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Cari e care, come abbiamo anticipato, siamo stati al coordinamento nazionale Rete RR che si è svolto a Sezano. Della Rete di Verona abbiamo partecipato in otto, anche se non tutti contemporaneamente. Il dibattito sul nuovo “modello” di segreteria è stato interessante e molto partecipato. Ne è nata l’idea di una segreteria diffusa, nel senso di richiedere a tutti le reti una maggiore partecipazione nella gestione degli aspetti organizzativi e di coordinamento. Ma l’aspetto più importante su cui ci si è confrontati è stata la proposta di realizzare un vero e proprio viaggio tra le Reti e con le Reti per incontrare i vari gruppi e poter così avere una fotografia di ciò che realmente è la Rete oggi. Il coordinamento si è trovato d’accordo su questa proposta perché è importante vedere in profondità che cosa siamo e come stiamo operando per immaginare il possibile futuro della Rete stessa. In questo senso i quattro che si sono offerti di prendere in mano la segreteria), parlano della nuova segreteria come di una “segreteria laboratorio” cioè una segreteria che procede passo-passo senza paura di porsi domande di fronte alla realtà in continuo cambiamento. Una delle novità, per esempio, è che Nadia della Rete di Torino, è una giovane che accetta di fare quest’esperienza e che certamente ci aiuterà a vedere con occhi diversi e a trovare modi di comunicazione più vicini ai giovani. A questo proposito è stato più volte sottolineato che ciò che importa non è riprodurre all’infinito il modello di Rete portato avanti fino ad oggi, ma trasmettere i valori fondanti della Rete, in particolare il modo con cui la Rete ha saputo ascoltare le voci e spesso il grido di dolore dei popoli oppressi del Sud del mondo, senza pretendere di imporre il suo punto di vista, ma lasciandosi guidare da loro; il modo con cui si è assunta la responsabilità di fare contro-informazione (vedi, per esempio, Palestina, Mapuche, Africa), consapevole della valenza politica del sua agire, ogni volta che ha denunciato le ingiustizie causate dal modello di sviluppo imposto dai paesi del Nord del mondo. Ora molte cose sono cambiate, ma restano, anzi, aumentano in modo esponenziale ingiustizie e disuguaglianze; il Sud è arrivato in mezzo a noi con il dramma dei migranti che è sotto gli occhi di tutti. Per questo, ciò che la Rete ci ha spinto a fare nel passato deve spingerci a continuare nella solidarietà, seppure con linguaggi e modalità diversi. La segreteria laboratorio ci stimola ancora una volta a metterci in un atteggiamento di ricerca: probabilmente proprio questo lasciarsi portare dal “vento della storia” ha permesso alla Rete di sopravvivere fino ad ora. Sempre per parlare di nuovi linguaggi è stato presentato il Forum Visioni, cioè uno strumento semplice, una volta presa la mano, per dare spazio al confronto tra noi, senza intasare la mailing list, alla condivisione di piccoli progetti concreti e a percorsi che le reti locali hanno messo in piedi o stanno progettando, soprattutto per sottolineare le esperienze positive, e sono tante, in cui sono coinvolte. Per permettere a tutti e tutte di usufruire di questo strumento, il prossimo coordinamento nazionale che si terrà a Rimini il 21 e 22 novembre affronterà il tema di come diffondere e dare indicazioni pratiche sul forum, in modo che sia accessibile anche a chi non ha dimestichezza con i mezzi informatici.

