brasile per 10 anni. Sono arrivati a casa a Dubuisson la sera di domenica, abbiamo proiettato i video sul lavoro di Jumel che ha spiegato un po’ loro la situazione. Abbiamo cominciato la visita a Katienne dove si è visto il lavoro di scavo di una latrina che un Gruppo di giovani della comunità aveva preso l’iniziativa di costruire insieme con l’accompagnatore del programma di salute che aveva partecipato al seminario; si è discusso con i giovani, si è mangiato insieme; l’indomani siamo saliti a Fondol per vedere il lavoro di 5 famiglie che hanno preso l’iniziativa di cominciare lo scavo per una latrina, avremmo voluto far vedere altre comunità della montagna, ma il tempo non bastava. Infine abbiamo concluso la visita presso una comunità di Dubuisson e con il giovane di Cabaret che lavora con il metodo dell’Educazione popolare. A Simao è piaciuto molto il lavoro delle comunità, e ci ha parlato delle difficoltà che devono affrontare oggi con la crisi che attraversa il Brasile. Egli pensa che con la prossima venuta di Anna, si potranno vedere altre comunità che lui non ha avuto il tempo di vedere. In effetti, la visita du Simao è durata due giorni: sono arrivato domenica pomeriggio e sono partiti martedì pomeriggio. Tutto è andato bene e si è concluso bene. E parallelamente, l’esperienza di fare il cloro continua ad essere divulgata nelle comunità e per il primo maggio, FDDPA, su richiesta di Maria Paola, ha avuto il privilegio di mandare Jumel e un altro giovane formatore del programma, presso il Centro di Formazione di Croix des bouquets, dove Ana e Maria hanno l’abitudine di trascorrere il loro soggiorno, per animare un seminario sul cloro con una cinquantina di partecipanti provenienti da diverse regioni di Haiti. E’ stato un vero successo per tutti coloro che hanno preso parte alla formazione. Così vi scriviamo con molta gioia e speranza, vi diciamo Grazie per questa grande solidarietà che tutti i membri della Rete e in particolare quelli di Padova ci testimoniano da una ventina di anni.
Grazie, Jean e Martine, con amore

Ebrei contro l’occupazione. La corsa, così concepita, asseconda l’esigenza israeliana di presentare una facciata ripulita da violazioni e violenze coniugandola con la ricerca di RCS Sport di capitali. In quanto ebrei, consideriamo tale operazione un vulnus ai valori di giustizia e di ricerca della pace su cui si fonda la parte migliore della nostra tradizione

Nel prossimo maggio lo Stato d’Israele compirà 70 anni. Se per molti ebrei la memoria del maggio ‘48 sarà quella di una rinascita portentosa dopo la Shoà e un’oppressione subita per molti secoli, i palestinesi vivranno lo stesso passaggio storico ricordando con ira e umiliazione la Nakba, la “catastrofe”: famiglie disperse, esistenze spezzate, proprietà perdute, il tragico inizio dell’esodo di una popolazione civile di oltre settecentomila persone.

Molto problematica è in particolare oggi la situazione di Gerusalemme, città che Israele, dopo averne annesso la parte orientale, celebra come “capitale unita, eterna e indivisibile”. Tale statuto, oltre a non essere riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei governi mondiali, secondo i dettami dell’accordo di Oslo del 1993 doveva essere oggetto di negoziati fra le parti in causa. Gerusalemme Est resta quindi, secondo le norme internazionali, una città occupata con i suoi 230.000 ebrei che vi abitano in aperta violazione delle suddette norme.

A rafforzare la pretesa del governo israeliano su Gerusalemme e a infliggere l’ennesima pugnalata al già moribondo processo di pace è calata nel dicembre 2017, come un colpo di maglio, l’iniziativa di Donald Trump di riconoscere ufficialmente la città quale capitale dello Stato d’Israele: una decisione che ne trascura completamente la complessità simbolica, ne ignora la natura molteplice e la condizione giuridica, obliterando l’esistenza dei suoi residenti arabi palestinesi (quasi 350.000, tre quarti dei quali vivono al di sotto della soglia della povertà, privi del diritto di acquistare terreni, costruire o ingrandire le proprie abitazioni – da cui spesso, anzi, vengono scacciati – e di prendere parte alle elezioni in Israele).

L’amministrazione americana ha già annunciato che trasferirà l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme proprio in coincidenza con il 70° “Giorno dell’indipendenza”, una “scelta che” ha commentato il primo ministro Netanyahu lo “trasformerà… in una celebrazione ancora più significativa”.

Ma un’altra iniziativa concorrerà, nelle intenzioni dei suoi organizzatori, a rendere memorabile la ricorrenza: la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme. A pretesto e giustificazione di questa scelta, la volontà di onorare la memoria di Gino Bartali che ha trovato un posto nel “Giardino dei giusti” di Yad Vashem, nel 2013, grazie alla sua opera di salvataggio – peraltro non così ben documentata – di alcuni ebrei fra il ’43 e il ’44.

