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Dicembre 2020.
Lettera circolare della Rete Radiè Resch scritta da Tutte e Tutti.

Il 2020 è stato un anno illumiato dallo Spirito con tanti piccoli segni concreti e freschi che rischiano di essere tacitati dall’impeto del dolore.
Questa lettera breve e semplice vuole iniziare una “raccolta” di buone notizie.
Finirà con puntini aperti con lo scopo di invitare Tutte e Tutti ad aggiungere una testimonianza con- creta di speranza e bellezza e, seguendo l’invito di Ghandi, provare a“diventare il cambiamento che vogliamo vedere“.
La dedichiamo alle molte, troppe Persone che in questo momento si trovano nel lutto e nella soffe-renza sperando ne traggano un po’di forza e conforto.
Nel mese di Giugno il primo coordinamento in remoto della RRR si concluse con l’assenza di una nuova segreteria e l’inizio di una discussione tutt’ora in corso; nel mese di Settembre, il successivo coordinamento a Sezano si concluse con il consenso di dare inizio ad una “segreteria laboratorio” e l’avvio di un percorso di cambiamento che è in corso con l’impegno concreto di gruppi di lavoro.
Una grande spinta è arrivata da esperienze sul territorio condivise da tante Reti locali.
Spesso abbiamo immaginato la RRR come un albero, mantenendo questa immagine possiamo vede-
re i giovani come germoglio o innesto a cui deve arrivare linfa e da cui possono arrivare nuove forme di crescita.
Ascoltiamoli.
Da Torino
Abbiamo ricevuto in dono l’impegno di Nadia a spendersi attivamente nel progetto di “segreteria laboratorio“, il suo contributo è prezioso per la sua giovanissima età e le sue capacità organizzative e di sintesi, ed è consapevole in quanto neolaureata con tesi sulla RRR.
Da Varese
Il gruppo giovani che avrebbe dovuto partire lo scorso mese di Luglio per il viaggio in Bolivia organizzato dalla rete locale, visitando anche il progetto socio-sanitario di Cochabamba, mantiene vivo il suo progetto posticipato forzatamente dalla contingenza sanitaria. La rete di Varese è stata tra le prime ad accogliere l’idea di un “viaggio tra le Reti con le Reti” proponendo una cena condivisa con queste ragazze e questi ragazzi. L’intento della segreteria laboratorio di compiere questo viag-
gio sul territorio sarà proprio quello di spezzare il pane ed abbracciarci (ricordiamo che non avrà costi per le reti locali).
Da Cagliari e Verona
Sono arrivati i graditissimi inviti per il suddetto viaggio che dimostrano una fiduciosa voglia di guardare oltre la situazione contingente che chiude e blocca gli incontri.
Da Celle Ludovica e Martina hanno deciso di lanciarsi in un’esperienza alternativa. Alla chiamata di aiuto da parte della Caritas le due ragazze hanno scelto di partecipare ad un’attività pelle a pelle con i senzatetto assistendoli durante il servizio docce.“Troppo spesso diamo per scontato ciò che la vita ci offre nel male e nel bene. La cosa più importante è sapere di esserci per chi non è considerato degno di far parte della nostra escludente società. A volte basta poco, qualche sorriso e alcune parole per sentirsi il cuore colmo degli infiniti ringraziamenti di chi solo quelli può donarti“.
Le famiglie sono coinvolte nella ricerca di mutande nuove per i ricambi.
Da Alessandria le giovani donne coraggiose e combattenti della Casa delle donne -occupata da un collettivo di NonUnaDiMeno-, portano avanti iniziative di cura, ricerca e studio, creatività, mostre ed incontri sul clima, educazione e storia del ‘900. Hanno organizzato presìdi a sostegno di migranti e donne lavoratrici sfruttate. Ogni giorno una lotta in una città leghista ora non più dormiente.
Da Quiliano.
In Repubblica Centrafricana a fine mese si terranno le elezioni politiche e legislative, in merito potremmo scrivere pagine e pagine di angoscia per il concreto rischio di colpo di stato accogliamo invece il caldo invito a visitare il sito www.zoukpana.it per gli aggiornamenti in materia. Il sito è curato dai ragazzi del collettivo SE che pubblicano il materiale ricevuto dai ragazzi del collettivo Zoukpana di Bangui.Con consenso espresso nel coordinamento di Rimini gennaio 2020, la Rete Radiè Resch ha concesso un “prestito d’onore“ al collettivo SE per finanziare le borse di studio agli studenti universitari del collettivo Zoukpana. A Bangui si sono appena laureati Bienvenu e Georges.
Da Salerno.
