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Costruiamo Insieme una nuova Umanità

C’è bisogno di più umanità, l’obiettivo del diritto alla vita va perseguito, aprire il cuore e la mente,

prendere coscienza, portare aiuti ai bambini nel mondo, ammalati, che muoiono di fame e di sete.

C’è bisogno di più umanità, costruire ponti verso l’altro, aprire le frontiere, porte e porti,

mettersi al servizio di chi è in grave difficoltà nel mare, salvarli ci rende migliori, più umani e più forti.

C’è bisogno di più umanità, con umiltà praticare buone azioni, concrete e con generosità,

superare l’egoismo, per portare aiuti ai poveri, ai senza tetto, con una vera solidarietà.

C’è bisogno di più umanità, verso gli ammalati, sia garantito il diritto alla salute, ai vecchi e bambini con amore e semplicità,

prendersi cura e portare, un sorriso, una carezza e l’ascolto, donerà loro tanta serenità.

C’è bisogno di più umanità, aprirsi al mondo e avere una visione positiva nei confronti degli immigrati,

sono una risorsa sana, culturale e sociale per la società, per la famiglia umana e per noi tutti.

C’è bisogno di più umanità, saper dire no alla costruzione di armi e svuotare gli arsenali,

per riempire i granai, avere la pace sulla nostra madre terra e da mangiare per tutti.

C’è bisogno di più umanità, rispetto tra persone, ascoltare e ascoltarsi nella verità,

costruire buone idee, proposte e condividerle, per contribuire a migliorare la società e l’umanità.

C’è bisogno di più umanità, amare e amarsi tra persone, voler bene alla vita e a tutta l’umanità,

dialogare, collaborare, salvaguardando sempre la dignità di ogni persona, con pura onestà e sincerità.

C’è bisogno di più umanità, di uguaglianza per tutti i cittadini del mondo, di giustizia democrazia e di libertà,

in questa nostra bella e grande famiglia umana, ci sia unità, fratellanza, pace e serenità per tutti.

    antonio

 

Costruiamo insieme una nuova umanità di Moahmed BA

Le persone migranti sono bersaglio di politiche ingiuste. A detrimento dei diritti universalmente riconosciuti ad ogni persona umana, queste mettono gli esseri umani gli uni contro gli altri attraverso strategie discriminatorie, basate sulla preferenza nazionale, l’appartenenza etnica, religiosa o di genere.

Tali politiche sono imposte da sistemi conservatori ed egemonici che per cercare di conservare i propri privilegi, sfruttano la forza di lavoro fisica ed intellettuale di migranti. A questo scopo, tali sistemi utilizzano le esorbitanti prerogative consentite dal potere arbitrario dello Stato-Nazione e dal sistema mondiale di dominazione ereditato dalla colonizzazione e dalla deportazione. Questo sistema è nel medesimo caduco, obsoleto e causa di crimini contro l’umanità. Per questo deve essere abolito.

Le politiche attuate dal sistema degli Stati-Nazione inducono a pensare che le migrazioni siano un problema ed una minaccia mentre costituiscono un fenomeno storico naturale, complesso certo ma che lungi dall’essere una calamità per i paesi di residenza, costituisce un contributo economico, sociale e culturale d’inestimabile valore.

L’immaginario collettivo ha bisogno di riconoscere nel migrante il lupo fautore di caos, instabilità ed insicurezza. Probabilmente questo giustifica che sia privati dei diritti civili basilari riconosciuti sul piano internazionale, meglio che rimanga imbavagliato ed apparire solo per colorare le pagine di cronaca nera.

Questo perverso e controproducente sistema non darà mai al cittadino gli strumenti giusti per stare nel mondo ma lo costringe a starne accanto. Cambiare questa prospettiva diventa necessario per una nuova rilettura del nostro metodo di gestione delle migrazioni, niente affatto impermeabile alle contaminazioni.

EUROPEO                                             AFRICANO

  • Lingua                                            Dialetto
  • Espatriato                                     Immigrato
  • Monumento antico                     Arte primitiva
  • Cervello in fuga                             Immigrato economico
  • Religione                                       Superstizione
  • Nazionalismi                                 Guerre tribali
  • Separatismi                                    Tensioni interetniche
  • Naturopatia                                   Stregoneria
  • Psicoterapeuta                             Ciarlatano

10-    Esploratori                                 Invasori

E’ tempo di cambiare, mutare ed accrescere la nostra prospettiva. Le parole sono il ponte, il nostro pensiero e coloro che guardiamo.

Occorre una nuova umanità capace di guardare e parlare all’umano che c’è in ciascuno di noi.

SABATO 09 GIUGNO
Partecipanti al coordinamento:
SEGRETERIA: Monica Armetta, Angelo Ciprari, Pierpaolo Pertino.
BRESCIA: Gabriella Giometti, Piergiorgio Todeschini; CASTELFRANCO VENETO: Fabio Corletto, Marta Bergamin; PADOVA: Elvio Beraldin; QUILIANO: Caterina Perata, Graziella Merlino; ROMA: Clotilde Buraggi Masina, Giacinta Carnevale; SALERNO: Lucia Capriglione; TORINO: Luciana Gaudino; VARESE: Marco Lacchin; CASALE MONFERRATO: Roberto Stura, Giuseppina Scarano, Maria Piera Grandi, Beppe Ghilardi, Cristiana Longhin, Giovanni Gozzelino, Jennifer Johnson, Paolo Guglielminetti, Roberto Viale, Frediano Perrucca; ALESSANDRIA: Maria Teresa Gavazza, Gigi Bolognini.
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Ore 14.50 : Inizio lavori.
La Rete di Casale ci presenta l’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo (To)
Come ormai consuetudine, si procede a registrazione audio, per permettere:
• L’ascolto integrale della discussione a coloro che non possono essere presenti;
• La raccolta completa degli interventi per l’archivio storico della Rete.
Angelo Ciprari dà il benvenuto ai partecipanti citando un passo tratto da un libro di Marcelo Barros.
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1) Relazione sul Bilancio della Rete dopo Convegno e Seminario Giovani 2018
Marta Bergamin, tesoriera, illustra il bilancio aggiornato a Maggio 2018 (vedi allegato).
Vengono riepilogate spese ed entrate del Convegno che sono in linea con quelle del 2016.
Si è cercato di seguire il più possibile il criterio della sobrietà, ed i risultati tutto sommato non sono male visto che oltre al Convegno si è realizzato anche il Seminario giovani. Nel complesso ci sono state:
• Entrate per 3.850 € (dal Convegno 1.320 € + 890 € dal Seminario giovani). I libri hanno fruttato 225 € mentre gli shopper 1.000 €
• Uscite per 12.108,67 €. Le spese di testimoni e relatori hanno inciso per 6.082,43 € ( di cui 2.914 € per l’ospitalità in Hotel )
Contabilmente, nel complesso il Convegno è andato bene.
Marta ribadisce che dal punto di vista amministrativo non ci sono problemi se si versano contributi ad un’altra associazione mentre il pagamento di un compenso ad un libero professionista deve avvenire dietro versamento della ritenuta d’acconto. Le spese effettuate devono avere le pezze giustificative ( scontrini, biglietti, ecc. )
Dal punto di vista del bilancio al momento sono stati fatti pochi versamenti per le operazioni.
L’andamento è in linea con il 2017 anche se và tenuto in considerazione che nel computo attuale ci sono
4.000 € di entrate in più del Convegno rispetto allo scorso anno.
In generale con questa tendenza dovremmo onorare gli impegni presi con i referenti delle nostre operazioni ma dovremo comunque usar cautela nell’approvare nuove operazioni.
Il saldo al 31/05/2018 era di 48.362 €.
Entro il 30 giugno si faranno i bonifici del primo semestre.
Sarà necessario decidere se versare il 50 % dell’importo totale oppure, almeno nei casi di piccoli importi, versare l’intero per limitare le spese di spedizione. Ci sono alcune operazioni in cui non sono state specificate con esattezza destino e data di scadenza ( Es. Perù e Case Verdi).
Lucia Capriglione della Rete di Salerno, referente dell’operazione Case Verdi, chiede per il momento di sospendere l’invio dei soldi per il progetto. Alcuni aspetti verranno trattati a seguire nel corso del coordinamento.

2) Verifica del Convegno.
Angelo Ciprari: uno degli obiettivi della Segreteria era il contenimento dei costi del Convegno.
Nel computo delle spese del Convegno sono inserite anche quelle del Seminario Giovani, tra cui il contributo alle spese di alloggio per ogni partecipante ( dai 1.200 ai 1.500 euro) ed il costo di Mohamed Ba.
Alcune voci sono lievitate per alcune nostre carenze. Soprattutto il costo dei biglietti aerei dei nostri testimoni provenienti dall’estero ( Dal Cile e dal Brasile ). In particolare è stato necessario provvedere al riacquisto del biglietto di Ernesto Puhl – rappresentante dei Sem Terra perché ha perso la coincidenza (volo interno  volo internazionale).
Per il futuro sarà necessario decidere e richiedere la partecipazione dei nostri testimoni con un congruo anticipo (ad es. nel mese di novembre/dicembre antecedente al convegno). Andrà chiesto il giorno di arrivo e di partenza in modo da prenotare con largo anticipo ad un prezzo vantaggioso ed avere così anche la possibilità di organizzare un tour del testimone nelle reti locali.
Nella cassetta del Convegno pochi i contributi lasciati.
Per ciò che riguarda la Sede del Convegno motivo di lunghe discussioni la scelta è ricaduta su Trevi per il basso costo e per la mancanza di valide alternative. Tutte le altre strutture contattate avevano costi quasi doppi rispetto all’Hotel di Trevi.
Limitati i costi degli ospiti gratuiti. Al Convegno 2018 hanno partecipato 224 persone paganti (circa 20 – 25 in meno rispetto al 2016). Per molte Reti locali le presenze sono state uguali. In calo Milano e Roma.
Per quanto riguarda gli 8 testimoni “europei” il loro costo complessivo è stato di 1.300 – 1.400 €.

