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Carissima, carissimo,
niente è più umanitario, sociale, politico, etico e spirituale che soddisfare la fame dei poveri della Terra. Dom Helder Camara, brasiliano, vescovo dei poveri diceva: “Se tu fossi in estasi davanti a Dio e un affamato bussasse alla tua porta, lascia il Dio dell’estasi e vai a servire l’affamato. Il Dio che hai lasciato nell’estasi è meno sicuro del Dio che troverai nell’affamato”. Gesù stesso era pieno di compassione e ha soddisfatto con pane e pesci centinaia di persone affamate che lo seguivano. Al centro del suo messaggio c’è il Padre Nostro e il Pane Nostro quotidiano. È erede di Gesù solamente chi tiene sempre insieme il Padre Nostro con il Pane Nostro. Solo questa persona può dire Amen=Si a Dio!.
I livelli di povertà globali sono scioccanti. Secondo Oxfam, che misura ogni anno i livelli di disuguaglianza nel mondo, nel gennaio 2017 si accertò che 8 persone da sole hanno un reddito equivalente a quello di 3,6 miliardi di persone, vale a dire circa la metà dell’umanità. Questo fatto è più significativo della semplice parola “disuguaglianza”. Eticamente e politicamente questo fatto si traduce in una spaventosa ingiustizia sociale e, nell’ambito della fede giudaico-cristiana, questa ingiustizia sociale è un peccato sociale e strutturale. La povertà è sistemica, perché è il risultato di un tipo di società che si propone di accumulare sempre più beni materiali senza alcuna considerazione umanitaria (giustizia sociale) o ambientale (giustizia ecologica) papa Francesco con la sua Laudato si, le ha accorpate in “ecologia integrale”. Questa società presuppone persone crudeli, ciniche e senza alcun senso di solidarietà, quindi, un contesto di elevata disumanizzazione e di barbarie. In Brasile, anche se molto è stato fatto per fare uscire il paese dallo spettro della fame, dopo il grande progetto Fame Zero di Lula, che ha tolto dalla fame 40 milioni di impoveriti, ci sono ancora 20 milioni di persone che vivono in estrema povertà. Con il suo programma “Brasile amorevole” la legittima presidenta Dilma Rousseff si era prefissa lo scopo di portare tutte queste persone fuori da questa situazione disumana.
La Teologia della Liberazione e la chiesa che sta alle sue spalle, nascono da un attento studio della povertà. La povertà si legge come oppressione. Il suo opposto non è la ricchezza, ma la giustizia sociale e la liberazione. L’opzione per i poveri contro la povertà è il marchio di fabbrica della Teologia della Liberazione. Ha distinto tre tipi di povertà. La prima è quella di chi non ha accesso al paniere alimentare di base né ai minimi servizi sanitari. L’approccio tradizionale è stato: quelli che hanno aiutino a quelli che non hanno. Così è nata una vasta rete di assistenzialismo e di paternalismo che aiuta puntualmente i poveri, ma li tiene dipendenti da altri. La seconda lettura del povero sosteneva che i poveri hanno qualcosa; possiedono infatti l’intelligenza e la capacità di professionalizzarsi. Così possono entrare nel mercato del lavoro e organizzare la propria vita. Questa strategia è corretta, ma politicamente non prende conoscenza del carattere conflittuale del rapporto sociale, mantenendo chi esce dalla povertà all’interno del sistema che continua a produrre poveri. Lo rafforza inconsciamente. La terza interpretazione del povero parte da quello che il povero ha e, quando viene a conoscenza dei meccanismi che rendono poveri (sono impoveriti e oppressi), si organizzano, pianificano un nuovo sogno di una società più giusta ed egualitaria, diventano una forza storica in grado, insieme ad altri, di dare nuova direzione alla società. Da questo punto di vista sono nati i principali movimenti sociali, sindacali e altri gruppi coscientizzati della società e delle chiese. Da loro si aspettano trasformazioni sociali.
Brasile e politica. Dopo la destituzione della presidente Dilma Rousseff con un “golpe di Stato”, un altro impeachment si avvicina al vertice del potere politico brasiliano, stavolta per il presidente Temer, espressione della più alta borghesia, che ha allungato la giornata lavorativa a 12 ore, aumentato l’età pensionabile, tagliato le spese sociali dell’80%, tolto il ministero dello Sviluppo Agrario ecc…
Temer sta avendo il grande pregio di ricompattare i Movimenti Sociali e i partiti di opposizione i quali stanno occupando piazze e strade nelle più importanti città, chiedendo con forza elezioni anticipate.
Migranti e accoglienza. Non servono le polemiche strumentali in merito ai salvataggi dei migranti da parte delle ONG ma fare chiarezza se ci sono dubbi. Questo è l’invito da fare a chi mette in dubbio l’operato delle stesse. Perché chi protesta non si imbarca sulle navi per verificare direttamente il loro operato? Altrimenti si fa solo una polemica sterile e senza prove. Credo che le ONG sarebbero predisposte ad accoglierli. La polemica è portata avanti da chi non prospetta alcuna soluzione per salvare vite in mare.
Urge e necessita per fugare ogni dubbio, per salvaguardare il duro lavoro a cui sono sottoposti questi operatori, per la dignità dei richiedenti asilo e rifugiati che tutti sappiamo che fino a quando non si creeranno canali legali di ingresso, l’opinione pubblica farà l’equazione più grave, semplicistica e populistica, cioè che viaggi e tratta delle persone stanno finanziando il terrorismo e la morte in Europa.
Urge e necessita che le indagini vadano avanti per togliere ogni dubbio senza e non per distrarre l’attenzione dal problema vero, che è salvaguardare le vite di tanti richiedenti asilo e rifugiati.
Strumentale è l’ipocrisia e la vergogna di politici chiusi e ottusi, al solo fine di non salvaguardare un diritto fondamentale in democrazia; salvare vite umane, perchè stanno morendo sempre più donne, uomini e bambini, non solo nel Mediterraneo. Non è altro che una polemica strumentale per portare lontano dall’impegno vero che dovrebbe essere di tutti i Paesi europei e i cittadini, di fronte a un dramma che sta continuamente crescendo e chiede più accoglienza.
Urge e necessita più Europa aperta, più capacità di fare un salto di qualità: organizzare canali umanitari sicuri e il ricollocamento dei migranti nel contesto europeo, per dare un reale segno di responsabilità.
Il solo soccorso in mare non può essere la sola risposta e non sarebbe così necessario se l’Europa stabilisse vie legali di accesso, decidendo di gestire in maniera progettuale l’arrivo dei migranti e soprattutto non lasciando morire le persone in mare come di fatto sta facendo da molti anni, lasciando principalmente all’Italia il compito di ruolo umanitario. In questi primi mesi dell’anno fonti ufficiali registrano un forte aumento di migranti rispetto allo stesso periodo del 2106. Fino a questo momento gli accordi con le “autorità” libiche, con la finalità di contenere emigrazioni e contrastare il traffico, non si sono rivelate efficaci. Si tratta, quindi, di un sostanziale nulla di fatto: le persone continuano a morire in mare, le traversate sono sempre più pericolose e l’Europa continua a non affrontare in un modo politico serio e unitario il problema. I Governi devono attivare canali umanitari sicuri per chi fugge, il solo soccorso in mare non può mai essere “la soluzione”. L’Italia con l’operazione Mare Nostrum prima e adesso con il soccorso delle navi di ONG, é da sempre in prima linea nel salvataggio di vite umane. Azione fondamentale che ci fa onore , ma che non sarebbe così necessaria se l’Europa stabilisse vie legali d’accesso, decidendo di gestire in maniera progettuale l’arrivo dei migranti e soprattutto non lasciando morire le persone in mare. Lasciarli morire in mare o direttamente in Libia non fa alcune differenza. L’Europa ha la responsabilità politica di evitare che muoiano innocenti, facendosi promotrice di “veri” tavoli diplomatici che pongano fine alle principali crisi in atto. Fermare l’invio di armi che l’alimentano è il vero imperativo. Negli ultimi 15 anni gli Stati Uniti hanno speso in interventi operativi diretti in Medio Oriente 6.000 miliardi di dollari, una cifra attraverso la quale si può ricreare il mondo.Infine, mi ha fatto molto riflettere una scritta a pennarello su un foglio di carta che ho trovato all’ingresso dello studio nella casa di amici di Brescia che alcune settimane fa mi ha ospitato nella loro casa: “fino  a quando noi venderemo armi, loro ci invieranno rifugiati”.
Il 26 giugno di 50 anni fa moriva don Lorenzo Milani, una malattia trascurata ce lo ha portato via giovanissimo. Un prete incandescente, ma lontano anni luce dallo stereotipo del prete ribelle. Un prete perseguitato da una Chiesa che ha sempre amato e che non ha mai voluto lasciare. Un prete che amava la Chiesa come papa Francesco.
Per la brevità della sua vita, per l’intensità della sua esistenza, don Lorenzo è stato vittima fin da subito e per sempre di un forte riduzionismo. Non aveva la vocazione dell’eroe solitario: voleva essere parte, voce, espressione della Chiesa. Ha sempre rivendicato questo, anche in modo violentissimo. Ha subito dalla sua Chiesa, un trattamento di ferocia inaudita. E’ stato perseguitato, non semplicemente criticato; la stessa scelta di inviarlo da Calenzano a Barbiana è stata presa non per punirlo, ma per ucciderlo, per spezzarlo. E’ stata solo la sua anima profonda che ha fatto si che Barbiana, invece che una prigione, diventasse un trono e una cattedra. La Chiesa cattolica non si può limitare a rendergli onore tardivo; tutto deve essere risarcito non con benevolenza, ma attraverso atti di giustizia, che dica davanti a dio che quella di don Milani è una testimonianza cristiana. Che papa Francesco, incontrando il mondo della scuola, pronunciasse il suo nome in piazza San Pietro, nessuno lo avrebbe immaginato, comevisitarlo a Barbiana, dopo aver reso omaggio a don Primo Mazzolari a Bozzolo. Credo che la figura di don Milani sia utile per conoscere alcuni tratti di Francesco. L’accusa che gli veniva fatta dalla Chiesa era di essere un comunista, un agitatore sociale; espressioni, queste, usate dal fronte opposto come un complimento. La cosa che va compresa è che in don Milani non c’è una militanza politica chiusa dentro un linguaggio politico, ma una forza profetica. I gesti di don Milani sono gesti profetici. Tutto ciò ci aiuta a capire Francesco; la predicazione del Vangelo nelle periferie, in uscita, non vuole dare parole d’ordine o ideologiche alla Chiesa. Per il Papa ha un senso se esprime l’autenticità cristiana del Vangelo, costi quel che costi.
Antonio

