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“La storia si ripete
se non nella mente
di chi non la conosce”
Gibbran

Ciao a tutte/i, quando si facevano le vere lotte si diceva “sarà un autunno caldo”. Oggi, le stagioni sembrano scomparse e, non ci sono nemmeno gli autunni dei sindacati però, ci sono le manifestazioni dei ragazzi che invitano a cambiare. Sarà un autunno dai caldi colori oppure, sarà un autunno delle colorate frasi dei cartelli? Lasciamo l’interrogativo per dirvi che Haiti è sempre presente nelle nostre lettere. Anche in questa circolare troverete tante notizie, alcune delle quali ci anticipano la visita dei nostri amici durante il Convegno Nazionale dell’anno prossimo. Località, titolo e data del Convegno saranno proposte al coordinamento di fine novembre. Preavvisiamo tutti che, per programmare la venuta di Jean e Martine e per analizzare l’attuale drammatica situazione in Haiti, siete invitati a dare suggerimenti per il Convegno del 2020. Pensiamo di ritrovarci come Rete di Padova & c. all’inizio del mese di novembre. Data, orario e luogo, nella prossima circolare. Vi aspettiamo tutti, non solo per salutarci, ma anche per scambiarci gli auguri delle vicine festività. Ciao a tutte e a tutti. La situazione ad Haiti è drammatica. Le ultime preoccupanti notizie ci sono giunte dai nostri amici con cui abbiamo avuto in queste ore un fitto interscambio

Buon giorno Tita, purtroppo il nostro paese attraversa una situazione molto difficile. Da quattro settimane non funziona niente nel paese. La popolazione è nelle strade, nella capitale come nelle città di provincia. Tutte le strade sono bloccate, non possiamo nemmeno raggiungere Fondol (villaggio dove opera FDDPA più vicino), tutti gli uffici sono chiusi, anche le banche sono chiuse e se aprono le porte, è solo per qualche ora per evitare atti di vandalismo. Noi siamo rimasti bloccati in casa senza poter uscire, persino andare a Cabaret in auto è impossibile ora, perché la crisi del carburante si aggiunge alla crisi politica e sociale. E’ difficile la situazione del paese, ma tuttavia questo è un momento molto importante per noi per la nostra storia di popolo. Infatti siamo in un momento in cui il popolo si alza in piedi come un sol uomo per dire no a un sistema che ci opprime da oltre 200 anni. Noi chiediamo il sostegno di tutti gli amici di Haiti per denunciare la violenta usata dal potere contro un popolo che chiede solo il cambiamento da un sistema corrotto e antiquato. Grazie ancora Tita, per la solidarietà che tu e la grande famiglia della Rete ci manifestate sempre. Grazie ancora, ciao, ci auguriamo che il sole brillerà ancora sulla nostra isola. Un’altra Haiti è possibile. Grazie, Jean da Haiti.

