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CIRCOLARE NAZIONALE DI APRILE 2018 – Rete Radiè Resch di Castelfranco Veneto

Dal dramma del popolo congolese:
NON UN GRIDO DI DISPERAZIONE MA UN GRIDO DI RIVOLTA

“Siamo tutti pieni di gratitudine perché ci sappiamo supportati da voi e questo ci dà la forza di andare avanti. Volevo dirvi due parole per quanto riguarda la situazione attuale del Congo: la situazione è di grande sofferenza, dal punto di vista sociale il popolo non ha mai vissuto così male prima dei giorni di oggi. Oltre a questa sofferenza generalizzata, c’è la crudeltà del potere. Il popolo che non ce la fa più è riuscito ad alzarsi e dire di no alla dittatura, dire di no ai massacri, a dire di no a tutto quello che il potere sta facendo per impedire ogni presa di parola. È così che i cristiani, laici principalmente sostenuti dai sacerdoti, dalle religiose e dai religiosi hanno organizzato delle manifestazioni pacifiche per richiamare il governo e chiedere a chi è al potere di rispettare l’accordo di S. Silvestro. L’accordo che è stato firmato alla fine del 2016 con la mediazione della Chiesa perché è l’unica via che permette al paese di uscire dalla violenza, di trovare una via di uscita pacifica. Per questo i cristiani stanno organizzando delle manifestazioni pacifiche per chiedere la democrazia, per chiedere la organizzazione delle elezioni, per chiedere la pace e una vita dignitosa. Purtroppo in ogni occasione c’è stata una risposta crudele del potere. Il 31 dicembre 2017 c’è stata la prima manifestazione, la risposta del potere è stata la violenza nel sangue, hanno ucciso, hanno ferito, hanno sequestrato, hanno portato via, imprigionato dei cristiani che non avevano niente in mano se non la loro Bibbia, la croce e il rosario e stavano pregando. In quella occasione i poliziotti hanno profanato anche le chiese per creare un vero e proprio disastro. Questa è una situazione terribile che stiamo vivendo. Il 21 di gennaio 2018 è stata organizzata una seconda marcia e la risposta è stata uguale, c’è una crudeltà che non si capisce, si risponde con la violenza, ma grazie a Dio i cristiani sono più determinati di prima. Domenica 25 febbraio è stata programmata un’altra manifestazione pacifica e la protesta si sta allargando in tutte le Provincie. I cristiani sono determinati a chiedere lo stato di diritto. Questo è il grido del popolo e noi siamo grati al Santo Padre che ha programmato una giornata di preghiera per il popolo del Congo e del Sud Sudan, questi popoli stanno soffrendo fuori misura, sono bagnati di sangue. Sapete bene che in Congo da 20 anni a questa parte abbiamo avuto già 10 milioni di morti e ogni giorno ci sono dei morti. All’est del paese c’è una situazione di guerra permanente, stranieri entrano, uccidono e scappano, vogliono sterminare la popolazione. E oggi all’ovest del paese sono arrivati allevatori stranieri con migliaia di mucche che stanno distruggendo tutte le risorse di un popolo povero che vive dell’agricoltura, che non riesce più a ricavare i prodotti dai campi per questi allevatori armati e protetti dal potere. E’ una situazione drammatica che porta il popolo congolese a gridare, non è un grido di disperazione, questo è un grido di rivolta! Un popolo che non ce la fa più, chiede dignità, chiede umanità e chiede ai fratelli e alle sorelle cristiani degli altri paesi, degli altri continenti di sostenerlo affinché si possa fermare questo fiume di sangue. È il grido del sangue innocente di milioni di congolesi e del Sud Sudan. Noi sappiamo che voi siete con noi, e questo ci dà la forza, per questo vi ringraziamo sinceramente e vi chiediamo di continuare a pregare per noi perché abbiamo bisogno della forza e della speranza. Noi non vogliamo morire, noi vogliamo vivere, vogliamo andare avanti nonostante tutto. Aiutateci, gridate con noi, chiedete ai vostri governi di smettere con lo sfruttamento cieco delle risorse del Congo. Chiedete alle vostre multinazionali di smettere con lo sfruttamento delle risorse del Congo. Chiedete ai vostri dirigenti e ai vostri governi di smettere con il traffico delle armi che semina solo morte e sangue. Noi sappiamo che voi siete con noi e che anche voi state soffrendo nel vedere i massacri, le violenze e le ingiustizie che sta subendo il nostro popolo. Aiutateci a fermare questa spirale di violenza.
Grazie a tutti, pace e bene a tutti. Anche noi vi portiamo nella nostra preghiera.”

GRANDE MARCIA DEL RITORNO

Sono stata a Gaza qualche anno fa, ed ora immagino lo scenario della “Grande marcia del ritorno” che nei piani degli organizzatori dovrebbe durare sei settimane, fino al 15 maggio, in coincidenza con la “Giornata della Nakba”, la “catastrofe”. La “marcia del ritorno” è stata indetta per commemorare “l’esproprio delle terre arabe” nel 1948.
(A partire dal 15 maggio 1948 le milizie sioniste, espressione di quel mondo ebraico appena uscito dall’immane catastrofe della Shoa perpetrata in nome della follia nazista, trasformate da perseguitate in persecutrici attuarono il più sistematico progetto di espulsione di un popolo dalla propria terra che la storia recente ricordi. Prima della fine del 1948 ben 750.000 arabi palestinesi vengono espulsi dalle loro case, i loro beni requisiti, i lori villaggi distrutti (si calcola che almeno 530 insediamenti siano stati rasi al suolo); al termine di quell’anno circa il 60% della popolazione palestinese era stata espulsa dalla propria terra. La Nakba non è stata solo una tragedia, ma l’inizio di un’ulteriore, interminabile tragedia, di cui ancor oggi è vittima il popolo palestinese. Gli anni seguenti hanno visto succedersi continue espulsioni (altri 350.000 solo nel 1967) e soprattutto il totale annullamento della stessa nazione palestinese la cui popolazione risulta in gran parte confinata in campi profughi di fatto posti sotto il controllo israeliano. Nel frattempo all’interno di Israele veniva pianificandosi una politica segregazionista, sostanzialmente analoga a quella praticata in Sud Africa durante l’Apartheid, nei confronti dei cittadini di origine araba. Tutto questo e molto altro è avvenuto: sistematiche violazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite; uso del terrorismo come arma politica nei confronti di leader stranieri ritenuti ostili; saccheggio sistematico del patrimonio storico culturale palestinese o distruzione delle testimonianze ritenute contrarie all’identità ebraica di Israele; occupazione ripetuta di territori affidati in pieno diritto all’autorità palestinese; costruzione del muro, totalmente edificato in territorio arabo; violazione sistematica dei più elementari diritti umani dall’uso della tortura agli attacchi contro istituti scolastici e ospedalieri. E questo con il silenzio, se non con l’appoggio del resto del mondo. L’Europa incapace di superare le sue divisioni e suoi sensi di colpa fino al punto di permettere tragedie presenti per non ricordare quelle passate; gli stati arabi troppi interessati a mantenere buoni rapporti con l’occidente e a non danneggiare le proprie relazioni commerciali per compromettersi al fianco dei fratelli palestinesi; gli Stati Uniti schierati senza se e senza ma con Tel Aviv, a prescindere dal colore politico dell’inquilino della Casa Bianca, in ogni caso legato alle lobby finanziarie ebraiche il cui appoggio è fondamentale oltre oceano).
Venerdì scorso è stato soprannominato il “Venerdì dei pneumatici”. Nei cinque campi base che circondano i territori israeliani i manifestanti palestinesi hanno dato fuoco a copertoni e lanciando pietre verso le barriere e il territorio di Israele. I dimostranti palestinesi hanno pianificato di bruciare circa 10.000 gomme e di usare specchi per accecare i cecchini delle Forze di difesa israeliane (IDF), appostate dietro ai terrapieni che difendono il confine, pronti a colpire gli istigatori più violenti. Un fumo nero e denso si è alzato dalla Striscia di Gaza, lungo la barriera che divide il piccolo territorio palestinese da Israele. Cecchini israeliani alla frontiera, fumo nero fra gli aranci, odore acre, via vai di camionette dell’esercito. Il fumo è servito per impedire la visione ai cecchini e ai tiratori scelti di Tsahal, e gli israeliani hanno risposto con cannoni ad acqua e dissipatori di fumo. Colpi secchi di fucili e sirene delle autoambulanze, le forze armate israeliane e la polizia con i corpi speciali dalle divise nere si sono esercitati insieme per 7 giorni, l’intelligence si è infiltrata per trovare i punti più caldi, nelle retrovie il dispiegamento di forze è impressionante: camionette, blindati, camion, bulldozer. Da giorni i social media arabi parlano di “protesta dei copertoni”. E da giorni si ammassano gomme negli stessi luoghi lungo il confine da dove venerdì scorso sono partite le manifestazioni e i tentativi di migliaia di persone di oltrepassare la barriera fissata da Israele. Alcuni sono riusciti ad entrare nella cosiddetta “area di accesso ristretto” – 300 metri di terreni agricoli abbandonati ritenuti dall’esercito israeliano off-limits. L’ONU ha ribadito che le armi da fuoco possono essere usate solo nel caso di imminente pericolo di vita. L’unica informativa che arriva dall’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite è un invito a Israele a garantire che le sue forze di sicurezza non usino eccessiva forza contro i manifestanti. Le armi da fuoco dovrebbero essere utilizzate solo come ultima risorsa, e il ricorso ingiustificato al loro uso potrebbe essere considerato come violazione della Quarta convenzione di Ginevra. Risultato: Diciotto persone, undici delle quali secondo i portavoce militari israeliani erano miliziani dei gruppi armati della Striscia, sono rimaste uccise venerdì scorso da proiettili di gomma e munizioni; mentre il ministero della Sanità di Gaza ha parlato di altre tre vittime a cui si aggiungono i feriti deceduti in ospedale. Ad oggi sono 25 i palestinesi morti. A poche centinaia di metri dalla barriera che divide israeliani e palestinesi, dalla parte israeliana, ci sono le prime basse villette delle comunità rurali che circondano la Striscia, dall’altra, quella palestinese, ci sono tende, tavoli e sedie da fiera di paese dove oltre 30 40 mila persone venerdì scorso si sono raccolte in protesta. In Cisgiordania, ci sono state manifestazioni di sostegno, ma molto limitate nei numeri e nell’intensità. A preoccupare Israele non sono i Territori palestinesi controllati dall’Autorità nazionale del vecchio Abu Mazen: la collaborazione tra le forze di sicurezza palestinesi della Cisgiordania e quelle israeliane ha permesso di evitare violenze anche nei momenti di profonda crisi, come il recente annuncio del presidente Donald Trump di un riconoscimento americano di Gerusalemme come capitale d’Israele. Al contrario, a Gaza i vertici di Hamas sostengono e partecipano alla protesta, tanto da aver annunciato compensazioni finanziarie ai feriti negli scontri – da 200 a 500 dollari – e 3000 dollari alle famiglie delle vittime. La situazione economica della Striscia contribuisce ad alimentare la frustrazione di una popolazione che ha poco da perdere. Il territorio rettangolare di Gaza, adagiato sulla costa mediterranea al confine con l’Egitto, è lungo soltanto 42 chilometri, la distanza che c’è tra Milano e Novara. E’ largo 12 chilometri, la distanza che c’è in linea d’aria tra il centro di Roma e il Grande raccordo anulare. In 365 chilometri quadrati vivono 1,7 milioni di abitanti: due volte quelli di Torino città. Il 44 per cento della popolazione è sotto i 14 anni e moltissimi giovani non hanno mai messo piede fuori da Gaza. Dopo l’ultima guerra del 2014 la ricostruzione è stata rallentata dal blocco di beni e persone imposto da Israele, ma anche dalla chiusura del confine egiziano e dall’incapacità di Hamas di gestire la crisi, con i vertici che investono in forze militari mentre la popolazione ha quattro ore al giorno di elettricità e poca acqua potabile. A peggiorare un’emergenza economica che è in origine tutta politica, ci sono le rivalità interne palestinesi fra l’Autorità di Abu Mazen, che non controlla più la Striscia dal 2007, e Hamas. La comunità internazionale che cosa fa? Sono 12 anni che Gaza è chiusa dall’ assedio israeliano come in una prigione; nessuno può entrare o uscire normalmente da Gaza, intorno alla striscia ci sono i carri armati, nel mare su cui si affaccia Gaza la marina militare israeliana impedisce ai pescatori di pescare sparando su quanti di loro escono in mare per procurarsi cibo; i contadini non possono coltivare le loro terre vicine al confine perché ci sono i cecchini che fanno il tiro al piccione; Israele usa le pallottole dum dum che scoppiano all’interno del corpo per cui oltre ai morti di questi giorni ci saranno migliaia di feriti che perderanno gambe e braccia nei prossimi giorni a seguito delle lacerazioni interne prodotte da questi proiettili. Sono proiettili vietati dal diritto internazionale, ma nessuna sanzione viene fatta a Israele dalla comunità internazionale. Forse dobbiamo uscire dalla logica del senso di colpa per l’Olocausto accaduto 70 anni fa, pensando di più a quello che accade nel presente e se la nostra umanità è guidata da una coscienza critica.

