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Rete di Macerata Ottobre 2018

Cari amici e amiche, l’arresto di Domenico Lucano, Mimmo lo Curdo, o meglio, Mimì Capatosta, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, di fraudolento affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative prive dei requisiti necessari, di aver celebrato matrimoni per garantire il permesso di soggiorno ad uno o una straniera, ma allo stesso tempo protagonista di un modello di accoglienza virtuoso, come era stato descritto da tante testate giornalistiche, ha messo in crisi molti, fra cui la sottoscritta. Il tema della disobbedienza civile è stato messo al centro della discussione: “…fare del bene anche violando alcune leggi …” (parole di Lucano intercettate), e mi sembra opportuno approfondire il nostro rapporto con la giustizia e la legge. Quando si parla di “ modello Riace” si parla di un sindaco eletto tre volte dalla sua comunità nel 2004,nel 2009, nel 2014, per il quale lo stesso Gip ha rigettato le accuse di interesse personale nella gestione dell’accoglienza; c’è, però, una esplicita violazione di leggi dello Stato, ammessa dallo stesso Lucano che ha giustificato il suo comportamento definendo tali leggi “violazioni innanzi tutto di diritti umani” pertanto “da non rispettare in quanto ingiuste”, davanti alle quali è necessaria la ”disobbedienza civile”. Questo primo cittadino di un paesino calabrese di 2000 anime, è stato inserito dalla rivista Fortune fra i 50 personaggi più importanti del mondo come miglior sindaco del mondo; oggi rischia di veder falliti i suoi sforzi non solo per il comune di Riace che si stava ripopolando anche con immigrati provenienti dall’Afganistan, dalla Siria, dal Kurdistan e da tanti altri paesi africani (circa 450 tra rifugiati e immigrati nel corso degli anni si sono stabiliti a Riace, rivitalizzando il paese e consentendo di evitare la chiusura della scuola), ma anche per tutte le persone lì accolte che si troveranno da regolari a irregolari a causa del decreto sicurezza approvato qualche giorno fa dal Consiglio dei ministri. E’ stata minata, inoltre, la possibilità di applicare il modello Riace da altre parti e, quindi, di realizzare una convivenza pacifica fra italiani e immigrati, con l’unico modo possibile per ottenere la sicurezza sociale: mettere tutti in regola, quindi responsabili delle proprie azioni. Il tema gigantesco della disobbedienza civile riguarda le leggi morali, quindi non scritte che vanno oltre le leggi positive scritte, a cui si ricorre in momenti storici in cui vengono meno valori fondamentali del vivere insieme, come la libertà o la vita; mi domando come la mettiamo con gli italiani che aiutarono gli ebrei e i partigiani a sfuggire alle rappresaglie nazi-fasciste? non furono forse disobbedienti per umanità, giudicando quelle leggi ingiuste? Come mai Lucano non ha ricevuto un’avviso di garanzia invece degli arresti domiciliari che vengono comminati per aver commesso un reato grave o il tentativo di manipolare le prove? E se il sistema di accoglienza creato a Riace funzionasse, se dimostrasse che sono le regole a creare disfunzioni nell’accoglienza? e quando la Lega istigava alla disobbedienza fiscale? “La legge nasce per difendere il più debole e non per sancire i diritti del più forte a due condizioni: che la coscienza sia retta e che si sia disposti a pagare di persona la propria disobbedienza” (don Milani). Mi pare proprio questo il caso. Forse dovremmo ammettere che abbiamo bisogno del lavoro degli immigrati oltre a quello dei nostri giovani, il nostro appennino e con esso buona parte del sud è desertificato per spopolamento e abbandoni; non dimentichiamo che Domenico Lucano partì con il suo progetto nel ’99 ottenendo un prestito da Banca Etica per realizzare un turismo solidale nel tentativo di tenere vivo il suo paese; in questo progetto fu sostenuto dalla Rete dei Comuni Solidali, solo dopo arrivarono i contributi dello Stato. I dati ci dicono che in Calabria sono a rischio estinzione 150 comuni, purtroppo non sono diverse le condizioni della Basilicata o dell’Abruzzo. I giuristi danno torto a Lucano perché ha infranto la legge, io so che avrei agito come lui in quanto condivido il pensiero di Bertold Brecht: “i posti dalla parte della ragione erano occupati, così ci sedemmo dalla parte del torto”. Oltre 17.000 sono le vittime delle migrazioni dal gennaio 2014 al settembre scorso. Se entrassimo nell’ordine delle idee che l’immigrazione è da intendersi come risorsa riporteremmo il dibattito sul piano della realtà poiché quello che è avvenuto nel nostro paese è stato un racconto sempre in grigio, scuro , sull’invasione, mentre intendendo l’immigrazione come risorsa sarebbero evidenti alcune pratiche dell’accoglienza che pur rispettando i diritti dei migranti tutelano le comunità, si fanno carico delle paure , riattivano economie locali, ribaltando il paradigma che normalmente viene utilizzato su questo tema. La notizia di oggi è che a Lucano sono stati revocati gli arresti domiciliari ma è una vittoria a metà perché è stato sospeso da sindaco con il divieto di dimora, quindi deve lasciare il comune di Riace. Questo provvedimento cautelare mi pare ancora peggiore rispetto all’altro. E’ STATO MESSO AL CONFINO COME I MAFIOSI!

Rete di Quarrata – Lettera Ottobre-Novembre 2018

Carissima, carissimo,
le giuste lotte per l’emancipazione e la giustizia sociale che sono sfociate nelle rivoluzioni hanno sì provocato la caduta dei leader politici o di cambi di regime, ma non hanno trasformato l’animo umano in maniera radicale. È tempo della rivoluzione della compassione. La compassione infatti è vitale. Viene erroneamente paragonata a un nobile ideale, a un sentimento elevato. Si cresce in società così materialistiche e individualiste che mostrare compassione può sembrare un segno di debolezza, E questo vuol dire dimenticare che la compassione è prima di tutto l’energia positiva che sostiene la vita. Guardando oggi alle nostre vite, esorto ad osservare come l’egoismo chiuda tutte le porte, mentre l’altruismo le dischiude. La filosofia, l’ideologia, la politica e la teoria economica occidentali hanno diffuso la convinzione che la competizione, alimentata dalla rivalità, dall’invidia, dalla gelosia e dal risentimento conferiscano creatività e dinamismo alla società. Il Novecento ha esacerbato la competizione distruttiva, in una convivenza segnata da mutua indifferenza e chiusura. Alcune mattine fa sono andato al palazzetto dello sport ad ascoltare l’ex giudice Giancarlo Caselli che si è intrattenuto con i giovani delle scuole superiori sulla legalità a partire dalle mafie che controllano varie filiere alimentari. Eravamo arrivati tutti a piedi. Al termine abbiamo fatto la strada inversa insieme ad alcuni amici. Dopo aver fatto defluire un migliaio di giovani presenti, con stupore abbiamo iniziato a trovare per strada mozziconi di sigarette, pacchetti vuoti di sigarette, contenitori di Esta té con relativa cannuccia e fogli di carta appallata. Ho scritto ciò per tracciare le abitudini dei giovani d’oggi, (chiaro che non sono tutti così e non molto diversi da quelle dei giovani di ieri) ma non è questo l’obiettivo della mia riflessione. Quello che mi preme rilevare è la mancata educazione alla legalità che, al di là dei grandi proclami, dovrebbe nutrirsi di piccole cose, di azioni quotidiane che, anche se apparentemente insignificanti in sé, contribuiscono a cambiare il nostro approccio al mondo e a renderlo migliore. In questi giorni papa Francesco sta incontrando i giovani in Vaticano gli sta ricordando con forza che non sono venuti al mondo per vegetare, per passarsela comodamente, per fare della vita un divano che gli addormenti; al contrario, sono venuti al mondo per un’altra cosa, per lasciare la loro impronta, per essere creativi, trasgressivi, insoddisfatti e solidali. Che scegliere la comodità, fa confondere la felicità con il consumare, è qui che inizia la loro perdita di libertà, perché è il sistema che non vuole che siano liberi. Oggi noi adulti abbiamo bisogno abbiamo bisogno dei giovani, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come una opportunità. Abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare i muri. Che siate voi i nostri accusatori, che siamo noi a creare muri, a creare inimicizie, a creare guerre. Munitevi di coraggio e iniziate ad essere attori politici, persone che pensano, animatori e agitatori sociali. Tutto ciò è politica, ma la politica non è tutto. Dipende da come viene esercitata. Senza utopia la politica si riduce a un mero gioco di potere in funzioni delle ambizioni personali e degli interessi corporativi. Oggi sta emergendo sempre con più forza il virus dell’ignoranza, che porta con se due compari altrettanto pericolosi e invadenti: la violenza e la menzogna. Ne vediamo ogni giorni i frutti, nella vita quotidiana come nell’attualità politica. Sono virus tanto più insidiosi e pericolosi perché si instillano a piccole dosi e sono veicolati spesso dalla retorica, dal pensiero dominante. In buona sostanza non se ne parla, ovvero la retorica dominante non ha interesse a parlarne e allora possono agire indisturbati. Ovviamente a questi virus che si propagano sul registro delle idee, dell’etica e della cultura, i più esposti sono le persone semplici, i poveri, quelli emarginati che il sistema attuale tende a moltiplicare. Lo vediamo molto bene a proposito delle indecorose gazzarre a sfondo fascista delle ultime settimane, su cui è giusto intervenire e ribellarsi con grande fermezza. Ma all’interno di un quadro coerente, che non può che essere anche un esame di coscienza, che guardi alle cause di questi fenomeni.
C’é una emergenza ignoranza che non si può risolvere scaricandola sulle inadempienze di un sistema scolastico e formativo soggetto da decenni alle più varie intrusioni, ad una sistematica delegittimazione, senza un adeguato piano di investimenti in risorse umane e strutturali. Le gazzarre fasciste per l’Italia ricordano il fascismo vero, quello di un secolo fa che non può certo ritornare come tale, si era nutrito proprio di questo. Servono, dunque, anticorpi. Ma siamo in grado di produrli? E poi, di diffonderli in modo che agiscano con efficacia? Rispondere a questi interrogativi forti non è facile, comporta che ciascuno, a partire dalle élite, si assuma le proprie responsabilità. Ma se non cominciamo a dire queste cose con franchezza e così sviluppare un vero dibattito civile, ci limiteremo come sempre, alla pur sacrosanta indignazione del momento, che non impedisce ai processi di svilupparsi, mentre ciascuna parte si limita a tutelari i propri interessi, a partire da quelli elettorali. Il 18 ottobre si è celebrata la “Giornata mondiale dell’alimentazione” che quest’anno si collega al 70esimo anniversario della dell’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il 10 dicembre 1948, e il 70esimo anniversario della Costituzione italiana, che al suo articolo 3 afferma: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. I dati richiamati dall’amico (padre del progetto Fame Zero in Brasile) direttore generale della FAO, sono drammatici: la fame è tornata a crescere negli ultimi per il terzo anno consecutivo arrivando a 821 milioni le persone nel mondo che soffrono la fame, di cui 7.000 bambini muoiono ogni giorno di fame. Mentre sono 150 milioni i bambini in età scolare che hanno ritardi cognitivi e della crescita dovuti alla malnutrizione, mentre il 33% delle donne in età riproduttiva soffrono per la scarsità di cibo ecc… Questi non sono numeri, sono bambine, bambini, donne e uomini in carne ed ossa che chiedono di poter fare parte della Famiglia Umana. Pensiamo a cosa perdiamo in scienza, in poesia, in letteratura in relazioni ecc… lasciandoli morire. In ognuno di loro dentro c’era un progetto, una speranza, una forza, un desiderio. L’idea di “aiutarli a casa loro” era di Renzi come oggi è di Salvini, ma era principalmente della FAO e del vertice mondiale dell’alimentazione che nel 1996 aveva stabilito che ogni Paese dovesse destinare la quota dell’1% del proprio PIL agli aiuti ai Paesi poveri (impoveriti) e aveva perfino coltivato il sogno di dimezzare la fame nel mondo entro il 2015: ma povertà e fame sono aumentati e verso i poveri del Sud sono cadute a sfamare e illudere i poveri solo le briciole, quelle che il ricco epulone faceva cadere dalla propria lauta mensa e che Lazzaro condivideva con i cani. L’Italia non è mai riuscita a dare più dello 0,2%. Una vergogna!
Ad ognuno la propria risposta.
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Domenica 28 ottobre si è svolto il ballottaggio per le presidenziali in Brasile, ha vinto, ahimè, Jair BOLSONARO, un incapace e stolto deputato, ex militare che ha urlato ai venti le sue cattiverie, contro i gay, le donne, gli indios, i negri, gli abitanti del nord-est, che ha impostato una campagna intollerante basata sulla paura. E’ fuggito da qualsiasi dibattito pubblico, conscio della sua incapacità e inconsistenza politica, ha difeso la dittatura, affermando che se fosse stata seria, Dilma non sarebbe mai potuta diventare presidente, perché dovevano farla fuori insieme a tutti gli altri prigionieri politici, ha difeso la violenza della polizia, lo scorso anno ci sono stati quasi 70.000 omicidi, ha elogiato il ritorno alla tortura. Si è sciacquato continuamente la bocca con la parola Dio, lui che ha fatto campagna elettorale insieme alla “Bancada Evangelica”. In Parlamento dopo che una deputata del Partito dei lavoratori aveva fatto il suo intervento, si è alzato in piedi apostrofandola “non ti stupro perché non lo meriti”. Questo è il nuovo presidente! Continua la vergogna: venerdì mattina 2 novembre, il giudice Sergio MORO, che ha inquisito, condannato e imprigionato Lula senza nessuna prova, si è presentato a casa del presidente eletto Bolsonaro accettando di fare il Ministro della Giustizia, della Sicurezza e della Corruzione, con l’impegno che ogni poliziotto che uccide qualcuno nella strada non deve essere giudicato ma “premiato”. Quando aveva inquisito Lula, erano uscite sue interviste con titoli cubitali sui giornali, dove affermava che lui mai sarebbe entrato in “politica”. Adesso che il suo gioco sporco ha portato i suoi frutti: non avere permesso a Lula di candidarsi, cadono la sua maschera e la sua ipocrisia. Adesso urge la costituzione di un fronte amplio di resistenza contro questo nuovo presidente e contro il governo. Da parte nostra deve essere forte la volontà e la capacità di sostenere i movimenti popolare e le nuove iniziative che si stanno già mettendo in pratica, penso alla scuola di “Fede e Politica” per giovani dai 18 ai 18 anni messa su da Frei Betto, Leonardo Boff, Plinio Arruda Sampaio, Marcelo Barros e molti altri sociologi, pedagogisti e intellettuali, al fine di formare una nuova classe politica. E’ uscito in questi giorni un libro di Frei Betto che tratta di questo da noi edito, potete richiedercelo.
Antonio

SABATO 29 SETTEMBRE – POMERIGGIO

 

Partecipanti al coordinamento:

SEGRETERIA: Maria Angela Abbadessa, Maria Cristina Angeletti, Fulvio Gardumi.
BRESCIA: Gabriella Giometti, Piergiorgio Todeschini; CASALE MONFERRATO: Beppe Ghilardi, Paolo Guglielminetti, Jennifer Johnson; PISA-VIAREGGIO: Franca Rosa Bianchi; GENOVA: Sergio Ferrera; MACERATA: Gianni Baldassarri; MOGLIANO VENETO: Beniamino Favaro, Annarosa Liotto; PADOVA: Marianita De Ambrogio, Francesco Fassanelli; QUARRATA: Antonio Vermigli; ROMA: Angelo Ciprari, Giacinta Carnevale; SALERNO: Lucia Capriglione; CELLE-VARAZZE: Pierpaolo Pertino, Simona Mozzati TORINO: Marco Zamberlan Monica Armetta; TRENTO: Luigi Moser, Carla Grandi, Alberto Inzigneri, Paola Pettenella; TREVISO: Olga Turchetto; UDINE: Lia Rontani, Cesare Davini; VARESE: Marco Lacchin; VERONA: Gianni Pettenella, Maria Picotti, Dino Poli, Silvana Valpiana;
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Ore 14.50 : Inizio lavori.

