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Carissima, carissimo,
oggi il rischio reale è che la famiglia umana prenda due strade, quella che beneficia della tecnologia, della salute, della scuola, dei consumi, ovvero che dispone di tutti i mezzi per star bene. A tutt’oggi queste persone raggiungono il numero di 1 miliardo e 600 mila, mentre gli altri, 5,4 miliardi sono lasciati alla loro sorte, con una tecnologia minima e convenzionale in un quadro generale di povertà, miseria ed esclusione. Questo è l’orrore economico che abbiamo costruito grazie alla globalizzazione e alla speculazione finanziaria del neoliberismo radicale. I suoi principi: la competizione, l’individualismo, la privatizzazione dei servizi sociali, la diffamazione di tipo politico e la satanizzazione dello Stato, ridotto al minimo. Attualmente 200 multinazionali hanno un potere economico finanziario che equivale a 182 Stati, gestiscono insieme agli organismi dell’ordine capitalistico come il FMI (fondo monetario internazionale) la Banca Mondiale e l’organizzazione Mondiale del Commercio, l’economia mondiale sul principio della competizione, sull’assenza dei diritti umani e sociali della stragrande maggioranza degli abitanti della Terra, senza nessuna disponibilità alla cooperazione e al rispetto ecologico della natura. Per loro tutto è merce, dal sesso alla religione, unica volontà sfrenata a cui tendono è accumulare senza preoccuparsi di altro. Sto scrivendo dal Brasile, Lula è stato liberato, molta gioia in me e intorno a me e nelle città, piccole e grandi, in particolare il nord-est dove mi recherò nei prossimi giorni. Il nord – est del Paese è esploso dalla gioia, memore di tutte le riforme fatte da Lula e cancellate da due anni e mezzo di presidenza Temer e in undici mesi da Bolsonaro. E’ qui che vedo con chiarezza che i ricchi stanno creando mondi a se, solo per loro, condomini “fechadi” (chiusi) vigilati da guardie armate dove all’interno c’è tutto, dal supermercato al cinema ecc…, ricordo che lo scorso anno, fu inaugurata in un condominio chiuso a San Paolo una cascata di 25 metri e la chiamarono la Foz do Iguaçu “particolar” (nostra). Il processo di globalizzazione non ha lasciato nessuno spazio per la costruzione di uguaglianza. La politica in generale è caduta su questo, non sapendo comprendere le trasformazioni in atto. In tutta questa catastrofe l’unico che denuncia quotidianamente la degenerazione economica, politica e militare, la mancanza di giustizia e di umanità è papa Francesco. La sua continua sfida è denunciare i problemi al fine di creare dignità e giustizia nella Famiglia umana. Affermando che tutti siamo Terra, figli e figlie della Terra. Di fronte a tutto ciò occorre dare corpo, gambe, voce per una nuova sfida che ha bisogno di una nuova etica, economica, sociale, politica e principalmente umana, per ricondurci tutti alla solidarietà, all’empatia e alla compassione. Senza il gesto del buon Samaritano che soccorre e cura l’uomo assaltato dai banditi e lasciato a terra ferito sulla strada, difficilmente faremo fronte alla disumanità quotidiana che si sta “naturalizzando” a livello locale e globale. Urge il problema di coscentizzarsi alla nostra responsabilità sapendo che nessuna preoccupazione è più fondamentale di quella di creare una Famiglia umana nuova, superando le contraddizioni esistenti, per vivere con un minimo di attenzione solidarietà, compassione e fraternità. Può sembrare un’utopia, può darsi, ma necessaria se desideriamo tutti sopravvivere. Alcuni giorni dopo la sua liberazione ho incontrato Lula; dimagrito, ringiovanito,entusiasta, con l’unica volontà di continuare a viaggiare per il Brasile ad incontrare la gente, parlarci direttamente, facendogli sentire tutta la sua umanità, la sua vicinanza e il desiderio di riportare al centro della politica brasiliana la lotta contro la povertà. E’ uscito sui giornali un dato che neanche le TV funzionali a Bolsonaro non hanno potuto non riportare: il Brasile è il secondo paese al