È invece indubbio il finanziamento che riceverà la RCS insieme alla sua “Gazzetta dello Sport” grazie a tale operazione: 12 milioni di euro, più altri 4 offerti agli organizzatori dal miliardario israelo-canadese Sylvan Adams, presidente onorario del Comitato Grande Partenza Israele che afferma (da “Nena News”, 20 novembre 2017): “Questa storica Grande Partenza della 101esima edizione del Giro ci permetterà di presentare il nostro paese a oltre cento milioni di spettatori tra quelli collegati via televisione e presenti lungo le strade”.

E gli fa eco Yariv Levin, ministro del Turismo israeliano: “Come parte di una rivoluzione nel marketing, che vede Israele quale destinazione turistica e per il tempo libero, stiamo portando il Giro d’Italia nel nostro paese”.

Se ne può quindi dedurre che il Giro d’Italia così concepito assecondi l’esigenza israeliana di presentare al pubblico, nazionale e internazionale, una facciata ripulita dalle immagini di violazioni e violenze coniugandola con la ricerca di RCS Sport di capitali e di una visibilità che immetta decisamente anche il ciclismo nel sistema di affari in cui il profitto detta le scelte e le agende dello sport.

A proposito di agende, in quella della prevista kermesse gerosolimitana figura, dal 13 al 15 maggio, la “Marcia delle nazioni: dall’Olocausto alla nuova vita”. Stando al testo del programma, si prevede che si raccolgano a Gerusalemme migliaia di cristiani provenienti da tutti i paesi per prendere parte a un convegno speciale. “Insieme con israeliani di ogni segmento della società, le masse dei credenti in Cristo marceranno dalla Knesset al Monte Zion e recheranno onore ai sopravvissuti dell’Olocausto, dimostrando pubblicamente che le nazioni si ergono a fianco d’Israele per dire ‘No!’ all’antisemitismo.”

Infine, ciliegina sulla torta, è del 16 marzo la notizia che la Commissione giustizia della Knesset sottoporrà, nelle prossime settimane, al parlamento un pacchetto di leggi che trasformano definitivamente Israele in uno “stato ebraico”, abolendo così una volta per tutte la tanto fastidiosa parola “democratico” dal suo statuto e facendo in tal modo, finalmente, “chiarezza” sulla propria natura: sempre, è ovvio, per festeggiare il 70° anniversario.

Tale passaggio sancirà, ancora definitivamente, l’esclusione dai diritti dei non ebrei residenti in Israele e faciliterà alle istituzioni preposte il compito di sbarazzarsi innanzitutto dei palestinesi ma anche degli immigrati non graditi.

Legittimando e rendendo irreversibile l’annessione di Gerusalemme Est e l’occupazione della Cisgiordania, l’intera operazione intorno al 70° anniversario della nascita d’Israele viola la legge internazionale e affossa forse definitivamente il processo di pace.

In quanto ebrei, consideriamo tale operazione un vulnus ai valori di giustizia e di ricerca della pace su cui si fonda la parte migliore della nostra tradizione. Ci rivolgiamo quindi a coloro che hanno ancora a cuore tali valori perché respingano un’operazione così dannosa per gli ebrei e tanta parte di umanità, chiedendo a ciascuno, con un atto di responsabilità personale, di sottoscrivere la nostra denuncia.

*** Bruno Segre, Susanna Sinigaglia, Stefano Sarfati, Anna Farkas, Carla Ortona, Stefania Sinigaglia, Giorgio Forti, Giorgio Canarutto, Joan Haim, Miriam Marino, Paola Canarutto, Sergio Sinigaglia, Marco Ramazzotti, Fabrizio Albert, Marina Ascoli, Guido Ortona, Giovanni Levi, Simona Sermoneta, Shmuel Gertel, Giorgio Segrè, Bruno Osimo, Ester Fano, Renata Sarfati, Irene Albert, Paolo Amati, Dino Levi, Barbara Agostini, Ferruccio Osimo, Lavinia Osimo, Antoine Dubois, Daniel Magrizos, Marina Morpurgo

Per adesioni: brunosegre@tiscali.it

Giro ciclistico d’Italia 2018 in Israele
Sulla Gazzetta dello Sport del 18/9/2017 è scritto:
“Segnatevi questa data: il 4 maggio 2018. Per la prima volta nella storia, un giro partirà
fuori dai confini del Vecchio Contenente”.
Maggio per i palestinesi, è il mese delle memorie: memoria di massacri, di distruzioni, di
espulsione, negazioni d’appartenenza e spogliazione storica e culturale. Ai palestinesi è stato
detto: su questa terra nascerà uno Stato di zecca chiamato “Israele”.
Ma l’album della storia di Israele manca di immagini:
Immagini di deportazione ed espropriazione.
Immagini di case vuote ed immagini di immigrati ebrei, che le abitano.
Immagini di villaggi seppelliti nelle visceri della terra.
Immagini di palestinesi considerati totalmente “Assenti”.
Il giro ciclistico d’Italia in Israele è dedicato alla memoria di Gino Bartali, uomo nobile e
giusto “tra le Nazioni”. Con la sua bicicletta ha percorso strade e risalito monti, portando
documenti a rischio della propria vita, per salvare i perseguitati dai nazisti, proprio quando
in quegli anni, gli eventi erano orrendamente noti e risaputi da molti Occidentali che
giravano la faccia dall’altra parte.  (leggi tutto)