Roma, 12 maggio 2017
Carissimi amiche e amici,
conforta e incoraggia vedere come tante reti locali, in specie quelle delle località meno grandi (a parte la veronese) si attivano nel lavorare ai rispettivi progetti stabilendo contatti e visite coi referenti, qui e là, compiendo quindi anche viaggi impegnativi.
L’attenzione posta poi alla questione del come e se cambiare il tipo di solidarietà in un mondo tanto mutato è segno di sensibilità non comune che lascia ben sperare sulla vitalità della Rete. Sono infatti evidenti le ragioni che indurrebbero a lasciar perdere, o ad attenuare l’impegno, rinchiudendosi nel proprio guscio: non v’è continente o singolo Paese (e il nostro non fa eccezione, anzi) in cui vicende dolorose e angoscianti imperversino recando danni, soprattutto ai più indifesi, che paiono irreparabili.
Prendiamo il tema delle migrazioni, uno dei più gravi e controversi. Secondo più enti – rispettabili e attendibili – le persone che arrivano in Europa fuggono dai loro paesi d’origine a causa di situazioni di conflitto, di attacchi terroristici, di inaccessibilità al cibo e all’acqua, di catastrofi ambientali, della rapina dei loro terreni coltivabili. I migranti in fuga, è noto, provengono dal Medioriente (siriani, afghani, iracheni, pakistani); oppure dal Nord Africa (nigeriani, somali, eritrei). Tutti devono attraversare il Mediterraneo correndo rischi e sofferenze gravi dopo quelli affrontati per giungere sulle sue sponde. E quando riescono ad arrivare in Europa in quali condizioni sono e che tipo di accoglienza ricevono?
Per quanto concerne l’Italia sappiamo bene l’infinità di polemiche scoppiate sul tema, sull’accoglienza, sulle speculazioni, sul disordine causato dall’intromissione delle mafie o di altri affaristi, come pure per l’incapacità delle istituzioni a mettere ordine. Così che passano in seconda linea gli eroismi dei soccorritori in mare e delle popolazioni della terraferma sovente impegnate nel fornire i primi aiuti in specie alle donne e ai bambini. Papa Francesco, recatosi a Lampedusa tempo addietro, disse memorabili parole di pace e di misericordia, capaci di incoraggiare la buona accoglienza di tanti disperati, ma inascoltate da chi avrebbe il compito di facilitare la sistemazione e la distribuzione sul territorio degli scampati. Non si sono ancora placate le discordie e, visti gli interessi politici in ballo, si presume che le diatribe continueranno a lungo trovando sempre nuovo alimento nell’intensificarsi degli arrivi.
Quel che dispiace è che nelle dispute sull’accoglienza dei profughi, sulle accuse e contraccuse circa le speculazioni effettuate da ignobili profittatori relative a intese delinquenziali tra scafisti e alcuni singoli appartenenti alle Ong tra le molte intervenute nella vicenda (impossibile, secondo il mio modesto parere e quello di persone ben più autorevoli) che manchino i disonesti nelle circostanze anche tragiche e complesse; dispiace, dicevo, è che vi siano rimasti coinvolti i Medici Senza Frontiere, certamente incolpevoli, con i quali i nostri Medici Contro la Tortura hanno da poco stabilito, come sapete, un accordo di collaborazione (sul quale ho appreso i particolari avendo partecipato alla recente assemblea annuale dei soci di MCT).
Ma motivi di rammarico li abbiamo avuti di recente anche in altre occasioni. Una è stata la celebrazione della Liberazione: contese accese si sono registrate in particolare a Roma sulla sempre contrastata partecipazione della Brigata Ebraica, i cui rappresentanti si sono stavolta rifiutati di sfilare in presenza, nel corteo, di bandiere e striscioni palestinesi. Il 25 aprile, va ricordato sempre, è la festa della Liberazione dalla tirannide nazista-repubblichina, ottenuta con l’eroica lotta partigiana sostenuta dagli alti ideali della libertà e della democrazia che dettero vita alla Costituente repubblicana, base ancor oggi, nonostante i recenti tentativi di stravolgimento, del nostro quotidiano vivere civile. Sono perciò inammissibili i penosi litigi avutisi, quali che fossero le ragioni che li hanno causati.
Un altro motivo di dispiacere è stato, per me almeno, vedere al sit-in di largo Argentina del 19 aprile per la Palestina e al presidio per i prigionieri politici palestinesi (ora in sciopero della fame) tenutosi a Montecitorio il 3 maggio la partecipazione di poche persone (e in parte palestinesi) tutte anziane o molto anziane. L’assenza dei giovani rattrista perché significa la non conoscenza o l’indifferenza della gioventù alle sofferenze inflitte con sempre maggiore inumanità a un popolo da gran tempo martirizzato da Israele. Eppure qualche notizia sugli avvenimenti in quella terra e le condanne inflitte dagli organi internazionali allo Stato israeliano anche di recente sono trapelate sui media e sul web. Impossibile spiegare tutto con le pur vere preoccupazioni dei giovani per il loro presente e l’ancor più oscuro futuro. E allora?
Dopo le presidenziali francesi e la vittoria dell’enigmatico Macron sulla Le Pen si discute molto pure da noi sul futuro della UE e dell’euro, sui cui destini gravano anche le prossime elezioni politiche francesi. Tuttavia a casa nostra prevalgono le lotte intestine tese agli interessi di partito o dei singoli molto più che al destino economico-sociale della gente (preoccupante l’aumento della povertà). E molto altro vi sarebbe da dire su tanti temi. Tralascio, per esempio, le sciocchezze del New York Times sulla questione dei vaccini in Italia o sulle dispute sul Comune di Roma; si vede che nell’era Trump anche la libera stampa Usa non è più attendibile come un tempo.
Diciamolo con chiarezza: niente qui va per il verso giusto. Tra scandali, corruzione, evasione fiscale, attacchi ai magistrati impegnati, alcuni a rischio della vita, nel tentare di porre un limite al malaffare e alla criminalità organizzata il Paese è sceso così in basso che solo grazie a una parte della popolazione che conserva, direi eroicamente, i valori dell’onestà e dell’altruismo si resiste al pericolo di affondare nelle sabbie mobili in cui i super sconfitti del 4 dicembre e i loro ignobili cortigiani (“vil razza dannata”) tentano in tutti i modi di trascinarci con la pavida complicità di un inquilino di Palazzo Chigi del tutto succube a cotanti padroni; mentre si attende trepidi che il titolare del Quirinale, sembrato risvegliarsi da un lungo torpore, faccia seguire ai suoi recenti ammonimenti gesti decisivi e per quanto possibile salvifici.
Perdonate, amiche e amici, questa cruda digressione sulle vicende italiane. Altro ancora vorrei aggiungere, ma non è questa la sede opportuna. Forse non tutti avranno le mie stesse opinioni, ma per me tutto si lega. Le frasi iniziali di questa lettera acquistano maggior valore e meglio si comprendono se consideriamo il quadro opprimente in cui ci muoviamo tentando di portare sollievo – parziale quanto si vuole – a coloro che l’Occidente e i nuovi satrapi di ogni dove hanno in larga contribuito a ridurre alla disperazione.
Resistiamo con fede, incoraggiati dalle decise iniziative degli amici più giovani e dei meno giovani tuttora intraprendenti ispirate ai principi della Rete che in anni lontani Ettore, con il convinto supporto di Clotilde e a seguito delle parole ispiratrici di Paul seppe creare e consolidare. Auguri vivissimi di buon lavoro.
Un abbraccio molto affettuoso.