Corrispondenza agostana
Salve Tita, sono molto contento di poter rispondere alla tua lettera e scusami per il ritardo con cui lo faccio. Noi stiamo bene, e anche i giovani della casa stanno bene. Anch’io sto bene, ma un po’ dimagrito a causa della dieta che seguo per controllare il diabete. Seguo con molta attenzione quel che accade in Italia e sono un po’ preoccupato, perché ho la sensazione che l’alleanza tra M5S e PD non sia qualcosa di solido e non durerà a lungo, e questo aiuterebbe Salvini che ne approfitterebbe per realizzare il suo piano fascista. Occorre qualcosa di più profondo per pensare a un futuro migliore per l’Italia e soprattutto per i migranti. Spero che il bene avrà la meglio sul male nel paese dei nostri amici. Dunque, come sai, qui la situazione politica e sociale continua a deteriorarsi. Il governo di estrema destra continua a lavorare a danno delle masse e a prendere provvedimenti a favore delle classi dominanti. La situazione economica è precaria, i prezzi dei prodotti di prima necessità sono triplicati, e gettano le famiglie nella disperazione più totale. Purtroppo la comunità internazionale è formata da governi a tendenza prevalente di destra, e di conseguenza mantiene un comportamento sprezzante verso i popoli oppressi della nostra società. A livello sociale non c’è praticamente nessun programma di accompagnamento da parte del governo, le condizioni sanitarie sono peggiori di prima. E noi ci siamo abituati, e queste cattive condizioni materiali di vita sono diventate la nostra quotidianità, per questo siamo obbligati a prendere delle iniziative per trovare un minimo di cure per i contadini. In questo contesto, la FDDPA, in collaborazione con un gruppo di giovani medici, che lavorano in solidarietà, organizzano un ambulatorio a Fondol e a Malingue, per offrire alcune cure mediche ai contadini (ti invio anche delle foto). Per il viaggio, ancora una volta, esprimiamo la nostra gioia e – quel che è più importante per noi, siamo riusciti a sistemare tutto quel che riguarda i nostri passaporti. Siamo consapevoli di quanto impegno vi richieda organizzare un viaggio quando il clima politico non offre molte possibilità. Ma noi attendiamo il momento con pazienza e speriamo che tutto andrà bene. Per quanto riguarda le scuole, è stata fissata la riapertura delle lezioni per
ili 9 settembre, ma la crisi del carburante può turbare questo rientro nelle città. E questo piò condizionare anche le scuole della FDDPA, benché siano situate sulla montagna. Tuttavia stiamo preparandoci a aprire le porte. E gli insegnanti ora si preparano a partecipare ai seminari di formazione. Riguardo a Padre Frantz, lui sta bene, Martine ed io siamo stati con lui durante una cerimonia di consegna di diplomi di una scuola professionale di Saint Marc, l’abbiamo trovato in buona salute e molto contento della solidarietà degli amici di Padova. In conclusione, ancora una volta, sono molto contento di poter parlarti. Un grande ciao a tutti. Jean Bonnélus che vi saluta da Haiti.

