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Un boccone avvelenato!

Non possiamo accettare il Decreto Sicurezza bis del ministro dell’Interno Salvini, né come italiani, perché contrario ai dettami della nostra Costituzione né come cristiani perché è in netta contraddizione con la ‘buona novella’ che ci ha annunciato Gesù di Nazaret.

Questo Decreto, un ‘boccone avvelenato’ che Salvini ci regala, alla vigilia delle elezioni europee, supera ogni limite di decenza. Questo è un Decreto spiazza diritti: porti chiusi, soccorso che diventa reato, astronomiche sanzioni pecuniarie al solo scopo di paralizzare il salvataggio di migranti da parte della poche navi salva-vite che ancora operano nel Mediterraneo. Il testo è stato presentato lunedì 20 maggio al Consiglio dei ministri e non è stato approvato. Ma Salvini ha corretto di nuovo il testo per farlo approvare subito, ma è stato rimandato a dopo le elezioni. Nella nuova riedizione del testo salta il riferimento diretto ai migranti salvati, ma il principio resta intatto: si punisce chi interviene nel soccorso. Non più con una multa fino a 5.500 euro per ogni persona salvata, ma sequestro della nave e multe da 10 a 50 mila euro per il comandante che non rispetta il “divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane.” La gravità di questo Decreto sta nel fatto  che dimentica che questi migranti non sono merci, ma persone. E salvare persone in mare è un dovere di ogni essere umano, parte dello jus gentium fin dall’antichità. Il Sistema di ‘ricerca e salvataggio’ è codificato nel diritto internazionale basato sul valore di ogni essere umano. Se si attenta al diritto-dovere del soccorso in mare si intacca il fondamento del sistema universale dei diritti umani. “Ovvero la base su cui si fonda il principio di reciprocità-osserva Luigi Manconi-che a sua volta sostanzia il legame sociale e dà vita al consorzio umano. Per questa ragione insidiare il diritto-dovere di soccorso rappresenta un attentato alla civiltà giuridica.”

Mai come oggi l’attività di solidarietà sociale è stata così delegittimata da parte dei poteri dello Stato. E questo in un momento storico in cui ce n’è ancora più di bisogno! Infatti nel Mediterraneo abbiamo persone disperate che fuggono da una situazione di guerra spaventosa in Libia (generata anche dall’Italia!)  e hanno il diritto ad essere accolti perché  rifugiati. Sappiamo di sicuro che vi sono almeno mezzo milione di migranti nei lager libici, torturati e stuprati. Salvini sostiene che la ‘Libia è un posto sicuro’! Ma l’ONU dice : “La Libia non può essere considerata un posto sicuro.” E l’Alto Commissario per i rifugiati aggiunge: ”Portare i migranti fuori da quei luoghi spaventosi di detenzione è una priorità.”

Stiamo assistendo in silenzio davanti a veri e propri crimini perpetrati da questo governo. E tali saranno giudicati dai tribunali internazionali. Non possiamo tacere! Come seguaci di quel povero Gesù di Nazaret, crocifisso dall’Impero Romano come sovversivo , dobbiamo gridare che non possiamo accettare tali politiche criminali. Non possiamo accettare che la Lega si presenti come “partito cristiano”! Con il comizio in piazza Duomo a Milano, Salvini brandendo il Rosario e invocando i Santi protettori di Europa, ha sancito l’identità cristiana della Lega.Questa è blasfemia! L’obiettivo della Lega è conquistare il consenso di quella parte del mondo cattolico che non gradisce la Chiesa di Papa Francesco che richiama i fedeli alla centralità gesuana. Una fede che non può accettare muri, porti chiusi, filo spinato. Al contrario Salvini ha da poco concluso il Patto del filo spinato con Orbàn dell’Ungheria con un invito alle destre xenofobe di riprendersi l’Europa. Il ‘vangelo’ di Salvini è profondamente anti-cristiano: è il ‘vangelo’ dell’odio, dell’apartheid, della superiorità della tribù bianca. Il Vangelo di Gesù è quello dell’AMORE!

Il vescovo Di Mazara del Vallo, mons. Mogavero afferma in maniera categorica che le posizioni della Lega sono “diametralmente opposte al messaggio evangelico. Chi è con lui non può dirsi cristiano.”

Per me un cristiano, coerente con il Vangelo, non può votare per la Lega né per gli altri partiti xenofobi. Come missionario, che per dodici anni ho sentito sulla sua pelle l’enorme sofferenza dei baraccati di Korogocho, non posso dire altro.

E’ questo lo schiaffo morale che i cristiani, ma anche i laici coerenti con la Costituzione devono dare ai partiti razzisti  in queste elezioni europee. Si tratta del futuro dell’Europa e della nostra stessa democrazia.24 maggio 2019

Alex Zanotelli

24 maggio 2019  –  Alex Zanotelli   (tratto da Peacelink.it)

Pubblichiamo il “Documento finale relativo alle sessioni sulla violazione dei diritti umani delle persone migranti e rifugiate”, a conclusione delle cinque sessioni che il Tribunale Permanente dei Popoli ha dedicato nel periodo 2017/2018 (Barcellona, luglio 2017; Palermo, dicembre 2017; Parigi, gennaio 2018; Barcellona, luglio 2018 e Londra, novembre 2018), e che hanno visto anche la nostra associazione tra i promotori e finanziatori.

Vai al DOCUMENTO

 

L’INFORMAZIONE AI TEMPI DEL WEB:

TRA LIBERAZIONE E CONTROLLO

Seminario nazionale della Rete Radié Resch

Sasso Marconi, Centro Congressi Ca’ Vecchia – 18/19 maggio 2019

SABATO 18 MAGGIO

ore 14.00 Presentazione del Seminario e dei Relatori

ore 14.15 Stefano Draghi, docente Information and Communication Tecnology, Università IULM – Milano: L’informazione ai tempi del web: Internet e i pericoli per la democrazia

ore 15.15 Alex Orlowski, esperto di comunicazione politica, fondatore di Water on Mars: La comunicazione politica nell’era dei social: il cuore oscuro della rete

ore 16.15 Dibattito

ore 16.45 Pausa

ore 17.15 Gruppi di lavoro 

ore 19.30 Cena

DOMENICA 19 MAGGIO

ore 9.00 Presentazione sintesi lavori di gruppo

ore 10.00 Giovanni Ziccardi, docente di Informatica Giuridica, Università di Milano: Informazione, hacking, protezione dati, alterazione degli equilibri politici: possibili modalità di difesa

ore 10.45 Dibattito

ore 11.15 Pausa

ore 11.45 Prosecuzione dibattito e prime conclusioni

ore 12.30 Conclusione lavori

Note organizzative:

I lavori del Seminario si svolgono all’Hotel Ca’ Vecchia di via Maranina 9, Sasso Marconi.

Circa metà dei partecipanti saranno alloggiati nello stesso hotel; gli altri in strutture ricettive dei dintorni (agriturismi e B&B). Il costo della pensione completa (cena del sabato, colazione e pranzo della domenica) in camera doppia è 60 euro a persona; in camera singola 75 euro a persona; in camera tripla 55 euro a persona. Il singolo pasto, per chi non pernotta in hotel, costa 16 euro. Nel parco dell’hotel c’è anche un’area camper.