Fulvio GARDUMI dà il benvenuto ai presenti, a nome della Rete del Trentino e suo personale perché è nativo di Sardagna, qui vicino. Il luogo è stato scelto perché l’ostello di Rovereto e Villa S. Ignazio a Trento non erano disponibili. Questa struttura, tra quelle reperite, è quella con il migliore rapporto qualità/prezzo.
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1. Presentazione della nuova segreteria.

• Maria Angela ABBADESSA: Ricorda come oggi, in Brasile, è un giorno importante perché è in atto una manifestazione per ricordare il golpe giuridico istituzionale e mediatico e chiedere la liberazione di LULA (ne riferisce Antonio VERMIGLI). Il voto è previsto per domenica prossima e ballottaggio il 28.

Viene proiettato un video ricevuto tramite SALETE.

• Maria Angela ABBADESSA: legge un documento di presentazione della nuova segreteria che viene allegato al verbale.

• Fulvio GARDUMI: Riferisce che Marta BERGAMIN è assente per un lutto in famiglia, per cui la re-lazione della tesoriera slitterà al prossimo coordinamento.
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2. Saluto della segreteria uscente.

• Monica ARMETTA: Porta i saluti della segreteria uscente. Vi è già stato un confronto con la nuova segreteria a Quarrata.

Sintesi delle ultime decisioni assunte al Coordinamento di Cavagnolo:
• Prossimi coordinamenti a Pistoia ed a Roma, località scelte perché più centrali.
• Sono state individuate le Reti che si occuperanno delle circolari ed è stata scelta la nuova segreteria.
• E’ stato affrontato superficialmente l’argomento della riforma del terzo settore, anche qui all’ordine del giorno.
• Fatta la verifica del Convegno ed individuati i possibili miglioramenti.
• Riflessioni sulla RRR oggi, con particolare riguardo all’autotassazione (restituzione).
• Sottolineata l’importanza dell’azione politica della RRR, anche sotto il profilo della presenza sul territo-rio, facendo rete con altre associazioni
• Verifica del seminario giovani da parte di un partecipante. Si è deciso di creare una commissione giovani.
La vecchia segreteria consegna un piccolo pensiero alla nuova segreteria.

• Fulvio GARDUMI: Ricorda i 65 anni di matrimonio di Iole e Ivano SARTORI della Rete di Padova e propone di inviare loro una lettera di felicitazioni con le firme di tutto il Coordinamento.

• Fulvio GARDUMI: A fine ottobre arriva in Italia Frei BETTO, che ha già un suo calendario di incontri. Prima della sua ripartenza sarebbe possibile organizzare un evento della Rete.
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3. Proposta nuovo progetto da parte di Angelo CIPRARI.

• Angelo CIPRARI: Presenta una nuova proposta di progetto proveniente da Bolzano, sull’assistenza ai migranti. Domattina la proponente sarebbe disponibile a venire a presentarlo.

• Fulvio GARDUMI: Il progetto si chiama “Binario 1” ed è iniziato assistendo i profughi in passaggio sulla linea ferroviaria del Brennero e respinti in Italia. Sono nati dei gruppi di volontariato per dare sostegno a queste persone, soprattutto ai minori non accompagnati, alle persone malate o vittime di tratta o di violenza fisica o psicologica o sessuale.
Si tratta delle persone in maggiore difficoltà, di cui nessuno sa cosa fare.
Il progetto è quello di realizzare un rifugio dove dare ospitalità a queste persone. E’ un gruppo che non chiede contributi alle istituzioni pubbliche, non ha collegamenti politici ed è un’associazione laica.
Mercoledì 3 ottobre organizzano un workshop in materia di lavoro.

• Fulvio GARDUMI: Propone di ascoltare la responsabile domattina, anche per creare possibili sinergie con il progetto di Trento.

Il Coordinamento decide di invitarla domattina, per ascoltare brevemente la sua esperienza. Ovvia-mente ci si riserva di prendere decisioni una volta rinnovati i progetti in corso e verificate le disponibilità finanziarie.
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4. Nicaragua.

• Fulvio GARDUMI: Ricorda la mail di Silvestro PROFICO, che dice che ci siamo dimenticati il Nicaragua, dove i Sandinisti stanno tradendo le promesse che anche noi abbiamo appoggiato in passato. Gli ha risposto con un’altra mail Liviana BORTOLUSSI dicendo che non ci siamo dimenticati, che Dino Verderio e Gloria, cooperanti di Carugate, sono sempre presenti ai convegni della Rete con l’artigianato prodotto dalle donne di El Bonete, e che è difficile, nella attuale confusione, prendere posizione.

• Angelo CIPRARI: E’ difficile prendere posizione, come già in Siria.

• Maria PICOTTI: A tutti i convegni vengono Dino VERDERIO e Gloria, che ci aggiornano sempre sul Nicaragua. Forse sarebbe opportuno chiedere la loro opinione.

• Antonio VERMIGLI: Ha parlato con Dino VERDERIO, di cui è stato pubblicato un articolo sul Notiziario della RRR di giugno e che ha promesso di inviare alla rivista una riflessione sul Centroamerica e, in particolare, sul Nicaragua.

• Gianni PETTENELLA: quello di Silvestro PROFICO era un invito a prendere posizione. E’ d’accordo di prendere posizione su ciò che i referenti amici ci segnalano, ma non possiamo pensare che ciò sposti gli equilibri. A proposito della richiesta di Sivestro PROFICO di dare adesione alla Marcia Perugia Assisi, non intende fare una questione di principio ma sarebbe contrario a una adesione della RRR
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5. Adesione alla Marcia Perugia Assisi (7 ottobre 2018).

• Francesco FASSANELLI: Vi è stato lo sforzo da parte di ZANOTELLI e CIOTTI di riunificare le varie anime della Marcia e questo accordo è andato in porto, per cui ritiene opportuno aderire.

• Antonio VERMIGLI: Riceve sempre dalla Tavola della Pace il manifesto con le notizie sulla Marcia. E’ d’accordo con Francesco. Anche Mao VALPIANA, che in passato era critico con LOTTI, ha dato la pro-pria adesione alla luce di questa riunificazione.

• Francesco FASSANELLI: Aggiunge che, in questo momento politico, una grossa partecipazione sia importante.

• Lucia CAPRIGLIONE: E’ d’accordo.

• Marco LACCHIN: Aderire e non andarci ha poco senso.

• Antonio VERMIGLI: Potrebbe scrivere alla Tavola della Pace, proponendo l’ingresso di qualcuno della RRR nel coordinamento. Da Quarrata partirà comunque un pullman.

• Vari membri del coordinamento danno la disponibilità ad essere presenti alla Marcia

• Fulvio GARDUMI: Il momento è grave, per cui occorre cercare il massimo di unità possibile.

• Maria PICOTTI: Certamente varie persone della RRR ci andranno. Si potrebbe dare l’adesione e portare uno striscione.

• Lucia CAPRIGLIONE: Se vogliamo dare un contributo ad un percorso dobbiamo esserci, anche eventualmente per manifestare il proprio disaccordo. Chiede ad Antonio VERMIGLI di partecipare al coordinamento della Tavola della Pace.

• Pierpaolo PERTINO: Concorda con Marco sul fatto che se si dà l’adesione, occorre mettersi in gioco sino in fondo. Le nostre energie sono al lumicino: forse sarebbe necessario scegliere i segni significativi a cui si vuole aderire. O ci stiamo dentro, oppure non ha senso dare un’adesione formale. Scegliamo poche iniziative irrinunciabili, ma lì ci giochiamo.

Si decide di dare l’adesione (anche per dare il segnale di un superamento delle divisioni) invitando i membri della RRR e le Reti locali a partecipare. Per il momento si sospende la discussione sull’adesione al Tavolo di coordinamento.
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6. Posizione della RRR su Riace.

• Fulvio GARDUMI: Ricorda il dibattito molto ricco e la solidarietà manifestata. Si tratta di decidere se dare un contributo economico. Tra l’altro il Decreto Migranti depotenzia il progetto SPRAR in cui si colloca anche il progetto di Riace. I fondi in sospeso a Riace non sono ancora stati versati.

• Lucia CAPRIGLIONE: Si chiede se sia possibile che l’Europa stanzi i fondi e il governo li blocchi.

• Marco LACCHIN: aggiorna sullo stato dell’approvazione del Decreto Legge Salvini, che è ancora in attesa di promulgazione, da parte del Capo dello Stato.

• Fulvio GARDUMI: Ricorda che anche la fiction su Riace è bloccata da mesi. Ritiene che sia molto difficile che oggi i soldi arrivino, per cui anche la solidarietà economica è importante.

• Maria PICOTTI: La Rete di Verona ha deciso di inviare un contributo. Al di là dell’importo, è importante la valenza simbolica dell’iniziativa: Riace è un simbolo perché fa capire che lo SPRAR può essere una risorsa. Vale la pena di appoggiare Riace.

• Pierpaolo PERTINO: Gli SPRAR sono stati usati per ridurre il numero dei migranti sul territorio. Infatti nessun privato può assumere altre iniziative di accoglienza sul territorio. Comunque, il discorso di Riace è un paradigma ma, al di là dell’aspetto economico, ci si potrebbe investire “culturalmente”, proponendo l’esperienza di recarsi a Riace ai ragazzi che orbitano attorno alla RRR.

• Carla GRANDI: Riace esiste ed ha una sua consistenza, è sicuramente un esempio di integrazione possibile, per cui è molto importante. Oggi ha bisogno di denaro per cui bisogna rispondere a questa prima necessità urgente. Poi dobbiamo chiederci cosa significhi Riace oggi per noi: bisognerebbe sviluppare il discorso che Riace deve vivere e tanti altri comuni devono diventare come Riace.

• Maria Angela ABBADESSA: Riace è al sud e la cultura dell’accoglienza insita nella cultura mediterranea sta subendo danni enormi e forse irreversibili. A Bari ha sentito i suoi concittadini ripetere a memoria le frasi di Salvini; ricorda la terribile aggressione ai danni di alcuni attivisti della rete “Mai con Salvini”. Riace è il simbolo della resistenza della cultura dell’accoglienza.

• Maria Cristina ANGELETTI: Anche a Macerata le cose sono cambiate. E’ l’unica provincia delle Marche che ha votato Salvini. E’ giusto puntare i piedi.

• Lucia CAPRIGLIONE: Si va a Riace e si portano i soldi: Ma il lavoro da fare è chiarire che, soprattutto in meridione, i migranti sono nella nostra stessa barca. Salvini pesca nei problemi reali del sud. Lucia propone che la RRR vada a portare questo simbolo economico in modo più ufficiale, con i giovani. E’ contraria al contributo economico se non c’è dell’altro.

• Maria Gabriella GIOMETTI: Riace, senza le persone che ha accolto, non avrebbe più una scuola, non potrebbe sistemare strade e piazze del paese, non potrebbe aiutare i negozianti a restare. Senza i migranti Riace non esisterebbe.

• Marco LACCHIN: Propone di stanziare una somma ma organizzare un gruppo, tra cui ragazzi, a portarla.

• Marco ZAMBERLAN: Le Reti possono raccogliere somme da aggiungere a quella stanziata dalla RRR.

• Angelo CIPRARI: Potrebbe diventare un’operazione giovani a Riace per cui si dovrebbe stanziare una somma anche per le spese di viaggio.

• Pierpaolo PERTINO: Il volo Milano – Lamezia Terme AR, nelle vacanze di Natale, costa 101 €. Sarebbe opportuno fare rete con altre associazioni. Dobbiamo anche vedere se i giovani che hanno partecipato al seminario accolgono questa proposta.

• Lucia CAPRIGLIONE: Si potrebbero fare iniziative locali di presentazione, anche per sostenere l’iniziativa.

• Maria PICOTTI: A Riace c’era anche un gruppo di minori non accompagnati, che i giovani potrebbero incontrare.

• Monica ARMETTA: Per questa cosa, qualche persona potrebbe elaborare il progetto, contattando Riace e valutando i costi, per poi presentarlo al prossimo coordinamento contattando, nel frattempo, i ragazzi.

• Beniamino FAVARO: E’ d’accordo con Monica. Serve contattare Riace per costruire un’esperienza vera.

