Home2014Settembre

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quarrata – Settembre 2014

Carissima, Carissimo,

Oggi, nel mondo, siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo di persone che ancora soffrono la fame. Non possiamo girarci dall’altra parte e far finta che ciò non esista. La fame non va in ferie. La fame è una tragedia mondiale, una catastrofe quotidiana, uno scandalo dimenticato. Oggi, ogni 3,5 secondi una persona muore perché non ha abbastanza cibo da mangiare. Ogni anno in Italia si getta cibo per 40 milioni di persone! Oggi, la popolazione dell’Africa è colpita in modo particolare da questa tragedia, insieme alle periferie di tutte le grande megalopoli del Sud del mondo, causa la concentrazione delle terre in mano a pochi latifondisti. In Brasile il 2,5% della popolazione possiede il 60% delle terre coltivabili. Urge, necessita una riforma agraria! Oggi, una persona su quattro soffre di malnutrizione. La conseguenze sono drammatiche: negli adulti la capacità di lavorare diminuisce drasticamente, sono deboli e soggetti a continue malattie, fino a morire. Oggi, sono i bambini che subiscono le conseguenze della fame più pesanti. Il loro sviluppo fisico e mentale è compromesso irrimediabilmente. Senza aiuto il loro futuro è finito prima ancora di cominciare. Le cause della fame, sono determinate dai meccanismi economici-finanziari da cui gli stati poveri dipendono. Rimuovere la fiducia nel capitalismo neoliberista è la sfida. Oggi, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Oggi, il vero e unico nemico è il povero. Lo è perché non ha potere d’acquisto, non è contabilizzato, non serve all’economia. Oggi la crisi economica in cui siamo le catastrofi naturali che mietono migliaia di vite umane, hanno riportato in evidenza la realtà, mai scomparsa, spesso volutamente occultata dai poteri di turno, delle vittime, ovvero di persone e interi popoli costretti a vivere in condizioni di sofferenza, di ingiustizia, di mancanza delle condizioni basilari della dignità umana. Oggi, il numero dei poveri rappresenta la maggioranza dell’umanità, se è vero che il 20% della popolazione globale (siamo 7 miliardi e 100 milioni di persone) consuma l’80% dei beni della terra e dell’energia mondiale. Oggi, vanno denunciate tutte le violazioni dei loro diritti, condividendo questo impegno, con tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti, facendo alzare alto il valore della politica di condivisione in cui crediamo. Di fronte a tutto ciò che fare? L’azione politica è la più importante. Mettere nella condizione i cittadini di comprendere il perché della fame e dell’aumento degli impoveriti, in un mondo mai stato ricco come adesso. La comprensione oggettiva dei meccanismi economici, politici, culturali che stanno alla base dell’inuguaglianza del rapporto Nord-Sud mi sembra un obiettivo ineludibile per le nuove generazioni destinate a fare i conti con una dimensione planetaria del problema. E allora, i giovani del Nord, più che sentirsi in colpa per essere ignari responsabili del passato coloniale dei nostri paesi cosiddetti “civili e democratici”, serve di più capire come mai il mondo attuale, nonostante l’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, nonostante i progressi inarrestabili della civiltà umana, sia caratterizzato da ingiustizie così gravi che fanno si che milioni di persone soffrano la fame, non abbiano istruzione, non abbiano un livello dignitoso di vita solo perché una minoranza di paesi e di persone si impossessano delle risorse e delle conquiste umane, civili, sociali, tecnologiche, economiche. Nel nostro piccolo, come gruppi, piccole comunità, è importante costruire ponti di relazione. Nel 2013 si sono spesi 1.750 milioni di dollari in armi. La Cina tra il 2009 e il 2013 ha aumentato del 212% l’esportazione di armi. Le guerre servono per fare affari! La guerra distrugge, stravolge, perché il suo piano di sviluppo è la distruzione, pura follia. Oggi, ottantanove persone nel mondo, hanno una ricchezza pari a tre miliardi e settecento milioni di persone, è accettabile ciò? Infine, dal 19 agosto il pianeta è entrato in rosso. Vuol dire che abbiamo prelevato più di quanto avevamo a disposizione. Dal 20 agosto andiamo avanti indebitandoci, sottraendo beni e servizi al futuro perché gli ecosistemi non sono più in grado di rigenerarli. Piante, aria pulita, suolo fertile: ci stiamo mangiando anno dopo anno la dotazione che abbiamo ricevuto. Oltre all’azione politica prima richiamata, come Rete creiamo rapporti con comunità, con cooperative, con movimenti popolari, sostenendo i progetti che “loro” ci presentano. Sostenendo scuole, formazione, progetti ecologici, sostenendo la crescita di bambini ecc… Perché pensiamo che chi uccide direttamente o lascia morire indirettamente un bambino, è morto dentro! L’unico rapporto che dovremmo avere particolarmente con i bambini ma con tutti i nostri consimili, è l’amore. Lo dovremmo comprendere dalla nostra esperienza di ogni giorno, che ci conferma che riusciamo a dare spazio alla nostra umanità, alla nostra bontà e a far pace con i nostri limiti, non quando siamo giudicati, ma quando siamo amorevolmente accolti. E la meraviglia dell’amore è possibile ogni volta che, invece di curvarsi su noi stessi, puntassimo la nostra attenzione sulla sofferenza universale. Riusciremmo così ad incrementare la forza di bontà e di bellezza che c’è, spesso tenuta nascosta, in ognuno. La solidarietà e la presa di coscienza politica fiorirebbero. Sarebbero allora gli ultimi, gli impoveriti, quelli che consideriamo scarti, a segnarci la strada per una rinascita di questo mondo che sempre di più ci appare ingiusto, assurdo. Queste cose si capiscono solo col cuore, non con la testa. Dio ha chiesto a Caino dov’è tuo fratello? Saint Exupery ce l’ha scritto in modo egregio: “le persone le possiamo capire solo con il cuore”.