Pier Pertino: Abbiamo cercato come segreteria di tener il più possibile contenuti i costi perché sono risorse non impiegate nelle nostre operazioni. Visto che la voce viaggi dei testimoni extra europei è quella che ha inciso maggiormente in futuro dovremmo metter in atto alcune buone pratiche quali:
• Prenotazione del biglietto aereo con largo anticipo
• Il tour degli testimoni nelle reti locali potrebbe essere oltre che occasione di sensibilizzazione anche occasione di recuperare risorse attraverso l’organizzazione di cene, aperitivi, ecc.
• La spesa per l’invito del testimone potrebbe esser divisa con altre associazioni e realtà soprattutto se lo stesso parteciperà ad eventi in altri circuiti
Conclude dicendo che se si vuole trovare una alternativa a Trevi bisogna muoversi da subito, al massimo a fine estate. La segreteria ci ha provato ma ha trovato soltanto strutture dai prezzi proibitivi
Angelo Ciprari: Un po’ di statistiche dal Convegno, dati estrapolati dalle schede compilate. Età partecipanti:
• Da 0 a 14 anni: 8 persone
• Da 15 a 19 anni: 17 persone
• Da 20 a 29 anni: 15 persone
• Da 30 a 39 anni: 2 persone
• Da 40 a 49 anni: 9 persone
• Da 50 a 59 anni: 25 persone
• Da 60 a 69 anni: 41 persone
• Da 70 a 79 anni: 27 persone
• Da 80 a 89 anni: 6 persone
• Età superiore ai 90 anni: 1 persona
60 partecipanti non hanno indicato l’età.
20 partecipanti al Convegno non hanno alloggiato in Hotel perché hanno trovato altre soluzioni.
107 i partecipanti sia al convegno 2016 che al convegno 2018. Rispetto al convegno 2016, sono mancati 130 partecipanti. Come mai? Non è loro piaciuto o è mancata una relazione con gli amici delle reti locali? Troppo spesso siamo chiusi nel nostro piccolo cerchio.Il dato positivo sono le 122 nuove presenze in assoluto al contrario molte persone presenti al convegno 2016 non sono venute nel 2018.
Sergio Ferrera: non è possibile parlare sempre della sede del Convegno. Si è deciso Trevi e Trevi resta.
Marta Bergamin: E’ necessario per il bilancio finale del 2018 separare il Convegno dal Seminario Giovani?
Costi dei testimoni: è vero che prenotando per tempo si ottengono prezzi vantaggiosi ma aumenta il rischio di dover disdire la prenotazione. In certi casi poi, i testimoni sanno solo all’ultimo momento se possono venire o meno ( vedi realtà come Haiti o l’Africa in genere). Attenzione a non valutare la presenza dei testimoni solo sul piano economico.
Clotilde Buraggi: Ribadisce che Lei e Ettore sono sempre stati invitati come ospiti gratuiti ma hanno sempre pagato. A Trevi non le è stato consentito ma lei ha messo da parte 120 € che saranno destinati alle spese di un convegno in memoria di Ettore che spera ospitato nella sua parrocchia e spera possa essere occasione per formare una rete locale. Ha regalato i libri di Ettore ma non sa se siano stati venduti: i proventi sono comunque per il Convegno. Spera venga accolta la sua richiesta di rientrare nella Rete.
Lucia Capriglione: il numero delle prenotazioni era molto più altro ma negli ultimi giorni ci sono state varie defezioni per malattia o lutto. Per i testimoni si potrebbe fare uno sforzo di organizzare il viaggio assieme ad altre associazioni, ripartendo le spese. Riporta l’impressione di Giovanni, responsabile del banchetto libri, il lavoro è stato molto più caotico. Chi ha portato i libri li ha lasciati senza fornire una distinta precisa.
Simona Mozzati: il biglietto di Ernesto Puhl dovrebbe esser in qualche modo ripagato con iniziative o contributi esterni. Altrimenti la somma potrebbe esser decurtata dal versamento previsto per l’operazione della Rete dedicata ai Sem Terra.
Piergiorgio Todeschini: il biglietto di Josè Nain è costato tanto ma tenete conto che lui ha fatto più di 700 km in autobus per non pagare una notte di albergo a Santiago. E’ saggio prenotare il biglietto in anticipo, ma ad es. con i Mapuche non è possibile. Il tour di Josè è stato molto intenso: 2 incontri pubblici a Brescia, un’intervista in TV, varie interviste sui giornali locali. Ha incontrato molte Reti locali, da Salerno ad Udine, dove ha incontrato – tra gli altri – persone che stanno sostenendo la formazione agrotecnica di un giovane mapuche ( progetto nato dal viaggio della Rete in Patagonia). Il tour è stato sostenuto dalle Reti locali.
Angelo Ciprari: L’analisi non deve riguardare le spese sostenute ma esaminare gli errori per poter ridurre le spese nel prossimo convegno. Ricorda che Mazin Qumsiyeh, testimone palestinese, aveva già tutto il suo percorso pianificato e non è stato possibile organizzare nessun incontro con lui. Non condivide la proposta di Simona Mozzati sul rimborso del biglietto. Conclude che Lunaria ci ha fornito 150 copie del rapporto sul razzismo: per contribuire abbiamo mandato 200 € ( neppure il costo della carta )
Caterina Perata: ringrazia, innanzi tutto, chi ha organizzato il Convegno. L’analisi del Convegno è utile ma non esageriamo e teniamo conto dei tempi ed degli argomenti da trattare già presenti in ordine del giorno.
Marco Lacchin: crede ci si stia perdendo troppo nelle piccole cose dimenticando le grandi, tra cui i numerosi giovani che hanno partecipato al Seminario.
Monica Armetta: la segreteria ha scelto di partire dal bilancio economico. L’intenzione non è quella di dare spazio a nuove verifiche perché abbiamo chiesto di fare questo via mail in modo tale da coinvolgere il più possibile la base e non solo i frequentatori classici del coordinamento.
Pier Pertino: La sintesi degli interventi raccolti dovrebbe indicare i contenuti che la Rete dovrà seguire
Sergio Ferrea: Condivide in parte quello che dice Simona Mozzati. Sarebbe importante ri – addebitare ai Sem Terra metà della cifra, anche perché il testimone non si è reso molto disponibile per la Rete
Graziella Merlino: chi avrebbe voluto partecipare al Convegno e non ha potuto trova in questo verbale un altro spirito. Le spese possono essere anche tante ma è importante vedere cosa lascia il testimone. La Rete di Quiliano vorrebbe fare un altro tipo di solidarietà che non entra nei bilanci: una banca del tempo.
Ci sono persone che hanno tanto tempo ma poca disponibilità economica, per cui dovrebbero esserci progetti che prevedono la restituzione di tempo.
Monica Armetta: Conclusioni sulla verifica del Convegno per il Seminario Giovani ci sarà un momento specifico domani mattina quando verrà Matteo uno dei partecipanti al Seminario e Lucia riferirà le riflessioni raccolte da un’altra giovane.
• Rispetto all’organizzazione, cerchiamo di migliorare gli aspetti negativi e confermare quelli positivi.
Se chiediamo più tempo per incontrarci bisogna ridurre il Convegno oppure aumentare i giorni del Convegno stesso. La location è stata molto contestata, ma è stata fatta una scelta etica e di sobrietà. Nulla vieta che arrivino proposte su altre strutture. Smettiamola di criticare
• Rispetto ai contenuti, c’era un titolo e su di esso sono state chiamate a parlare persone con conoscenza diretta del problema. Le relazioni sono state pensate sulla base del titolo e non di uno schema rigido. La polemica sui tempi dedicati ai testimoni è futile: alla prova sbobinatura abbiamo verificato che i tempi concessi sono stati analoghi. Il tema scelto ha imposto di chiamare molti testimoni del “qua” in un contesto storico in cui non esiste più un “qua” ed un “là”.
La solidarietà, la nostra solidarietà, va pensata in modo trasversale.
• E’ necessario uscire dalla nostra auto – centratura. Il Convegno è organizzato non solo per gli aderenti alla Rete ( differenza con il Seminario ), per cui non dobbiamo rimanere centrati solo sulle nostre operazioni e sui nostri testimoni.
• I lavori di gruppo possono essere dispersivi o possono essere stati dispersivi. Offrono, però, una maggiore possibilità di espressione e partecipazione. Se riteniamo che gli aspetti positivi prevalgono su quelli negativi, li dobbiamo conservare
• La Tavola Rotonda della Domenica non è stata gestita bene. Per tanti motivi. Dovremo tenerne conto.
• Il tema della laicità della Rete rivendicato in più occasioni ci pare metta in evidenza una restrizione di vedute che ci impedisce di guardare alla persona. Se il testimone esprime la sua esperienza perché dobbiamo classificarlo ? Prete o non prete. Dobbiamo allora qualificarci sulla base della professione o dei nostri carismi ? Moglie, marito, figlio, figlia, ecc. … Ciò che conta è il valore della testimonianza e dell’esperienza riportata.
• Siamo bravi a mettere in connessione. Il nostro lavoro è creare reti. Il Convegno ha confermato, se ce ne fosse bisogno, proprio questo. Ad esempio : Rito e Fabio Corazzina incontrandosi hanno organizzato un incontro con il tema del Convegno a Brescia, insieme alla Rete locale. Domani parleremo dei viaggi di giovani che hanno deciso di mettersi in gioco
Angelo Ciprari: Negli ultimi 15 Convegni ci sono stati 46 religiosi, con una media di 3 per convegno. Nell’ultimo ce n’era uno solo. Gli scrittori dei 63 libri presenti sotto l’albero della memoria, 15 erano religiosi e 15 erano laici. Nella Rete ci sono persone. Indipendentemente dal fatto che siano o meno laici.
Lucia Capriglione: Non ha scritto commenti perchè ha seguito il Convegno solo in parte. Però è chiaro che stiamo tentando di seminare semi nuovi. E’ importante affrontare la realtà, facendo ragionamenti di natura politica. La Rete di Salerno ridurrà ancora i versamenti per cui bisognerà pensare a nuove modalità di lavoro.
Marco Lacchin: il mondo è cambiato. Vogliamo seguire i vecchi percorsi o dare voce alla realtà. La Rete ha chiuso la propria parabola o vuole rinnovarsi? Le nostre modalità al momento escludono troppe persone: giovani, precari ecc.
Pier Pertino: I ritorni chiesti in fase di verifica hanno fatto emergere il concetto che non siamo stati bravi a comunicare. Nel percorso di questi ultimi anni e/o al Convegno stesso.
L’idea di Rete, soprattutto da parte di coloro che non partecipano ai coordinamenti, è importante.
Ne emerge una visione ancorata a fasti trascorsi. C’è poca percezione di come la Rete in questi anni sia cambiata. Nelle dimensioni, nelle disponibilità economiche. Spesso le Reti locali sono composte da 2-3 persone. Và fatta una analisi sulle potenzialità oltre che economiche anche delle energie disponibili.
Se ho benzina e strumenti per un gommone non posso pensare ad una traversata transoceanica.
Non è meglio prima e peggio adesso. E’ solo diverso. Dobbiamo realisticamente tenerne conto .
Purtroppo chi in questo momento è fuori dal mondo lavorativo non si rende conto di quanto si sia stretti tra tempo e soldi. I tempi dedicati al lavoro sono sempre di più . La precarietà generale assorbe energie e risorse. Si arriva a casa tardi. Costantemente fuori orario. Non per fare straordinario ma per provare a mantenere l’ordinario. Poco il tempo di informarsi, fare analisi, fare volontariato … tornando alla Rete:
quello che dobbiamo recuperare sono i valori pregnanti che hanno garantito la profezia di questa piccola associazione. Poi stabilire quali siano gli strumenti per perpetrarli. Non confondiamo i due piani.
Ad es. il valore è la restituzione non l’autotassazione in sé. Nel nostro tempo lo strumento efficace per incarnare la restituzione potrebbe anche esser qualcos’altro.
Anche le nostre stesse operazioni, per quanto importanti, rappresentano uno strumento e non il fine.
Eppure nessuno è disposto a ridurre le operazioni di cui siamo referenti.
Forse per la stessa organizzazione del prossimo Convegno sarà necessario metterci in rete con altri soggetti, sulla base del tema, del terreno comune scelto, ottimizzando tempi ed energie.
Piergiorgio Todeschini: nella verifica non è stato inteso bene ciò che è stato richiesto. La telegrafica risposta di alcuni, sottintendeva un confronto al coordinamento. Riguardo gli aspetti negativi chiesti dalla segreteria, le mie riserve sono soprattutto sui lavori di gruppo. Molti si sono accontentati ma secondo me la presentazione dei lavori è stata moto deludente. Occorreva prima parlare con i facilitatori dei gruppi per definire bene temi ed obbiettivo. Non importa da dove vengano i testimoni (qui e là) basta che siano significativi. E’ importante, nell’organizzazione, tenere il controllo dei tempi. Per es. Josè credeva di avere più tempo ed è riuscito solo a fare l’introduzione del suo discorso. Tecnicamente i microfoni dovevano esser multi direzionali in modo tale che se l’intervenuto lo avesse spostato veniva comunque amplificato.
Sergio Ferrera: se la segreteria pone quesiti occorre lasciare la possibilità alle persone di rispondere e di dire quello che pensano. La rete è un luogo dove le persone devono poter parlare senza essere giudicate.
Pier Pertino: certo ma se quello che le persone esprimono non risponde al vero, è giusto dirlo.
Paolo Guglielminetti: Non ha partecipato al Convegno. Osserva che partecipare pienamente alla vita della Rete è economicamente impegnativo. E’ importante partecipare alla solidarietà con gli strumenti che si hanno. Come aderire ad una associazione di solidarietà internazionale se questo significa solo dare dei soldi e come coniugare questo con i progetti locali ?
Graziella Merlino: Ha conosciuto la Rete tramite Caterina e ne è stata affascinata perché la Rete non è strutturata ed i versamenti possono essere decisi di volta in volta. Quello che conta è la restituzione: questa può essere attuata anche mettendo a disposizione il tempo. A maggior ragione se vogliamo avvicinare i giovani che arrivano nel mondo del lavoro sempre più tardi e non hanno disponibilità economica . Non serve polemizzare sulla struttura del Convegno perché il Convegno è il frutto di ciò che è stato fatto in precedenza.
Monica Armetta: E’ vero che quando si fa una richiesta bisogna accogliere le risposte. Ma è anche necessario cercare di collocare le risposte in un contesto costruttivo. Quello che ha colpito la segreteria è, ad esempio la sproporzione tra il peso dato agli aspetti tecnici e quello dato agli aspetti contenutistici. L’intervento della segreteria mirava a far superare alcuna categorie che ci bloccano
Marta Bergamin: interessante la proposta della banca del tempo ma se mettiamo in conto le ore che ciascuno di noi fa per la Rete … Per quanto riguarda i progetti il contributo che la Rete dà non è la cosa più importante. L’importante è la relazione con le persone del sud del mondo. Benissimo l’impegno qua ma è importante continuare nei progetti con il sud del mondo.
Lucia Capriglione: La banca del tempo serve solo a consentire a tutti di fornire un proprio contributo.
Fabio Corletto: Completamente d’accordo. Pier diceva che i progetti possono fossilizzare. Può essere, ma in molti caso è l’esatto contrario. D’accordo anche sull’intervento politico. Ma è quello che stiamo facendo.
Angelo Ciprari: Il mantenimento dei rapporti con le persone che hanno partecipato ai convegni o che stanno nelle sedi dei vecchi progetti, è fondamentale.
Pier Pertino: quando ho parlato di autotassazione o progetti come strumento non volevo dire che vadano annullati volevo far riflettere che non sono l’unico strumento possibile per realizzare i valori della Rete.
Monica Armetta: tali temi saranno certamente ripresi nei prossimi coordinamenti
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3) Segreteria biennio 2018 – 2020.
Monica Armetta: E’ giunto il momento di dare il cambio. Ringrazia tutti da parte della segreteria uscente e invita a farsi avanti chi abbia voglia di candidarsi. Ovviamente la segreteria uscente è disponibile ad accompagnare quella nuova. E’ possibile un secondo mandato da parte di chi ha già fatto la segreteria.
Segue una fase in cui vengono formulate molte proposte.
Si fanno i nomi di Fulvio Gardumi (Rete Trento) e Maria Cristina Angeletti (Rete Macerata).
Angelo Ciprari: li contatta . Fulvio accetta. Maria Cristina si riserva di dare una risposta domani.
Caterina Perata: Propone che venga creata una commissione che esamini il progetto della banca del tempo, raccogliendo informazioni su esperienze in atto. L’obbiettivo è quello di arrivare a sostenere un progetto offrendo tempo anziché denaro. Si riserva di inviare come Rete di Quiliano una proposta scritta.
Maria Teresa Gavazza: le cose stanno cambiando moltissimo. Il momento delle teorie va accantonato: i discorsi teorici lasciano in ombra l’azione. Anche noi come Rete dovremmo porci il problema di agire in modo più organizzato. Occorrerebbe rivedere l’anima della Rete, che, al momento della sua nascita, rifletteva un’epoca storica. Oggi tutti ci chiedono cose concrete, per cui dovremmo riuscire a fare interventi mirati che ci facciano agganciare ad altre realtà. C’è un lavoro culturale enorme da fare.
Ci sono tanti modi oggi di intervenire, immergendoci nella realtà
Marco Lacchin: E’ il momento di recuperare il concetto di controinformazione in termini di lavoro culturale
Lucia Capriglione: un esempio è il progetto dei cordai che fa controinformazione. Bisogna trovare la modalità. Oggi abbiamo un sovraccarico di informazioni .
Graziella Merlino: Quando parliamo di relazione la riferiamo automaticamente al Sud del modo. Spesso dimentichiamo che dobbiamo entrare in relazione anche con le persone che abbiamo qui davanti a noi.
L’autotassazione è uno strumento ma non l’unico. Se creiamo relazioni come Rete locale le diamo possibilità di espandersi.
Pier Pertino: Alcune proposte usciranno domani durante la verifica sul seminario giovani. Alcune prospettive interessanti si stanno aprendo. Mi Ripeto: dobbiamo ripescare i valori fondanti della Rete, declinandoli al tempo odierno. Non è facile. Ricordiamoci che siamo un’associazione di solidarietà internazionale, per cui lo strumento progetti rimane una delle peculiarità che ci distingue. Dall’altro lato c’è il grosso discorso del recupero del locale. Gran parte delle Reti hanno perso il loro rapporto con il territorio. Cerchiamo di fare quello in cui siamo bravi: connettere persone ed esperienze.
Paolo Guglielminetti: C’è bisogno di una riflessione profonda nelle Reti locali. La Rete è un’associazione di solidarietà internazionale: forse dobbiamo chiederci quanto i progetti che portiamo avanti parlino di noi.
Luciana Gaudino: è d’accordo. Ciò che l’ha avvicinata alla Rete è il confronto con realtà geograficamente lontane. Non è d’accordo quando si dice che non esiste più il “qui” e il “là”: è molto più complesso.
Monica Armetta: per aumentare e favorire la partecipazione, alla segreteria è venuto in mente di organizzare in maniera continuativa i coordinamenti nel Centro Italia. Toscana, in particolare, visto l’indisponibilità della Casa della Solidarietà di Quarrata si è pensata per Novembre l’opzione Pistoia.
Pier Pertino: ai tempi la decisione di portare i coordinamenti in tutta Italia aveva il senso di far respirare
la dimensione nazionale alle Reti locali che lo organizzano. Ora tale logica sembra penalizzante.
Matteo Mennini sta organizzando un Convegno su Ettore Masina all’Università di Tor Vergata. L’idea originaria era fissare il coordinamento del 24/25 Novembre a Roma facendo il Convegno il Venerdì 23. Per facilitare la partecipazione degli aderenti alla Rete. Il coordinamento di Roma è però slittato a Gennaio.
Continuano le ipotesi per i membri mancanti della futura segreteria prossima.
Daniela Duizoni contattata, pur essendo lusingata, non può darsi disponibile per problemi di salute.
Viene contattata Mariangela Abbadessa. Anche lei vuole rifletterci e darà poi una risposta.
Maria Teresa Gavazza: Liviana Bortolussi ha tramite lei dato un po’ di copie del libro con la sentenza del TPP sull’immigrazione. Siamo una delle poche associazioni non settaria che riesce a creare relazioni
Roberto Stura: Rispetto al fare cultura, il logo della Rete andrebbe riportato nei progetti che riguardano il sud del mondo. Tutti i progetti seguiti in loco dovrebbero avere una connotazione di rapporto nord-sud. Altrimenti si perde lo specifico della Rete
Lucia Capriglione: Paul Gauthier ha sempre detto di lavorare qui per aiutare il sud del mondo
Elvio Beraldin: Non ha ancora capito se stiamo mettendo in discussione i valori della Rete o se pensiamo che i progetti vadano rivisti. Siamo in una realtà molto diversa da un tempo.
Graziella Merlino: Non si tratta di discutere della Rete. Il punto è che bisogna incidere nella nostra realtà, trovando altre modalità che non escludono l’internazionalità della Rete.
Monica Armetta: restano da definire i temi da affidare alla nuova segreteria
Paolo Guglielminetti : queste scelte vanno portate alla base consultando le singole reti locali
Maria Teresa Gavazza: dobbiamo avere la forza di relazionarci con i diciotto milioni di persone che hanno votato questo governo

