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Nel gruppo di Torino della Rete Radiè Resh da tempo l’interesse ruota intorno al disagio che sentiamo di fronte ai pregiudizi che riguardano il mondo dei migranti. Sul bus, nella sala d’attesa del medico, al mercato, al lavoro, spesso anche tra parenti e amici ci è capitato di frequente di sentire un grande risentimento nei confronti dei migranti, vissuti come persone che vengono a toglierci qualcosa: il lavoro, le case, i soldi che altrimenti dovrebbero andare ai poveri italiani che faticano a sbarcare il lunario, la sicurezza in strada, il nostro modo di concepire e di organizzare la vita dal punto di vista sociale e religioso. Ancora più forte percepiamo la nostra difficoltà e impreparazione a rispondere a tali affermazioni con argomenti esposti con sicurezza e determinazione. Pensando a un modo per ribattere a difesa di queste persone che arrivano con un bagaglio di sofferenza incredibile, con vissuti di esistenze in pericolo e che certo faticano a sentirsi un pericolo per gli altri, siamo approdati alla mostra dei Saveriani, ( missionari laici che si ispirano alla spiritualità di San Guido Conforti), “Le mille e una rotta, popoli in movimento” che è stata esposta anche nell’ultimo convegno nazionale. Questa ha una parte iniziale nella quale si parla delle “male lingue” e cioè dei diversi pregiudizi rispetto ai migranti (es. ci rubano il lavoro, portano malattie…) che agiscono come delle spade che feriscono e allontanano. Contemporaneamente questi pregiudizi vengono smontati con dei dati oggettivi e così, avendo la mente più libera da pensieri ostili, si può passare alla parte delle storie personali. Qui avviene l’incontro con la narrazione di storie di singole persone che riportano la loro esperienza. E qui che i migranti diventano ”umani”, con un nome, una vita, dei sentimenti con i quali ci si può anche immedesimare empaticamente. La mostra prevede anche uno spazio dove vengono presentati dati sulla presenza dei migranti nei vari paesi del mondo ed in particolare in Europa, una puntualizzazione sulle varie parole che vengono usate per definirli e una riflessione sui motivi che spingono a intraprendere il viaggio (si parte per sogno o per bisogno?). Un altro spazio prevede l’esposizione di una barca (come simbolo della traversata del Mediterraneo) dove sono esposti gli oggetti personali ritrovati dalla Questura di Salerno proprio sui barconi. Si tratta, insieme alla narrazione delle storie, della parte più emotiva e forte della mostra. Abbiamo scelto di coinvolgere in questo lavoro la scuola (la Rete di scuole del Canavese) formando dei ragazzi delle superiori e di terza media che faranno da guide presentando la mostra. Essa sarà aperta sia alle scolaresche, a partire dalla quarta elementare, che alla cittadinanza. Nell’organizzazione abbiamo coinvolto tutta una serie di associazioni ed enti del territorio (alcune fondate e gestite da migranti e dai loro figli) creando il Tavolo MigrAzione. Questo ha permesso di conoscere e mettere in contatto le varie realtà del territorio del Canavese (una zona in provincia di Torino che si estende fino a Ivrea, ai confini con la Valle D’Aosta) che con progetti diversi già si stavano occupando si questo tema. Ora queste diverse realtà collaboreranno per questa mostra mettendo ciascuna del tempo, delle persone che si occuperanno di fare le guide (oltre agli studenti o affiancandoli) e di sorvegliare la struttura, dei soldi per finanziare tre eventi collaterali (due spettacoli serali più un intervento del senegalese Mohamed Ba nelle scuole). A questo si aggiunge la collaborazione del Comune di Rivarolo Canavese che ha messo a disposizione Villa Vallero, un ampio spazio dove collocare la mostra e l’oratorio di San Michele che offre gratuitamente il teatro parrocchiale per gli spettacoli. Questo naturalmente potrebbe essere l’inizio di una collaborazione costante nel tempo e ci impegneremo affinchè le conoscenze avviate vengano mantenute per l’avvio di altri progetti in comune. L’obiettivo che ci poniamo con la realizzazione di questa mostra, oltrechè una autoformazione del nostro gruppo, è di provare a smontare i pregiudizi e avvicinare le persone all’ascolto dell’altro. Questo ci sembra importante per “avvicinare” le persone alla tematica dell’immigrazione creando possibilmente un clima più accogliente e meno giudicante. La mostra si terrà a Rivarolo Canavese presso Villa Vallero, dal 21 al 29 ottobre 2017. Se qualcuno di voi volesse visitare la mostra, non esitate a contattarci!

Prima di concludere vogliamo ricordare con affetto e gratitudine Agnese Anissa Manca. Docente di lingua araba ha insegnato e vissuto in diverse parti del mondo attuando diversi progetti di solidarietà. Negli ultimi anni ha svolto un lavoro di volontariato nei campi profughi palestinesi in favore dei bambini feriti di Gaza e della popolazione carceraria. Il suo impegno lavorativo e di volontariato ha sempre mirato alla condivisione di ideali e culture a favore di un mondo amico e solidale. Per tutti è stata un esempio di praticità: ha vissuto cercando di realizzare i suoi ideali in modo concreto, nella vita di tutti i giorni. Grazie Anissa per il tuo impegno e per il tuo amore per la vita.