Corrispondenza con MariaPaola Rottino di Popoli in Arte che continua a collaborare nel programma di prevenzione salute. In agosto ha visitato Haiti e si è recata dagli amici di Fddpa
Ciao, cari Fabiano e Marianita, vi scrivo in copia al Direttivo di Popoli in Arte, così vi aggiorno in un colpo solo. Ieri e l’altro ieri sono stata con Jean e Martine a Cabaret e Fondol. Prima di tutto, la loro situazione come di tutti per quello che sto capendo. L’aumento del dollaro sembra non avere limiti e si è arrivati a 93 gourde per un dollaro americano. Ovviamente, questo sposta sempre ogni preventivo. Ho chiesto loro come sta andando la riforma del tetto di una delle scuole che sapevo da Jean che era una cosa in corso da parte vostra. Martine mi ha detto che sono riusciti solo ad arrivare a metà perché, quando avevano fatto il calcolo per es. un sacco di cemento costava 105 gourde e ora costa 130 gourde. Inoltre per dare un’idea assurda della situazione, la piccola Anne Martine comincia la prima elementare e appunto assurdamente in teoria i genitori dovrebbero comprare 10 libri. Martine mi ha detto che ne ha comprato 1 e solo uno 1 è costato quasi 5 dollari americani. Insomma questi esempi per dirvi che è tutto fuori controllo rispetto ai prezzi. Due autisti di FDDPA sono immigrati in Cile e anche alcune maestre per cui per una classe Martine deve ricominciare daccapo a formare delle persone: il modo in cui me l’hanno detto è stato piuttosto sconfortante perché non hanno idea se possono contare sulle persone. Inoltre ancora a Fondol un tipo della zona che voleva o vuole fare carriera politica locale ha fatto una cosa molto strana iscrivendo la scuola di Fondol insieme ad una scuola secondaria del tipo che si trova sulla costa a un certo fondo con il nome della sua scuola come se la sua scuola fosse più grande e loro l’hanno scoperto quando sono andati in comune ad iscrivere la scuola a questo fondo e gli hanno detto che loro erano già iscritti. Per concludere questo tipo gli ha portato via degli altri insegnanti formati dando loro qualcosa di più di stipendio. Insomma credo che Jean e Martine stiano vivendo molte amarezze. Veniamo poi a noi. Rispetto alla produzione del cloro, la cosa va avanti in questo modo. Rispetto all’igiene in generale, hanno organizzato comitati in tutte le comunità collegate a FDDPA che si rapportano a Jumel, Martine e altri collaboratori. Questi comitati sono fatti da adulti e relazionano su malattie etc. Rispetto al cloro, hanno capito che era
difficile partire dagli adulti e hanno inserito la formazione sul cloro una volta al mese nelle scuole. La cosa ha attecchito e stanno facendo il cloro circa due volte l’anno una grande quantità. Nessuna comunità ha l’autonomia a causa della mancanza del materiale, ma dicono che usano l’acqua così trattata e va bene. Ora necessità immediate sono: graffite lunga (quello che aveva procurato Fabiano), un apparecchio per testare la qualità dell’acqua ma soprattutto carbone lungo perché lo hanno quasi finito. Jumel mi ha detto espressamente che sta rallentando la produzione di cloro perché non vuole che troppe comunità lo chiedano perché poi, mancando la graffite, non possono rispondere alle richieste. Per l’avvenire, dicono che soprattutto i ragazzi sono tutti capaci e possono farlo. Rispetto alle latrine, contrariamente a quanto io avevo capito al momento sono state fatte 4 latrine e 2 sono in corso di costruzione. Le quattro latrine sono funzionanti da un po’ di mesi e pare che ci siano visite di vicini a vede e come funzionano, addirittura una famiglia ha chiesto l’affitto della latrina per una festa di matrimonio. Apparentemente tutto bene. Da una parte sì e dall’altro no. Il sì è che hanno abbattuto i costi al massimo in questo modo: tutta la manodopera è stata volontaria, per i muri in montagna hanno estratto la pietra dalla montagna stessa e hanno dovuto comprare solo il cemento, di cui una parte di cemento se lo sono fatti dare in comune di Archaie dove sono andati a spiegare il progetto. Dall’altra non va bene perché hanno fatto latrine classiche, un buco scavato nel suolo/ roccia, e adesso quando si riempirà voglio vedere cosa fanno. Jumel mi ha detto che è già uno sforzo enorme fare un buco e come si fa a chiedere alla gente lo sforzo per fare altri buchi. Il punto è che sul modello ideale delle latrine secche di compostaggio siamo incerti anche noi. Spero tornando in Italia di poter visitare quanto prima le latrine secche di Granara di cui mi aveva parlato Fabiano. Rispetto ai buchi in base al terreno sono scesi da 5 a 8 metri. In Artibonite invece è impossibile fare latrine interrate perché hanno detto che a pochissimi piedi di profondità si trova l’acqua essendo zona irrigua e quindi lì capiscono che già di base occorre un altro modello. Ecco come vedete, si sono mosse molte cose e davvero con tanto impegno e tanta buona volontà, sostanzialmente solo pagando Jumel, Benis e qualche altro agente di salute base. Credo che dovrebbero essere sostenuti un pochino di più sia economicamente (lo dico per primo per Popoli in Arte) e sia per monitorare che appunto le latrine fanno la differenza per la salute e la qualità della vita. Ultima cosa, Martine ha finito il suo corso per tecnico di laboratorio per le analisi del sangue e urine e farà ancora 3 mesi di stage in un ospedale pubblico che mi hanno fatto vedere e che non aveva un brutto aspetto (era piuttosto nuovo) sulla strada principale prima di arrivare a Port-au-Prince da Cabaret. Ciao MPaola

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intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Circolare nazionale Ottobre 2019 – A cura della Rete di Roma