(per la rete di Roma Mauro Gentilini)

Lettera di maggio 2017 da Maria Cristina Angeletti Gruppo di Macerata

Cari amici,

voglio riepilogare alcuni recenti eventi intervenuti intorno alla questione palestinese e alla campagna con cui Israele cerca di mettere a tacere il movimento BDS ( acronimo di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), la più grande coalizione della società civile palestinese che sostiene il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dalle colonie, il disinvestimento imprenditoriale in Israele da parte di imprese straniere e le necessarie sanzioni da applicare allo Stato Israeliano per gli evidenti crimini contro i palestinesi privati di ogni diritto. E’ da precisare che la Rete Radie’ Resch aderisce a questo movimento opponendosi all’apartheid israeliana ( Coordinamento lombardo per la Palestina, Reteromanapalestina). Andiamo in ordine di tempo:

17 Marzo 2017 – La Dottoressa Rima Khalaf, Direttrice della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (ESCWA), si è dovuta dimettere dal suo incarico a seguito di pressioni esercitate dagli Stati Uniti e da Israele a proposito di una relazione pubblicata dalla Commissione che documenta le politiche di apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese e incoraggia il sostegno al BDS a favore dei diritti e della libertà dei palestinesi. La Dottoressa Khalaf ha spiegato la sua decisione affermando: “Mi sono dimessa perché è mio dovere non nascondere un crimine evidente, e avallo tutte le conclusioni della relazione.”

Queste le parole di Mahmoud Nawajaa, il Coordinatore Generale del Comitato Nazionale Palestinese del BDS (BNC):

La relazione storica dell’ESCWA ha centrato due precedenti epocali sulla Palestina. È la prima volta che un’ agenzia delle Nazioni Unite ha stabilito, attraverso uno studio scrupoloso e rigoroso, che Israele ha imposto un regime di apartheid contro l’intero popolo palestinese. Inoltre la Commissione esprimendosi a favore del BDS, in quanto efficace strumento per ritenere Israele responsabile di crimini di guerra, ha creato un precedente importante nel sistema delle Nazioni Unite. I Palestinesi sono profondamente grati alla direttrice dell’ESCWA, Dottoressa Rima Khalaf, che ha preferito dimettersi con dignità piuttosto che cedere ai suoi principi di fronte al bullismo di Stati Uniti e Israele. In questo momento buio della nostra storia, con la repressione crescente di Israele, inclusa quella verso i difensori non violenti dei diritti umani, il furto continuo di terra palestinese e il peggioramento delle politiche di apartheid. I palestinesi sperano che questo rapporto rivoluzionario annunci l’avvento di una nuova era in cui si consideri l’ingiusto regime di Israele come è stato fatto contro l’apartheid del Sud Africa”.

21 marzo 2017 – Il ministro israeliano della Pubblica Sicurezza, Gilad Erdan, ha annunciato che il suo ministero si propone di creare un nuovo database dei cittadini israeliani che sostengono il movimento civile di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni..

Di nuovo il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)ha affermato::

Questo nuovo database è coerente con i tentativi del governo israeliano di reprimere il movimento BDS, proprio perché esso sta crescendo sia all’interno di Israele sia in tutto il mondo. A questo database che colpisce i cittadini israeliani che sostengono il BDS se ne aggiunge un altro rivolto ai sostenitori del B

Lettera dfi maggio 2017 da Maria Cristina Angeletti Gruppo di Macerata

Cari amici,

voglio riepilogare alcuni recenti eventi intervenuti intorno alla questione palestinese e alla campagna con cui Israele cerca di mettere a tacere il movimento BDS ( acronimo di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), la più grande coalizione della società civile palestinese che sostiene il boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dalle colonie, il disinvestimento imprenditoriale in Israele da parte di imprese straniere e le necessarie sanzioni da applicare allo Stato Israeliano per gli evidenti crimini contro i palestinesi privati di ogni diritto. E’ da precisare che la Rete Radie’ Resch aderisce a questo movimento opponendosi all’apartheid israeliana ( Coordinamento lombardo per la Palestina, Reteromanapalestina). Andiamo in ordine di tempo:

17 Marzo 2017 – La Dottoressa Rima Khalaf, Direttrice della Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l’Asia Occidentale (ESCWA), si è dovuta dimettere dal suo incarico a seguito di pressioni esercitate dagli Stati Uniti e da Israele a proposito di una relazione pubblicata dalla Commissione che documenta le politiche di apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese e incoraggia il sostegno al BDS a favore dei diritti e della libertà dei palestinesi. La Dottoressa Khalaf ha spiegato la sua decisione affermando: “Mi sono dimessa perché è mio dovere non nascondere un crimine evidente, e avallo tutte le conclusioni della relazione.”