• Angelo CIPRARI: Non possiamo aspettare il prossimo coordinamento, dobbiamo già decidere quale contributo dare e quanto stanziare per questa iniziativa. Poi la commissione giovani si potrebbe attivare per organizzare il tutto.

• Sergio FERRERA: Si potrebbe organizzare un gruppo di acquisto di prodotti di Riace.

• Gianni PETTENELLA: Quando sono andati a Riace, sono stati ospitati in case di emigrati, che il Comune aveva in comodato gratuito. Ora questa cosa non viene più fatta, perché le case sono a disposizione degli stranieri. Occorre, prima di tutto, chiarire se sia possibile essere ospitati. Tra l’altro, a Riace non esistono produzioni locali. L’esperimento è comunque importante e va controcorrente. Si potrebbero mandare subito 1.000 €. e poi pensare ad un progetto giovani.

• Cesare DAVINI: Si potrebbe chiedere alle Reti locali di fare una raccolta dedicata, entro 30 giorni, e poi organizzare il viaggio dei giovani.

• Marianita DE AMBROGIO: occorre coinvolgere i giovani nell’organizzazione, verificare se sono interessati. Altrimenti si fa paternalismo. Importante fare una delegazione, che va studiata dalla commissione giovani con i giovani. Adesso si può già portare un contributo, esprimendo la nostra solidarietà e l’intenzione di restare in contatto.

• Maria PICOTTI: A Locri era stato inaugurato un ostello, poi danneggiato dalla mafia, con cui si potrebbe collaborare nell’organizzazione. Ci sarebbe anche il Piccolo Eremo delle Querce.

• Lucia CAPRIGLIONE: si offre per contattare Riace attraverso un circuito che conosce, per avere informazioni.

• Francesco FASSANELLI: I soldi vanno mandati subito, con un bonifico bancario. Il viaggio dei giovani va deciso in commissione giovani. E’ anche pericoloso che i giovani si trovino tutto pagato.

• Paolo GUGLIELMINETTI: E’ importante che i soldi vengano portati personalmente.

• Simona MOZZATI: E’ importante mandare subito i 1.000 €. La commissione dovrà scendere a Riace per fare un sopralluogo e porterà a mano gli ulteriori soldi raccolti dalle reti locali. La Commissione Giovani si preoccuperà di organizzare la cosa e proporla ai giovani. I 1.000 €. sono stanziati e verranno mandati o portati.
Si decide di provvedere subito al versamento di 1.000,00 € sul conto dedicato aperto dalla Rete dei Comuni Solidali e di continuare la raccolta fondi nelle Reti locali versando i soldi raccolti sul conto della Rete Nazionale. Viene contattata la tesoriera Marta BERGAMIN che si raccomanda di specificare nella causale la destinazione “RIACE”. Nel prossimo coordinamento si valuterà lo stato di avanzamento dei lavori
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7. Discussione sul significato dell’autotassazione come condizione di adesione alla Rete.

• Maria Angela ABBADESSA: in alcune mail recenti è stato riproposto il tema del valore dell’autotassazione come condizione di appartenenza alla Rete RR e del significato che questa assume in relazione al concetto di restituzione.

• Maria Cristina ANGELETTI: Restituzione nel senso che, come società, abbiamo preso e oggi dobbiamo restituire. Io sono entrata nella RRR dopo un viaggio in Palestina: sono partita con certe idee e mi sono accorta che erano tutte sbagliate. A quel punto mi sono sentita obbligata alla restituzione.

• Carla GRANDI: Lo stesso è accaduto ad Ettore Masina dopo un viaggio in Palestina.

• Francesco FASSANELLI: Vorrebbe togliere un tabù: l’autotassazione non è mai stata una condizione per partecipare alla RRR.

• Gianni PETTENELLA: La nostra associazione non ha mai chiesto nulla di formale a nessuno: All’autotassazione si arrivava se si aveva uno stipendio sicuro e ci si rendeva conto dei privilegi che si godevano. I migranti di oggi sono impoveriti dai sistemi di sfruttamento dei nostri paesi. L’autotassazione era un sistema per renderci liberi dalle istituzioni. Il discorso non è di poco conto, perché se noi riduciamo quello che possiamo dare, i progetti nel sud del mondo non possono proseguire. L’altro aspetto che Caterina PERATA ha più volte introdotto, è che ci possono essere altre forme di adesione alla RRR, senza che ci siano passaggi di denaro. Gianni non crede possibile inquadrare il tempo messo a disposizione come se fosse denaro.

• Paolo GUGLIELMINETTI: Il dibattito ritorna periodicamente, perché abbiamo davanti due situazioni di-verse: l’autotassazione non deve andare in soffitta, ma le difficoltà economiche in cui molti di noi vivono, rendono molto complessa una scelta di donazione costante. Però, se comprendiamo l’autotassazione co-me rivisitazione del nostro stile di vita, essa non è un punto di arrivo ma un punto di partenza: essa richiede anche una visione politica, di contestazione della società dei consumi. Il recupero dell’idea dell’autotassazione come impegno personale, per chi ne ha le possibilità, ne recupera il vero senso come impegno politico. L’autotassazione non è un’elemosina. Siccome il problema riguarda tutte le Reti locali, la sede del dibattito è quella delle Reti locali.

• Sergio FERRERA: Ha cercato di capire chi fossero i poveri per Paul Gauthier. L’autotassazione non può che partire dal fatto di solidarizzare con i poveri. Questo “compartire” va accompagnato anche con un’idea di sobrietà di vita. Ciascuno dovrebbe trovare una propria coerenza.

• Olga TURCHETTO: E’ d’accordo con chi l’ha preceduta. Treviso è una Rete storica in cui gli anziani non possono che dare un contributo economico. Chi ha energie oltre a dare un contributo economico continua a fare molto altro.

• Carla GRANDI: Ci sono vari livelli e aspetti. Personalmente è convinta dell’autotassazione, perché è la cosa concreta che ci impedisce di parlare solo in teoria. A Trento, per anni, ci sono stati membri della RRR che non potevano versare, anche per lunghi periodi. L’autotassazione, per chi può farlo è impor-tante, perché aiuta a capire cos’è la restituzione. Oggi questo concetto inizia ad entrare anche in altri settori del volontariato. Se qualcuno non può versare tutti i mesi potrebbe lavorare perché questo concetto di restituzione vada avanti.

• Marco LACCHIN: Gran parte dei membri della RRR hanno un reddito fisso. Una delle ragioni per cui mancano i trentenni ed i quarantenni è che, con lavori precari, non è possibile impegnarsi ad un versa-mento periodico. L’alternativa alla tassazione è condizione di sopravvivenza per la RRR.

• Pierpaolo PERTINO: La questione degli impoverimenti che continuano: la necessità di lottare contro un modello rapace è ulteriormente urgente, perché le tecniche di sfruttamento si sono raffinate (vedi i cine-si). Quello su cui noi dovremmo concentrarci, è il valore della restituzione: l’autotassazione è uno strumento. La restituzione non la discute nessuno. Si era dato mandato alla Rete di Quiliano di portare esempi diversi di restituzione: lo faranno probabilmente a Pistoia. Il discorso dell’autotassazione mette in luce il sentire differente che c’è nella RRR, per condizioni oggettive. Chi ha un reddito costante può stanziare una somma periodica. Chi è nel mondo del lavoro oggi ha l’assoluta percezione di quanto ciò sia fittizio, per una marea di motivi. Il mondo si muove a grande velocità e il discorso di legare una restituzione solo al denaro, diventa pericoloso per la sopravvivenza della RRR. Andando avanti, i redditi dei membri della RRR non avranno prospettive di continuità. Non ha una visione pessimistica come Marco, ma il discorso è reale e va posto. Noi abbiamo rimandato certi problemi solo perché i buchi di bilancio sono stati coperti dai lasciti.

• Monica ARMETTA: Concorda che la restituzione sia un valore imprescindibile, ma i tempi sono cambia-ti rispetto a quando è nata la RRR. Se anni fa il divario tra paesi ricchi e poveri era molto netto, oggi non è più così. E’ vero che dobbiamo restituire, ma non solo denaro. Un modo per restituire è anche restituire dignità. E’ d’accordo sul fatto che l’impegno economico debba essere personale, che ciascuno prende, sulla base delle proprie possibilità reali. Se una persona non si sente in grado di autotassarsi, non per questo non può far parte della RRR. Se la nostra preoccupazione è quella di non riuscire a raccogliere ab-bastanza soldi per finanziare i progetti, dobbiamo chiederci se la RRR sia solo quello. Se la preoccupazione principale è, invece, curare la relazione, non dobbiamo più preoccuparci di non avere soldi per sostenere i progetti. Occorre trovare altri modi per far sopravvivere lo spirito della RRR. I giovani ci hanno chiesto se, per sentirsi della RRR dovessero comunque dare un contributo economico: la risposta è stata no.

• Franca Rosa BIANCHI: Si schiera con i cinquantenni. Fra gli impoveriti occorre mettere anche le gene-razioni successive alla nostra (anche per il nostro contributo). La restituzione non va messa in discussione, anche se è una delle tante cose all’interno della RRR. Non si tratta di dare una dimensione economica anche al tempo ma, per esempio, Serena ROMAGNOLI, con tutto il lavoro fatto sull’informazione, ha dato alla RRR ben più dell’autotassazione. Ha potuto, nel proprio lavoro, essere “contro” perché non si sentiva sola, perché aveva alle spalle un complesso di valori che le consentissero di non sentirsi pazza. E’ importante far sentire alle persone che fanno cose non convenzionali che non sono sole.

• Antonio VERMIGLI: Trattare l’autotassazione come una cosa a sé è errato. La RRR ha 3 momenti fondamentali: prendere coscienza dei meccanismi che determinano l’attuale condizione del mondo, fare controinformazione e, infine, fare autotassazione. Non si può considerare da sola l’autotassazione. Per esempio, tante persone hanno continuato a ricevere la rivista anche se non erano in grado di pagare l’abbonamento. Ha difficoltà a dire che oggi noi siamo più poveri. Quando il nostro PIL cresce ciò comporta l’impoverimento di alcune decine di milioni di persone nel mondo. Se ci sono giovani che non possono dare contributi, è già contento che siano presenti. Ai nostri poveri è, comunque, serio chiedere una corresponsabilità: ciò vale anche per i giovani, che non devono trovare tutta la pappa pronta. Non crede, infine, che i lasciti siano un problema. Il lascito lo fa una persona che ha camminato con noi e ci ha lasciato i propri soldi. Forse abbiamo sbagliato a mettere i lasciti a copertura delle operazioni ordinarie.

• Maria PICOTTI: Il discorso ha vari livelli. Non si deve contrapporre l’autotassazione alla restituzione. Non è corretto dire che non si è della RRR se non si versa. L’autotassazione è un gesto politico. Il discorso che poneva Pierpaolo non è da poco: ci sono anche gli altri. La domanda di Pier va colta nel senso che abbiamo messo in piedi progetti finanziabili per 3 anni, che durano da decenni. Tra l’altro noi non sappiamo come i nostri testimoni reagirebbero, se dicessimo loro che non ci sono più soldi. I soldi sono serviti anche per fare cose di grande promozione umana. D’altra parte, chi ha meno di 40 anni spesso non è nella condizione di avere quello che noi abbiamo avuto: a volte sopravvive anche con l’aiuto dei genitori. Non sappiamo da qui a 10 anni cosa succederà: forse, strada facendo, capiremo cosa fare. Non si deve voler concludere oggi il discorso, ma è necessario dare ascolto alla realtà che ci interroga.

• Lucia CAPRIGLIONE: Anche senza reddito, ha un piccolo ma costante impegno di tassazione. Mette, in-vece, in discussione la restituzione: forse sarebbe meglio finire di togliere ai poveri, ma è difficilissimo. Quanti dei nostri progetti riescono realmente ad emanciparsi? Va sempre peggio perché il sistema continua ad impoverire chi è già povero. Il tempo lo mettiamo già tutti; spesso non sappiamo andare alle cause. La restituzione non va messa in discussione, non perché la RRR potrebbe finire, ma perché nel sud del mondo va sempre peggio.

• Dino POLI: La questione è complicata. Non possiamo più usare la profezia di Gauthier o Masina. Quello che oggi ci manca sono profezie in cui possiamo riconoscerci. Il mondo è cambiato ad una velocità spa-ventosa. L’unica possibilità oggi è quella di mantenere le nostre piccole posizioni, per evitare di fare errori gravi.

• Beniamino FAVARO: Ha apprezzato il dibattito. Non si può isolare l’aspetto autotassazione da altri capisaldi fondamentali della RRR. Ha aderito alla RRR per prendere coscienza, per dar voce e dare dignità e anche per l’autotassazione. Benché questo non sia un elemento dirimente per l’appartenenza alla RRR. Spesso le persone, quando cessano di versare se ne vanno. Il rapporto con le comunità del sud del modo cessa quando si cessa un progetto. Anche l’autotassazione fa parte dell’insieme. Non possiamo fare a meno di decidere queste cose senza la relazione con “loro”. Proseguiamo camminando senza avere paura. Speriamo che ci siano altre persone giovani che si aggancino.

• Monica ARMETTA: La Rete di Torino, con il GAPA, ha affrontato il tema dell’interruzione del contri-buto e loro, essendosi evoluti, hanno detto di essere in grado di andare avanti con le proprie gambe. La relazione è restata e si è approfondita. Attualmente si sta pensando ad un progetto che la Rete di Torino ed il GAPA potrebbe fare a sostegno di un’altra realtà.

• Sergio FERRERA: La RRR si può definire come un’ispirazione, di cui ognuno coglie solo frammenti. Lucia ha, poi, dato una pista molto pratica dicendo che sarebbe meglio finire di rubare. Per esempio: è così giusto fare certi viaggi?

• Beppe GHILARDI: Noi siamo disposti a dare un tempo di chiusura ai nostri progetti, per mettere in campo energie per altre cose?