Lucia è stata contatta da un gruppo di giovani che sta dando vita ad un movimento di politica dal basso; in questo momento così deprimente, osano avere Coraggio (il movimento si chiama Coraggio Salerno) per sognare e progettare, insieme agli altri concittadini che pian piano stanno aderendo, una città altra, una città-comunità. Un gruppo di giovani che da tempo condivide con la RRR l’impegno per l’acqua pubblica, per l’accoglienza dei migranti e dei senza dimora, per promuovere cultura e arte, sempre con uno sguardo oltre. Con loro abbiamo incontrato il Chapas con il caffè Tatawelo, I mapuche con Josè Nain, l’Amazzonia con Salete e naturalmente la Palestina. Il bello c’è dobbiamo solo allenarci a farlo venir fuori…
Da Padova.
Anche noi vogliamo contribuire alla scrittura della lettera circolare della Rete Radiè Resch scritta da Tutte e Tutti di dicembre.
Era scritto infatti che la lettera “finirà con puntini aperti con lo scopo di invitare Tutte e Tutti ad aggiungere una testimonianza con- creta di speranza e bellezza e, seguendo l’invito di Ghandi, provare a“diventare il cambiamento che vogliamo vedere“.
Inviamo allora la lettera che Nicoletta e Riccardo, membri della Rete di padova, che da anni hanno intrapreso con coraggio un percorso di ritorno alla campagna fondando un’azienda che hanno voluto intitolare Dofiné per sottolineare il legame con Haiti. Ogni anno si svolge una vendemmia solidale a favore delle scuole della FDDPA.
Nicoletta e Riccardo hanno scritto una lettera ai nostri amici ad Haiti, Jean e Martine, responsabili della FDDPA.
La condividiamo con tutti voi.
Un augurio per un anno nuovo di cambiamento
Due Carrare, 20/12/2020
Carissimi Martine, Jean e membri delle varie Comunità,
siamo arrivati alla fine di un anno sicuramente indimenticabile, volevamo ricordarlo per l’incontro con la vostra visita in Italia e purtroppo lo ricordiamo per un virus che sta accumunando tutto il mondo con ansie e incertezze per il futuro. Noi non possiamo comunque lamentarci, nonostante tutto, il lavoro non è mancato, i nostri figli che vivono fuori casa (i due maschi a Londra e la ragazza vicino a Firenze) stanno bene e sono riusciti anche loro a continuare a lavorare mantenendosi autonomi.
La nostra azienda agricola ha avuto un anno burrascoso, le condizioni climatiche e una forte grandinata ci hanno fatto perdere il 60% del raccolto, ma sono eventi che in agricoltura vanno sempre messi nel calcolo del rischio, la sofferenza maggiore è stata l’impossibilità di fare momenti di incontro ed aggregazione sul tema del vino continuando un percorso iniziato un paio di anni fa, per questo dobbiamo ancora confidare in tempi liberi da Covid 19.
Siamo comunque riusciti a fare la tradizionale vendemmia a settembre con gli amici anche se c’erano meno persone per il covid 19, ma c’era anche meno uva per cui abbiamo comunque svolto il lavoro senza problemi. Sappiamo che Marianita vi ha già mandato le foto…
Qui stiamo lavorando per fare una ristrutturazione dell’azienda agricola e farla diventare un agriturismo specializzato nella presentazione del mondo del vino, storia del nostro territorio, tecniche di coltivazione della vite, tecniche di vinificazione e corretto abbinamento dei diversi tipi di vino con il cibo. Sono argomenti che interessano molto, attirano giovani e adulti che vogliono riscoprire antichi sapori del mondo contadino. Per poter arrivare all’apertura ufficiale però dovremo fare diversi lavori per adeguare gli ambienti alle norme e regolamenti del settore, quindi ancora per un anno saremo sovraccarichi di cose da fare.
Purtroppo Covid19 ha interrotto anche una attività chiamata “Aggiungi un posto a tavola” che portavamo avanti con un gruppo di amici con i quali ci dedicavamo all’accoglienza, una domenica di ogni mese con un pranzo condiviso in famiglia e un pomeriggio di conoscenza del territorio, di ragazzi immigrati (quasi tutti avevano l’età dei nostri figli dai 20 ai 30 anni). Ascoltare le storie e le speranze di questi ragazzi prevalentemente provenienti dall’Africa, praticamente tutti arrivati con viaggi al limite della sopravvivenza attraversando deserti e il mare su gommoni sovraccarichi di uomini e donne in cerca di un destino migliore, ci ha fatto aprire gli occhi su tante realtà e ci faceva sentire meno la nostalgia dei nostri figli (anche loro emigrati per un futuro migliore).
Insomma, mentre attendiamo in silenzio che questo virus venga definitivamente debellato per poter riprendere la vita nella sua dimensione normale, proviamo a pensare in positivo sperando che usciremo da questo tunnel con un a nuova visione del mondo, sicuramente più convinti che mai che la vera felicità sta nelle cose semplici, nel lavoro umile e nella capacità di fare sinergia e rete con tanti amici che quotidianamente si rendono protagonisti per essere artefici di un mondo migliore.
