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Un documentario censurato rivela la campagna segreta su Facebook di “The Israel Project”
Tratto da: Agenzia stampa Infopal – www.infopal.it

Di Ali Abunimah e Asa Winstanley. The Electronic Intifada. Da Zeitun.info.“The Israel Project” [Progetto Israele], un importante gruppo di sostegno con base a Washington, sta portando avanti una campagna segreta per influenzare [gli utenti di] Facebook.
Ciò viene svelato in “The Lobby – USA”, un documentario in incognito di Al Jazeera che non è mai stato mandato in onda a causa della censura da parte del Qatar in seguito a pressioni di organizzazioni filo-israeliane. Il video di cui sopra, esclusivo per The Electronic Intifada, mostra i brani più recenti estratti dal documentario.
Le prime immagini filtrate pubblicate da The Electronic Intifada e da Grayzone Project [sito statunitense di notizie in rete, ndt] hanno già rivelato subdole tattiche di gruppi anti-palestinesi pianificate e messe in pratica con la complicità del governo israeliano.
Nei nuovi video si sente David Hazony, il direttore esecutivo di “The Israel Project”, dire al giornalista infiltrato di Al Jazeera: “Ci sono anche cose che facciamo e che sono assolutamente lontano dai riflettori. Lavoriamo insieme a un sacco di altre organizzazioni”.
“Produciamo contenuti che poi loro pubblicano a loro nome“, aggiunge Hazony.
Gran parte dell’operazione consiste nella creazione di una rete di “comunità” di Facebook centrate sulla storia, sull’ambiente, su questioni internazionali e femminismo che sembrano non avere alcun collegamento con il sostegno a Israele, ma sono utilizzate da “The Israel Project” per diffondere messaggi a favore di Israele.
“Una cosa riservata”.
In una conversazione, anch’essa rivelata dagli estratti trapelati del video, Jordan Schachtel, che all’epoca lavorava per “The Israel Project”, racconta al giornalista di Al Jazeera in incognito la logica e l’estensione dell’operazione segreta su Facebook.
Il reporter in incognito, noto come “Tony”, si presentava come tirocinante presso “The Israel Project”. “Stiamo mettendo insieme un sacco di media filo-israeliani attraverso vari canali sociali che non sono di ‘The Israel Project’, afferma Schachtel. “Così abbiamo molti progetti paralleli con cui stiamo cercando di influenzare il dibattito pubblico”.
“Per questo è una cosa riservata”, aggiunge Schachtel. “Perché non vogliamo che la gente sappia che questi progetti paralleli sono associati a ‘The Israel Project’”.
Tony chiede se l’idea di “tutto quanto il materiale non [relativo a] Israele ha lo scopo di consentire che il materiale su Israele passi meglio”.
“Vogliamo proprio mimetizzarlo in ogni cosa”, spiega Schachtel.
Una di queste pagine Facebook, “Cup of Jane”, [Un po’ di Jane] ha quasi mezzo milione di persone che la seguono.
La pagina di “Chi siamo” di “Cup of Jane” la descrive come relativa a “zucchero, spezie e tutto quello che è buono”. Ma non c’è nessuna informazione sul fatto che sia una pagina gestita con il proposito di promuovere Israele.
La pagina di “Chi siamo” identifica “Cup of Jane” come “una comunità creata dal progetto per i media del futuro di TIP a Washington”.
Non c’è peraltro nessuna menzione diretta ed esplicita di Israele o indicazione che “TIP” sta per “The Israel Project”.
“The Electronic Intifada” è al corrente del fatto che persino questa vaga ammissione di chi ci sia dietro la pagina è stata aggiunta solo dopo che “The Israel Project” ha saputo dell’esistenza del documentario segreto di Al Jazeera e presumibilmente ha previsto di essere stato scoperto.
“The Israel Project” ha anche aggiunto un’ammissione sul suo sito in rete che gestisce le pagine di Facebook. Tuttavia il suo sito web non è collegato alle sue pagine di Facebook.
Non ci sono prove nell’Archivio Internet che la pagina esistesse prima del maggio 2017 – mesi dopo che la copertura di “Tony” era stata scoperta.
Secondo Schachtel “The Israel Project” sta investendo notevoli risorse nella produzione di “Cup of Jane” e in una rete di pagine simili.
“Abbiamo una squadra di circa 13 persone. Stiamo lavorando su molti video,” dice a Tony nel documentario di Al Jazeera. “Molti sono solo su argomenti casuali e poi circa il 25% di questi saranno di provenienza israeliana o ebraica centrati su Israele o sugli ebrei.”
Nel documentario Al Jazeera afferma di “aver contattato tutti quelli coinvolti in questo programma. Nessuna delle organizzazioni o degli individui a favore di Israele che lavorano per loro ha risposto alle nostre accuse.”
Falsi progressisti.
“Cup of Jane” cerca di dimostrarsi progressista postando foto e citazioni di icone femminili nere come Maya Angelou [poetessa, attrice e ballerina afro-americana, ndt] e Ida B. Wells [intellettuale afroamericana morta nel 1931, ndt], che la pagina celebra in occasione del suo compleanno come una “pensatrice, scrittrice e attivista rivoluzionaria”.
Ci sono anche post sull’ambientalista all’avanguardia Rachel Carson e su Emma Gonzalez, che insieme ai suoi compagni di classe ha lanciato una campagna nazionale per il controllo delle armi dopo essere sopravvissuta al massacro nella scuola superiore di Parkland, in Florida, nel febbraio 2018.
Intrecciati a un flusso di fesserie in odore di progressismo ci sono attacchi contro veri movimenti progressisti, come la “Chicago’s Dyke March” [annuale sfilata del movimento LGBT, ndt], i cui organizzatori hanno affrontato una campagna di calunnie della lobby israeliana dopo aver chiesto a provocatori filo-israeliani di lasciare la loro marcia nel 2017.
E un post dell’ottobre 2016, subito dopo che era stata lanciata la pagina di “Cup of Jane”, ha cercato di dipingere il militarismo di Israele come attraente e a favore dell’emancipazione delle donne.
“L’aviazione israeliana ha dipinto di rosa aerei da guerra a sostegno del “Breast Cancer Awareness Month” [Mese per la Sensibilizzazione sul Cancro al Seno]. Non è fantastico?” afferma il post, accompagnato da una foto di un jet da guerra israeliano. “Questo è forte. Le donne, in ogni caso, hanno bisogno di un’aviazione tutta per loro,” aggiunge “Cup of Jane, insieme a una faccina sorridente.
Altre pagine identificate dal documentario censurato di Al Jazeera come gestite da “The Israel Project” includono Soul Mama, History Bites [Bocconi di Storia], We Have Only One Earth [Abbiamo solo una Terra] e This Explains That [Ciò spiega che]. Alcune hanno centinaia di migliaia di follower.
“History Bites” non rivela la propria affiliazione a “The Israel Project”, neppure con la vaga formula utilizzata da “Cup of Jane” e dalle altre pagine.
“History Bites” si definisce semplicemente come [una pagina] che diffonde “ la bellezza della storia in bocconcini masticabili!”
Questa pagina ha ri-postato i post di “Cup of Jane” che presentano come un’eroina femminista Golda Meir, la donna primo ministro israeliano che ha messo in atto politiche razziste e violente contro i nativi palestinesi e vedeva una minaccia esiziale nelle donne palestinesi che partorivano.
Un video del 2016 su “This Explains That” diffonde false affermazioni israeliane secondo cui l’agenzia dell’ONU per la cultura, l’UNESCO, “ha cancellato” la devozione di ebrei e cristiani per i luoghi sacri di Gerusalemme.
Lo scorso dicembre “History Bites” ha ri-postato il video in cui si afferma che “sembra appoggiare l’odierna dichiarazione del presidente Trump secondo cui Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico di Israele.” Il video ha avuto quasi cinque milioni di visualizzazioni.
Un altro video postato da “History Bites” cerca di giustificare l’attacco a sorpresa israeliano del giugno 1967 contro l’Egitto, che ha dato inizio alla guerra in cui Israele ha occupato la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai egiziana e le Alture del Golan siriane.
Il video descrive l’occupazione militare israeliana di Gerusalemme est come se la città fosse stata “riunificata” e “liberata”.
Il marchio tossico di Israele.
Il ricorso di “The Israel Project” a una proverbiale cucchiaiata di zucchero per cercare di far passare più facilmente i messaggi filo-israeliani è un riconoscimento di quanto possa essere difficile far accettare uno Stato di apartheid. Come Ali Abunimah, uno degli autori di questo articolo, afferma nel documentario di Al Jazeera, “Il marchio Israele è sempre più tossico, per cui non puoi vendere direttamente Israele. Devi avere qualcosa di contemporaneo che sia solo molto innocuo, divertente e allora ogni tanto ci puoi infilare qualcosa su Israele”.
I tentativi di “The Israel Project” di cooptare persone con una sensibilità progressista al servizio di Israele, benché le sue politiche siano di estrema destra, rientra in una più complessiva strategia di Israele, che intende dividere la sinistra e indebolire la solidarietà con la Palestina.
Diretto da Josh Block, un ex-funzionario dell’amministrazione Clinton ed ex- principale stratega presso il centro di potere della lobby israeliana “AIPAC” [American Israel Public Affairs Committee, Comitato per le Questioni Pubbliche Americano-Israeliane, ndt], uno dei principali obiettivi di “The Israel Project” era sabotare l’accordo internazionale sul nucleare con l’Iran.
La campagna segreta di “The Israel Project” su Facebook è evidentemente manipolatoria, ma è ancora più cinica dato che il suo ideatore è Gary Rosen.
Per anni Rosen ha diretto un account twitter violentemente omofobico e islamofobo chiamato “@ArikSharon” – il nickname dell’ex-primo ministro israeliano Ariel Sharon, che è stato responsabile dell’invasione israeliana del Libano nel 1982 e dei massacri nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila quello stesso anno.
Nelle trascrizioni di una registrazione fatta dal giornalista in incognito di Al Jazeera visionate da “The Electronic Intifada”, Rosen ammette di utilizzare @ArikSharon come un “account segreto”.
Rosen è stato impiegato presso l’agenzia pubblicitaria internazionale “Saatchi & Saatchi, ma nel novembre 2013 si è unito a “The Israel Project”, dove è responsabile della strategia digitale.
Dopo essere stato denunciato nel 2013 da uno degli autori di questo articolo come la persona che gestiva l’account, Rosen ha cancellato dal collegamento twitter @ArikSharon molti dei tweet più aggressivi.
Ma mentre utilizza pagine Facebook sotto copertura nel tentativo di normalizzare l’appoggio a Israele tra il pubblico progressista, Rosen continua ad utilizzare l’account twitter @ArikSharon per diffondere messaggi di destra filoisraeliani.
Annunci pubblicitari anonimi smascherati.
Questo non è l’unico tentativo segreto della lobby israeliana per utilizzare Facebook per raggiungere i suoi obiettivi.
Un reportage di “The Forward” [uno dei principali giornali della comunità ebraica USA, ndt] e “ProPublica” [rivista d’inchiesta USA, ndt] rivela che “Israel on Campus Coalition” [Coalizione per Israele nei campus] ha condotto campagne pubblicitarie anonime su Facebook per calunniare Remi Kanazi, un poeta palestinese- americano, prima delle sue esibizioni in campus USA.
“The Electronic Intifada” è stato il primo a informare sulle rivelazioni del documentario di Al Jazeera in merito a come i tentativi della “Israel on Campus Coalition” di calunniare e perseguitare gli attivisti solidali con la Palestina siano in coordinamento segreto con il governo israeliano.
Un portavoce di Facebook ha detto a “The Forward” e “ProPublica” che gli annunci di “Israel on Campus Coalition” che prendono di mira Kanazi “violano la nostra politica contro le false dichiarazioni e sono stati rimossi.”
Nel 2012 “The Electronic Intifada” ha denunciato un piano dell’unione nazionale degli studenti di Israele, sostenuto dal governo, per pagare studenti che diffondano propaganda filo-israeliana su Facebook. Tuttavia gli attuali tentativi segreti guidati da “The Israel Project” sembrano essere molto più sofisticati.
Dalle elezioni presidenziali USA del 2016 Facebook è stato accusato di consentire che la sua piattaforma venga utilizzata per la propaganda di manipolazione sponsorizzata dalla Russia intesa ad influenzare la politica e l’opinione pubblica.
Nonostante il clamore propagandistico, queste accuse sono state grossolanamente esagerate o non dimostrate.
Ciononostante, Facebook si è associato con l’”Atlantic Council” [Consiglio Atlantico, ndt] in apparenza nel tentativo di reprimere “i falsi account” e la “disinformazione”.
L’”Atlantic Council” è un centro di ricerca di Washington che è stato fondato dalla NATO, dall’esercito USA, dai governi brutalmente repressivi di Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrein, da governi dell’Unione Europea e dal gotha delle società di investimento, delle compagnie petrolifere, dei produttori di armi e di altri che speculano sulle guerre.
Come apparente risultato di questa collaborazione, un certo numero di account dei media sociali totalmente innocui con pochi o nessun follower sono stati recentemente rimossi.
Più preoccupante è il fatto che pagine gestite da agenzie di informazione di sinistra che si occupavano di Paesi presi di mira dal governo USA, come “Venezuela Analysis” e “teleSUR”, sono state sospese, anche se in seguito sono state ripristinate. Ora, con solide prove della campagna ben finanziata e con vasta influenza di “The Israel Project” su Facebook, rimane da vedere se il gigante delle reti sociali agirà per garantire che utenti inconsapevoli siano informati che quello a cui sono stati esposti è propaganda intenzionata a promuovere e dare un’immagine positiva dello Stato di Israele.
In risposta alla richiesta di fare un commento, un portavoce di Facebook ha detto a The Electronic Intifada che l’impresa avrebbe esaminato la questione.
Traduzione per Zeitun.info di Amedeo Rossi

Al termine del mandato biennale di Segreteria, abbiamo cercato di fare un breve bilancio del nostro servizio reso tirando le fila del tragitto percorso e di ciò che, in qualche modo, è rimasto in sospeso. Analogamente a quando accaduto quest’anno, anche noi, nel Giugno 2016, siamo stati nominati in contumacia. Auguriamo alla Nuova Segreteria che le analogie continuino perché seppur impegnativa la nostra esperienza è stata positiva. Ci siamo conosciuti, confrontati ed insieme siamo cresciuti facendo tesoro delle peculiarità di ciascuno sperimentando un circuito di affetti profondissimi che va ben oltre la funzione del mandato specifico.