• Fulvio GARDUMI: Questo ricco dibattito ha avuto il pregio di elevare la discussione dal fatto dell’autotassazione all’identità della RRR oggi. Apprezza quello che ha detto Dino: siamo in tempi di cambiamenti talmente veloci che, in mancanza di nuovi profeti, è meglio mantenere la posizione per non fare danni. Tutte le cose che abbiamo fatto e detto finora devono essere rivalutate in una chiave nuova. Siamo di fronte a nuove forze al governo, non solo in Italia, che stanno destrutturando il nostro modello di civiltà E’ su questo che dovremmo riflettere. Gli piacerebbe che i prossimi seminari invitassero esperti di comunicazione, per aiutarci su questo fronte.
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8. Seminari

• Gianni PETTENELLA: Cita un filmato in cui il regista PIF polemizza con SALVINI e proietta il fimato per evidenziare l’importanza di dedicare il Seminario alla comunicazione.

• Pierpaolo PERTINO: E’ vicino alla posizione di Lucia sul fatto che la comunicazione più importante è la testimonianza. Negli ultimi periodi è stato colpito dal fatto che chi ha preparato la strada sui social a TRUMP (BANNON) sta facendo un tour in Europa e ha incontrato sia SALVINI che ORBAN.
Bannon ha rivelato che con relativamente pochi soldi è possibile orientare l’opinione pubblica europea: così è stato per la Brexit, che conviene certamente agli USA e danneggia l’Europa. Oggi BANNON sta facendo la stessa cosa con SALVINI e ORBAN. Il problema è che noi siamo rimasti all’età della pietra: avere una percezione un po’ più chiara di come si creano le opinioni è importante. Inoltre, oggi, noi dobbiamo puntare sulla resilienza: tenere duro finché è possibile per far rifiorire certi valori.

• Francesco FASSANELLI: Vorrebbe che nei prossimi seminari venisse affrontato il tema delle spese militari fatte in Italia. Quasi nessuno ha osservato che tutte le riforme del Governo avrebbero potuto essere finanziate tagliando le spese militari.

• Marco LACCHIN: Il tema delle armi è certamente fondamentale, ma non per un Seminario che si rivolge all’interno della RRR. Meglio il tema della comunicazione, purché non limitato a internet.

• Angelo CIPRARI: Già due convegni fa, Astrid PANNULLO ci aveva posto il problema delle nostre modalità di comunicazione. Un numero elevatissimo delle persone che è venuto al Convegno del 2016 non è venuto a quello del 2018, per cui rischiamo di perdere tutta una serie di persone, per mancanza di comunicazione. Noi continuiamo a usare le mail in modo inadeguato. Dobbiamo cercare forme differenti di comunicazione.

• Antonio VERMIGLI: E’ favorevole ad un seminario su informazione formazione e comunicazione.

• Paolo GUGLIELMINETTI: C’è la necessità di coinvolgere le reti locali. Il coordinamento è davvero l’espressione delle Reto locali? Anche sul tema del seminario è necessario interpellarle.

• Maria PICOTTI: tantissimi anni fa ci siamo trovati a Fiesole per un seminario, al quale era stato invitato come esperto Giulietto CHIESA. Qui, per la prima volta, ha assistito ad un collegamento con il Brasile. Formarsi sulla comunicazione è fondamentale.

• Franca Rosa BIANCHI: Anni fa, ha partecipato ad un incontro a Firenze, sulla informazione, organizzato dalla RRR.

• Fulvio GARDUMI: Il tema è complesso. Nei primi tempi della RRR si mandavano cartoline ai dittatori, perché essi si vergognavano di essere dittatori. Oggi si vantano di esserlo e di calpestare i diritti umani. Oggi non è più tanto importante cosa consumiamo ma cosa scriviamo e cosa cerchiamo su internet, perché tutto quello che facciamo in rete è schedato a livello internazionale.
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SABATO 29 SETTEMBRE – SERA

9. Atti del Convegno.

• Antonio VERMIGLI ha portato numerose copie dell’ultimo numero della rivista In Dialogo, che contiene gli atti del convegno. In parte sono prenotate, in parte sono a disposizione, a pagamento.
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10. Adeguamento della Rete alla nuova disciplina del terzo settore.

• Fulvio GARDUMI: Propone la nomina di una commissione che interpelli qualche esperto che ci dica quali siano gli adempimenti minimi, per adeguarci ed evitare conseguenze, in attesa delle nuove modifiche alla normativa sul Terzo Settore che, probabilmente, saranno introdotte dal nuovo Governo

• Maria PICOTTI: propone di chiedere alle MAG di Verona, anche se si tratta di un’iniziativa costosa.

• Pierpaolo PERTINO: Se chiediamo un parere tecnico, la decisione rischia di essere obbligata. Sarebbe il caso di verificare anche possibili forme di disobbedienza.

• Fulvio GARDUMI: Precisa che ci potrebbero essere varie alternative per rispettare le condizioni minimali di legalità.

• Pierpaolo PERTINO: Vorrebbe un quadro che contempli anche le possibili forme di disobbedienza, ana-lizzando le possibili conseguenze. Un commercialista non si pone in questa prospettiva.

• Si resta in attesa delle possibili adesioni di membri della RRR alla commissione
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11. Proposta di nuovo progetto relativo a incontri nelle scuole per la composizione del conflitto.

• Franca Rosa BIANCHI: La Rete di Viareggio pensava di chiudere il progetto in atto nelle scuole, sulla gestione del conflitto, ma nell’ultima riunione si è pensato di avere per le mani qualcosa di valido, per cui sarebbe un peccato farlo cadere. Inoltre, questo metodo potrebbe essere usato per un seminario. Il tema sarà approfondito dalla Rete locale e al prossimo coordinamento sarà presentato un nuovo progetto.
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12. Proposta di nuovo progetto in Perù.

• Sergio FERRERA: Da diversi anni ha una compagna peruviana, con cui è andato in Perù nel 2014. Le sorelle della sua compagna hanno segnalato che in una zona di alta montagna del Perù ci sono molti bambini che non hanno scarpe ed hanno avviato un progetto per raccogliere e spedire calzature. Avendo trovato una bambina con un piede deforme, a cui non era possibile trovare le scarpe, hanno, quindi rintracciato, tramite Mauro GENTILINI un prete (Don Gaspare MARGOTTINI) che operava nella zona, già conosciuto dalla RRR, per chiedergli aiuto. La bambina, purtroppo, non è mai più stata trovata
E’ nato, però, un rapporto con questo prete, che segue alcuni progetti, anche della diocesi di Roma.

• Sergio FERRERA distribuisce una scheda sulle attività di questo prete romano, che si allega al verbale. Attualmente, la Rete di Genova sta sostenendo un progetto di finanziamento dei pasti dei bambini che frequentano una scuola, per un costo di circa €. 2.000 annui. Nel gruppo di Genova ci sono alcune persone che si sono fatte carico di versare a sostegno del progetto. Ciò ha consentito di coinvolgere anche alcune persone nuove.

• Sergio FERRERA: Chiede di verificare se il progetto rientri nei criteri della RRR. L’idea è quella di far entrare il progetto tra quelli della RRR, versando il denaro raccolto a Genova alla tesoreria nazionale. Mostra un video di presentazione sia di un progetto gemello vicino a Lima sia del progetto che ci interessa che si trova a Huancayo
In Perù hanno conosciuto anche i collaboratori peruviani del progetto. Si propongono di migliorare la relazione con i referenti locali.

• Angelo CIPRARI: Don Gaspare MARGOTTINI è di un piccolo paese alle porte di Roma; è un prete avanzatissimo. Come Rete di Roma lo incontravano ogni volta che veniva in Italia. Il progetto della Rete di Roma è finito, ma un aiuto continuava ad essere offerto dall’Associazione Fausto Vicarelli (presidente Mauro GENTILINI). Dopo 30 anni dalla morte di Fausto Vicarelli, l’associazione è però stata chiusa.

• Sergio FERRERA: La Rete di Genova ha cercato di coinvolgere nel progetto anche le sorelle della sua compagna, che abitano in quel luogo. La richiesta è di assorbire il progetto all’interno della RRR, senza ulteriore finanziamento da parte della Rete nazionale. L’aspetto qualificante è costituito dalla relazione creata con le persone del luogo.

• Simona MOZZATI: chiede se il progetto sarà finanziato dalla Rete di Genova anche dopo il primo anno.

• Sergio FERRERA: Conferma che l’intenzione sarebbe quella di coprire le spese anche per gli anni successivi. Precisa che quest’anno la Rete di Genova non ha versato alla Rete nazionale. L’obbiettivo sarebbe quello di raccogliere più di €. 2.000, in modo che nelle casse della RRR entri di più. Da gennaio la Rete di Genova verserà quanto raccolto nella cassa nazionale.

• Monica ARMETTA: propone di approvare il progetto per un anno, per poi, rivalutarlo.

• Pierpaolo PERTINO: il valore del progetto sta, prima di tutto, nel fatto che si sta muovendo qualcosa su Genova, per cui il progetto va approvato a prescindere dalla totale copertura da parte della Rete di Genova.

• Paolo GUGLIELMINETTI: Pensa che intanto si è mosso qualcosa a Genova su un progetto nato in loco, che merita di essere sostenuto.

• Antonio VERMIGLI: Il fatto che nel progetto ci siano anche persone che la pensano diversamente da noi è positivo.

• Marco LACCHIN: I requisiti dei progetti della RRR ci sono. Il pericolo da evitare è quello che le persone nuove coinvolte restino legate al singolo progetto e non alla RRR.

• Carla GRANDI: il progetto piace anche perché mira a sviluppare la dignità delle persone.

• Angelo CIPRARI: la garanzia maggiore del progetto è Don Gaspare MARGOTTINI.

Il coordinamento approva il progetto per un anno, con necessità di successiva verifica per rinnovo.
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13. Marcia di QUARRATA.

• Maria Cristina ANGELETTI: Riferisce dello svolgimento della Marcia di Quarrata, anche con il corredo di alcuni video (testo allegato al verbale).
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DOMENICA 30 SETTEMBRE

14. Rinnovo progetti in scadenza.
• Maria Angela ABBADESSA: Dà lettura dell’elenco dei progetti in scadenza elaborato da Maria Rita VELLA e già fatto circolare in rete. Chiede al coordinamento di verificare se le scadenze indicate siano corrette

• Marianita DE AMBROGIO: La figlia di Serena ROMAGNOLI ha detto che sarà preparata una scheda aggiornata del progetto SEM TERRA, in scadenza.

• Beppe GHILARDI: Riferisce di avere mandato una mail alla segreteria. Sulla revisione da apporre al pro-getto Ali Causai: sarebbe pronto a discuterne subito. Si decide di affrontare il tema nel prossimo coordinamento.

• Marco LACCHIN: per il progetto di assistenza sanitaria a Cochabamba (Bolivia), chiederà un aggiornamento alla referente locale e sarà pronto a discuterlo per il prossimo coordinamento.

• Paolo GUGLIELMINETTI: si potrà parlare del progetto di produzione di sapone in Brasile al prossimo coordinamento.

• Piergiorgio TODESCHINI: per il progetto Mapuche, dopo la permanenza in Italia, José NAIN è stato a lungo in ospedale e tuttora non ha terminato le cure (forse le finirà in settimana). Piergiorgio ha già chiesto la relazione conclusiva sul progetto nocciole (terminato) e la presentazione della proposta di nuovo progetto. Chiede di poterne parlare a Pistoia.

• Beniamino FAVARO: per il progetto in Repubblica Democratica del Congo, chiede che sia affrontato a Pistoia, perché al momento non hanno novità sulla scuola di Lualaba. Le ultime notizie di alcuni mesi confermano che ci sono i muri della scuola ma non il tetto. Le principali difficoltà del progetto sono lega-te alla relazione, perché a Lualaba non c’è internet e non si riesce a comunicare neppure dal Congo. Non si deve abbandonare il progetto, perché la situazione del Congo è drammatica, in quanto la guerra non è finita e ha già provocato circa 10 milioni di morti. Padre Richard KITENGIE è in Italia e mercoledì ha partecipato ad un incontro pubblico a Mogliano Veneto: la sala era piena. Dal 2019 dovremo stabilire gli importi da versare, secondo le richieste che ci perverranno: l’operazione da straordinaria è già stata tra-sformata in ordinaria l’anno scorso.

• Paolo GUGLIELMINETTI: Sarebbe necessario avere il prospetto di tutti i progetti da rinnovare, per pro-nunciarsi unitamente su tutti i rinnovi.

• Pierpaolo PERTINO: Si tratta di un criterio già adottato dalla passata segreteria. Probabilmente a Pistoia, Marta BERGAMIN potrà fornirci il quadro della situazione finanziaria; anche perché ci sono tutta una se-rie di progetti nuovi in sospeso. Bisognerà anche trovare una modalità “leggera” per discuterli. Tutte le informazioni dovranno essere inviate per tempo.

• Olga TURCHETTO: L’operazione Ecuador – Donne capo famiglia si chiude con il 2019, perché la referente tornerà in Italia.

• Piergiorgio TODESCHINI: C’è l’intenzione di ridurre la cifra del progetto Mapuche, perché si è arrivati alla cifra di €. 10.600 per una seria di “pasticci” nei versamenti. Con i Mapuche è già stata concordata la riduzione progressiva degli importi.

• Gianni PETTENELLA: Troppe volte non ci impegniamo sul fatto che i nostri progetti sono a scadenza ed abituiamo la nostra rete locale ed i referenti ad una continuità che andrebbe, invece, ridiscussa ogni volta. Tra l’altro dovremmo tornare su progetti piccoli, con pochi soldi e a termine.

• La segreteria: Comunica che Fernanda BREDARIOL ha puntualizzato che l’operazione “Seminando l’amore come il mais” era stata ridotta nell’importo a 9.000 dollari (8.200 €.).

La segreteria invierà una mail, con il prospetto dei progetti in rinnovo e l’invito a tutte le Reti locali interessate ad inviare, entro 15 giorni dal prossimo coordinamento, una relazione sui loro progetti in scadenza
• Maria Angela ABBADESSA: Il progetto Clara Mattei (vitalizio a Fernando DE BRITO) è al momento senza Rete referente.

• Beppe GHILARDI: Ha tentato di contattare Fernando DE BRITO in relazione al progetto a suo favore ma, dopo una prima risposta, non ha avuto più riscontro.