“Vogliamo la resa piena e incondizionata” del partito Repubblicano al governo. Non usa mezzi termini il leader delle proteste Nikol Pashinyan durante il discorso alla folla riunita in piazza della Repubblica a Yerevan, la capitale dell’Armenia. Dopo dieci giorni di manifestazioni pacifiche e dopo le dimissioni del premier Serzh Sargsyan, accusato di aver trasformato il Paese in uno stato autoritario, gli oppositori chiedono le dimissioni in blocco del governo. E la nomina di un “candidato del popolo“. Respinta invece l’offerta di andare subito al voto: “Vogliono le elezioni anticipate mentre un rappresentante del partito Repubblicano resta in carica come primo ministro ad interim“, ha denunciato Pashinyan su Facebook. “Ma sappiamo quale sarà il risultato di una tale elezione”. Il leader della fazione di opposizione Elk ha incontrato gli ambasciatori dei paesi membri dell’Ue e ha annunciato che presto vedrà i rappresentanti di Russia e Stati Uniti.

Chi è Serzh Sargsyan – La scintilla che ha acceso il movimento rivoluzionario in Armenia è stata la nomina a premier, il 17 aprile, di Serzh Sargsyan, considerato vicino a Vladimir Putin. Una mossa giudicata autoritaria dall’opposizione, perché l’uomo ha già ricoperto per due volte la carica di presidente (la prima nel 2008 e la seconda nel 2013). Per aggirare il limite costituzionale dei due mandati, Sargsyan ha promosso nel 2015 un referendum per trasformare il paese in una repubblica parlamentare dando maggiori poteri alla figura del primo ministro. Poi è arrivata la nomina proprio per quel ruolo che aveva contribuito a rafforzare. Tutto ciò nonostante avesse assicurato di voler rendere più democratico il sistema politico dell’Armenia e l’annuncio che non si sarebbe più ricandidato.

La “rivoluzione di velluto” – Dieci giorni fa Pashinyan aveva promesso che presto il “regime” di Sargsyan sarebbe crollato. Ma senza spargimenti di sangue. A quel punto è iniziata la “rivoluzione di velluto“, con una serie di manifestazioni non violente in tutto il Paese. Giorno e notte le strade di Yerevan sono state bloccate dagli oppositori. La polizia ha fermato centinaia di persone che hanno aderito alle proteste. Persino diversi agenti delle forze dell’ordine e dell’esercito sono scesi in piazza per far sentire la propria voce, come ha rivendicato lo stesso Pashinyan. Ma domenica 22 aprile la situazione sembrava sul punto di esplodere: dopo un acceso botta e risposta televisivo fra i due antagonisti, il premier ha chiesto e ottenuto il fermo per Pashinyan e per altri due leader dell’opposizione, Ararat Mirzoyan e Sasun Mikaelyan.

Le dimissioni del premier – La svolta è arrivata con la visita in carcere del numero due del partito Repubblicano, Karen Karapetyan, che ha parlato direttamente con Pashinyan. Subito dopo, gli eventi hanno subito un’accelerazione. I fermi non sono stati convalidati, Sargsyan ha dato le dimissioni e Karapetyan è stato nominato primo ministro ad interim. “Eseguo il vostro volere, auguro la pace al nostro Paese”, ha detto Sargsyan rivolgendosi ai manifestanti di Yerevan, dando l’annuncio del suo ritiro. Una decisione inaspettata, ma necessaria per evitare una escalation delle violenze.

Le reazioni internazionali – Dopo le dimissioni di Sargsyan, dalla Russia sono arrivate parole di elogio per la “grandezza dimostrata dal popolo armeno”, come ha dichiarato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri. Il Paese mediorientale è un’ex repubblica sovietica ed è decisivo per l’equilibrio della Regione. Il Cremlino finora ha cercato di non intervenire negli scontri nel Paese, definendoli un “affare interno”. Ma non è sfuggito l’avvertimento del capo della commissione Esteri della Duma, Leonid Slutsky: “L’Armenia resterà comunque un alleato strategico della Russia”. Sulla vicenda sono intervenuti anche gli ambasciatori dei paesi Ue, che hanno incontrato Pashinyan per ascoltare le sue posizioni, e il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, il quale ha incoraggiato “tutti gli attori a continuare ad esercitare moderazione e dare priorità al dialogo”.

Il Fatto Quotidiano del 25 aprile 2018