CIRCOLARE NAZIONALE MAGGIO 2017 – RETE di CELLE – VARAZZE
da leggersi con l’ascolto consigliato del brano “ La Cura ” di Franco Battiato

Prendersi cura

Abbiamo provato a scrivere una circolare a più mani.
L’intento è quello di far conoscere un po’ di più le esperienze personali della nostra piccola rete locale. Sono testimonianze semplici in cui ci pare di ritrovare una
tessitura comune alla Rete tutta che è un patrimonio di base poco conosciuto che ogni tanto andrebbe svelato e condiviso. Come forma di reciproca speranza.

Prendersi cura ” ci pare l’espressione migliore per riassumere tali esperienze.
Un filo conduttore narrante. La nostra comune resilienza.

Resilienza a quella mancanza di cura che è segno peculiare del nostro tempo.
Una incuria generalizzata declinata nei confronti della nostra specie, ultimi ed impoveriti in testa, ma anche nei confronti di specie differenti, della biodiversità e della nostra madre terra. Heidegger sosteneva che :

Prendersi cura significa essere in continua relazione con il mondo”.

La relazione certo. Uno dei temi centrali e ricorrenti della nostra azione solidale di Rete.
Ma cosa ci muove verso l’altro ?
La ricerca di relazione ed il prendersi cura trova sempre radici nel
pathos. Nel sentimento.
E’ quell’attimo emotivo che ci rende sensibili e vulnerabili.
Quel lampo ci
stana, ci spinge alla partecipazione delle gioie e delle sofferenze dell’altro.
Ci lega al suo destino e ci obbliga ad uscire da sé per trovare il proprio baricentro nell’altro.


Il logos, la ragione, non trova mai argomentazioni sufficienti.

Il nostro quotidiano è già stretto di suo. Dal lavoro, dal tempo, dai bisogni.

Perché complicarsi la vita e andarsele a cercare ?


Padre Richard, nostro testimone referente del Congo, presente all’ultimo coordinamento di Rovereto ci ha definiti : “pazzi fuori dal mondo” …

C’è una irragionevole inquietudine che morde e spinge al “ non bastar a sé stessi …………

Stralci di cura :

Nel corso della mia esperienza lavorativa da insegnante di scuola dell’infanzia ho avuto modo di imparare dai bambini stessi quale fosse il valore del prendersi cura. I bambini grandi, adottando strategie differenti, riescono sempre a coinvolgere e a far sentire sicuri quelli più piccoli sia in ambito affettivo, che sociale e materiale.

Il sentirsi preso in carico, sapere che hai “un altro” su cui puoi fare affidamento, fa sentire la persona fragile sicuramente più gratificata e più spinta a proseguire nel cammino intrapreso. Altrettanto gratificato, però, è anche chi si prende cura di… , perché entrando in un rapporto di relazione, è inevitabile che la sua personalità venga modificata.

Così è successo per la nostra famiglia, con figlia unica, da quando si è deciso di prendere in affido un ragazzo ivoriano di 19 anni, per accompagnarlo nel difficile cammino d’inserimento nel nostro sistema nord-occidentale.

Mi viene da dire che la parola più significativa di questo viaggio è stata, sicuramente, INSIEME.

Insieme abbiamo intrapreso una strada che tenesse conto delle reciproche culture, religioni, modi di vivere il quotidiano, portando Karim al raggiungimento di traguardi, quali il diploma di licenza media, la patente di guida, il trovare un lavoro.

E’stato bello sentirsi chiamare mamma da un figlio del mondo dalla pelle nera; ma adesso è bello guardare oltre, quell’oltre che ci spingerà a viaggiare, ancora una volta insieme, verso la Costa d’Avorio per conoscere un’altra mamma: la sua.

Ci occupiamo da vent’anni di Commercio Equo e Solidale. Data importante che ci spinge a guardarci indietro per operare un piccolo bilancio di tanti anni di attività. Anni segnati da tanti volti che abbiamo accompagnato e che ci hanno accompagnato in un percorso di crescita personale e sociale, alla ricerca della giustizia e, attraverso questa, della pace, per il superamento di conflitti che sembrano non avere fine né soluzione.

Non è stato sempre facile, a volte abbiamo avuto la sensazione di fare solo “i bottegai“, commessi di un piccolo supermercato sempre in lotta per la sopravvivenza. Abbiamo combattuto, ci siamo scoraggiati ma mai arresi e abbiamo gioito dei successi dei produttori a cui davamo spazio e voce. Proprio l’incontro con loro che sono venuti a trovarci personalmente o con coloro che abbiamo conosciuto tramite i racconti di chi li aveva visitati, ci ha spinto ogni volta a rinnovare la scelta, consapevoli che, pur a distanza, ci stavamo prendendo cura di chi non aveva mezzi, voce, possibilità, dando loro visibilità e sostegno concreto. Anche l’incontro e il dialogo con chi, qui, attraverso noi, veniva a contatto con persone lontane ed i loro sogni, i loro progetti, la loro voglia di vivere e di riscattarsi con la forza del proprio lavoro: mostrare loro la potenza delle scelte quotidiane ci ha portato a prenderci cura anche de degli acquirenti, offrendo loro la possibilità di un cambiamento di mentalità, a partire da un gesto concreto a favore dell’esistenza di persone lontane e sconosciute, sostenendole nel miglioramento delle condizioni di vita.