• Antonio VERMIGLI: Ricorda la vicenda di Fernando DE BRITO, frate domenicano incarcerato con Frei Betto ed altri due confratelli, dal 1969 al 1973, dalla dittatura brasiliana. Molti anni fa venne come testimone ad un convegno a Rimini. A fine ottobre verrà in Italia Frei Betto e ci aggiornerà sulla situazione di DE BRITO, che sta seguendo ancora una terapia psicologica a causa delle torture subite.

• Angelo CIPRARI: Al coordinamento di Roma si era detto che questa non era un’operazione ma un vitalizio per DE BRITO. Si era anche detto che il referente sarebbe stato il coordinamento, in attesa di trovare una Rete locale che tenesse i rapporti personali con lui.

• Gianni PETTENELLA: Dobbiamo ricordarci che noi aiutiamo anche persone vittima di tortura, per esser-si opposti a dittature: è importante. In ogni caso, €. 3.000 non sono un vitalizio, è solo una cosa simbolica. E’ sbagliato che un sacco di persone abbiano come unico referente Antonio VERMIGLI. Oggi poi veniamo spesso in contatto con persone che sono state vittime di tortura. E’ importante che le Reti locali trovino un referente con cui entrare in contatto. Nessun problema per il vitalizio a DE BRITO, ma non è questa l’ottica per la Rete di domani.

• Angelo CIPRARI: Avrebbe anche seguito il progetto ma, non parlando portoghese, non è in grado di tenere i contatti.

• Paolo GUGLIELMINETTI: Il vero discorso è che il rapporto dovrebbe essere gestito dalla RRR. Quando, però, Beppe GHILARDI ha scritto a DE BRITO, vi è stata una prima risposta, ma non si è creata una relazione. Prendiamo atto che, al momento, il rapporto con DE BRITO avviene tramite Antonio VERMIGLI.

• Angelo CIPRARI: Forse il rapporto non dovrebbe essere che DE BRITO ci risponda ma, semplicemente, che noi manifestiamo vicinanza a lui.

Il coordinamento dispone la conferma del progetto agli stessi importi. La Rete di Casale si farà carico di tenere i contatti. Occorrerà controllare che il 2018 si stato versato.

• Maria Angela ABBADESSA: Maria Rita VELLA presenterà le proposte di variazione del progetto Eduposan (Argentina) al prossimo coordinamento di Pistoia.

• Antonio CIPRARI: La rete di Quarrata aggiornerà il coordinamento sul progetto in Armenia a Pistoia. Il materiale è già stato inviato via e-mail.

• Lucia CAPRIGLIONE: Riferisce del progetto “Case Verdi” (Gaza). Ci sono molte perplessità sul fatto di continuare il progetto. Il PCOA era gestito da due fratelli che si sono divisi: uno dei due non è affidabile. Il progetto sarebbe ancora utile, ma i fruitori non sono motivati, si affidano all’assistenzialismo e non riescono a puntare all’autonomia. Simone PELLEGRINI di Savona andrà a Gaza: verrà al coordinamento di Pistoia per parlarne. Si vorrebbero fare alcuni passi indietro: con i 2.000 €. accantonati, finanziare un viaggio di giovani a Gaza, per valutare cosa possa nascere. In questo momento il PCOA chiede a noi una proposta su cosa fare, il che non è in linea con i parametri della RRR. Al momento il progetto è solo di formazione e conoscenza. Per intanto non si porteranno soldi a Gaza, perché sarebbe assurdo farlo.

• Angelo CIPRARI: 10 anni fa il progetto “case verdi” era operativo e gestito dalla Rete di Roma. Riguardava la costruzione di orti di guerra sui tetti delle case. Agnese MANCA amava il popolo palestinese ma, ciò nonostante, si rese conto che il progetto non funzionava più e passò il progetto a Salerno. Il dubbio è che il denaro non vada a favore della popolazione. Noi abbiamo sempre grande difficoltà a prendere decisioni. Dobbiamo dare la possibilità ai giovani di andare in Palestina, finanziando i loro viaggi.

• Sergio FERRERA: Occorre meno enfasi in questo discorso sui giovani. Occorre che il viaggio sia preparato. Le cose si possono fare con calma e i famosi 2.000 €. possono essere usati anche il prossimo anno.

Il coordinamento decide di tenere in sospeso il progetto, tenendo accantonati i 2.000 €. per il viaggio. Si resta in attesa di nuove proposte dopo il viaggio a Gaza.
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15. Proposta di nuova operazione a sostegno dei richiedenti asilo a Bolzano.

• Eliana MURARO, di Bolzano, espone la proposta di progetto “Binario 1”, sulla base di un documento scritto che viene allegato al verbale. Si tratta di un progetto di “terza accoglienza”.

• Kathrin OBERRAUCH, volontaria del progetto, aggiunge alcune ulteriori informazioni.

• Pierpaolo PERTINO: Chiede se vi siano dei mediatori culturali coinvolti nel progetto.

• Kathrin OBERRAUCH: Ci sono mediatori culturali, in parte volontari, in parte retribuiti.

• Gabriella GIOMETTI: Chiede se le persone ospitate possono lavorare.

• Kathrin OBERRAUCH: I richiedenti asilo possono lavorare e alcuni hanno effettivamente trovato lavoro.

• Eliana MURARO: A ottobre partirà un altro progetto, in cui saranno invitati i potenziali datori di lavoro, per spiegare loro con quali modalità possono assumere i richiedenti asilo ed avvicinare le due parti.

• Sergio FERRERA: Chiede se sono in contatto con associazioni che fanno lo stesso lavoro a Genova e cosa suggeriscono di fare ad una persona di un’altra città per partire su un progetto simile

• Eliana MURARO: Ci sono molti contatti, soprattutto con le città di confine, non sa se a Genova. Il suggerimento, per chi voglia entrare in queste realtà, è che occorre un minimo di informazione e di ascolto, per capire i bisogni delle persone. E’ meglio offrirsi come volontario ad un’associazione già esistente: c’è sempre bisogno di persone disponibili a donarsi.

• Kathrin OBERRAUCH: Bisogna anche fare attenzione a non sovrapporre i nostri desideri ai loro ed in-formarsi sulla parte legale.

• Gianni PETTENELLA: Come Rete di Verona, sono molto interessati. I confini per gli stranieri sono del tutto arbitrari. La Rete di Verona sta da mesi rimuginando di prendere in comodato un appartamento per ospitare richiedenti asilo.

• Marco LACCHIN: Chiede come sono gestiti i rapporti con la Prefettura.

• Kathrin OBERRAUCH: Si è cercato di entrare in dialogo con gli enti pubblici. Le persone vulnerabili che avrebbero diritto ad un posto, vengono accolte solo dietro richiesta scritta dei Servizi Sociali. Nel momento in cui l’associazione ha assunto alcune iniziative, esse sono state spesso “copiate” dal pubblico

• Maria PICOTTI: A Verona, presso i Comboniani, il 20 ottobre si svolgerà l’iniziativa “Welcoming com-munities”. E’ un’iniziativa a livello nazionale, che ha l’obbiettivo di mettere in rete esperienze “attraverso e oltre il sistema”. Viene chiesta anche l’adesione della RRR.

• Fulvio GARDUMI: Chiede a Kathrin e a Eliana se vi sia una richiesta concreta di una somma di denaro, in relazione ad un progetto specifico. Abbiamo bisogno di cifre su cui poter ragionare.

• Eliana MURARO: Di soldi c’è sempre bisogno. Al momento non c’è un progetto con una cifra specifica.

• Kathrin OBERRAUCH: la Chiesa Evangelica Luterana tedesca copre il 50% dei costi. E’ necessario finanziare la parte restante.

Il coordinamento decide di avviare i contatti per sviluppare una possibile proposta di progetto. Le Reti di Trento e Verona si occuperanno di tenere i contatti.

• Sergio FERRERA: Sarebbe interessante che chi tiene i contatti facesse con loro una parte del percorso.

• Kathrin OBERRAUCH: Anche un piccolo contributo sarebbe gradito.

• Gianni PETTENELLA: le Reti di Trento e Verona si propongono di avere contatti per capire come aiutare insieme i migranti. Al momento non si parla di soldi perché non c’è un progetto definito. Può essere che tale progetto nasca dalla collaborazione.
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16. Commissione giovani.

• Simona MOZZATI: si è cercato di trovare 2-3 criteri per iniziare a lavorare sul viaggio dei ragazzi:
1. (da discutere) deve trattarsi di studenti o persone a basso reddito;
2. È necessaria una adeguata formazione, prima della partenza, ad opera della Rete locale referente dell’operazione;
3. Al ritorno, vi deve essere l’impegno a dare una relazione del lavoro fatto e mantenere i rapporti con l’operazione.
Ha qualche perplessità sul primo criterio, per cui chiede l’opinione del coordinamento.

• Maria PICOTTI: Toglierebbe il criterio, puntando su interesse e fascia di età (18 – 30 o 35 anni).

• Francesco FASSANELLI: D’accordo sull’età. Dovrebbe trattarsi di persone che già hanno un rapporto con la RRR.

• Simona MOZZATI: non è d’accordo sulla necessità di una precedente relazione con la RRR.

• Marco LACCHIN: E’ preferibile che non si tratti di ragazzi già vicini alla RRR, ma che la formazione preveda un approfondimento sulla RRR. Visto che eroghiamo del denaro, è importante anche la questione del reddito. Se un ragazzo è ricco, può fare il viaggio, ma lo pagherà interamente

• Paolo GUGLIELMINETTI: Insisterebbe sulla necessità della formazione anche di persone non vicine alla RRR. Importante anche una qualche conoscenza della lingua. Sul reddito, il discorso dovrebbe essere fatto alla singola persona, tenendo conto delle condizioni economiche della famiglia

• Monica ARMETTA: Lo scopo della commissione è proprio questo. Il contesto linguistico va valutato caso per caso, tenendo conto anche delle lingue eventualmente conosciute presso il progetto. Invita tutte le Reti a prendere contatti con le realtà giovanili conosciute, per individuare candidati. Bisogna far conoscere la possibilità di fare un’esperienza di questo tipo. Segnala che Matteo, un ragazzo che si è avvicinato alla RRR attraverso la mostra sui migranti, ha chiesto di poter entrare nella Rete di Torino. Da lì è partito il suggerimento di pensare ad una realtà più giovane ed alcuni hanno partecipato al Seminario Giovani. Si stanno avvicinando ad iniziative sul territorio e si stanno incontrando. Hanno bisogno di fare iniziative concrete. La proposta di Lucia CAPRIGLIONE di permettere ai ragazzi di muoversi all’interno delle Reti locali sarebbe utile. Le piacerebbe, infine, far partire il progetto di Riace con i ragazzi. Altra idea era riprendere i contatti con Don Rito ALVAREZ, nell’ambito della commissione giovani. L’invito a tutte le reti è, comunque, quello di prendere contatto con tutti gli ambienti giovanili conosciuti, segnalando esigenze ed iniziative.

• Lucia CAPRIGLIONE: la valutazione della situazione economica è comunque anche uno strumento formativo, per trasmettere valori di solidarietà. La commissione dovrà comunque avere una certa elasticità nella gestione del danaro, perché non è possibile prendere le decisioni solo al coordinamento, altrimenti i tempi si allungherebbero troppo

• Sergio FERRERA: Vede un rischio. L’idea del viaggio non dovrebbe essere indotta nel ragazzo ma es-sere frutto di un suo desiderio. La commissione dovrà prestare attenzione a non proiettare sui giovani le proprie aspettative

• Beniamino FAVARO: Non dobbiamo formalizzarci troppo sui criteri. Se la prima cosa è di rivolgersi a giovani che vogliono fare un’esperienza, occorre fissare un criterio aperto. Il criterio economico diventa relativo: non dobbiamo escludere dal viaggio chi ha la possibilità di pagarselo. Un minimo di preparazione va fatta, ma deve essere essenziale.

• Marianita DE AMBROGIO: Invita a riflettere sulle destinazioni del viaggio. Ha molte perplessità su Gaza, perché non abbiamo dei referenti sicuri. Inoltre non è affatto facile entrare a Gaza. Molto più fattibile un viaggio a Betlemme, dove ci sono referenti che potrebbero lavorare con i ragazzi: Mazim Qumsieh ad esempio organizza seminari e laboratori. Proprio per evitare ai ragazzi di trovarsi in situazioni difficili, la formazione deve essere molto accurata.

• Olga TURCHETTO: non dobbiamo accogliere solo studenti.

• Angelo CIPRARI: Già nei precedenti coordinamenti abbiamo detto che i viaggi devono essere quelli possibili ed accettabili. Le ipotesi erano quelle di progetti in atto da tempo con cui ci sono legami forti. Chi si avvicina alla RRR ha già una certa sensibilità, per cui chi vuole fare semplicemente un viaggio ci va da solo, senza bisogno di chiedere a noi. Per Gaza, forse qualcuno di noi potrebbe prendere in considerazione di andarci con Patrizia CECCONI.

• Lucia CAPRIGLIONE: Gaza è stata una richiesta specifica di un ragazzo. Non è sicuramente una cosa che si realizzerà nel giro di pochi mesi, perché è necessaria una formazione accurata e bisogna risolvere il problema dell’ingresso. Non è giusto mettere da parte Gaza solo perché è difficile. Purtroppo nessuno di Salerno è in grado di andare a Gaza.

• Antonio VERMIGLI: Guai mandare qualcuno da solo, minimo sempre due. Vorrebbe entrare nella commissione giovani. Viste le difficoltà locali di alcuni progetti, la formazione è indispensabile e imposta dal senso di responsabilità.

• Monica ARMETTA: E’ importante individuare dei formatori per ciascuno dei progetti. Serve che nella RRR ci siano persone disposte a seguire i ragazzi. E’, poi, importante che chi faccia esperienza di questo tipo (anche se non fa parte della RRR) poi porti una testimonianza della propria esperienza.

• Marco LACCHIN: Utile inserire uno spazio sul sito per i racconti di viaggio.

• Maria PICOTTI: A Verona c’è l’Agenzia Viaggi Responsabili per l’organizzazione dei viaggi. Un altro Paese dove mandare i ragazzi potrebbe essere il Guatemala, dove esiste una cooperativa che può gestire la logistica, in contatto con la RRR.