Un testimone raccolto, in un momento particolare della storia della Rete. La dipartita di Ettore e dei tanti amici/amiche ci consegnano una non facile eredità. La sfida di restare “Nel vento della Storia camminando le strade degli esodi dei popoli”.

Il filo conduttore di questi due anni di cammino potrebbe riassumersi, in estrema sintesi, nel tentativo di: “Ridefinire un noi (associativo), capace di dare continuità a quella grande intuizione di Solidarietà che attinge la sua linfa vitale dall’alterità, dai sofferenti, dai popoli oppressi ma pieni di speranza “.

Usando narrazione e memoria siamo partiti dalle radici della Rete per riscoprire e rinnovare l’adesione a quei valori riconosciuti come irrinunciabili, cercando poi di contestualizzarli nella nostra contemporaneità. Un esempio, per meglio spiegarsi. Data per assodata l’adesione al valore restituzione, ci sembra importante riflettere se nell’attuale situazione socio – economica l’unica declinazione possibile, sia davvero soltanto l’autotassazione? L’analisi del presente non può prescindere da uno sguardo al futuro. Individuando le nuove sfide ed i nuovi attori. Immaginando e disegnando nuove strade. In questo caso l’esempio più significativo emerso ci pare la necessità di confronto con le nuove generazioni. Non per esigenze di proselitismo ma piuttosto per una fame di giustizia verticale, una sorta di restituzione generazionale. Nell’ipotesi di un percorso che mettesse a disposizione la nostra ricerca, le nostre consapevolezze come occasione di esperienza e relazione con “l’altro da sé ”.

Per far ciò, oltre agli abituali coordinamenti, si sono resi necessari dei momenti di incontro capaci di coinvolgere in maniera più allargata gli aderenti alla Rete. Ecco allora i Seminari Macro Regionali, il Seminario Nazionale di Brescia fino alle ultime recenti esperienze di Trevi con il Seminario Giovani ed il Convegno Nazionale dal titolo: “La solidarietà non è reato: Resistiamo umani”.

Questa frase, ci pare contenga contemporaneamente il punto di arrivo del nostro tragitto ed una proposta di riflessione per il cammino prossimo venturo.

La necessità di esprimere che la solidarietà non sia e non potrà mai esser un reato inquadra bene il clima in cui siamo chiamati ad operare. A ciò è strettamente legato il concetto di resistenza che segue perché con molta chiarezza dobbiamo riconoscere il nostro presente come un tempo di Resilienza. Cronaca ed esternazioni politiche, se fosse necessario, sono lì a ricordacelo. In questa eclissi dei diritti resta assolutamente necessario conservare tenacemente accesa la fiaccola del Restare Umani.

Perché una flebile luce può significare speranza ed appartenenza, per tutti coloro che, nel mezzo di questo crescente, disumano oscurantismo, si sentano profondamente alieni.

Non siamo mai stati neutrali. Abbiamo scelto con Chi camminare tra coloro che detengono il potere economico-finanziario, culturale, politico, religioso e color che ne sono vittime. In questo momento, è però assolutamente necessario, rendere evidente per Chi ci siamo schierati. Non solo a livello personale o di azioni locali ma fornendo un segno significativo ed inequivocabile a livello nazionale. In grado di rappresentare la Rete Radiè Resch tutta.

Nella mailing list si è acceso un interessante scambio di opinioni a proposito dell’esperienza di Riace. Quale significanza può avere una adesione della nostra piccole Rete? Certo abbiamo forze ed energie sempre più ridotte. Con tale realtà dobbiamo fare i conti, ma questo non può essere la ragione che frusta immaginazione e inventiva per la ricerca di nuove soluzioni.

Dovremo certo approfondire le collaborazioni con le altre realtà che hanno percorsi e temi comuni ai nostri. Nel dopo Convegno, abbiamo ricevuto numerosi attestati di stima da parte di diverse associazioni che sono rimaste colpite dal clima e dallo stile con cui i lavori si sono svolti. Cominciare con loro, ad esempio, non dovrebbe esser difficile.

Per concludere, dovremo affinare la comunicazione facendo diventare nostri quei linguaggi che sempre più persone usano e comprendono. In un generale “collasso della parola e della complessità ” al pari della testimonianza diventa necessario investire sul sito, sui social e su tutti quegli strumenti che possono, in tal senso, risultare utili.

Genova pare il palcoscenico adatto per le rappresentazioni tragiche e simboliche della nostra contemporaneità. E’ accaduto nel Luglio del 2001, con il G8 e la morte di Carlo Giuliani. Accade oggi, nell’Agosto del 2018 con il crollo del ponte Morandi. Una icona drammatica del livello di noncuranza e di indifferenza raggiunta. Risultato di una incuria strutturale, certo, ma primariamente politica. Quel ponte spezzato è il vallo tra popolo e rappresentanza, tra il potere ed il diritto. E’ la crudele, palese immagine della “mancanza di cura”.

Forse dovremmo semplicemente tornare a prenderci cura.
Del proprio lavoro. Del privato e del pubblico.
Del Presente e del Futuro.
Della Vita e della sua fragilità.
Della Natura e del Creato.

Promuovere un programma essenziale, il cui semplice testo sotto cui raccoglierci, potrebbe suonare così: “Torniamo ad occuparci e preoccuparci delle persone e delle cose”

Perché l’essenza dell’essere umano sta nella capacità di prendersi cura. Ed è forse questo il modo più pieno per riuscire a Resistere umani.
Angelo, Monica e Pier

Gli italiani sono convinti che i profughi ci costino più che in qualsiasi altro paese. Invece già nel 2016 la comunità internazionale stava investendo oltre 28 miliardi di dollari (qui uno studio sui costi delle migrazioni). Più o meno la stessa cifra che viene destinata per la lotta all’Aids o alla tubercolosi. Ma, quei 28 miliardi sono solo una risposta alle emergenze, non sono stati investiti per rispondere alle cause profonde delle migrazioni o per l’integrazione dei migranti accolti. L’84% di quella cifra è spesa nei paesi “shock absorbers”: Pakistan, Uganda, Turchia, Libano, Giordania, dove il primo impatto migratorio è uno tsunami.

Nel corso degli ultimi 12 mesi gli sbarchi di migranti in Italia si sono ridotti di oltre l’80%. A quanto ammontano i risparmi di spesa pubblica generati dal calo degli sbarchi? Quanti di questi risparmi si potrebbero investire in politiche per l’integrazione degli stranieri in Italia? Malgrado il calo, infatti, permane la sfida di integrare le oltre 180.000 persone che hanno ricevuto una protezione internazionale tra il 2011 e oggi. A queste domande e considerazioni dà una risposta uno studio dell’Ispi (Matteo Villa, Valeria Emmi e Elena Corradi i ricercatori) in collaborazione con il Cesvi che viene presentato stasera a Milano.

Se il trend rimarrà invariato, a fine 2018 saranno arrivati in Italia 100.000 migranti in meno dell’anno scorso. Con un risparmio sui costi sanitari e dell’accoglienza che si aggira attorno al miliardo di euro, una cifra che – a regime – sfiorerà i due miliardi di risparmio sul bilancio dello Stato dal 2019 in avanti. È la prima stima dell’effetto economico del calo degli sbarchi calcola lo studio, che mira a quantificare i costi e i benefici di un processo d’integrazione dei migranti presenti in Italia che potrebbe finanziarsi con i risparmi generati dal calo degli sbarchi dell’ultimo anno.

Il risparmio viene calcolato sul periodo medio di permanenza dei migranti a carico dello Stato italiano, circa 12 mesi, ad un costo che viene stimato di 13.000 euro procapite. Ma la tesi dello studio è che se questi risparmi fossero reinvestiti in una maggiore spesa per l’integrazione lo Stato se ne gioverebbe. Una simulazione dell’impatto sulle finanze pubbliche di un raddoppio nella spesa per l’integrazione nell’Unione europea, calcola che il Pil della Ue sarebbe superiore di un valore compreso tra lo 0,6 e l’1,5 per cento rispetto ad ora.

Secondo lo studio Ispi-Cesvi una maggiore spesa per l’integrazione porterebbe, a medio termine, ad una diminuzione dei sussidi e della criminalità e ad un aumento di Pil, tasse pagate dai migranti in favore del paese e una maggiore coesione sociale.

Da Vita.it (21 settembre 2018)

VIAGGIO AD HAITI 2018 DI ELVIO, FRANCESCO, MARIANITA

DI NUOVO AD HAITI

Di nuovo ad Haiti, con Francesco e con Elvio.

Di seguito troverete il programma del nostro soggiorno e le informazioni sulla situazione del paese e delle attività di FDDPA; qui quel che mi è rimasto negli occhi, nel cuore, nei pensieri.

Il programma preparato da Jean (il nostro referente ad Haiti) è ricco e impegnativo, accanto alle visite a tutte le realtà dove FDDPA (Forza per la Difesa dei Diritti dei Contadini Haitiani) è presente, sono previsti incontri ed escursioni che ci permetteranno di fare nuove esperienze e conoscere meglio questo paese pieno di problemi, ma ancora capace di stupire per la sua bellezza.

C’è il traffico tremendo della capitale dove si può restare intrappolati ore e ore nel traffico a causa di terribili bouchon (tappi, imbottigliamenti) tra i mefitici gas di scarico di antichi veicoli ancora circolanti e gli slogan di manifestanti che occupano per protesta le strade; ma c’è anche Jacmel, città dove c’è cura per mantenere gli edifici coloniali che hanno resistito al terremoto, dove murales, mosaici, monumenti raccontano la storia e la cultura di questo paese; c’è Môle Saint Nicolas, città sorta dove sbarcò Cristoforo Colombo che conserva le tracce di quell’epoca, dalle vie ordinate e pulite e una spiaggia bellissima che si affaccia sul Canale dei venti che la separa da Cuba, ma quasi fuori dal mondo a causa delle strade pessime che impediscono a molti di raggiungerla.

Ci sono le strade che conducono alle comunità sulle montagne. La lunga strada per il Nord-ovest attraversa le risaie della pianura dell’Artibonite, le distese incolte della “savan desolé”, per salire poi costeggiando il mare e aprirsi su sequenze di monti lontani, percorrere piste che attraversano distese deserte, affacciarsi sulle saline e infine salire nel verde tra le pietre, il fango e i corsi d’acqua da guadare. La strada per Fondol, prima pianeggiante, su cui si affacciano tante piccole case, ombreggiata da manghi e alberi del pane, si inerpica poi su una montagna sempre più brulla aprendo visioni sulla pianura e sul mare lontano che fanno dimenticare la povertà sempre in agguato. La strada disastrata che porta a Katien sale faticosamente svelando in tutta la sua vastità la pianura fertile irrigata dal fiume Artibonite e le catene montuose che la circondano; la strada impraticabile che abbiamo percorso a piedi verso Dofiné, è una pietraia che sale e scende per terminare nella piccola oasi verde dove tutto il lavoro di Dadoue Printemps è iniziato.