Se però qualcuno vuole fare anche il pranzo di sabato 18, prima dell’inizio dei lavori, il costo aggiuntivo è di 16 euro. E’ opportuno precisare al momento della prenotazione se si desidera consumare entrambi i pranzi o solo quello del sabato o solo quello della domenica.

Per informazioni e prenotazioni: Maria Angela Abbadessa (ermarian@teletu.it)

Sasso Marconi si può raggiungere:

in auto: Autostrada del Sole (A1) uscita Sasso Marconi (per chi viene da Nord o da Est, l’uscita consigliata è la nuova “Sasso Marconi Nord”, però riservata solo a chi ha il Telepass)

In treno: dalla stazione di Bologna Centrale partono ogni ora treni per Sasso Marconi (durata del viaggio 25 minuti, costo del biglietto 2,20 euro).

Centrafrica:la nascita di ZOUKPANA

Giovedì 14 Marzo 2019,
sconsigliati dalla Farnesina iniziamo il viaggio verso Bangui RCA.
Obiettivo: rintracciare i “Giornalisti del periodico SE” , pubblicato a Ngaoundaye 30 anni fa, ed i figli di quelli di loro che sono mancati; testimoniare le loro esistenze di Persone che hanno amato e preso in mano il loro Paese.
Hanno vissuto e sono rimasti nella loro terra, hanno costituito la vera “società civile”.
Malattie e guerra hanno sconvolto ogni loro tentativo di “aiutarSi” a casa propria.

E poi un sogno molto ambizioso: attraverso i contatti con l’università provare a ricreare una “nuova redazione di SE” e dare vita ad una diffusione di articoli scritti da giovani studenti.

VENERDI’ 15 MARZO 2019.

Atterrati in perfetto orario dopo l’onore di viaggiare con la salma di un generale, dall’aeroporto abbiamo assistito al corteo funebre. Ministro compreso, quale? Governo appena nominato dopo gli accordi di Khartoum il 14 febbraio 2019. Sdoganato con sorrisi, uso della lingua Sango e strette di mano.
George ha litigato per noi con i taxisti: vero teatro di strada, noi in prima fila non paganti. Figlio del referente di una delle operazioni in RCA della Rete Radiè Resch, George dallo sguardo profondo, riservato ed intelligente sarà il nostro Virgilio. Con Hamilton in perenne sorpasso contro mano, raggiungiamo il Centro di Accoglienza dove alloggeremo. Voli di galline, sterzate di carretti, gimkane di mototaxi con 4 persone. Il corteo funebre brucia tempo, denaro e nervi al taxista. A noi qualche capello bianco in più. Le condizioni politiche impediscono la vita al quartiere ed il nostro lavoro necessità di una base protetta per poter intervistare le persone.
Svenuti con cocktail di birra e Malarone, reduci da una notte magica a Parigi “quartiere Costa d’Avorio”, ospiti di Adama, rifugiato ivoriano con documenti italiani che lavora nella capitale francese: cena in ristorante e notte in guest house parigina per commercianti ivoriani.

SABATO 17 MARZO 2019

Stamattina conquistata Bangui a piedi per 5km. Probabile insolazione.
Abbiamo partecipato al forzato “picchetto d’onore” del Presidente della Repubblica che transitava scortato da un imponente dispiego di uomini e mezzi; dal 2016 ha stretto accordi con USA, Cina, Unione Europea, Francia, Russia: tutti i partners sono rappresentati dai mezzi militari e da pannelli pubblicitari che campeggiano sulle strade.
Applaudita una coppia di sposi incontrata nel percorso, arriviamo a CEDIFOD bypassando forze dell’ordine presenti ad ogni incrocio. Incontro ufficiale con ONG e caffè a casa di Marc Karangaze, suo fondatore nel 1990. Rimangono ricordi confusi di quello che è stato “Tam tam senza frontiere” ed il grande movimento di collaborazione creato dal convegno tenutosi a Bangui nel 2006: 7 anni di crisi e di sfacelo da quando è iniziata la guerra nel 2013. Marc è provato nello spirito a tratti confuso, la sua vita privata ha conosciuto molti cambiamenti. Verrà a trovarci per un’intervista. Solo. Tornati dalla visita abbiamo individuato un piccolo Cafè di fiducia sulla strada che porta al Centro di Accoglienza con signora disponibile a preparare i pasti.
Quasi dimenticavamo di citare la colazione con un colonnello burundese della MINUSCA (i caschi blu in Centrafrica). Ex top gun ora di stanza a Bouar sulla strada verso il Cameroun. Tornerà sabato e speriamo di rivederlo. Sono solo le prime 24ore.

DOMENICA 18 MARZO 2019

Oggi abbiamo cucinato la pasta italiana di Libera Terra al campus universitario di Bangui previa spiegazione sull’origine del progetto in Italia. E fondamentale condividere che corruzione, giochi sporchi ad alto livello sono ovunque. Sugo cipolla pomodoro fresco olio italiano.
Campus tipicamente oxfordiano: fronte obitorio, niente gabinetti, niente docce, niente internet. Abbiamo visto tre portatili in tutto. Studenti ripassano su lavagne enormi, in stanze non arredate, muri forati da? Tracce di decenni di sporcizia e spazzatura che vola dappertutto. Sono belli, intelligenti, rabbiosi e provocatori. Grazie a Dio. Reggiamo il gioco e ci accettano. Su un muro di cinta c’è scritto Buffon. Chiediamo chi è e lo conoscono meglio di noi. Dal Campus passiamo alle facoltà. Si tengono corsi anche la domenica. Gli studenti si provocano, ora ridendo ora urlando. Ci accompagnano in tre: George, Nancy – la sua ragazza – e un loro amico. Offriamo una birra e proponiamo loro l’idea di essere intervistati ufficialmente. Nessuna pressione. Ci mettiamo nei loro panni e percepiamo quanto sia difficile potersi fidare. George è un ottimo mediatore.
Non riusciamo a non pensare al dispiego di auto, di forze, di soldi della scorta del presidente della Repubblica. Anche al Centro di Accoglienza sono parcheggiate automobili da 50mila euro in su, appartengono alle ONG della cooperazione. Manteniamo la postazione solo per il valore logistico, altrimenti sentiamo di essere completamente fuori luogo, nessuno riesce ad inquadrarci. Nemmeno noi stessi.
La siesta è interrotta dalla visita a sorpresa di Textin il figlio di Amos Misya (uno dei Giornalisti di SE che sono mancati), ci annuncia, tra l’altro, la presenza di sua sorella, studentessa universitaria di sociologia in capitale. Accetta di essere intervistato nei prossimi giorni.
Prenotata la cena dalla signora che vende caffè sulla strada.
Eravamo pronti a mangiare su una panca di legno, ci siamo invece ritrovati nel suo cortile con il tavolo perfettamente apparecchiato e la compagnia del marito. Come per incanto ci ha regalato un racconto approfondito della storia del Centrafrica e degli ultimi avvenimenti. Una famiglia di musulmani sfollati dal quartiere Miskine dopo che la loro casa era stata occupata dagli antiBalaka, una delle due fazioni della cosiddetta guerra civile su cosiddetta base religiosa. L’uomo, che si fa Imam per noi, ci dice che è stato Allah ad organizzare la serata.
E la prova è che scopriamo essere cresciuto a Ndele, al nord, con il suo e nostro amico Seleman Yakoub. Uno dei giornalisti di SE deceduti nel corso degli ultimi avvenimenti. E dalla voce di un amico riceviamo il racconto della sua morte da profugo fuggito in Tchiad .