Ore 19.30 : CENA
Ore 21.00 : La narrazione
La cooperativa che gestisce l’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo si racconta.
Elvio della Rete di Padova ci riporta il diario di Viaggio fatto ad Haiti
Salete Ferro narra di sé e del progetto “ Produzione sapone a Rorainopolis ”
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DOMENICA 10 GIUGNO
Ore 9.30. Inizio dei lavori della Domenica

4) Riassunto sedi coordinamenti prossimi venturi e circolari nazionali
Le date dei prossimi coordinamenti
• Trento (Candriai ) : 29-30 settembre
• Pistoia : 24-25 novembre
• Roma : 26-27 gennaio
Si discute della data del possibile Convegno su Ettore Masina. Una data ipotizzata possibile potrebbe essere venerdì 25 Gennaio, giorno prima del coordinamento della Rete a Roma. Và verificato con Matteo Mennini ( Pier e Clotilde verificheranno ). Da decidere anche la destinazione di un archivio di scritti, libri, opuscoli, raccolta di conversazioni private presente a casa Masina.
Circolari nazionali affidate a:
Giugno Rete di Pisa – Viareggio
Luglio – Agosto Rete di Quiliano
Settembre Segreteria in uscita
Ottobre Rete di Padova
Novembre Rete di Alessandria
Dicembre Rete di Roma (Clotilde)
Gennaio Nuova Segreteria
Febbraio Rete di Celle – Varazze
Si riprende l’argomento del costo del doppio biglietto aereo per l’esponente dei Sem Terra che è intervenuto al convegno di Trevi (e che ha perso l’aereo). Si decide di informare la rete di Roma del disagio manifestato dal coordinamento per l’elevato costo del biglietto.