Con questo spirito, ci sentiamo vicini a voi, abbiamo letto le vostre lettere scritte a Marianita e sappiamo delle vostre sofferenze, delle difficoltà che avete superato e di quelle che ancora vi angustiano, ma sappiamo anche della tenacia e determinazione che non vi abbandonano e della forza e coraggio che ogni giorno sapere trovare per credere che un mondo migliore ancora è possibile.
Sogniamo di poterci incontrare in una vostra visita qui da noi, siamo sicuri che è un sogno che si avvererà, speriamo anche un giorno di poterci noi mettere in viaggio per venirvi a trovare, oggi sembra cosa impossibile ma se Dio vuole ci riusciremo.
Questo Natale lo vivremo lontano da sfarzi e consumismo, così come piace a noi, purtroppo sarà lontano dai nostri figli e nostri cari, cercheremo di avere un contatto virtuale con qualche videochiamata.
Quando e come potete mandateci vostre notizie, qualche foto, sarà un modo per condividere un pezzo di strada insieme.
Le persone che frequentano la nostra azienda sempre ci chiedono perché ci chiamiamo Dofinè, ci piace raccontare di voi, del nostro incontro e di come tutti insieme possiamo contribuire per darci una mano.
Mancano pochi giorni a Natale, siamo certi che anche quest’anno una luce brillerà in cielo per ricordarci che non siamo soli nonostante tutte le avversità e che Dio che si fa uomo, ancora una volta sotto le spoglie di un bimbo fragile, ha bisogno delle cure e collaborazione di tutti per realizzare il suo sogno.
Auguri che a Natale possiate essere circondati dalle persone care , che abbiate tanta salute e che il nuovo anno 2021 porti vita nuova.
Un abbraccio a tutti con affetto.
Nicoletta e Riccardo
Da Cagliari
Il nostro contributo alla scrittura collettiva della circolare nazionale è il documento “Il nostro dono di Natale” del gruppo Società della Cura – Sardegna” del quale facciamo parte come Rete RR di Cagliari. Verrà consegnato questo pomeriggio insieme al documento nazionale e ad altri documenti locali.
Auguri a tutti per le festività, con la speranza di poter accogliere un tempo nuovo, un tempo di cura per il corpo e per l’anima in una società che non lasci indietro nessuno.
Società della Cura – Sardegna
IL NOSTRO DONO DI NATALE
175 miliardi disponibili subito
Nessuno può essere lasciato indietro
Aderendo all’appello nazionale della Società della Cura “Il nostro dono di Natale”, vogliamo
esprimere alcune considerazioni e proposte a partire dalla nostra specificità come realtà che operano
nel campo della nonviolenza, della solidarietà interna e internazionale.
Curare non significa solo prescrivere delle terapie o dei farmaci. Curare vuol dire anche e
soprattutto prevenire. “Bisogna uscire dall’economia del profitto e costruire un altro modello
sociale, partendo dal paradigma del prendersi cura di sè, dell’altr*, del vivente, del pianeta e delle
future generazioni, e assumendo compiutamente l’idea che nessun* si salva da sol* e nessun* può
essere lasciat* indietro.
La Sardegna detiene il primato nazionale delle servitù militari utilizzate per una economia di
guerra e dove si sono sperimentate armi all’uranio impoverito creando danni ambientali e di
carattere sanitario alle popolazioni. La narrazione dei posti di lavoro creati, in realtà nasconde quelli
che si potrebbero creare convertendo i territori occupati ad uso civile: agricoltura e pastorizia,
ambiente e turismo responsabile.
La nostra Isola si trova al centro del Mediterraneo, quasi un ponte tra l’Africa e l’Europa.
Purtroppo è stata trasformata in una terra dove si costruiscono bombe e si prepara la guerra.
Proponiamo un cambiamento di rotta:
1. utilizzare le risorse economiche sottratte alle attività militari per ripopolare i piccoli centri,
favorire l’occupazione giovanile in modo da limitare la necessità di emigrare per procurarsi
lavoro e dignità;
2. aprire i porti aperti all’accoglienza di profughi e migranti a causa di guerre fame e economie
di rapina; i porti siano chiusi al commercio delle armi. Chiude il CPR di Macomer, vero
lager nel quale nessuno ha accesso per verificare il rispetto dei diritti umani;aprire centri di
accoglienza che rispettino la dignità di ogni essere umano e preparino il terreno per
l’inclusione; porre fine al sequestro amministrativo delle navi impegnate nel soccorso ai
naufraghi;
3. rafforzare gli scambi di idee, progetti e solidarietà del popolo sardo con i popoli originari del
pianeta per eliminare o ridurre l’impatto dell’estrattivismo (l’aggressione alle risorse naturali
per mero profitto), salvaguardando le terre coltivabili del territorio sardo dalla speculazione
