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Circolare nazionale Settembre 2003

CIRCOLARE NAZIONALE RETE RADIÉ RESCH settembre 2023 a cura della Segreteria

Che cos’è un rito? chiede il Piccolo Principe nel celebre libro di Antoine de Saint–Exupéry. E la volpe gli risponde: È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora diversa dalle altre. I riti, civili o religiosi che siano, vorrebbero quindi dare significato e “sapore” alla nostra vita. Ma è sempre così? Quanti riti perdono la loro “forza” e diventano vuoti, stereotipati! In questo periodo ci siamo chiesti se anche il Convegno nella vita della Rete non stia rischiando di perdere la sua forza propulsiva, di ridursi ad un rito vuoto. Siamo partiti dalle solite domande: tre giorni o due giorni soltanto? Tre, abbiamo risposto, ripercorrendo i Convegni precedenti. Ma Rimini 2021? Un mini Convegno! E poi, perché in autunno 2023 se nel 2024 celebreremo i 60 anni di vita della nostra Associazione? Potevamo aspettare? E così via, tante domande e ognuno aveva la proprie risposte.

Noi riteniamo che il rito del Convegno possa avere ancora la sua forza propulsiva alla luce di tre parole chiave che proviamo a declinare.

La prima parola è relazione. La Carta della Rete, che è il frutto della nostra riflessione condivisa, al numero 7 recita testualmente: La relazione è uno dei valori fondanti della Rete. Rappresenta l’alternativa al diffuso individualismo che genera logiche di chiusura verso “l’altro da sé”. Una relazione intesa come tensione verso l’altro, che includa non solo l’essere umano, ma ogni essere vivente e ogni differente visione del mondo, nella convinzione che la Terra sia il luogo che accoglie e lega tra loro tutte le creature che la abitano. Il Convegno è un’opportunità per incontrarci, visto che la maggior parte di noi non partecipa, se non saltuariamente, ai Coordinamenti, è un’opportunità di dialogo, di ascolto, di uscita da noi stessi, per riscoprirci in un “progetto insieme”, in una storia e in una memoria condivisa.

Non siamo esperti di comunità trasformative, ma non si può pensare di trasformare o di avere una visione “integrale” della società senza fare rete con altri, senza tessere relazioni. Non ci appassionano molto i dibattiti sul futuro della nostra associazione, ma riteniamo doveroso parlare di continuità e fecondità delle esperienze e dei valori veicolati nel corso della nostra storia. Perché vivano e diano frutto siamo chiamati a fare “rete” con coloro che condividono una piattaforma di valori e di lotte comuni.

La seconda parola è politica. Sempre la Carta della Rete al numero 8 recita: La Rete Radiè Resch pone l’attività politica al centro della propria azione. Se a livello di Reti locali riteniamo che si possa affermare che tante e varie sono le esperienze in tal senso che ci vedono impegnati, a livello nazionale il discorso è più “complesso”: pensiamo alle Campagne ICE e alla nostra difficoltà di farle proprie a livello nazionale; all’idea, non realizzata, della segreteria precedente di trovare un tema comune sul quale lavorare tutti insieme; alla Circolare recente della Rete di Empoli che esprime la disillusione sul mancato raggiungimento dell’esito referendario contro le armi e per la sanità pubblica; a una certa difficoltà di parlare e confrontarci sulla politica “locale”, ma anche alla tendenza di occuparci più dell’aspetto economico che della valenza politica delle nostre Operazioni…

Per il prossimo Convegno di Assisi stiamo cercando di “costruire” un sabato pomeriggio tutto all’insegna dei laboratori: conosceremo esperienze trasformative “istituzionali”, esperienze di mutualismo solidale, esperienze di recupero del rapporto con la terra, esperienze di “ecologia integrale”. Crediamo che incontrarle sarà un momento di confronto stimolante perché con modalità diverse pongono la “politica” al centro delle loro prassi: politica come lotta per cambiare questa società, a cominciare dal locale per arrivare ad un livello globale.

La terza parola è giovani. Non potremo scoprire la vita nelle crepe della realtà, come dice il titolo del nostro convegno, se non rimaniamo giovani nel cuore, capaci di meraviglia, se non osiamo sperare, contro ogni speranza, che l’ultima parola non sarà la morte, ma la vita. E qui pensiamo a tanti/e giovani e giovani-adulti che portano sulle spalle il peso del futuro loro e delle loro famiglie e che emigrano alla ricerca di una vita dignitosa che gli è negata a casa loro: non saranno il filo spinato, gli apparati militari-polizieschi, le minacce legislative che riusciranno a fermarli… Questi/e migranti vengono da Paesi “giovani” dove la voglia di riscatto, di liberazione, di dignità è grande, come viene dimostrato anche nelle esperienze delle Operazioni che accompagniamo in giro per il mondo. E nel nostro Convegno qualche voce giovane l’avremo…

Oltre al Convegno, in questo tempo estivo ci stiamo occupando anche della ricca ed impegnativa eredità di Antonio Vermigli, che ci ha lasciati il 12 luglio. Antonio ha lavorato fino all’ultimo all’organizzazione della Marcia per la Giustizia di Quarrata del 9 settembre, alla quale vi invitiamo calorosamente. Rimane un grande punto interrogativo sul futuro della Rivista “In dialogo”, per il quale alcuni di noi si stanno già concretamente impegnando in sinergia con Adele e Tommaso, figli di Antonio, e con la Rete di Quarrata. Noi riteniamo che lavorare alla rivista possa costituire un’opportunità a condizione di creare una redazione allargata e “giovane”, capace di parlare ad un pubblico più vasto degli storici appartenenti alla RRR. Stiamo andando in questa direzione, convinti dell’importanza di condividere con persone giovani uno sguardo coraggioso e creativo sul futuro, alla ricerca di “vita nella crepe” che dia speranza.

E allora, il nostro rito del Convegno? Lo considereremo riuscito se l’ospitalità sarà di nostro gradimento, se i tempi saranno rispettati, se gli interventi dei relatori saranno soddisfacenti? Be’, anche, certo, ma sarà riuscito soprattutto se il paradigma da «padroni a ospiti della Terra» decostruirà un pochino le nostre identità e le nostre certezze per fare spazio in noi all’incontro con “l’Altro”: altri uomini e altre donne, altri paesi e altre comunità, altre terre e altre acque, altre speranze, altri sogni.

Vi salutiamo caramente con le parole a nostro parere laicissime di don Mattia Ferrari, cappellano dell’ong Mediterranea, la cui nave Mare Jonio naviga nel Mediterraneo per salvare vite: Sembra che il mondo che nasce continueranno a costruirlo i potenti, secondo le loro logiche di dominio. C’è però un modo per spezzare questo dominio: amare visceralmente e così dare carne radicalmente, con i nostri corpi e le nostre relazioni, alla fraternità. Perché amando visceralmente ci salviamo insieme.

La segreteria

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