5) Individuazione dei componenti della nuova segreteria
Vengono raccolte le ultime risposte per la costituzione della segreteria nazionale della Rete Radiè Resch per il biennio 2018-2020. I componenti saranno :
• Fulvio Gardumi Rete di Trento
• Maria Cristina Angeletti Rete di Macerata
• Mariangela Abbadessa Rete di Castelfranco

6) Verifica del Seminario Giovani
Relaziona Matteo, uno dei ragazzi di Torino che ha partecipato al Seminario.
I momenti pregnanti che restano sono soprattutto il racconto delle testimonianze personali come quella di Mohamed Ba o di Salete Ferro. Al seminario in concreto ci si è confrontati con il problema immigrazione facendo riferimento ad alcune statistiche. Fabio Corazzina ha usato un gioco molto coinvolgente per far riflettere sull’argomento. La differenza la fanno gli scambi e la relazione tra le persone.
Punto di debolezza il numero molto esiguo di partecipanti (circa una trentina).
Fra i ragazzi quello che emerso maggiormente è l’esigenza di un atteggiamento maggiormente operativo.
Interventi vari : Disagio per la separazione netta tra il Convegno ed il Seminario.
Viene spiegato che questa è stata la decisione presa nei coordinamenti precedenti ed è frutto di un percorso preciso. Il realizzare entrambe le cose a Trevi era per cercare di ottimizzare costi ed energie.
Si ipotizza un seminario ed una attività con i giovani per farli entrare nella Rete.
Matteo: la comunicazione per esser efficace tra Convegno e al Seminario deve essere differente.
Pier Pertino : sottolinea che lo scopo dell’attività con i giovani ( seminario compreso ) non è certo quello di fare proselitismo ma se mai proporre confronti, esperienze di cui poi ognuno dei partecipanti farà quello che vuole. Seminare valori che paiono in controtendenza chiedendo ai giovani se sono ancora percorribili ..
valutare se i valori della solidarietà sono ancora percorribili
Vengono fatte alcune osservazioni sul mondo giovanile e sul loro rapporto con il cellulare.
Un mondo che pare sempre più piccole con distanze che paiono ridotte. Non è comunque facile fare proposte che incontrino le esigenze di tutti . Anche parlando e proponendo viaggi.
Osservazione sul mondo giovanile e sul suo rapporto con il cellulare. La percezione di un mondo sempre più piccolo per cui le distanze paiono minori. Non è facile fare proposte che incontrino le esigenze di tutti anche parlando di viaggi.
Secondo Matteo la restituzione al Convegno da parte dei partecipanti al Seminario doveva essere fatta in altro modo, con una maggiore autonomia della dinamica di gruppo che si è instaurata spontaneamente fra i partecipanti. L’esigenza imposta del microfono, per motivi tecnici, ha impedito la spontaneità della comunicazione. La restituzione emotiva ha maggiore valore di quella scritta sovente costruita all’ultimo momento per esigenze esterne. Respinge l’impressione di una eccessiva presenza ( e monologo ) di Ba
Monica Armetta : il Seminario ha dovuto modificare l’impostazione sulla base dell’età dei partecipanti molto eterogenea quindi con esigenze e stili comunicativi molto diversi. Giulia, giovane psicologa partecipante al Seminario voleva fortemente un viaggio in Palestina ed ha preso contatti direttamente con Mazin. La Rete ha destinato circa 5.000 euro del bilancio per i viaggi dei giovani. E’ necessario stabilire se la Rete voglia o meno contribuire ad un viaggio come questo.
Si articola una discussione sulle modalità con cui i viaggi vadano studiati e al limite in parte finanziati.
Il viaggio va costruito con i giovani interessati a partire. C’è una assoluta necessità di formare chi parte e tale formazione dovrebbe essere curata dalla Rete locale referente dell’operazione.
Occorre fare attenzione anche alle condizioni del viaggio e ai costi: alcune mete sono proibitive per le condizioni politiche ed ambientali ( ad es. Haiti e il Congo ) altre sono molte costose ( ad es. il Cile )
Piergiorgio Todeschini : sottolinea ed elenca le precedenti esperienze di viaggio dai mapuche.
Alcuni hanno prodotto una serie di contatti, progetti di ricerca, di vita impagabili.
Si ipotizza la costituzione di una commissione giovani che prenda anche in considerazione i criteri di definizione e finanziamento dei viaggi. Si danno disponibili: Lucia (Rete di Salerno), Simona (Rete di Celle – Varazze ), Monica (Rete di Torino) e Piergiorgio (Rete di Brescia). La commissione è in fase di definizione quindi chi è interessato è il benvenuto. Si parla del coinvolgimento di Angela ( Rete Pisa – Viareggio)
Lucia Capriglione: nel progetto di Gaza manca la relazione diretta personale, i contatti (tecnici ed impersonali) attraverso una organizzazione. Si rischia di finire nel calderone dei progettifici.
Pier Pertino: Gaza è una situazione eccezionale dove sono saltati tutti i parametri delle normali relazioni personali ed internazionali. E’ necessario essere molto elastici, poiché forse i criteri normali non valgono.
Angelo Ciprari: dice che la Rete ha un altro progetto in Palestina, quello gestito dalla Rete di Pesaro.

7) La Rete e la riforma del terzo settore.
Roberto ( Robertone ) Revello della Rete di Torino. Lavora nella cooperazione sociale.
Legge delega al governo nel 2016 sul riordino del terzo settore (DLGS 117).
Tale legge prevede che tutte le associazioni di volontariato debbano rientrare in certi schemi. Ci sono responsabilità economiche anche per le associazioni informali. Verrà creato un registro nazionale (non ancora avviato) degli ETS – Enti del Terzo Settore. Le ONLUS non esisteranno più. Dovevano già sparire dal 1° gennaio 2018, ma è stata prevista una fase transitoria.
La legge definisce con esattezza le nuove categorie delle Fondazioni e delle reti associative (queste ultime ad es. nella definizione devono avere almeno cento associazioni affiliate presenti in almeno tre regioni italiane). Altre tipologie associative contemplate sono le APS: Associazioni di Promozione Sociale, in cui prevale l’attività verso i propri soci (un esempio potrebbero essere i GAS – Gruppi di Acquisto Solidale)
Dal punto di vista normativo la distinzione fondamentale è quella fra enti riconosciuti (con personalità giuridica) o non riconosciuti (per cui risponde l’organo amministrativo e in parte rispondono “in solido” tutti i soci). La soluzione di diventare un ente riconosciuto è più lineare e forse conviene maggiormente alla Rete. Fra l’altro consente di accogliere donazioni e oblazioni offrendo la possibilità di deduzione fiscale (più interessante economicamente rispetto alla detrazione, fino ad ora prevista dalla normativa).
Non è così difficile diventare ente riconosciuto, occorre dichiarare un patrimonio di almeno 15.000 euro, che tutela gli organi amministrativi da ritorsioni dirette. Sotto i 220.000 euro la contabilità è semplificata (contabilità di cassa).
Roberto preparerà un documento che verrà allegato al seguente verbale, in modo tale che tutti possano cominciare a fare una riflessione. Il confronto proseguirà nei coordinamenti prossimi venturi poiché sarà necessario prendere una decisione in proposito.
Ore 12.55. Chiusura dei lavori e pranzo

ALLEGATO STATISTICHE

PARTECIPANTI
Totale presenze convegno e seminario giovani.n.227 in hotel e fuori.
Ospiti 18: N.13 x 2 giorni (7 gratuità hotel circa) *+ N.5x1giorno + ulteriori N.8 ospiti pagati dalle reti locali.
Seminario giovani n.38 presenze circa.
Partecipanti al convegno N.163

SPESE CONVEGNO
Voli aerei……………………………………………………     E.   4531,73
Hotel ospiti dedotti N.7 free hotel…………………………E 850,00
Hotel giovani quota a carico RRR………………………… E.   853,00
loro contributo + Rrr.Casale………………………………. E. 1211,00
Rimorso spese ospiti UE………………………………….. ..E.   2450,70
Opuscolo cartellina, stampa manifesti,
Adesivi, SIAE, borsine ……………………………………..E. 2212,24

Totale.                    E.    10897,67

ENTRATE CONVEGNO
Contributo RRR. Vr……………..E. 150,00
Cassetta convegno……………..E.1320,00
Ricavo libri………………………..E. 225,00
Cassetta Borse juta……………. E. 947,50

Totale entrate.            E. 2642,50

COSTO FINALE
Costo finale del convegno e del seminario giovani x il bilancio della RRR nazionale.
Euro 8255,17  .

Euro 10897,00 diviso n.163 partecipanti al convegno a quota intera a proprio carico
Euro 60 circa procapite.

Facciamo “circolare” frasi semplici.

La Rete di Quiliano è nata nel 2013 da azioni semplici – il gruppo Ginnastica Solidale garantisce l’autofinanziamento – fondate su concetti semplici quali mutualismo e reciprocità. Viviamo un tempo di ricerca in campo politico e di conseguenza nei modi della solidarietà. Nelle persone di G. e C. la rete si è impegnata a stendere tre bozze di operazioni “a impegno finanziario zero” , interamente sostenute con restituzione in ore di lavoro che saranno presentate ai prossimi coordinamenti.

Alcune immagini di solidarietà internazionale: M. ha un figlio adolescente,non gli ha mai proposto di partecipare ad attività di solidarietà, convegni, formazioni eppure si è spontaneamente impegnato con il gruppo Migrantes di Savona: ha respirato il messaggio portato dalla mamma; A. ed il marito vivono con una pensione che dedicano in parte a sostenere un percorso riabilitativo per un nipote in difficoltà, non manca mai il loro contributo per il Centrafrica; G. si è impegnata ad accompagnare una minore straniera per l’intero corso di studi, partite dalle elementari quest’anno hanno finito la terza superiore, G. ha qualche problema motorio per cui viene raggiunta a casa dalla sua allieva.

Alcune immagini di impegno politico: H. è titolare dell’attività “Africa Market” di Savona, martoriata da petizioni, irruzioni e perquisizioni, ha chiesto aiuto al coordinamento antifascista, abbiamo organizzato un partecipato presidio di fronte al negozio con volantinaggio e, a seguire, aperitivo e festa sulla spiaggia. Nel quartiere V. di Savona verrà aperta una sede di casa pound, è nato un comitato di resistenza, lunedì 16 ci sarà una fiaccolata, si sono già tenute due assemblee ed è sorto un presidio sociale nella SMS. I “Giornalisti de SE”, presenti al convegno RRR 2018 continuano la loro attività politica per la Repubblica Centrafricana condotta con la modalità dell’”esserci” silenzioso e carico di simboli.

Qualcuno di noi è stato attivo in campagna elettorale per le elezioni politiche 2018. La percezione è quella che al momento non esistano organizzazioni politiche mature per costruire un grande cambiamento. Ma esistono molte Persone mature, pronte e capaci di questo. Di diverse razze e culture. Lavorando concretamente stanno ricominciando a ritrovarsi. Nude dei simboli, loro stesse unite simbolo. Il grande coraggio della semplicità restituirà la Luce e la Strada da percorrere. Perché storicamente l’ha sempre fatto.

Con Fiducia
Rete di Quiliano

Perché usare le iniziali puntate? Perché il senso è nel gruppo.