Antonio Vermigli

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Noto Avola Pozzallo – Settembre 2014

Cari amici e care amiche,

pochi giorni fa sul TG abbiamo visto le immagini del popolo della striscia di Gaza che festeggiava in piazza per la fine di 50 giorni di guerra, costati 2000 civili morti ed un intero paese distrutto. Anche Israele festeggiava. Entrambi i contendenti, Hamas ed il governo israeliano festeggiavano la vittoria. Il governo israeliano la distruzione dei tunnel delle armi di Hamas ed Hamas l’ampliamento del tratto di mare dove poter pescare e la costruzione di un aeroporto.

Anche noi festeggiamo per questa tregua e speriamo che quanto prima centomila senza tetto possano riavere una casa. Lo abbiamo anche chiesto, unendoci alle tante voci popolari che si sono fatte sentire in questo tempo di guerra. Abbiamo anche mandato un appello al nostro governo perché si adoperasse per il cessate il fuoco e la condanna dell’eccidio di civili da parte del governo israeliano. Ma non osiamo chiamarla “Pace”.

La Pace potrà venire solo quando verranno affrontate e risolte le cause di un conflitto così lungo, che attanaglia due popoli con lo stesso diritto alla Vita ed alla sicurezza. Ma che sono in una posizione completamente asimmetrica. Un popolo, il palestinese, cacciato dal proprio territorio e costretto a soffocare in un luogo angusto, privo di sbocchi possibilità di vita e relazioni normali e dentro un terribile muro di contenimento. E chiunque sa che in queste condizioni l’individuo o i popoli maturano rabbia e rancore L’altro, impaurito dalle ritorsioni ugualmente violente, ma respinte con una forza immensamente più grande.

Da questo punto di vista un maggiore diritto di pesca ed un aeroporto faranno un poco respirare questo popolo soffocato, ma saranno ben poca cosa e questa veramente solo una tregua se non verranno affrontate le cause alla radice.

Fanno riflettere le parole di Papa Francesco, che dice: come è possibile che dopo la seconda guerra mondiale, dopo la costituzione dell’ONU i conflitti si risolvono ancora con le guerre? E pensiamo ora anche a tutti gli altri conflitti, a quello in Iraq, in Libia, ecc. Perché l’ONU non ha potere e voce? Perché si preferisce invece che singole nazioni (Israele, USA, Europa, Italia) intervengano direttamente o fornendo armi? Troppo forte è il sospetto che non è la difesa degli innocenti che li muove, ma interessi molto più bassi: la vendita delle armi (una volta costruite si dovrà pur usarle…), la ricostruzione. Crediamo che oggi il nostro contributo alla Pace passi soprattutto per ribadire in tutte le sedi la necessità di affrontare i problemi alla radice, di formare buoni mediatori, di dare potere e significato all’ONU.  Ma anche continuare a stare accanto al popolo palestinese con progetti di solidarietà e dando voce agli israeliani che vogliono la pace e la convivenza tra i due popoli. Poi resta il compito più importante: l’educazione popolare alla pace ed alla convivenza tra i popoli e tra gli individui. L’apprendimento della gestione della risoluzione del conflitto dovrebbe essere una delle materie basilari nella scuola. Ci sembra, da questo punto di vista che nel piccolo, il nostro progetto di educazione alla pace, attuato dalla Rete di Pisa sia una bella goccia in questo mare.