LUNEDI’ 18 MARZO

Appena finita la cena con la famiglia con cui stiamo stringendo amicizie. Papà, mamma, bambino, di larghissime vedute, intelligenti, semplici e solari. Lei cucina per tutti, noi facciamo la spesa.
Stamattina nella sua casa al quartiere Gobongò abbiamo incontrato Celestin Dimanche (uno dei Giornalisti di SE che sono ancora con noi). È stato direttore dell’archivio di stato con tre presidenti, ha una bella casa dove ha cresciuto i suoi figli ed un numero imprecisato di orfani. Ha un pozzo d’acqua privato che mette a disposizione di tutti. Vive ascoltando la radio, emittenti internazionali e locali: “Federico, dimmi un po’, è vicino a voi che è crollato un grande ponte, vero?’”.
Così come per Borges, Celestin perdendo la vista ha aumentato la sua saggezza e la sua potenza, che mai si sono distaccate dall’umiltà e dalla riservatezza. Con un sorriso ci ha condotti attraverso la politica internazionale, gli aneddoti su Se, il suo dramma famigliare che la guerra ha segnato. Niente ha scalfito la sua dignità.
Verrà al Centro Accoglienza per l’intervista.
Fra le tante notizie, veniamo a sapere che il gruppo ribelle FDPC, guidato da Abdoulaye Miskine, sta bloccando all’altezza di Baboua la strada che collega Douala a Bangui, unico corridoio commerciale del paese. La motivazione sarebbe il disaccordo con i compromessi raggiunti durante l’accordo di pace sancito durante il mese di febbraio a Khartoum. Le conseguenze in capitale sono tremende: aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e l’assenza dei prodotti importati dal Camerun.
Dovete sapere che a causa di un guasto idraulico e un fischio fastidiosissimo, Caterina è stata costretta a rifugiarsi nella camera di Federico che ha due letti. Il tutto nottetempo e con il permesso di una suora. Ma la sentinella tutto questo non lo sapeva. Risultato: oggi pomeriggio Federico ha ricevuto la visita di una splendida ventenne centrafricana che lo ha approcciato in maniera inequivocabile. Abbiamo valutato l’episodio come un regalo della sentinella viste le condizioni disperate del giovane bianco. In ogni caso Caterina è tornata a dormire in camera sua. Come leggete siamo perfettamente inseriti.

 

 

MARTEDI 19 MARZO 2019

Abbiamo appena abbracciato a lungo Celestine Wiringana, unica giornalista femmina di SE che è arrivata a Bangui da Ngaoundaye con l’aiuto ed in compagnia della dr. Ione Bertocchi.
Identica alla fotografia, nonostante i trent’anni passati, in un completo elegantissimo di jeans. Siamo sbalorditi. Verrà a trovarci a breve.
Domani mattina conosceremo la studentessa di medicina che ha ricevuto la borsa di studio da un gruppo legato all’associazione Santa Caterina da Genova e questa sera, insieme a Ione, abbiamo parlato di Sara che sarà presto sua collega in Italia e fa parte del nostro collettivo SE.
Oggi sarebbe dovuta essere giornata di riposo. Stamattina siamo partiti alle 6 alla volta del fiume Oubangui percorrendo a piedi il cuore della città attraverso il “point 0”; calma, sorrisi, saluti in Sango ci hanno permesso di intrattenerci con soldati di varie e variopinte uniformi: quelli a guardia del fiume -esercito centrafricano formato dai Russi-, quelli sulla torretta del palazzo presidenziale -caschi blu del Ruanda-, i poliziotti che facevano una festa nella loro caserma, il capitano della MINUSCA mezzo ubriaco al ristorante. In ogni caso siamo sopravvissuti a potenziali arresti e tutti gli incontri si sono risolti in risate. Tutti avevamo voglia di giocare. Tutti stanchi della guerra?
Lungo il fiume abbiamo trovato riparo sotto la tettoia di frasche di un gruppo di ex pescatori che fumavano cannabis in attesa di essere presi a giornata per caricare la sabbia,a causa dell’avanzare della stessa non è praticamente più possibile pescare. Insieme alla carne, che veniva allevata dai pastori Bororo fuggiti nel conflitto, si perde un’altra risorsa alimentare.Caterina è stata universalmente riconosciuta come Mama Cati, amatissima moglie del sanguinario imperatore Bokassa, madre della Nazione. Una volta chiarito che non eravamo testimoni di Geova, probabilmente gli unici bianchi che girano a piedi, delusi dall’unica libreria di Bangui, carissima e poco fornita, abbiamo pensato di entrate in pasticceria ma la presenza di due bianchi disgustosi in divisa e delle signorine in attesa di “prendere servizio”ci ha scoraggiati. Abbiamo pranzato in mezzo alla strada gomito a gomito con il referente governativo degli imprenditori, impeccabile in giacca e cravatta, ubriaco marcio.
Un giovane squisito di nome Mandela ci ha accompagnati all’edicola dove abbiamo comprato 12 quotidiani per noi e lui ci ha onorato accettandone uno per se. “Che cosa puoi fare con i soldi, leggere è fare”. Degno del suo nome.

MERCOLEDI 20 MARZO 2019

La bella colazione in chiacchiere con Ione, che fa anche rima, è stata interrotta dalla tragica notizia dell’assassinio di un padre cappuccino centrafricano, per anni anima di radio SIRIRI, avvenuto in Ciad presso il confine. Scintilla di nuovi scontri?
La calma a Bangui resiste anche se si è alzata la tensione emotiva, soprattutto tra i bianchi, in particolare religiosi. Noi continuiamo a lavorare. Intanto raccogliamo tutte le informazioni possibili.
Piccolo comunicato con preghiera di divulgare:

“Domani la notizia dell’assassinio all’arma bianca di un padre cappuccino centrafricano probabilmente rimbalzerà su larga scala, contestualizzata in diverse maniere. Da parte nostra stiamo raccogliendo informazioni il più obiettive possibile. Vi chiediamo di mantenere l’attenzione su tutto ciò che continua ad avvenire nel Paese e che sta causando ben altre tragedie in modo diretto e indiretto. Negli ultimi mesi ci sono state tante morti, anche più brutali. E tutte le vittime erano essere umani. Sicuramente il Padre centrafricano assassinato, per come parlano di lui, non avrebbe desiderato l’attenzione sulla sua morte soltanto. Cerchiamo di rispettare la dignità di questo popolo: stiamo raccogliendo testimonianze di persone che si espongono con un coraggio stupefacente. Ve ne diremo al nostro ritorno. Con preghiera di diffusione. Caterina Perata e Federico Olivieri, da Bangui”