Per l’educazione che abbiamo avuto, per le compagnie che abbiamo frequentato o forse per i cartoni animati visti da bambini abbiamo sempre avuto l’aspirazione ad essere supereroi e “salvare il mondo”.
C’è stato un periodo della nostra vita nel quale abbiamo capito che per “salvare il mondo” bisognava conoscerlo. Ci siamo interessati alle questioni di politica internazionale, abbiamo sostenuto le popolazioni indigene della foresta amazzonica e le donne del Bangladesh. Siamo andati a vedere come vivono le comunità delle Ande e i monaci thailandesi. Abbiamo visto anche situazioni di difficoltà e di sofferenza, ma al termine dei nostri viaggi e delle nostre esperienze noi eravamo felici.

C’è stato un periodo della nostra vita nel quale abbiamo pensato che per soddisfare la nostra aspirazione ad essere supereroi bisogna fare i genitori; siamo convinti che Batman e l’Uomo Ragno non siano sottoposti a prove più difficili rispetto a quelle che deve sostenere un genitore nell’educare il proprio figlio. Ma, al termine di ogni giorno che trascorriamo con nostro figlio Claudio, noi possiamo dire di sentirci felici.
Abbiamo capito che non saremo mai supereroi, non salveremo il mondo, ma possiamo “prendercene cura ”. Prendersi cura è un verbo riflessivo, cioè uno di quei verbi che indicano che l’azione si riflette direttamente sul soggetto. I supereroi salvano il mondo senza ottenere niente in cambio, noi invece ci prendiamo cura del mondo e questa azione si riflette su di noi rendendoci felici.

Oggi siamo in un periodo della nostra vita nel quale abbiamo deciso di prenderci cura del mondo più vicino a noi. Ci prendiamo cura di un piccolo appezzamento di terra vicino a casa che era abbandonato. Vedere che, con fatica, i pomodori, la lattuga e i tulipani vincono la loro battaglia contro la gramigna ci rende felici. Abbiamo deciso di prenderci cura di Giulia, una bambina di 5 anni, che è stata tolta alla famiglia e da 3 mesi vive con noi. Vediamo Giulia che gioca serena, canta sotto la doccia, sorride e, con fatica, vince la sua battaglia contro le paure e i brutti ricordi. E tutto questo ci rende felici.

Nonostante la vita ci presenti le più belle immagini nel nostro venire al mondo, a tutti viene presentata l ‘inquietudine della strada. Partiamo con un bagaglio emotivo che ci contraddistingue e ci aiuta ad affrontare in maniera differente l ‘uno dall’ altro le sfide quotidiane.
E proprio su quest’ultima , creiamo una rete di relazioni con un infinito mondo. È come avviarci tutti insieme da un unico blocco di partenza sprovvisti di qualsiasi strumento, e ,una volta oltrepassata la linea, comincia il proprio viaggio. Ed è dai primi passi che ci accorgiamo di quanto non si possa camminare soli, di quanto tutto questo vagare ci porta a confrontarci con tutto quello che ci sta intorno. Sia esso un nostro simile che la nostra madre terra. Per un attimo, a volte, ci guardiamo indietro e ci accorgiamo che noi stiamo dove stiamo perché chi ci ha generato si è preso cura di noi. Se il nostro cammino ha generato fiducia e amore nel nostro cuore , posiamo lo sguardo sulle persone che ci stanno accanto e cominciamo a tessere relazioni.  Non sempre però quello che vorremmo come traguardo ci è donato e così quello che una volta speravi potesse essere , non avverrà mai. E con l ‘aiuto e la forza di chi ti accompagna aggiungi un tassello al tuo carattere. Abbiamo cominciato a pensare che prendersi cura di qualcuno che irrompe nella tua vita attraverso il dono dei sentimenti potesse essere un buon proseguimento di strada e ci siamo accorti che continua a generare piccoli solchi che col tempo si trasformeranno in nuove strade percorribili da persone che non avremo modo e fortuna di conoscere. Ecco, forse, prendersi cura ad oggi può significare questo: allargare le braccia a coloro ai quali la strada era stata impedita. La natura ha voluto che la nostra famiglia avesse una sua storia.
Non ho sentito crescere un figlio nella pancia, non ho sentito il primo battito del suo cuore, non l’ho visto nascere. Essere mamma e papà per noi è stato veramente scegliere di esserlo, è stato accogliere Andrea e Michela nei nostri cuori. ASPETTARE e ACCOGLIERE
Aspettare che arrivasse il momento, che tutto fosse pronto, che ci fossero tutte le condizioni giuste, un lungo tempo dell’attesa con tanti sentimenti, emozioni, sensazioni e poi, in poco tempo, accogliere senza giudizio, semplicemente accogliere. Altro da me, altro da noi, ma subito amore.
Ohana significa famiglia, e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato
(Lilo e Stich).

Anna & Fabio; Carola & Franco; Enrico & Valeria; Simona & Pier

E’ la cura che rende possibile la rivoluzione della tenerezza dando la priorità al sociale sull’individuale e orientando lo sviluppo verso il miglioramento della qualità di vita degli umani e degli altri organismi viventi. La cura manifesta l’essere umano complesso, sensibile, solidale, cordiale ed in connessione con tutto e con tutti nell’universo. ” Leonardo Boff