Carissime e carissimi, il riscaldamento globale o questione ambientale, espressioni che racchiudono tutti i problemi della natura provocati dall’uomo col suo comportamento e che rischiano di condurre il pianeta al disastro con un’accelerazione sempre più rapida, destano profonde preoccupazioni e perfino i negazionisti ne trattano variamente. Inutile quindi esporne le cause e le terribili conseguenze, ormai ben note a tutti. Ne parlo perché la Rete, associazione di solidarietà e perciò umanitaria non può tenersene fuori, essendo evidente che i primi a esserne danneggiati sono i popoli poveri delle regioni più colpite, ai quali rivolgiamo abitualmente la nostra attenzione solidale. Causa infatti delle migrazioni di massa massicce e disperate – oltre le guerre, guerriglie, terrorismo – sono appunto i disastri naturali in pauroso aumento. Sorprende anzi che la Rete, almeno a livello nazionale, non si sia mossa per tempo, non foss’altro che per discutere del problema. L’ultimo numero della nostra rivista reca in merito un interessante articolo di U. Mazzantini ma che giunge però con qualche ritardo. Prima notazione da fare è l’indifferenza con la quale in Italia, popolazione e media, hanno guardato al riscaldamento globale. Seconda osservazione: mentre circa 150 Paesi hanno indetto grandi manifestazioni sul tema, da noi le dimostrazioni sono state poche e in piccoli centri, anche se la partecipazione, soprattutto giovanile, è stata convinta e vivace. Per esempio a Bra, nel cuneese, un giovane ha esposto un cartello con su scritto: “Nel 2050 voi sarete morti di vecchiaia – noi lo saremo per le vostre scelte”. Ecco, i giovani. E’ stranoto che loro si interessano numerosi all’inquinamento e alle colpe dei potenti, che tutto è cominciato con la sedicenne svedese Greta Thunberg e poi con la più giovane deputata degli Stati Uniti Alexandria Ocasio-Cortez (leggete il loro dialogo su Internazionale n.1324). In questi giorni e in queste ore per fortuna la mobilitazione sta crescendo e Greta il 23 settembre ha parlato all’ONU, finendo col dire che i giovani “terranno gli occhi addosso” ai responsabili dei cambiamenti climatici. Intanto però gli eurogruppi fanno poco o nulla e il nostro Paese non brilla in attivismo; tanto che bisogna salutare con piacere la decisione del ministro dell’Istruzione di consentire agli studenti di partecipare alle manifestazioni di venerdì 27 settembre (con la contrarietà di diversi presidi). Vogliamo parlare di speranza? La più decisa è Alexandria Ocasio-Cortez, che nella citata conversazione così si esprime a un certo punto: “Da quel momento ho capito che la speranza non è una cosa che hai: devi crearla con le tue azioni. La speranza è qualcosa che devi mostrare al mondo, e può essere contagiosa. Altre persone cominciano ad agire e la speranza cresce”. Ipotetica, più che fiduciosa, invece Greta (cito da pag. 58 del libretto di Luigi Ciotti Lettera a un razzista del terzo millennio): lei ha ricordato ai potenti del mondo che “se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema”. Non si può trascurare quanto afferma papa Francesco nell’enciclica Laudato si’: “L’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte è solo per amministrarla a beneficio di tutti. Se non lo facciamo, ci carichiamo sulla coscienza il peso di negare l’esistenza degli altri”. In chiusura citiamo le sagge, ammonitrici parole del notissimo esperto Luca Mercalli (il Fatto Quotidiano del 9 agosto): “Con una destra negazionista che ignora i problemi climatici e ambientali, una sinistra che si fa paladina di Greta Thunberg e poi dà man forte a costruire l’inutile supertunnel Susa-Saint-Jean-de Maurienne che emetterà almeno dieci milioni di tonnellate di Co2 contribuendo ad accelerare la catastrofe climatica, e in mezzo un micropartito verde che non approfitta di questo incredibile momento storico per riqualificarsi e conquistare i milioni di italiani che forse lo sosterrebbero se fosse presentabile. Si salvini chi può”. Aiutiamo i giovani e speriamo con loro.
Un sentito abbraccio
Mauro Gentilini