Dofiné merita un discorso a parte, qui, in questo luogo così isolato e così difficilmente raggiungibile, più che ovunque resta vivo il messaggio di Dadoue e vive restano le sue pratiche di relazione, di animazione, di vivere insieme. I canti, le danze delle alunne e gli alunni della scuola e delle ragazze e dei ragazzi di JAFDDPA (Jeunesse FDDPA) animano la grande festa che riunisce tutta la comunità come avveniva quando Dadoue era qui, e nei canti – accompagnati dai tamburi, dai bambou e le tchatcha (lunghe trombe e maracas) – resiste la cultura locale: su questi antichi ritmi africani che animano la notte danzano giovani e vecchi, donne e uomini, bambine e bambini.

Incontri vecchi e nuovi: un quasi medico, Ronny, che due volte alla settimana parte volontariamente dalla capitale per curare le persone nei centri di salute di Malingue e Fondol; una giovane infermiera appena diplomata, Minerva (cresciuta nella casa di Dadoue), che lavora quasi gratis come Elicia, sua madre, che da anni sale sulla montagna per tenere aperto il centro di salute; Jumel (anche lui cresciuto nella casa di Dadoue), ora coordinatore della campagna per l’igiene e la salute, che è contento del suo lavoro, di questa esperienza che sta vivendo e che lo fa sentire utile nell’aiutare le comunità a proteggersi dalle malattie, a vivere meglio.

E tanti peyzan (contadini) di FDDPA, che sono anche soci della Cassa popolare e della Banca sementi: Jonas di Fondol che dice con forza che bisogna essere creativi, offrire ai contadini nuove conoscenze, nuove esperienze, come l’apicoltura, la coltivazione del crescione e della moringa; il problema – afferma – è la mancanza di conoscenze per poter sfruttare le risorse che ci sono e non essere costretti ad andarsene; Benis di Fondol che ci tiene a dire che le persone della Rete non sono stranieri, ma amici, membri della famiglia e a ricordare Dadoue che ha aperto il cammino, ha costruito il ponte tra i contadini e la Rete, ha tracciato la strada “per noi e per voi”, e questa amicizia va tenuta viva. E tutti quelli di cui non ricordo il nome che credono nell’importanza di andare avanti perché sognano un mondo diverso.

E tanti insegnanti, dalla vita dura e dai salari bassi, che lavorano con impegno, sensibilità, professionalità. Venans, direttore della scuola di Dofiné, ricorda che questa di Dofiné è la prima scuola della zona: se oggi ci sono persone che sanno leggere e scrivere e se alcuni alunni di ieri sono gli insegnanti di oggi lo si deve a questa scuola, e infatti Dieusseul, del comitato direttivo della scuola, insegnante e responsabile del gruppo giovani, aggiunge: “Faccio parte della prima generazione formata da questa scuola, e vi ringrazio per la solidarietà e l’amore della Rete per gli oppressi e gli svantaggiati”; e il giovane nuovo direttore della scuola di Dofiné, che affronta con coraggio i problemi non indifferenti di una piccola scuola con tanti, troppi alunni, ma crede nel suo lavoro e non si arrende. E anche la direttrice della scuola professionale di Souprann, nel Nord Ovest, che vive in una casetta accanto alla scuola, crede nel suo lavoro e non si arrende, ha deciso di non andarsene anche se avrebbe potuto trovare altrove situazioni migliori. Insegnanti che lavorano insieme al di là di storie e credenze differenti, c’è chi è cattolico, chi è protestante e magari anche pastore, chi è vuduista e magari anche houngan, sacerdote vudù.

E ci sono i bambini che affollano le scuole della montagna, ordinati nelle loro divise colorate; i piccoli delle sezioni “Gianna bambini” che cantano guidati dalle loro maestre allegre e vivaci, “non restate a casa, venite a scuola a imparare tante belle cose”, che immergono le loro mani nel colore per poi stamparle su fogli bianchi; tutti, grandi e piccoli, che ci accolgono con canti di benvenuto e ci chiedono come stiamo, come ci chiamiamo, ma poi seguono silenziosi e attenti le lezioni degli insegnanti. Continuare a studiare è un privilegio – dicono le ragazze e i ragazzi che vanno alle scuole superiori – e noi vogliamo andare avanti.

E ci sono le donne della cooperativa di Fondol che lottano per migliorare le loro durissime condizioni di vita e camminano sulla montagna a vendere le loro mercanzie, si riuniscono per discutere i loro problemi e progettare nuove iniziative come un corso di sartoria e un corso di alfabetizzazione per quante di loro non hanno potuto andare a scuola, e cantano i loro canti che raccontano la realtà ma anche i sogni. Anche le donne di Fanm kenbe fem (donne restiamo salde) l’8 marzo cantano accompagnate dal tamburo di Erese su un prato in riva al mare all’ombra di un grande albero.

Facciamo anche nuovi incontri. Daphne, una makusi, cioè una mambo che è anche medsin fey (sacerdotessa vudù e esperta della medicina naturale), studiosa della cultura haitiana, che ora si fa chiamare Zana e evita di parlare in francese; a Jacmel Cayes, un bel villaggio sul mare, ha un suo atelier sotto una grande capanna dove accoglie gruppi che lavorano con lei nel recupero della cultura e della identità haitiana. Madam Wilande, lontana parente di Jean, che a Jean Rabel – città sul mare nel Nord-ovest dove Jean è nato – ci mette a disposizione quel poco che ha, la sua piccola casa, il suo cibo, l’acqua per lavarci, i letti della sua famiglia per dormire, silenziosa e sorridente si prende cura di noi. Incontriamo gli insegnanti e gli alunni della scuola nazionale di musica di Pandiassou nel Plateau Central, un luogo incantato dove in ampie aule o nel cortile ombreggiato si suonano tutti gli strumenti in un’atmosfera libera e gioiosa, uno di quei miracoli di Haiti che appaiono dove mai te lo aspetteresti. E visitiamo anche la scuola di agricoltura, sempre a Pandiassou, un’oasi di efficienza, organizzazione, capacità didattica. Certo alle spalle di queste esperienze ci sono amicizie potenti dei Piccoli Fratelli che le hanno ideate (l’ex presidente Preval e – si dice – anche il finanziere Soros) e vorresti che per tutti ci fossero le stesse opportunità… Opportunità che non hanno le scuole di FDDPA e nemmeno la piccola scuola che Chrislè, un giovane di Cabaret che ha frequentato i seminari per la salute di FDDPA, ha messo in piedi per i bambini di strada e i restavek (bambini impiegati in lavori domestici senza salario, quasi schiavi) e che porta avanti con l’aiuto della moglie e di due amici, tutti volontari; ha creato anche uno sportello dove ci si possa rivolgere e denunciare i maltrattamenti che subiscono i bambini e per questo è minacciato di morte.

La nostra casa a Haiti è Kay Dadou a Dubuisson, frazione di Cabaret, la casa di Dadoue che ci ha accolto come sempre con il calore del suo affetto. La famiglia è aumentata: guidati dall’affetto disponibile e attento di Jean e Martine, sua moglie, qui vivono – oltre ai loro bambini, Eminalo e Anne Martine, che crescono sereni e allegri – Jumel, Johnny, Nicholas, Jessika, erano i bambini di Dadoue, ora studiano e lavorano, poi sono arrivati Jakner, Maxiana, Duinide, figli di membri di FDDPA della montagna, che studiano anch’essi, e tre sorelle la cui madre lavora e non può seguirle, Kettia, Indiana, Lancia. È una casa aperta, viva: spesso arriva Balansè, collaboratore di FDDPA, sempre impegnato politicamente tra la capitale e l’Artibonite, si ferma a discutere con Jean e Martine i problemi da affrontare, passa la notte e poi riparte; arriva Christmene a dare una mano, anche lei cresciuta nella casa di Dadoue e ora madre di due bambine; vengono Elou, che ora studia alla Fondazione Montesinos, e David, che si è sposato e vive del suo lavoro di artigiano, a salutare i loro compagni con cui hanno vissuto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. E non manca mai Sandro, vicino di casa, uomo tutto fare disponibile per ogni lavoro. Periodicamente arriva Willot, che vive negli Stati Uniti, ma con la mente e il cuore ad Haiti dove cerca, con un gruppo di giovani con cui è in contatto tramite WhatsApp, di stimolare nuove pratiche per l’agricoltura e la difesa dell’ambiente.

Ma una parola, un pensiero particolare di riconoscenza e rispetto vanno a Jean e Martine che con semplicità, umiltà e determinazione continuano a portare avanti l’impegno, che è davvero grande, che si sono assunti dopo la morte di Dadoue: Jean che si occupa di tutto, dalle scuole alla manutenzione della camionetta, dai centri di salute alla pompa per l’acqua e le batterie per i pannelli solari, tiene i contatti con tutte le comunità che visita periodicamente, segue le ragazze e i ragazzi della casa, e legge, s’informa, partecipa alla vita politica del suo paese e vuole sapere cosa succede in Italia e nel mondo; Martine che s’inventa di tutto, frequenta la scuola per analista, segue il funzionamento dei centri di salute, si occupa della formazione per le maestre dell’asilo, fa animazione nelle classi e inventa canti per i bambini ma anche per la cooperativa delle donne di cui è la coordinatrice e l’animatrice, e provvede alla vita della casa coordinando il lavoro condiviso tra tutti gli abitanti.

E i giorni, che mi parevano tanti, volano e arriva l’ultima sera. Nel cortile di Kay Dadou c’è tutta la famiglia, sono venute anche Elicia e Christmene con le bambine; sono arrivati dalle comunità della montagna, Dieusseul da Dofiné, Josirat da Katien, Jonas e Benis da Fondol, Aristide da Beden. Ci hanno portato dei doni, per me una cesta di paglia come quelle che usano le donne contadine, per Elvio e Francesco dei tascapani di fibre intrecciate che i contadini usano quando vanno nei campi. Ci lasciano il loro messaggio per chi è in Italia: continuiamo a camminare insieme.

Io posso dire solo GRAZIE e ribadire che solidarietà è accompagnarli nella lotta per il cambiamento “tet ansamm” (uniti insieme) come ci ha insegnato Dadoue nel suo testamento: lavorare insieme mano nella mano, formando una collana di unità.

PROGRAMMA DEL NOSTRO SOGGIORNO

Domenica 25/2: arrivo a Port-au-Prince, trasferimento a Dubuisson (casa di Dadoue), cena di benvenuto.

Lunedì 26/2: tempo d’incontro: informazioni generali su situazione del paese e delle attività di FDDPA;

tempo di relax: escursione alla Côte des Arkadins.

Martedì 27/2: visita a Fondol: scuole, cooperativa delle donne, centro di salute, esperienza pilota del crescione, vivaio della moringa; incontro con insegnanti e comitato FDDPA.

Mercoledì 28/2: visita a Port-au-Prince; serata di commiato da suor Gabriella.

Giovedì 1/3: trasferimento in Artibonite; visita a Katien: scuole, incontro con insegnanti e membri della Cassa Popolare e Banca sementi. Trasferimento a piedi a Dofiné.

Venerdì 2/3: visita alla scuola di Dofinè; festa con la comunità; incontro con gli insegnanti, comitato FDDPA, gruppo giovani, borsisti; ritorno a Dubuisson.

Sabato 3/3: giornata di riposo.

Domenica 4/3: visita alla Fondazione Montesinos per bambini di strada o con problemi familiari a Titayen.

Lunedì 5/3: partenza per Jacmel, incontro con una sacerdotessa vudù studiosa della cultura haitiana; visita alla città.

Martedì 6/3: visita alla scuola bilingue gestita da amici di Jean; visita al laboratorio culturale di cultura haitiana a Jacmel Cayes, pranzo haitiano; ritorno a Dubuisson.

Mercoledì 7/3: visita al centro di salute di Malingue.

Giovedì 8/3: giornata delle donne con il gruppo Fanm kembe Fem a Plage Rouge.

Venerdì 9/3: visita all’associazione degli apicoltori dell’Arcahaie; visita alla scuola di Eminalo e Anne Martine, figli di Jean e Martine.

Sabato 10/3: visita a un centro di artigianato a Port-au-Prince; accoglienza di Willot all’aeroporto.

Domenica 11/3: festa della chiesa internazionale di Haiti a Saint Marc.

Lunedì 12/3: partenza per il Nord Ovest, arrivo a Souprann.

Martedì 13/3: festa con la comunità; incontro con direttrice, insegnanti e studentesse della scuola professionale.

Mercoledì 14/3: visita a Môle Saint Nicolas, trasferimento a Jean Rabel, incontro con il gruppo di Willot per la coltivazione della moringa.

Giovedì 15/3: visita a Saint Louis du Nord; viaggio di ritorno a Dubuisson.

Venerdì 16/3: incontro di valutazione con Jean e Martine.

Sabato 17/3: trasferimento nel Plateau Central. Arrivo e sistemazione a Pandiassau; visita ai laghi artificiali.

Domenica 18/3: visita alla scuola musicale e alla scuola agricola di Pandiassau; visita a Hinche e alle cascate di Bassin Zim. Ritorno a Dubuisson.