Sette punti. Un’agenda strutturale sui migranti, ispirata agli appelli di papa Francesco, che va dalla riforma della legge sulla cittadinanza e all’introduzione di nuove modalità d’ingresso in Italia, fino alla regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”, all’abrogazione del reato di clandestinità, passando per l’ampliamento della rete Sprar, la valorizzazione e la diffusione delle buone pratiche unite all’effettiva partecipazione alla vita democratica dei migranti.

È un appello alle forze politiche, quello di diciannove enti e associazioni cattolici che hanno elaborato un documento da sottoporre ai candidati delle prossime elezioni. Un piano di azioni precise sottoscritto finora da Acli, Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo (Ascs onlus), Associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Centro Astalli, Centro missionario francescano onlus (Ordine dei Frati minori conventuali), Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Comboniani, Comunità Sant’Egidio, Conferenza Istituti missionari italiani, Fcei (Federazione chiese evangeliche italiane), Federazione Salesiani per il sociale, Fondazione Casa della carità, Fondazione Somaschi, Gioventù operaia cristiana (Gioc), Istituto Sturzo, Movimento dei Focolari Italia, Paxchristi, Uisg (Unione internazionale delle Superiori generali) che da oggi potrà essere fatto proprio anche da tutti coloro che vogliono affrontare il tema delle migrazioni in un’ottica complessiva.

Punto primo: riformare la legge sulla cittadinanza. «Non possiamo più stare zitti», esordisce il presidente della Fondazione Casa della carità don Virgilio Colmegna presentando la prima necessità messa in agenda. In Italia stiamo portando «avanti scelte coraggiose sulle migrazioni, frutto della fecondità del Vangelo – sottolinea – buone prassi di partecipazione e inclusione, tanta produzione di sapienza che si scontra con l’arretratezza burocratica che sta dietro la domanda di umanità». Per questo non è più rinviabile, secondo il cartello di associazioni cattoliche, un provvedimento che «sani queste contraddizioni». In Italia, infatti, ci sono «900mila ragazzi nati da genitori stranieri e cresciuti nel nostro Paese, italiani di fatto ma non di diritto, che vivono una cittadinanza dimezzata», gli fa eco Antonio Russo, responsabile welfare delle Acli, per cui si tratta di «una riforma urgente, una riforma di civiltà».

 

Altro nodo cruciale è quello degli ingressi in Italia, con l’introduzione di nuove modalità che non li costringano a chiedere l’asilo. Andare oltre, per la responsabile immigrazione di Sant’Egidio Daniela Pompei che ricorda l’esperienza positiva dei corridoi umanitari attivati insieme alla Cei e alla Fcei, significa «una rapida riattivazione dei canali ordinari d’ingresso che ormai da anni sono pressoché chiusi», a cominciare da un immediato ritorno del decreto flussi, per arrivare fino a proposte più ampie come «il permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e la reintroduzione del sistema dello sponsor».

Terzo punto, la regolarizzazione di quegli stranieri che dimostrano di avere un comprovato percorso d’integrazione. Così, citando le esperienze in corso in Germania e in Spagna, «si riconoscerebbe sia l’impegno dei migranti che di chi ha predisposto per loro un percorso d’inclusione », sottolinea la referente immigrazione del Movimento dei Focolari Flavia Cerino, per cui è importante formare questi giovani anche nelle professioni che mancano nel nostro mondo del lavoro.

Nulla sarebbe possibile tuttavia – questo il quarto punto – senza l’abrogazione del reato di clandestinità che ha dimostrato di essere «ingiusto, inefficace e controproducente ».

L’accoglienza di qualità invece – dicono le 19 realtà – presuppone l’ampliamento della rete Sprar con l’obiettivo – ricorda padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, affrontando il quinto punto del documento – «di riunificare nello Sprar l’intero sistema creando un unico percorso di accoglienza integrata e diffusa» ponendolo sotto «l’effettivo controllo pubblico». Un sistema che va ampliato, perché è un modello di «responsabilizzazione della società».

Le buone pratiche diffuse sul territorio, che si propone di raccontare in un osservatorio e replicare il più possibile, hanno dimostrato che un’altra faccia dell’accoglienza è possibile. Lo ricordano don Claudio Gnesotto, presidente Ascs onlus, e don Giovanni d’Andrea, presidente Salesiani per il sociale, citando il caso degli oratori diventati momenti d’inclusione per i minori non accompagnati, come pure il servizio civile nazionale oppure l’esperienza della Casa Scalabrini 634.

Ultima, ma non per importanza, la necessità di un’effettiva partecipazione alla vita democratica per i migranti, prevedendo l’elettorato attivo e passivo alle amministrative per i lungo-soggiornanti. Il modo in cui affrontiamo il fenomeno migratorio, è quindi la conclusione del presidente di Azione Cattolica Matteo Truffelli, «ci dice che tipo di società vogliamo essere: con lo sguardo indietro, chiusa e paurosa, destinata ad essere travolta dalla storia, oppure con lo sguardo dritto ai problemi, trasformandoli in risorse e opportunità ». L’agenda verrà presentata ai politici il 20 febbraio a Milano e il 26 febbraio a Catania. Tra i primi ad aver sposato i sette punti la deputata Milena Santerini, per cui «in tempo di muri, queste associazioni costruiscono ponti verso i migranti».