delle multinazionali sulle nuove fonti energetiche (gas, fotovoltaico, eolico);
4. promuovere progetti di formazione alla mondialità, alla nonviolenza e alla pace nelle scuole
di ogni ordine e grado;
5. incentivare le misure alternative al carcere per minori e adulti in modo che si compia il
dettato costituzionale relativo alla riabilitazione delle persone superando la visione della
pena come mera punizione.
I soldi ci sono: ecco dove prenderli
Basterebbe ridurre drasticamente le spese militari (10,8 miliardi/anno) mettendo in
atto alcune misure come:
a) il blocco di tutti i nuovi programmi di riarmo. Il risparmio previsto è di 6 miliardi;
b) la fine di tutte le missioni militari all’estero, nonché di o isparmio previsto è di 3.8 miliardi.
Il dono di Natale più bello per noi abitanti della Sardegna sarebbe la chiusura dei poligoni mi-
litari e la destinazione delle risorse finanziarie per la bonifica dei territori e la loro riconversione ad
uso civile; la riconversione della fabbrica di bombe RWM di Domusnovas – Iglesias in fabbrica di
strumenti per la vita e non per la morte.
Da Noto
Carissimi,
anche noi ci uniamo con piacere ed interesse a questo scambio di doni epistolari in occasione del Santo Natale.
Ricorderemo questo Natale, a conclusione di un anno triste, per molti tragico, un tempo che ancora non da segni di superamento.
I poteri della parte del mondo di cui facciamo parte sembrano impegnati in un ritorno ad una” normalità” essa stessa causa di quel disastro che sta davanti i nostri occhi, sotto i nostri piedi, nell’aria che respiriamo, nei cibi di cui ci nutriamo, nel rapporto tra popoli e viventi e sempre più dentro le menti.
Una parte, sempre più minoritaria, che si prepara a farci tornare alla “normalità” nello stesso modo di quando ci si risveglia da un brutto sogno per poi continuare tutto come prima. Poco da cambiare solo qualche ritocco.
Fa fatica, non passa, l’urgente esigenza di un mondo regolato da maggior giustizia , equità e rispetto ecologico.
Questo Natale però ci offre l’occasione e forse ci impone l’obbligo, oltre che della mascherina e del giusto distanziamento, di una più decisa restituzione, prima verso il Padre ed il Figlio, per aver profittato del loro Amore e, poi, con il Loro aiuto, verso quegli ultimi e verso i più deboli che silenziosamente stanno aspettando che si pareggino i conti.
I nostri percorsi si incontrano in vista di questo orizzonte e i virus non saranno certo un’ ostacolo sul cammino della R.R.R.
Nell’anno che sta per concludersi il gruppo R.R.R. di Noto-Avola-Modica ha incontrato, gli operatori dell’Operazione Colomba (Corpo Non violento di Pace dell’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII) e i Ricostruttori Nella Preghiera di Modica, decidendo, insieme, di dar vita ad un progetto di accoglienza di profughi-migranti Siriani provenienti dai campi profughi in Libano o dall’infernale campo profughi di Moria nell’isola di Lesbo (dove sono presenti quelli dell’Operazione Colomba).
I primi mesi del nuovo anno ci vedranno allora impegnati concretamente nell’offerta di una dignitosa soluzione d’accoglienza ad una famiglia che arriverà in Italia attraverso corridoi umanitari .
Questa opportunità che ci viene offerta ci induce a delle riflessioni:
I corridoi umanitari come soluzione al fenomeno della migrazione:
forse non la sola, ma in Italia il Ministero competente concede solo 2000 visti; troppo pochi per una soluzione d’accoglienza e d’integrazione accettabile e dignitosa.
Il coinvolgimento diretto di associazioni e cittadini ne diventerebbe garanzia .
La necessità di fare reti:
considerato il tipo e la quantità di impegno che questo tipo di progetto impone si rende necessario lavorare alla costruzioni di reti territoriali di supporto a vari livelli: associazioni e cittadini impegnati, prima, alla soluzione di problemi organizzativi e burocratici che permettano l’arrivo in sicurezza dei profughi e/o migranti, poi, alla soddisfazione delle necessità della vita quotidiana dell’accoglienza e dell’integrazione.
Il nostro Augurio a tutti voi, in questo nuovo Anno che sta venendo alla luce, è di continuare ad essere “artigiani di pace”, condividendo il nostro cammino, le nostre fatiche e le nostre gioie, con le piccole comunità a noi vicine, per noi, in particolare, con gli amici della Mesa Campesina, e con tutte le altre piccole comunità sparse in ogni angolo della terra, perché, come dice il nostro caro Papa Francesco[1], insieme ad esse possiamo “colorare i processi di memoria collettiva” per una Terra dove abitino la Pace, la Giustizia, la Fraternità e la Bellezza …