mondo per disuguaglianza interna. I ricchi sempre più straricchi e i poveri sempre più impoveriti. E’ sufficiente camminare per le strade delle grandi città e nelle periferie per incontrare migliaia e miglia di uomini, donne e bambini per strada. Non c’è un centimetro di muro lungo le metropolitane dove non ci siano cartoni e teli con un numero, un metro per due dove alla notte cercano di rifugiarsi. I sottopassaggi sono invasi, appaiono come hotel a 5 stelle in rapporto con chi vive sui marciapiedi o appoggiandosi ai muri. Dopo i saluti abbiamo iniziato a chiacchierare, ha raccontato come è stato difficile accettare di essere imprigionato senza nessuna prova, grazie ad un golpe giuridico orchestrato per non farlo partecipare alla competizione elettorale dello scorso anno. Con lo sguardo ormai sereno per la riconquistata libertà ha raccontato: “ogni volta che continuavo a pensare che stavo per disperarmi, mi sono ricordato che anche se ero in prigione, vivevo meglio di circa il 70% della popolazione brasiliana. Facevo colazione, pranzavo, cenavo. Prendevo un buon caffè. Il mio sollievo è stato questo: sono migliore di chi mi ha ingiustamente condannato. Questo governo sta schiacciando la gente. Ero in un letto angusto, ma meglio di tanta gente che dorme per strada, questa esperienza mi ha realmente nutrito, fatto sentire un privilegiato. Tutto ciò che ho subito mi ha fatto diventare un uomo migliore. All’inizio la solitudine, il silenzio mi turbavano, salivano in me il bisogno di parola, di confrontarsi, piano piano, grazie a nuove amicizie, specialmente con il responsabile della mia sicurezza, un capitano della polizia Federale mi ha molto aiutato. Piano piano ho compreso che ci sono silenzi, solitudini di cui abbiamo bisogno come l’aria. Questo mio momentaneo nuovo viaggio ha fatto riesplodere in me una spiritualità sopita. Con questa esperienza ho provato e sentito dentro la sofferenza degli uomini, ho compreso che la sofferenza umana è un grande tesoro dell’umanità, ti da la forza per continuare a lottare per la propria dignità e per quella dei miei compagni”. Nella Baixada Fluminense dove vivono quattro milioni di persone che non sono riuscite a vivere a Rio de Janeiro causa la grande povertà, il lavoro del progetto Agua Doce, coordinato da Waldemar Boff, seguito dal nostro gruppo di Quarrata, continua tra nuove grandi difficoltà causate dalla crisi economica e dal taglio dell’80% dei contributi ai municipi per il sociale. L’educazione ambientale, gli asili, sono punto di riferimento per centinaia di persone. Molti bambini mangiano unicamente all’asilo perché la condizione delle loro famiglie è di una indigenza tale, che spesso alcune mamme, vanno a dare una mano a pulire per poter avere un pasto. Ho visto una massa di persone di cui nessuno ha rispetto. Non sono contabilizzati perché non producono, non hanno neanche l’onore di essere sfruttati; non esistono. Di fronte a tutto ciò come creare cammini di liberazione? Senti in loro una forza di vita, una volontà estrema di cambiare la loro condizione. Vito, con i suoi 50 panini con la mortadella che porta ogni mattina, rappresenta un segno di convivenza per conoscersi. Per questo è importante pur nella semplicità del poco, fare pratica di esperienza condivisa. Perché il rispetto nasce dalla fiducia, la fiducia nasce dai gesti condivisi e dalla qualità delle relazioni. Nella Baixada si lavora per creare un rapporto armonico con la natura che è intorno a loro. Hanno rispetto per la Madre terra e per chi viene dopo di loro. Non tutto in queste periferie abbandonate è brutto e violento, ci sono continui esempi di condivisione e di aiuto reciproco. Amano fortemente la vita in ogni sua più piccola, insignificante e nascosta espressione, fino a sentirsi spesso fratelli e sorelle nella povertà, vincolati dalla solidarietà reciproca. Credo importante in questa disgregazione generale, sentirsi uniti a questi nostri fratelli e sorelle manifestando loro la nostra solidarietà concreta.
Antonio