Lunedì 19.3: incontro con il coordinatore delle attività per la campagna di igiene; visita alla scuola per bambini di strada e restavek (bambini impiegati in lavori domestici) a Cabaret; festa di commiato.

Martedì 20.3: partenza da Port-au-Prince per l’Italia.

SITUAZIONE DEL PAESE

Attualmente è al potere un regime di destra, un governo di ricchi che hanno corrotto distribuendo denaro per arrivare e restare al potere. Qualche esempio: durante la campagna elettorale Food for the Poor (organizzazione ecumenica cristiana senza scopo di lucro che fornisce cibo, medicine e altri servizi ai poveri dell’America Latina e dei Caraibi), ha donato una nave piena di riso al candidato alla presidenza Jovenel Moïse per gli abitanti del sud distrutto dall’uragano Matthew; Moïse ha distribuito il riso presentandosi come il padre della patria; un altro imprenditore, che ha il monopolio della produzione di lamiere per la copertura degli edifici, gli ha messo a disposizione una quantità di lamiere da distribuire; una ditta che vende acqua potabile ha messo il ritratto di Moïse sulle confezioni di acqua. Diventato presidente, Moïse ha aumentato tutte le tasse colpendo soprattutto le classi più povere, ha triplicato il costo del passaporto e della patente. Gli introiti delle tasse servono esclusivamente al mantenimento del governo, della presidenza e del parlamento.

Non si investe niente per l’istruzione: l’80% delle scuole è privato e spesso sono scuole care.

All’aumento delle tasse si aggiunge l’aumento del costo della vita. Le masse sono sempre più impoverite mentre i ricchi sono sempre più ricchi.

Il governo lancia progetti di facciata per gettare polvere negli occhi come ad esempio la “carovana del cambiamento”: progetti senza fattibilità e senza competenza destinati al fallimento.

Pochi i media rimasti liberi, la maggior parte è corrotta dal governo che paga i proprietari e i giornalisti.

La corruzione resta il principale problema del paese, nelle elezioni si comprano i voti approfittando della povertà della popolazione. Grande l’astensione. Molti giudici sono corrotti e molti politici anche ad alti livelli sono coinvolti nello scandalo del Petrocaribe (l’alleanza tra il Venezuela e altri paesi caraibici per la compravendita di greggio a condizioni di pagamento preferenziali) i cui fondi sono stati dilapidati.

Un altro fenomeno grave – l’abbandono della montagna, l’esodo rurale verso la città a lavorare come facchini o verso la Repubblica Domenicana per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero o nell’edilizia – non è certo nuovo, ma ora si assiste a un’imponente ondata migratoria verso il Brasile, l’Argentina, il Cile, addirittura Taiwan; in particolare si parte per il Cile, 100.000 partenze nel 2017 e – fino a pochi giorni fa – da 300 a 500 persone in partenza ogni giorno con voli diretti Port-au-Prince – Santiago; con il nuovo governo cileno di destra però i voli sono stati per il momento sospesi (prima bastava avere il passaporto senza necessità di visto). Partono persone di tutte le classi sociali con conseguente grave impoverimento per il paese. Anche sulla montagna l’esodo è consistente e FDDPA ne risente, spesso diventa difficile fare un kumbit (modo tradizionale di lavoro collettivo), inoltre persone che sono state formate e su cui si era investito (insegnanti, un cassiere, un fornaio…) sono partite ed ora bisogna trovarne delle altre e formarle.

ATTIVITà DI FDDPA

Jean, direttore esecutivo, non vuole essere considerato il sostituto di Dadoue, si considera un accompagnatore, uno che lavora insieme con i contadini, ma non risolve i problemi. Lo incoraggia la fiducia nei suoi confronti, visita periodicamente le comunità ed è accolto calorosamente. Non vuole essere paternalista, l’intenzione è di responsabilizzare i contadini e di aiutarli a prendere le decisioni.

In ogni comunità c’è un comitato che discute i problemi e cerca le soluzioni, inoltre c’è un comitato di supporto di cui fanno parte Martine, che si occupa di animazione, cooperativa donne, centro salute, Willot che segue lo sviluppo agricolo e procura anche sementi, Balansé, che si occupa di formazione dei giovani e degli insegnanti e segue la Fondazione Dadoue, Padre Frantz per le relazioni con altre realtà.

A Dofiné si sta preparando il terreno per la costruzione di un edificio per le assemblee e gli incontri, edificio che potrebbe anche essere utilizzato per ospitare attività scolastiche visto il cattivo stato delle aule più vecchie. Il materiale è già stato acquistato, ora il problema è trasportarlo. Infatti la situazione stradale sulla Catena dei Matheux nel versante Artibonite è particolarmente grave: la strada che va a Katien è in pessime condizioni in seguito alle abbondanti piogge che si sono verificate anche nella stagione secca. In particolare è impossibile percorrere in auto il tratto che da Katien va a Dofiné che quindi deve essere affrontato a piedi o con muli o asini. Questo ha conseguenze pesanti sul trasporto di materiali da costruzione, carburante o bombole di gas che diventa molto difficile se non impossibile; si sta pensando a dei kumbit notturni per cercare di sistemare la strada. La situazione è migliore per Fondol, mentre anche le strade del Nord Ovest sono in condizioni molto precarie.

Infine va sottolineato che, nonostante per FDDPA l’obiettivo rimanga quello di raggiungere un’autonomia finanziaria, la situazione resta ancora molto precaria data la totale assenza delle autorità a livello sia nazionale che locale nell’assicurare i servizi di base alla popolazione. Oltre ai contributi della Rete Radié Resch e del gruppo “Operazione Mato Grosso” di Chiarano, FDDPA ha ricevuto dei contributi dalle infermiere tedesche che hanno lavorato con Dadoue, questo ha permesso di finanziare i campi estivi per i ragazzi a Fondol. Altre piccole donazioni sporadiche hanno permesso l’acquisto di medicinali. FDDPA chiede alla popolazione di contribuire al funzionamento delle scuole e dei centri di salute e può contare sul volontariato di molti suoi membri, a partire da Jean e Martine, tuttavia senza il contributo della Rete “le scuole sarebbero morte” e molte altre iniziative sarebbero in difficoltà.

ISTRUZIONE – EDUCAZIONE

In tutte le scuole – dell’infanzia ed elementari a Fondol, Katien e Dofiné – si è assistito ad un aumento considerevole di alunni dovuto al fallimento del programma statale PSUGO, in teoria programma di scolarizzazione universale gratuita e obbligatoria, in pratica una manovra demagogica che prometteva finanziamenti a chiunque aprisse nuove scuole; in realtà o i finanziamenti non sono arrivati o, se arrivati, le scuole così create, una volta intascati i fondi, hanno chiuso. Di conseguenza molte famiglie hanno ripreso a rivolgersi alle scuole di FDDPA (200 gli alunni a Fondol e Katien, 155 a Dofiné, 24 gli insegnanti).

La situazione è particolarmente difficile a Fondol dove la direzione è stata costretta a collocare alcune classi nei locali del centro di salute, inoltre sarebbe necessario assumere altri insegnanti per sdoppiare classi troppo numerose. Questo si verifica soprattutto nella scuola per l’infanzia “Gianna bambini” e nella prima elementare. Si sta ampliando un’aula, ma sarebbe necessario costruirne un’altra. La comunità partecipa ai lavori di costruzione e alla raccolta di alcuni materiali (pietre, sabbia), ma alcuni materiali (cemento, ferro, lamiere) vanno acquistati e i costi per il trasporto sono molto alti. Questa scuola è l’unica della zona e accoglie bambini che vengono da tutta la montagna intorno. Per FDDPA è impensabile rifiutare di iscrivere a scuola dei bambini, sarebbe come rinnegare l’insegnamento e la pratica di Dadoue.

Nonostante tutte le difficoltà, i risultati conseguiti dalle scuole sono buoni: gli alunni infatti alla fine delle elementari devono sostenere un esame presso le scuole statali in città e, nonostante siano molti i pregiudizi nei confronti dei figli dei contadini che vengono dalla montagna, gli esiti dell’esame sono molto positivi.

Gli insegnanti si dichiarano soddisfatti della formazione che ricevono, l’equipe formativa è molto buona, inoltre hanno molto apprezzato il fatto che ora sia retribuito anche il periodo delle vacanze. E’ vero che i salari sono ancora bassi, ma ci sono delle agevolazioni, ad esempio non pagano il contributo per i loro figli che frequentano la scuola, inoltre la formazione – a differenza che nelle scuole pubbliche e private – è gratuita e con trasporto e vitto pagato.

Un problema irrisolto resta quello delle mense scolastiche: non è più possibile distribuire una merenda di pane e miele perché è diminuita in tutto il paese la produzione di miele, inoltre a Fondol il panificio di FDDPA non funziona più per la partenza del fornaio per il Cile. Anche l’aumento del costo dei trasporti ha influito negativamente. Ci si è rivolti a Food For The Poor, alla Caritas e ad altre istanze locali per ottenere degli aiuti e si è in attesa di risposte. Esiste un programma nazionale del PAM (Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite) per le mense scolastiche ma sostiene soltanto le scuole statali e le scuole cattoliche.

Continua l’attività del gruppo giovani e della scuola agro-ecologica; dal 2016 al gruppo di Katien si è aggiunto il gruppo di Dofiné, fondato da Dieusseul che è il loro accompagnatore. Ci dicono che il loro obiettivo è organizzare i giovani ed acquisire formazione; sono in maggioranza studenti consapevoli di essere il futuro di FDDPA. Si riuniscono una volta al mese, vorrebbero essere seguiti da un formatore; purtroppo la collaborazione con la Brigade Dessaline (la brigata internazionale di contadini organizzata da Via Campesina che opera da anni nel paese) si è molto indebolita a causa della riduzione dei suoi membri, pochi, con pochi mezzi e sottoposti a rotazione ogni 3 mesi. I ragazzi vorrebbero avere un pezzo di terra per creare un piccolo bosco da offrire come modello ai contadini della zona. Ogni tre mesi c’è un incontro più strutturato dove si alternano momenti di approfondimento a momenti di intrattenimento. Tra Katien e Dofiné i giovani coinvolti sono circa 150, di età compresa tra i 15 e i 25 anni.

I ragazzi che usufruiscono delle borse di studio della Rete sono 21, sono consapevoli che devono impegnarsi visto che hanno il privilegio di poter studiare e il loro desiderio è di continuare a studiare.

Il “Progetto Gianna” – che riguarda la scuola professionale femminile “Giovanna Mocellin” di Souprann nel Nord Ovest e le sezioni di scuola dell’infanzia “Gianna bambini” a Fondol, Katien, Dofiné – continua il suo cammino realizzando il sogno di Gianna di favorire l’istruzione dei figli e delle figlie dei contadini. La scuola di Souprann, dove si insegna sartoria, ricamo e pasticceria, è l’unica scuola professionale della zona. Un problema evidenziato dalla direttrice e dall’insegnante è costituito dal fatto che, una volta diplomate, le ragazze non possiedono macchine da cucire per svolgere il loro lavoro; Jean ha sottolineato che FDDPA non è in grado di risolvere problemi individuali, può solo proporre soluzioni collettive, ad esempio formare una cooperativa che utilizzi i locali e le macchine da cucire della scuola nei giorni liberi o nei pomeriggi; la direttrice ha aggiunto che è importante – per evitare che le ragazze vadano a cercare lavoro altrove – mettere in comune idee e iniziative, creare modelli, produrre dolci e venderli in loco.

AGRICOLTURA

Il problema della sicurezza alimentare è fondamentale e l’esodo rurale ha origine proprio dalla difficoltà di nutrire le famiglie, per questo si cercano nuove vie. A Fondol si sta portando avanti un’esperienza nuova, la coltivazione del crescione lungo il fiume, iniziata con l’aiuto di Dieusseul (membro del comitato FDDPA di Dofiné dove questa coltura è praticata da tempo) e di sua moglie Eliphanne che hanno fatto incontri di formazione con i contadini. Il sogno è quello di far diventare Fondol come Dofiné. Il terreno in cui si coltiva il crescione è terra di nessuno e viene coltivata come terra comune evitando la parcellizzazione che in altre situazioni ha dato risultati negativi. Bisogna tener conto dei cambiamenti climatici: non è possibile iniziare la coltivazione del crescione prima di ottobre perché l’acqua dei corsi d’acqua è troppo calda.