“Non c’è un’intera vita cosa più importante da fare,
che chinarsi perché un altro,
cingendoti al collo, possa rialzarsi.”
(Luigi Pintor)

Carissime/i, di anno in anno ci invitiamo all’eucarestia per ricordare il martirio di padre Ezechiele Lele Ramin; non abbiamo ancora orari ma la messa si svolgerà nella chiesa di San Giuseppe. Chi ha intenzione di partecipare può chiamare per maggiori informazioni i Comboniani 049 8751506 oppure Fabiano 049 623131. In questi giorni, a un anno dalla morte di Masina, è mancata anche Serena Romagnoli della Rete di Roma. Instancabile collaboratrice del Notiziario e, molto impegnata con le lotte dei Sem Terra brasiliani. La circolare nazionale, scritta dalla Rete di Pisa-Viareggio, ci ricorda l’attuale e pericoloso momento politico. Nel “diario” del viaggio in Haiti, avrete trovato la richiesta di aiuto per la costruzione di una nuova aula per la scuola dell’infanzia. Jean e Martine, con la lettera che leggerete più avanti, danno risposta del loro impegno per iniziare i lavori con le loro possibilità attuali. Con la poesia che segue, vogliamo ricordare le tante persone della Rete che, in questi ultimi tempi ci hanno lasciato.

Se ne vanno, così
Se ne vanno,
di solito i migliori,
se ne vanno così,
semplicemente,
quasi con impazienza,
e noi, un po’ smarriti, un po’ traditi,
frughiamo nelle loro vite
per trovare, chissà,
un frammento
del segreto che gli ha resi tali.
Se ne vanno,
e dopo poco, nonostante,
a noi pare,
abituati all’assenza,
sentiamo una insolita tenerezza
lambita da un pizzico di tristezza
o forse è solo nostalgia.
Immensa.
(Elisa Kidanè)

Da Haiti
Salve Tita, stavamo per rispondere alla tua email, ma la tragica notizia della morte di Serena ci ha fatto tardare nel rispondere. Ti ringraziamo per le tue spiegazioni e proposte e siamo completamente d’accordo con le osservazioni. Per il preventivo, è semplicemente un calcolo globale, possiamo cominciare con quel che abbiamo. Se ci vorrà più tempo, saremo pazienti. Dunque, cominceremo con la costruzione dell’aula della sezione di scuola per l’infanzia ”Gianna Bambini ”. E cominciamo con quel che è più importante, la partecipazione della comunità, infatti il coinvolgimento delle persone conta molto. E le persone si devono sentire coinvolte. Dunque, bisogna anche parlare e sensibilizzare le persone, per esempio i genitori, che sono i beneficiari della scuola, costituiscono una fonte principale di risorse umane.
Così, Tita, cercheremo di fare quel che è necessario affinché con poco riusciamo a fare qualcosa. Ancora una volta Tita, grazie per tutto e coraggio in questo momento tanto difficile…
Jean et Martine, che vi abbracciano.. Ciao, ciao, ciao..

A cura della Rete di Pisa-Viareggio

L’ultimo nostro convegno e i seminari che lo hanno preceduto avevano come tema la solidarietà. Da un lato ci siamo chiesti quale possa essere per noi, a 54 anni dalla nascita della Rete, il senso di questa parola, e dall’altro, più in generale, ci siamo chiesti quale sia il senso di questa parola nell’Italia di oggi, abbastanza diversa da quella di 50 anni fa, ma anche da quella di soli cinque o dieci anni fa. Crediamo che proprio i fatti di questi ultimi giorni, con l’Aquarius e il suo carico di disperati utilizzati come ostaggi in una vergognosa prova di forza, abbiano fatto tornare molti di noi con il pensiero al nostro convegno e in particolare alla “spiazzante” relazione di Gherardo Colombo. Colombo è riuscito a metterci in discussione. Alla sua domanda “Cosa è la solidarietà?” abbiamo risposto in diversi modi, tutti abbastanza scontati: “aiutare, condividere, …”. Colombo ci ha portato alla radice: dietro tutto ciò c’è il “riconoscimento” dell’altro, dell’altra, della sua dignità e della sua umanità. E quindi anche dei suoi diritti. E questo vale per tutti, indipendentemente dal colore della pelle (questo ci viene facile), dalla simpatia o antipatia, e anche dalle posizioni etiche e politiche (e questo è già più difficile). Ricordate la sua lettura dell’articolo 3 della Costituzione, dove si dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”? Per cittadino qui, ci ha spiegato, si intende persona, chiunque essa sia, indipendentemente dalla sua cittadinanza giuridica. E ricordate quando ci ha letto il punto XII delle Disposizioni transitorie, in cui si dice che le limitazioni “al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista” sono comunque limitate a 5 anni? Questo in qualcuno ha creato un po’ di sconcerto. È facile per noi riconoscere i diritti e la dignità di chi del sistema è vittima, molto meno di chi del sistema che produce vittime è artefice. Questo essere rigorosi nel riconoscere pari dignità e diritti a tutti, anche a … Salvini (e capisco che non è facile), è quello che ci rende veramente credibili quando condanniamo chi fa distinzioni fra persone, chi nega i diritti e la dignità di chi è diverso o lontano. E qui ritorniamo di nuovo a Salvini. Quello che è successo in questi giorni è veramente ignobile. Oltre 600 persone (uomini, donne, anche incinte, e tanti bambini) usati come ostaggi per potere rivendicare qualcosa di fronte all’Europa, per dimostrare la linea dura del nuovo governo, un governo populista, autodefinitosi “governo del cambiamento”.
Certamente si tratta del governo più a destra della Repubblica, e questo è confermato dal fatto che nei media in questi primi giorni di vita si è presentato con la faccia di Salvini piuttosto che con quella del suo capo nominale, il premier Conte. Si tratta di un governo in linea con il crescente supporto che godono le forze politiche autocratiche, xenofobiche e populiste in tutta l’Europa. Un supporto che trova nel rifiuto dell’immigrazione la sua motivazione immediata, quella su cui fare leva. Da qui l’importanza che ha il nostro impegno come Rete sui temi delle migrazioni, dell’accoglienza e soprattutto del riconoscimento della dignità e dei diritti di tutti, proprio i temi al centro del nostro ultimo convegno. Ma questo non basta, per almeno due ordini di ragioni: La prima ce la suggerisce Carlo Freccero in un articolo apparso nel Manifesto del 6 giugno scorso, quando scrive: “Sono stupefatto di vedere che il buonismo di sinistra si limita all’accoglienza ma non si pone mai il problema delle cause”. Troppo spesso la sinistra con grande miopia ha guardato solo alle ultime fasi del processo migratorio. Si sono fatti accordi con la Turchia e con la Libia cercando di bloccare i flussi, poco preoccupandosi delle condizioni in cui i migranti venivano trattenuti in quei Paesi. Non è un caso che a Minniti, autore degli accordi con poteri locali libici, è arrivato un riconoscimento anche da Salvini. Ci si è preoccupati di contrastare i trafficanti di esseri umani (per altro con minore successo), poco curandosi del fatto che i “trafficanti” sono nei fatti l’unico mezzo di trasporto che noi, con la chiusura di tutti i canali legali, lasciamo a chi cerca di fuggire dalla violenza della guerra o anche dalla violenza di un sistema economico più neo coloniale che neo liberale, e del fatto che di entrambe queste forme di violenza noi portiamo una non trascurabile parte di responsabilità. Per ogni linea di traffico che noi chiudiamo altre più lunghe e più pericolose se ne aprono, ma il flusso di migranti difficilmente si ferma. Da qui la necessità per la Rete di non distogliere lo sguardo dall’altra parte del mondo, dal “rovescio della storia”, di non cedere alla tentazione di concentrarsi sul “qui” trascurando il “li”. Le realtà con cui siamo in contatto, i “nostri testimoni” sono le lenti che ci permettono di leggere, decifrare e svelare la vera faccia del sistema di oppressione che, come “Nord”, abbiamo creato e continuiamo a mantenere e alimentare. Questo è anche il “lascito” dell’impegno con i Sem Terra di Serena, la notizia della cui morte, inattesa e sconvolgente, ci ha raggiunti mentre scrivevamo questa lettera. Nel 1995, Serena, insieme a Maurizio Serra, andava, su incarico del coordinamento, in Brasile per rappresentare la Rete ad un Convegno del Cehila (Commissione di Studi di Storia della Chiesa in America Latina). Nel suo bel resoconto del viaggio, pubblicato sul numero del dicembre 1995 del nostro Notiziario, Serena inizia raccontando la sua emozione nel visitare, vicino a Goias Velho, un occupazione di terre, l’“assentamento Agapito”. Da questa prima esperienza nasce il suo fortissimo e quasi totalizzante impegno con i Sem Terra. Caratteristica dei Sem Terra brasiliani, e credo che proprio questo fosse all’origine della scelta fatta da Serena, è la capacità di avere uno sguardo globale, di vedere la loro lotta all’interno di un cammino che porti a quel “nuovo mondo possibile” che, dopo l’entusiasmo dei primi Social Forum mondiali, è rimasto un po’ in margine. La seconda ragione per cui l’impegno con i migranti non basta è che in realtà le cause di questa crescita dei movimenti populisti e xenofobi sono più profonde. Si chiamano insicurezza, precarietà e disuguaglianze. Già nel primo dopoguerra era stata la crisi economica all’origine della nascita dei fascismi, sia in Italia che in Germania. Nelle elezioni tedesche del 1928, in situazioni di relativa stabilità economica, il partito nazista era rimasto sotto il 3%. All’inizio della grande depressione nelle elezioni del luglio 1932 questa percentuale era salita al 37%, e il partito nazista era diventato il maggiore partito del Reichstag. Nel secondo dopoguerra abbiamo invece avuto inizialmente, almeno in Europa, una forte crescita economica, che ha portato benessere e sicurezza crescenti, crescita dei sindacati e dei movimenti operai, ampliamento dei diritti sociali e anche maggiore democrazia. Sono tante le cause che hanno prima rallentato e poi interrotto questo processo. Fra queste certamente il progresso tecnologico, che ha cambiato la struttura del lavoro nei processi produttivi, riducendo il ruolo e l’importanza del lavoro materiale, e soprattutto frammentandolo e precarizzandolo, e la finanziarizzazione dell’economia che ha portato non solo alla crisi economica di dieci anni fa, ma anche e soprattutto a un aumento fortissimo delle disuguaglianze. Quali siano state le cause, certamente la risposta della sinistra è stata del tutto inadeguata. Da un lato la logica del sistema economico neoliberale è stata nei fatti accettata (vedi la cosiddetta “Terza Via” di Blair), così come è stata accettata la riduzione dei diritti dei lavoratori e la precarizzazione del lavoro (vedi ad esempio il cosiddetto Job Act). Disuguaglianze, redistribuzione del reddito, tasse patrimoniali sono argomenti che non compaiono nei programmi e nelle azioni dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni e di cui anche le opposizioni di sinistra parlano con molta cautela. Dall’altro la stessa prassi politica della sinistra ha contribuito alla crisi dei partiti come spazio di partecipazione e di elaborazione politica, o comunque nulla ha fatto per ostacolarla. Lo slittamento progressivo dalla partecipazione/rappresentatività alla governabilità/comando, ben illustrato dalle leggi elettorali che si sono succedute in Italia negli ultimi anni, dall’introduzione delle cosiddette primarie, e dalla retorica del “dobbiamo sapere chi governa la sera stessa delle elezioni!”, è tipico dei processi che portano alla nascita dei populismi. Processi in cui si passa da una cittadinanza in cui tutti hanno pari dignità e pari potere decisionale all’identificazione del popolo/massa con l’io ideale incarnato dal capo. L’argomento è molto complesso e meriterebbe una trattazione ben più articolata di quel che si può fare nello stretto spazio di una circolare. Forse potrebbe essere un interessante argomento per uno dei nostri seminari. Certamente è un tema, quello della democrazia nel nostro Paese e più in generale in Europa, da tenere sempre presente nel nostro impegno quotidiano come Rete se non vogliamo rischiare di ridurci alla sterilità della pura testimonianza. E questo era proprio il senso di un intervento di Serena, che in questi giorni è particolarmente presente nei nostri pensieri, in occasione di una discussione sullo stato della Rete nel coordinamento del 25 marzo 1995.