• Piergiorgio TODESCHINI: La Rete di Brescia ha una lunga storia di rapporti con l’Associazione APASCI che ha un progetto in atto con Padre Clemente per il Guatemala, per cui si candida per collaborare con Verona.

Il Coordinamento invita tutte le Reti a segnalare i giovani interessati, mentre la commissione approfondirà il tema e predisporrà un documento per il prossimo coordinamento. La commissione ha autonomia di spesa dei 2.000 €. stanziati, con impegno di riferirne al coordinamento.

• Angelo CIPRARI: i 2.000 €. erano stati stanziati per Gaza. Altre operazioni sono state ridotte con stanziamento di fondi per i viaggi giovani. In tutto sono 5.000 €.

• Pierpaolo PERTINO: Gli ulteriori 3.000 €. erano stati stanziati per far circolare i giovani solo nel progetto Baroni. Occorre informare la Rete di Udine di questa decisione.

• Piergiorgio TODESCHINI: Parliamo sempre di alternative rispetto al finanziamento “secco” del progetto. Per i Mapuche del Cile, il fatto che giovani vadano da loro è estremamente importante. Probabilmente la prossima diminuzione degli importi del progetto potrebbe andare a finanziare le visite.

• Marco LACCHIN: Occorre svincolare i soldi e metterli a disposizione della Commissione, altrimenti non saranno mai usati

• Lucia CAPRIGLIONE: d’accordo con Marco LACCHIN. Anche per i soldi destinati al viaggio a Gaza.

• Antonio VERMIGLI: L’anno scorso c’è stata una relazione meravigliosa di una ragazza che è stata in Brasile.

• Angelo CIPRARI: Questo coordinamento può decidere di svincolare i 2.000 di Gaza ed i 3.000 del pro-getto Baroni, per renderli subito utilizzabili in base alle decisioni prese dalla Commissione Giovani.

• Lia RONTANI: Non era presente ai coordinamenti precedenti e non ne è informata. Sarebbe d’accordo a svincolare i fondi del Progetto Baroni, ma deve sentire la Rete locale.

• Monica ARMETTA: Il criterio all’epoca era quello di ridurre i progetti. Si era però deciso che qualche progetto venisse ridotto vincolando il risparmio ai viaggi dei giovani in genere.

• Fulvio GARDUMI: Se Lucia CAPRIGLIONE dice di svincolare i 2.000 di Gaza, per il momento la Commissione può usare quei soldi. Decideremo al prossimo coordinamento per gli altri 3.000.

• Pierpaolo PERTINO: All’epoca Toni PERATONER aveva proposto che Baroni diventasse un formatore di giovani.

• Piergiorgio TODESCHINI: Se la Commissione è autonoma, una volta che nel coordinamento si decide qual è il fondo cassa disponibile, sarà la Commissione a valutare le ragioni per cui i soldi erano stati stanziati.

• Franca Rosa BIANCHI: Il denaro non è tolto a Udine o Salerno ma viene messo in comune.

Il coordinamento decide di sbloccare i 2.000 €. stanziati per Gaza. La commissione prenderà contatto con la Rete di Udine
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14. Convegno su Ettore Masina.

– Angelo CIPRARI: Il venerdì precedente il coordinamento di Roma, si farà presso l’Università di Roma 3, il convegno organizzato da Matteo MENNINI. Gli è già stata data una piccola cifra, ma occorre stanziare una cifra aggiuntiva di 500 €.

• Pierpaolo PERTINO: Distribuisce i fogli sul progetto concordato da MENNINI con l’Università (vengono allegati al verbale). Dobbiamo saper dire a MENNINI se la RRR può stanziare 1.000 €. Ercole ONGARO tratterà un argomento. Un’altra parte dovrebbe essere affidata ad un altro relatore della RRR (sull’attività parlamentare di Masina). Quella sarà anche l’occasione per presentare l’archivio su Ettore MASINA, presso la Fondazione Basso.

• Antonio VERMIGLI: Per la relazione, bisognerebbe contattare Giancarla CODRIGNANI, che è stata in Parlamento con MASINA. In alternativa Raniero LA VALLE.

• Beniamino FAVARO: Chiede se sia possibile far posticipare l’orario di inizio del convegno per consentire di arrivare in tempo a chi proviene dal nord.

• Angelo CIPRARI: è stato stabilito di fare il convegno il giorno prima del coordinamento, per usufruire dell’ospitalità delle suore dove si tiene il coordinamento.

Il coordinamento decide di stanziare 1.000 €.
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15. Frei Betto.

– Fulvio GARDUMI: Frei Betto ha già un calendario sino al 1° novembre. Riparte il 2 novembre, per cui sarebbe possibile organizzare un incontro a Milano o a Saronno il 2 novembre.

– Antonio VERMIGLI: A Milano c’è la possibilità di trovare una sala per fare un incontro da mezzogiorno sino alla 17.00 – 17.30. E’ in attesa di risposta. La cosa è importante perché il 28 ottobre ci sono le elezioni in Brasile. Tra l’altro Frei Betto ha creato con altri in Brasile un’associazione che lavora proprio sul fronte della formazione politica dei giovani.

– Fulvio GARDUMI: E’ opportuno farlo apparire come un incontro promosso dalla RRR.
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15. Varie ed eventuali.

– Maria PICOTTI: chiede se la RRR vuole mandare la propria adesione alla manifestazione “Welcoming communities”, anche con proposte operative.
Riferisce, inoltre, della RI-MAFLOW, fabbrica del Milanese in crisi, che si occupa di riciclo, rilevata dai lavoratori che hanno costituito una cooperativa per evitarne la chiusura: non è ancora stato portato a termine tutto il processo per legalizzare la cosa. Per questa ragione, il presidente è stato arrestato con accusa pesantissime (traffico illecito di rifiuti ed altro). Hanno lanciato un appello per la scarcerazione e chiedono la nostra adesione.

• Lucia CAPRIGLIONE: La Rete di Salerno ha già firmato l’appello. Tra l’altro, avrebbero bisogno anche di finanziamenti.

Il coordinamento decide di dare adesione alla manifestazione “Welcoming communities” ed alle iniziative in favore della RI-MAFLOW

• Fulvio GARDUMI: Ieri si era proposto di creare una commissione per valutare i requisiti minimi per adeguarci alla legge del Terzo settore. La Segreteria se ne occuperà, ma chiunque conosca un esperto è pregato di interpellarlo.

• Marco ZAMBERLAN: Comunica che per le informazioni da mettere sul sito, occorre scrivere a Gigi BOLOGNINI (magari chiamandolo prima)

• Monica ARMETTA: Rispetto al discorso del terzo settore, si potrebbe interpellare anche Gherardo CO-LOMBO.

Lo sentirà Antonio Vermigli, su quesito predisposto dalla segreteria

• Pierpaolo PERTINO: Matteo MENNINI ha informato che posticiperà alle 11.00 l’orario di inizio del Convegno su Ettore MASINA.

• Pierpaolo PERTINO: Dà lettura del documento predisposto dai Comboniani sul Decreto Salvini
• Piergiorgio TODESCHINI: Sergio ESCUDERO, che per anni ha curato il banchetto dei libri ai Convegni nazionali, è molto malato (polmonite). Avrà bisogno di assistenza respiratoria su 24 ore. Gradirebbe sentire la vicinanza della RRR

• Antonio VERMIGLI: dal 13 al 16 dicembre, al Monastero del Bene Comune (Sezano – Verona) si terrà il convegno “Bisogni di una nuova umanità”, sulla scia della campagna “Dichiariamo illegale la povertà”

• Dino POLI: a fine ottobre sarà ospite a Verona padre Clemente (referente del progetto RRR in Guatemala) in Italia per partecipare alla santificazione di Oscar Romero
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SINTESI DELLE DECISIONI ASSUNTE DAL COORDINAMENTO

1. Adesione alla Marcia Perugia – Assisi con invito alla Reti locali a partecipare anche, eventualmente, portando uno striscione della RRR.
2. Solidarietà con Riace: Si decide di provvedere subito al versamento di 1.000,00 € sul conto dedicato aperto dalla Rete dei Comuni Solidali e di continuare la raccolta fondi nelle Reti locali versando i soldi raccolti sul conto della Rete Nazionale con l’avvertenza di specificare nella causale la destinazione “RIACE”. Nel prossimo coordinamento si valuterà lo stato di avanzamento dei lavori

3. Approvazione, per un anno, del nuovo progetto in Perù, proposto da Sergio FERRERA, con riserva di verifica per il prosieguo.

4. Rinvio al coordinamento di Pistoia della discussione sul rinnovo di tutti i progetti in scadenza, in attesa della relazione della Tesoriera. La segreteria inviterà tutte le Reti locali interessate ad inviare una relazione sui progetti in scadenza, almeno 15 giorni prima del prossimo coordinamento

5. Rinnovo del vitalizio di €. 3.000 a favore di Fernando DE BRITO. La Rete di Casale si farà carico di tenere i contatti. Occorrerà controllare che il 2018 si stato versato.

6. Conferma della sospensione del progetto “Case Verdi” di Gaza.

7. Sviluppo dei contatti con il progetto “Binario 1” di Bolzano. Le Reti di Trento e Verona si occuperanno di tenere i contatti.

8. Sblocco e messa a disposizione della Commissione Giovani della somma di €. 2.000, originaria-mente stanziata per il viaggio a Gaza della Rete di Salerno. La Segreteria chiederà alla Rete di Udine l’autorizzazione a sbloccare la somma di €. 3.000 originariamente stanziata per viaggi giovani nel progetto di Giovanni Baroni. Il Coordinamento invita tutte le Reti a segnalare i giovani interessati ai viaggi.

9. Stanziamento della somma di €. 1.000 a favore del convegno su Ettore MASINA, organizzato da Matteo MENNINI presso l’Università Roma 3.

10. Adesione alla manifestazione “Welcoming communities” ed alle iniziative in favore della RI-MAFLOW.

11. Invito ad Antonio VERMIGLI ad interpellare Gherardo COLOMBO sulle iniziative che la RRR deve assumere per allinearsi alla nuova normativa del terzo settore.

CIRCOLARE DI OTTOBRE

a cura della Rete di Padova

Pensando a Serena

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.

Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”

Antonio Gramsci

è tempo di riflessione e dibattito sui valori e le pratiche della Rete.

Vogliamo partire da questa citazione di Gramsci che compariva sotto una bella foto di Serena sul fascicoletto preparato per la celebrazione del suo funerale presso la Comunità Cristiana di Base di San Paolo a Roma, una bella cerimonia, molto partecipata con tante persone, vecchie e giovani, italiane e straniere, con storie diverse, ma unite dal condividere il desiderio di giustizia e l’impegno per realizzarla che hanno contraddistinto tutta la vita di Serena.

Una donna che ha saputo prendersi cura di chi le stava accanto come di chi, dall’altra parte dell’oceano, lottava per cambiare la realtà, una donna che sapeva entusiasmarsi, organizzarsi, una donna che studiava, rigorosa, senza fare sconti a nessuno.

Entusiasmo, forza, intelligenza: la Rete è ancora capace di entusiasmarsi, di organizzarsi, studiare, in questi tempi così difficili che mettono a dura prova la nostra umanità?

O è troppo vecchia, non sa staccarsi dai modelli del passato, non capisce chi è giovane e precario, è troppo concentrata sulle sue pratiche, non sa comunicare, ha paura del cambiamento, di intraprendere nuove strade?

E la discussione interna alla Rete risente – e non potrebbe essere altrimenti – delle trasformazioni che investono la nostra società segnata da crescente sperequazione tra poveri e ricchi, esclusi e titolari di diritti civili, politici, economici e sociali. Tra “noi” (i cittadini) e “loro” (gli stranieri provenienti da paesi anche appena più poveri e i loro figli esclusi dalla cittadinanza anche se di fatto italiani).

Dove è giusto agire ora? In quale scenario è più urgente e importante essere presenti con la nostra solidarietà?

Come rispondere a queste domande?

Quest’anno in marzo alcune/i di noi sono state/i ancora una volta ad Haiti. Tre settimane, girando per il paese, incontrando tante persone, ascoltando, osservando.

Haiti è un paese di emigrazione. Gli haitiani da anni cercano di sopravvivere anche fuggendo, nella vicina Repubblica Dominicana, ma ora anche in Brasile e in Cile. E questo esodo impoverisce ulteriormente il paese. Chi resta lo vive come una tragedia.

Ma questa tragedia viene da lontano: le cause della povertà (prime fra tutte la distruzione dell’ambiente, l’accaparramento delle terre fertili nelle mani di pochi) hanno una storia lunga, iniziata col colonialismo francese, continuata con l’occupazione e lo sfruttamento statunitense e i regimi dittatoriali che l’occupazione lasciò in eredità. Una storia che continua, sotto il segno delle politiche neoliberiste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dai paesi creditori.

Dai nostri amici e dalle nostre amiche di Haiti stiamo imparando ancora una volta come “il nostro mondo” continui ad opprimere, sfruttare, impoverire “gli altri mondi”.

Sostenere il loro lavoro quotidiano – difficile, faticoso, messo a dura prova dalle difficoltà quotidiane che ci possono sembrare insuperabili ma che sono la loro quotidianità – non ha nulla a che fare con l’ipocrita retorica dell’“Aiutiamoli a casa loro”. Né la scelta della solidarietà deve essere vista in contrapposizione con quella dell’accoglienza.

è vero, “gli altri mondi” vengono qui nel “nostro mondo” e noi dobbiamo accoglierli. Ma non basta. Dobbiamo studiare, capire le cause e cercare i rimedi, cogliere i legami tra quanto accade qui e là, avere uno sguardo che sappia andare oltre “il nostro mondo”. E per questo le relazioni con i nostri referenti lontani sono fondamentali.

Relazioni solidali che si traducono in sostegno materiale. Qualcuno potrebbe dire che non è uno scambio alla pari. È proprio così? Non riceviamo niente in cambio del nostro denaro? Ognuno rifletta su quanto queste relazioni hanno cambiato la propria vita.