Inoltre è stato realizzato un vivaio di moringa, pianta resistente che non ha bisogno di molta acqua, cresce in fretta, arricchisce il terreno, può costituire un alimento per gli animali e per gli esseri umani ed è ricca di vitamine. Willot sta lavorando molto per la diffusione di questa coltura. C’è il problema dell’allevamento libero delle capre che mette a rischio la riuscita dell’esperimento, ma si sta risolvendo facendo delle riunioni con i contadini, FDDPA e il kasek (autorità locale) che ha deciso anche di multare chi non terrà le capre in luoghi recintati. Johnny e Jakner, due ragazzi della casa di Dadoue, seguono queste esperienze e fanno incontri con i contadini promuovendo anche la coltivazione degli ortaggi. Johnny frequenta la scuola agricola di Pandiassou nel Plateau Central e Jakner la frequenterà nel prossimo anno scolastico; si tratta di una scuola di 2 anni, i ragazzi fanno 6 mesi a scuola – lavoro pratico nei campi al mattino e teoria in classe nel pomeriggio -, negli altri 6 mesi mettono in pratica quanto appreso nel territorio di provenienza. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare la scuola insieme con Johnny e di parlare con un insegnante; è una scuola organizzata molto bene con ampi terreni coltivati dagli studenti senza uso di pesticidi o concimi chimici.

Sia a Fondol che a Katien viene sottolineata l’importanza della banca sementi, l’agricoltura infatti è l’unica fonte di reddito e la banca sementi costituisce un aiuto straordinario, “da respiro” ai contadini.

Anche le Casse popolari sono molto importanti per i contadini.

DONNE

La cooperativa delle donne di Fondol ha risentito dei danni provocati dall’uragano Matthew e alcune donne non sono più riuscite a partecipare, ora però c’è una ripresa: oltre alle donne del gruppo originario, si è formato un nuovo gruppo di donne che provengono da più lontano. La cooperativa è importante perché permette alle donne di restare nel paese e lottare.

Si pensa di sostenere la coltivazione del crescione: l’idea sarebbe di trasformare le donne che ancora vivono del lavoro di carbonaie in coltivatrici di crescione che poi venderebbero il crescione alle donne della cooperativa. Questo è ancora un sogno, ma senza sogni – dicono Martine e Jean – non si può vivere. La cooperativa segue anche la banca delle sementi e spera di aumentare il numero dei beneficiari.

Continua una volta al mese la distribuzione di generi di prima necessità che le donne vanno a vendere sulla montagna. La cooperativa incoraggia le donne ad acquistare anche sementi dalla banca.

C’è un progetto di alfabetizzazione delle donne e a breve inizierà anche un corso di sartoria.

SALUTE E IGIENE

Funzionano i due centri di salute di Fondol e Malingue (vicino a Dubuisson in riva al mare) con la collaborazione volontaria di Ronny, uno studente di medicina prossimo alla laurea, che svolge uno stage; altri studenti sono interessati a fare quest’esperienza; inoltre sono presenti Minerva, infermiera diplomata, e Elicia, ausiliaria, che però non ricevono un salario regolare ma un compenso settimanale in base a quanto si riesce a raccogliere dai contributi di quanti frequentano i centri di salute, anche se non tutti sono in grado di pagare i piccoli contributi richiesti. Il centro di Fondol purtroppo attualmente è in parte occupato da alcune classi della scuola vista l’insufficienza di spazi dovuta all’aumento della popolazione scolastica. Il centro di Malingue è stato riorganizzato distribuendo gli spazi in modo più razionale, è stata predisposta anche una stanza di osservazione e accoglienza per donne incinte in previsione del ritorno di una dottoressa – volontaria – attualmente a casa in maternità. Una nota positiva è data dalla scomparsa sulla montagna dei casi di colera, mentre purtroppo ovunque si riscontra un aumento dei casi di malaria.

Il problema di fondo rimane l’assenza dello stato: il governo non si fa carico della salute della popolazione in tutto il paese, ma nella montagna la situazione è più grave per l’isolamento e la lontananza dagli ospedali.

Si sta attuando nelle comunità quanto appreso nei seminari per la salute gestiti da Popoli in Arte, un’associazione italiana che si occupa di educazione e formazione seguendo il metodo Freire; ora si cerca di passare dalla teoria alla pratica, ogni comunità secondo le proprie forze e le proprie modalità. Il coordinatore del lavoro nelle comunità (Fondol, Katien, Dofiné, Dubuisson) è Jumel (è stato un ragazzo della casa di Dadoue) che rappresenta il legame tra FDDPA e le comunità. Jumel visita ogni comunità due volte al mese; in ogni comunità c’è un responsabile e in ogni scuola un insegnante che si occupa dell’educazione alla salute. Si è cominciato a produrre il cloro, insegnando il procedimento anche nelle scuole. La situazione in pianura è diversa rispetto alla montagna: in pianura c’è elettricità, è più facile procurarsi i materiali per produrre il cloro; sulla montagna bisogna che ci sia un comitato che si fa carico della produzione; il cloro poi viene distribuito mediante dei flaconcini contagocce con il dosaggio da usare per potabilizzare l’acqua; sono stati preparati dei volantini sull’importanza dell’acqua potabile che vengono distribuiti tra la popolazione e nelle scuole. Non è tutto facile, bisogna superare la diffidenza delle persone verso le novità e la loro riluttanza a collaborare, ma bisogna cominciare con chi è disponibile perché sono i fatti che poi parlano e sono più convincenti delle parole.

E’ stato affrontato anche il problema della mancanza di latrine, cominciando a discuterne in comunità che non ne hanno mai avute. Jumel ha fatto degli incontri per sentire cosa pensano le persone, come pensano di affrontare la situazione. Hanno partecipato altre persone che avevano seguito i seminari per la salute. Questo lavoro è iniziato a Dubuisson in una frazione tra i bananeti e a Fondol, Fon Tomas e Ti Salé sulla catena dei Matheux. Le persone si sono dette d’accordo sulla necessità di dotarsi di una latrina comune e hanno iniziato insieme il lavoro di scavo. Una volta terminato lo scavo per una latrina a 4 posti, bisogna chiuderla in una piccola costruzione che va coperta. Questo comporta dei costi per acquistare i materiali e qui nascono le difficoltà e alcuni si ritirano. A questo punto FDDPA interviene offrendo un contributo ma chiedendo che le persone partecipino alle spese e così i lavori procedono. A Katien un partecipante al seminario per la salute ha organizzato il lavoro in modo diverso, è stato effettuato lo scavo, A Katien un partecipante al seminario per la salute ha organizzato il lavoro in modo diverso, è stato effettuato lo scavo, e contemporaneamente si sono cercati fondi coinvolgendo oltre a FDDPA, un ospedale vicino ed amici. Una volta realizzate le latrine, va creato un comitato che individui dei responsabili per controllare la pulizia e la manutenzione, ogni famiglia deve occuparsene, ci dev’essere una cura collettiva

L’essenziale – afferma Jumel – è cominciare: gli incontri sono molti partecipati. Se si vede qualcosa di realizzato, si crea un esempio; se c’è qualcuno che comincia si motivano anche gli altri.

Si è pensato di organizzare nelle scuole delle giornate per la pulizia del territorio, inoltre si sono realizzati dei cartelli con dei disegni per invitare i bambini a usare le latrine.

Ti pa ti pa nap rive, era scritto su una carriola spinta da un contadino: a piccoli passi arriveremo.

Marianita, 8 aprile 2018

Costruiamo Insieme una nuova Umanità

C’è bisogno di più umanità, l’obiettivo del diritto alla vita va perseguito, aprire il cuore e la mente,

prendere coscienza, portare aiuti ai bambini nel mondo, ammalati, che muoiono di fame e di sete.

C’è bisogno di più umanità, costruire ponti verso l’altro, aprire le frontiere, porte e porti,

mettersi al servizio di chi è in grave difficoltà nel mare, salvarli ci rende migliori, più umani e più forti.

C’è bisogno di più umanità, con umiltà praticare buone azioni, concrete e con generosità,

superare l’egoismo, per portare aiuti ai poveri, ai senza tetto, con una vera solidarietà.

C’è bisogno di più umanità, verso gli ammalati, sia garantito il diritto alla salute, ai vecchi e bambini con amore e semplicità,

prendersi cura e portare, un sorriso, una carezza e l’ascolto, donerà loro tanta serenità.

C’è bisogno di più umanità, aprirsi al mondo e avere una visione positiva nei confronti degli immigrati,

sono una risorsa sana, culturale e sociale per la società, per la famiglia umana e per noi tutti.

C’è bisogno di più umanità, saper dire no alla costruzione di armi e svuotare gli arsenali,

per riempire i granai, avere la pace sulla nostra madre terra e da mangiare per tutti.

C’è bisogno di più umanità, rispetto tra persone, ascoltare e ascoltarsi nella verità,

costruire buone idee, proposte e condividerle, per contribuire a migliorare la società e l’umanità.

C’è bisogno di più umanità, amare e amarsi tra persone, voler bene alla vita e a tutta l’umanità,

dialogare, collaborare, salvaguardando sempre la dignità di ogni persona, con pura onestà e sincerità.

C’è bisogno di più umanità, di uguaglianza per tutti i cittadini del mondo, di giustizia democrazia e di libertà,

in questa nostra bella e grande famiglia umana, ci sia unità, fratellanza, pace e serenità per tutti.

    antonio

 

Costruiamo insieme una nuova umanità di Moahmed BA

Le persone migranti sono bersaglio di politiche ingiuste. A detrimento dei diritti universalmente riconosciuti ad ogni persona umana, queste mettono gli esseri umani gli uni contro gli altri attraverso strategie discriminatorie, basate sulla preferenza nazionale, l’appartenenza etnica, religiosa o di genere.

Tali politiche sono imposte da sistemi conservatori ed egemonici che per cercare di conservare i propri privilegi, sfruttano la forza di lavoro fisica ed intellettuale di migranti. A questo scopo, tali sistemi utilizzano le esorbitanti prerogative consentite dal potere arbitrario dello Stato-Nazione e dal sistema mondiale di dominazione ereditato dalla colonizzazione e dalla deportazione. Questo sistema è nel medesimo caduco, obsoleto e causa di crimini contro l’umanità. Per questo deve essere abolito.

Le politiche attuate dal sistema degli Stati-Nazione inducono a pensare che le migrazioni siano un problema ed una minaccia mentre costituiscono un fenomeno storico naturale, complesso certo ma che lungi dall’essere una calamità per i paesi di residenza, costituisce un contributo economico, sociale e culturale d’inestimabile valore.

L’immaginario collettivo ha bisogno di riconoscere nel migrante il lupo fautore di caos, instabilità ed insicurezza. Probabilmente questo giustifica che sia privati dei diritti civili basilari riconosciuti sul piano internazionale, meglio che rimanga imbavagliato ed apparire solo per colorare le pagine di cronaca nera.

Questo perverso e controproducente sistema non darà mai al cittadino gli strumenti giusti per stare nel mondo ma lo costringe a starne accanto. Cambiare questa prospettiva diventa necessario per una nuova rilettura del nostro metodo di gestione delle migrazioni, niente affatto impermeabile alle contaminazioni.

EUROPEO                                             AFRICANO

  • Lingua                                            Dialetto
  • Espatriato                                     Immigrato
  • Monumento antico                     Arte primitiva
  • Cervello in fuga                             Immigrato economico
  • Religione                                       Superstizione
  • Nazionalismi                                 Guerre tribali
  • Separatismi                                    Tensioni interetniche
  • Naturopatia                                   Stregoneria
  • Psicoterapeuta                             Ciarlatano

10-    Esploratori                                 Invasori

E’ tempo di cambiare, mutare ed accrescere la nostra prospettiva. Le parole sono il ponte, il nostro pensiero e coloro che guardiamo.

Occorre una nuova umanità capace di guardare e parlare all’umano che c’è in ciascuno di noi.