La crisi fra il tutto e il nulla

Quando si dice dobbiamo rompere questo rapporto fra debito e pil per pensare di più ai cittadini. Il debito mondiale è quasi tre volte la ricchezza dei paesi. Come potrà mai essere coperto? WASHINGTON – Il mondo affonda in un mare di debito. A livello globale, il debito dei governi, delle famiglie e delle imprese ha toccato il livello record di 152.000 miliardi di dollari, oltre due volte e mezzo le dimensioni dell’economia mondiale, secondo un calcolo diffuso dal Fondo monetario nel suo Fiscal Monitor. «Il debito globale è ai massimi e sta crescendo», ha detto il direttore del dipartimento fiscale dell’Fmi, Victor Gaspar. Per due terzi circa si tratta di debito del settore privato, che secondo il Fondo rappresenta un importante ostacolo alla ripresa mondiale e un rischio alla stabilità finanziaria.La crescita del debito è stata particolarmente pronunciata negli ultimi quindici anni ed è stata più rapida di quella dell’economia, portando il rapporto fra debito e prodotto interno lordo mondiale dal 200% del 2000 al 225% del 2015.
Ci sono tuttavia gli spazi, secondo il Fondo monetario, per utilizzare la politica di bilancio e aiutare la crescita. I Paesi che hanno spazio nei conti debbono utilizzarlo, mentre tutti possono adottare politiche fiscali favorevoli alla crescita modificando la composizione del bilancio. Nel primo gruppo, il Fondo comprende la Germania, come sostenuto di recente anche dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. “La Germania sta già andando in quella direzione – ha detto Gaspar – tenuto conto anche della spesa per i rifugiati e l’evoluzione della demografia con l’invecchiamento della popolazione. Ma sollecitiamo il Governo tedesco a fare di più”.Per Italia, l’Fmi prevede che il debito pubblico crescerà ancora al 133,2% quest’anno e al 133,4% l’anno prossimo per poi cominciare a scendere ma sarà ancora al 125% nel 2021.
La distribuzione del debito nel mondo è molto diseguale: la maggior parte è concentrata nei Paesi avanzati, ma l’Fmi sottolinea anche il forte aumento in Cina negli ultimi anni.
Lo studio dell’Fmi sul debito è durato un anno e riguarda 113 Paesi che coprono il 95% circa dell’economia mondiale.

Ecco lo storico del debito pubblico italiano dal 1970 al 2011, che permette di confrontare grosso modo i governi con i nomi del Primi Ministri in carica.

Fonte: Banca d’Italia, Istat: http://www.irpef.info/testi/debito.html

Il tasso di inflazione è misurato con l’indice Foi (famiglie di operai e impiegati)

Alcuni nomi saltano agli occhi. Ad esempio Andreotti, il cui governo ha accumulato 10 punti sul PIL in tre anni, né più né meno del vituperato Craxi.

Ma clamorosi sono soprattutto i balzi dei “governi tecnici”. Il governo Amato, che ricordiamo come “governo tecnico” chiamato a fare da “risanatore”. Nonostante il famoso scippo dei conti correnti attuato a sorpresa per “rimettere a posto le finanze pubbliche”, in appena un anno riuscì a far salire il debito di 10 punti.

Subito dopo Amato, altro governo “tecnico” affidato a Carlo Azeglio Ciampi. Anch’esso registra un aumento colossale nel giro di un annetto 1993-94: passa dal 115,1 a cui lo aveva lasciato Amato, a oltre il 120%.

Altro grosso macigno: l’accettazione, nel 1998, governo Prodi – D’Alema , di un tetto gravosissimo alle emissioni di CO2 –E se le industrie devono lavorare di più? Se  lo pagano… ! E’ per questa discriminazione che le bollette degli italiani sono del 30% più alte di quelle tedesche.

Nel 2008 arriva la crisi mondiale e il 103,1% del 2007 schizza al 120,1 %; a questo punto, a noi, viene appioppato di nuovo – e questa volta d’autorità dal Presidente della Repubblica, senza alcuna consultazione politica – un governo tecnico risanatore: il governo Monti. Il debito sfonda quota 2 mila miliardi, arriva al 127% del PIL nel 2011 e al 132,6% nel 2013.

Dal BOLLETTINO Statistico mensile elaborato da Bankitalia si apprende che a gennaio 2018 il debito è balzato a circa 2.287 miliardi di euro, rispetto ai 2.263 miliardi di fine 20 in mano agli stranieri17; tuttavia, il debito resta al di sotto del massimo storico di luglio 2017 ( 2.302 miliardi di euro). Se lo confrontiamo con quello del 1970, 14,285 milioni di euro capiamo che sostanzialmente siamo stati governati proprio male. A quanto detto si aggiunga che, mentre nel ’88 il debito era per il 57% in mano agli italiani, per il 4% in mano a stranieri, 21% Banche, 14% Banca d’Italia, 4% Fondi e Assicurazioni; nel ’99 solo il 25% era in mano a italiani, per il 27% in mano a stranieri, 19% Banche, 5% Banca d’Italia24% Fondi e Assicurazioni ; nel 2011 era per il 21% in mano a italiani e per il 40% in mano a stranieri, Banche il 23%, Banca d’Italia 4%,Fondi e Assicurazioni 12%, ; nel 2018 il 6% è in mano italiana, il 32% stranieri, il 27% in Banche, il 16% in Banca d’Italia, il rimanente 19% in Fondi e Assicurazioni.

Rete di Quarrata – Lettera Maggio-Giugno 2018
Carissima, carissimo,
sono arrivato di nuovo in Brasile, a San Paolo, sabato 5 maggio, ho trovato una città dove si stende una cappa di
tristezza e di abbandono che si può leggere nella maggioranza delle persone che ho incontrato.
Il Golpe parlamentare-giuridico-mediatico, -appoggiato dagli organi di sicurezza degli USA-oggi ha chiuso
l’orizzonte a questo Paese che aveva incontrato il “sole” con i governi Lula e Dilma, liberando 45 milioni di bra-
siliani dalla povertà, da esclusi a inclusi!
Nessuno ha saputo dirmi con esattezza dove sta andando il Paese. Ci sono nuove leggi votate che prevedono
impunità ai politici e agli attuali 50.000 giudici. In questi giorni, l’attuale presidente golpista Temer è stato
ancora una volta denunciato per aver ricevuto un milione di dollari di tangente, ma non è preoccupato, control-
la il Parlamento.
Il segnale che sale alle cronache è l’aumento della violenza con un numero di vittime pari ad un paese in guerra.
Le classi povere, adesso lo sono molto di più a causa dei tagli ai programmi sociali che l’attuale governo Golpi-
sta ha effettuato: oltre l’80%.
Il Brasile era uscito dalla fame, adesso c’è di nuovo dentro. Le sei persone più ricche del Paese hanno l’equiva-
lente di 100 milioni di brasiliani, quasi la metà della popolazione.
L’applicazione del liberismo più radicale da parte della nuova classe dirigente installatasi nello Stato, sta produ-
cendo fame e miseria. L’aumento della violenza nelle grandi città è proporzionale all’abbandono a cui sono state
sottoposte. Gli organismi responsabili della sicurezza non vanno mai all’origine del problema. Il nodo che non
vogliono affrontare, è nella nefasta diseguaglianza sociale, nell’ingiustizia sociale, storica e strutturale su cui è
stata costruita la società brasiliana.
La diseguaglianza cresce a vista d’occhio. O si fa giustizia, una giustizia che comprende la Riforma Agraria,
Tributaria, Politica e dei sistemi di sicurezza, oppure crescerà la violenza in tutto il Paese. È presente l’ipotesi
che un giorno gli emarginati delle grandi periferie abbandonate si ribelleranno a causa della fame e della mise-
ria e decideranno di assaltare i supermercati e i centri urbani, questa evenienza potrebbe innescare una violenza
senza fine. Sarebbe motivo per avviare una forte repressione da parte dello stato golpista, appoggiato dai mass-
media conservatori e da un esercito ai cui comandanti “prudono le mani”. Ciò non risolverebbe ma aggravereb-
be la situazione.
In questo quadro come alimentare la speranza in Brasile se non con un radicale cambiamento dell’economia.
Non è la società che deve servire l’economia, ma l’economia servire la società. Questo è il grido che sale dai
Movimenti popolari e dai partiti di sinistra. Bene ha detto in questi giorni l’anziano vescovo profeta, dom
Pedro Casaldaliga, parlando di speranza: ”Portatori di speranza sono quelli che camminano e si impegnano a
superare le situazioni di barbarie. Questi cambiamenti mai verranno dall’alto né dall’attuale governo; verran-
no dal basso, dai movimenti sociali organizzati e con piccoli frammenti di partiti impegnati per il benessere del
popolo”.
Papa Francesco, a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) salutando i movimenti latino-americani con cui si era
incontrato ha coniato tre espressioni, riassunte in tre “T”: Terra per produrre; Tetto, per ripararsi; Lavoro (tra-
balho) per guadagnarsi la dignità lavorando. Ha lanciato una sfida: “non aspettatevi nulla dall’alto. Siete voi stes-
si i profeti del nuovo, organizzate la produzione solidaristica, specialmente biologica, reinventatevi la democrazia
e seguite questi tre punti fondamentali: economia per la vita e non per il mercato; giustizia sociale perché se questa
mancherà non ci sarà pace sociale; e attenzione alla Casa Comune, la Madre Terra, senza la quale nessun progetto
avrebbe senso”. La speranza nasce da tutto questo impegno di trasformazione.
La speranza non è una virtù qualsiasi, una fra le tante. Essa è molto di più, è l’insieme di tutte; è la capacità
di pensare il nuovo; è la capacità di sognare un altro mondo possibile, utile e necessario; il coraggio di progettare uto-
pie; se pur umiliati, ci faccia rialzare per riprendere il cammino.
La speranza è pratica, si mostra nel fare, nell’impegno a trasformare, nel coraggio di superare ostacoli e affrontare i
gruppi avversari. Questa speranza non morirà mai!
Sono le dieci e mezza del mattino, una massa di uomini e’ in fila all’angolo di una strada. La fila continua per altri
cento metri dove si apre una grande porta, provo a contarli, rinuncio. Mi trovo di fronte al Centro San Martino
da Porres, dove ogni giorno vengono preparate 350 colazioni-café de amanha, 900 pranzi e 400 merende. Osser-
vo una massa di uomini con sacchetti al seguito dove conservono le proprie cose. Parlo con Carlos, indossa un
paio di ciabatte, una maglietta dai tanti colori, tanto deve essere il tempo dell’uso, ha perso il lavoro da quasi un
anno, perso la casa non potendo pagare l’affitto, è falegname da 26 anni. Vive sotto il viadotto di Belem che dista
500 metri dal centro. Sono un centinaio accampati li. Inizio a provocarlo facendogli una domanda politica, la sua
risposta ferma e decisa evidenzia che questo attuale governo sta costringendo milioni di persone a ritornare alla
condizione di povertà esistenti prima di Lula. “Lui ha pensato a noi operai, ai poveri, questo governo si disinteressa
di tutto…”. Entro nel Centro dove mi attende Sandro il coordinatore, mi spiega che per soddisfare le esigenze di
tutti, devono iniziare a dare da mangiare alle 10 e 30. Sei turni, 150 persone per volta. Terminano alle 16, si fa per
dire perchè dopo mezz’ora inizia la merenda. L’associazione che vi opera: Nossa Senhora do Bom Parto, è in con-
tinua lite con il Comune perchè stanzia un aiuto solo per 500 pasti al giorno. Sandro, rabbioso, evidenzia la lunga
fila all’esterno e mi dice: “come possiamo dire a metà di loro che non sono contabilizzati dal Comune e che non
avrebbero diritto al pasto, quando il Comune stesso dovrebbe provvedere?” Continua: “è una lotta continua con le
istituzioni, ma grazie all’aiuto di tanti (anche del nostro gruppo), riusciamo a sopperire a tutti questi bisogni. Pensa
che tre volte la settimana tre psicologhe e due assistenti sociali passano ore ad ascoltare in fila le loro storie, nella
stragrande maggioranza tutti hanno perso il lavoro”. In un angolo della grande sala dove si consumano i pasti, nella
parte finale, sosta una autoambulanza attrezzata con una sedia da dentista, dove vari dentisti vanno a farvi volon-
tariato, anche un nostro caro amico dentista ha aderito. A lato dell’autoambulanza ci sono alcuni tavoli dove alcu-
ne mamme e i loro bambini hanno un posto riservato. Mi avvicino e facendo il buffone richiamo l’attenzione di
Chico, gli chiedo l’età, ha 4 anni, sua madre a lato si chiama Neury. Le chiedo da dove venga: hanno perso la casa,
anche lei vive con Chico sotto il viadotto, suo marito è tornato nel nord-est dai parenti per cercare un lavoro.
Queste povere storie, storie di tanti, di troppi, evidenziano la decadenza in cui è caduto e continua a cadere il Brasile.
Chi udirà il grido di speranza e di liberazione che sale da queste umili persone, Carlos, Chico e Neury, impoverite
ma ricche di umanità e voglia di vivere.
Fino a quando dovranno portare il peso e la crudezza della loro vita? Quando apriremo gli occhi, la nostra ottusità
di mente e il nostro cuore all’altro?
Quando sostituiremo la condanna e il giudizio con la misericordia, il possesso della verità con il dialogo, l’egoismo
con la gratuità e la nostra assenza di sensibilità con la passione?
antonio