La giornata di oggi si è svolta interamente “a Ngaoundaye” la sede di SE. Questa mattina siamo stati avvolti e travolti dal fascino dirompente di Celestine, che ci ha dimostrato il segreto della sua eterna giovinezza con un birrone Mocaf alle 10 del mattino, dopo il quale siamo finiti nelle mani degli spiriti animisti del monte Pana. Celestine è una potenza energetica da cui è difficile separarsi. È stato un tuffo indietro di 30 anni attraverso volti ed accaduti. Ha tracciato con le parole il quadro geopolitico della guerriglia recente, strade aperte con il machete, piste di atterraggio nella savana, contadini colti dalle pallottole chini sui campi. E poi gli amici: vivo? Morto? Ucciso? AIDS?.
“Se noi tutti del giornale fossimo stati tutti lì, tutti insieme avremmo potuto parlare, fare qualcosa”.
Hai ragione Celestine perché eravamo musulmani, atei, animisti, cattolici, protestanti…
Il pomeriggio è continuato con i due figli di Amos: l’emozione di Dixie di fronte alla fotografia di suo padre, ci ha imposto di sospendere il lavoro. Caterina è uscita e Federico ha alleggerito con discorsi sull’università . Caterina si è arrampicata su un enorme albero genealogico Pana dal quale soltanto un antropologo poteva farla scendere. Intervento altamente professionale di Federico. L’ondata di vita, di forza, di rabbia e di determinazione è magica da cavalcare per chi come noi e loro si ostina a costruire. Non possiamo salutarvi che con un Na mbebela (dormite bene, in lingua Pana) .

GIOVEDI 21 MARZO 2019

Oggi abbiamo vissuto tra tre generazioni. Questa mattina Marc è venuto al Centre d’Accueil, solo, disponibile e completamente disteso. Un’altra persona rispetto a sabato. Una bella mattinata di formazione e approfondimento sui temi degli articoli di Se e sul quadro sociale dell’ambito rurale di allora.

Nel pomeriggio sono venuti a trovarci un studente universitario e due studentesse (sociologia, economia e medicina). Ci siamo intrattenuti semplicemente in chiacchiere, provando ad immaginare insieme un modo futuro di scambio di informazioni.
Questa sera la pioggia, il vento forte e i ricami di fulmini hanno chiuso una giornata che ha sintetizzato il pieno senso del lavoro. Fortunatamente stamattina Federico è scampato ad un arresto in città : forse il gendarme aveva solo voglia di divertirsi e Fede ha saputo stare al gioco.
Caterina si bea di questo bagno di gioventù, bellezza e forza. Abbiamo voglia di raccontare questa realtà e non la cronaca che troviamo sui giornali.
Sappiate che a Bangui girano voci su soldati licantropi capaci di mangiare le loro vittime durante la luna piena. Federico ha fotografato un pipistrello enorme morto. Prima di andare a dormire, in piena luna piena, ha fatto vedete la foto a Caterina commentandola: non ti sembra un lupo? Auspicio tranquillizzante. Buona notte.

VENERDI 22 MARZO 2019

Dopo tre giorni di reclusione nel salone del Centre d’Accueil dichiariamo che il grosso del nostro lavoro è finito. Stamattina abbiamo avuto la fortuna di intervistare insieme Celesten e Celestine, gli unici due giornalisti di SE reperibili. Il terzo, Celesten Bawa, è bloccato per un incidente. Hanno tracciato un toccante profilo di Yakoub Seleman mancato a causa della guerriglia nel 2014 e di cui non abbiamo potuto rintracciare i figli. Il pomeriggio abbiamo accolto i due figli di Amos. Questi giorni sono sempre costellati da microvisite di Pana, il popolo di Ngaoundaye. Ione ha attivato il tam tam.
La morte del sacerdote continua ad essere argomento bruciante di conversazione. Prende forma la versione di un assassinio mirato, compiuto da un musulmano di Bouar (città della vittima). Di fatto ci ha molto colpiti la totale omertà dei nostri amici musulmani da cui andiamo a cena. Chiaro segno che la questione è complicata e si complicherà creando ulteriore insicurezza. Alla luce di tutto questo, verso sera siamo usciti a fare una passeggiata e abbiamo assistito all’uscita dalla cattedrale dei ricchi di Bangui, che sono partiti sui loro SUV climatizzati. La notte a Bangui è seducente, le nostre difese culturali si stanno abbassando, tornare “al sicuro” è faticoso ma obbediamo.
Oggi intanto è stata confermata la struttura del nuovo governo. Il primo ministro Firmin Ngrébada ha confermato l’esecutivo: 39 ministri in tutto, 3 in più di quelli discussi mercoledì durante l’incontro avvenuto ad Addis Abeba tra i 14 gruppi ribelli e gli esponenti del governo centrafricano. La società civile è consegnata in mano a criminali stranieri.
Stiamo producendo tantissimo materiale, siamo carichi di emozioni, informazioni. Domani staccheremo la testa da questo spropositato bagno di realtà andando a trovare i nostri amici ex pescatori, i più poveri di Bangui. Sorprendentemente il fegato di Caterina regge alle abbuffate di frittelle e noccioline tostate. Per quanto riguarda Federico, ma ce l’ha un fegato? Buonanotte

SABATO 23 MARZO 2019

Giornata iniziata con passeggiata di km e km lungo il fiume alla volta della zona di s. Paul per contattare un gruppo di suore depositarie di una somma da destinare all’ONG CEDIFOD ed ai giovani di Bangui; ci è stata affidata da suor Mara, madre della congregazione di Sant’Eusebio con fiducia piena sull’utilizzo.
Il quartiere Ngalabadja è fiabesco, basse costruzioni lungo l’Oubangui, bar eleganti sulla spiaggia, mercatini lungo la strada, architettura ed urbanistica totalmente centrafricane prive di violenze coloniali. E l’inquietante struttura del carcere ad interrompere l’incantesimo, alto muro di cinta, filo spinato, l’insistente presenza militare all’esterno; ONU presente con un carro armato, un casco blu pakistano è letteralmente sostenuto da una garitta a forma di bozzolo metallico privato della quale stramazzerebbe, fatto completamente di droga.
L’ intermezzo lo conoscete ( furto del telefono di Federico con stile perfettamente napoletano).
Nel pomeriggio ci siamo riuniti con noi stessi per bilancio e programmazione.
Con l’ aiuto di George si fa largo l’ idea di partenza, accarezzata ma non sperata, di proporre ad un gruppo di studenti universitari la scrittura di articoli da inviare in Italia in modo da avere sempre notizie che partono da Bangui.
Durata un anno sperimentale con pagamento al ” pezzo”. Vedremo se creare un sito, un blog od un giornale on line.
Domani proviamo a definire.
Stasera temporale africano.
Bellissimo.
La potenza dei tropici.
L’ equatore incute rispetto.
Speriamo in una notte un po’ più fresca.