Un caro saluto

Maria Rita

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Padova – Agosto/Settembre 2014

FINE DELLA DISCUSSIONE CON IL SECONDINO

Dallo spioncino della più piccola delle celle vedo alberi che mi sorridono,

tetti affollati dalla mia gente, finestre che piangono pregano per me.

Dallo spioncino – è la più piccola cella – vedo la tua, la più grande.

(Samih al-Qasim, poeta palestinese, morto recentemente) 

Carissime/i, l’estate appena trascorsa non è stata calda meteorologicamente, ma molto calda per tanti drammatici avvenimenti e guerre, tanto da far dire a papa Francesco che si sta preparando la terza guerra mondiale. Dalla martoriata terra di Palestina, alla Siria, all’Iraq, all’Ucraina, alla Libia con molti stati africani; è un elenco che si allunga continuamente. Oltre alle tante notizie che giornalmente ci obbligano a riflettere su questo preoccupante tempo di guerre, ci aiutano ad approfondire le tragiche situazioni anche i tanti pensieri che molti aderenti alla Rete ci hanno comunicato e ci continuano a trasmettere. In questi inquietanti momenti ci aiutano nel nostro cammino solidale le continue piccole, ma significative, iniziative di concreta solidarietà che trovate qui di seguito: la lettera di suor Gabriella e il “diario” del viaggio in Bosnia di Marianita e Francesco. Sono piccoli segni che ci sostengono nel nostro quotidiano impegno. Riportiamo, anche, l’articolo che Avvenire a dedicato a Paul Gauthier nel centenario della nascita.

Notizie:

– Prossimo Coordinamento sabato 4 domenica 5 ottobre a Sezano di Verona. Orari e notizie logistiche prossimamente.

– Manifestazione nazionale per la pace – 21 settembre Firenze, “Facciamo insieme UN PASSO DI PACE! Basta guerre! Mai più vittime! Fermiamo le stragi di civili indifesi, a Gaza, in Palestina e Israele, in Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Ucraina, Congo …. Per Libertà, Diritti, Dignità, Giustizia, Democrazia” – Piazza Santa Croce (da confermare) – Ore 11:00 – 16:00