Avvenire 9 febbraio 2018

Nella giornata internazionale della donna, è una voce femminile, quella di Zineb, giovane studentessa italiana di origine marocchina, a raccontare, attraverso la sua storia e quella dei suoi genitori immigrati in Italia, l’esperienza di chi ha scelto il Belpaese e vive quotidianamente la bellezza, ma anche le difficoltà di un’integrazione possibile, impegnandosi per perseguire i suoi sogni, nello studio, nel lavoro e anche nel volontariato.

Zineb Baich è una giovane italo-marocchina residente nelle Marche, a Monte San Giusto, un paesino di poco meno di 8 mila abitanti in provincia di Macerata. La sua storia è segnata dal percorso dei propri genitori, in particolare del padre, che si è trasferito in Italia negli anni 90 per dare un futuro migliore alla propria famiglia. Una storia, questa, fatta di tanti sacrifici che costituiscono oggi il perno dal quale Zined trae la forza per vivere meglio la sua diversità, e per perseguire i suoi sogni, sia a livello sociale che professionale, in un paese dove, purtroppo, cresce la discriminazione e l’odio verso il diverso..

“Mi chiamo Zineb Baich, ho 21 anni e frequento il terzo anno del corso di laurea in infermieristica. Lavoro come banconista in una pizzeria e faccio il volontariato nella Croce Verde del mio paese. I miei genitori sono originari di Taounate, un villaggio situato nel Nord del Marocco. Sono molto fiera delle mie origini, in particolar modo di mio padre, che ha sognato di creare un futuro migliore per la sua famiglia qui in Italia, un paese di cui si è innamorato a prima vista. Rimasto orfano di madre, a 14 anni andò via dalla casa del padre – che nel frattempo si era risposato – e insieme al fratello si trasferì a Casablanca, una delle più grandi città del Marocco. Qui per mantenersi lavorò per diversi anni in un calzaturificio, successivamente si trasferì in Libia dove lavorò sempre nel settore calzaturiero. Nel 1990, durante i mondiali di calcio, comperò un biglietto aereo per assistere alle partite; arrivato in Italia si innamorò di questo paese e decise di restarvi. Gli inizi per lui furono duri e fece molti lavori occasionali prima di riuscire a sistemarsi nelle Marche, tipo distribuire giornali a Milano, raccogliere mele in Trentino e così via. E’ stato a lungo uno di quegli immigrati che si accontenta di fare lavori sgraditi agli italiani, molto faticosi e pagati poco; quelli, però, erano gli unici lavori che molti come lui trovavano in poco tempo e che gli permettevano, pur spaccandosi la schiena dalla fatica, di avere il necessario per non morire di fame. Se penso ai valori che mi hanno trasmesso i miei genitori trovo l’umiltà, la cautela nel giudicare le persone, il rispetto per la persona, per il suo vissuto, per la sua storia che non conosciamo. Sono la figlia di un immigrato. Sono “la figlia di quel marocchino” come direbbero alcuni. Molti considerano i marocchini come ladri e delinquenti ma in realtà molti sono come mio padre: gente che si è costruita tutto quello che ha con le proprie sole forze e i propri sacrifici. Persone leali, sincere, oneste, che pagano le tasse, l’affitto, i servizi di cui usufruiscono perché si sentono cittadini come gli altri. I miei genitori mi hanno insegnato a credere in me stessa e nei miei sogni. Mi hanno sempre spronato a studiare e a farmi un’istruzione perché la cultura è il più grande patrimonio che si possa avere, e permette di combattere l’ignoranza. Io so bene che ho la fortuna di vivere in un paese che mi garantisce un’istruzione e quindi non posso sprecare questa opportunità. Mia madre è il mio punto di riferimento come donna e la stimo molto. Non è diventata una ricercatrice, un medico o una docente universitaria ma ha saputo lo stesso insegnarmi ad essere una donna forte, indipendente che si fa rispettare e non si sottomette a nessuna ideologia. I miei genitori sono sempre stati molto aperti di mentalità e mi hanno insegnato che per potersi integrare è bene conoscere la cultura e le usanze del paese in cui si vive senza dimenticare la propria cultura, la propria religione e le proprie tradizioni. Sono cresciuta in due mondi: in casa quello magrebino, fuori quello italiano. Io e le mie due sorelle siamo state cresciute insieme a persone sia arabe che italiane, ho frequentato la scuola materna del paese dove le insegnanti erano suore e i miei dicevano sempre: “Nostra figlia deve conoscere la realtà in cui vive ed essere pronta ad affrontare la sua vita un giorno non sentendosi estranea a questo mondo”. Ho partecipato alle recite scolastiche e realizzato i lavoretti per Natale e Pasqua. Non mi sono mai sentita diversa rispetto ai miei compagni anche se c’era qualche genitore che non voleva che i propri figli giocassero con me. Fortunatamente non sono tutti così. Crescendo ho imparato chi frequentare e chi no, con chi posso fare amicizia senza temere di essere giudicata per la mia provenienza ed ho capito che forse la mia bellezza sta nella mia diversità, nei mie lineamenti, nella mia cultura, nella mia mentalità. Ho sempre sentito di dover aiutare il prossimo, porgendo la mano a chi ne ha bisogno perché la mia famiglia mi ha insegnato a farlo. A 17 anni mi sono avvicinata alla Croce Verde del mio paese, di cui attualmente sono ancora volontaria, grazie a una mia compagna di scuola e mia compaesana. Mi parlava molto bene del clima che si respirava in questo ambiente e delle persone che facevano parte di questa associazione, dei corsi di primo soccorso che organizzavano e delle attività di volontariato in generale. Così ho deciso di iscrivermi e di cominciare a rendermi utile per la società in cui vivo. È stata una delle scelte più belle che io abbia fatto nella mia giovane vita: non solo ho iniziato a frequentare un’associazione, ma ho trovato una famiglia, la mia seconda casa, dove sono cresciuta come persona perché dal punto di vista umano si impara molto. Viviamo in un mondo dove il denaro è padrone della vita di tutti e scoprire che c’è ancora chi crede nell’altruismo, nelle buone azioni, nella beneficenza, nel volontariato, mi può far dire che esiste ancora l’umanità. Questa esperienza mi ha spinto ad avvicinarmi alle professioni sanitarie e a scegliere poi il mio specifico percorso di laurea. Si può capire come i recenti fatti accaduti a Macerata mi abbiano sconvolto e come la loro coincidenza con la campagna elettorale ha fatto si che alcuni politici abbiano sfruttato le paure che stavano vivendo gli italiani. La “paura dell’invasione”, la xenofobia, dare le colpe della crisi o dei reati ai clandestini senza considerare che i reati vengono compiuti da chiunque. Addirittura la paura che chi professa la religione islamica voglia conquistare l’Italia e renderla un paese islamico. Bisogna capire che la diversità esiste in tutte le sue declinazioni e accezioni ma non deve far paura perché la felicità risiede nell’accettare se stessi come si è.”
Queste le parole della giovane italo-marocchina che vive nel maceratese e quotidianamente vive la bellezza, ma anche le difficoltà di una integrazione possibile partendo dal presupposto che la migrazione è una bella storia.

… dal Diario di Anna Frank
“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto,
odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo
che ucciderà noi pure,
partecipo al dolore di milioni di uomini,
eppure, quando guardo il cielo,
penso che tutto si svolgerà nuovamente al bene,
che anche questa spietata durezza cesserà,
che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità”.
Sabato, 15 luglio 1944

Cari tutte e tutti della rete di Padova, con questa lettera circolare vogliamo augurare a tutti una buona Pasqua, sperando di trovarvi in salute e con animo di proseguire nel cammino della nostra rete. Elvio, Francesco e Marianita sono rientrati da Haiti in questi giorni dopo aver trascorso quasi un mese visitando e raccogliendo testimonianze sulla vita delle comunità di Fddpa. Il nostro contributo si caratterizza per appoggiare iniziative locali che continuano a promuovere la dignità e la consapevolezza che la povertà si può combattere restando uniti e continuando l’opera intrapresa da Dadoue, camminando sui principi che lei ha lasciato alla sua gente e anche a noi. Il viaggio ha dimostrato che l’impegno è inalterato e che l’entusiasmo, nonostante i tanti problemi, non è diminuito. Tra le tante cose che a Fddpa vanno riconosciute ricordiamo l’impegno perché i bambini e i giovani possano ricevere una istruzione primaria; l’adesione alle scuole è aumentata al punto che si devono pensare a nuovi spazi per ospitare tutti. Per ascoltare dal vivo il racconto di questo importante viaggio, vi anticipiamo che ci ritroveremo sabato 5 maggio 2018: seguirà una prossima circolare con i riferimenti precisi, intanto segnate sul calendario questa data. Il 24 marzo è stata la giornata dedicata ai martiri. Oscar Romero ha fatto iniziare questa memoria e la chiesa ha finalmente dato il via al pieno riconoscimento della sua testimonianza. Molti di noi lo consideravano già una persona speciale, in America Latina lo è sempre stato, oggi lo è per il mondo di chi lotta dalla parte degli oppressi. Siamo nelle vicinanze del prossimo convegno nazionale del 13-15 aprile e speriamo di ritrovarci in quella occasione.
Una felice Pasqua a tutti e, un 25 aprile di vera liberazione.
Alleghiamo il bilancio economico 2017 e la circolare nazionale. Buona lettura.