Queste le parole di Mahmoud Nawajaa, il Coordinatore Generale del Comitato Nazionale Palestinese del BDS (BNC):

La relazione storica dell’ESCWA ha centrato due precedenti epocali sulla Palestina. È la prima volta che un’ agenzia delle Nazioni Unite ha stabilito, attraverso uno studio scrupoloso e rigoroso, che Israele ha imposto un regime di apartheid contro l’intero popolo palestinese. Inoltre la Commissione esprimendosi a favore del BDS, in quanto efficace strumento per ritenere Israele responsabile di crimini di guerra, ha creato un precedente importante nel sistema delle Nazioni Unite. I Palestinesi sono profondamente grati alla direttrice dell’ESCWA, Dottoressa Rima Khalaf, che ha preferito dimettersi con dignità piuttosto che cedere ai suoi principi di fronte al bullismo di Stati Uniti e Israele. In questo momento buio della nostra storia, con la repressione crescente di Israele, inclusa quella verso i difensori non violenti dei diritti umani, il furto continuo di terra palestinese e il peggioramento delle politiche di apartheid. I palestinesi sperano che questo rapporto rivoluzionario annunci l’avvento di una nuova era in cui si consideri l’ingiusto regime di Israele come è stato fatto contro l’apartheid del Sud Africa”.

21 marzo 2017 – Il ministro israeliano della Pubblica Sicurezza, Gilad Erdan, ha annunciato che il suo ministero si propone di creare un nuovo database dei cittadini israeliani che sostengono il movimento civile di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni..

Di nuovo il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)ha affermato::

Questo nuovo database è coerente con i tentativi del governo israeliano di reprimere il movimento BDS, proprio perché esso sta crescendo sia all’interno di Israele sia in tutto il mondo. A questo database che colpisce i cittadini israeliani che sostengono il BDS se ne aggiunge un altro rivolto ai sostenitori del BDS di altri paesi; una legge israeliana recentemente approvata cerca di impedire ai sostenitori internazionali dei diritti dei palestinesi di entrare in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Esiste anche una legge approvata nel 2011, che prevede che vengano depositate cause civili contro i cittadini israeliani che invitano al boicottaggio. Ora, il governo israeliano cerca di reprimere ulteriormente i suoi cittadini per il loro pensiero politico e per il loro impegno sui diritti umani.”

Non è affatto sorprendente che il governo spii i cittadini sia ebrei che palestinesi, o che crei una banca dati di coloro che sostengono il BDS, al fine di colpire tutti coloro che lavorano per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il supporto per il movimento BDS è, negli ultimi anni, in crescita in tutto il mondo e sempre più persone riconoscono la realtà brutale del regime di apartheid di Israele in quasi 50 anni di occupazione militare. Gli sforzi repressivi di Israele per sopprimere il movimento BDS illustrano ulteriormente la legittimità della nostra causa e saranno quindi solo destinati a rafforzare il sostegno in tutto il mondo per la nostra lotta non violenta a favore della nostra libertà e dei nostri diritti.”

22 marzo 2017 – Nella mattina di domenica 19 marzo, le autorità fiscali israeliane hanno fatto irruzione a casa di Omar Barghouti, noto difensore dei diritti umani palestinesi e co-fondatore del movimento di Boicottaggio, Divestmento e Sanzioni (BDS). Hanno trattenuto e interrogato Omar e la sua moglie Safa per 16 ore in quel primo giorno. Omar attualmente sta subendo altri interrogatori.

Questa la risposta del Comitato Nazionale palestinese per il BDS: “Di fronte agli sforzi sistematici del governo israeliano per criminalizzare il movimento BDS, intimidire gli attivisti ed impedire la libertà di parola, facciamo notare che un noto difensore dei diritti umani palestinese e co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, da anni è stato sottoposto a intense minacce, intimidazioni e repressione da parte di vari organi del governo israeliano di estrema destra, considerando il movimento una “minaccia strategica”.

Ad un congresso nel marzo 2016 a Gerusalemme occupata, parecchi ministri del governo israeliano hanno minacciato Omar e altri difensori dei diritti umani di primo piano del BDS fino a parlare di’“eliminazione civile mirata”, un eufemismo per dire assassinio civile. Il Ministero degli Affari Strategici l’anno scorso ha costituito una “unità di infangamento”, come rivelato nel quotidiano israeliano Haaretz allo scopo di rovinare la reputazione dei difensori dei diritti umani e delle reti del BDS.

È in questo contesto che deve essere intesa l’indagine del dipartimento fiscale israeliano su Omar e sua moglie Safa. Dopo che il governo non è riuscito ad intimidire Omar con la minaccia della revoca della residenza permanente in Israele e dopo che il divieto di viaggiare si è dimostrato inutile nel fermare il suo lavoro sui diritti umani, il governo israeliano ha fatto ricorso alla presunta evasione fiscale sui redditi percepiti da Omar fuori da Israele per infangare la sua immagine.

Il fatto che il divieto di viaggiare sia arrivato alcune settimane prima del previsto viaggio di Omar Barghouti negli Stati Uniti per ricevere il premio per la pace Gandhi insieme a Ralph Nader in una cerimonia all’università di Yale la dice lunga sui reali motivi israeliani.

Qualunque siano le misure estreme di repressione che Israele brandisce contro il movimento BDS e la sua vasta rete di sostenitori, non potrà fermare questo movimento per i diritti umani. Prepotenza e repressione possono difficilmente avere effetto su un movimento di base che si sviluppa nei cuori e nelle menti delle persone, mettendole in grado di fare la cosa giusta e di schierarsi dalla parte giusta della storia.”

Riporto il sito del BDS per chi volesse informarsi di più : www.bdsmovement.net

 

DS di altri paesi; una legge israeliana recentemente approvata cerca di impedire ai sostenitori internazionali dei diritti dei palestinesi di entrare in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Esiste anche una legge approvata nel 2011, che prevede che vengano depositate cause civili contro i cittadini israeliani che invitano al boicottaggio. Ora, il governo israeliano cerca di reprimere ulteriormente i suoi cittadini per il loro pensiero politico e per il loro impegno sui diritti umani.”

Non è affatto sorprendente che il governo spii i cittadini sia ebrei che palestinesi, o che crei una banca dati di coloro che sostengono il BDS, al fine di colpire tutti coloro che lavorano per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il supporto per il movimento BDS è, negli ultimi anni, in crescita in tutto il mondo e sempre più persone riconoscono la realtà brutale del regime di apartheid di Israele in quasi 50 anni di occupazione militare. Gli sforzi repressivi di Israele per sopprimere il movimento BDS illustrano ulteriormente la legittimità della nostra causa e saranno quindi solo destinati a rafforzare il sostegno in tutto il mondo per la nostra lotta non violenta a favore della nostra libertà e dei nostri diritti.”

22 marzo 2017 – Nella mattina di domenica 19 marzo, le autorità fiscali israeliane hanno fatto irruzione a casa di Omar Barghouti, noto difensore dei diritti umani palestinesi e co-fondatore del movimento di Boicottaggio, Divestmento e Sanzioni (BDS). Hanno trattenuto e interrogato Omar e la sua moglie Safa per 16 ore in quel primo giorno. Omar attualmente sta subendo altri interrogatori.

Questa la risposta del Comitato Nazionale palestinese per il BDS: “Di fronte agli sforzi sistematici del governo israeliano per criminalizzare il movimento BDS, intimidire gli attivisti ed impedire la libertà di parola, facciamo notare che un noto difensore dei diritti umani palestinese e co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, da anni è stato sottoposto a intense minacce, intimidazioni e repressione da parte di vari organi del governo israeliano di estrema destra, considerando il movimento una “minaccia strategica”.