DOMENICA 24 MARZO 2019

Bisogna chiudere, definire, ottimizzare. Quando potremo tornare? Potremo?
Le video interviste ai Giornalisti ed ai loro figli sono state realizzate. Sarà necessario tempo per elaborarle ma siamo grati alla sorte per aver reso possibile tutto il lavoro di documentazione.
Ci sono richieste due missioni ardue per un antropologo ed una mezza storica: gestire soldi e prendere decisioni rapide. Il tutto affogato nella nebbia cognitiva calda ed appiccicosa dei tropici. Incontrare, intervistare, scovare, è stato faticoso ma possibile. “Concretizzare” in Sango non si traduce. Siamo bianchi e quindi ricchi. Ed è molto difficile dimostrare il contrario.
9 studenti universitari di 9 diverse facoltà sono disponibili ad aprire una collaborazione come “nuovi giornalisti di Se”. Stiamo valutando un compenso di circa 10 euro a pezzo. Con due pezzi al mese si pagano la stanza al campus. I giochi sono diventati duri e i duri iniziano a giocare: cerchiamo di “perdere” con il massimo onore possibile mantenendo integro il loro.
Dalla colazione con il colonnello MINUSCA siamo passati alla cena con una suora che accoglie e riabilita bambini soldato. Storie tremende che racconteremo solo a voce. La quantità di vissuti umani intensi che ci è piombata addosso probabilmente è fuori dalla nostra portata. Samuele avremo bisogno di Te! Alcuni dettagli: Caterina pretende di usare il computer toccando lo schermo e di bere l’aranciata con il tappo, Federico ha passato la notte a cucirsi tutte le tasche dei pantaloni per evitate di metterci il telefonino. La terza settimana del viaggio sarà meglio che veniamo a passarla a casa.

LUNEDI 25 MARZO 2019

IERI POMERIGGIO, DOMENICA

Loro sono davanti ad un computer. Siamo a  Bangui nell’ ufficio di Ione. Aria climatizzata che dà benessere nelle ore torride, i nostri corpi e spiriti iniziano a percepire nel concreto la condivisione della sofferenza assoluta.  Siamo a Bangui da 10 giorni, abbiamo trascorso una notte difficile intossicati dal cibo.
Lui ha il volto tirato ed un piccolo solco sulla fronte, pigia sulla tastiera concentrato, lei gli ha chiesto un lavoro.
Lei è seduta di fronte a me, mi ha consegnato la rendicontazione del progetto “Mama ti ngo” seguito dall’associazione “Savona nel cuore dell’Africa” ed ora spalanca gli occhi sempre più azzurri per concentrarsi sui miei racconti; le parlo delle novità sui sistemi di diagnostica medica, cos’altro posso offrirle?
Una scienziata di portata mondiale ed un giovane antropologo stanno cercando di modificare un file.
Li dividono 50 anni.
Un file.
La cartina del Centrafrica su cui sono mappati i Centri Sanitari sul territorio Centrafricano attivati e seguiti da lei a partire dalla formazione del personale all’acquisto pittura per l’ esterno della costruzione, dalla fornitura dei farmaci alla contabilità.
40 anni di smisurata pazienza, conoscenza e studio che le avrebbero permesso una carriera prestigiosa messe al servizio degli Ultimi.
Le devo gran parte degli strumenti che mi hanno permesso di entrare in relazione con questo Paese che amo da 30 anni. Nel tempo della grave malattia mi ha salvato la vita.
La sua umiltà unita all’ironia creano un humus in cui le persone si incontrano, diventano migliori.
Il suo distacco nelle relazioni personali è monacale, lei marxista.
Federico ed io siamo febbricitanti, pallidi, sconvolti, cerca per noi le medicine nel magazzino dell’ASSOMESCA, l’associazione di cui è presidente ed anima che si occupa di forniture farmacologiche.
“Scusate, devo farvele pagare”. Scusate?
A lui scende il sudore lungo la schiena e dalla fronte, fatica, resistiamo.
” Federico sei riuscito? Bravo! Adesso cancelliamo tutti i Centri Sanitari che da dopo la guerra del 2013 non ci sono più ”
Clic,clic,clic,clic,clic,clic,clic,clic…..
cate

 

MARTEDI 26 MARZO 2019

Stamattina seconda consultazione di Marc. Ha chiarito che in nome dell’amicizia lui non accetta soldi. Gli abbiamo detto che sono per CEDIFOD (la sua ONG). Lungimirante come sempre, anche se poco fresco sui fatti recenti. Avevamo la responsabilità di gestire una somma raccolta per lui, ed abbiamo scelto di lasciargliene un terzo per i bambini del quartiere. La restante, in accordo con i mandatari, finirà nelle borse di studio per i ragazzi che collaboreranno con noi. Siamo usciti, abbiamo rubato qualche foto, e finalmente un poliziotto centrafricano con il distintivo russo sulla spalla ci ha fatto attraversare la strada. Grande emozione! Siamo stati beneficiari diretti della generosità sovietica.
Nel pomeriggio siamo entrati nel vivo del lavoro con gli universitari che si svolgerà nei prossimi due giorni attraverso brevi video interviste. George è andato ben oltre le nostre aspettative, che erano già alte. Riferiscono che ci sono in corso manifestazioni di protesta da parte degli studenti laureati a Bangui il cui titolo è meno valutato di quello dei centrafricani laureati all’estero. Domani e dopo domani oltre lui incontreremo altri 5 ragazzi e 2 ragazze, il nono studente sarà Textin.
Ceniamo con Ione e una tavolata di operatori di grandi ONG internazionali che lavorano nella finanza, vittime della spietata ironia di lei. Per avere una bottiglietta di aranciata al Centre d’Accueil abbiamo registrato una media di cinque passaggi, di consegne e indicazioni tra tre suore e quattro collaboratori centrafricani. Ciononostante il tentativo spesso fallisce. Ci siamo ritirati in questa specie di studio di registrazione che consiste in un’aioletta sotto un grande mango. Abbandonata qualsiasi precauzione sui temi trattati, ammesso che all’aeroporto ci lascino partire con i nostri materiali

MERCOLEDI 27 MARZO 2019

Breve fuga in città per giornali e qualche acquisto.
In tarda mattinata ci raggiungono la figlia di Celestin, 18 anni, accompagnata da un’amica di 15, giocatrice di basket: 1,80 m. di altezza, 41 di scarpe. Dopo essersi sorbite una bella predica di Caterina sul ruolo della donna in Repubblica Centrafricana e nel mondo intero la più giovane, approfittando di una pausa provvidenziale, ha alzato la mano: “mamma caterina, per favore possiamo accendere la TV?” Fantastiche! Ci hanno trascinati in un mondo di disney channel, serie TV angolane e super eroi Ninja. Federico ha rafforzato le loro fantasie dichiarando di non avere figli. Mattinata conclusa con selfie dopo applicazione di rossetto alla coca cola. Fresca normalità. Una delle due è stata salvata dal padre dalle pallottole degli anti balaka, Celestin assieme alla sua vita ha salvato anche il suo spirito di leggerezza.
Pomeriggio senza respiro di video interviste agli studenti universitari .
Attivato il progetto borse di studio/giornalismo .
Si espongono con dichiarazioni da far tremare le ginocchia. Li proteggeremo.
Ancora una visita di Celestin accompagnato dal suo terzo figlio, arrivati dopo aver avuto un incidente in moto a causa dei mototaxisti che guidano sotto l’effetto di oppioidi sintetici. Un serio problema che causa quotidianamente vittime e feriti.
Eravamo già stupefatti della giornata quando appare di sorpresa la studentessa di medicina, portandoci in dono due bellissimi cestini artigianali, due disegni fatti da lei ed una lettera per Sara. Inchiodati sul divano dalla sua tenerezza.
Confrontandoci con le persone che troviamo a tavola, super pagate con progetti iperbolici ci rendiamo conto che il Centrafrica ci ha regalato un’altra strada.