Rete di Quarrata – Lettera dicembre 2020

 

Carissima, carissimo,

manca poco al Natale e non bisogna essere dei raffinati analisti per capire che sarà un Natale diverso dagli altri. La pandemia che ci tiene ancora in affanno ci prepara a festività natalizie differenti da quelle che abbiamo vissuto nel corso della nostra vita. E’ come se fossimo in guerra. Il nemico è microscopico, invisibile, ma sta mietendo tante vittime in tutto il mondo da ormai molti mesi. Ed il nostro desiderio di festa, di intimità familiare, di spensieratezza non deve farci abbassare la guardia sulle precauzioni necessarie per non ammalarci e per non continuare a diffondere il nefasto Covid 19, per la salute di noi stessi e di tutte le nostre persone care.

 

La storia dell’uomo è caratterizzata da diverse pandemie, infatti, è da quando l’essere umano ha iniziato a organizzarsi in nuclei di persone che convivono insieme in comunità che le malattie contagiose hanno assunto un ruolo particolare. Le pandemie hanno talvolta trasformato le società in cui sono comparse e, molto probabilmente, hanno cambiato o influenzato in modo decisivo il corso della storia. Così sta avvenendo in questi mesi, dove la pandemia da Covid-19 sta segnando profondamente il nostro periodo. Dopo quasi un anno dal primo contagio certificato sono ancora tante le persone che ogni giorno vengono contagiate e troppe, ancora, continuano a morire.

Se oggi ci troviamo in questa situazione è anche colpa della continua e sterile politica di contrapposizione tra maggioranza e opposizione che continua ad anteporre l’urlo all’ascolto e alla condivisione delle idee.

Bisognerebbe comunicare forse meno numeri e concentrarsi sulla gestione dell’emergenza che prevede come prima opzione una comunicazione chiara ai cittadini e soprattutto scelte politiche secondo scienza e coscienza.

 

La pandemia è globale e diventa sgomenta constatazione di una altrettanto globale fragilità. Il Covid-19 ha messo in luce nuove fragilità. Oltre a quelli materiali, si manifestano bisogni relazionali e psicologici.

La fragilità  si riconsegna a noi come criterio interpretativo della condizione umana. Perciò non può essere interpretata soltanto in termini di radicale insufficienza. Ma anche come espressione della consapevolezza diffusa del suo valore.

Non possiamo ignorare, che nei momenti di crisi sociale, la famiglia rappresenta ancora un potente ammortizzatore. E un organismo solidale di grande rilevanza. Ciò che sta succedendo in questa pandemia ne è l’ennesima conferma.

Questa sarà certamente un dicembre diverso, questo è certo. E sarà anche un Natale diverso, non c’è alcun dubbio. Ma diverso non deve avere necessariamente un’accezione negativa. Possiamo fare in modo che tutto quello che sta accadendo intorno a noi sia motivo di riflessione, spunto per un approfondimento intimo, per una pausa dal caos della contemporaneità.

Se ci fermassimo, tutti insieme, a pensare al momento storico che stiamo attraversando?

Se ci rendessimo conto che crisi come quella attuale fanno parte da sempre del mondo in cui viviamo?

Se conoscessimo ciò che succede realmente nel mondo: povertà, morte per fame, mancanza di acqua, casa, assenza di istruzione e salute per quasi un miliardo di persone che reazione avremmo?

Se prendessimo finalmente coscienza del fatto che tutto quello che stiamo vivendo è già stato vissuto da molte altre persone, prima di noi?

 

Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere. Cosa abbiamo visto, -se l’abbiamo visto- nell’affamato, assetato, straniero, nudo, malato e carcerato? Il nostro essere generosi e agenti delle opere di misericordia non dipende dalla nostra bontà, neanche dalla nostra volontà, tanto meno dalle nostre possibilità.

 

Solo la presa di coscienza dell’urgenza di una nuova politica può dare valore alla nostra bontà.