Cimetière du Trabuquet, Mentone (Francia) – 12 km dal confine di Ventimiglia. Mattina. Una sole splendente inonda il silenzio di questo cimitero aggrappato alla terra, tra ulivi e palme. Di fronte solo l’azzurro di cielo e mare attraversato dai gabbiani. Il luogo è deserto. Aiuta a liberare i pensieri. Una bella cartolina che dà pace. Solo sulla nostra sponda. Quel mare calmo e sereno, un tempo culla di civiltà, oggi inghiotte le vite di persone che hanno osato cullare il sogno di una vita dignitosa. Per sé e per i propri cari. Quella cartolina nella realtà è un cimitero davanti ad un cimitero.

Senza una precisa meta, continuiamo a vagare, in mezzo a centinaia di croci, tutte uguali. Sono quelle dei Tirailleurs sénégalais, un corpo di fanteria reclutato ( a forza ) nelle colonie e nei territori d’oltremare ed usato come carne da macello per la difesa dei confini francesi. I fucilieri, in realtà non solo senegalesi, hanno qui trovato pace. “Mort pour la France” recita l’epitaffio scritto sui bracci della croce. A lato garriscono le bandiere francesi. Libertè, Egalitè, Fraternitè.

Le generalità riporatate sulle croci sono Mustafà, Mamadou, Coulibaly, Diop, Traorè, Diarrà, … Gli stessi nomi di coloro che oggi stazionano nel greto del Roya, perché a Ventimiglia la frontiera italo – francese è stata unilateralmente chiusa . La medesima, difesa a prezzo della vita, dai loro nonni e trisavoli. Un sacrificio di intere generazioni che continua a perpetrarsi ….. Libertè, Egalitè, Fraternitè.

Casa di Cedric Herrou, Breil sur Roya (Francia) – 25 Km dal confine di Ventimiglia Pomeriggio. Saliamo nell’entroterra: nel piccolo comune di Breil sur Roya. Ospiti a casa di Cedric Herrou, l’agricoltore che è divenuto icona dell’accoglienza in quanto condannato per il «reato di solidarietà». Ulivi, coltivazioni a terrazza, terra strappata alla montagna, al corso del fiume Roya. Dopo aver percorso a piedi un sentiero tortuoso, ci ritroviamo in un campo con tende e caravan, allestito per l’ospitalità dei migranti di passaggio. C’è chi fa lezione di francese, chi cucina, chi lava i panni. Circolano in libertà persone ed animali. Seduti sotto una tettoia all’aperto, Cedric ci riceve. L’approccio non è facile. Persona ruvida, appare molto abbottonato, quasi restio. Capiamo che la telefonata di Don Rito Alvarez, il parroco di Ventimiglia, è stata determinante. Ci sta studiando. Spieghiamo il motivo della visita e lo invitiamo a Trevi. Declina. La recente condanna non gli permette di uscire dalla Francia. Quel confine, a pochi chilometri di distanza da qui, chiude anche Lui. Cerchiamo di approfondire la scelta del tema del convegno. Traducendogli il titolo, ci sorride : “la questione non è così semplice ”. Il clima si riscalda ed il suo racconto parte.

Al primo fermo, nonostante trasportasse con il proprio furgone tre clandestini eritrei (quindi in flagranza di reato) gli è stata riconosciuta “l’immunità per scopi umanitari”. Nessuno di loro aveva pagato e quindi lui non poteva essere configurato come passeur. Dopo che la sua attività, oltre che umanitaria, è diventata politica, le cose sono mutate. Alcune interviste pubblicate su numerose riviste (tra cui il New York Times) rendono evidente il vuoto di uno stato che, dopo aver chiuso le frontiere, si disinteressa completamente del problema. Da quel momento “tolleranza zero”. Ne seguono controlli ripetuti ed un monitoraggio costante della zona intorno alla sua casa. Cedric si assume la piena responsabilità dei fatti contestati e continua ad accogliere tutti coloro che lo raggiungono. Il tam tam tra i migranti è efficace. Arrivano da soli. Decide di interrompere l’iniziale attività e rientrare nella “legalità” per non mettere più a rischio la sorte dei migranti. Insieme all’associazione Roya citoyenne raccoglie le loro generalità, compila le domande di richiesta d’asilo e le consegna ufficialmente alla gendarmerie. Attualmente se le autorità francesi sorprendono un migrante oltreconfine, in una fascia di circa 20 km, questo viene automaticamente caricato e rispedito con il treno in Italia. Minori compresi !!!! Nessun documento è valido. Anzi sovente questi, quando esistono, vengono stracciati (1). “Per dare evidenza di ciò cerchiamo di fotografare i documenti prima che vengano distrutti. Ora chi compie un reato non siamo noi ma lo stato francese con la complicità di quello italiano“. Monsieur Herrou si definisce un whistleblower (2): “Mi sono messo nell’illegalità perché lo stato si è messo nell’illegalità. Bisogna rimettere al centro di tutto gli esseri umani. Dobbiamo impegnarci in quanto cittadini per fare in modo che ogni casa diventi uno spazio politico”.

L’analisi di Cedric Herrou và oltre. Ed è molto lucida. Il fenomeno dei migranti disvela il fallimento di tutti i nostri modelli di riferimento. Certo quello del neo-liberismo ma anche gli aspetti culturali più profondi. Filosofici e morali. La Libertè, Egalitè, Fraternitè viene regolarmente disattesa. Per una Europa che si fregia di essere depositaria di una tradizione e di un alto senso civile evidenziare tutto ciò non è sopportabile. Ed il sistema reagisce di conseguenza.

Verso il Convegno. Numerosi gli spunti di riflessioni. Ne evidenziamo alcuni:
– Le azioni umanitarie sono tollerate, anzi sovente incoraggiate in quanto vanno a coprire le responsabilità ed i buchi istituzionali. Diverso è se all’operazione umanitaria si associa l’azione politica che quelle responsabilità mette in evidenza.
– Le dichiarazioni dei diritti dell’uomo, fiore all’occhiello del pensiero europeo, si sgretolano di fronte al fenomeno migratorio e lasciano il posto a muri, paure e alle pericolose derive nazionaliste ( e razziste ) a cui stiamo assistendo.
– Le testimonianze di Padre Zerai e di Cedric Herrou mettono sempre più in luce il bisogno istituzionale di allineare le operazioni umanitarie. La criminalizzazione della solidarietà viene attuata soprattutto in quelle zone critiche di intervento che sono il limes europeo, mare, terra o montagna che sia (3). Qui gli “occhi ed orecchie ” non conformi sono scomodi ed i whistleblower sgraditi. Perciò si è scelto di esternalizzare la frontiere, finanziando interventi come quelli in Libia e Niger. Delocalizziamo il “nostro lavoro sporco” in luoghi poco accessibili ai riflettori mediatici e comunque soggetti a facili amnesie
– L’entrata in vigore della riforma del terzo settore del 1° Gennaio 2018 ( comprensivo di una richiesta di adeguamento dello statuto associativo alla normativa) non rischia di estendere quell’allineamento istituzionale a tutto il territorio nazionale ?

La solidarietà espressa dalla Rete è sempre stata “libera ” da vincoli istituzionali. L’autotassazione, oltre che testimonianza di una scelta personale dei propri aderenti, ha sempre garantito una autonomia da fondi ( e quindi vincoli ) governativi. Inoltre nel nostro recente percorso in cui ci siamo interrogati su Quale solidarietà dovesse esprimere la Rete, l’azione politica è stata confermata come prassi irrinunciabile. Se tali sono i principi che ci animano dovremo anche valutare le conseguenze delle scelte che effettueremo. Sia come singoli aderenti sia come associazione in toto.

Abitare la frontiera, vuol dire abitare la marginalità. Non solo come mero fatto fisico ma come condizione esistenziale. Apre inedite prospettive a chi crede nell’uomo. Ancora di più. Rappresenta il luogo propizio a cogliere il kairòs del nostro tempo. Perciò Ventimiglia è solo un esempio. Uno dei luoghi simbolo di confine in cui le contraddizioni si palesano. Laddove certo, il fenomeno della migrazione mette a nudo la profonda crisi dei nostri modelli, economici e culturali. Ma contemporaneamente rivela quotidiane scelte personali profondamente solidali. Un laboratorio ricco di attività e di creatività incredibili. Da un versante e dall’altro. Per il lato francese, Vi abbiamo scritto di Cedric Herrou. Per il lato italiano, ascolteremo al Convegno Don Rito Alvarez. Insieme agli altri testimoni e relatori scelti. Ed a noi stessi.

Ci informeremo, ci confronteremo e ci formeremo ……. per riempirci di quella indispensabile speranza necessaria a continuare il lavoro nel nostro locale. Ri-incontrarci sarà, al solito, un piacere. Vi aspettiamo !!

