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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Settembre 2014

A cura della rete di Quiliano

CIRCOLARE DI SETTEMBRE SCRITTA DA NUOVISSIMA ADERENTE ALLA RETE.

Intanto giungano i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato al coordinamento di Quarrata, è stata per me un’esperienza entusiasmante nella quale ho respirato un clima veramente democratico, che ha reso questo incontro particolarmente importante e ricco.

Ho conosciuto la rete grazie ad un’amica, che fa della solidarietà il suo stile di vita.

Condivido con onore le parole di Alex Zanotelli per cui essere solidale è un cammino fatto di ascolto, pazienza e amicizia. E questo mi è parso il motore delle reti.

L’approccio del gruppo eterogeneo delle donne di Quiliano, di cui faccio parte, è stato quanto mai semplice, nello spirito di condivisione, grazie ad una precisa e puntuale informazione di Caterina abbiamo deciso di sostenere e far nascere un allevamento in Centrafrica, il cammino è costante, nonostante le alterne fortune data la situazione.

A questo punto mi pare necessario focalizzare l’attenzione su alcuni punti che ritengo importanti.

Penso sia necessario portare all’esterno le esperienze, gli obiettivi i successi e le proposte della rete, per dare una più ampia conoscenza e coscienza di cosa è e che cosa si propone perché possano nascere nuovi nuclei operativi.

Un’altra riflessione che vorrei porvi, è questa: oggi tutto ruota attorno al denaro, ma la mano solidale non è solo quella che elargisce denaro, sicuramente più che necessario per rendere fattibili i progetti di cui ci si fa carico, la mano solidale è anche quella tesa ad accogliere fratelli e sorelle in difficoltà, non importa quanto sia grande la casa che li accoglie, quanto sia abbondante il cibo che prepariamo, è forse più importante la fiducia che si ripone nell’altro, il tempo che gli si dedica, l’ascolto delle sue esigenze. E qui penso a quanti emigrano nel nostro paese privi di tutto, ma anche privati dei loro diritti fondamentali: clandestini, profughi imprigionati e intrappolati in pastoie burocratiche e legali che non conoscono, praticamente insormontabili.

Le categorie in cui spesso ci inglobiamo non ci permettono di vedere che siamo TUTTI ESSERI UMANI, le differenze culturali, umane possono essere una vera ricchezza.

Propongo quindi un grido, se è possibile: TUTTI GLI ESSERI UMANI SIANO UGUALI! E NON PUO’ ESSERE UN’ UTOPIA

Con affetto

Graziella  Merlino

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