Anche prima della pandemia di Covid-19, era chiaro che il 2020 sarebbe stato un anno caratterizzato da urgenti necessità umanitarie, dovute a conflitti, violenza e terrorismo in diverse parti del mondo. Le crisi economiche stanno causando fame e migrazioni di massa, mentre il cambiamento climatico aumenta il rischio di disastri naturali, carestie e siccità. La pandemia sta solo aggravando le disuguaglianze già presenti nelle nostre società; infatti, i poveri e i più vulnerabili dei nostri fratelli e sorelle rischiano di essere trascurati, esclusi e dimenticati. La crisi ci ha fatto capire che ci troviamo «sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda

 

La tragedia della pandemia, ma molto di più l’indifferenza e l’egoismo, hanno fatto si che molti cadono vittime della fame, della sete, del lasciare la propria terra, della nudità, espressione della estrema fragilità della quale siamo fatti, della malattia e della carcerazione, non solo o non tanto nelle prigioni istituzionali, ma soprattutto nelle prigioni della paura, dell’egoismo e della violenza.

Di fronte a tutto questo chi siamo?

Come ci muoviamo? che risposta diamo? Ecco la domanda che coinvolge tutta la nostra esistenza.

Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l’amore, dato e ricevuto.

 

Le realtà di bisogno sono situazioni esistenziali in cui si trovano molte tante persone e popolazioni nel nostro mondo.  Il nostro farci prossimo in queste situazioni  diventa un percorso sempre più necessario ed importante da compiere; un percorso nel quale la sostanza della vita è l’amore, questa sola sostanza può dare origine alla forma dell’uomo, alla bellezza  del vivere. Un percorso per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna.

 

E cosa sogniamo noi? Quale risposta diamo noi a coloro che ci chiedono aiuto?

Siamo capaci di vedere e sentire queste richieste di aiuto?

Oppure ciò che conta è solo e sempre il nostro star bene per primi e da soli?

Dalla risposta personale e vera a queste domande riusciremo a creare il contesto vitale che apre alla speranza e alla bellezza, bontà e verità che sono la sorgente della vita.

 

Si avvicina il tempo del Natale, il tempo delle feste. Quante volte, la domanda che ci facciamo è: “Cosa posso comprare? Cosa posso avere di più? Devo andare nei negozi a comprare!

Invertiamo la parola comprare in: “Cosa posso dare agli altri?

 

Per vincere tutti i virus dobbiamo promuovere la cultura dei diritti e delle responsabilità contro l’individualismo, il menefreghismo, l’egoismo, l’indifferenza e la competizione selvaggia, la cultura dei diritti e delle responsabilità è alla base della convivenza umana: un bene essenziale per la vita, la giustizia, la pace e la democrazia. Urge un bisogno forte di empatia. Noi siamo ciò che si offre, facendo ciascuno quello che può, siamo seminatori di questo amore rendendolo contagioso, radioattivo affinché contamini il mondo.

 

Nel salutarvi e augurarvi buon Natale affermo vista la stupida discussione in atto, che non ha importanza a che ora nasce Gesù ma il fatto che Lui nasce ogni giorno. Questo è Natale!

 

Antonio

12-12-2020 – di: Gianni Tognoni

Oggi è un giorno qualunque. Il calendario segnala semplicemente che è il “giorno dopo” di una ricorrenza molto significativa: il 10 dicembre di ogni anno è giorno di memoria, e perciò di celebrazione, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che ha avuto ieri il suo 72º compleanno (https://volerelaluna.it/politica/2020/12/11/i-diritti-delluomo-e-la-dichiarazione-universale-del-1948/). Nessuna traccia significativa di “festeggiamenti”, tuttavia, nella cronaca di oggi, che fotografa, come sempre, la normalità di quanto succede nel mondo reale. È stato curioso (o forse no?) ritrovare già nella neutra normalità di una qualsiasi rassegna stampa, sintomi-echi che danno al titolo un’attualità molto “didattica”, che val la pena esplorare, almeno con qualche esempio.

1. “Sembra” che ieri a Bruxelles si sia trovato un accordo europeo sull’approvazione e la gestione del grande pacchetto di miliardi che dovrebbe accompagnare la next generation in un’Europa rinata e aperta al futuro. Il twitter del presidente del Consiglio UE festeggia: «Deal», richiamando un’antica battuta: «del viaggio aveva ricordato tutto, salvo il naufragio». L’accordo ha avuto successo grazie all’aver rimandato (cioè dichiarato non “fondante” per l’Europa) la questione della posizione di Polonia e Ungheria sui diritti fondamentali. Si può aspettare, senza fretta, un giudizio della Corte Europea: i soggetti “umani” di diritti fondamentali per la democrazia di quei paesi (e perciò dell’Europa) non sono “vittime” di una violazione esplicita, indiscutibile nella sostanza, riconosciuta nella sua formalità-obbligatorietà da tutti, tanto da essere stata oggetto di controversie infinite… Paradossalmente, lo stand-by del diritto («in ginocchio», come ricordava il titolo del recente festival dei diritti di Napoli) di fronte alle “ragioni” strettamente ricattatorie dell’economia accentua la gravità: dice che se ne può fare a meno, come un tampone, che può essere un falso positivo, come quello (sempre 11 dicembre) della ministro dell’interno. Diritto sospeso pur di fronte a una evidenza di tradimento dei princìpi stessi di una Europa «culla dei diritti» (e con vocazione costituzionale) che sfida ogni ragionevole dubbio. Dice che il diritto non è il garante presente e futuro dei soggetti reali ma, se va bene, il giudice che presenterà, prima o poi, le scuse: a chi?