Dopo il nostro recente convegno, lasciamo ai singoli, alle reti locali e ai prossimi coordinamenti una valutazione su quanto di positivo ci siamo scambiati e su quanto poteva essere fatto meglio. Diciamo solo due parole. Ci pare importante essere ancora in piena ricerca dopo 54 anni e avere in testa e nel cuore più domande che risposte. Ma questo ci deve anche dare la misura concreta della nostra precarietà: quanto siamo disposti a cambiare nei nostri percorsi di solidarietà? Quanto abbiamo davvero offerto ai giovani che hanno partecipato al seminario? Avremo senz’altro modo di riparlarne. Come rete di Verona, aggiungiamo che siamo stati molto contenti di avere avuto con noi, al convegno, Emma Ghartey e sua zia Olivia Andoh, che fa parte del gruppo di Verona, le referenti del nostro progetto in Ghana contro l’abbandono scolastico delle ragazze. Come sempre, condividere con i nostri ospiti questi momenti serve a farli conoscere a tutta la Rete RR, ma permette anche a loro di capire meglio chi siamo, qual è il nostro punto di vista, come lavoriamo.
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Tra poche ore, in Israele, partirà il giro d’Italia. Più volte abbiamo detto come questa scelta scandalosa non abbia nulla di sportivo e, men che meno, possa essere giustificata dal fare memoria di Gino Bartali, come vorrebbe farci credere la narrazione ufficiale. Gino Bartali aveva aiutato gli ebrei perseguitati in Italia durante l’occupazione nazista, proprio perché erano perseguitati e non per difendere il progetto sionista di Israele. Lui ora non vorrebbe certo che il suo nome fosse strumentalizzato per avallare l’oppressione del popolo palestinese con politiche di apartheid e di repressione sempre più violenta. E’ sotto gli occhi di tutti quanto succede durante le manifestazioni pacifiche del venerdì a Gaza: perfino i nostri mass media non riescono a coprire del tutto le notizie di uccisioni a sangue freddo che avvengono su quel confine. In questi giorni il nostro pensiero va continuamente ad Anissa. Il vuoto che ha lasciato si fa sentire non solo tra noi, ma anche a livello della rete di contatti veri e profondi che aveva saputo tessere in nome del suo impegno per la Palestina. Ricordiamo la sua capacità di schierarsi senza tentennamenti, generosamente, impegnando azione e pensiero, oltre le miserie di tanti “egocentrismi” associativi. Per questo, anche in suo nome, continuiamo a partecipare ai coordinamenti delle associazioni che si interessano di Palestina. Pochi giorni fa, con Liviana, eravamo a Milano per l’incontro di Società Civile per la Palestina. Società Civile per la Palestina vuole essere un punto di confronto e di proposte operative tra molte realtà come Pax Christi con Ponti non Muri, Assopace, Vento di Terra, Invictapalestina, il BDS ed altri, compresi noi della ReteRR. E’ difficile dire se si riuscirà a manifestare in modo visibile il nostro dissenso nei confronti del giro d’Italia o se si riuscirà a costruire una controinformazione efficace (ovviamente, ben oltre il giro). In ogni caso crediamo che si debba resistere con speranza, nonostante tutto, nel “qui” come nel “la”. E’ questo il messaggio che, ancora una volta, ci hanno lasciato i testimoni che abbiamo invitato al convegno. A Verona, per esempio, il prof. Mazin Qumsiyeh (poi ospite a Trevi), in un incontro molto partecipato ha sottolineato in modo pacato ma profondo, come lui per primo coltivi una speranza concreta, legata anche alla lotta nonviolenta delle migliaia di palestinesi di Gaza e non solo.

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Da ultimo vorremmo ricordare quanto è accaduto domenica 22 aprile a Briancon. Volontari e migranti si erano mossi per protestare contro una manifestazione razzista, organizzata il giorno prima da fascisti francesi, senza che la polizia intervenisse. Invece la polizia è intervenuta pesantemente nei confronti dei volontari e dei migranti. Una volta arrivati a Briancon, sono stati fermati sei volontari e tre di loro si trovano attualmente in carcere a Marsiglia, perché accusati di favoreggiamento dell’immigrazione illegale, con l’aggravante di essersi organizzati in bande: “en bande organisée” recita testualmente il capo d’accusa. Tra loro c’è l’italiana Eleonora Laterza che studia mediazione interculturale a Torino (lunedì 30 Marianita De Ambrogio ha inviato sulla lista RRR una e-mail con lettera aperta di sostegno ai tre, che si può firmare scrivendo a firmaperitre@gmail.com ). Il dr. Gherardo Colombo ci ricordava a Trevi che esiste, prima di tutto, il diritto inviolabile di ogni persona al riconoscimento della sua dignità. Ci pare che la manifestazione del 22 aprile andasse esattamente in quella direzione. Questo ci ricorda ancora una volta come sia impegnativa la solidarietà quando può sfociare anche nella disobbedienza civile. Del resto se la Rete vive e ha ancora un senso è perché non chiude gli occhi di fronte alla realtà, ma anzi si pone domande, si confronta con i testimoni e cerca alleanze con chi percorre strade di resistenza. Poi ciascuno e ciascuna, singolarmente o in gruppo, vedrà come agire nella propria realtà, non lasciandosi andare a facili esaltazioni, ma anche senza timore. Non è detto che saremo proprio noi a veder nascere la pianta o, addirittura, a godere dei frutti, ma intanto sappiamo che molti semi vengono messi a dimora.

Un abbraccio resistente a tutte e a tutti.

Rete di Verona

Trento, 29 maggio 2018
Care amiche e cari amici della Rete trentina,
al posto della circolare nazionale, non ancora pervenuta, vi mando questo mese la circolare della Rete di Quarrata, che riferisce sulla situazione in Brasile dopo l’incarcerazione di Lula. E’ una descrizione in prima persona fatta da Antonio Vermigli, che è stato in Brasile all’inizio di maggio.
Per chi fosse interessato, il periodico della Rete “In Dialogo”, di cui è direttore lo stesso Vermigli, dedica questo mese uno speciale al Brasile, dal titolo “Brasile: un golpe istituzionale, giuridico, mediatico”, con articoli del giurista Luigi Ferrajoli, dei teologi Frei Betto e Leonardo Boff e della giornalista Caludia Fanti. Chi non è abbonato e fosse interessato ad averlo, può richiederlo con una mail a notiziario@rrrquarrata.it o con una lettera a Notiziario della Rete Radié Resch, via delle Poggiole 225 – CP n. 74 – 51039 Quarrata (Pistoia).
“In Dialogo” è sempre una lettura stimolante: anche in quest’ultimo numero vi sono articoli di Erri De Luca, Alex Zanotell, Christoph Baker, Luigi Ciotti, Marcelo Barros, solo per citarne alcuni.
Ed ora qualche aggiornamento sul progetto profughi della Rete trentina. Per prima cosa segnalo la presentazione del volume “Accogliere rifugiati e richiedenti asilo – Manuale dell’operatore critico” di Giuseppe Faso e Sergio Bontempelli (editore Cesvot, Firenze, 2017, pp.155). L’appuntamento è per lunedì 11 giugno alle 18 alla Fondazione Caritro in via Calepina 1 a Trento. L’incontro con gli autori è promosso da Oltre l’Accoglienza (OLA), di cui la Rete trentina è tra i promotori, e dal Gioco degli Specchi. Per partecipare all’incontro è opportuno iscriversi, mandando una mail a Cecilia Muscatella (muscacecilia@libero.it), che invierà l’indirizzo da cui scaricare il Manuale (esaurito in edizione cartacea). Gli autori preferiscono infatti che chi partecipa abbia già letto il libro, per potersi confrontare sulle proposte concrete contenute nel testo.
Come scrivevo nell’ ultima circolare, la ‘nostra’ ditta Multicolor di Sami non è coinvolta nell’ inchiesta su gravi irregolarità riscontrate dalla Guardia di finanza nel mercato della distribuzione di pubblicità. Come è emerso anche da un servizio televisivo della trasmissione Report, il settore della distribuzione di pubblicità è inquinato da sfruttamento e truffe. Anche per evitare di venir coinvolto in questi meccanismi, Sami sta puntando decisamente sul settore delle pulizie. Ha già l’appalto per alcuni condomini e uffici di Trento, lavora con competenza e passione, usando prodotti di qualità, e lo stiamo aiutando a trovare nuovo lavoro con l’invio di una lettera a tutti gli amministratori di condomini. Rilancio l’invito a tutti coloro che conoscono amministratori o sono a conoscenza di case/uffici in cui c’è bisogno di pulizie a contattare multicolor.trentino@gmail.com. Tra l’altro Sami si è dotato anche di un furgone, con il quale può effettuare trasporti. Chi avesse bisogno di qualche trasporto (mobili, oggetti ingombranti o altro) può chiamarlo al 327 763 8158.
Infine qualche notizia sugli altri profughi seguiti dal nostro progetto: Abdullahi ha ottenuto la patente C per camion e spera che questo lo aiuti a trovare lavoro. Se qualcuno ha lavori da svolgere nell’orto o nei campi, me lo faccia sapere. Anche se per poche ore, è sempre un aiuto in attesa di tempi migliori.
Un caro saluto a tutte e tutti
Fulvio Gardumi