Ad un congresso nel marzo 2016 a Gerusalemme occupata, parecchi ministri del governo israeliano hanno minacciato Omar e altri difensori dei diritti umani di primo piano del BDS fino a parlare di’“eliminazione civile mirata”, un eufemismo per dire assassinio civile. Il Ministero degli Affari Strategici l’anno scorso ha costituito una “unità di infangamento”, come rivelato nel quotidiano israeliano Haaretz allo scopo di rovinare la reputazione dei difensori dei diritti umani e delle reti del BDS.

È in questo contesto che deve essere intesa l’indagine del dipartimento fiscale israeliano su Omar e sua moglie Safa. Dopo che il governo non è riuscito ad intimidire Omar con la minaccia della revoca della residenza permanente in Israele e dopo che il divieto di viaggiare si è dimostrato inutile nel fermare il suo lavoro sui diritti umani, il governo israeliano ha fatto ricorso alla presunta evasione fiscale sui redditi percepiti da Omar fuori da Israele per infangare la sua immagine.

Il fatto che il divieto di viaggiare sia arrivato alcune settimane prima del previsto viaggio di Omar Barghouti negli Stati Uniti per ricevere il premio per la pace Gandhi insieme a Ralph Nader in una cerimonia all’università di Yale la dice lunga sui reali motivi israeliani.

Qualunque siano le misure estreme di repressione che Israele brandisce contro il movimento BDS e la sua vasta rete di sostenitori, non potrà fermare questo movimento per i diritti umani. Prepotenza e repressione possono difficilmente avere effetto su un movimento di base che si sviluppa nei cuori e nelle menti delle persone, mettendole in grado di fare la cosa giusta e di schierarsi dalla parte giusta della storia.”

Riporto il sito del BDS per chi volesse informarsi di più : www.bdsmovement.net

 

CIRCOLARE NAZIONALE MAGGIO 2017 – RETE di CELLE – VARAZZE
da leggersi con l’ascolto consigliato del brano “ La Cura ” di Franco Battiato

Prendersi cura

Abbiamo provato a scrivere una circolare a più mani.
L’intento è quello di far conoscere un po’ di più le esperienze personali della nostra piccola rete locale. Sono testimonianze semplici in cui ci pare di ritrovare una
tessitura comune alla Rete tutta che è un patrimonio di base poco conosciuto che ogni tanto andrebbe svelato e condiviso. Come forma di reciproca speranza.

Prendersi cura ” ci pare l’espressione migliore per riassumere tali esperienze.
Un filo conduttore narrante. La nostra comune resilienza.

Resilienza a quella mancanza di cura che è segno peculiare del nostro tempo.
Una incuria generalizzata declinata nei confronti della nostra specie, ultimi ed impoveriti in testa, ma anche nei confronti di specie differenti, della biodiversità e della nostra madre terra. Heidegger sosteneva che :

Prendersi cura significa essere in continua relazione con il mondo”.

La relazione certo. Uno dei temi centrali e ricorrenti della nostra azione solidale di Rete.
Ma cosa ci muove verso l’altro ?
La ricerca di relazione ed il prendersi cura trova sempre radici nel
pathos. Nel sentimento.
E’ quell’attimo emotivo che ci rende sensibili e vulnerabili.
Quel lampo ci
stana, ci spinge alla partecipazione delle gioie e delle sofferenze dell’altro.
Ci lega al suo destino e ci obbliga ad uscire da sé per trovare il proprio baricentro nell’altro.


Il logos, la ragione, non trova mai argomentazioni sufficienti.

Il nostro quotidiano è già stretto di suo. Dal lavoro, dal tempo, dai bisogni.

Perché complicarsi la vita e andarsele a cercare ?


Padre Richard, nostro testimone referente del Congo, presente all’ultimo coordinamento di Rovereto ci ha definiti : “pazzi fuori dal mondo” …

C’è una irragionevole inquietudine che morde e spinge al “ non bastar a sé stessi …………

Stralci di cura :

Nel corso della mia esperienza lavorativa da insegnante di scuola dell’infanzia ho avuto modo di imparare dai bambini stessi quale fosse il valore del prendersi cura. I bambini grandi, adottando strategie differenti, riescono sempre a coinvolgere e a far sentire sicuri quelli più piccoli sia in ambito affettivo, che sociale e materiale.

Il sentirsi preso in carico, sapere che hai “un altro” su cui puoi fare affidamento, fa sentire la persona fragile sicuramente più gratificata e più spinta a proseguire nel cammino intrapreso. Altrettanto gratificato, però, è anche chi si prende cura di… , perché entrando in un rapporto di relazione, è inevitabile che la sua personalità venga modificata.

Così è successo per la nostra famiglia, con figlia unica, da quando si è deciso di prendere in affido un ragazzo ivoriano di 19 anni, per accompagnarlo nel difficile cammino d’inserimento nel nostro sistema nord-occidentale.

Mi viene da dire che la parola più significativa di questo viaggio è stata, sicuramente, INSIEME.

Insieme abbiamo intrapreso una strada che tenesse conto delle reciproche culture, religioni, modi di vivere il quotidiano, portando Karim al raggiungimento di traguardi, quali il diploma di licenza media, la patente di guida, il trovare un lavoro.

E’stato bello sentirsi chiamare mamma da un figlio del mondo dalla pelle nera; ma adesso è bello guardare oltre, quell’oltre che ci spingerà a viaggiare, ancora una volta insieme, verso la Costa d’Avorio per conoscere un’altra mamma: la sua.

Ci occupiamo da vent’anni di Commercio Equo e Solidale. Data importante che ci spinge a guardarci indietro per operare un piccolo bilancio di tanti anni di attività. Anni segnati da tanti volti che abbiamo accompagnato e che ci hanno accompagnato in un percorso di crescita personale e sociale, alla ricerca della giustizia e, attraverso questa, della pace, per il superamento di conflitti che sembrano non avere fine né soluzione.

Non è stato sempre facile, a volte abbiamo avuto la sensazione di fare solo “i bottegai“, commessi di un piccolo supermercato sempre in lotta per la sopravvivenza. Abbiamo combattuto, ci siamo scoraggiati ma mai arresi e abbiamo gioito dei successi dei produttori a cui davamo spazio e voce. Proprio l’incontro con loro che sono venuti a trovarci personalmente o con coloro che abbiamo conosciuto tramite i racconti di chi li aveva visitati, ci ha spinto ogni volta a rinnovare la scelta, consapevoli che, pur a distanza, ci stavamo prendendo cura di chi non aveva mezzi, voce, possibilità, dando loro visibilità e sostegno concreto. Anche l’incontro e il dialogo con chi, qui, attraverso noi, veniva a contatto con persone lontane ed i loro sogni, i loro progetti, la loro voglia di vivere e di riscattarsi con la forza del proprio lavoro: mostrare loro la potenza delle scelte quotidiane ci ha portato a prenderci cura anche de degli acquirenti, offrendo loro la possibilità di un cambiamento di mentalità, a partire da un gesto concreto a favore dell’esistenza di persone lontane e sconosciute, sostenendole nel miglioramento delle condizioni di vita.

Per l’educazione che abbiamo avuto, per le compagnie che abbiamo frequentato o forse per i cartoni animati visti da bambini abbiamo sempre avuto l’aspirazione ad essere supereroi e “salvare il mondo”.
C’è stato un periodo della nostra vita nel quale abbiamo capito che per “salvare il mondo” bisognava conoscerlo. Ci siamo interessati alle questioni di politica internazionale, abbiamo sostenuto le popolazioni indigene della foresta amazzonica e le donne del Bangladesh. Siamo andati a vedere come vivono le comunità delle Ande e i monaci thailandesi. Abbiamo visto anche situazioni di difficoltà e di sofferenza, ma al termine dei nostri viaggi e delle nostre esperienze noi eravamo felici.

