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CIRCOLARE NAZIONALE, SETTEMBRE 2019 A CURA DELLA RETE DI CASALE MONFERRATO

Carissimi tutti,
la nostra lettera non può che partire dalle riflessioni sviluppate nel corso del seminario di Sasso Marconi (L’informazione ai tempi del web, 18-19 maggio 2019). Abbiamo avuto conferma dalle relazioni che alcuni eventi cruciali stanno modificando il nostro modo di vivere. Ne cito alcuni, senza pretesa di esaustività:
• La “convergenza digitale” potenziale di tutti gli oggetti di vita quotidiana in collegamento con l’uso sempre più invasivo dello smartphone.
• La profilazione della popolazione sulla base delle abitudini informatiche di ciascuno e la creazione di banche dati (i cosiddetti “Big Data”) utilizzabili per promuovere prodotti commerciali, ma anche per influenzare gli elettori in prossimità delle elezioni
Sul piano politico un passato recente ha visto il diffondersi del mito della tele-democrazia, attraverso forme di partecipazione diretta e individuale (non mediata dagli organismi rappresentativi, sempre più screditati), supportata da un sottostante ideale di un dialogo universale fra le culture. Tuttavia questo ideale deve tener conto di alcune tendenze di fatto che paiono andare in direzione opposta.
• I cittadini non hanno ampliato la loro partecipazione, se non quella legata ad interessi di nicchia, talvolta importanti politicamente, ma spesso limitati da un atteggiamento di contrapposizione a qualche grande opera o qualche grande evento, dunque con caratteristiche di territorialità ridotta.
• Le barriere fra gruppi nazionali e sociali non sono state colmate, anzi paiono approfondirsi con l’affermazione di movimenti identitari e sovranisti
• Il dibattito politico fa leva sempre di più su casi mediatici e sull’enfatizzazione delle emozioni. Le persone si coinvolgono, talvolta ingenuamente, attorno ad eventi simbolici (contrassegnati da amore/odio a prima vista), caratterizzati dal primato dell’immagine o del filmato, in un contesto in cui tendono a scomparire tutti i discorsi di approfondimento.
• Ne consegue la progressiva fragilità dei modelli di mediazione centrati su qualche forma di pensiero competente: intellettuali, anche prestigiosi, moltiplicano appelli, ma vengono spesso scherniti e contrapposti ad urlatori di piazza nei dibattiti televisivi. L’assenza di un dialogo informato, basato su stampa autorevole e indipendente, diventa l’humus su cui si sedimentano varie forme di populismo.
• L’opinione pubblica tende a frammentarsi in sottogruppi auto referenziali. I talk show televisivi diventano spesso cassa di risonanza per linguaggi estremizzati e contrapposti (che hanno una continuità esasperata con i cosiddetti “hate speech” veicolati ed amplificati dai social).
Da questo quadro emerge una democrazia sempre più fragile:
• Il personale politico è spesso delegittimato ed è visto con un certo disprezzo dalla maggioranza della popolazione. Il dibattito politico si accentra con sempre maggior frequenza attorno a brevissime battute di pochi leader che sembrano interpretare le tendenze popolari, ma spesso sono guidate da sondaggi preconfezionati.
• La democrazia del voto appare sempre più manipolabile e molte persone non vanno più a votare se non vengono richiamate da qualche evento mediatico. Le campagne elettorali sono spesso falsate da notizie emozionali enfatizzate ad arte e da messaggi tendenziosi rivolti a sottogruppi di elettori individuati grazie alle tecniche di profilazione informatica.
• Si rafforza la tendenza a distruggere la credibilità di coloro che tentano una conciliazione o una sintesi. Emerge il sospetto che alcune informazioni siano manipolate in modo da aizzare i progressisti gli uni contro gli altri. Mai come oggi l’area progressista è divisa e frammentata in numerose correnti, spesso in forte polemica fra loro.
Si tratta di linee di tendenza complesse, a cui non è facile dare una risposta. Fedeli al nostro ambito di piccoli gruppi di testimoni nella Rete possiamo impegnarci a riproporre costantemente il rapporto con la realtà, al di là delle manipolazioni emozionali basate su un numero esiguo di esempi. Si tratta di un compito serio ed anche severo, che recupera la sobrietà del linguaggio, nella consapevolezza che non esistono verità a senso unico, ma che la problematicità del reale e la vicinanza con chi soffre sono le vere linee di crescita di una condivisione politica.
Il cosiddetto “Decreto sicurezza bis” approvato ai primi di agosto sembra andare in direzione opposta. Da una parte il rafforzamento del mito della sicurezza come obiettivo politico, dall’altra la colpevolizzazione delle ONG, che accomuna nell’opinione pubblica i salvataggi in mare e le iniziative di solidarietà, tutte viziate da “buonismo” e da ingenuità, quando non direttamente colpevoli di attentare ai valori della nostra cultura.
Nel suo appello don Ciotti sottolinea che tutto ciò avviene nel più totale disprezzo dei trattati internazionali che anche l’Italia ha ratificato e che impongono anche al nostro Paese di prestare soccorso ai naufraghi e alle persone in difficoltà. Da sacerdote ricorda che quei principi esprimono lo spirito del Vangelo, cioè accogliere gli oppressi e i discriminati, denunciare le ingiustizie, costruire una società più umana a partire da questo mondo. Non nega la difficoltà di governare il fenomeno migratorio ma conclude: “Questo decreto sicurezza non è un segno di governo ma di una gestione cinica del potere, tramite mezzi di cui la storia del Novecento ci ha fatto conoscere gli esiti tragici: la rappresentazione della vittima e del debole come nemico”.
Resta più che mai necessario in questo momento ribadire l’esortazione “restiamo umani” di fronte al moltiplicarsi delle parole di odio. Non perché “buonisti”, ma perché consapevoli che l’umanità autentica è ancora da costruire, prima di tutto in noi stessi, lasciando aperta la porta dell’accoglienza.
Resta vivo e vitale il messaggio della Rete, soprattutto dove ci chiede di saper accogliere l’altro nella sua diversità, cercando di obbedire alla sua “verità”, provando a metterci in un atteggiamento di ascolto e provando a liberarci dalle precomprensioni che a volte ci inducono a selezionare solo una parte.
Aggiungo alcune suggestioni raccolte da un convegno in memoria di don Gino a Casale Monferrato.
• Ribadire il nostro no a coloro che pretendono di essere gli unici portatori di verità e che sono responsabili di una stagione politica sempre più povera di contenuti e sempre più attardata in dibattiti su argomenti marginali.
• Riscoprire la dimensione dell’aver cura come la dimensione fondamentale della vita, legata alla percezione della mancanza, della esigenza di un completamento e dell’impegno per mettere al riparo altri da ciò che è di ostacolo al loro completamento, mantenendo la gratitudine per ciò che ci è stato donato.
• Ritrovare l’impegno nella costruzione della comunità a partire da noi stessi. Il filosofo Plotino parlava di una statua interiore che ciascuno di noi scolpisce nella sua vita per sottrazione, togliendo di tanto in tanto qualche frammento inutile.
Con questa circolare il gruppo di Casale è vicino a quanti cercano di comprendere questi tempi lontani dalle sensibilità in cui è nata e cammina la Rete. Un abbraccio fraterno a TUTTI.