Maria Cristina Angeletti

Care amiche e cari amici, L’estate appena terminata ha segnato un notevole abbassamento della cultura e, oserei dire, e della civiltà del nostro paese a causa di decreti legislativi che hanno trasformato diritti in reati, di atteggiamenti e discorsi pubblici sempre più disumani, di frasi nei media intrise di odio e razzismo. Fra luglio e agosto il “Decreto Sicurezza bis”, presentato dalla Lega, è stato approvato prima dalla Camera ( il 24 luglio)e poi dal Senato ( il 5 agosto) dimostrandosi un provvedimento figlio dell’odio continuamente fomentato con slogan violenti, rancorosi, razzisti, misogini trasmessi attraverso tutti i media e social utilizzabili: da Facebook a Tweet, dalla TV a WhatsApp, per non parlare delle trasmissioni televisive compiacenti. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad azioni inumane nei confronti di persone, fra cui bambini, lasciate per giorni o settimane in mare con il divieto di sbarco e il mondo ha potuto vedere che in Italia si sbarca solo in barella in condizioni di salute estremamente gravi. Il decreto sicurezza bis è composto da 18 articoli ed è suddiviso in due parti: la prima riguarda i migranti, il salvataggio in mare e il soccorso nel Mediterraneo, soprattutto da parte delle navi delle Ong. La seconda si concentra sull’ordine pubblico e le manifestazioni sportive. In particolare, la prima parte dell’articolato riguarda i poteri del Viminale e le sanzioni previste per le Ong, con multe che vanno da 250mila euro a un milione per il mancato rispetto delle direttive del ministero dell’Interno ovvero “se il comandante della nave violi il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto il sequestro della nave. Per quanto riguarda il Comandante della nave che compie il “ delitto di resistenza” si può arrivare all’arresto in flagranza. La principale novità del provvedimento riguarda anche le multe – da 10mila a 50mila euro – per le navi che sbarcano in Italia dopo aver soccorso migranti in mare. Una stretta rivolta soprattutto alle Ong, quindi, riportata nella bozza del decreto approdato in Consiglio dei ministri. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Le sanzioni saranno rivolte a comandante, armatore o proprietario della nave che sbarca in territorio italiano. Il comandante dell’imbarcazione, secondo quanto recita il decreto, “è tenuto ad operare nel rispetto della normativa internazionale e delle istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso”. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Altra novità riguarda i poteri del ministro dell’Interno, che può “limitare o vietare il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Il titolare del Viminale dovrà informare “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero della Difesa”. Le novità introdotte alla Camera: dopo un lungo braccio di ferro è stata trovata la quadra tra Movimento 5 Stelle e Lega per gli emendamenti al testo approvati poi alla Camera. Tra le novità più importanti inserite c’è il sequestro delle navi delle Ong con tanto di arresto del comandante dell’imbarcazione ( “nel caso in cui non abbiano rispettato il divieto di transito, ingresso e sosta nelle acque territoriali”) che spetta firmare al ministro dell’Interno. Un’altra modifica prevede l’arresto del comandante delle navi che abbiano compiuto un atto di resistenza contro una nave da guerra, ricalcando quanto avvenuto nel caso della Sea Watch. Il sequestro delle navi delle Ong, (grazie alle modifiche apportate a Montecitorio), è possibile sin dalla prima violazione (e non solo in caso di reiterazione come inizialmente previsto). La nave sequestrata può essere impiegata dalla polizia o dalla protezione civile. Ho letto ancora che sono stati stanziati fondi a favore dei paesi che collaboreranno a contrastare l’immigrazione clandestina anche se trattasi di paesi con regimi che sono le cause principali della fuga nel Mediterraneo. Al “ noi contro loro” (italiani contro stranieri) ormai si è aggiunto “ e anche contro voi che state con loro”. Il “voi” riguarda gli uomini e le donne della società civile italiana ed europea che svolgono un’azione prevista dal diritto internazionale: soccorrere.

Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva . IL CONTO CORRENTE della Rete di Macerata è il seguente:

RETE RADIE’ RESCH conto corrente ordinario numero 0000006069
IBAN (IT86D0311113474000000006069 )
Ci possiamo rivolgere presso una qualsiasi delle seguenti filiali della banca UBI di Macerata:
UBI viale Don Bosco, UBI Corso Cavour e UBI Collevario