La segreteria
Angelo (Ciprari), Monica (Armetta) e Pier (Pertino)

(1) Comportamenti palesemente illegali per la stessa normativa francese e contrari all’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
(2) Persona che lavorando all’interno di un’organizzazione, di un’azienda, (in questo caso di uno stato) si trova ad essere testimone di un comportamento irregolare, illegale, potenzialmente dannoso per la collettività e decide di segnalarlo all’autorità giudiziaria o all’attenzione dei media, per porre fine a quel comportamento
(3) E’ interessante sottolineare che la cultura di chi vive in mare ed in montagna contenga profondamente radicato
il concetto di soccorso ed aiuto a chiunque sia in difficoltà. Senza distinzione alcuna.

Sotto richiesta di diffusione dalla Rappresentanza  Internazionale del Movimento delle donne curde e da UIKI-Onlus condividiamo la chiamata rivolta anche a organizzazioni femministe, collettivi e associazioni di donne, giuriste, avvocate, accademiche, giornaliste per la partecipazione il 15 e 16 Marzo 2018 alla importante Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli,  a Parigi. 

L’iniziativa, preceduta e seguita da due conferenze stampa internazionali, durerà due giorni. E’ prevista la partecipazione di molte personalità del mondo accademico di fama mondiale. La sezione avrà le traduzioni in inglese, francese, italiano, turco e curdo.

L’importanza delle sentenze, con la discussione del Caso di Parigi e dell’omicidio politico delle tre attiviste curde Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Saylemez, vede come fondamentale la presenza e partecipazione di attiviste, giornaliste, accademiche, giuriste, filosofe del diritto. Il verdetto emesso dal Tribunale dei Popoli potrebbe portare ad un esito storico da rimandare alla giurisdizione sovranazionale.

All’interno della due giorni è attesa la creazione di un Osservatorio Internazionale per la continuazione dei lavori. Qui accademiche e intellettuali potranno essere coinvolte nei lavori di fondazione.

L’Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici (IADL), l’Associazione Europea dei Giuristi per la Democrazia ed i Diritti Umani nel Mondo (ELDH), l’organizzazione MAF-DAD stanziata in Germania composta da Avvocati tedeschi e curdi, e l’Istituto Curdo di Bruxelles, sono gli organizzatori del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP).

Il programma delle giornate

Introduzione. Storia del conflitto: con testimoni d’eccezione. Sotto il profilo dei diritti culturali, dei diritti delle donne dei diritti politici e delle risorse economiche.

Sessione II. Terrorismo di Stato: sentenza di attestazione di crimini di guerra: l’analisi della situazione interna alla Turchia per i coprifuochi di Cizre, Diyarbakir, Sirnax, la violenza contro le donne e  riferimenti all’invasione esterna in corso nello scenario geopolitico siriano.

Sessione III: Il caso di Parigi: l’assassinio di Sakine Cansiz, Fidan Dogan  e Leyla Saylemez. Testimonianze. Prove, fatti, evidenze.

il programma sopra sinteticamente delineato, è disponibile intero in lingua inglese qui

Rilevanza dell’adesione e contatti

La partecipazione è importante, anche alla luce dei massacri che l’esercito turco sta commettendo nella regione di Afrin in Siria. È possibile partecipare tramite la registrazione della presenza al Tribunale. Le conferme sono da inviare entro il 27 Febbraio.

Per ulteriori informazioni di contatto: 

uikionlus@gmail.com

SABATO 20 GENNAIO Partecipanti al coordinamento: SEGRETERIA: Monica Armetta, Angelo Ciprari, Pierpaolo Pertino. BRESCIA: Gabriella Giometti, Piergiorgio Todeschini; CASTELFRANCO VENETO: Mariangela Abbadessa, Ermanno Di Biagio, Marta Bergamin; GENOVA: Sergio Ferrera; MOGLIANO VENETO: Gianni Colleoni, Daniela Duizoni, Beniamino Favaro; PADOVA: Elvio Beraldin, Fabiano Ramin; PISA-VIAREGGIO: Giorgio Gallo; QUARRATA: Antonio Vermigli, Mariateresa Bertoldi; QUILIANO: Caterina Perata; ROMA: Giacinta Carnevale; SALERNO: Lucia Capriglione; TORINO: Marco Zamberlan; TRENTO: Luigi Moser; TREVISO: Olga Turchetto; UDINE: Toni Peratoner; VARESE: Marco Lacchin; VERONA: Gianni Pettenella, Maria Picotti, Francesca Gonzato, Roberto Baccaletto, Mario Fenzi, Dino Poli, Silvana Valpiana;

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Ore 15.00 : Inizio lavori. Come ormai consuetudine, si procede a registrazione audio, per permettere: • L’ascolto integrale della discussione a coloro che non possono essere presenti; • La raccolta completa degli interventi per l’archivio storico della Rete.

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1) Bilancio Annuale e bilancio preventivo 2018 Marta Bergamin illustra il bilancio annuale 2017, che si allega al verbale (nella tabella sono ricompresi i 4 anni di sua gestione, in qualità di tesoriere, in parallelo). Il bilancio è in equilibrio grazie ad una eredità e a qualche extra. Resta il fatto che vi è una riduzione delle autotassazioni e la scomparsa di qualche rete locale. Dallo scorso anno i progetti gestiti direttamente dalle singole Reti non compaiono nel bilancio, né in entrata né in uscita. Ciò è necessario perché si deve avere coerenza tra il bilancio e l’andamento del conto corrente. I versamenti alle operazioni sono stati fatti tutti. La leggibilità del bilancio è garantita, quest’anno, dal fatto che, sia i versamenti che i pagamenti, sono stati contabilizzati, nell’anno di competenza. VITALIZI. Con la morte di Marie Therese si è concluso quello destinato a Paul Gauthier. OPERAZIONI STRAORDINARIE. Versamenti di €. 2.000 a Salete (Brasile), Solidarity Watch e sessione migranti del TPP. SPESE COORDINAMENTI. Sembrerebbero aumentate, ma in realtà sono bilanciate dai contributi raccolti (costo medio per un coordinamento, dedotti i versamenti, è di circa €. 1.000). SPESE BANCARIE. Sono diminuite e diminuirebbero ancora se si potessero fare i bonifici in unica soluzione. Però, la scelta di versare a giugno e a fine anno il contributo ad ogni operazione garantisce un equilibrio nel conto corrente e maggiore equità tra le varie operazioni. AUTOTASSAZIONI. Le Reti attive mantengono gli stessi versamenti (alcune coprono circa il 50 % del bilancio). Ci sono reti che non versano da qualche anno e altre, purtroppo, estinguendo. In fase di versamento non è necessario che la Rete specifichi la destinazione del denaro perché, se non indicato diversamente dal coordinamento, il contributo confluisce nel conto comune della Rete. SALDO del C/C al 31/12/17 è di €. 33.567. TOTALE ENTRATE : circa €. 158,000 con un calo di circa €. 8.000 rispetto allo scorso anno. Il bilancio dovrà esser ancora aggiustato per piccole imprecisioni e per versamenti ancora imputabili al 2017. Per i versamenti l’unico importo non ancora inviato sono i €. 4.000 della Mesa Campesina. Ai Mapuche, per un errore di cambio, è stato inviato di meno. Si rimedierà con il prossimo versamento. Marta chiede che le Reti versino almeno una prima tranche dell’autotassazione entro giugno. PROGETTI GESTITI dalle SINGOLE RETI FUORI DALLA CONTABILITA’ NAZIONALE : €. 51.000 Le operazioni ordinarie impegnano circa €. 152.000. Tolte le entrate straordinarie, vi è un negativo di circa €. 9.000. Attualmente, vi è un residuo di cassa di circa €. 45.000. Vi è stato, quindi, un calo delle entrate, di cui occorre tenere conto nel momento in cui si rinnovano o si approvano le operazioni. Al termine della relazione e spiegazione del  bilancio annuale tenuta dalla tesoriera della Rete, l’assemblea dei soci, presieduta dal presidente della Rete Radiè Resch, Angelo Ciprari, approva  Il bilancio2017. Dal 1 gennaio 2018, è entrata in vigore la riforma del terzo settore che ha soppresso le ONLUS. Dovremo fare una riflessione e una analisi della nostra situazione. Alle associazioni verrà richiesta la variazione del proprio statuto per adeguarsi alla riforma entro febbraio 2019 Si apre la discussione sulla necessità di trovare un soggetto (ente o professionista) che si aiuti ad adeguarci alle modifiche legislative, senza rinunciare alla nostra identità. Gianni Pettenella: rinnova l’invito alle Reti locali a svolgere iniziative per il finanziamento del Convegno.