Lettera circolare della Rete di solidarietà internaziona

Radiè Resch di Roma – Settembre 2014

Carissimi amiche e amici,

mi sembra indiscutibile: questa estate ha presentato un mondo in pieno subbuglio. Non v’è angolo del pianeta in cui non siano avvenuti e continuino ad avvenire fatti atroci, a danno di singoli, di gruppi, di intere etnie o comunità religiose, si tratti di singoli assassinii, di massacri, di veri e propri genocidi. Le motivazioni sono le più diverse ed è perfino inutile cercarle in quanto in genere prive di logiche accettabili, la qual cosa accresce l’orrore e suscita la domanda: fino a che punto dovremo assistere a tali misfatti, causati volta a volta dall’odio, dalla volontà di dominio, dalla sete di potere, dallo smodato desiderio di ricchezza o – motivazione terribile – dal fanatismo religioso? Papa Francesco, sgomento, ha parlato di una terza guerra mondiale frammentata e molti altri hanno già ripreso questo concetto. In effetti la varietà ed efferatezza dei crimini, il numero delle vittime e le immani distruzioni prodotte richiamano alla mente il secondo conflitto mondiale, un evento che mai avrebbe dovuto ripetersi. L’istituzione dell’Onu avrebbe dovuto garantire la pace mediante interventi appropriati e concordati ogni qual volta se ne fosse ravvisata la necessità. Ma le Nazioni Unite erano partite col piede sbagliato, con la creazione di un Consiglio di sicurezza composto da poche potenze dotate ciascuna del diritto di veto, sì da rendere inutili, tra l’altro, le deliberazioni dell’Assemblea generale (della riforma dell’ONU si parla da lungo tempo ed è facile prevedere che mai sarà realizzata). No, non è possibile che l’umanità continui a restare indifferente di fronte alle sofferenze inflitte a tanta gente innocente. Se i governi e le istituzioni internazionali non sono capaci di intervenire per ripristinare un minimo di convivenza civile tra i popoli e porre fine ai massacri, con le armi della diplomazia o con la forza quando fosse davvero indispensabile (ma limitandone l’intervento a pochi casi eccezionali), allora dovranno essere le popolazioni non coinvolte direttamente, le persone di buona volontà, i samaritani – e ve ne sono tante e tanti, sparse ovunque ma che non appaiono – a mobilitarsi, spingendo i rispettivi governi, l’associazionismo umanitario, le chiese di appartenenza in tutti i modi possibili e immaginabili  perché mettano in campo tutti gli  strumenti a loro disposizione affinché la situazione cambi radicalmente e cessino le sofferenze di tanti milioni di uomini, donne e bambini e venga loro consentito il ritorno a una vita degna, libera dal terrore. Utopia? Sogni irrealizzabili? Nessuno di noi ha la forza di cambiare il corso degli avvenimenti? Se pensiamo così ci condanneremo all’inazione e in definitiva all’indifferenza. Continueremo ad essere spettatori rassegnati di orrori destinati a ripetersi e a moltiplicarsi, tacitando la nostra coscienza col pensiero che siamo troppo piccoli per agire, che spetti a “chi può” prendere le necessarie iniziative. Invece è ora di dire basta. Certo, nessuno possiede mezzi o idee miracolosi in grado di invertire la tendenza. Però possiamo e dobbiamo mobilitarci, ciascuno nel proprio ambito, promuovere o partecipare a manifestazioni di piazza, firmare petizioni, mostrare in ogni modo possibile la nostra indignazione di fronte ai silenzi di chi ci governa; e scrivere (oggi ci sono tanti modi per far sentire la nostra voce), ai giornali e agli altri media, ai partiti che abbiamo votato, a chiunque possa ascoltarci. Molti già sono su questa linea, giovani e meno giovani, anche facenti parte della nostra associazione. Occorre che il loro esempio venga seguito e che si inventino nuovi strumenti per un fine che riguarda tutti, noi compresi. Un concetto dobbiamo sempre ricordare e diffondere: con le guerre non si risolvono i problemi, semmai se ne creano altri, in una sequenza senza fine. Non ho citato Paesi e luoghi dove sono in corso guerre e devastazioni perché tutti noi li conosciamo, ne abbiamo più o meno vasta cognizione. Né mi sono azzardato a fare il grillo parlante con suggerimenti precisi, ben sapendo di non averne la capacità. Ho tentato soltanto, in tutta modestia, di sottolineare la triste situazione attuale e il nostro dovere, mi pare proprio un dovere, di muoverci anche di poco perché le cose migliorino. Contento, così facendo, se sarò riuscito semplicemente a stimolare un poco la vostra riflessione. Della condizione presente della nostra Italia non è il caso di parlarne; si aggiungerebbe tristezza a tristezza, tanto più che non rientriamo nel novero delle nazioni che contano, e nulla abbiamo da poter suggerire dopo che diversi governi succedutisi negli ultimi anni (o decenni) hanno ridotto il Belpaese a un rango poco degno di considerazione. Finché durerà infatti il dominio incontrastato sul Parlamento della triade composta dagli inquilini di palazzo Chigi, del palazzo del Quirinale e della villa di Arcore (l’ordine di importanza lo lascio a voi) non ci saranno speranze per la (ri)nascita della buona politica e per una rigenerazione delle istituzioni. Tanto meno potrebbero quindi trovare ascolto fuori dei nostri confini suggerimenti o proposte – del resto improbabili –  di parte italiana.

Un saluto affettuoso e un vivo augurio di buon lavoro.

Mauro Gentilini

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Settembre 2014

A cura della rete di Quiliano

CIRCOLARE DI SETTEMBRE SCRITTA DA NUOVISSIMA ADERENTE ALLA RETE.