Il gruppo Rete Radiè Resh di Torino

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, siamo un po’ in ritardo con le circolari mensili, anche perché abbiamo aspettato la circolare nazionale. Questa si riferisce a due mesi, a ottobre e novembre 2017; la prossima sarà in dicembre. Tre riferimenti per questa circolare, il primo riferito alla Rete Nazionale, al Coordinamento di ottobre e al prossimo Convegno nazionale 2018. Il secondo tema, centrale in questa comunicazione, si riferisce al Ghana e al nostro Progetto là, e al recente viaggio di 7 amici veronesi in quel paese, di cui parleremo brevemente qui sotto, anche con espressioni dirette degli africani ghanesi, anzi dell’africana. Il terzo argomento si riferisce al nostro prossimo incontro veronese, fissato al 7 novembre, dove rinnoveremo le cariche sociali, a partire dal coordinatore o presidente, che dir si voglia, che finora sono stato io che firmo qui sotto. Al Coordinamento di Brescia del 7 e 8 ottobre è intervenuto anche padre Mussie Zerai, il sacerdote di origine eritrea che aiuta con forza e determinazione i migranti, dall’Eritrea e da altri luoghi d’Africa. L’abbiamo già ascoltato al Convegno 2016 a Trevi, ricorderete, ed a Brescia ha ripreso il tema della solidarietà con l’altro, un obbligo morale e religioso, perché la crisi della solidarietà è anche crisi dell’umanità, della fede, della legalità. E il titolo del Convegno 2018 sarà proprio “La solidarietà, dovere morale o reato ?”. I prossimi Coordinamenti definiranno la struttura del Convegno, scegliendo i testimoni e impostando le riflessioni miste, fra noi ed i referenti delle nostre operazioni. Sul secondo argomento hanno preparato un testo gli amici che hanno visitato Adjumako, la città del Ghana dove è iniziato due anni fa il nostro impegno diretto con l’Africa. Ecco il testo:

Cari amici,siamo da poco rientrati dal viaggio in Ghana, e portiamo ancora vivi nel cuore e nella mente i suoni, i colori, gli odori e soprattutto le emozioni forti che abbiamo sperimentato. Condividiamo con voi solo qualche impressione, in attesa di trovarci prossimamente per una narrazione più dettagliata, corredata da testimonianze e immagini. Prima di tutto l’ospitalità generosa, semplice e calorosa di cui abbiamo goduto da parte di auntie/zia Olivia e della sua fitta rete di parenti e amici; poi l’inevitabile cambiamento delle nostre abitudini, con la necessità di adattarci, per esempio, a tempi diversi, dettati vuoi dal traffico caotico delle grandi città su strade spesso impraticabili, vuoi dalla tranquilla mancanza di fretta delle persone; o ancora l’atmosfera dei luoghi della schiavitù e della deportazione, in cui ci si immerge nelle tragedie della storia umana (disumana!); o infine lo stupore di fronte all’accoglienza e alla festa riservateci dalla popolazione di Adjumako e dai suoi rappresentanti. Come sapete da due anni sosteniamo il progetto per le ragazze di Adjumako di Full Life, l’associazione fondata da Olivia e da sua nipote Emma. Per farvi capire con quale spirito Emma lavora al progetto, condividiamo con voi il bel discorso che ha tenuto alla festa di Adjumako: Emma Ghartey (è la coordinatrice ghanese, la nostra referente, e queste sono le sue parole pronunciate all’assemblea ad Adjumako, Adjumako Durbar, presente la delegazione veronese):

Re e Anziani di questa città, vi saluto. Tutti noi concordiamo sull’importanza dell’istruzione. L’istruzione è luce. Io penso che accanto a Gesù Cristo l’altra grande luce per il mondo sia l’istruzione. L’istruzione è essenziale per una vita feconda. Inoltre, come il Signore Gesù dà la forza alle persone di vivere vite vittoriose, così l’istruzione permette loro di vivere bene. L’istruzione rende le persone più utili alla loro comunità. Comunque, non tutti hanno avuto questa opportunità. Nella storia del mondo, se c’è un gruppo di persone emarginate e discriminate, questo gruppo sono le donne. Nessun altro gruppo gli si