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2) Aggiornamento partecipazione Commissione Europea. Marta Bergamin illustra anche l’andamento della missione con Fabio Corletto a Bruxelles (novembre 2017) per portare la voce della Rete, si invito dell’On. Kienge, ad un evento in cui si discuteva degli aiuti all’Africa. Molte volte le scelte dell’Europa hanno lasciato a desiderare. Ciò malgrado, si è deciso di intervenire per portare avanti il nostro pensiero. Sono state trovate altre persone che avevano lo stesso tipo di sensibilità. E’ stata un’esperienza positiva. Il progetto presentato (ma non ancora operativo) è nato con buoni presupposti. E’ stata sottolineata l’importanza di coinvolgere la gente del posto, aiutando anche piccole associazioni e non di fare business. A febbraio ci sarà un incontro a Padova e dovrebbero essere predisposti dei documenti. L’on. Kienge vuole portare questo progetto nelle varie regioni, per il momento del Nord-Est. Essere presenti è stato importante. Marta è molto ottimista e ricorda di avere inviato una relazione dettagliata via e-mail Angelo Ciprari: E’ felice dell’entusiasmo di Marta, ma è molto dubbioso, perché teme che questa iniziativa sia sono un contentino dato alle associazioni. Quando, riguardo all’Africa, occorre prendere decisioni, ad esempio, sull’immigrazione o sulla vendita delle armi, esse vengono prese in circoli chiusi. Caterina Perata: Tanti punti sono già stati (inutilmente) discussi in passato. Non ha, invece, sentito nomina-re gli accordi commerciali tra Europa e Africa: Invita Marta e Fabio ad affrontare il tema in quella sede, come pure quello della corruzione. Il coordinamento rinnova il Mandato a Fabio e Marta di rappresentare la Rete in quella sede.

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3) Struttura del convegno e del seminario giovani. Pierpaolo Pertino illustra lo stato dei lavori. Il punto di partenza si trova nell’art. 2 della Costituzione Italia-na, che costituisce un forte ostacolo alla criminalizzazione della solidarietà. Il principio enunciato è il fulcro del convegno. Passa, poi, ad illustrare il manifesto del convegno, che verrà inviato nella mailing-list generale. Potrà essere anche fornito in alta definizione per la stampa di manifesti di grandi dimensioni. Via mail saranno inviati manifesto, programma e comunicato stampa. La Reti sono invitate a far circolare il materiale. Sarà inviato, con le stesse modalità, anche il manifesto del seminario giovani. Per quanto riguarda i programmi, essi sono la sintesi del lavoro delle due commissioni. In alcuni casi, i due programmi debbono “incastrarsi”, anche con riguardo all’uso dei relatori Sergio Ferrera: Chiede perché il manifesto del convegno debba rappresentare un uomo e non una donna. In realtà si constata che il viso riportato potrebbe appartenere sia ad un uomo che a una donna. Vari interventi segnalano la necessità di rendere più leggibile il titolo. Si incarica la segreteria di segnalare il problema al grafico che ha prodotto il manifesto prima che vada in stampa nella stesura definitiva. Pierpaolo Pertino illustra il programma ( vedi mail inviata da Marco Zamberlan). Lo struttura è la seguente:

• Il venerdì pomeriggio, si inquadrerà il tema del reato di solidarietà, a partire dal confronto con l’art. 2 della Costituzione e dall’analisi della situazione degli altri paesi europei.

• Il sabato è destinato alle testimonianze “Qui” e “Là”. Si partirà dai nostro testimoni; poi ci saranno gruppi di lavoro per aree tematiche sulla situazione qui in Italia. Oltre a quelli indicati, potrebbe intervenire un altro relatore proveniente dai gruppi che, a Bardonecchia, prestano soccorso in montagna ai migranti che cercano di passare la frontiera. Non è detto che chi opera alle frontiere possa parlare di tutto ciò che accade liberamente perché in alcuni casi si potrebbero “bruciare” attività in corso. I gruppi tematici saranno facilitati anche per permetterne una corretta restituzione in plenaria.

• La domenica (forse più tardi delle 8.45) ci sarà la tavola rotonda, senza esagerare nel numero dei partecipanti. Da decidere il moderatore. Antonio propone Mario Lancisi. E’ possibile che i ragazzi del seminario giovani abbiano bisogno di un loro spazio. Don Rito Alvarez, a cui sarà affidata parte della relazione finale insieme alla segreteria, è colombiano, proviene da una zona sotto il controllo dei narcos, dove ha creato una comunità per aiutare i giovani a trovare alternative alle organizzazioni criminali. E’ stato spostato perché pesantemente minacciato. A Ventimiglia, pur con le ovvie differenze, sta sperimentando la stessa situazione. Monica Armetta riferisce dei lavori della commissione per il Seminario giovani. Illustra locandina e programma. (N.B. Il programma è già stato inviato da Marco Zamberlan) L’accoglienza del venerdì sarà a cura di Mohamed Ba. Seguirà la proiezione del film “Africa paradis”. Alla proiezione sono invitati ad assistere tutti i partecipanti al Convegno. Il sabato mattina, dopo brevi interventi di Mohamed Ba, don Fabio Corazzina e le ragazze di Solidarity Watch ci saranno delle attività di gruppo animate da Eleonora della Caritas di Savona e probabilmente Rossano del Pozzo di Giacobbe di Quarrata che continueranno nel pomeriggio. A fine pomeriggio del sabato alcuni testimoni delle nostre operazioni inviteranno i partecipanti ad un viaggio nei luoghi di loro provenienza per condividere la loro realtà e la loro vita. Lo spettacolo di Ba, previsto dopo la cena del sabato sarà anch’esso aperto anche ai partecipanti al Convegno. E’ possibile che Ba coinvolga alcuni ragazzi nello spettacolo. La domenica mattina i ragazzi riprenderanno le loro attività ragazzi, e, se vorranno, potranno presentare una sintesi del loro seminario al Convegno e presenziare alle conclusioni finali dello stesso. La Rete collaborerà alle spese con un le risorse economiche accantonate e previste dal bilancio della cassa nazionale. Maria Picotti: Chiede che nel programma venga dato un titolo alle relazioni. Illustra poi lo stato dei contatti con la relatrice Flore Murar Yovanovitch Mario Fenzi: Il gruppo di Verona ha invitato al Convengo la referente dell’operazione in Ghana (parla solo inglese). Siccome è giovane, eventualmente potrebbe partecipare ad un confronto al Seminario Giovani. Caterina Perata: Ringrazia di avere accettato la proposta di invitare i ragazzi del Collettivo MigrAzioni che parleranno del “Daspo urbano”. Porteranno anche la propria esperienza concreta preparando dei cartelloni. Chiede che uno di loro venga inserito nella tavola rotonda della domenica. Uno dei ragazzi, quando ha visto il programma, ha proposto di invitare un obbiettore di coscienza israeliano. Introduce il tema del fine vita: anche su questo fronte si sta arrivando al reato di solidarietà. Giorgio Gallo: Il lavoro della commissione giovani non si è svolto in modo corretto. Angela ha mandato un progetto molto diverso da questo, che è stato completamente ignorato. Ciò è stato estremamente sgrade-vole. Bisogna stare un po’ più attenti nel curare la delicatezza nei rapporti con le persone. Marco Lacchin: Segnala l’esigenza di far circolare subito i programmi visto che siamo al 20 gennaio ed il convegno è ad inizio aprile. Monica Armetta: fa fatica ad accogliere le critica di Giorgio Gallo, perché il programma mandato da Angela non è molto diverso da quello definitivamente adottato. All’interno della commissione, ciascuno ha fatto le proprie proposte, alcune anche da parte dei ragazzi. A seguito di una proposta fatta da una ragazza della commissione seminario-giovani, approvata da Simona di Celle, Angela ha ritenuto impossibile una collaborazione e pertanto ha dichiarato di voler uscire dalla commissione, nonostante un tentativo di chiarimento e di rivalutazione di quanto proposto . Giorgio Gallo: Segnala che la proposta di Angela fatta dopo il coordinamento di Brescia era diversa, preve-deva soprattutto lavori di laboratorio ed è stato totalmente ignorata. Prosegue la discussione (abbastanza animata) tra Monica e Giorgio. Fabiano Ramin: Si dispiace di questo contrasto, anche perché Angela ha una grande esperienza su questi temi. Per sua esperienza, nota che c’è poco tempo per produrre un documento rielaborativo. Ci vorrebbe mezza giornata solo per questo. Propone che i ragazzi possano assistere ad una delle relazioni del conve-gno e poi dedicare molto tempo alla fase della discussione. Pierpaolo Pertino: nei laboratori del seminario giovani, i testimoni delle nostre operazioni devono fare solo un invito – proposta del viaggio. Nessuna relazione ma solo il modo per render immediatamente concreta la possibilità di immedesimarsi nell’altro vivendo per un certo periodo nella loro realtà. Lucia Capriglione: C’è poco tempo per poter elaborare. Propone di dedicare più tempo ai gruppi di lavoro. Inoltre lo schema è troppo aleatorio e manca una mano esperta (Angela?). Il risultato è un po’ disorganiz-zato. Meglio che i testimoni vadano dai ragazzi e non che i ragazzi partecipino ai lavori del convegno Monica Armetta: la partecipazione dei ragazzi al convegno non è stata prevista, proprio per farli lavorare per conto loro, anche alla luce della prima anima del seminario, che doveva essere in un contesto diverso. La struttura è vaga non perché non ci siano idee chiare ma per lasciare più spazio alle scelte del momento. I facilitatori sono, infatti, persone abituate la lavorare con i giovani. Non siamo noi adulti a dover decidere cosa si fa, pur preparando un canovaccio sul quale impostare il lavoro. Verranno infatti fatte delle proposte tra le quali i giovani possono scegliere. La scommessa del seminario sta proprio nell’ascoltare le richieste dei giovani. Poi è estrememente importante che ciascuna Rete si impegni a coinvolgere anche solo 1/2 giovani (16 – 25 anni, indicativi). Si è pensato di collaborare alle spese per la partecipazione. In stanze da 4/5 persone il costo cadauno per l’intero seminario è di 74 €. La metà la metterebbe la Rete quindi ai partecipanti è chiesto un contributo di 35 euro + il viaggio . E’ possibile ( e caldamente auspicato) raccogliere dei fondi destinati a questo scopo organizzando sul proprio territorio uno spettacolo di Mohamed Ba che si è dato disponibile, limitando il proprio compenso e lasciare il resto per autofinanziamento. Al di là della questione economica lo spettacolo di Ba potrebbe esser occasione di sensibilizzazione in senso lato e parte di un percorso che porta i giovani al Seminario. Daniela Duizoni: Nella giornata di sabato ci sono 4 ore ½ di lavori di gruppo. Non sono poche. Antonio Vermigli: Non entra nella problematica che riguarda Angela. Vedendo il programma del sabato osserva che è tutto un dialogo ed un incontro, Non ci sono momenti in cui i giovani non possono parteci-pare. Fondamentalmente il programma va bene. Purtroppo nel nostro convegno non c’è mai occasione di dialogo e di confronto. Forse il tempo del confronto manca più nel convegno. Maria Picotti: Ha parlato con Flore Murar Yovanovitch, secondo cui il titolo del proprio intervento potrebbe essere: “Le frontiere dell’inumano”. Per il pomeriggio del sabato, non ha capito perché e come sia stata in-serita. Infatti, è una giornalista, non una testimone di resistenza in senso stretto. Ha indicato altre persone. Pierpaolo Pertino precisa che la Yovanovitch è stata scelta per rappresentare l’esperienza TTP nelle sessioni di Palermo e Parigi ( a cui era presente) e Liviana Bortolussi, interpellata in merito, si è detta d’accordo Giorgio Gallo: Flore è abbastanza fuori dal discorso del pomeriggio. Lei non è una testimone di un impegno quotidiano. Il titolo di Colombo è “Legalità, reato, solidarietà, giustizia”. Da sempre solidarietà può signi-ficare andare contro la legge. Forse potrebbe essere utile fare un po’ di storia. Vedi ad es. il movimento dei santuari negli Stati Uniti. Il testimone palestinese Mazin Qumsiyeh non verrà, per ragioni personali ha dovuto cancellare i viaggi all’estero. Dobbiamo trovare un’altra persona. Propone come alternativa una palestinese di cittadinanza israeliana che lavora a Gerusalemme per un’agenzia dell’ONU. Si possono raggiungere anche obbiettori di coscienza israeliani ma lui preferirebbe un palestinese. Gianni Pettenella: Per il pomeriggio del sabato, la Yovanovitch sarebbe tra i 4 relatori con 1 ora a disposizione. Potrebbe non intervenire e fare eventualmente da facilitatore. Per la testimonianza palesti-nese a Verona ci sono alcuni contatti Angelo Ciprari: Il convegno serve anche a trovare le nostre forme di resistenza umana, anche contro la leg-ge. Dobbiamo chiederci cosa accadrà se qualcuno della rete commetterà reati: se la Rete li coprirà. Il no-stro impegno è quello di favorire i reati di solidarietà. Lucia Capriglione: Al posto del testimone palestinese propone Hafez, il pastore riferimento della resistenza non violenta del villaggio di At Twani, in Palestina, ( nel suo ultimo viaggio la Rete ha visitato tale realtà). Potrebbe già essere in viaggio in Italia ed in tempi stretti è possibile verificarlo. Elvio Beraldin: Attenzione ai tempi : 3 relazioni al sabato mattina, con traduzioni e dibattito, sono troppe. Inoltre, è il primo convegno senza Ettore Masina: una testimonianza di Clotilde è necessaria. Ha vissuto la resistenza e crede che sul piano della resistenza che mettiamo anche nel manifesto c’è un confronto serio perché i popoli che ci vengono a parlare stanno resistendo da una vita Piepaolo Pertino: Ettore Masina è all’ordine del giorno nella parte dedicata alla memoria Monica Armetta: interessante il discorso della memoria storica. Si potrebbe raccogliere del materiale da inserire nelle cartelline ( magari a cura di Ercole Ongaro e Maria Teresa Gavazza). Giorgio Gallo: il problema non è tanto la motivazione per cui si va contro la legge. Il problema è la legittimi-tà della legge. Alcune leggi sono oggettivamente discutibili dal punto di vista dei valori universali. Il proble-ma è trasgredire le leggi che si ritengono illegittime. Sergio Ferrera: Qui nessuno trasgredisce la legge. Il contesto è differente. Ci sono casi in cui è positivo tra-sgredire la legge