GIOVEDI’ 28 MARZO.

Ancora interviste,agli studenti, brevi viste, saluti, ricordati, ricordami…
La sera George finisce la consegna di tutte le foto che ha scattato per noi a Bangui, la città che non si può immortalare.
(Gli universitari ci comunicheranno di volersi chiamare ZOUKPANA:il coperchio della pentola).
A sorpresa la visita dei nostri amici-dirimpettai-ristoratori. Varcano la soglia del salone “dei bianchi”, portano un dono. Belli, ben vestiti, una bibita, risate…ciao!
A presto, a domani, a sempre.

Per il collettivo “I giornalisti di SE”
Federico Oliveri e Caterina Perata

 

Venezuela: ancora un tentativo di golpe

Guaidó per ora non gode del sostegno della maggioranza della popolazione. Trump non esclude la possibilità di un intervento militare.

1 maggio 2019

David Lifodi

Siamo alle solite. Ancora una volta, su input della Casa Bianca, Guaidó cerca di forzare la mano per rovesciare il governo del Venezuela bolivariano con un colpo di stato. Il paese è di nuovo sull’orlo della guerra civile e l’informazione embedded la fa da padrone. Quello di Maduro è un “regime” a priori, pur essendo stato eletto democraticamente, quelle dell’opposizione sono proteste pacifiche e non un colpo di stato, come ha tentato di precisare più volte Guaidó, un presidente autoproclamatosi tale senza alcuna legittimazione elettorale forte, adesso, del sostegno di Leopoldo López, il picchiatore del partito fascista Voluntad Popular liberato da un gruppo di militari antigovernativi e incredibilmente descritto dalla stampa di tutto il mondo come un sincero democratico.Nonostante si parli di colpo di stato fallito in partenza, la situazione in realtà è più complessa. Pur se oscurate dai media, le manifestazioni di sostegno a Maduro, ma soprattutto a difesa del Venezuela dalle ingerenze straniere e della democrazia, devono comunque fare i conti con una nuova, per quanto ridotta, dissidenza delle Forze armate, con la ripresa delle guarimbas e con la chiamata alle armi di Guaidó, insieme alla diffusione di notizie false, come riporta Telesur  tramite la giornalista Madelin García, la quale ha informato che la base aerea di La Carlota, che tutti indicavano come già presa dall’ultradestra, in realtà non è stata conquistata, nonostante gli episodi di violenza di cui si sono resi protagonisti i gruppi più radicali dell’estremismo antibolivariano. A questo proposito, il presidente dell’Assemblea nazionale Diosdado Cabello ha sottolineato come un gruppo di militari sia stato inviato a La Carlota con l’inganno, senza che fosse detto loro che l’intento era quello di far partire da lì il colpo di stato.

L’autoproclamato presidente Guaidó, insieme al suo sodale López, ha invitato comunque la popolazione a partecipare all’Operazione Libertà, ma come ha scritto il sociologo venezuelano Álvaro Verzi Rangel, condirettore del Clae (Observatorio en Comunicación y Democracia y del Centro Latinoamericano de Análisis Estratégico), nessuno parla di almeno 40.000 suoi concittadini morti in meno di due anni a seguito delle sanzioni illegali imposte dagli Stati uniti per rovesciare un governo democraticamente eletto. Un economista universalmente stimato e riconosciuto come Jeffrey Sachs ha definito le sanzioni come un atto volto a distruggere deliberatamente l’economia del Venezuela.

Quanto a Juan Guaidó, adesso acclamato da mezzo mondo come il liberatore del Venezuela dalla “dittatura”, giova ricordare che non era niente più che un dirigente di seconda fila di Voluntad Popular, almeno fin quando Trump non ha deciso di puntare su di lui per accelerare il colpo di stato puntando su un’ambigua emergenza umanitaria nel paese alla quale non hanno abboccato, tra gli altri, organismi di soccorso internazionale come la Croce rossa e la Mezzaluna rossa.

Solo pochi giorni fa, il 27 aprile, il Venezuela aveva deciso di uscire dall’Osa (Organizzazione degli stati americani) dopo che con 18 voti favorevoli e 14 astenuti o contrari era stato riconosciuto Gustavo Tarre Briceño, uomo di Guaidó, come rappresentante ufficiale del Venezuela in seno alla stessa organizzazione. Difficile capire che direzione prenderà adesso la crisi venezuelana, poiché Guaidó, non controlla una sola parte del territorio venezuelano, gran parte dei militari, per ora, sembra rimanere fedele a Maduro e il Gruppo di Lima, pur avverso a Maduro, sembra tentennare a proposito di una eventuale azione militare contro Caracas, anche se le condizioni per uno scenario simile a quello siriano potrebbero realizzarsi rapidamente.

Ancora è presto per dire se questo nuovo tentativo di colpo di stato è fallito, ma soprattutto preoccupa la strategia di destabilizzazione permanente che, a ondate, cerca di far capitolare il Venezuela bolivariano, nonostante finora Guaidó e López non abbiano ottenuto quel sostegno popolare che si aspettavano, con buona pace dei servizi televisivi che tendono a mostrare un paese pronto ad affidarsi a due liberatori diretti come burattini dagli Stati uniti e dalla Colombia.

Tuttavia una cosa è certa: la mobilitazione a cui incita Guaidó è tutt’altro che non violenta e sembra incredibile che la stampa abbia subito adottato la sua parola d’ordine, quella che definisce Maduro come “usurpatore”. Ancora una volta occorre ricordare che usurpatore è colui che si definisce, senza alcun processo elettorale, presidente del Venezuela: Juan Guaidó.