avvicina. Sento spesso neri lamentarsi di subire discriminazione, di essere emarginati. Ma la discriminazione nei confronti delle donne supera ogni altra. Ma le donne non si lamentano. Non la vediamo nemmeno. Perciò sono molto felice che alle donne sia offerta questa opportunità di riscatto. E devo dire che ciò non va a vantaggio solo delle donne. Perchè quando una donna è istruita, è tutto il mondo intorno a lei che ne trae beneficio. Il mondo ne trae beneficio, l’ambiente ne trae beneficio, la società ne trae beneficio, I suoi figli ne traggono beneficio, il marito trae grande beneficio da una moglie istruita. E così noi siamo felici che la Rete Radié Resch sia qui per sostenere le nostre ragazze, le nostre future mogli e madri. Per ora è qualcosa di piccolo. Il nostro conto in banca non è molto ricco. Ma noi lo vediamo come un seme di senape. Che contiene un albero enorme nascosto dentro di sé, che a sua volta contiene milioni di semi con milioni di alberi e così via. Voglio solo immaginarmi Adjumako fra cent’anni. Una grande città piena di gente istruita. E tutto grazie a questo seme che la Rete sta seminando qui. Sono certa che la capitale del Ghana sarà spostata da Accra ad Adjumako! Nel marzo del 2015 il dottor Gianfranco Rigoli di Verona (Italia) ha visitato Adjumako. Non è venuto da turista ma da amico. Il 19 marzo 2015 ci ha incontrati in questa stessa scuola portandoci un messaggio da parte del suo gruppo della Rete Radié Resch di Verona. Due cittadini di Adjumako sono stati scelti per aprire un conto bancario, e nell’agosto del 2015 il progetto per le ragazze di Adjumako ha ricevuto la prima donazione di 2000 €. Finora 49 ragazze della comunità di Adjumako hanno beneficiato del progetto. Abbiamo ragazze nella prima, seconda e terza classe della Junior High School (scuola media). Abbiamo ragazze nella prima, seconda, terza classe della Senior High School (scuola superiore). E abbiamo una ragazza che sta facendo l’esame di recupero per entrare all’università. Questo processo di selezione ha varie fasi. Coinvolge il preside della scuola e gli insegnanti, i membri dell’associazione Full Life e il comitato di gestione della scuola (del quale fanno parte anche genitori degli alunni). Noi offriamo alle ragazze le cui madri sono in difficoltà economiche il pagamento delle tasse scolastiche, le divise scolastiche, l’iscrizione all’esame finale del WAEC (West African Examinations Council). Inoltre le aiutiamo attraverso interventi di counseling e di orientamento. Si vedono già i risultati. Tutti possono testimoniare:
Eliminate le dilaganti gravidanze adolescenziali.
Completamente eliminati gli abbandoni scolastici.
Aumento delle iscrizioni femminili.
100% di successi negli esami finali del WAEC.
Per tutto ciò diciamo un grande grazie a Dio Onnipotente.
Diciamo un grande grazie a voi della Rete Radié Resch di Verona.
E diciamo grazie a Zia Olivia.

Non appena saremo pronti a raccontarvi con parole ed immagini il nostro viaggio solidale vi inviteremo ad una serata di condivisione. Intanto vi salutiamo caramente
Gianco, Maria, Gianni, Pierina, Renzo, Francesca, Roberto

E infine il terzo argomento: il nostro prossimo appuntamento come gruppo Rete veronese, al quale siete tutti invitati. E’ fissato per martedì 7 novembre prossimo, alle ore 21, a casa Rigoli Valotto, in via Nicola Mazza 75. Parleremo certamente del Ghana, del viaggio e del Progetto, anche se la serata con foto e filmati e con tutto ciò che riguarda il viaggio avrà successivamente un suo spazio autonomo. E parleremo della vita della Rete, locale e nazionale, di Palestina e del Giro d’Italia che vuol partire da Gerusalemme, con le prime tre tappe in Israele ! E dopo questo parleremo del nostro gruppo e di come gestire nel modo migliore le comunicazioni e il coordinamento sociale, cioé la nostra azione di impegno solidale, ed io propongo un cambio di presidente e coordinatore, ormai necessario, dopo tanti anni.