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Passando al nostro progetto in Ghana, desideriamo condividere con voi qualche foto che ci è arrivata da Adjumako, il villaggio dove stiamo portando avanti il progetto “Maame Adjeiba” . Come sapete, il progetto è nato per promuovere l’inclusione scolastica di ragazze provenienti da famiglie che non hanno la possibilità di sostenere le spese per la scuola delle loro figlie. E’ ormai da cinque anni che il progetto va avanti con successo, tanto che altre famiglie in difficoltà economiche hanno chiesto che ne possano far parte anche i figli maschi. Ci sembra importante sottolineare che questo progetto sta stimolando la gente di Adjumako a sentirsi più responsabile di se stessa e a provare a fare da sola. Del resto, questo è lo scopo principale della solidarietà come l’ha sempre intesa la Rete: stimolare il più possibile le comunità a fare da sé. Le foto che alleghiamo si riferiscono alla costruzione del sistema fognario che la gente di Adjumako si sta costruendo autonomamente.
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Da ultimo, un accenno sulla Palestina che appare solo sullo sfondo dei vari trattati tra Israele e i paesi Arabi del Golfo. In realtà la pandemia non ha fatto altro che aggravare la situazione di sofferenza della gente che da troppi anni vive sotto occupazione. Per questo, anche quest’anno, vorremo organizzare almeno uno o due incontri pubblici perché l’ingiustizia e i soprusi subiti dal popolo palestinese non vengano dimenticati: il nostro impegno di contro-informazione è iniziato proprio là. Per riprendere i nostri incontri dopo l’estate e confrontarci sui punti che abbiamo toccato, ci troveremo martedì 6 ottobre alle 21 in una sala della parrocchia di s. Luca, sufficientemente grande per rispettare le norme anti Covid (l’entrata della sala è dal portico attiguo alla chiesa).

Un caro saluto a tutti e tutte
Maria Picotti

Il 19 e il 20 settembre il coordinamento della Rete si è riunito presso il monastero degli Stimmatini a Sezano (VR) per rinnovare la segreteria, essendo la precedente giunta alla scadenza biennale. E’ stato un incontro di profonda relazione umana (ne avevamo bisogno tutti) ancor prima del trattare la situazione dei problemi, sia locali che mondiali. Ne è risultato un impegno ad essere positivi e continuare a credere nella possibilità che attraverso le azioni quotidiane, a mettersi insieme in piccoli gruppi e a vedere il mondo nella sua universalità, siamo tutti interdipendenti. Ricominciare! Sembra una parola d’ordine. Ma da dove ricominciamo? E come? La quarantena è alle nostre spalle, o quasi, ma nulla sembra superato… o almeno non con quella tranquillizzante sensazione di soluzione trovata in tutti gli ambiti che forse qualcuno tra noi sperava. Però ricominciare si deve. Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro futuro, ma anche al mondo che ci ruota intorno. Ricominciare si può, perché la resilienza è una forza innata di cui tutta la natura è capace da sempre, dalla prima comparsa sulla Terra. Siamo capaci di mutare, anche radicalmente, adattandoci alle nuove condizioni di esistenza. Certamente pur riportando ferite profonde, ce la faremo anche questa volta. Ce lo chiedono con forza i referenti dei progetti che condividiamo in Guatemala, in Brasile, ad Haiti, in Bolivia, in Cile, in Argentina, in Perù, ad Haiti, in Nicaragua, in Congo, in Centrafrica, in Ghana, in Palestina, senza un’assistenza reale. Un nostro referente ci ha raccontato che i cadaveri sono abbandonati ai lati delle strade, dove spesso si accaniscono gruppi di cani o che vengono comparsi di benzina per essere bruciati. E’ un urlo straziante che sale dal tutte queste realtà e purtroppo molte altre nei tanti Sud del mondo, dove la salute può permettersela solo chi può pagare. Ricordiamo anche il progetto a favore dei Medici contro la Tortura, operativo a Roma che accompagnano i profughi che provengono dalla Libia e da altre realtà dittatoriali. Abbiamo vissuto i tempi drammatici di Covid-19 dove la malattia e la morte sono state durissime nel nostro paese, questo mantello di sofferenza e tristezza si sta estendendo su tutta l’umanità. Sono ormai un milione le vittime contabilizzate in tutto il mondo. La malattia e la morte si stanno quasi naturalizzando nelle aree più povere, leggendo l’attuale contaminazione. Non basta vedere il Covid-19 isolato e di per sé. Dobbiamo vedere il suo contesto. Viene dalla natura che è stata attaccata dal tipo di rapporto che il nostro sistema produttivo mantiene. Non bastano scienza, tecnica, input, isolamento sociale, evitando gli assembramenti e l’uso della mascherina. Tutto questo è essenziale, ma la cosa più importante è sviluppare un rapporto amichevole con la natura e i suoi animali. Se continueremo con l’irresponsabile aggressione, la natura e la Terra reagiranno inviandoci virus ancora più pericolosi. Dobbiamo cambiare il paradigma, invece dell’intrusione, urge un lavoro di rispetto e di cura, perché la natura non ci appartiene. Noi apparteniamo alla natura, ne facciamo parte, tutto ci dà per la nostra vita, se non invertiamo la rotta, noi scompariremo ma la Natura continuerà. La svolta però sta nel come ricominceremo. Se sceglieremo cioè di trattare questo momento storico come uno dei tanti passaggi della nostra vita, fatto di traslochi, spostamenti, chiusure in un posto ed aperture in un altro, lasciando tutto esattamente uguale in noi, attorno a noi, nelle nostre aspettative, nello stile della nostra esistenza. Oppure se sceglieremo di ripartire con un’altra marcia, un altro passo, un altro stile, altre priorità. Mettendo al centro tutta l’umanità, nessun escluso.
E’ incomprensibile come poche decine di persone, oggi, posseggano la ricchezza di più della metà della popolazione mondiale.
E’ incomprensibile che si spendano ancora 1.875 miliardi di dollari all’anno per le armi.
E’ incomprensibile vedere come il mondo non va nella direzione del Bene comune ma verso la ricerca sempre più ossessiva della ricchezza privata.
E’ incomprensibile che 70 milioni di persone sono state costrette a fuggire dal proprio Paese.
E’ incomprensibile che 12.000.000 di ettari siano stati bruciati in Amazzonia in poco meno di un anno.
Urge una ricomposizione dell’umanità contro questa economia che uccide e crearne una nuova, per la vita, che includa e non escluda, per la salvaguardia di ogni donna e ogni uomo e del Creato.