SABATO 09 GIUGNO
Partecipanti al coordinamento:
SEGRETERIA: Monica Armetta, Angelo Ciprari, Pierpaolo Pertino.
BRESCIA: Gabriella Giometti, Piergiorgio Todeschini; CASTELFRANCO VENETO: Fabio Corletto, Marta Bergamin; PADOVA: Elvio Beraldin; QUILIANO: Caterina Perata, Graziella Merlino; ROMA: Clotilde Buraggi Masina, Giacinta Carnevale; SALERNO: Lucia Capriglione; TORINO: Luciana Gaudino; VARESE: Marco Lacchin; CASALE MONFERRATO: Roberto Stura, Giuseppina Scarano, Maria Piera Grandi, Beppe Ghilardi, Cristiana Longhin, Giovanni Gozzelino, Jennifer Johnson, Paolo Guglielminetti, Roberto Viale, Frediano Perrucca; ALESSANDRIA: Maria Teresa Gavazza, Gigi Bolognini.
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Ore 14.50 : Inizio lavori.
La Rete di Casale ci presenta l’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo (To)
Come ormai consuetudine, si procede a registrazione audio, per permettere:
• L’ascolto integrale della discussione a coloro che non possono essere presenti;
• La raccolta completa degli interventi per l’archivio storico della Rete.
Angelo Ciprari dà il benvenuto ai partecipanti citando un passo tratto da un libro di Marcelo Barros.
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1) Relazione sul Bilancio della Rete dopo Convegno e Seminario Giovani 2018
Marta Bergamin, tesoriera, illustra il bilancio aggiornato a Maggio 2018 (vedi allegato).
Vengono riepilogate spese ed entrate del Convegno che sono in linea con quelle del 2016.
Si è cercato di seguire il più possibile il criterio della sobrietà, ed i risultati tutto sommato non sono male visto che oltre al Convegno si è realizzato anche il Seminario giovani. Nel complesso ci sono state:
• Entrate per 3.850 € (dal Convegno 1.320 € + 890 € dal Seminario giovani). I libri hanno fruttato 225 € mentre gli shopper 1.000 €
• Uscite per 12.108,67 €. Le spese di testimoni e relatori hanno inciso per 6.082,43 € ( di cui 2.914 € per l’ospitalità in Hotel )
Contabilmente, nel complesso il Convegno è andato bene.
Marta ribadisce che dal punto di vista amministrativo non ci sono problemi se si versano contributi ad un’altra associazione mentre il pagamento di un compenso ad un libero professionista deve avvenire dietro versamento della ritenuta d’acconto. Le spese effettuate devono avere le pezze giustificative ( scontrini, biglietti, ecc. )
Dal punto di vista del bilancio al momento sono stati fatti pochi versamenti per le operazioni.
L’andamento è in linea con il 2017 anche se và tenuto in considerazione che nel computo attuale ci sono
4.000 € di entrate in più del Convegno rispetto allo scorso anno.
In generale con questa tendenza dovremmo onorare gli impegni presi con i referenti delle nostre operazioni ma dovremo comunque usar cautela nell’approvare nuove operazioni.
Il saldo al 31/05/2018 era di 48.362 €.
Entro il 30 giugno si faranno i bonifici del primo semestre.
Sarà necessario decidere se versare il 50 % dell’importo totale oppure, almeno nei casi di piccoli importi, versare l’intero per limitare le spese di spedizione. Ci sono alcune operazioni in cui non sono state specificate con esattezza destino e data di scadenza ( Es. Perù e Case Verdi).
Lucia Capriglione della Rete di Salerno, referente dell’operazione Case Verdi, chiede per il momento di sospendere l’invio dei soldi per il progetto. Alcuni aspetti verranno trattati a seguire nel corso del coordinamento.

2) Verifica del Convegno.
Angelo Ciprari: uno degli obiettivi della Segreteria era il contenimento dei costi del Convegno.
Nel computo delle spese del Convegno sono inserite anche quelle del Seminario Giovani, tra cui il contributo alle spese di alloggio per ogni partecipante ( dai 1.200 ai 1.500 euro) ed il costo di Mohamed Ba.
Alcune voci sono lievitate per alcune nostre carenze. Soprattutto il costo dei biglietti aerei dei nostri testimoni provenienti dall’estero ( Dal Cile e dal Brasile ). In particolare è stato necessario provvedere al riacquisto del biglietto di Ernesto Puhl – rappresentante dei Sem Terra perché ha perso la coincidenza (volo interno  volo internazionale).
Per il futuro sarà necessario decidere e richiedere la partecipazione dei nostri testimoni con un congruo anticipo (ad es. nel mese di novembre/dicembre antecedente al convegno). Andrà chiesto il giorno di arrivo e di partenza in modo da prenotare con largo anticipo ad un prezzo vantaggioso ed avere così anche la possibilità di organizzare un tour del testimone nelle reti locali.
Nella cassetta del Convegno pochi i contributi lasciati.
Per ciò che riguarda la Sede del Convegno motivo di lunghe discussioni la scelta è ricaduta su Trevi per il basso costo e per la mancanza di valide alternative. Tutte le altre strutture contattate avevano costi quasi doppi rispetto all’Hotel di Trevi.
Limitati i costi degli ospiti gratuiti. Al Convegno 2018 hanno partecipato 224 persone paganti (circa 20 – 25 in meno rispetto al 2016). Per molte Reti locali le presenze sono state uguali. In calo Milano e Roma.
Per quanto riguarda gli 8 testimoni “europei” il loro costo complessivo è stato di 1.300 – 1.400 €.