Intanto giungano i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato al coordinamento di Quarrata, è stata per me un’esperienza entusiasmante nella quale ho respirato un clima veramente democratico, che ha reso questo incontro particolarmente importante e ricco.

Ho conosciuto la rete grazie ad un’amica, che fa della solidarietà il suo stile di vita.

Condivido con onore le parole di Alex Zanotelli per cui essere solidale è un cammino fatto di ascolto, pazienza e amicizia. E questo mi è parso il motore delle reti.

L’approccio del gruppo eterogeneo delle donne di Quiliano, di cui faccio parte, è stato quanto mai semplice, nello spirito di condivisione, grazie ad una precisa e puntuale informazione di Caterina abbiamo deciso di sostenere e far nascere un allevamento in Centrafrica, il cammino è costante, nonostante le alterne fortune data la situazione.

A questo punto mi pare necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Penso sia necessario portare all’esterno le esperienze, gli obiettivi i successi e le proposte della rete, per dare una più ampia conoscenza e coscienza di cosa è e che cosa si propone perché possano nascere nuovi nuclei operativi.

Un’altra riflessione che vorrei porvi, è questa: oggi tutto ruota attorno al denaro, ma la mano solidale non è solo quella che elargisce denaro, sicuramente più che necessario per rendere fattibili i progetti di cui ci si fa carico, la mano solidale è anche quella tesa ad accogliere fratelli e sorelle in difficoltà, non importa quanto sia grande la casa che li accoglie, quanto sia abbondante il cibo che prepariamo, è forse più importante la fiducia che si ripone nell’altro, il tempo che gli si dedica, l’ascolto delle sue esigenze. E qui penso a quanti emigrano nel nostro paese privi di tutto, ma anche privati dei loro diritti fondamentali: clandestini, profughi imprigionati e intrappolati in pastoie burocratiche e legali che non conoscono, praticamente insormontabili.

Le categorie in cui spesso ci inglobiamo non ci permettono di vedere che siamo TUTTI ESSERI UMANI, le differenze culturali, umane possono essere una vera ricchezza.

Propongo quindi un grido, se è possibile: TUTTI GLI ESSERI UMANI SIANO UGUALI! E NON PUO’ ESSERE UN’ UTOPIA