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it

Un fiore selvaggio riesce sempre a sopravvivere,
perché ai fiori selvaggi non importa dove crescono.
DOLLY PARTON

Un saluto a tutti e, buon mese di maggio…votazione europee permettendo. Si diceva “marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello”, adesso, questo proverbio vale per tutta la primavera. Ci siamo incontrati domenica 28/4 a casa di Nicoletta e Riccardo (azienda agricola Dofinè) per ricordare Dadoue. Il brutto tempo non ci ha impedito di passare una giornata di ricordi e di amicizia. Ricordare Dadoue significa parlare anche del nostro impegno verso i nostri amici in Haiti. I progetti continuano e, le tante corrispondenze ci aiutano reciprocamente. Le notizie haitiane che seguono sono il segno di questa amicizia. Il 24 aprile di 9 anni fa a Cité Soleil, periferia di Port-au-Prince, veniva assassinata Dadoue Printemps, fondatrice e animatrice della FDDPA (Forza per la difesa dei diritti dei contadini haitiani) e delle scuole per i figli dei contadini che vivono sulla montagna ad Haiti. La sua morte aveva gettato nello sconforto quante e quanti in lei avevano trovato una guida, una maestra, una sorella. Sono passati anni e – con grande umiltà e consapevolezza delle difficoltà da affrontare – Jean, Martine si sono assunti il compito di proseguire il lavoro di Dadoue.
Ecco cosa ci scrivono:

Buon giorno Tita, oggi i membri della FDDPA celebrano una giornata speciale dedicata a Dadoue, in particolare nelle scuole dell’associazione coscentizzando i giovani sul lavoro e il sogno di Dadoue. E’ una giornata in cui gli insegnanti si incaricheranno di fare questo lavoro di riconoscimento. E sabato 27 ci sarà a Dofiné un grande raduno a cui parteciperanno i membri di tutte le località per riflettere insieme. Io parto venerdì per Dofiné. Ti informeremo di tutto quanto accadrà. Abbracci, ciao ciao, saluta tutti. Jean
24 Aprile 2010 – 24 Aprile 2019. Sono passati 9 anni da quando proviamo a continuare a lottare, proviamo a realizzare l’ultimo sogno della nostra cara Dadoue. Grazie a voi Tita, alla RETE, e a tutti le/i amici che amavano e accompagnavano Dadoue, non riusciamo a sopravvivere. E noi, i/le contadini non cesseremo mai di dirvi «Chapeau!!! ». C’è un proverbio che dice che è nell’avversità che si riconoscono i/le veri amici. Chapeau a voi!!! Noi sicuramente avanziamo. E tutto ciò ci incoraggia. Martine

… da Willot
Salve Tita, come stai tu e tutti i membri della tua famiglia? Molte grazie per questa canzone di Victor Jara, in occasione dell’anniversario del decesso della nostra cara Dadoue. Questa canzone ci fa pensare anche alla madre di Benedetta e alla nostra amata Gianna. Tutte queste persone ci hanno lasciato fisicamente ma noi sappiamo che loro sono sempre tra noi. Ad Haiti, la crisi continua con un governo di incompetenti e corrotti sostenuto apertamente dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda la FDDPA, tutto procede bene. Entro la fine di questa settimana, ti invierò le foto della costruzione della piccola scuola dei bambini di Gianna a Fondol. Invio i miei calorosi saluti a te, François, Brunia, Benoit e la sua famiglia. Cordialmente, Willot

Salve Tita, ho appena verificato in banca stamattina. Il denaro è arrivato e siamo ancora una volta molto contenti di poter beneficiare di questa solidarietà del gruppo di Chiarano…. Noi scriveremo loro inviando la ricevuta e per esprimere la nostra gratitudine. Grazie a te e al gruppo di Padova che lavora senza sosta per la causa degli oppressi. Grazie ancora.

Ti informo che abbiamo ricevuto in due occasioni la visita di due persone che fanno parte della Caritas Svizzera raccomandate da Anna. Volevano conoscere il nostro modello per poter lavorare con i contadini del sud, la zona dove operano. Sembravano molto soddisfatti di questa visita di conoscenza. Hanno manifestato l’intenzione di collaborare con noi. Uno di loro è italiano, l’altro cileno. Ancora grazie Tita per il tempo di cui ti priviamo. Ciao, ciao… Abrazo fuerte…

Maggio è il mese dei diritti dei bambini

Cari amiche e amici, è incredibile quante siano le guerre attualmente nel mondo e quanto incidano sulla vita dei bambini: uno su cinque vive in aree di conflitto, precisamente il 90% dei bambini yemeniti, il 70% di quelli siriani, il 60% dei bambini somali, come dice il manifesto che ho riportato sopra. I più vulnerabili non sono protetti dagli orrori della guerra e questo è un affronto alla nostra umanità. E’ ora che i governi capiscano che non riuscire a proteggere i più vulnerabili è il fallimento di qualsiasi politica. Da Anna Frank ai bambini di oggi sono sempre loro a subire le guerre dei grandi; per non parlare di quelli arruolati, armati e costretti a combattere nonostante la tenera età. Elenco alcuni dei punti caldi nel mondo:Africa: Punti Caldi: Burkina Faso (scontri etnici), Egitto (guerra contro militanti islamici), Libia (guerra civile in corso), Mali (scontri tra esercito e gruppi ribelli), Mozambico (scontri con ribelli RENAMO), Nigeria (guerra contro i militanti islamici), Repubblica Centrafricana (scontri armati tra musulmani e cristiani), Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli), Somalia (guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab), Sudan (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur), Sud Sudan (scontri con gruppi ribelli)Asia: Punti Caldi: Afghanistan (guerra contro i militanti islamici), Birmania-Myanmar (guerra contro i gruppi ribelli), Filippine (guerra contro i militanti islamici), Pakistan (guerra contro i militanti islamici), Thailandia (colpo di Stato dell’esercito Maggio 2014)Europa: Punti Caldi: Cecenia (guerra contro i militanti islamici), Daghestan (guerra contro i militanti islamici), Ucraina (Secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk), Artsakh ex Nagorno-Karabakh (scontri tra esercito Azerbaijan contro esercito armeno e esercito del Artsakh (ex Nagorno-Karabakh) Medio Oriente: Punti Caldi: Iraq (guerra contro i militanti islamici dello Stato Islamico), Israele (guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza), Siria (guerra civile), Yemen (coalizione guidata dall’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi) Americhe: Punti Caldi: Colombia (guerra contro i gruppi ribelli), Messico (guerra contro i gruppi del narcotraffico), Cile ( oppressione del popolo Mapuche vittima della negazione della propria identità oltre ad essere defraudato delle sue risorse naturali), Venezuela ( crisi politico-militare fra Maduro e Guaidò- due presidenti nello stesso  Stato), Brasile (Bolsonaro guerra agli indios dell’Amazzonia ritenuti ostacoli al sistema finanziario speculativo di cui egli è il portavoce)

TOTALE:

Totale degli Stati coinvolti nelle guerre 69

Totale Milizie-guerriglieri e gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti 822