C’è stato un periodo della nostra vita nel quale abbiamo pensato che per soddisfare la nostra aspirazione ad essere supereroi bisogna fare i genitori; siamo convinti che Batman e l’Uomo Ragno non siano sottoposti a prove più difficili rispetto a quelle che deve sostenere un genitore nell’educare il proprio figlio. Ma, al termine di ogni giorno che trascorriamo con nostro figlio Claudio, noi possiamo dire di sentirci felici.
Abbiamo capito che non saremo mai supereroi, non salveremo il mondo, ma possiamo “prendercene cura ”. Prendersi cura è un verbo riflessivo, cioè uno di quei verbi che indicano che l’azione si riflette direttamente sul soggetto. I supereroi salvano il mondo senza ottenere niente in cambio, noi invece ci prendiamo cura del mondo e questa azione si riflette su di noi rendendoci felici.

Oggi siamo in un periodo della nostra vita nel quale abbiamo deciso di prenderci cura del mondo più vicino a noi. Ci prendiamo cura di un piccolo appezzamento di terra vicino a casa che era abbandonato. Vedere che, con fatica, i pomodori, la lattuga e i tulipani vincono la loro battaglia contro la gramigna ci rende felici. Abbiamo deciso di prenderci cura di Giulia, una bambina di 5 anni, che è stata tolta alla famiglia e da 3 mesi vive con noi. Vediamo Giulia che gioca serena, canta sotto la doccia, sorride e, con fatica, vince la sua battaglia contro le paure e i brutti ricordi. E tutto questo ci rende felici.

Nonostante la vita ci presenti le più belle immagini nel nostro venire al mondo, a tutti viene presentata l ‘inquietudine della strada. Partiamo con un bagaglio emotivo che ci contraddistingue e ci aiuta ad affrontare in maniera differente l ‘uno dall’ altro le sfide quotidiane.
E proprio su quest’ultima , creiamo una rete di relazioni con un infinito mondo. È come avviarci tutti insieme da un unico blocco di partenza sprovvisti di qualsiasi strumento, e ,una volta oltrepassata la linea, comincia il proprio viaggio. Ed è dai primi passi che ci accorgiamo di quanto non si possa camminare soli, di quanto tutto questo vagare ci porta a confrontarci con tutto quello che ci sta intorno. Sia esso un nostro simile che la nostra madre terra. Per un attimo, a volte, ci guardiamo indietro e ci accorgiamo che noi stiamo dove stiamo perché chi ci ha generato si è preso cura di noi. Se il nostro cammino ha generato fiducia e amore nel nostro cuore , posiamo lo sguardo sulle persone che ci stanno accanto e cominciamo a tessere relazioni.  Non sempre però quello che vorremmo come traguardo ci è donato e così quello che una volta speravi potesse essere , non avverrà mai. E con l ‘aiuto e la forza di chi ti accompagna aggiungi un tassello al tuo carattere. Abbiamo cominciato a pensare che prendersi cura di qualcuno che irrompe nella tua vita attraverso il dono dei sentimenti potesse essere un buon proseguimento di strada e ci siamo accorti che continua a generare piccoli solchi che col tempo si trasformeranno in nuove strade percorribili da persone che non avremo modo e fortuna di conoscere. Ecco, forse, prendersi cura ad oggi può significare questo: allargare le braccia a coloro ai quali la strada era stata impedita. La natura ha voluto che la nostra famiglia avesse una sua storia.
Non ho sentito crescere un figlio nella pancia, non ho sentito il primo battito del suo cuore, non l’ho visto nascere. Essere mamma e papà per noi è stato veramente scegliere di esserlo, è stato accogliere Andrea e Michela nei nostri cuori. ASPETTARE e ACCOGLIERE
Aspettare che arrivasse il momento, che tutto fosse pronto, che ci fossero tutte le condizioni giuste, un lungo tempo dell’attesa con tanti sentimenti, emozioni, sensazioni e poi, in poco tempo, accogliere senza giudizio, semplicemente accogliere. Altro da me, altro da noi, ma subito amore.
Ohana significa famiglia, e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato
(Lilo e Stich).

Anna & Fabio; Carola & Franco; Enrico & Valeria; Simona & Pier

E’ la cura che rende possibile la rivoluzione della tenerezza dando la priorità al sociale sull’individuale e orientando lo sviluppo verso il miglioramento della qualità di vita degli umani e degli altri organismi viventi. La cura manifesta l’essere umano complesso, sensibile, solidale, cordiale ed in connessione con tutto e con tutti nell’universo. ” Leonardo Boff

 

 

Presentazione del progetto.

Solidarity Watch (osservatorio della solidarietà) è un osservatorio europeo che si propone di raccogliere e di condividere materiale giuridico e documentario sulla questione dei “delitti di solidarietà”. Sono in aumento in diversi paesi europei i casi di criminalizzazione di cittadini che esprimono con gesti concreti la loro solidarietà ai migranti.

I nostri obiettivi sono:

  • documentare il fenomeno raccogliendo informazioni affidabili
  • produrre materiale analitico, frutto di una riflessione rigorosa, su questo fenomeno inquietante per il futuro delle società europee
  • mettere questo materiale a disposizione di associazioni, cittadini, giuristi, giornalisti, ricercatori, amministrazioni pubbliche, …

Attualmente siamo in grado di coprire l’Italia, la Francia e i Balcani. Ma la piattaforma ha vocazione ad estendersi agli altri paesi europei.

La piattaforma funzionerà grazie a:

  • una rete di associazioni reputate per il loro lavoro e sensibili alla questione del “delitto di solidarietà”
  • un sito internet multilingue che accentra informazioni e fonti aggiornate sui casi, gli aspetti giuridici, le iniziative e gli studi in corso
  • un gruppo di analisi che produrrà un rapporto semestrale sull’evoluzione del fenomeno. Il primo rapporto è previsto per settembre 2017.

Le nostre preoccupazioni comuni sono emerse nel 2016, seguendo i casi di cittadini implicati in procedure giudiziarie per aver aiutato dei migranti “in situazione irregolare” alla frontiera franco-italiana e alla frontiera italo-slovena. Vari tipi di mobilitazione sono emersi a livello locale e nazionale. Per quanto ci riguarda, ci unisce l’idea della necessità di una forma di attivismo che si ponga come obiettivo il monitoraggio dei casi di “delitto di solidarietà” e la produzione e diffusione di documenti analitici che possano attraversare le frontiere europee attraverso la nostra piattaforma.

Previsione di budget per il periodo febbraio-giugno 2017

creazione e sviluppo del sito Solidarity Watch – 1 000 €
assistenza tecnica febbraio-giugno 2017 – 1 000 €
totale – 2 000 €

Le promotrici del progetto

Siamo cinque giovani ricercatrici italiane e francesi in scienze politiche e geografia. Lavoriamo tutte in Francia. Le nostre ricerche portano su tematiche direttamente legate all’immigrazione e/o all’Europa.