Con affetto

Graziella  Merlino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Verona – Settembre 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, non è facile riprendere un discorso di solidarietà in questo momento, per moltissime ragioni, personali da una parte, perché la vita cambia ed alcune cose non corrispondono più a quelle di una consuetudine familiare e sociale. Ma anche e soprattutto perché le crisi che attraversano l’Italia e il mondo in questo 2014 pongono grandi interrogativi e perplessità che non riescono a trovare voci chiare e autorevoli di lettura profetica. Negli anni 60 ci fu la guerra in Vietnam, che fece capire molte cose a chi cercava giustizia e libertà, per gli altri e per sé stessi, ed il Concilio aiutò a rimettere in discussione molte logiche morali e spirituali che sembravano immutabili; negli anni 70 le dittature in America Latina fecero prendere posizione chiara in molti di noi, e l’11 settembre significa per la Rete il Cile del 1973 e non New York del 2011, con il golpe militare di Pinochet, l’assalto alla Moneda di Santiago e l’assassinio di Salvador Allende e i tanti desaparecidos (Missing!); gli anni 80 hanno indicato una chiara presa di posizione a favore dei popoli che cercavano l’autodeterminazione e l’autonomia, ma apparivano evidenti le differenze enormi fra paesi e paesi, in Asia e in Africa, con popoli che non riuscivano a togliersi l’oppressione delle multinazionali, le corporation, e così è continuato negli anni successivi, dove si è constatato che il capitale è sempre di più saldamente in mano ad una minoranza, che non accetta spartizioni, nemmeno minime. Il 20% della popolazione si pappa l’80 % delle risorse, diceva Alex Zanotelli, ma ora forse le percentuali sono peggiorate. Per noi della Rete in tutti questi anni è rimasta chiara l’oppressione che la Palestina subisce da Israele, Radié Resch continua a morire, un intero stato non riesce a riscattarsi da una politica di cantonizzazione, di colonialismo, di cancellazione (le 3 c di cui ci parlò in un Convegno Barghouti). Ed anche ora, dopo questa ultima violentissima guerra di distruzione a Gaza, tutte le iniziative si bloccano davanti ai nuovi coloni, quasi fossero dei coltivatori intelligenti di un territorio prima desertico, e non invece feroci guardiani armati di confini che permettono di rapinare tutte le risorse a un popolo, che si indica sempre come terrorista ed estremista islamico, per poter perseguitarlo impunemente, ignorando tranquillamente qualsiasi risoluzione dell’ONU. Oggi stiamo attraversando due crisi enormi che ci opprimono, la crisi economica e finanziaria, che mina le relazioni interpersonali e la dignità del lavoro (viene da ripensare all’Arbeit macht frei sui cancelli dei lager, quando si lavorava gratis e fino alla morte per l’oppressore, mentre oggi non serve nemmeno quel lavoro, non ce n’è bisogno, si trova tutto con la tecnologia e l’oppressione di popoli più deboli); e la crisi politica e diplomatica, che fa intravedere guerre e distruzioni nel prossimo futuro, in scenari molto vicini a noi, nel Mediterraneo, sul Mar Nero (la Crimea è vicina all’Italia, ci andarono a morire i bersaglieri tra le guerre d’indipendenza, prima del Regno d’Italia), e in Mesopotamia, la zona tra il Tigri e l’Eufrate, dove i confini sono stati tracciati col righello nel 1919, dai vincitori della Grande Guerra, separando regioni e etnie senza alcun riguardo (non c’era ancora il petrolio!). E ci sono guerre distruttive anche in Africa, dove spesso gli stati del Nord, Nato, Russia e Israele, portano armi ed esperti, con distruzioni enormi in paesi che cercano disperatamente di guadagnare qualche autonomia e di ottenere qualche sviluppo. In questo scenario così desolato e disperato, quali possono essere i segni di speranza ? come possiamo contribuire con la nostra solidarietà? In realtà ci sono segni di speranza, per quanto limitati: ad esempio i migranti dalla costa sud del Mediterraneo, dalla Libia, sui barconi non vengono più rigettati o lasciati morire, ma vengono accolti con alcune prospettive positive, sia pure limitate. Si è infine rigettata la vecchia legge di rigetto, la famosa “Bossi-Fini”, che tanti di noi ha fatto inorridire, e siamo in un’altra prospettiva: ma quanto durerà?  Si chiuderà quest’esperienza perché non ci sono più soldi, e l’Europa non si assume responsabilità? Difficile trovare parole profetiche e di speranza, con tutti questi aspetti negativi. L’ONU sembra davvero fallita, a Gaza, non ha concluso niente, e negli altri luoghi di guerra non sembra esistere. E la crisi finanziaria ci costringe a considerare solo (o quasi) i nostri enormi problemi locali, col lavoro che non c’è, la qualità della vita che scende, lo sviluppo che non procede, la povertà sempre più diffusa, scenari tutti molto negativi, e così sono presentati dai media, che in queste cose ci sguazzano. La Rete prosegue con fatica le sue operazioni, ci sono anche voci nuove di speranza, vedasi la circolare nazionale, di questo nuovo gruppo locale di Rete ligure. Ma occorre tenere aperti gli occhi e osservare ciò che succede, prendere posizione. Credo che le tre parole della Rivoluzione francese di fine Settecento siano tuttora attualissime, libertà, uguaglianza, fratellanza, ma chi ha troppi soldi difficilmente riesce a percepirle ed a farsi interpellare da qualsiasi anelito di utopia, di uguaglianza, libertà, fratellanza. Al riguardo vorrei proporvi un testo ricevuto pochi giorni fa da un amico della Rete di Verona, amico da moltissimi punti di vista, che sintetizza la sua e nostra posizione in relazione alla recente ennesima guerra a Gaza. Mi scrive per la circolare e per il nuovo conto corrente su cui versare il nostro contributo di restituzione, e aggiunge: relativamente alla destinazione della colletta, se possibile, desidererei destinare la mia agli immani problemi di Gaza. Mi sembra che questa restituzione sovrasti tutti gli altri nostri impegni. In assoluto. Solo dei criminali potevano distruggere un’intera città. Uccisi bambini e le loro famiglie. Quando leggevo: “è stato ucciso un bambino israeliano” (sic), pensavo come il mondo potesse accettare un simile oltraggio all’informazione. E’ da sempre che il mio forte disagio ed anche tristezza è rivolto soprattutto alla schiavitù’ e all’oppressione del popolo palestinese. Questa è la sensibilità della Rete, di Verona e nazionale. Di questo dobbiamo parlare e su è necessario confrontarci. Vi invito perciò ad un prossimo incontro locale, prima del Coordinamento nazionale che sarà a Sezano il 4 e 5 ottobre (segnatevi la data, un giro al Coordinamento è sempre un’occasione positiva). Il nostro incontro di Verona l’abbiamo fissato per venerdì 19 settembre prossimo alle 21 a casa Pettenella Picotti, in via Marsala 12a. Oltre alla situazione mondiale, che sta sempre al centro delle nostre riflessioni e del nostro impegno solidale, parleremo delle due operazioni che seguiamo noi di Verona, e cioè l’operazione borse di studio a Joao Pessoa (c’è da decidere come ripartire la colletta di luglio e agosto, riportata qui sotto) e la nuova operazione in Guatemala, che abbiamo proposto al Coordinamento di giugno ma è stata rimandata al prossimo Coordinamento, che è quello di Sezano, al Monastero del Bene Comune, che tutti noi di Verona conosciamo molto bene. E parleremo anche della Rete di Verona, dei nuovi appuntamenti da programmare per il 2015 e di cosa significa ancora solidarietà per noi oggi. Domenica 21 settembre a Firenze si svolgerà una Marcia per la Pace, o meglio contro la guerra, che la Rete RR ha promosso con altre associazioni. In nome esatto è Manifestazione nazionale contro le guerre, una iniziativa di grande attualità, che segue la marcia di Quarrata di sabato 13, domani quando scrivo. Si parte da Piazzale Michelangelo alle 11, per terminare alle 16. Allora arrivederci al 19.9, ore 21 casa Pettenella Picotti, e poi a Sezano, il 4.10 sabato dalle ore 17, e il 5.10 domenica dalle 9 alle 12.30.