Arrivederci allora al 7/11, a presto. Un cordiale saluto
Dino con Silvana

La vicenda spagnola della crisi catalana è argomento dominante di questi giorni. Ma le notizie date dai giornali sono spesso fuorvianti, confondono e manipolano l’opinione pubblica, dando solo una interpretazione della realtà. Partiamo proprio dalla Catalogna e da come la questione è stata proposta dalle nostre testate giornalistiche: la Stampa così introduce la questione catalana : “La Catalogna al voto un test per l’Europa…” mentre il Sole 24 ore : “….Attivisti contro la polizia… Madrid annulla il referendum ….la battaglia per l’indipendenza della Catalogna”. Il Corriere della Sera : “ Tutto il mondo osserva la Catalogna per capire se e come in una democrazia si possa tentare di sottrarre ad uno Stato un quinto del suo pil e un sesto della sua popolazione”. Nessuno che faccia notare che la Catalogna è già una Regione Autonoma, ha un suo Parlamento, è bilingue parlando una sua lingua diversa dallo spagnolo (il catalano), ha un suo Presidente che non ha terroristi in azione o truppe sul terreno, ma ha il sostegno del popolo. Nessuno che ponga l’accento sul fatto che il separatismo catalano è esploso in seguito alla mal gestita crisi economica spagnola legata a quella mondiale del 2008, all’opposizione di Madrid di concedere maggiore autonomia finanziaria e alle carenze di democrazia della Spagna intera, troppo dirigista e neo liberista. Mi sembra che ci sia una lacunosità allarmante nell’informazione italiana, da una parte sono state fatte analisi confuse dove si metteva in parallelo quella situazione con il nostro nord , o con quello curdo, che non aiutano a capire. Anche le altre analisi fanno perdere lo specifico di una questione che è politica. Piuttosto sarebbe stato interessante fare un racconto di come è maturata questa situazione, guardando alle politiche centraliste e autoritarie spagnole, all’attacco al sistema della scuola bilingue che in Catalogna funziona benissimo non creando ghettizzazioni (come quelle esistenti ad esempio in Alto Adige), bilinguismo totalmente combattuto dal potere centrale; queste cose hanno unito i catalani contro il potere di Madrid, pur ammettendo essi stessi di essere divisi sul referendum. Molta più gente, se non ci fosse stata la prova muscolare del Governo, forse avrebbe votato per il no. La stampa italiana dovrebbe dare prova di maggiore professionalità nel presentare e raccontare le situazioni in modo obiettivo ed esauriente risalendo alle cause degli eventi e non sempre al semplice fatterello. Penso che tante questioni nascano quasi sempre da mosse sbagliate dei governi centrali, la Spagna ne è un esempio con l’opposizione al referendum, solo consultivo, (anche questo particolare messo poco in evidenza dai media) ha ampliato a dismisura la base dell’indipendentismo e ora le parti sono in un vicolo cieco, un processo che potrebbe coinvolgere sia pure in maniere differenti altre realtà europee esaurendo le materie prime più necessarie alla convivenza: buon senso e tolleranza.
Sulla superficialità con cui vengono trattate le notizie si possono fare tanti altri esempi come le manifestazioni di protesta al “Festival del lavoro” di Torino, città devastata dalle trasformazioni del lavoro senza più l’impresa dominante, la Fiat, strumentalizzate, non comprese e manipolate contro gli stessi manifestanti. Oppure la questione migranti che vengono proposti come la causa dei nostri problemi, in quanto colpevoli di rubare agli italiani il welfare, la casa, il lavoro senza che nessuno ci faccia pensare al perché tutta questa gente sia qui, lasciando i propri affetti e rischiando la morte per trovarsi in una Europa che non li vuole, che li ghettizza e , se può, li sfrutta; nessun media che si soffermi seriamente a considerare o faccia emergere che essi lasciano violenze, fame , guerre, o che è ora di cambiare il modello di rapporto con l’Africa, smettendo con le economie di rapina delle loro risorse e con la devastazione del loro territorio facendoci considerare che essi servono per sfogare la rabbia che un tempo serviva per indurire gli scontri politici, sociali e di lavoro fra italiani; così nasce l’incattivito razzismo italiano. Per non parlare dei palestinesi considerati dai nostri mezzi di comunicazioni i terroristi numero uno e non gli oppressi per eccellenza con sempre meno diritti umani, con continue espulsioni di famiglie dalle loro case, revoca di residenze, demolizione di abitazioni ed espansione di colonie israeliane; non si parla mai dell’occupazione militare della Palestina da parte israeliana, un particolare trascurabile nel silenzio dei giornali italiani. Ce n’è stato forse uno che si è schierato contro la decisione di far partire il giro d’Italia da Israele?
Infine è di ieri la notizia che un partito politico di governo non di opposizione (faccio notare), il PD, ha presentato alla Camera una mozione “per individuare una figura più idonea a ricoprire la carica di Governatore della Banca d’Italia una volta scaduto il mandato di Ignazio Visco”. Riporto di seguito il Testo Unico che parla delle attribuzioni del Governatore della Banca D’Italia: “Il governatore della Banca d’Italia ha il compito di rappresentare l’istituto bancario con terzi, di presiedere l’assemblea, e di informare il governo italiano in materia di finanza estera o interna. Fino a prima dell’introduzione dell’Euro si occupava, anche, della politica monetaria nazionale. Tale funzione ora viene esercitata collegialmente insieme alle altre banche centrali dell’area Euro. L’articolo 19, comma 8, della Legge 28 dicembre 2005, n. 262 (Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari[1]) afferma che la nomina del governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Il procedimento si applica anche per la revoca del governatore. La sua carica, fino al 2005 senza limite di mandato, dura sei anni, rinnovabile una sola volta (art. 19 L. 262/2005).