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4) Logistica del Convegno. Lucia Capriglione riferisce che i prezzi sono gli stessi dello scorso anno (vedi il prospetto dei prezzi nella mail inviata da Marco Zamberlan). Per agevolare i ragazzi ci saranno camere fino a 5 posti a prezzo più basso. Ogni 25 paganti c’è una quota gratuita. Ci sono 2 hotel a 5 km, nel caso servissero camere in più. Le prenotazioni si faranno sul modulo predisposto, da inviare via mail o posta ordinaria alla rete di Salerno. [ ATTENZIONE. Nel post coordinamento è stato creato apposito account per l’invio delle Schede prenotazione sia del Convegno sia del Seminario : prenotazioni.convegno.rrr@gmail.com ] Caterina Perata chiede informazioni sulle gratuità. Chi può usufruirne e quante ne sono previste ? Angelo Ciprari dà l’elenco delle gratuità previste. Si apre la discussione su ulteriori gratuità. Antonio Vermigli: ci sarebbero anche due testimoni brasiliani (donne) che dovrebbero avere una gratuità. In una mail le aveva proposte anche come testimoni per il seminario giovani. Prosegue Lucia Capriglione che le prenotazioni saranno raccolte dal 1 febbraio al 25 marzo. Chiede come si debba procedere per le adesioni dei giovani. La segreteria : Si useranno 2 diverse schede, una per il convegno ed una per il seminario, in modo da non creare confusione. Per i giovani sono state messe a disposizione camere più grandi a costo più basso e con il contributo della metà da parte della Rete. Costo soggiorno per i partecipanti al Seminario Giovani €. 35 Caterina Perata: Rispetto al seminario giovani ed al tema, poniamoci il problema della partecipazione di minori stranieri già in Italia (invito). Pierpaolo Pertino: Secondo i facilitatori, inserire anche minori stranieri potrebbe essere un problema per-ché il gruppo dei ragazzi è molto eterogeneo e non ha dinamiche interne consolidate. Quindi può davvero diventare difficile, con i tempi che abbiamo, riuscire a creare un clima adeguato affinché tutti possano esprimersi e confrontarsi. Comunque il Seminario è un punto di partenza. L’idea è sperimentare – sperimentarsi in questa esperienza iniziale e poi se ci sono i presupposti darle seguito. Elvio Beraldin suggerisce di non essere troppo fiscali sulle date di iscrizione. Ricorda poi il discorso della cartellina: c’è sempre stata l’abitudine di fare un segnalibro o una cartolina ricordo. Tutte le reti dovrebbero fare una relazione da inserire in cartellina oltre le schede di testimoni e relatori. Daniela Duizoni: Qualcuno si porterà dietro il giovane: il ragazzo il venerdì pomeriggio cosa fa? Non ha capito il ruolo delle due ospiti di Antonio Vermigli. Monica Armetta: per il venerdì Ba sarà già presente e dipende dal numero di giovani che arriveranno. Angelo Ciprari: nella cartellina ci sarà la scheda dei testimoni (che loro si dovrebbero preparare da soli e che va raccolta da chi tiene i contatti con loro), una serie di siti e libri interessanti (non ci sarà lo stand dei libri), una proposta di itinerari turistici, il bilancio 2018, relazioni sintetiche di tutte le reti dei progetti, la scheda ritorno con i riferimenti per esser contattati per future iniziative, nazionali o sul proprio territorio. Maria Picotti: si potrebbe mettere solo la lista dei progetti e l’invito ad approfondire sul sito. Angelo Ciprari: le relazioni sintetiche potrebbero servire anche per aggiornare il sito Marco Zamberlan: il gruppo di lavoro di cui fa parte, deve occuparsi dell’allestimento e della logistica del Convegno. Di questo lavoro fanno parte anche le cartelline del Convegno. I materiali richiesti a seguire vanno inviati alla mail m.zamberlan@libero.it. Marco ha bisogno dell’aiuto della Rete per:

• Allestimento biografie di testimoni e relatori ( fatte dagli stessi e raccolte da chi fa da riferimento)

• Schede Operazioni aggiornate (14 righe) insieme ad una breve relazione (da inserire sul sito: altre 14 riche) su come la Rete locale operi sul proprio territorio

• Non ci sarà il banchetto dei libri ma sarà allestito un piccolo tavolo con i libri che ognuno intenderà proporre e dovrà in tutto e per tutto autogestirsi ( libri della rete, libri di relatori intervenuti ).