2. Sempre ieri ‒ dice la cronaca ‒ “sembra” che qualcosa si sia mosso nello scenario (ormai antico, se la cronologia segue i tempi delle persone reali e non quello degli equilibri politico-giuridici) egiziano-italiano del ruolo del diritto. Le indagini per l’uccisione di Giulio Regeni hanno portato a documentare il coinvolgimento di quattro “responsabili”. Non si sa ‒ o forse sì, e bene ‒ come (non) si andrà avanti. Anche qui l’economia (con altri nomi, attori, interessi privati e pubblici) ha da tempo detto la sua. Così come la politica. L’Egitto è troppo importante. E poi, non si può scherzare o essere radicali: un concorrente pericoloso come Macron (sempre ieri!) ha attribuito la massima onorificenza al dittatore dell’Egitto che in quanto a competenza nella violazione criminale dei diritti umani e dei popoli non teme proprio nessuno. Sono ormai solo ricordi i dittatori per i quali il diritto aveva sviluppato strategie di «mai più!» e i desaparecidos erano divenuti il simbolo di tempi “non-umani”, inaccettabili come crimine almeno tra società “democratiche”? Ma se l’Europa sceglie uno stand-by con i suoi piccoli dittatori interni, senza timore di violare-negare la propria identità, si può essere tolleranti quando si parla di rapporti più delicati, internazionali, con “stranieri”, strategici per politiche energetiche o militari…

3. “Sembra”, per tornare un momento nel nostro paese (siamo sempre nel giorno anniversario della Dichiarazione) che l’abrogazione – anzi, la parziale modifica – dei decreti di sicurezza, già approvata alla Camera con ritardi che hanno prodotto sofferenze incredibili, non sia poi così (oltre che necessaria) dovuta. Le procedure e i calendari parlamentari devono tener conto di tanti particolari. In fondo i diritti di un popolo così “diverso” come quello dei migranti-rifugiati non possono essere considerati una priorità per il Senato. E poi, come anche il caso dell’Egitto insegna, è l’Europa che dovrebbe dare il buon esempio: anche là, al centro decisionale del Parlamento e della Commissione, nel nuovo patto europeo, la migrazione è stata riconosciuta solennemente come un diritto inviolabile e indicatore di una civiltà di accoglienza. Ma solo per poi decidere che in un’agenda di lavoro così impegnata e con i fondi da distribuire, un posto serio per questo capitolo è difficile trovarlo…

4. “Sembra”, a giudicare dalla sua scomparsa dall’agenda dei battibecchi governativi, che la soluzione del tormentone così complicato del Covid sia ormai affidata al vaccino: questione di tempo, di soldi, di promesse di sistemi sanitari efficienti ed esenti da corruzione, capaci di fare del vaccino una scuola di democrazia. Anche qui con un problema: sempre ieri la World Trade Organization ha detto che, sul problema delle patenti e della prospettiva di fare del vaccino un bene comune, non ha intenzione di scherzare. Ascolta, sa che ci sono tanti disaccordi e opposizioni, ma il problema è sempre quello: pretendere che il diritto degli umani prenda, anche solo in un momento così tragico come la pandemia, il controllo del mercato significa non capire che il mercato non può accettare “sospensioni”… Come per il Recovery fund, da cui si è partiti, è il diritto che deve “capire”, e adattarsi! E se arrivano altri competitori (sempre ieri sono stati formalmente annunciati gli arrivi del vaccino russo in Argentina, di quello cinese in Egitto e Indonesia: gratuiti? a quali condizioni? Mentre le “buone intenzioni” del diritto possono e devono essere palesi, per ragioni almeno di immagine, i contratti sono secretati d’ufficio…) il diritto di accesso al «bene comune della sanità come espressione del diritto alla vita» sarà definitivamente dichiarato variabile dipendente delle politiche economiche e strategiche di Stati, attori privati, “benefattori globali”. E sarà chiaro che, in quanto “dipendente” non avrà nulla da dire sul destino degli esclusi. Anche nel nostro Paese la sanità-salute, che era, ma continua ad essere dichiarata, il simbolo del diritto come prossimità e cura, diviene strumento di una diseguaglianza travestita: oggi dal vaccino, domani dal rispetto della inevitabile priorità degli interessi privati in un SSN che avrà come scenario le competenze geografiche, finanziarie, politiche delle Regioni, e non certo l’epidemiologia dei bisogni inevasi delle popolazioni marginali. Ed è tragicamente logico in questo scenario che l’Italia stia rigorosamente assente e silenziosa anche sulla scena globale del vaccino come “bene comune”.