Non mi sembra ci sia stato una rete televisiva o altro media che abbia riportato la notizia chiarendo che un partito non ha il titolo per fare una mozione del genere e che la vigilanza della B.I. può arrivare fino a un certo punto; la B.I. ha commissariato le banche cha hanno causato il crack finanziario ( fra cui Monte dei Paschi e Banca Etruria) e non poteva fare altro, il resto è in mano alla Magistratura. Noto che la cosa ancora più grave, secondo me, è stata la nomina di una Commissione d’Inchiesta da parte della Camera, il che vuol dire che tale Commissione procederà alle indagini con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria. Se il Parlamento vuole cambiare le regole che disciplinano i poteri degli organi dello Stato che sono voluti dalla Costituzione indipendenti fra loro, deve approvare una legge, altrimenti deve stare al suo posto, e con lui anche i partiti politici.
Chiedo venia per lo sfogo ma sono veramente stanca di assistere a questa politica che pensa solo ai voti e alle sedie da occupare dopo aver abbandonato il ruolo di guidare i bisogni collettivi, violando continuamente le regole istituzionali.
Ricordiamo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva

“Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo,
sono della stessa essenza.
Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo
le altre parti soffrono.
Se tu non senti la pena degli altri
non meriti di essere chiamato uomo”.
(Versi di un poeta persiano che stanno all’entrata del palazzo dell’ONU, a New York.)

Ciao a tutte e a tutti, ritorniamo con questa lettera, mese dopo mese, a darvi notizie della “vita” di Rete e, in particolare del nostro impegno in Haiti. La Rete si è ritrovata a Brescia il 7 ottobre a conclusione dei seminari regionali, per una giornata di riflessione sul significato oggi della Solidarietà che ha visto la partecipazione di molte reti. A margine del seminario si è svolto un incontro aperto al pubblico con don Mussie Zerai, scalabriniano della Eritrea, attivo da anni nella problematica delle migrazioni e che recentemente è stato indagato per favoreggiamento delle migrazioni clandestine. Pubblichiamo alcune sue riflessioni sul tema “ius solis” e quanto riportato da “Giornale di Brescia” del suo intervento all’incontro. Nella mattinata successiva, domenica 8, il coordinamento ha impostato le basi per il Convegno nazionale del prossimo anno. Il tema, la località e tutta la fase organizzativa saranno definiti nel prossimo Coordinamento di novembre che si terrà a Pescia. In Haiti si sono svolti i “seminari di salute”, con la partecipazione e l’aiuto dell’associazione “Popoli in Arte”, un aiuto davvero importante e che Fddpa ritiene, nel metodo, in grado di favorire la partecipazione allargata agli obiettivi comunitari. Per approfondire quanto questa circolare ha solo accennato, ci ritroviamo Lunedì 23 ottobre alle ore 20,45 a casa di Gianna e Elvio in via Spalato 9 Padova. Il 23 ottobre di un anno fa Gianna ha lasciato questa vita ma rimane viva in noi con tutta la ricchezza che ci ha donato negli anni in cui abbiamo camminato con lei. Per ricordarla è stato preparato un libretto che lunedì verrà presentato e distribuito.

Da Haiti
In seguito agli ultimi eventi meteorologici che hanno visto la formazione di vari uragani nei Caraibi, scrive Jean:
“In effetti il più colpito è il nord-est, la zona frontaliera tra Wanaminthe e Dajabon. Per il Nord-ovest, il rischio è stato grande, c’era vento accompagnato da pioggia, ma niente perdite di vite e bestiame. Per l’Artibonite, la montagna di Verrettes, Katienne e Dofiné lo stesso, solo i corsi d’acqua sono in piena, ma sinora i contadini sono salvi. Anche per Fondol vento e pioggia, ma non abbiamo registrato grandi danni, a Dubuisson invece [casa di Dadoue e sede di FDDPA], le piantagioni di banane sono state inondate, e quasi tutte le casette di Dubuisson allagate. Ma non ci sono stati morti e restiamo vigilanti perché sono annunciati altri cicloni: speriamo di essere ancora risparmiati. Grazie per aver pensato ed esservi preoccupati per noi, vi terremo informati”
Altra bella notizia: Willot ci informa che nel Nord-ovest, a Souprann dove si trova il Centro professionale, il 23 luglio sono stati consegnati i diplomi a 13 donne. In questa occasione la scuola è stata intitolata ufficialmente a Giovanna Mocellin. Scrive Willot: “Si tratta di una scuola professionale fondata da Dadoue Printemps nel villaggio di Souprann, una piccola località del comune di Môle Saint-Nicolas (Nord-Ovest, Haiti), per dare alle donne contadine l’opportunità di apprendere un mestiere che rappresenta un aspetto importante nella loro lotta per l’emancipazione sociale ed economica.