il laboratorio segreteria: Caterina, Lucia, Nadia e Antonio

Rete di Quarrata – Lettera di Settembre 2020

Carissima, carissimo,
il 19 e il 20 settembre il coordinamento della Rete Radiè Resch si è riunito presso il monastero degli Stimmatini a Sezano (VR) per rinnovare la segreteria, essendo la precedente giunta alla scadenza biennale. E’ stato un incontro di profonda relazione umana (ne avevamo bisogno tutti) ancor prima del trattare la situazione dei problemi, sia locali che mondiali. Ne è risultato un impegno ad essere positivi, a continuare a credere nelle azioni quotidiane, attraverso il mettersi insieme in piccoli gruppi e a vedere il mondo nella sua universalità e interdipendenza. Ricominciare! Sembra una parola d’ordine. Ma da dove ricominciamo? E come? La quarantena è alle nostre spalle, o quasi, ma nulla sembra superato… o almeno non con quella tranquillizzante sensazione di soluzione trovata in tutti gli ambiti che forse qualcuno tra noi sperava. Però ricominciare si deve. Lo dobbiamo a noi stessi, al nostro futuro, ma anche al mondo che ci ruota intorno. Ricominciare si può, perché la resilienza è una forza innata di cui tutta la natura è capace da sempre, dalla prima comparsa sulla Terra. Siamo capaci di mutare, anche radicalmente, adattandoci alle nuove condizioni di esistenza. Certamente pur riportando ferite profonde, ce la faremo anche questa volta. Ce lo chiedono con forza i referenti dei progetti che condividiamo in Guatemala, in Brasile, ad Haiti, in Bolivia, in Cile, in Argentina, in Perù, ad Haiti, in Nicaragua, in Congo, in Centrafrica, in Ghana, in Palestina e in Armenia senza un’assistenza reale. Un nostro referente ci ha raccontato che nelle favelas i cadaveri sono abbandonati ai lati delle strade, dove spesso si accaniscono gruppi di cani o che vengono comparsi di benzina per essere bruciati. E’ un urlo straziante che sale dal tutte queste realtà e purtroppo molte altre nei tanti Sud del mondo, dove le cure possono permettersela solo chi può pagare. Ricordiamo anche il progetto che sosteniamo a favore dei Medici contro la Tortura, operativo a Roma che accompagnano i profughi che provengono dalla Libia e da altre realtà dove vige l’oppressione. Abbiamo vissuto i tempi drammatici di Covid-19 dove la malattia e la morte sono state durissime nel nostro paese. Questo mantello di sofferenza e tristezza si sta estendendo su tutta l’umanità. Sono ormai un milione le vittime contabilizzate in tutto il mondo. La malattia e la morte si stanno quasi naturalizzando nelle aree più povere, leggendo l’attuale contagio. Non basta vedere il Covid-19 isolato e di per sé. Dobbiamo vedere il suo contesto. Viene dalla natura che è stata attaccata dal tipo di rapporto che il nostro sistema produttivo mantiene. Non bastano scienza, tecnica, input, isolamento sociale, evitando gli assembramenti e l’uso della mascherina. Tutto questo è indispensabile, ma la cosa più importante è sviluppare un rapporto amichevole con la natura e i suoi animali. Se continueremo con l’irresponsabile aggressione, la natura e la Terra reagiranno inviandoci virus ancora più pericolosi. Dobbiamo cambiare il paradigma, invece dell’intrusione, urge un lavoro di rispetto e di cura, perché la natura non ci appartiene. Noi apparteniamo alla natura, ne facciamo parte, ci nutre e fornisce quanto necessario per la nostra vita ma, se non invertiamo la rotta, noi scompariremo, la Natura sopravvivrà anche senza di noi. La svolta però sta nel come ricominceremo. Se sceglieremo cioè di trattare questo momento storico come uno dei tanti passaggi della nostra vita, fatto di traslochi, spostamenti, chiusure in un posto ed aperture in un altro, lasciando tutto esattamente uguale in noi, attorno a noi, nelle nostre aspettative, nello stile della nostra esistenza. Oppure se sceglieremo di ripartire con un’altra marcia, un altro passo, un altro stile, altre priorità. Mettendo al centro tutta l’umanità, nessun escluso.
E’ incomprensibile come poche decine di persone, oggi, posseggano la ricchezza di più della metà della popolazione mondiale.
E’ incomprensibile che si spendano ancora 1.875 miliardi di dollari all’anno per le armi.
E’ incomprensibile vedere come il mondo non va nella direzione del Bene comune ma verso la ricerca sempre più ossessiva della ricchezza privata.
E’ incomprensibile che 70 milioni di persone sono state costrette a fuggire dal proprio Paese.
E’ incomprensibile che 12.000.000 di ettari siano stati bruciati in Amazonia in poco meno di un anno.
Urge una ricomposizione dell’umanità contro questa economia che uccide per crearne una nuova, per la vita, che includa e non escluda, per la salvaguardia di ogni donna e ogni uomo e del Creato.
la segreteria laboratorio: Caterina, Lucia, Nadia e Antonio

Alcune ore fa è giunto un SOS da alcuni nostri amici brasiliani, tra cui un nostro referente di un progetto in cui ci comunicavano che attualmente in Brasile, aumentano i bambini che soffrono la fame, aumentano le ragazze costrette alla vita di strada, che le foreste bruciano e con loro ogni forma di vita che racchiudono, in particolare l’area del Pantanal, che le associazioni che aiutano e i loro volontari sono continuamente osteggiati, una cosa è certa, non abbandoneremo i nostri amici, piccoli o grandi che siano. Con poco in tanti si può fare molto.
Antonio

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”