“… noi stiamo vivendo un momento politico
in cui l’incultura dell’egoismo e della banalità
viene presentata come buon senso politico…”
(Ettore Masina 1994)

Buona estate a tutte/i,
con questa lettera, e con tante circolari che per anni abbiamo scritto ed inviato, cerchiamo di mantenere vivo lo spirito solidaristico di Rete e l’amicizia. Quelle che mensilmente vi spediamo, sono sempre brevi e significative note che raccontano il nostro impegno in Haiti. Questo mese troverete il riassunto, a cura di Maria Rosa e Sandra, dell’ultimo incontro di Rete e,in allegato, il resoconto economico del 2017 diviso per mese, che con continuità gli amici di Haiti ci inviano. Troverete inoltre l’ultima comunicazione da Haiti con cui i nostri amici ci donno notizia della recente visita del brasiliano Joao Simao, formatore di educazione popolare in rappresentanza di Popoli in Arte (la realtà che ha tenuto i corsi di salute di Fddpa)

NOTIZIE
– Il prossimo Coordinamento si terrà presso l’ABBAZIA di SANTA FEDE Via S. Fede a, Cavagnolo (TO) sabato 9 e domenica 10 giugno. Per informazioni e/o partecipazione, CRISTIANA e BEPPE – RETE di CASALE MONFERRATO Casa: 0142 466763 339 2599933 ighilardi@libero.it
– I costi elevati che vengono applicati sul c.c.p. ci obbligheranno ad interrompere il rapporto con le Poste. Nei prossimi mesi decideremo cosa fare. Per il momento tutto rimane invariato.

L’incontro di Rete
Il giorno 5 maggio, presso i Comboniani di Padova, gli amici della Rete di Padova, Chiarano, Due Carrare e Battaglia si sono incontrati per ascoltare il racconto del viaggio a Haiti di Elvio, Francesco e Marianita, accompagnato da una serie di fotografie e dal resoconto scritto “Di nuovo adHaiti” con il programma del viaggio e un dettagliato e ricco resoconto degli spostamenti, degli incontri che hanno avuto con FDDPA e con altri gruppi. Consigliamo a tutti di leggere il “resoconto-diario” ma, intanto, riportiamo in sintesi le notizie avute durante la serata. Scuole: sulla montagna sono il fondamento e la prima azione avviata da Dadoue, sono tre, a Dofinè, Katien e Fondol). Anche il numero dei bambini, specialmente nelle scuole per l’infanzia ‘Gianna bambini’, è aumentato anche perché le scuole che erano state avviate da un programma statale sono state quasi immediatamente chiuse e i bambini si sono riversati nelle scuole di FDDPA (ci sarà bisogno di costruire nuove aule e sistemare le vecchie). C’è molta soddisfazione per i risultati che gli alunni ottengono alla fine del percorso scolastico quando devono sostenere gli esami in città. Alcuni insegnanti sono gli ex alunni della prima scuola di Dadoue. Soddisfazione anche da parte degli insegnanti, sia per la loro formazione da parte di FDDPA, sia perché, con il sostegno della Rete, vedono pagati i loro salari, anche durante il periodo estivo, al contrario di quanto avviene per gli insegnanti statali che ricevono i loro salari a distanza di mesi. E’ stata visitata pure la scuola professionale di sartoria e cucina ‘Giovanna Mocellin’ (si sta pensando a un progetto per permettere alle ragazze di usare le macchine da cucire anche dopo la conclusione della scuola). Salute. Dopo i seminari sulla salute si è dato inizio alla costruzione di latrine e si sta procedendo alla produzione e alla distribuzione di cloro per la potabilizzazione dell’acqua. Minerva, infermiera, e Elicia, ausiliaria, oltre a uno studente di medicina, si recano con regolarità nei Centri di salute per offrire le prime cure, fornire informazioni igienico- sanitarie e distribuire qualche medicinale. Agricoltura: si sta cercando di organizzare la coltura del crescione a Fondol, on l’aiuto di contadini di Dofiné che da anni la praticano utilizzando l’acqua del torrente. Il gruppo di giovani di Dofiné vorrebbe creare un piccolo bosco per contrastare il disboscamento della montagna. Esistono anche problemi, come la chiusura del forno di Fondol perché il responsabile è emigrato in Cile o la difficoltà di continuare con la mensa scolastica per l’impossibilità di produrre ancora miele.Inoltre, a causa dei costi e dell’impraticabilità delle strade per trasportare materiali per ampliamenti di fabbricati, sarà necessario organizzare un lavoro collettivo. Jean e Martine, che coordinano le azioni di FDDPA insistono sulla necessità di coinvolgere i diretti interessati, i contadini e le persone delle varie comunità per renderli consapevoli e responsabili, secondo il principio che tutti devono dare il loro contributo. Si osserva un grande interesse a frequentare le scuole, anche se gli alunni per arrivarci impiegano ore di cammino. Elvio, Francesco e Marianita hanno visitato una scuola di musica per giovani, bellissima esperienza, inaspettata ma purtroppo unica. Concludono sottolineando l’importanza delle scuole,delle borse di studio, della formazione agroecologica. Bambini e ragazzi sono costanti nella frequenza anche se devono camminare ore per raggiungere la scuola. Hanno colto negli amici haitiani una ferma volontà di continuare nel lavoro iniziato da Dadoue, di mantenere viva la forza di volontà nell’affrontare le difficoltà, di andare avanti nella lotta continua “a piccoli passi arriveremo” come era scritto sulla carriola di un contadino: “Ti pa ti pa nap rive”. Ora tocca a noi aumentare il nostro impegno per accompagnare anche concretamente il cammino di FDDPA.

Comunicazioni da Haiti
Salve Tita, siamo felici e contenti per le notizie che ci hai inviato. Noi abbiamo visto le informazioni alla televisione sulla situazione politica italiana, e non sono buone. Purtroppo il movimento 5 stelle ha scelto di accordarsi con la lega e non ci si può aspettare qualcosa di buono da un’alleanza del genere. Peccato. Ci ha commosso vedere come Dadoue sia ancora viva tra voi per il modo in cui avete onorato la sua memoria; anche noi abbiamo onorato la sua memoria in particolare a Fondol e a Dofiné; a Fondol abbiamo organizzato una giornata speciale con i membri delle varie frazioni e anche con la partecipazione dei bambini della scuola che hanno imparato molte cose sulla vita di Dadoue. A Dofiné c’è stata una veglia organizzata con molte testimonianze che hanno esaminato la visione e il sogno di Dadoue per la montagna. Per il prescolare “Gianna bambini” di Fondol e il completamento dell’edificio di Katien, ti inviamo il bilancio con i prezzi attuali dei materiali, ma la gourde è davvero instabile rispetto al dollaro. Per una borsa di studio per la scuola agricola di Pandiassou, serviranno 40.000 gourde, circas 615$ USA per un anno scolastico. Per quanto riguarda Christmène, dopo il periodo di allattamento della sua bambina, lei pensa di poter riprendere la scuola per infermiere in ottobre, e il costo annuale è di 50.000 gourde (circa 769 $ USA). Anche Martine desidererebbe continuare la sua formazione di analista medica dopo le vacanze estive in ottobre, e il costo per un anno è di 50.000 gourde (circa 769 $ USA). La visita di Simao è andata molto bene, e abbiamo avuto come aiuto per la traduzione, un fratello cattolico che ha vissuto e studiato in Brasile per 10 anni. Sono arrivati a casa a Dubuisson la sera di domenica, abbiamo proiettato i video sul lavoro di Jumel che ha spiegato un po’ loro la situazione. Abbiamo cominciato la visita a Katienne dove si è visto il lavoro di scavo di una latrina che un Gruppo di giovani della comunità aveva preso l’iniziativa di costruire insieme con l’accompagnatore del programma di salute che aveva partecipato al seminario; si è discusso con i giovani, si è mangiato insieme; l’indomani siamo saliti a Fondol per vedere il lavoro di 5 famiglie che hanno preso l’iniziativa di cominciare lo scavo per una latrina, avremmo voluto far vedere altre comunità della montagna, ma il tempo non bastava. Infine abbiamo concluso la visita presso una comunità di Dubuisson e con il giovane di Cabaret che lavora con il metodo dell’Educazione popolare. A Simao è piaciuto molto il lavoro delle comunità, e ci ha parlato delle difficoltà che devono affrontare oggi con la crisi che attraversa il Brasile. Egli pensa che con la prossima venuta di Anna, si potranno vedere altre comunità che lui non ha avuto il tempo di vedere. In effetti, la visita du Simao è durata due giorni: sono arrivato domenica pomeriggio e sono partiti martedì pomeriggio. Tutto è andato bene e si è concluso bene. E parallelamente, l’esperienza di fare il cloro continua ad essere divulgata nelle comunità e per il primo maggio, FDDPA, su richiesta di Maria Paola, ha avuto il privilegio di mandare Jumel e un altro giovane formatore del programma, presso il Centro di Formazione di Croix des bouquets, dove Ana e Maria hanno l’abitudine di trascorrere il loro soggiorno, per animare un seminario sul cloro con una cinquantina di partecipanti provenienti da diverse regioni di Haiti. E’ stato un vero successo per tutti coloro che hanno preso parte alla formazione. Così vi scriviamo con molta gioia e speranza, vi diciamo Grazie per questa grande solidarietà che tutti i membri della Rete e in particolare quelli di Padova ci testimoniano da una ventina di anni.
Grazie, Jean e Martine, con amore