Il giorno della consegna dei diplomi abbiamo fatto una presentazione di Gianna, della sua vita e del suo impegno per cambiare la vita dei bambini e delle donne di Haiti e di tutto il mondo. Abbiamo anche detto che Gianna era una sarta. Per celebrare la sua vita e onorare la sua memoria, abbiamo intitolato ufficialmente questa piccola scuola professionale “Centro professionale Giovanna Mocellin”. In questa occasione, 13 donne che hanno perseverato nello studio per tre anni hanno ricevuto il loro diploma.” Infine, nella seconda metà di agosto si è tenuta a Dubuisson la quarta fase del seminario di salute animato da Maria Paola Rottino di Popoli in Arte. Alla fine del corso si è deciso che ci siano uno o più agenti di salute per comunità che diano alle comunità almeno un giorno di lavoro al mese gratuitamente o solo a rimborso spese. Ci sarà un coordinatore del progetto di igiene a livello di FDDPA che sarà Jumelle, giovane uomo cresciuto nella casa di Dadoue. Gli agenti locali in coordinazione con l’agente “generale” faranno sempre formazione sistematica sull’igiene e sulla fabbricazione del cloro per potabilizzare l’acqua. I partecipanti al seminario hanno calcolato quanto tempo occorrerà per comprarsi da soli il kit base e, se tutto va bene, in sei mesi dovrebbe partire davvero una campagna di sensibilizzazione e fabbricazione del cloro. E’ davvero un risultato importante per la salute delle persone che vivono sulla montagna.

Seminario Rete
Ius soli: una porta verso il futuro
don Mussie Zerai, presidente Agenzia Habeschia
E’ preoccupante la piega che ha assunto tra i partiti politici la polemica sullo ius soli a proposito della nuova legge sulla cittadinanza in discussione al Senato dopo essere stata approvata alla Camera alla fine del 2015. E’ un tema importante: si tratta della vita di migliaia di bambini e ragazzi e si tratta di allineare l’Italia a gran parte dei Paesi europei, senza contare l’intero continente americano, a cominciare dagli Stati Uniti e dal Canada. Eppure – nonostante il ritardo sia già enorme, visto che l’ultima legge italiana sulla cittadinanza risale al 1992 – nella maggior parte dei casi si va avanti per slogan e per barricate. Con tutta una serie di no. E il peggio è che si ha come l’impressione che non ci si renda conto di cosa significhino, in concreto, tutti questi no. Negare la realtà e negare uno dei diritti umani fondamentali: questo significa, innanzi tutto, dire no alla ius soli. La realtà che il mondo intero va verso una società multietnica e multiculturale. Il diritto di ciascuna persona di non subire discriminazioni di alcun genere, qualunque sia il colore della sua pelle, il credo religioso, le idee politiche, il luogo di provenienza, ecc. Significa, in altri termini, rimanere ancorati a un “diritto del sangue” anacronistico, di sapore razzista e non a caso difeso con forza dal fascismo, che su questa base è arrivato a ipotizzare delitti contro la stirpe “ariano-romana”. E’ risibile l’obiezione che si tratta di “difendere l’italianità” e “l’integrità della cultura italiana”. I ragazzi a cui è indirizzato lo ius soli parlano italiano, pensano italiano, sono di cultura italiana, si sentono italiani ed europei. Con una mentalità aperta al mondo e senza pregiudizi. Ovvero, non solo non minacciano ma arricchiscono “l’essere italiani” oggi. Già oggi i genitori di questi ragazzi a cui è negata la cittadinanza stanno dando un grande contributo a questa Italia che nega il futuro per i loro figli. I 2,3 milioni d’immigrati che lavorano in Italia hanno prodotto nel 2015 ben 127 miliardi di ricchezza (8,8% del valore aggiunto nazionale). Il contributo all’economia di lavoratori stranieri si traduce in quasi 11 miliardi di contributi previdenziali pagati ogni anno, in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese d’immigrati che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Di contro, la spesa pubblica italiana destinata agli immigrati è pari all’1,75% del totale. Grazie a loro lo stato paga 640 mila pensioni, gli immigrati in cambio ricevono ogni giorno tanti attacchi e insulti di ogni genere oltre che essere criminalizzati in ogni dove, tutto questo per un paese che si ritiene civile è uno spettacolo indegno e desolante. Ecco, dire di no allo ius soli significa non capire quello che è già il “presente” del nostro Paese. Perché già oggi la “società giovane”, quella dei nostri ragazzi, è una società multietnica, che vede nelle linee di confine un punto di incontro e confronto: non di isolamento e chiusura. Lo dimostra in particolare la scuola, frequentata da migliaia di alunni arrivati in Italia quando erano piccolissimi o che addirittura in Italia ci sono nati, da genitori immigrati e ormai inseriti a pieno titolo nella nostra società, contribuendo in grande misura all’economia del Paese. Sono tanti questi bambini e ragazzi “stranieri”: secondo uno studio della Fondazione Moressa su dati Istat, in tutto risultano circa 1 milione e 65 mila. E 634.592 quelli nati in Italia da