Ma è proprio il sostegno materiale ad essere messo in discussione: molte persone – si dice – soprattutto giovani, sono precarie, vivono situazioni difficili, non hanno la possibilità di autotassarsi. Al seminario nazionale della Rete che si è tenuto a Brescia – dove già tutti questi temi erano stati discussi – padre Moussa Zerai ci disse: “Ci sentiamo impoveriti perché va in crisi il nostro stile di vita: finché possiamo dare il superfluo siamo solidali, se dobbiamo sacrificare qualcosa, allora c’è la crisi. Solidarietà vuol dire fare posto all’altro nel mio spazio, devo stringermi per accoglierlo, questa è vera solidarietà”.

Allora l’autotassazione è una scelta politica: ci permette di essere a fianco di chi spesso si sente solo nel suo cammino verso il cambiamento di società ingiuste. Ad Haiti questo l’abbiamo toccato con mano tante volte. Non stiamo facendo beneficienza, stiamo restituendo quel che è stato sottratto, rapinato, quel che si continua a sottrarre e rapinare, stiamo cercando di fare un po’ di giustizia.

Ha scritto Carla intervenendo sul dibattito in rete riguardo al sostegno da dare o meno all’esperienza di accoglienza dei migranti nel comune di Riace: occorre “dare una mano nel momento del bisogno perché chi ha fame e soffre non può morire mentre noi tentiamo di cambiare cose nel sistema… e contemporaneamente è del tutto necessario ‘cercare le cause’ dei disastri che succedono… e affrontarle per cambiare”.

Con la consapevolezza dei nostri limiti: non possiamo salvare il mondo. Ma possiamo prenderci cura di quante e quanti abbiamo incrociato nel nostro cammino, chi in Palestina, chi in America Latina, chi in Africa, chi in Italia. Senza creare gerarchie di dolore e necessità, cercando insieme soluzioni sostenibili a situazioni che possiamo affrontare con le nostre forze, mettendoci in gioco.

Alle domande poste all’inizio possiamo rispondere che dobbiamo metterci in ascolto di chi chiede giustizia e cercare insieme di cambiare le cose, accettando i nostri limiti, ma riconoscendo i percorsi compiuti.

Ti pa ti pa nap rive”, era scritto sulla carriola di un contadino haitiano: a piccoli passi arriveremo. Continuiamo a camminare.

Oltre alla partecipazione al Convegno di Trevi José Nain ha visitato 7 reti locali in ciascuna delle quali ha avuto l’occasione di esplorare possibilità di attività che prescindono da un diretto finanziamento della rete o che riguardano progetti autonomi già in corso di realizzazione in Cile (come il vino e la borsa di studio).

Attività svolte in Italia dal 12 aprile al 3 maggio 2018

con la Rete Radié Resch e l’Associazione Regionale Mapuche FOLILKO

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Referenti in Italia: Gabriella e Piergiorgio della Rete RR di Brescia

  1. Partecipazione al Convegno nazionale di Trevi dal 13 al 15 aprile.

  1. SALERNO

Incontro con la Rete di Salerno. L’argomento trattato era la situazione storica e politica della richiesta di restituzione delle terre mapuche. L’incontro si è svolto in uno spazio sociale di Salerno, con la partecipazione di circa 30 persone, principalmente giovani.

Come conclusione possiamo sottolineare che c’erano giovani che hanno espresso interesse a viaggiare per conoscere le comunità mapuche, per questo si metteranno in contatto con la nostra organizzazione per il coordinamento.

Visita a una cooperativa di nocciole. Con Giovanni, nella valle di Giffoni, il motivo è stato quello di informarsi sulla sgusciatrice di nocciole.

L’accordo con Giovanni e il presidente della cooperativa delle nocciole, è quello di esplorare la reale possibilità di trovare una macchina per i Mapuche che ora hanno coltivazioni di nocciole.

Questa è considerata una possibilità futura, dato che nei prossimi anni ci sarà una produzione significativa da parte dei produttori mapuche.

  1. UDINE

A Udine ho soggiornato a casa di Francesco e Cristina. Lì abbiamo realizzato un incontro per discutere della borsa di studio universitaria. L’evento ha visto la partecipazione di amici della Rete di Udine e di alcuni amici che fanno parte della rete di sostegno per la borsa di studio.

In tale incontro abbiamo affrontato ampiamente la situazione di Millalef nel corso dell’anno in cui non ha superato gli esami e sulle difficoltà incontrate per quanto riguarda il suo adattamento alla lontananza da casa, essendo l’Università distante più di 500 km. Per di più il suo piano di studi prevedeva l’inglese, che complicò il suo rendimento accademico, con i risultati noti a tutti.

Noi come organizzazione abbiamo reso esplicito il nostro punto di vista e in una certa misura assumiamo la responsabilità di quello che è successo. Abbiamo stabilito che sia da lasciare alla esclusiva discrezionalità di quanti cooperano alla borsa di studio se ritengono opportuno continuare a sostenere Millalef, dal momento che si è ritirato dall’Università di Talca e si è iscritto all’Università della Frontiera di Temuco per effettuare un corso legato all’agricoltura con orientamento alla produzione biologica.

Folilko ha ritenuto che questo corso di studi soddisfa anche le nostre aspettative ed è anche più ampio rispetto ai fini produttivi della Comunità. Ecco perché apprezziamo molto la decisione di Millalef di continuare a studiare e riuscire a portare avanti il compito.

Il giorno successivo si è tenuto l’incontro pubblico con la Rete, coloro che cooperano alla borsa di studio e gli altri interessati a conoscere la situazione del popolo mapuche. Hanno partecipato 20 persone molto interessate a conoscere aspetti della cultura mapuche e la situazione Mapuche nei confronti con le aziende forestali e la questione dei diritti d’acqua.

Conclusioni: Per quanto riguarda la borsa di studio, è stato deciso che io, arrivando in Cile, avrei stabilito un incontro tra Folilko e Millalef per trasmettere i dettagli dell’incontro e i punti di vista che sono emersi lì.

Si è convenuto che dopo la riunione a Temuco si sarebbe inviato una lettera congiunta da parte di Folilko e Millalef per chiarire come sarà la forma della relazione e della comunicazione tra i cooperanti alla borsa di studio e Folilko, mettendo a conoscenza Milllalef ogni volta che si tratta di questioni inerenti la borsa di studio.

Infine abbiamo risolto la questione della borsa di studio. Udine ha deciso di sostenere la borsa di studio e il denaro è stato inviato il 4 maggio. Fino al momento di scrivere non abbiamo ricevuto alcun avviso da parte della banca, ma speriamo che arrivi presto.

  1. CELLE LIGURE

In questo soggiorno ancora una volta devo ringraziare per l’ospitalità e l’affetto gli amici di Celle. Ci sono stati incontri dedicati a coloro che, guidati da Pier, erano molto interessati a conoscere i progressi che sono stati fatti nella wallmapuche (Territorio Mapuche) dopo il loro viaggio.

Abbiamo tenuto un grande incontro con le Reti di Varazze e Varese e altri amici, che sono venuti nelle nostre terre. Si è parlato della possibilità di continuare a inviare aiuti alle comunità, come vestiti e scarpe. Questa volta hanno ideato di raccogliere diversi tipi di oggetti e strumenti a noi utili da spedire in un container. Su questo si è impegnato Marco Zamberlan.

  1. BRESCIA

Incontro presso Il Centro parrocchiale di santa Maria in Silva (Don Fabio). Hanno preso parte 25 persone. La serata è stata condotta dai nostri referenti della Rete Piergiorgio e Gabriella. Devo sottolineare la presentazione della situazione del popolo mapuche parlando di molteplici argomenti. Si è detto della cultura, di lotta per la terra, dell’effetto dannoso causato dalle imprese forestali sull’inquinamento delle nostre terre e la responsabilità che hanno nella siccità che le colpisce.

Un altro incontro si è tenuto alla Cascina Maggia in collaborazione con il Laboratorio culturale “Mario Lussignoli” sul tema del diritto all’acqua come bene comune. (Vedi a fondo pagina)  Hanno preso parte 20 persone. In questo incontro è stata messa in risalto l’importanza dell’acqua a tutti i livelli e, in particolare, il diritto inalienabile e imprescrittibile che i popoli indigeni hanno su questo bene comune. È stato un dibattito interessante. Personalmente ritengo che la Rete Radié Resch dovrebbe incoraggiare e promuovere in futuro un grande evento di respiro internazionale per affrontare la “siccità con una visione globale”, considerando le implicazioni negative del fatto che le multinazionali trattano i diritti di acqua come un bene di mercato, e non come un bene comune.

Gran parte della povertà e della miseria che esiste nel mondo è generata dalla scarsità di acqua che provoca mancanza di cibo e lavoro per la popolazione e che ha anche come conseguenza la dolorosa migrazione dei popoli.

  1. TREVISO

Si è tenuto un incontro pubblico nella biblioteca di Lancenigo a cui hanno partecipato 35 persone che hanno seguito con molto interesse il tema dei Mapuche. L’attività è stata coordinata da Fernanda Bredariol che ringrazio per l’impegno che ha sempre mostrato nel riunire le persone per informarle sulla situazione dei Mapuche in Cile.

  1. VENEZIA

Incontro con la Fondazione “La laguna nel bicchiere” che sviluppa le attività di recupero della coltivazione della vite in modo tradizionale nella parte del cimitero dove i frati custodivano alcuni tipi di vite ecologica che fino ad oggi erano tenuti in vita.

In questo luogo siamo stati in grado di trovare persone che svolgono attività con le scuole in cui trasmettono e insegnano ai bambini il processo di conservazione delle viti e la successiva vinificazione. Questa Fondazione lavora fondamentalmente per conservare le conoscenze in funzione di nuovi progetti. Per noi, come organizzazione Mapuche, è fondamentale prendere e mantenere i contatti con questa Fondazione ed esplorare un lavoro comune in futuro.

Accordi:

Inviare una presentazione dell’Associazione regionale mapuche Folilko alla Fondazione La Laguna nel bicchiere, per vedere la possibilità di generare uno scambio con i Mapuche che possono conoscere l’esperienza della Fondazione nella conservazione della vite e il processo di vinificazione finale.

Il contatto con Venezia avverrà attraverso Jorge Centurión, al fine di facilitare la traduzione della documentazione.

Nel pomeriggio ho partecipato ad un dialogo pubblico fuori da un teatro occupato da un gruppo di Venezia che si oppone alla possibilità che questo teatro sia venduto dal comune ad un privato per farne un ristorante/caffetteria. Lì ho condiviso l’esperienza della lotta della comunità e l’occupazione del teatro come spazio culturale per i veneziani.

  1. CASTELFRANCO VENETO

Un incontro a casa dei genitori di Dario con Anna* e con la rete di Castelfranco è stato molto interessante perché è la prima volta che siamo invitati a discutere della situazione mapuche in Cile e Argentina. All’incontro hanno partecipato 25 persone della Rete.

*Dario e Anna hanno visitato la comunità Mapuche ospiti della famiglia di José e Margot.

CONCLUSIONI:

In primo luogo grazie alla Rete Radié Resch di Brescia per il suo sostegno, l’ospitalità e la comprensione del lavoro che svolgiamo come organizzazione mapuche. È un grande onore per noi continuare a partecipare ai vostri eventi per far conoscere la nostra lotta. Grazie anche per l’accompagnamento dei diversi progetti che abbiamo sviluppato con Folilko, finanziati dalla Rete Radié Resch. L’ultimo è il progetto relativo al trattamento delle nocciole attraverso l’acquisto di una macchina per la sgusciatura e di un sigillatore sotto vuoto, installato in una struttura costruita per un’attività comunitaria.

Grazie per il lavoro svolto da Piergiorgio e Gabriella di Brescia per il programma delle visite alle Reti locali. In ciascun luogo ho sempre trovato grande interesse a conoscere la situazione mapuche e manifestazioni di solidarietà. Questo ci motiva a continuare a lavorare per il nostro popolo e le sue comunità.

La nostra organizzazione è molto lieta di lavorare con il nostro riferimento a Brescia. Percepiamo il loro impegno per la nostra gente, la loro motivazione fa sì che il nostro ritorno sia carico di buona energia e voglia di continuare a combattere, nonostante la difficile situazione delle nostre comunità in Cile.

Esprimiamo il nostro impegno per il lavoro serio e responsabile con la vostra organizzazione per continuare a diffondere la nostra causa in Italia. Spesso la comunicazione con voi è complessa, ma l’intensità del nostro lavoro con le comunità mapuche è permanente.

Infine ringrazio la segretaria della Rete per aver sostenuto il mio viaggio in Italia, per lo spazio che ho avuto a Trevi nel condividere i pensieri e il lavoro della nostra organizzazione. Ringrazio tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo alla preparazione degli incontri nelle loro città.

Abbiamo posto grandi speranze che si possa continuare a lavorare insieme e che la vita ci dia l’opportunità di incontrarci di nuovo per continuare ad aprire la via della speranza, della giustizia e della solidarietà con i nostri popoli fratelli che oggi soffrono l’oltraggio dei loro diritti di vivere in pace e armonia.

Grazie mille (chaltu may) a presto (peukallal).

Marrichiweu (dieci volte continueremo a combattere)

Josè Nain Perez

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Jose Nain Perez.

Coordinatore Associazione regionale mapuche Folilko.

(Laboratorio culturale “Mario Lussignoli” – Brescia)

Sabato 28 aprile 2018

L’acqua: un Diritto Collettivo inalienabile e imprescrittibile dell’Umanità

e la sua privatizzazione per pochi nel mondo.

Nel mondo, oggi, ci sono molte questioni che vengono discusse, come la globalizzazione economica, il riscaldamento globale, l’effetto serra, l’inquinamento del mare, e altri aspetti che coprono a loro volta l’agenda dei governi. Tra le molte questioni di grande importanza in tutto il mondo, occupa uno spazio la preoccupazione per la crisi idrica che oggi colpisce l’umanità. Ci troviamo in un mondo sostenuto e controllato da strumenti legali che concedono potere e proprietà a un piccolo numero di imprese multinazionali che detengono pertanto il controllo delle acque del pianeta.

Nella misura in cui il mondo perde la bussola e entra in una crisi molto profonda, i Popoli Indigeni sono i più sensibili alle misure prese in questo ambito, che in molti casi sono irreversibili. Dopo più di cinquecento anni dall’arrivo del colonizzatore nelle nostre terre (America), ci siamo resi conto del danno causato, dove hanno eliminato con il fuoco e il sangue le nostre culture millenarie. Noi popolazioni indigene, non solo siamo stati i protettori della biodiversità, ma anche i preservatori di questo bene comune di cui siamo parte sotto tutti gli aspetti.