Pier Pertino: Abbiamo cercato come segreteria di tener il più possibile contenuti i costi perché sono risorse non impiegate nelle nostre operazioni. Visto che la voce viaggi dei testimoni extra europei è quella che ha inciso maggiormente in futuro dovremmo metter in atto alcune buone pratiche quali:
• Prenotazione del biglietto aereo con largo anticipo
• Il tour degli testimoni nelle reti locali potrebbe essere oltre che occasione di sensibilizzazione anche occasione di recuperare risorse attraverso l’organizzazione di cene, aperitivi, ecc.
• La spesa per l’invito del testimone potrebbe esser divisa con altre associazioni e realtà soprattutto se lo stesso parteciperà ad eventi in altri circuiti
Conclude dicendo che se si vuole trovare una alternativa a Trevi bisogna muoversi da subito, al massimo a fine estate. La segreteria ci ha provato ma ha trovato soltanto strutture dai prezzi proibitivi
Angelo Ciprari: Un po’ di statistiche dal Convegno, dati estrapolati dalle schede compilate. Età partecipanti:
• Da 0 a 14 anni: 8 persone
• Da 15 a 19 anni: 17 persone
• Da 20 a 29 anni: 15 persone
• Da 30 a 39 anni: 2 persone
• Da 40 a 49 anni: 9 persone
• Da 50 a 59 anni: 25 persone
• Da 60 a 69 anni: 41 persone
• Da 70 a 79 anni: 27 persone
• Da 80 a 89 anni: 6 persone
• Età superiore ai 90 anni: 1 persona
60 partecipanti non hanno indicato l’età.
20 partecipanti al Convegno non hanno alloggiato in Hotel perché hanno trovato altre soluzioni.
107 i partecipanti sia al convegno 2016 che al convegno 2018. Rispetto al convegno 2016, sono mancati 130 partecipanti. Come mai? Non è loro piaciuto o è mancata una relazione con gli amici delle reti locali? Troppo spesso siamo chiusi nel nostro piccolo cerchio.Il dato positivo sono le 122 nuove presenze in assoluto al contrario molte persone presenti al convegno 2016 non sono venute nel 2018.
Sergio Ferrera: non è possibile parlare sempre della sede del Convegno. Si è deciso Trevi e Trevi resta.
Marta Bergamin: E’ necessario per il bilancio finale del 2018 separare il Convegno dal Seminario Giovani?
Costi dei testimoni: è vero che prenotando per tempo si ottengono prezzi vantaggiosi ma aumenta il rischio di dover disdire la prenotazione. In certi casi poi, i testimoni sanno solo all’ultimo momento se possono venire o meno ( vedi realtà come Haiti o l’Africa in genere). Attenzione a non valutare la presenza dei testimoni solo sul piano economico.
Clotilde Buraggi: Ribadisce che Lei e Ettore sono sempre stati invitati come ospiti gratuiti ma hanno sempre pagato. A Trevi non le è stato consentito ma lei ha messo da parte 120 € che saranno destinati alle spese di un convegno in memoria di Ettore che spera ospitato nella sua parrocchia e spera possa essere occasione per formare una rete locale. Ha regalato i libri di Ettore ma non sa se siano stati venduti: i proventi sono comunque per il Convegno. Spera venga accolta la sua richiesta di rientrare nella Rete.
Lucia Capriglione: il numero delle prenotazioni era molto più altro ma negli ultimi giorni ci sono state varie defezioni per malattia o lutto. Per i testimoni si potrebbe fare uno sforzo di organizzare il viaggio assieme ad altre associazioni, ripartendo le spese. Riporta l’impressione di Giovanni, responsabile del banchetto libri, il lavoro è stato molto più caotico. Chi ha portato i libri li ha lasciati senza fornire una distinta precisa.
Simona Mozzati: il biglietto di Ernesto Puhl dovrebbe esser in qualche modo ripagato con iniziative o contributi esterni. Altrimenti la somma potrebbe esser decurtata dal versamento previsto per l’operazione della Rete dedicata ai Sem Terra.
Piergiorgio Todeschini: il biglietto di Josè Nain è costato tanto ma tenete conto che lui ha fatto più di 700 km in autobus per non pagare una notte di albergo a Santiago. E’ saggio prenotare il biglietto in anticipo, ma ad es. con i Mapuche non è possibile. Il tour di Josè è stato molto intenso: 2 incontri pubblici a Brescia, un’intervista in TV, varie interviste sui giornali locali. Ha incontrato molte Reti locali, da Salerno ad Udine, dove ha incontrato – tra gli altri – persone che stanno sostenendo la formazione agrotecnica di un giovane mapuche ( progetto nato dal viaggio della Rete in Patagonia). Il tour è stato sostenuto dalle Reti locali.
Angelo Ciprari: L’analisi non deve riguardare le spese sostenute ma esaminare gli errori per poter ridurre le spese nel prossimo convegno. Ricorda che Mazin Qumsiyeh, testimone palestinese, aveva già tutto il suo percorso pianificato e non è stato possibile organizzare nessun incontro con lui. Non condivide la proposta di Simona Mozzati sul rimborso del biglietto. Conclude che Lunaria ci ha fornito 150 copie del rapporto sul razzismo: per contribuire abbiamo mandato 200 € ( neppure il costo della carta )
Caterina Perata: ringrazia, innanzi tutto, chi ha organizzato il Convegno. L’analisi del Convegno è utile ma non esageriamo e teniamo conto dei tempi ed degli argomenti da trattare già presenti in ordine del giorno.
Marco Lacchin: crede ci si stia perdendo troppo nelle piccole cose dimenticando le grandi, tra cui i numerosi giovani che hanno partecipato al Seminario.
Monica Armetta: la segreteria ha scelto di partire dal bilancio economico. L’intenzione non è quella di dare spazio a nuove verifiche perché abbiamo chiesto di fare questo via mail in modo tale da coinvolgere il più possibile la base e non solo i frequentatori classici del coordinamento.
Pier Pertino: La sintesi degli interventi raccolti dovrebbe indicare i contenuti che la Rete dovrà seguire
Sergio Ferrea: Condivide in parte quello che dice Simona Mozzati. Sarebbe importante ri – addebitare ai Sem Terra metà della cifra, anche perché il testimone non si è reso molto disponibile per la Rete
Graziella Merlino: chi avrebbe voluto partecipare al Convegno e non ha potuto trova in questo verbale un altro spirito. Le spese possono essere anche tante ma è importante vedere cosa lascia il testimone. La Rete di Quiliano vorrebbe fare un altro tipo di solidarietà che non entra nei bilanci: una banca del tempo.
Ci sono persone che hanno tanto tempo ma poca disponibilità economica, per cui dovrebbero esserci progetti che prevedono la restituzione di tempo.
Monica Armetta: Conclusioni sulla verifica del Convegno per il Seminario Giovani ci sarà un momento specifico domani mattina quando verrà Matteo uno dei partecipanti al Seminario e Lucia riferirà le riflessioni raccolte da un’altra giovane.
• Rispetto all’organizzazione, cerchiamo di migliorare gli aspetti negativi e confermare quelli positivi.
Se chiediamo più tempo per incontrarci bisogna ridurre il Convegno oppure aumentare i giorni del Convegno stesso. La location è stata molto contestata, ma è stata fatta una scelta etica e di sobrietà. Nulla vieta che arrivino proposte su altre strutture. Smettiamola di criticare
• Rispetto ai contenuti, c’era un titolo e su di esso sono state chiamate a parlare persone con conoscenza diretta del problema. Le relazioni sono state pensate sulla base del titolo e non di uno schema rigido. La polemica sui tempi dedicati ai testimoni è futile: alla prova sbobinatura abbiamo verificato che i tempi concessi sono stati analoghi. Il tema scelto ha imposto di chiamare molti testimoni del “qua” in un contesto storico in cui non esiste più un “qua” ed un “là”.
La solidarietà, la nostra solidarietà, va pensata in modo trasversale.
• E’ necessario uscire dalla nostra auto – centratura. Il Convegno è organizzato non solo per gli aderenti alla Rete ( differenza con il Seminario ), per cui non dobbiamo rimanere centrati solo sulle nostre operazioni e sui nostri testimoni.
• I lavori di gruppo possono essere dispersivi o possono essere stati dispersivi. Offrono, però, una maggiore possibilità di espressione e partecipazione. Se riteniamo che gli aspetti positivi prevalgono su quelli negativi, li dobbiamo conservare
• La Tavola Rotonda della Domenica non è stata gestita bene. Per tanti motivi. Dovremo tenerne conto.
• Il tema della laicità della Rete rivendicato in più occasioni ci pare metta in evidenza una restrizione di vedute che ci impedisce di guardare alla persona. Se il testimone esprime la sua esperienza perché dobbiamo classificarlo ? Prete o non prete. Dobbiamo allora qualificarci sulla base della professione o dei nostri carismi ? Moglie, marito, figlio, figlia, ecc. … Ciò che conta è il valore della testimonianza e dell’esperienza riportata.
• Siamo bravi a mettere in connessione. Il nostro lavoro è creare reti. Il Convegno ha confermato, se ce ne fosse bisogno, proprio questo. Ad esempio : Rito e Fabio Corazzina incontrandosi hanno organizzato un incontro con il tema del Convegno a Brescia, insieme alla Rete locale. Domani parleremo dei viaggi di giovani che hanno deciso di mettersi in gioco
Angelo Ciprari: Negli ultimi 15 Convegni ci sono stati 46 religiosi, con una media di 3 per convegno. Nell’ultimo ce n’era uno solo. Gli scrittori dei 63 libri presenti sotto l’albero della memoria, 15 erano religiosi e 15 erano laici. Nella Rete ci sono persone. Indipendentemente dal fatto che siano o meno laici.
Lucia Capriglione: Non ha scritto commenti perchè ha seguito il Convegno solo in parte. Però è chiaro che stiamo tentando di seminare semi nuovi. E’ importante affrontare la realtà, facendo ragionamenti di natura politica. La Rete di Salerno ridurrà ancora i versamenti per cui bisognerà pensare a nuove modalità di lavoro.
Marco Lacchin: il mondo è cambiato. Vogliamo seguire i vecchi percorsi o dare voce alla realtà. La Rete ha chiuso la propria parabola o vuole rinnovarsi? Le nostre modalità al momento escludono troppe persone: giovani, precari ecc.
Pier Pertino: I ritorni chiesti in fase di verifica hanno fatto emergere il concetto che non siamo stati bravi a comunicare. Nel percorso di questi ultimi anni e/o al Convegno stesso.
L’idea di Rete, soprattutto da parte di coloro che non partecipano ai coordinamenti, è importante.
Ne emerge una visione ancorata a fasti trascorsi. C’è poca percezione di come la Rete in questi anni sia cambiata. Nelle dimensioni, nelle disponibilità economiche. Spesso le Reti locali sono composte da 2-3 persone. Và fatta una analisi sulle potenzialità oltre che economiche anche delle energie disponibili.
Se ho benzina e strumenti per un gommone non posso pensare ad una traversata transoceanica.
Non è meglio prima e peggio adesso. E’ solo diverso. Dobbiamo realisticamente tenerne conto .
Purtroppo chi in questo momento è fuori dal mondo lavorativo non si rende conto di quanto si sia stretti tra tempo e soldi. I tempi dedicati al lavoro sono sempre di più . La precarietà generale assorbe energie e risorse. Si arriva a casa tardi. Costantemente fuori orario. Non per fare straordinario ma per provare a mantenere l’ordinario. Poco il tempo di informarsi, fare analisi, fare volontariato … tornando alla Rete:
quello che dobbiamo recuperare sono i valori pregnanti che hanno garantito la profezia di questa piccola associazione. Poi stabilire quali siano gli strumenti per perpetrarli. Non confondiamo i due piani.
Ad es. il valore è la restituzione non l’autotassazione in sé. Nel nostro tempo lo strumento efficace per incarnare la restituzione potrebbe anche esser qualcos’altro.
Anche le nostre stesse operazioni, per quanto importanti, rappresentano uno strumento e non il fine.
Eppure nessuno è disposto a ridurre le operazioni di cui siamo referenti.
Forse per la stessa organizzazione del prossimo Convegno sarà necessario metterci in rete con altri soggetti, sulla base del tema, del terreno comune scelto, ottimizzando tempi ed energie.
Piergiorgio Todeschini: nella verifica non è stato inteso bene ciò che è stato richiesto. La telegrafica risposta di alcuni, sottintendeva un confronto al coordinamento. Riguardo gli aspetti negativi chiesti dalla segreteria, le mie riserve sono soprattutto sui lavori di gruppo. Molti si sono accontentati ma secondo me la presentazione dei lavori è stata moto deludente. Occorreva prima parlare con i facilitatori dei gruppi per definire bene temi ed obbiettivo. Non importa da dove vengano i testimoni (qui e là) basta che siano significativi. E’ importante, nell’organizzazione, tenere il controllo dei tempi. Per es. Josè credeva di avere più tempo ed è riuscito solo a fare l’introduzione del suo discorso. Tecnicamente i microfoni dovevano esser multi direzionali in modo tale che se l’intervenuto lo avesse spostato veniva comunque amplificato.
Sergio Ferrera: se la segreteria pone quesiti occorre lasciare la possibilità alle persone di rispondere e di dire quello che pensano. La rete è un luogo dove le persone devono poter parlare senza essere giudicate.
Pier Pertino: certo ma se quello che le persone esprimono non risponde al vero, è giusto dirlo.
Paolo Guglielminetti: Non ha partecipato al Convegno. Osserva che partecipare pienamente alla vita della Rete è economicamente impegnativo. E’ importante partecipare alla solidarietà con gli strumenti che si hanno. Come aderire ad una associazione di solidarietà internazionale se questo significa solo dare dei soldi e come coniugare questo con i progetti locali ?
Graziella Merlino: Ha conosciuto la Rete tramite Caterina e ne è stata affascinata perché la Rete non è strutturata ed i versamenti possono essere decisi di volta in volta. Quello che conta è la restituzione: questa può essere attuata anche mettendo a disposizione il tempo. A maggior ragione se vogliamo avvicinare i giovani che arrivano nel mondo del lavoro sempre più tardi e non hanno disponibilità economica . Non serve polemizzare sulla struttura del Convegno perché il Convegno è il frutto di ciò che è stato fatto in precedenza.
Monica Armetta: E’ vero che quando si fa una richiesta bisogna accogliere le risposte. Ma è anche necessario cercare di collocare le risposte in un contesto costruttivo. Quello che ha colpito la segreteria è, ad esempio la sproporzione tra il peso dato agli aspetti tecnici e quello dato agli aspetti contenutistici. L’intervento della segreteria mirava a far superare alcuna categorie che ci bloccano
Marta Bergamin: interessante la proposta della banca del tempo ma se mettiamo in conto le ore che ciascuno di noi fa per la Rete … Per quanto riguarda i progetti il contributo che la Rete dà non è la cosa più importante. L’importante è la relazione con le persone del sud del mondo. Benissimo l’impegno qua ma è importante continuare nei progetti con il sud del mondo.
Lucia Capriglione: La banca del tempo serve solo a consentire a tutti di fornire un proprio contributo.
Fabio Corletto: Completamente d’accordo. Pier diceva che i progetti possono fossilizzare. Può essere, ma in molti caso è l’esatto contrario. D’accordo anche sull’intervento politico. Ma è quello che stiamo facendo.
Angelo Ciprari: Il mantenimento dei rapporti con le persone che hanno partecipato ai convegni o che stanno nelle sedi dei vecchi progetti, è fondamentale.
Pier Pertino: quando ho parlato di autotassazione o progetti come strumento non volevo dire che vadano annullati volevo far riflettere che non sono l’unico strumento possibile per realizzare i valori della Rete.
Monica Armetta: tali temi saranno certamente ripresi nei prossimi coordinamenti
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3) Segreteria biennio 2018 – 2020.
Monica Armetta: E’ giunto il momento di dare il cambio. Ringrazia tutti da parte della segreteria uscente e invita a farsi avanti chi abbia voglia di candidarsi. Ovviamente la segreteria uscente è disponibile ad accompagnare quella nuova. E’ possibile un secondo mandato da parte di chi ha già fatto la segreteria.
Segue una fase in cui vengono formulate molte proposte.
Si fanno i nomi di Fulvio Gardumi (Rete Trento) e Maria Cristina Angeletti (Rete Macerata).
Angelo Ciprari: li contatta . Fulvio accetta. Maria Cristina si riserva di dare una risposta domani.
Caterina Perata: Propone che venga creata una commissione che esamini il progetto della banca del tempo, raccogliendo informazioni su esperienze in atto. L’obbiettivo è quello di arrivare a sostenere un progetto offrendo tempo anziché denaro. Si riserva di inviare come Rete di Quiliano una proposta scritta.
Maria Teresa Gavazza: le cose stanno cambiando moltissimo. Il momento delle teorie va accantonato: i discorsi teorici lasciano in ombra l’azione. Anche noi come Rete dovremmo porci il problema di agire in modo più organizzato. Occorrerebbe rivedere l’anima della Rete, che, al momento della sua nascita, rifletteva un’epoca storica. Oggi tutti ci chiedono cose concrete, per cui dovremmo riuscire a fare interventi mirati che ci facciano agganciare ad altre realtà. C’è un lavoro culturale enorme da fare.
Ci sono tanti modi oggi di intervenire, immergendoci nella realtà
Marco Lacchin: E’ il momento di recuperare il concetto di controinformazione in termini di lavoro culturale
Lucia Capriglione: un esempio è il progetto dei cordai che fa controinformazione. Bisogna trovare la modalità. Oggi abbiamo un sovraccarico di informazioni .
Graziella Merlino: Quando parliamo di relazione la riferiamo automaticamente al Sud del modo. Spesso dimentichiamo che dobbiamo entrare in relazione anche con le persone che abbiamo qui davanti a noi.
L’autotassazione è uno strumento ma non l’unico. Se creiamo relazioni come Rete locale le diamo possibilità di espandersi.
Pier Pertino: Alcune proposte usciranno domani durante la verifica sul seminario giovani. Alcune prospettive interessanti si stanno aprendo. Mi Ripeto: dobbiamo ripescare i valori fondanti della Rete, declinandoli al tempo odierno. Non è facile. Ricordiamoci che siamo un’associazione di solidarietà internazionale, per cui lo strumento progetti rimane una delle peculiarità che ci distingue. Dall’altro lato c’è il grosso discorso del recupero del locale. Gran parte delle Reti hanno perso il loro rapporto con il territorio. Cerchiamo di fare quello in cui siamo bravi: connettere persone ed esperienze.
Paolo Guglielminetti: C’è bisogno di una riflessione profonda nelle Reti locali. La Rete è un’associazione di solidarietà internazionale: forse dobbiamo chiederci quanto i progetti che portiamo avanti parlino di noi.
Luciana Gaudino: è d’accordo. Ciò che l’ha avvicinata alla Rete è il confronto con realtà geograficamente lontane. Non è d’accordo quando si dice che non esiste più il “qui” e il “là”: è molto più complesso.
Monica Armetta: per aumentare e favorire la partecipazione, alla segreteria è venuto in mente di organizzare in maniera continuativa i coordinamenti nel Centro Italia. Toscana, in particolare, visto l’indisponibilità della Casa della Solidarietà di Quarrata si è pensata per Novembre l’opzione Pistoia.
Pier Pertino: ai tempi la decisione di portare i coordinamenti in tutta Italia aveva il senso di far respirare
la dimensione nazionale alle Reti locali che lo organizzano. Ora tale logica sembra penalizzante.
Matteo Mennini sta organizzando un Convegno su Ettore Masina all’Università di Tor Vergata. L’idea originaria era fissare il coordinamento del 24/25 Novembre a Roma facendo il Convegno il Venerdì 23. Per facilitare la partecipazione degli aderenti alla Rete. Il coordinamento di Roma è però slittato a Gennaio.
Continuano le ipotesi per i membri mancanti della futura segreteria prossima.
Daniela Duizoni contattata, pur essendo lusingata, non può darsi disponibile per problemi di salute.
Viene contattata Mariangela Abbadessa. Anche lei vuole rifletterci e darà poi una risposta.
Maria Teresa Gavazza: Liviana Bortolussi ha tramite lei dato un po’ di copie del libro con la sentenza del TPP sull’immigrazione. Siamo una delle poche associazioni non settaria che riesce a creare relazioni
Roberto Stura: Rispetto al fare cultura, il logo della Rete andrebbe riportato nei progetti che riguardano il sud del mondo. Tutti i progetti seguiti in loco dovrebbero avere una connotazione di rapporto nord-sud. Altrimenti si perde lo specifico della Rete
Lucia Capriglione: Paul Gauthier ha sempre detto di lavorare qui per aiutare il sud del mondo
Elvio Beraldin: Non ha ancora capito se stiamo mettendo in discussione i valori della Rete o se pensiamo che i progetti vadano rivisti. Siamo in una realtà molto diversa da un tempo.
Graziella Merlino: Non si tratta di discutere della Rete. Il punto è che bisogna incidere nella nostra realtà, trovando altre modalità che non escludono l’internazionalità della Rete.
Monica Armetta: restano da definire i temi da affidare alla nuova segreteria
Paolo Guglielminetti : queste scelte vanno portate alla base consultando le singole reti locali
Maria Teresa Gavazza: dobbiamo avere la forza di relazionarci con i diciotto milioni di persone che hanno votato questo governo

Ore 19.30 : CENA
Ore 21.00 : La narrazione
La cooperativa che gestisce l’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo si racconta.
Elvio della Rete di Padova ci riporta il diario di Viaggio fatto ad Haiti
Salete Ferro narra di sé e del progetto “ Produzione sapone a Rorainopolis ”
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DOMENICA 10 GIUGNO
Ore 9.30. Inizio dei lavori della Domenica

4) Riassunto sedi coordinamenti prossimi venturi e circolari nazionali
Le date dei prossimi coordinamenti
• Trento (Candriai ) : 29-30 settembre
• Pistoia : 24-25 novembre
• Roma : 26-27 gennaio
Si discute della data del possibile Convegno su Ettore Masina. Una data ipotizzata possibile potrebbe essere venerdì 25 Gennaio, giorno prima del coordinamento della Rete a Roma. Và verificato con Matteo Mennini ( Pier e Clotilde verificheranno ). Da decidere anche la destinazione di un archivio di scritti, libri, opuscoli, raccolta di conversazioni private presente a casa Masina.
Circolari nazionali affidate a:
Giugno Rete di Pisa – Viareggio
Luglio – Agosto Rete di Quiliano
Settembre Segreteria in uscita
Ottobre Rete di Padova
Novembre Rete di Alessandria
Dicembre Rete di Roma (Clotilde)
Gennaio Nuova Segreteria
Febbraio Rete di Celle – Varazze
Si riprende l’argomento del costo del doppio biglietto aereo per l’esponente dei Sem Terra che è intervenuto al convegno di Trevi (e che ha perso l’aereo). Si decide di informare la rete di Roma del disagio manifestato dal coordinamento per l’elevato costo del biglietto.