5. Si potrebbe poseguire nella scoperta di quante cose “sembrano” segnalare un inginocchiamento  del diritto di fronte alle non-ragioni molto potenti e diversificate della economia. Lo scenario di quanto ‒ e in quanti modi diversi ‒ il diritto non solo sembra, ma è in ginocchio, potrebbe arricchirsi, sempre restando nella giornata del 70° compleanno, di altri esempi. Imprescindibile almeno uno. Un quasi ex presidente degli USA sta “educando” i poteri del mondo globale all’irrilevanza della “legittimità” con la sua interpretazione (impunibile e violenta) di una democrazia che continua ad essere “di riferimento”. Per celebrare la Dichiarazione universale proclama l’inesistenza del diritto internazionale benedicendo l’accordo tra Marocco e Israele e regalando, per gratitudine, al Marocco il diritto a considerare come propri i territori del Sahara Occidentale, mentre il popolo che ne è titolare da sempre (https://volerelaluna.it/mondo/2020/12/09/che-succede-nel-sahara-occidentale/) non merita neppure di essere nominato. Nulla di nuovo: cronaca giornaliera di un pezzo di mondo tormentato. Colpiscono la tempestività con la celebrazione della Dichiarazione, la continuità con quanto aveva fatto per Gerusalemme capitale e gli insediamenti, il silenzio praticamente assoluto a livello della comunità degli Stati, la presentazione della ripresa delle armi come un atto di aggressione del Polisario. È la conferma che il diritto può arrivare a condannare formalmente i trafficanti di esseri umani, ma non considera argomento di interesse la compra-vendita dei popoli, che siano i Palestinesi o i Rohingyas (https://volerelaluna.it/?s=Rohingyas), questi ultimi spostati a forza in un’isola artificiale, perfettamente isolata, e di cui si vuole sperimentare la resistenza o meno ai monsoni…

La cronaca di un giorno ordinario si è fatta lunga. Il tono constatativo del titolo non ne vuole evidentemente accettare la definitività o la mancanza di resistenza. Come rappresentante del Tribunale permanente dei popoli (lo si è provato anche a documentare: https://altreconomia.it/prodotto/diritti-dei-popoli-e-disuguaglianze-globali/) è in un certo senso ovvia una posizione fortemente preoccupata e pro-attiva rispetto alla polarizzazione (trasversale a tutti gli ambiti del quotidiano, politico, istituzionale, culturale) tra dichiarazioni-principi del diritto e decisioni operative-gestionali dell’economia, con il diritto in prevalente posizione “in ginocchio”. La normalità con cui questa sottomissione del diritto viene data per acquisita è tuttavia, giorno dopo giorno, più preoccupante. È una cultura più contagiosa e paralizzante della pandemia. Il lockdown che l’economia vuole equivale a una “zona rossa” permanente, senza eccezioni. Accettata con la stessa obbedienza a bollettini comunicati dall’alto, con giustificazioni affidate a numeri mirati a creare sottomissione o rabbia, mai a generare interlocutori. Gli esempi dati, presi da un solo giorno, lo dicono chiaramente: soprattutto con il silenzio e l’assenza di alleanze concrete, strette e diffuse, tra economisti e giuristi critici (rappresentanti non solo dottrinali, ma operativi-gestionali, a livello istituzionale) nel monitorare e far vedere come insostenibile per la democrazia la separatezza tra analisi e dati economici, e loro verifica di validità-compatibilità da parte di un diritto che riprenda la sua autonomia reale. Per essere presenti e percepibili anche nell’opinione pubblica. Con linguaggi, esempi, progetti che “rendano visibile” la complementarietà dei tanti campi trattati come eterogenei (tutti i settori strategici per la democrazia!) in cui si gioca la sfida tra “i diritti” degli umani (e della vita della natura e dell’ambiente) e “le regole” del commercio delle cose. La ricerca di una via di uscita dall’attuale lockdown non è dietro l’angolo, anzi. Ma sempre di più ‒ e non di meno ‒ sarà lo snodo per la next generation: post-umana nei termini dell’ultimo libro di Marco Revelli (Umano Inumano Postumano. Le sfide del presente, Einaudi, 2020), e perciò non-bisognosa e non-soggetto di diritti umani (come anticipava Upendra Baxi, un filosofo del diritto indiano dal suo osservatorio non solo geograficamente “altro”)?