Verona, 14 ottobre 2019

Care e cari, riprendiamo il nostro contatto periodico dopo una lunga pausa. Non siamo restati inoperosi, ma gli impegni personali e le vicende familiari hanno dilatato i tempi dei nostri incontri. Mettiamo qui la comunicazione della morte della mia mamma, Nini Bonazzi Picotti, deceduta in questi giorni. Era stata da sempre amica e sostenitrice della Rete RR, prima con suo marito Marco e poi anche da sola, partecipando per molti anni con noi ai nostri incontri e ai nostri convegni. Aveva la sensibilità di una militante “a tempo pieno”, sempre attenta alla controinformazione, sempre pronta a raccogliere firme per le varie campagne di sensibilizzazione sui temi della dignità umana, della pace e della solidarietà. E’stato bello salutarla, in una confusione di abbracci che sicuramente le sarebbe piaciuta. A livello nazionale, forse oggi ha meno risonanza sui media quell’odio che era stato proclamato ed enfatizzato da Salvini. E’ certamente difficile essere vicini alla vita reale delle persone e, contemporaneamente, stimolare la ricerca del bene comune. Ma questo dovrebbe proprio essere il compito della politica istituzionale, dove invece spesso c’è solo un balbettio confuso e contraddittorio, di cui non c’è molto da rallegrarsi. Del resto, l’Italia da molti anni non ha più una sua politica estera, intesa come ricerca di rapporti corretti e rispettosi nei confronti degli altri stati, e siamo andati spesso alla deriva seguendo impostazioni economiche e militari che non erano certo decise democraticamente. Questi sono giorni drammatici in cui la Turchia riaccende focolai di guerra, di cui le prime vittime sono i curdi, da sempre costretti a fare da ammortizzatori alle prepotenze espansionistiche di altri stati. Possiamo vedere, in diretta televisiva, la tragedia e la disperazione della popolazione civile in fuga sotto le bombe. Ma dobbiamo sapere che, per ammissione dello stesso governo italiano, stiamo vantaggiosamente trafficando armamenti con la Turchia: nel 2018 abbiamo fatto affari per 360 milioni di euro. L’embargo o la rottura dei contratti di fornitura militare saranno per l’Italia un danno economico importante. E’ giusto che sia questo l’unico criterio di scelta? Come ci salveremo dal diventare sempre più bestie? Si smorzano anche un po’ di riflettori sui migranti, indicati come causa dei mali italiani e proposti come facili capri espiatori. Ma proprio in questi giorni l’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa è un po’ più evidenziato, perché le vittime sono una trentina di persone, quasi tutte donne e bambini. Il buon senso ci dice che nessuna barriera potrà fermare la fuga dei poveri dalla morte e dalla disperazione esistenziale. Ma ci ostiniamo a difendere il territorio dove viviamo con muri reali, con complicati inghippi burocratici, con discriminazioni economiche e abitative. Da un lato, chi conosce anche un solo straniero presente a Verona, può vedere bene il carico di norme burocratiche che, per anni, devono essere soddisfatte prima di poter avere una minima tranquillità. D’altra parte, sappiamo che la nostra economia (per esempio quella agricola) si basa spesso sullo sfruttamento di braccianti stranieri. Nei centri di accoglienza veronesi sono stati ospitati anche maschi che sono fuggiti da uno stato di vera schiavitù, qui, in provincia di Verona, perché vivevano segregati nell’azienda agricola dove lavoravano per pochi euro, senza orari e senza più i documenti che gli erano stati sequestrati. Soprattutto per chi è credente può consolare, invece, vedere che papa Francesco si sta muovendo controcorrente, con una sua serena lucidità sui tempi lunghi e sulle critiche che deve e dovrà affrontare.
La nomina a cardinale di monsignor Ramazzini, per esempio, per noi che conosciamo il Guatemala, è un segno forte in direzione di quella chiesa che sceglie con chiarezza di stare dalla parte dei poveri e degli sfruttati. E ci pare che in queste settimane si possa ricevere speranza anche dai movimenti spontanei dei giovani in difesa dell’ambiente. Non ci interessa fare un’icona di Greta Thunberg e non pensiamo che tutto si risolva stando in piazza una mattina per fare un corteo. Ma forse sono proprio i giovani, con i loro modi e i loro tempi, gli unici che davvero sono disposti a cambiare. La nostra associazione ha ormai evidenti limiti anagrafici e sappiamo che non saremo eterni, ma tanto più ci piace restare curiosi della vita, farci prendere e sorprendere dai cambiamenti positivi e inaspettati che possono venire da chiunque. E queste… tracce di vita nuova possiamo raccontarcele anche tra noi. Vi invitiamo quindi al nostro prossimo incontro di Rete RR lunedì 21 ottobre in Marsala 12/A (campanello Pettenella – Picotti)
All’ordine del giorno:
– la vita della Rete e il prossimo convegno nazionale, probabilmente nell’aprile 2020;
– il rientro di Olivia dal Ghana, con concrete novità sul progetto che stiamo seguendo;
– un contatto che si è creato con l’addetto culturale dell’Ambasciata Palestinese a Roma, che ci chiede disponibilità per incontri, dibattiti e mostre;
– la partenza (finalmente) del progetto di ristrutturazione dell’appartamento concesso dall’ATER, per accogliere qualcuno che non riesca autonomamente a trovare alloggio;
– le ultime notizie sul nuovo cardinale Ramazzini, vescovo di Huehuetenango in Guatemala, amico di don Luigi Adami e di alcuni di noi.
Arrivederci alla prossima settimana.
Maria P.