Abbiamo ricevuto un appello da parte di Claudia Gamba, direttrice dell’ospedale oftalmico “Ernesto Che Guevara” di Cordoba, città dove il “CHE” ha vissuto e studiato, dove si fanno interventi alla cataratta. Aleida Guevara, la figlia del Che, è venuta in Italia in questi ultimi due anni a chiedere solidarietà per questo progetto chiamato “Milagros”, avendo pronunciato questa parola il primo anziano che credeva di essere cieco, dopo l’operazione ha urlato “ci vedo”. Ci chiedono con urgenza di aiutarli ad acquistare degli analgesici iniettabili e antibiotici da somministrare prima e dopo l’operazione alla cataratta. Chi invia il contributo è pregato di mettere la causale: progetto “Milagros”.

Ricordo ad ognuno di noi l’autotassazione libera nella quantità e continuativa nel tempo a sostegno dei progetti

I versamenti devono essere effettuati sui seguenti conti:
Conto corrente postale intestato a Notiziario della Rete Radié Resch:
IBAN: IT 15 N 07601 13800 000011468519
o sul conto della Banca Alta Toscana
intestato a Rete Radié Resch
IBAN: IT 42 M 08922 70500 000000004665
Indicando sempre la causale

Infine ricordiamo il contributo alla nostra rivista: In Dialogo
contributo ordinario 2020 € 35
contributo sostenitore 2020 € 50
contributo amicizia 2020 € 100
contributo vitalizio 2020 € 1.000

Chi invia il contributo di sostenitore, amicizia o vitalizio riceverà un libro in omaggio. Se hai l’indirizzo elettronico, inviacelo, risparmieremo tempo e denaro inviandoti la lettera mensile.

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”

Se voi avete il diritto di dividere il mondo
In italiani e stranieri
allora io reclamo il diritto di dividere
il mondo in diseredati e oppressi da un lato,
privilegiati e oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.
Don Lorenzo Milani

Ciao, ci sono tanti modi di iniziare una lettera, con i saluti, con il richiedere come va la salute ecc. ma in questa nostra di Novembre è un caloroso, solidale e amichevole invito. … Non siamo una struttura organizzata e, quindi, non proponiamo mai per la serata un o.d.g. ma un invito caloroso sì. Haiti sta vivendo un drammatico e difficile momento, le tante notizie che le precedenti lettere vi hanno comunicato, hanno bisogno di approfondimenti e di attenzione. Motivo importante per sollecitare la presenza di tutti. Il prossimo anno si svolgerà il Convegno Nazionale (la località non stata ancora decisa), qui di seguito trovate alcune (molte) idee, alle quali, come gruppo dobbiamo integrare e suggerirne altre. Per il Convegno, proponiamo di invitare, i nostri amici haitiani. C’è quindi la necessità di capire, ed eventualmente organizzare, la loro presenza in mezzo a noi. Come vedete, anche senza il sindacalese-politichese-governativo o.d.g., i motivi per essere presenti sono tanti e importanti, quindi… non mancate e passate parola. Vi aspettiamo. Pensiamo di scambiarci anche gli auguri per le vicine festività con un brindisi e qualche cosa da mettere sotto i denti. In fondo alla circolare trovate anche un messaggio dal Cile.