Nell’ambito di un’economia aperta ai mercati globali, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali che si attua nel paese, gran parte delle terre e dei territori di proprietà legale o ancestrale del popolo mapuche, delle regioni di Araucanía, Los Lagos e Los Ríos, sono state seriamente minacciate dall’espansione di progetti legati all’uso dell’acqua come mezzo principale. Ad esempio quelli dell’industria forestale, con una costante espansione delle specie esotiche di pino e monoculture di eucalipto per la produzione di cellulosa, senza pagare le tasse nelle regioni interessate dalle loro attività.

Il territorio mapuche o Wall Mapuche, che comprendeva dalla città di Santiago del Cile e Buenos Aires al sud, e dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, era un territorio molto vario e molto ricco di biodiversità, ecosistemi, zone umide. Con la formazione dello stato cileno e argentino, a poco a poco questa ricchezza è andata perduta. Con l’arrivo delle compagnie forestali e l’impianto della monocoltura di pini ed eucalipti, le fonti d’acqua lentamente scomparvero, cominciarono a sparire i fiumi, le sorgenti, le piante medicinali, e con questo la conoscenza tradizionale mapuche. Come conseguenza il nostro territorio è diventato un semi-deserto, senza biodiversità e senza fonti d’acqua, che ha generato molta povertà, non solo economica. Si è prodotta anche una sistematica stagnazione dello sviluppo delle pratiche culturali associate alla visione del mondo e alla biodiversità.

Le imprese forestali e minerarie sono le cause principali della scomparsa delle risorse idriche. Esse hanno causato il deterioramento dell’ambiente con l’eliminazione totale della foresta nativa originaria del sud del Cile, e con essa la perdita degli ecosistemi, che rendevano possibile la conservazione delle fonti di ricchezza naturale, l’abbondanza di acqua e la diversità delle foreste che per le nostre comunità si traducono in una fonte di cibo e medicina tradizionale mapuche. Nel caso delle compagnie minerarie, hanno registrato i diritti sull’acqua sotto il loro dominio, escludendo le comunità Aymara e Quechua.

Le imprese idroelettriche, sotto la copertura della costruzione di mega centrali, come Ralco e Pangue, sul fiume Bio-Bio – il cui attuale proprietario è l’ENEL di origine italiana – hanno colpito sei comunità di Pewenches, che sono state spostate forzatamente dalle loro terre e dai loro luoghi sacri i quali furono sommersi da più di 200 metri di acqua (tra cui quattro cimiteri e quattro centri cerimoniali). Ora queste stesse compagnie si stanno dedicando a costruire massicciamente centrali di transito, presumibilmente più amichevoli con l’ambiente. Stanno proliferando nella pre-cordigliera e nella regione dell’Araucanía. Abbiamo anche l’industria del salmone con piscicoltura di produzione e di ovulazione per l’allevamento industriale del salmone che genera una grande contaminazione delle stesse acque che le comunità mapuche spesso consumano.

Nel caso del diritto all’acqua, il decreto con forza di legge n. 1122 del 1981, nonché il regolamento costituzionale nell’articolo 19 n. 24 ultimo paragrafo della costituzione politica del 1980, riconosce il diritto di proprietà dei privati su di essa. Si tratta di un regolamento che, dopo decenni di applicazione, ha portato alla privatizzazione di buona parte delle acque di superficie del paese e si concentra nelle mani di pochissimi miliardari che hanno privato le comunità dei loro diritti all’acqua.

La legge indigena 19.253, relativa alla promozione, alla protezione e allo sviluppo delle popolazioni indigene del Cile, rimane in vigore nonostante non corrisponda allo standard del diritto internazionale sui diritti delle popolazioni indigene su terre, territori, risorse naturali, come l’acqua e le risorse del sottosuolo e in termini di partecipazione e autodeterminazione. Per quanto riguarda la legge 20.249, su “spazi marittimi e costieri delle popolazioni indigene” la sua attuazione è ancora minima poiché perdura la mancanza di protezione contro l’uso industriale di tali spazi da parte delle imprese di pesca a danno delle comunità Mapuche Lakenches (costa del Pacifico).

L’attuazione della Convenzione OIL 196 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratificata nel 2008, è stata molto inadeguata. In particolaresi è rivelata inefficace per ciò che ha a che fare con la consultazione indigena, a fronte di misure amministrative, relative a progetti di investimento che riguardano le popolazioni indigene, e in particolare quelli relativi principalmente alle acque indigene. La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene del 2007, approvata con il voto dello Stato cileno, che sancisce il diritto all’autodeterminazione e all’autonomia dei nostri popoli, nonché il loro diritto a un previo consenso libero e informato di fronte a fatti come i progetti di sfruttamento delle risorse naturali nei territori indigeni, ha avuto poca o nessuna applicazione nel paese.

Il diritto all’autodeterminazione, è parte intrinseca del legame che le popolazioni indigene, e in particolare il Popolo Mapuche, hanno con la terra, con gli elementi che compongono il cosmo, e questo si traduce in ultima analisi nella nostra filosofia di vita che assomiglia ad un sistema religioso, legato alle forze della terra, come ad esempio i vulcani, le montagne, i fiumi, i laghi e il mare, tra gli altri. In queste aree troviamo la spiegazione della vita e del ruolo assunto dalle comunità mapuche nella difesa della nostra Wallmapuche (Territorio mapuche).

In Cile, per quanto riguarda il quadro normativo attuale, proponiamo di definire le funzioni prioritarie dell’acqua oggi riconosciute: il consumo umano e i servizi igienico-sanitari per la sussistenza e un migliore utilizzo per la conservazione eco-sistemica. Proponiamo inoltre che si riconosca la priorità dell’uso dell’acqua per il consumo umano, di sussistenza e dei servizi igienico-sanitari, sia ai fini di ottenere la concessione del diritto di approvvigionamento, sia di limitare l’esercizio del diritto ad altri usi che non può essere concesso ora e che è più consigliabile rinviare al futuro che permetterà di effettuare una migliore distribuzione e conservazione.

Non c’è dubbio che la funzione ecosistemica non è stata riconosciuta dal Cile come una priorità. Si sono solo concessi poteri all’autorità per garantire l’armonia e l’equilibrio tra la funzione di conservazione eco-sistemica e la funzione produttiva che compete all’acqua. Occorre notare che si omette il riconoscimento degli usi culturali e sociali dell’acqua, lasciando fuori dalla scala delle priorità i diritti ancestrali di proprietà dell’acqua dei popoli indigeni e, in generale, gli usi tradizionali che obbediscono ai modelli culturali.

Anzitutto la protezione legale delle acque indigene è un imperativo per lo stato, in riferimento al riconoscimento dei territori indigeni. In questo caso lo Stato garantirà l’integrità di terra e acqua e proteggerà le acque esistenti a beneficio delle comunità indigene, secondo le leggi e i trattati internazionali ratificati dal Cile e che sono in vigore. Tuttavia, queste misure devono essere anche adeguate al Codice dell’acqua che in fin dei conti su questo diritto lascia fuori le comunità mapuche. In pratica queste misure sarà difficile che garantiscano il diritto alle comunità mapuche se non viene modificato il Codice dell’acqua,.

Per quanto riguarda la discussione in atto, può essere presa come un passo avanti nel campo del riconoscimento delle acque indigene, la proposta che non esclude i territori indigeni dal regime di privatizzazione dei diritti idrici già stabiliti nell’attuale codice delle acque. Viene però mantenuto il meccanismo di regolarizzazione delle acque tradizionali indigene, stabilito nell’articolo 2 transitorio del codice dell’acqua del 1981, mediante il quale le comunità indigene e i loro membri non hanno la possibilità di regolarizzare o ottenere i diritti di approvvigionamento delle acque che hanno utilizzato in modo tranquillo e ininterrotto per più di cinque anni. Questo fatto spesso genera l’approvvigionamento da parte di imprese che registrano sotto il loro dominio legale quell’acqua che è di uso ancestrale delle comunità Mapuche.

In sintesi, possiamo dire ad alta voce che, fintanto che non vi è alcun cambiamento nei paradigmi e nella visione dello stato cileno sull’importanza della conservazione della biodiversità, compreso il Popolo mapuche, come soggetto di diritti, e si ottenga il riconoscimento del diritto alla libera determinazione e le aziende forestali inizino il loro ritiro dal territorio Mapuche, persisterà sempre la povertà, la mancanza di acqua e la perdita degli ultimi ecosistemi che rendono possibile la nostra sopravvivenza economica, sociale e culturale come popolo mapuche.

Carissima Liviana e amici della Rete Radié Resch,

eccomi finalmente a mantenere la promessa di aggiornarvi su quanto si sta facendo da parte del Tribunale Permanente dei Popoli, avendo come linea di fondo lo scenario globale e i diversi contesti della migrazione. In questo senso le attività che qui di seguito ricordo sono tra loro strettamente complementari. Tutte sono documentate nei loro elementi essenziali sul sito del TPP, ed i materiali, che eventualmente più interessano, possono essere richiesti e forniti in forma cartacea.

Penso che una delle cose potenzialmente più utili sia la pubblicazione degli atti della Sessione di Palermo, che sembra ormai lontana nel tempo, ma che di fatto ha tutte le intuizioni di lettura, previsione, indicazioni di azione che ogni giorno sono richieste per vivere qualcosa che fa parte del quotidiano. Il materiale è molto ben utilizzabile per le scuole ed a livello dei rapporti con le amministrazioni locali, nel caso di voler promuovere attività di responsabilizzazione.

I mesi della primavera hanno avuto come snodo centrale di attività una sessione particolarmente originale, svolta con il supporto di una piattaforma informatica, che ha permesso di lavorare in tempo reale per quattro giorni su una richiesta di intervento e supporto da parte di una rete internazionale molto estesa (dagli USA, al Canada, all’Australia, Argentina, Messico, Europa) di comunità locali, movimenti, gruppi accademici, esperti, per confrontare le strategie chiamate ‘non-convenzionali’ per la produzione di energia (il fracking è divenuto il caso-testimone) con i ‘diritti di scelta e di vita’ delle comunità, che vengono negati/manipolati/ignorati nella più totale assenza/tolleranza del diritto internazionale e delle garanzie obbligatorie di protezione di umani e natura.

Si sta ora procedendo, coordinando un gruppo internazionale di giudici/esperti, a preparare una Advisory Opinion, cha sarà di grande aiuto, sia per le informazioni tecniche, che soprattutto per favorire il collegamento e la reciproca collaborazione tra realtà estremamente disperse.

La fine di maggio ha avuto due momenti molto importanti per il lavoro del Tribunale sulle politiche della dittatura turca nei confronti della popolazione curda. Non c’è evidentemente bisogno di sottolineare le condizioni di repressione senza limiti di Erdogan e nello stesso tempo il silenzio assordante degli Stati europei, che cancellano dalle loro agende perfino l’abc del rispetto dei diritti fondamentali, pur di mantenere la Turchia nel ruolo di controllore delle migrazioni e della sicurezza armata della NATO, con finanziamenti che non debbono neppure essere rendicontati.

Per presentare e mettere in prospettiva le conclusioni del Tribunale sono state realizzate, in stretta collaborazione con i molti gruppi di migranti e rifugiati, due presentazioni, al Parlamento Europeo e al parlamento inglese, per fare tutta la pressione possibile almeno per rendere visibili questi popoli non solo né principalmente come vittime, ma come soggetti legittimi di diritti che possono avere speranza solo se entrano nell’agenda anche delle nostre, purtroppo sempre più precarie, democrazie.

Il cammino specifico del programma sulle migrazioni é ripreso, ad un anno dalla sua apertura a Barcellona, con una sessione (la quarta ormai), mirando a coprire la gamma delle tante realtà e a dare ai movimenti il senso, lo stile, la coscienza di essere ‘rete’. La focalizzazione della Sessione, di nuovo a Barcellona, é stata sulle donne, come persone e come genere, nella migrazione. Il testo conclusivo, redatto da una giuria internazionale tutta al femminile merita senz’altro una lettura attenta. L’obiettivo condiviso è quello di fare di questa tappa un nucleo aggregativo esteso, soprattutto con il supporto del piccolo gruppo italiano e del più forte gruppo spagnolo che erano presenti.

Un primo proseguimento del cammino, che mira ad esplorare tutto il mosaico delle condizioni di violenza e negazione dei diritti, é ora in fase di avanzata preparazione in vista di un evento in Inghilterra, per l’inizio di novembre, con prospettive innovative di analisi e mobilitazione da parte di molti gruppi attivi sui diritti di ‘accoglienza’. Si sa bene che dietro la gentilezza del termine accoglienza si nasconde uno di quei ‘territori di non diritto’, dove tutto può succedere nell’impunità e nel silenzio dell’opinione pubblica.

L’agosto non è stato di grandi vacanze. In un corso tenutosi con la partecipazione di gruppi di 14 paesi (soprattutto donne responsabili di comunità di cui si stanno appropriando le multinazionali delle miniere e dell’agricoltura, con conseguente espulsione violenta degli abitanti,) si sono messe le basi per la prossima importante Sessione, di nuovo in Africa, che conclude un lavoro triennale di coinvolgimento comunitario, producendo uno sguardo importante sulle cause interne della migrazione africana, e si spera possa aprire una fase ulteriore nella quale le popolazioni africane avranno un ruolo centrale.

Posso solo concludere ringraziando ancora tanto, ma proprio tanto, quello che riuscite a fare per questi nostri tentativi di essere presenti”, con radici precise nella realtà e nella speranza-lotta delle persone e dei popoli.

Al di là di contributi economici, che confidiamo possano continuare, quello che ci piacerebbe molto ancor più potenziare, nel nostro rapporto, sono modalità di scambio di esperienze e riflessioni che sono vitali per rispondere più efficacemente alle minacce di un degrado della nostra per quanto imperfetta democrazia, in un mondo globale fatto di cose, interessi, guerre.

Con un augurio ed un abbraccio che vi chiedo di estendere anche a nome di Simona e di quante/i condividono questi cammini

Gianni Tognoni, 29/9/2018