Giulia Scalettaris @ giulia.scalettaris@gmail.com
Morgane Dujmovic @ dujmovic.morgane@gmail.com
Elen Le Chêne @ elen_lechene@hotmail.fr
Chiara Pettenella @ chiara.pettenella@gmail.com
Sarah Sajn @ sarahsajn@hotmail.com

“Il vero viaggio di scoperta non è cercare posti nuovi
ma avere occhi nuovi”

Ciao a tutte/i, lettera piena di notizie, di inviti e di cifre. Partiamo dal resoconto economico 2016. I numeri ci dicono che, malgrado improvvise necessità, e con l’impegno di tutti che ringraziamo, siamo riusciti a continuare nel nostro impegno solidaristico verso gli amici in Haiti, anche lo scorso anno. Troverete all’interno delle spiegazioni la notizia che abbiamo accantonato 10.000 €uro, sempre presso Banca Etica, per improvvise necessità. Ci aspetta poi domenica 14 maggio un importante appuntamento, il Seminario delle Reti del Nord Est a cui invitiamo a partecipare. Il tema proposto dalla Segreteria è “Il significato di essere solidali oggi: per ciascuno di noi, nei nostri gruppi locali, nella Rete nel suo complesso”. Con l’aiuto di un facilitatore, il comboniano fratel Alberto Parise, dedicheremo il tempo a disposizione per raccontarci le nostre esperienze attuali e capire quale significato abbia assunto l’essere solidali all’interno del mondo in cui ci troviamo a vivere (qui e là) come singoli e come Rete. Alle 9, presso la sede dei Comboniani (via San Giovanni di Verdara 139 tel. 049 8751506), inizierà l’accoglienza. Dopo qualche breve lettura introduttiva sul tema della giornata, inizieremo i lavori fino alle 13. Dalle 13 alle 14.30 pranzeremo insieme condividendo cibi e bevande che ciascuno avrà portato; la rete di Padova procurerà piatti e bicchieri per tutti/e. Alle 14.30 riprenderemo i lavori che si concluderanno alle 17. Speriamo di essere numerosi: è un’occasione per scambiarci e condividere esperienze e riflessioni. Il 21 Aprile scorso ci siamo incontrati a casa di Gianna e Elvio in occasione dell’anniversario della morte di Dadoue (24 aprile 2010) e di Gianna (23 ottobre 2016), ce ne parlano Maria Rosa e Sandra. Il 28 aprile c’è stato un incontro con Anna Zumbo di Popoli in Arte, trovate una sintesi dell’incontro Infine le ultime notizie da Haiti con una lettera di Jean e Martine

Incontro di Rete a casa di Gianna e Elvio. Riassunto a cura di Maria Rosa e Sandra

Il tema dell’incontro è la richiesta da parte della Segreteria di riflettere sul significato di ‘solidarietà oggi’ per la Rete. Si tratta di un percorso che, iniziando dalle reti locali, passerà alle riflessioni nei seminari interregionali e nazionale e si concluderà con il Convegno del 2018. Come sempre abbiamo condiviso informazioni e opinioni. Questa volta abbiamo condiviso forti emozioni suscitate anche dai pensieri e dalle riflessioni lasciateci da Gianna e Dadoue. Abbiamo sciolto le tensioni emotive nel canto, con ‘Gracias a la vida’ e con l’inno di FDDPA che tra l’altro dice che FDDPA è ‘l’uno che cerca l’altro’ e ancora ‘Haiti può diventare bella e ricca se mettiamo insieme le nostre mani ‘. In sintesi dalla discussione è emerso che solidarietà è:
– un tentativo di rispondere al ‘perché tanti hanno molto, anche troppo, e altri non hanno neanche il necessario’;
– noi siamo un anello di una rete che unisce tutti i popoli;
– sarebbe utile condividere le esperienze, i percorsi individuali dei ‘vecchi’ della Rete con i ‘giovani’ che forse sentono il bisogno di chiarire il significato di ‘solidarietà’;
– passare dalla denuncia alla costruzione di alternative;
– non si tratta tanto di aiutare nella realizzazione di progetti, ma anche e soprattutto incontrare persone;
– solidarietà è relazione tra persone, relazione di amicizia e di vicinanza;
– è restituzione a popoli e persone del ‘Sud’ derubati dal ‘Nord’;
– è mettersi insieme perché da soli non si cambiano strutture sociali ed economiche di ingiustizia;
– è promuovere un cambiamento personale, sociale, economico;
– cambiare anche le nostre strutture e la nostra cultura;
– un atteggiamento innato di condivisione si sviluppa e cresce grazie agli incontri della vita;
– solidarietà è la forza della Rete.
Nella Rete c’è una ‘solidarietà verso l’esterno che si esprime nei progetti e nella costruzione di relazioni tramite i referenti, e c’è una ‘solidarietà interna’ che si esprime nello scambio e nel confronto di esperienze personali. Ci è stato richiesto, inoltre, di trasmettere alla segreteria l’opinione dei gruppi locali su come organizzare il Seminario interregionale, se invitare un relatore esterno che ci aiuti a capire cosa significa essere solidali oggi, oppure fare un’analisi interna ai gruppi in un incontro-confronto tra gli aderenti della rete. L’opinione della Rete di Padova è che si preferisce cercare di mettere in comune le ragioni che ci hanno spinto a partecipare alla Rete e ad essere costanti per anni. Si suggerisce un incontro-confronto guidato e facilitato da un esperto del ‘Metodo Freire’ che ci aiuti a far emergere il vissuto di ognuno di noi, esporre le riflessioni personali, condividerle e confrontarle tra di noi.

Visita di Anna Zumbo, della associazione Popoli in Arte, che sta collaborando nella gestione metodologica dei seminari sulla salute promossi da Fddpa; a partire dal 2016, Anna e MariaPaola si turnano per fare il seminario, Anna è venuta a condividere le sue riflessioni del 3 seminario di marzo 2017.
Di seguito una sintesi della riunione.
La partecipazione a questo terzo seminario è stata ridotta, le date scelte non hanno tenuto conto del periodo in cui – nelle località dove sono le scuole – erano in corso esami, ma sono tornata contenta perché ho avuto la conferma che le esperienze stanno maturando, in una parola “germogli freschi”. Da un punto di vista generale, anche la capitale del dopo-terremoto, a distanza di tempo, è più vivibile, ho notato una certa normalità, così come girare per il paese è più facile, le strade sono asfaltate e ben tenute. L’onda lunga del terremoto credo sia finita”. Gli obiettivi concordati per questo terzo seminario salute, che in particolare affrontava il tema della latrina (dopo quello sull’acqua), sono stati rivisti per permettere una maggiore partecipazione di tutti, così abbiamo fatto sessioni di lavoro a moduli della durata di mezza giornata. Un primo obiettivo è stato “Valutare l’impatto dei precedenti seminari, quali le azioni intraprese”; alcuni si sono dedicati alla produzione di cloro per potabilizzare l’acqua, ma è un impegno individuale. Si è discusso quindi sulla necessità di un supporto concreto per far avanzare il processo educativo, di una persona che accompagni in modo organizzato le comunità da cui provengono i partecipanti, facendo assieme con questi un programma di azioni minimo di intervento comunitario. Il “fil rouge” sono i temi dell’igiene e dell’acqua, mentre solo successivamente – con tempi adeguati al passo delle comunità – il tema delle latrine. Il tema latrine è stato affrontato con un lavoro che ha coinvolto il corpo oltreché la parola: è stato un lavoro molto interessante, c’è una grande consapevolezza, molta motivazione e coinvolgimento dei partecipanti. La risposta è stata maggiore delle aspettative, al punto che un prossimo seminario potrebbe avvantaggiarsi dell’uso di Teatro dell’Oppresso che aiuta anche ad esprimere con il corpo le proprie idee. La complessità dell’argomento, anche se scelto come fondamentale dai partecipanti fin dal primo seminario, fa avanzare lentamente verso soluzioni possibili. Si tratta di percorre un cammino a tappe per acquisire coscienza sulla UTILITÀ della latrina. Le persone conoscono varie tipologie di latrine e la maggior parte sono considerate brutte da usare e per questo evitate. IL tema quindi non è sconosciuto, anzi, molte organizzazioni hanno portato avanti progetti di latrine senza però ottenere lo scopo che venissero usate e/o mantenute igieniche. Nel frattempo una idea – condivisa dagli amici di Fddpa – è quella di proporre un modello, un esempio, costruendone una nella casa di Dubuisson, sede della Fddpa. I seminari proseguono, il prossimo è previsto in agosto 2017. Un sentito grazie a Popoli in Arte per quanto sta facendo in questo tempo a titolo solidale e della volontà di proseguire con FDDPA negli obiettivi della salute comunitaria.