5) Individuazione dei componenti della nuova segreteria
Vengono raccolte le ultime risposte per la costituzione della segreteria nazionale della Rete Radiè Resch per il biennio 2018-2020. I componenti saranno :
• Fulvio Gardumi Rete di Trento
• Maria Cristina Angeletti Rete di Macerata
• Mariangela Abbadessa Rete di Castelfranco

6) Verifica del Seminario Giovani
Relaziona Matteo, uno dei ragazzi di Torino che ha partecipato al Seminario.
I momenti pregnanti che restano sono soprattutto il racconto delle testimonianze personali come quella di Mohamed Ba o di Salete Ferro. Al seminario in concreto ci si è confrontati con il problema immigrazione facendo riferimento ad alcune statistiche. Fabio Corazzina ha usato un gioco molto coinvolgente per far riflettere sull’argomento. La differenza la fanno gli scambi e la relazione tra le persone.
Punto di debolezza il numero molto esiguo di partecipanti (circa una trentina).
Fra i ragazzi quello che emerso maggiormente è l’esigenza di un atteggiamento maggiormente operativo.
Interventi vari : Disagio per la separazione netta tra il Convegno ed il Seminario.
Viene spiegato che questa è stata la decisione presa nei coordinamenti precedenti ed è frutto di un percorso preciso. Il realizzare entrambe le cose a Trevi era per cercare di ottimizzare costi ed energie.
Si ipotizza un seminario ed una attività con i giovani per farli entrare nella Rete.
Matteo: la comunicazione per esser efficace tra Convegno e al Seminario deve essere differente.
Pier Pertino : sottolinea che lo scopo dell’attività con i giovani ( seminario compreso ) non è certo quello di fare proselitismo ma se mai proporre confronti, esperienze di cui poi ognuno dei partecipanti farà quello che vuole. Seminare valori che paiono in controtendenza chiedendo ai giovani se sono ancora percorribili ..
valutare se i valori della solidarietà sono ancora percorribili
Vengono fatte alcune osservazioni sul mondo giovanile e sul loro rapporto con il cellulare.
Un mondo che pare sempre più piccole con distanze che paiono ridotte. Non è comunque facile fare proposte che incontrino le esigenze di tutti . Anche parlando e proponendo viaggi.
Osservazione sul mondo giovanile e sul suo rapporto con il cellulare. La percezione di un mondo sempre più piccolo per cui le distanze paiono minori. Non è facile fare proposte che incontrino le esigenze di tutti anche parlando di viaggi.
Secondo Matteo la restituzione al Convegno da parte dei partecipanti al Seminario doveva essere fatta in altro modo, con una maggiore autonomia della dinamica di gruppo che si è instaurata spontaneamente fra i partecipanti. L’esigenza imposta del microfono, per motivi tecnici, ha impedito la spontaneità della comunicazione. La restituzione emotiva ha maggiore valore di quella scritta sovente costruita all’ultimo momento per esigenze esterne. Respinge l’impressione di una eccessiva presenza ( e monologo ) di Ba
Monica Armetta : il Seminario ha dovuto modificare l’impostazione sulla base dell’età dei partecipanti molto eterogenea quindi con esigenze e stili comunicativi molto diversi. Giulia, giovane psicologa partecipante al Seminario voleva fortemente un viaggio in Palestina ed ha preso contatti direttamente con Mazin. La Rete ha destinato circa 5.000 euro del bilancio per i viaggi dei giovani. E’ necessario stabilire se la Rete voglia o meno contribuire ad un viaggio come questo.
Si articola una discussione sulle modalità con cui i viaggi vadano studiati e al limite in parte finanziati.
Il viaggio va costruito con i giovani interessati a partire. C’è una assoluta necessità di formare chi parte e tale formazione dovrebbe essere curata dalla Rete locale referente dell’operazione.
Occorre fare attenzione anche alle condizioni del viaggio e ai costi: alcune mete sono proibitive per le condizioni politiche ed ambientali ( ad es. Haiti e il Congo ) altre sono molte costose ( ad es. il Cile )
Piergiorgio Todeschini : sottolinea ed elenca le precedenti esperienze di viaggio dai mapuche.
Alcuni hanno prodotto una serie di contatti, progetti di ricerca, di vita impagabili.
Si ipotizza la costituzione di una commissione giovani che prenda anche in considerazione i criteri di definizione e finanziamento dei viaggi. Si danno disponibili: Lucia (Rete di Salerno), Simona (Rete di Celle – Varazze ), Monica (Rete di Torino) e Piergiorgio (Rete di Brescia). La commissione è in fase di definizione quindi chi è interessato è il benvenuto. Si parla del coinvolgimento di Angela ( Rete Pisa – Viareggio)
Lucia Capriglione: nel progetto di Gaza manca la relazione diretta personale, i contatti (tecnici ed impersonali) attraverso una organizzazione. Si rischia di finire nel calderone dei progettifici.
Pier Pertino: Gaza è una situazione eccezionale dove sono saltati tutti i parametri delle normali relazioni personali ed internazionali. E’ necessario essere molto elastici, poiché forse i criteri normali non valgono.
Angelo Ciprari: dice che la Rete ha un altro progetto in Palestina, quello gestito dalla Rete di Pesaro.

7) La Rete e la riforma del terzo settore.
Roberto ( Robertone ) Revello della Rete di Torino. Lavora nella cooperazione sociale.
Legge delega al governo nel 2016 sul riordino del terzo settore (DLGS 117).
Tale legge prevede che tutte le associazioni di volontariato debbano rientrare in certi schemi. Ci sono responsabilità economiche anche per le associazioni informali. Verrà creato un registro nazionale (non ancora avviato) degli ETS – Enti del Terzo Settore. Le ONLUS non esisteranno più. Dovevano già sparire dal 1° gennaio 2018, ma è stata prevista una fase transitoria.
La legge definisce con esattezza le nuove categorie delle Fondazioni e delle reti associative (queste ultime ad es. nella definizione devono avere almeno cento associazioni affiliate presenti in almeno tre regioni italiane). Altre tipologie associative contemplate sono le APS: Associazioni di Promozione Sociale, in cui prevale l’attività verso i propri soci (un esempio potrebbero essere i GAS – Gruppi di Acquisto Solidale)
Dal punto di vista normativo la distinzione fondamentale è quella fra enti riconosciuti (con personalità giuridica) o non riconosciuti (per cui risponde l’organo amministrativo e in parte rispondono “in solido” tutti i soci). La soluzione di diventare un ente riconosciuto è più lineare e forse conviene maggiormente alla Rete. Fra l’altro consente di accogliere donazioni e oblazioni offrendo la possibilità di deduzione fiscale (più interessante economicamente rispetto alla detrazione, fino ad ora prevista dalla normativa).
Non è così difficile diventare ente riconosciuto, occorre dichiarare un patrimonio di almeno 15.000 euro, che tutela gli organi amministrativi da ritorsioni dirette. Sotto i 220.000 euro la contabilità è semplificata (contabilità di cassa).
Roberto preparerà un documento che verrà allegato al seguente verbale, in modo tale che tutti possano cominciare a fare una riflessione. Il confronto proseguirà nei coordinamenti prossimi venturi poiché sarà necessario prendere una decisione in proposito.
Ore 12.55. Chiusura dei lavori e pranzo

ALLEGATO STATISTICHE

PARTECIPANTI
Totale presenze convegno e seminario giovani.n.227 in hotel e fuori.
Ospiti 18: N.13 x 2 giorni (7 gratuità hotel circa) *+ N.5x1giorno + ulteriori N.8 ospiti pagati dalle reti locali.
Seminario giovani n.38 presenze circa.
Partecipanti al convegno N.163

SPESE CONVEGNO
Voli aerei……………………………………………………     E.   4531,73
Hotel ospiti dedotti N.7 free hotel…………………………E 850,00
Hotel giovani quota a carico RRR………………………… E.   853,00
loro contributo + Rrr.Casale………………………………. E. 1211,00
Rimorso spese ospiti UE………………………………….. ..E.   2450,70
Opuscolo cartellina, stampa manifesti,
Adesivi, SIAE, borsine ……………………………………..E. 2212,24

Totale.                    E.    10897,67

ENTRATE CONVEGNO
Contributo RRR. Vr……………..E. 150,00
Cassetta convegno……………..E.1320,00
Ricavo libri………………………..E. 225,00
Cassetta Borse juta……………. E. 947,50

Totale entrate.            E. 2642,50

COSTO FINALE
Costo finale del convegno e del seminario giovani x il bilancio della RRR nazionale.
Euro 8255,17  .

Euro 10897,00 diviso n.163 partecipanti al convegno a quota intera a proprio carico
Euro 60 circa procapite.

Facciamo “circolare” frasi semplici.

La Rete di Quiliano è nata nel 2013 da azioni semplici – il gruppo Ginnastica Solidale garantisce l’autofinanziamento – fondate su concetti semplici quali mutualismo e reciprocità. Viviamo un tempo di ricerca in campo politico e di conseguenza nei modi della solidarietà. Nelle persone di G. e C. la rete si è impegnata a stendere tre bozze di operazioni “a impegno finanziario zero” , interamente sostenute con restituzione in ore di lavoro che saranno presentate ai prossimi coordinamenti.

Alcune immagini di solidarietà internazionale: M. ha un figlio adolescente,non gli ha mai proposto di partecipare ad attività di solidarietà, convegni, formazioni eppure si è spontaneamente impegnato con il gruppo Migrantes di Savona: ha respirato il messaggio portato dalla mamma; A. ed il marito vivono con una pensione che dedicano in parte a sostenere un percorso riabilitativo per un nipote in difficoltà, non manca mai il loro contributo per il Centrafrica; G. si è impegnata ad accompagnare una minore straniera per l’intero corso di studi, partite dalle elementari quest’anno hanno finito la terza superiore, G. ha qualche problema motorio per cui viene raggiunta a casa dalla sua allieva.

Alcune immagini di impegno politico: H. è titolare dell’attività “Africa Market” di Savona, martoriata da petizioni, irruzioni e perquisizioni, ha chiesto aiuto al coordinamento antifascista, abbiamo organizzato un partecipato presidio di fronte al negozio con volantinaggio e, a seguire, aperitivo e festa sulla spiaggia. Nel quartiere V. di Savona verrà aperta una sede di casa pound, è nato un comitato di resistenza, lunedì 16 ci sarà una fiaccolata, si sono già tenute due assemblee ed è sorto un presidio sociale nella SMS. I “Giornalisti de SE”, presenti al convegno RRR 2018 continuano la loro attività politica per la Repubblica Centrafricana condotta con la modalità dell’”esserci” silenzioso e carico di simboli.

Qualcuno di noi è stato attivo in campagna elettorale per le elezioni politiche 2018. La percezione è quella che al momento non esistano organizzazioni politiche mature per costruire un grande cambiamento. Ma esistono molte Persone mature, pronte e capaci di questo. Di diverse razze e culture. Lavorando concretamente stanno ricominciando a ritrovarsi. Nude dei simboli, loro stesse unite simbolo. Il grande coraggio della semplicità restituirà la Luce e la Strada da percorrere. Perché storicamente l’ha sempre fatto.

Con Fiducia
Rete di Quiliano

Perché usare le iniziali puntate? Perché il senso è nel gruppo.