Una buona iniziativa: Ripresa congiuntamente da “Rete italiana per il Disarmo”, “Sbilanciamoci!” e “Rete della Pace” la nuova fase di mobilitazione (che nelle prossime settimane vedrà concretizzarsi diverse iniziative a livello nazionale e territoriale) che ha come obiettivo la richiesta al Governo e al Parlamento dello stop definitivo della partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter. Un impegno che, dopo i primi 4 miliardi già spesi e almeno 26 velivoli già acquisiti o in produzione, costerà, se confermato, almeno altri 10 miliardi di euro, destinati ad aerei d’attacco e con capacità nucleare.“Oggi abbiamo fatto un appello ai Parlamentari di tutti gli schieramenti: dite basta a questa scelta insensata a problematica presentando e discutendo entro l’estate una Mozione per il blocco definitivo e completo del programma JSF”, ha commentato Giulio Marcon, coordinatore della campagna “Sbilanciamoci!.”“Le organizzazioni della società civile  hanno rilanciato la “mobilitazione NO F-35” chiedendo di destinare tali fondi a necessità più urgenti per l’Italia: welfare, lavoro, istruzione, diritti, ambiente. I soldi che si dovrebbero  spendere per gli F-35 nei prossimi 10 anni si potrebbero invece investire in: 100 elicotteri per l’elisoccorso in dotazione ai principali ospedali, 30 canadair per spegnere gli incendi durante l’estate, 5.000 scuole messe in sicurezza a partire da quelle delle zone sismiche e a rischio idrogeologico, 1.000 asili nido pubblici a favore di 30.000 bambini oltre a 10.000 posti di lavoro per assistenti familiari nel settore della non autosufficienza. Rilanciare la campagna contro l’acquisto dei cacciabombardieri F-35  è importante perché è  ora di dire basta a queste scelte che tolgono risorse allo sviluppo sostenibile e ai reali bisogni del Paese, e non fanno altro che alimentare la corsa al riarmo, a nuove guerre, a nuove dittature. E’ ora di costruire la pace con l’economia di pace e con la difesa civile e nonviolenta, con il rifiuto della guerra e con la messa al bando delle armi nucleari. Dobbiamo garantire l’accesso ai diritti fondamentali e universali a tutte le persone, perciò il Parlamento deve ascoltare e scegliere da che parte stare: dalla parte dei bisogni del paese e della pace o dalla parte dell’industria bellica? Tra il 2019 e il 2020 anche il nostro Paese dovrà decidere se sottoscrivere un contratto di acquisto pluriennale, diverso dagli acquisti annuali flessibili che sono stati condotti finora,  per cui siamo allo snodo fondamentale: dopo tale passaggio non sarà più possibile tornare indietro e risparmiare alcun euro, anzi il continuo lievitare dei costi ci costringerà ad aumentare anche i fondi attualmente stanziati.  Consideriamo che nella seconda parte del 2018 sono stati almeno 6 i nuovi contratti sottoscritti dall’Italia in prosecuzione all’acquisto di lotti  di F-35. I documenti della Difesa (come il DPP 2018) confermano  che anche il Governo Conte – così come gli Esecutivi precedenti – ha firmato contratti che configurano l’acquisto di nuovi aerei  spendendo  centinaia di milioni di denaro pubblico!!
Maria Cristina Angeletti

Carissima, carissimo,
in ottobre si terrà il Sinodo straordinario Pan amazzonico che coinvolge 10 Paesi ed occupa il 43% della superficie del Sudamerica, dove sono presenti 390 etnie, 127 delle quali vivono in isolamento o non sono mai venute a contatto con altre popolazioni. L’attuale governo brasiliano vuole iniziare a sfruttare l’Amazzonia in modo sistematico, lo dimostra la non ultima proposta di legge che apriva alla attività estrattiva per varie compagnie straniere ben 46.000 Kmq di foresta amazzonica, proposta momentaneamente ritirata dopo varie manifestazioni nazionali e internazionali. Cosa ancor più grave è stata la scoperta che i servizi segreti brasiliani, teneva sotto controllo cardinali, vescovi, sacerdoti e i laici che periodicamente si riuniscono per preparare il documento su cui discutere al Sinodo di ottobre a Roma. Ciò ha sollevato critiche anche di una gran parte della Chiesa, che a tutt’oggi era stata silente se non connivente con l’elezione del presidente Bolsonaro. Lunedì 6 maggio scorso ad Aparecida è stato letto il nuovo presidente della CNBB (conferenza dei vescovi brasiliani) la seconda al mondo per numero, è stato eletto Dom Walmor Oliveira de Azevedo, arcivescovo di Belo Horizonte (Minas Gerais). L’assemblea ha eletto anche i due vicepresidenti: dom Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre (Rio Grande do Sul) e dom Mário Antonio Silva, vescovo di Roraima. I tre vescovi sono espressioni di tre diverse zone dell’immenso Paese sudamericano: il centro di Belo Horizonte, il profondo sud di Porto Alegre (roccaforte del presidente Bolsonaro), il nord amazzonico. Martedì 7 c’è stata una reazione della parte conservatrice dei vescovi che ha portato all’elezione di Joel Portella, ausiliare di Rio de Janeiro, a segretario della CNNB. Il nuovo presidente, che succede al cardinale Sergio da Rocha, arcivescovo di Brasilia, ha 65 anni. Nato a Côcos (Bahia), ha conseguito la licenza in teologia biblica alla Pontificia Università Gregoriana. Negli ultimi anni ha più volte alzato la sua voce contro lo sfruttamento delle risorse minerarie e nella sua diocesi sono accadute le tragedie più grandi causate dalla rottura di dighe nelle miniere: a Mariana, tre anni fa, e a Brumadinho, nel gennaio scorso. In quest’ultima occasione, di fronte al crollo della diga che ha causato circa 300 vittime, dom Oliveira de Azevedo, aveva detto: “Servono cambiamenti profondi, sia a livello legislativo, sia a livello di cultura e mentalità, va promosso lo sviluppo integrale della persona”. La nuova CNBB ha denunciato con forza la legge che istituisce il foro privilegiato, che dava il via a due giustizie, una per le autorità (garantendo loro l’impunità) e l’altra per i cittadini comuni, sulla riforma della previdenza, che non esentava dal contributo le istituzioni filantropiche, sulla riforma della previdenza, che privava della protezione le persone maggiormente esposte alla vulnerabilità sociale, mantenendo inalterata quella per i militari. Ne è seguita la lettera del vescovo di Volta Redonda, Francesco Biasin. Una lettera “forte” che sintetizzata tutte le aree del malessere. La lettera denunciava con decisione l’ingiustizia di far ricadere sui lavoratori e sui poveri le conseguenze di una cattiva gestione delle risorse, tutelando gli interessi del grande capitale e imponendo ai poveri enormi sacrifici. Si contestava la ventilata riforma delle scuole superiori, l’abbassamento dell’età penale per poter condannare gli adolescenti, le conseguenze disastrose per le classi più povere se fosse passata la riforma della previdenza, la cancellazione dei diritti dei lavoratori. E ancora: leggi che intaccavano la famiglia, la dignità dei nascituri, l’identità sessuale delle persone. E tutto ciò in un contesto in cui aumenta il traffico di droga, si allarga la disoccupazione, aumentano la fame e la disperazione, mentre 85 vescovi hanno finora hanno reso pubblico il loro appoggio allo sciopero generale di alcuni giorni fa riguardante le modifiche delle pensioni e della sicurezza sociale. Noi cosa possiamo fare oltre ad aiutare la gente a non perdere la speranza? Aiutarli a credere nella Comunità, nei piccolo gruppi dove ci si può incontrare, riflettere e conoscersi meglio e sostenere con il nostro aiuto le loro nuove battaglie.
Antonio