Un carissimo saluto da

Dino e Silvana

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Quiliano – Settembre 2014

CIRCOLARE DI SETTEMBRE SCRITTA DA NUOVISSIMA ADERENTE ALLA RETE.

Intanto giungano i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato al coordinamento di Quarrata, è stata per me un’esperienza entusiasmante nella quale ho respirato un clima veramente democratico, che ha reso questo incontro particolarmente importante e ricco.

Ho conosciuto la rete grazie ad un’amica, che fa della solidarietà il suo stile di vita.

Condivido con onore le parole di Alex Zanotelli per cui essere solidale è un cammino fatto di ascolto, pazienza e amicizia. E questo mi è parso il motore delle reti.

L’approccio del gruppo eterogeneo delle donne di Quiliano, di cui faccio parte, è stato quanto mai semplice, nello spirito di condivisione, grazie ad una precisa e puntuale informazione di Caterina abbiamo deciso di sostenere e far nascere un allevamento in Centrafrica, il cammino è costante, nonostante le alterne fortune data la situazione.

A questo punto mi pare necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Penso sia necessario portare all’esterno le esperienze, gli obiettivi i successi e le proposte della rete, per dare una più ampia conoscenza e coscienza di cosa è e che cosa si propone perché possano nascere nuovi nuclei operativi.

Un’altra riflessione che vorrei porvi, è questa: oggi tutto ruota attorno al denaro, ma la mano solidale non è solo quella che elargisce denaro, sicuramente più che necessario per rendere fattibili i progetti di cui ci si fa carico, la mano solidale è anche quella tesa ad accogliere fratelli e sorelle in difficoltà, non importa quanto sia grande la casa che li accoglie, quanto sia abbondante il cibo che prepariamo, è forse più importante la fiducia che si ripone nell’altro, il tempo che gli si dedica, l’ascolto delle sue esigenze. E qui penso a quanti emigrano nel nostro paese privi di tutto, ma anche privati dei loro diritti fondamentali: clandestini, profughi imprigionati e intrappolati in pastoie burocratiche e legali che non conoscono, praticamente insormontabili.

Le categorie in cui spesso ci inglobiamo non ci permettono di vedere che siamo TUTTI ESSERI UMANI, le differenze culturali, umane possono essere una vera ricchezza.

Propongo quindi un grido, se è possibile: TUTTI GLI ESSERI UMANI SIANO UGUALI! E NON PUÓ ESSERE UN’ UTOPIA

Con affetto

Graziella  Merlino