madri straniere, a partire dal 1999. Tantissimi studiano: secondo i dati ministeriale, nell’anno scolastico 2014-15 ne risultavano iscritti 814.187 dei quali 291.782 alle scuole primarie (10,4 per cento del totale); 167.068 nella scuola media di primo grado (9,6 per cento); 187.357 nella media di secondo grado (7 per cento); 167.980 nelle scuole dell’infanzia (10,2 per cento). Giovani e giovanissimi che faranno parte, anzi, saranno essenziali per l’Italia di domani. Molti di loro, ad esempio, potrebbero diventare i migliori ambasciatori” dell’italianità e della “proposta italiana”, lanciando un ponte tra la Penisola e i Paesi d’origine: nella cultura, ad esempio, o nell’università e nella ricerca, nella diplomazia, nei piani di sviluppo e cooperazione, nei programmi economici, nello stesso processo di integrazione dei migranti che, in un mondo sempre più “piccolo” e globalizzato, sicuramente continueranno ad arrivare. Ci sono già esempi importanti in questo senso: negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Francia… Del resto è accaduto esattamente lo stesso con le comunità dei milioni di italiani che, nel tempo, le circostanze e le necessità della vita hanno sparso in tutto il pianeta. Chiudere la porta in faccia a questi ragazzi, negando lo ius soli, significa allora anche voltare le spalle al futuro. Significa condannare l’Italia a una gretta, miope mentalità localistica, chiusa, egoista, sospettosa. A farne un paese sempre più fermo, spento, avvitato su se stesso. Un paese senza domani. Vecchio. La battaglia, allora, non è solo per la sorte dei ragazzi stranieri nati o arrivati piccolissimi in Italia: è per tutti i giovani del nostro paese. Per come vogliamo che sia l’Italia di oggi e soprattutto quella di domani.

LA SOLIDARIETÀ NON È UN CRIMINE
Giornale di Brescia, 8 ottobre 2017, Salvatore Montillo
Appena ha saputo di essere sotto inchiesta, ha preso carta e penna e ha scritto un comunicato per affermare la sua innocenza, ma soprattutto per spiegare a gran voce che «la solidarietà non è un crimine». Parole ribadite ieri a Brescia da don Mussei Zerai, sacerdote eritreo che da anni vive in Italia ed è punto di riferimento per migliaia di suoi concittadini che affrontano il viaggio verso l’Europa in cerca di speranza. Don Mosè è finito nell’indagine della procura di Trapani insieme alle Ong con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, colpevole di segnalare gli arrivi dei migranti in alcune chat segrete dei capitani delle navi umanitarie. Nella parrocchia di Santa Maria in Silva, di fronte a un folto numero di persone, don Mosè non si è difeso, anzi. Ha attaccato, spiegando a suo dire perché oggi si è arrivati a tanto. «Non volendo intervenire sugli Stati che in Africa causano la fuga di milioni di persone e non potendo fermare i trafficanti – ha affermato – si è preferito colpire le organizzazioni umanitarie. Subito dopo si è avviata la nuova politica sull’immigrazione, quella del ministro Minniti. La politica
dell’occhio non vede cuore non duole. Le due cose stanno insieme». Secondo padre Mussei oggi viene impedito a chi fugge da guerra e fame di arrivare in Europa a chiedere protezione. «Si è voluto chiudere le porte senza preoccuparsi a cosa vanno incontro queste persone e nelle mani di chi li stiamo consegnando. E’ una politica pilatesca – ha aggiunto -, cui manca il piano b. Va bene interrompere il viaggio via mare, che finanzia i trafficanti. Ma quale alternativa danno i governi europei a questa gente?». Governi che hanno le loro responsabilità, secondo don Mosè, almeno rispetto alla massiccia presenza in Africa. «Solo a Gibuti – ha detto – ci sono cinque basi militari europee. Che fanno lì? – si domanda -. Curano gli interessi dei loro Stati, ma non si preoccupano di affrontare quei problemi che potrebbero impedire la fuga di milioni di persone. L’Europa negli ultimi settant’anni è vissuta in pace, facendo però la guerra a casa degli altri. La Libia ce lo insegna». Parole di denuncia pronunciate col solo scopo di risvegliare le coscienze rispetto alla drammatica situazione umanitaria che il continente africano sta attraversando e scuotere gli Stati affinché si proceda a una vera politica di accoglienza e di sostegno alle popolazioni a rischio, anche privandoci di un po’ di quello che ci serve. «E’ facile essere solidali quando per aiutare chi soffre ci si priva del superfluo – ha concluso don Mosè -. I problemi nascono quando mi viene chiesto un sacrificio. Questo mette in crisi i miei valori di riferimento. E la criminalizzazione della solidarietà nasce da questo, dalla crisi di identità che stiamo attraversando»