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, inizio questa circolare locale, veronese, con una notizia che ci arriva dal Medio Oriente, di cui non s’è avuto particolare riscontro sui media italiani: lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi. Che 1500 persone decidano ed attuino tutte insieme uno sciopero della fame ad oltranza dovrebbe essere una “notizia”. Ma si tratta di Palestinesi. Per di più prigionieri politici e, ancora peggio, ristretti nelle carceri israeliane. E dunque, benché chiedano solo “Pace e Dignità” ed un trattamento umano, come prescritto dal Diritto Internazionale, la notizia non c’è sui grandi mezzi di informazione, anzi non è mai comparsa. Non se ne parla e non se ne scrive sicché l’opinione pubblica ne è all’oscuro. (dal Comunicato stampa delle Associazioni di sostegno) La situazione della Palestina è ben oscurata, non se ne deve parlare, valgono solo gli accordi fra stati, e ciò che impone Israele, il popolo eletto; come l’accordo per aumentare gli insediamenti israeliani a Gerusalemme, per spostare le ambasciate da Tel Aviv a Gerusalemme, per evitare ogni discussione ed attuazione delle delibere dell’ONU per la Cisgiordania, per togliere il muro della vergogna, per un secondo stato libero e indipendente, senza parlare mai dei prigionieri politici palestinesi detenuti e migliaia nelle carceri israeliane, senza alcuna possibilità di ispezione internazionale. Capofila dei detenuti Palestinesi nel lanciare questo sciopero della fame é stato Marwan Barghouti, a noi della Rete ben noto, salutato come un nuovo Mandela da Uri Avnery, l’intellettuale israeiano che si batte per la pace fra israele e Palestina, fondatore del movimento pacifista israeliano Gush Shalom. Dei prigionieri in Turchia o in Venezuela tutto passa sui media, ma di ciò che avviene con i detenuti Palestinesi non si può parlare, sono tutti estremisti attentatori. Bargouthi è stato condannato dai tribunali israeliani a ben 5 ergastoli. Riflettiamo alle ragioni di questo sciopero della fame, e ci verrà qualche dubbio leggendo cosa scrive e cosa si dice all’assemblea ONU, tutti contro l’unico popolo libero del Medio Oriente, Israele. Per proseguire questi approfondimenti sulla Palestina, venerdì 12 maggio alle 20.45, siamo invitati ad un interessante incontro a Sezano, dove incontreremo un giornalista importante, Mustafà El Ahoubi, giornalista di Nigrizia. Il tema è Palestina e Israele all’epoca di Trump. El Ajoubi è capo redattore del mensile Confronti, mensile ecumenico interreligioso, e tiene una rubrica fissa su Nigrizia, e ci siamo già incontrati con lui. In questi giorni c’è una grande polemica politica in Italia sui migranti e le ONG che li caricano sui gommoni e sulle navi, per salvarli dai naufragi, con un comportamento indicato come criminale. Ci sono state accuse contro le ONG, sospettate di aiutare gli scafisti, ma molte sono state le prese di posizione in difesa di quelle associazioni, dei presidenti del Senato e della Camera italiani, dei comandanti della Marina italiana, di molti scrittori, di Medecins sans frontieres, dell’Unicef (sui giornali c’era un elenco puntuale delle risposte ad ogni accusa). Mi pare interessante indicare anche la presa di posizione di Mussie Zerai, sacerdote cattolico di origini somale, chiamato l’angelo dei profughi, che abbiamo conosciuto al Convegno 2016 a Trevi, che vive in Svizzera e coordina le attività del gruppo Habeshia, candidato al Nobel per la pace. L’articolo si può trovare sul sito di Habeshia, ed ha girato sulla lista rete. Non riproduco qui tutto l’articolo, ma è importante indicare la presa di posizione di Mussie Zerai. Nei Coordinamenti dei gruppi rete si sta discutendo su come fare solidarietà oggi, perché molte cose stanno cambiando, anche nelle forme della nostra solidarietà. Si è deciso di approfondire questo argomento nei Seminari della Rete di quest’anno (ricordate: negli anni pari si fa il Convegno nazionale, come nel 2016 a Trevi, e negli anni dispari ci incontriamo in incontri più piccoli e vicini, regionali, l’ultimo nel 2015 fu a Isola Vicentina). E il Seminario interregionale per noi del Nord Est di quest’anno sarà a Padova, secondo tradizione, domenica 14 maggio, dalle 9 alle 17, nella sala dei Comboniani di via S.Giovanni da Verdara, l’organizzazione è della R di Castelfranco, Fabio Marta e Mariangela, il pranzo sarà autogestito, cioè con ciò che ciascuno porterà, per sé e per gli altri. E’ bene concordare le modalità con una telefonata agli amici di Castelfranco o di Padova. Insieme al nostro Seminario interregionale del Nord Est, in altre località italiane si svolgeranno contemporaneamente altri seminari analoghi, come negli anni trascorsi, probabilmente nel Nord Ovest, in Piemonte o in Liguria, in Lombardia, in Toscana per il centro Italia, al Sud, in Campania o in Puglia, e forse anche in Sicilia o in Sardegna. Quest’anno si vuol poi raccogliere il materiale prodotto in questi Seminari per possibili rielaborazioni o riflessioni, e ci si vuol trovare ancora una volta per un ulteriore Seminario nazionale (quasi per un nuovo Convegno), ancora sullo stesso tema delal solidarietà oggi, e s’è già fissato luogo e data: sarà l’8 ottobre a Brescia. Ma si daranno ulteriori indicazioni, informazioni e inviti. Per noi veronesi, comunico che nei prossimi giorni avremo un ospite del Guatemala: viene in Italia Nicolasa, e sarà ospite alcuni giorni a San Zeno di Colognola ai Colli, girando poi per Verona e altri luoghi. Faremo alcuni incontri in giro, chiamando personalmente gli amici. Nicolasa Mendoza è una preziosa collaboratrice di padre Clemente, attiva nella zona del Lago Atitlan, tra i vulcani della Montagna, ma ha già lavorato nei Progetti del Padre a Parraxtut e a Chel, in montagna. Arriva a Verona l’11 maggio, resterà in zona alcuni giorni, per poi proseguire il suo viaggio in altri luoghi d’Italia; appena avremo informazioni più dettagliate daremo indicazioni più precise. Per la Colletta locale: vedete la distribuzione di questo mese, maggio, iniziamo ormai a seguire regolarmente il Progetto in Ghana, ad Adjumako, con la scuola delle ragazze. Ne parleremo più chiaramente nel nostro prossimo incontro di rete, che non abbiamo ancora fissato. Tanti ritardi di organizzazione sono legati anche alla mia situazione fisica, che sapete in aprile è stata un po’ precaria. Ora mi pare di stare decisamente meglio, i nostri dottori del gruppo, Gianni e Gianco, sono già venuti a vedermi, ma forse è tempo di pensare a un cambio di gestione, e comunque ad una gestione più collegiale: ne parleremo nei nostri prossimi incontri.
Un caro saluto a tutti, a presto
Dino e Silvana