Rete di Macerata – M. Cristina Angeletti

“Siate pastori con l’odore delle pecore” papa Francesco

Care amiche e cari amici, il Sinodo sull’Amazzonia si è concluso con la parola: conversione. Questa, infatti, può intendersi la parola chiave che riassume il clima del Sinodo aperto a tutti dai religiosi ai laici, dai vescovi ai missionari e missionarie, fino ai rappresentanti delle popolazioni autoctone dell’Amazzonia, terra violentata che grida aiuto e ascolto. Perché solo una vera conversione può farci capire come curare le ferite dei poveri, degli invisibili, dell’ambiente che stiamo distruggendo a causa dei nostri progetti che guardano solo all’oggi: dalla deforestazione all’uso indiscriminato delle risorse, dalla globalizzazione alla violazione dei diritti umani. Mi hanno colpito le parole del Papa che cito a memoria: “ Dobbiamo fare alleanza con questi popoli indigeni che difendono la loro terra, l’acqua, la foresta, la vita. Stanno chiedendo alleanza, invece sono criticati, offesi, perseguitati e minacciati di morte (solo in Brasile si parla di una media di quattro morti alla settimana). Sarebbe opportuno lasciare da parte il personale protagonismo che contraddistingue la nostra società e lasciarsi arricchire dalla loro semplicità, ingenuità, umiltà con le quali testimoniano la tragica situazione in cui vivono, situazione che ci riguarda tutti; non è umano guardare da un’altra parte”. Infine, per la cronaca, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, a pochi passi da piazza San Pietro, erano state esposte con altri oggetti amazzonici, delle statuette indigene Pachamama, (la Madre Terra) raffiguranti donne indigene incinte, (esposte senza intenti idolatrici); esse hanno, peraltro, creato qualche problema ai cattolici-tradizionalisti fino al punto che le statuette sono state prelevate dalla chiesa e gettate nel Tevere riprendendo il gesto con un video, pubblicato su Youtube. Mi sembra che chi ha concepito questo gesto manchi di apertura e comunione verso altre culture anch’esse imbevute di cristianità; avrebbe forse, preferito che gli indios rimanessero in Amazzonia a ricevere i soldi che “generosamente” inviamo loro con l’intenzione di tacitarci la coscienza e non vedere situazioni che avrebbero potuto urtare la nostra “sensibilità”? Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva .

Circolare nazionale di Novembre 2019 dalla Rete di Castelfranco Veneto

L’Africa in positivo

Guerre, povertà, migrazioni, siccità, terrorismo, parole chiave che abitano il senso comune quando pensiamo al continente africano, spesso intrappolati nel pregiudizio piuttosto che ancorati nella realtà. Secondo una ricerca condotta dalla DOXA, con riferimento alle previsioni future, alle aspettative e alle speranze dei cittadini, l’Africa è il continente più OTTIMISTA di tutto il mondo … e non potrebbe essere diversamente avendo la popolazione più giovane in assoluto. Nell’ultimo incontro della Rete di Castelfranco Veneto l’abbé Richard, referente del progetto e scrupoloso testimone, per la prima volta, dopo tanti anni, ci ha portato notizie positive dalla REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, segni concreti di speranza nel nuovo corso avviato dal nuovo Presidente Felix Tshiesekedi: liberazione dei prigionieri politici e rientro degli esiliati con chiusura delle carceri segrete; lotta alla corruzione, istruzione primaria gratuita, significativo aumento degli stipendi degli insegnanti, miglioramento delle strutture ospedaliere (in proposito, è stato assegnato un medico permanente al centro di sanità di Mwamwayi, sostenuto dalla Rete). Avviata pure la ricostruzione dell’esercito nazionale, con abolizione dell’esercito presidenziale e degli eserciti privati; ricerca di risoluzione dei conflitti minerari nel Nord Est, revisione delle concessioni estrattive predatorie alle multinazionali. In politica estera, promozione della pace con i paesi confinanti soprattutto Rwanda e Uganda. Il popolo appoggia e sostiene con speranza questo rinnovamento politico, pur con la presenza ingombrante dell’ex presidente Kabila che, tuttora, controlla il 70% dei parlamentari. In generale, sul versante ambientale, l’Africa è la prima vittima del cambiamento climatico, ma anche qui emergono segnali importanti. Nella lotta ai rifiuti in plastica, l’Africa si è mossa in anticipo rispetto al mondo industrializzato, adottando misure rigorose in 34 paesi; il RWANDA ha introdotto una legge per bandire i sacchetti di plastica fin dal 2008 e punta a diventare il primo paese plastic-free. In KENYA, un giovane studente, TOM OSBORN, preoccupato per l’uso della carbonella nelle necessità domestiche, con conseguente deforestazione, ha fondato una società, la Green Char per produrre combustibile ecologico a partire dagli scarti della canna da zucchero. Piccolo risultato che però si sta moltiplicando in altre esperienze simili. Il Nobel alternativo 2018 è stato assegnato ad un anziano contadino YA COUBA SAWA DOGO per la sua lotta alla desertificazione nel nord del BURKINA FASO. Recuperando tecniche agricole tradizionali ha rigenerato la fertilità del terreno, nel villaggio di Gourga, trasformando zone desertificate in foresta. “Questa terra mi ha dato la vita e volevo farla rinascere a tutti i costi”. Il movimento ambientalista in KENYA è riuscito a bloccare la costruzione di una centrale a carbone vicino a LAMU (insediamento swahili patrimonio dell’umanità). Energia geotermica e idroelettrica forniscono già i 2/3 della produzione del paese a cui si stanno affiancando le nuove tecnologie del sole e del vento. Rispetto ai numerosi conflitti armati, va segnalata la rivoluzione politica virtuosa in atto in ETIOPIA che ha portato alla Presidenza della Repubblica Shale-Work Zewde (in Africa attualmente unico capo di Stato donna) e al riconoscimento del premio Nobel per la pace 2019 al più giovane leader africano, il primo ministro Abyi Ahmed Ali, protagonista nella risoluzione dello storico conflitto con la vicina Eritrea. Anche se le violenze etnico-religiose non sono cessate e forte è l’opposizione all’agenda riformatrice di Abyi Ahmed. Così come nell’agosto di quest’anno, è stato siglato l’accordo di pace definitivo tra il presidente del MOZAMBICO Felipe Nyusi e il leader della RENAMO Ossufo Momade. L’Africa di oggi è ricca di una grande varietà di movimenti nati tra società civile, contadini, studenti, donne, sindacati. Dal MOZAMBICO una straordinaria storia di resistenza da parte di piccoli agricoltori per contrastare il progetto statale “Pro Savana”, basato sulla privatizzazione delle terre a favore di grandi aziende di esportazione della soia. Con un capillare lavoro di informazione nei villaggi e con l’ aiuto di organizzazioni locali e internazionali, la mobilitazione sociale in 19 distretti è riuscita a bloccare la cessione dei terreni. La scrittrice e analista keniana Nanjala Nyabola lo chiama “pan-africanismo dell’era digitale”. Il riferimento è alla circolazione sempre più diffusa, attraverso i social network, di idee e riflessioni tra i giovani di diversi paesi, coalizzati attorno a campagne comuni per la rivendicazione dei diritti sociali e politici, persone sparse in tutto il continente. “Negli ultimi anni – ha spiegato l’analista – giovani attivisti in Togo, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo, Camerun, Tanzania e Uganda hanno manifestato sui social media. Un movimento nato in rete che si è concretizzato in iniziative pubbliche attraverso proteste e petizioni a sostegno di tante piccole grandi cause più o meno locali che attraversano l’Africa ed a sostegno della causa pan africana”. Ed intanto nel vecchio Occidente, c’è chi pretende di liquidare la questione Africa e immigrati con la chiusura dei porti e con lo slogan ipocrita AIUTIAMOLI A CASA LORO. Per mettere in chiaro il bilancio economico tra i due continenti (chi deve dare e chi deve avere) torna utile lo studio condotto da Maurizio Marchi ed altri esperti «QUANTO L’EUROPA DEVE RESTITUIRE ALL’AFRICA» (ed. Gedi), così presentato nel Blog di Daniele Barbieri: Gli autori e le autrici, dopo aver tracciato un quadro aggiornato e particolareggiato, da un punto di vista economico, storico e culturale dell’Africa nel colonialismo, nel neo-colonialismo e nei rapporti attuali con l’Europa, abbozzano una sorta di «Processo di Norimberga» dei misfatti europei nei secoli, arrivando a “tirare le somme” di quanto l’Europa deve restituire al continente nero. Una cifra enorme, ma realistica, fondata e perfino prudente, quantificata in oltre 70.000 miliardi di euro: se gli africani ottenessero questo risarcimento (è questa la parola chiave del libro) avrebbero diritto almeno a 70.000 euro ognuno, uomo, donna, bambino, vecchio. La vita cambierebbe per tutti, per gli africani ma anche per gli europei e per un mondo che ha fatto finora dell’ingiustizia e della sopraffazione la sua linea guida. La tratta degli schiavi, la colonizzazione storica, lo scambio ineguale di merci a prezzi fissati dagli europei, i genocidi di interi popoli inermi o resistenti, fino all’emigrazione forzata, un vero espianto degli organismi migliori (più giovani e forti) dal tessuto sociale africano: sono questi i principali crimini che vanno risarciti all’Africa, un continente ricchissimo di risorse umane e naturali che è stato ridotto nell’estrema povertà dall’aggressione europea e dal neoliberismo, recentemente dall’indebitamento e dalla militarizzazione.