Care amiche e cari amici della Rete trentina, la circolare nazionale di questo mese, curata dalla Rete di Udine, ci parla di un progetto davvero molto interessante che coinvolge studenti delle scuole superiori di quattro comuni friulani: in particolare la simulazione che hanno sperimentato (vivere l’esperienza di essere profughi in fuga da un paese in guerra e di essere respinti o ostacolati in tutti i modi) è stata una prova che li ha colpiti nel profondo. Vi invito a leggere nei dettagli questa esperienza, riportata nella circolare allegata: penso che potrebbe essere riproposta anche nelle nostre scuole superiori. Alcune e alcuni di voi hanno risposto positivamente alla richiesta di versare un contributo specifico per sostenere il nostro progetto profughi in un momento particolarmente delicato. Se anche altri fossero in grado di farlo entro la fine dell’anno sarebbe davvero una bella cosa. Nel frattempo, il coordinamento denominato “Oltre l’Accoglienza – Volontari in rete per l’integrazione”, che riunisce varie esperienze trentine di volontariato a favore dei migranti e di cui la nostra Rete è fra i promotori, sta proseguendo il suo lavoro. Nell’ incontro dell’8 ottobre scorso, dal titolo “Dall’accoglienza all’integrazione”, proposto dal CNCA del Trentino Alto Adige nell’ambito della Settimana dell’accoglienza, al quale erano presenti volontari provenienti da Trento, Rovereto, Mori, Arco, Riva, Nago-Torbole, Mezzolombardo, Giudicarie e altre zone, è stato presentato il percorso di formazione di “Oltre l’Accoglienza”, le attività in corso e i progetti per il futuro. Nel dibattito sono emerse esperienze positive di volontariato in atto, che facilitano il dialogo e l’inclusione dei migranti attraverso la conoscenza diretta e la vicinanza umana. E’ emerso che spesso le paure iniziali si sciolgono e nascono rapporti di collaborazione e di amicizia; che i progetti di accoglienza sono più incisivi se radicati in ambiti territoriali e associativi (parrocchie, associazioni, gruppi …), perché in grado di produrre maggiori sinergie e coinvolgere progressivamente più persone; che un grande valore ha lo scambio di esperienze, che fa crescere le conoscenze e mette positivamente in crisi le certezze di ognuno. Sono emerse anche le criticità dei progetti di accoglienza, come il fatto che molte persone accolte sono analfabete o scarsamente scolarizzate ed è difficile accertare subito questo fenomeno, perché chi è in questa condizione cerca di mascherarla. Sarebbe quindi importante individuare da subito chi ha più difficoltà e predisporre dei piani di accompagnamento allo studio specifici. Senza un’attività mirata in questo senso, si vanifica l’impatto dei corsi di italiano e di tutte le varie attività proposte per adeguare le persone arrivate da noi alla nuova realtà. E’ emerso anche che alcuni comuni, spesso i più ricchi, non si fanno carico dell’accoglienza ai profughi, e che la Provincia, che in Trentino gestisce il sistema di accoglienza, è forse troppo timida con queste comunità. In alcune realtà territoriali, spesso quelle dove le amministrazioni non si occupano del tema, i volontari agiscono in solitudine, vivendo così una realtà frustrante che non corrisponde all’impegno messo in campo. In Trentino l’accoglienza istituzionale nella prima fase è garantita: quello che più preoccupa è il post-accoglienza, quando i migranti ottengono lo status di rifugiati e si trovano a dover cercare un lavoro, che spesso non c’è, ed un alloggio, che è altrettanto difficile da reperire. L’impegno di molti volontari si rivolge a questo momento del percorso di integrazione. Tra le proposte emerse, la creazione di una piattaforma che raccolga tutte le informazioni utili a tutti i volontari; la predisposizione di progetti comuni a tutto il territorio provinciale; la stesura di linee guida e di proposte operative da sottoporre alle istituzioni pubbliche; la pubblicizzazione del lavoro dei volontari, che metta in luce gli aspetti positivi dell’accoglienza, spesso oscurati dalle notizie negative; la proposta di percorsi educativi sia nelle scuole sia attraverso altre istituzioni educative; il coordinamento dei progetti di post-accoglienza. Come si può vedere, il lavoro non manca. E anche la nostra Rete è chiamata a fare la propria parte, sia per l’esperienza maturata in questi anni sia per la sua stessa natura di realtà che fin dalle origini si interroga e cerca risposte ai fenomeni di ingiustizia che caratterizzano i rapporti Nord-Sud. E per concludere questa circolare, voglio ricordare un grande personaggio della Rete Radié Resch di Roma, Agnese “Anissa” Manca, scomparsa lo scorso mese di settembre. Docente di lingua araba, ha insegnato e vissuto in diverse parti del mondo attuando diversi progetti di solidarietà. Il suo impegno principale è stato sempre rivolto alla Palestina, dove ha svolto un lavoro di volontariato nei campi profughi, in favore dei bambini feriti di Gaza e della popolazione carceraria. Il suo impegno lavorativo e di volontariato ha sempre mirato alla condivisione di ideali e culture a favore di un mondo amico e solidale. Era lei che teneva regolarmente informata la Rete su quanto avveniva in Palestina, inviando a tutti documenti, appelli, notizie, approfondimenti. E nonostante la drammaticità della situazione, Anissa ha sempre invitato alla speranza.
Un caro saluto a tutte e tutti
Fulvio Gardumi