• Per gli altri banchetti espositivi ( prodotti, manufatti, ecc) è necessario fare pervenire a Marco la proposta ( entro la fine di Marzo ) affinché ci si possa organizzare di conseguenza Chiede, infine, se nella cartellina debba essere inserita, per trasparenza, anche la sintesi del bilancio?

Il coordinamento approva il bilancio nella cartellina del Convegno. Pierpaolo Pertino: Si sta cercando di mettere in piedi una mostra di tavole fatte sul tema del reato di soli-darietà da vignettisti, illustratori e fumettisti. I materiali potrebbero essere poi usati per magliette, calen-dari o altro. Si sta poi valutando di fare degli shopper (bustine per la spesa) da vendere. Antonio Vermigli propone una cooperativa di Quarrata per il confezionamento degli shopper. Caterina Perata: con un gruppo di giovani ha iniziato a lavorare perché nel 2019 dovrebbe essere rieditato il giornale fatto al convegno organizzato a Bangui. Chiede il permesso di essere presenti in modo creativo facendo uno stand mobile per dare ai partecipanti oggetti che richiamano questo lavoro. L’obbiettivo è co-minciare a incuriosire su quello che sta accadendo. Il coordinamento approva Sergio Ferrera: Chiede perché lo stand dei libri non si fa più. Pierpaolo Pertino: ci sarà un foglio contenente bibliografie, filmografie e sitografie nella cartellina. I libri in esposizione saranno solo delle persone della Rete o dei relatori. Gestire un banco libri richiede enormi energie e dà pochi risultati. La cosa era già stata decisa allo scorso coordinamento. Sergio Ferrera: se si trovasse una persona disponibile sarebbe possibile fare il banco libri? La libreria è una ricchezza La segreteria riferisce che la decisione è già stata presa nello scorso coordinamento. Giorgio Gallo: Non si ritrova nella decisione presa allo scorso coordinamento ma ne prende atto. Il banco libri è sempre stato presente. Ha qualche perplessità sul discorso dei programmi turistici. La segreteria riferisce che Giovanni (Esposito) della Rete di Salerno non vuole più farlo perché gli preclude la possibilità di partecipare al convegno. Gianni Pettenella: conferma che, a fronte di un grosso lavoro di Sergio e di Giovanni sul banco libri, la rispo-sta dei partecipanti è sempre stata tiepida. L’utile è stato limitatissimo, a fronte di un enorme impegno da parte delle persone interessate. Marco Zamberlan: se qualcuno vuole portare libri occorre che glielo dica, per creare uno spazio espositivo. Chi vuole portare libri ne deve anche seguire la vendita. Lucia Capriglione: l’albergo è a disposizione per diffondere e pubblicizzare l’evento. Pierpaolo Pertino: il gruppo di lavoro di Marco Zamberlan dovrebbe curare la pubblicizzazione. Verranno inviati vari materiali in mailing list tra cui un comunicato stampa. Tali materiali dovrebbero esser usati dai singoli per la pubblicizzazione girandoli alle redazioni dei programmi di approfondimento stampa, tv o radio che ognuno di noi segue. Monica Armetta: chiede a Lucia se rispetto alla proiezione occorra chiedere l’autorizzazione SIAE (verificare se l’albergo è in convenzione). Potrebbe anche far fare una liberatoria dal regista.

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5) La memoria al Convegno Pierpaolo Pertino: per evitare una lettura di nomi e un evento concentrato che può risultare pesante abbiamo pensato di allestire un “albero della memoria” a cui appendere una serie di bottiglie contenenti dei messaggi. Chi vorrà fare memoria di qualcuno/a si preoccuperà di stilare un breve significativo messaggio (poesia, pensiero, frase, ecc) che dovrebbe rappresentare l’eredità a noi consegnata. Tali “messaggi in bottiglia” verranno appesi all’albero e poi letti, in modo diffuso, nel corso dello svolgimento del convegno ( quindi non tutti in un preciso momento) e da diverse parti della sala. Per i dettagli della realizzazione saremo più precisi in seguito con una mail dedicata

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Ore 19.15 Termine dei lavori del pomeriggio e Cena Ore 21.15. Ripresa dei lavori con la discussione sulla “memoria” Giorgio Gallo: L’idea dell’albero della memoria è suggestiva ed interessante. Il discorso di Ettore Masina è diverso, perché è stato il fondatore. E’ il primo convegno che viene fatto senza di lui, per cui è necessario un ricordo con un certo spazio. E’, invece, perplesso dal fatto di incaricare delle conclusioni di Don Rito, che non conosce la Rete. Potrebbe essere pensabile che dopo le conclusioni della segreteria ci sia un intervento di Clotilde Masina che riveda il convegno alla luce dell’eredità di Ettore Pierpaolo Pertino: Si era pensato di inserire questa cosa all’inizio, nella relazione introduttiva. Si potrebbe anche istituire un segno costante, che rimanga. Le due idee sono:

• spazio periodico sul notiziario dedicato a pensieri e poesie di Ettore;

• dedicare l’operazione dei viaggi dei giovani specificatamente a lui. Se l’albero della memoria diventasse una costante dei nostri convegni si potrebbe render evidente che Ettore e Paul sono le radici di quell’albero ( da studiare ). Per ciò che riguarda le conclusioni, sabato 3 febbraio, la Rete di Celle – Varazze incontrerà Don Rito per la terza volta. Si sta lavorando assiduamente con lui in uno scambio proficuo vicendevole. Don Rito è un testimone che riassume il qui ( Ventimiglia) ed il là (Colombia) e la situazione che ci descriverà ci pare un messaggio di speranza fondamentale per salutarci e tornare nel quotidiano. Quella realtà è un laboratorio fatto di scelte precise di singoli (anche di rottura) la cui sommatoria ha ricreato situazioni e humus per situazioni e legami nuovi. Monica Armetta: Si chiede come conciliare questi pensieri. Potremmo fare in modo che all’inizio e a con-clusione ci sia un intervento di Clotilde, in memoria di Ettore. Don Rito rappresenta l’incarnazione di un modo possibile di vivere tutto ciò di cui si parlerà al convegno. E’ il segno fisico, il corpo di un lavoro possibile. Quindi il messaggio di speranza che tutti dovremmo portarci a casa. Marco Lacchin: è contrario a mettere la celebrazione di Ettore a chiusura, perché darebbe il senso di una Rete ripiegata sul passato Dino Poli: E’ giusto fare memoria di Ettore come delle altre persone che hanno fatto la storia della Rete. Olga ha una raccolta di fotografie dei convegni passati e potrebbe mettere a disposizione quelle in cui si vede Ettore. Sarebbe alla fine del convegno, come prospettiva futura. Olga Turchetto: ha tutte le diapositive ma ha consegnato le stampe a Elvio della Rete di Padova. Caterina Perata: Clotilde potrebbe aprile il convegno e mentre parla potrebbero scorrere le foto di Ettore. Appoggia la proposta di far chiudere il convegno a Don Rito, perché è l’unico modo per avere il polso di ciò che accade a Ventimiglia che è realtà fortemente emblematica del nostro tempo. Maria Picotti: Un ricordo di Ettore è doveroso, ma va fatto in modo sobrio. Si dovrebbe sentire cosa ne pensa Clotilde. In ogni caso, non ad apertura o a chiusura. E’ opportuno rischiare su Don Rito: potremmo fare a meno di chiamarle conclusioni. Lui può certamen-te aiutarci a trasmettere certi messaggi. Angelo Ciprari: Per il convegno del cinquantenario è stato proiettato un filmato noiosissimo, perché pochissimi riconoscevano le persone ritratte nelle foto. Forse fare un intervento proiettando immagini potrebbe essere meglio. Clotilde ha già manifestato l’intenzione di venire al convegno. Matteo Mennini sta sta raccogliendo tutto il materiale relativo alla rete e a Ettore che verrà conservato alla Fondazione Basso. Chi ha altro materiale può farlo confluire lì. Tornando ad Ettore, si potrebbe passare quel filmato che Ettore Masina aveva realizzato ed era andato in tardissima serata sulle reti rai. Giorgio Gallo: Apprezza l’idea di Monica. Insiste sul fatto che si deve ricordare Ettore non in termini di passato ma in termini di futuro. Ettore ha cambiato la vita nostra e di molte altre persone. Elvio Beraldin: Ricorda che abbiamo fatto la mostra dei 50 anni dei manifesti della Rete, che potrebbe es-sere riutilizzata. Una storia come la nostra che resiste da tanti anni potrebbe essere raccontata anche at-traverso questa mostra. In questi giorni ho collegamenti con persone che hanno fatto la storia della Rete, come Carla Nicolini, che ha 92 anni. Così pure, Carla Grandi, che ha la stessa età e Mariuccia di Lecco. Pensiamo a queste figure storiche della Rete. Leggendo sul bilancio gli è venuta in mente la Carmignani di Bologna, che versa ancora. Queste persone andrebbero recuperate assieme alla mostra. Pierpaolo Pertino: Sono stati consegnati articoli su don Rito; uno di essi è stato pubblicato sul Venerdì di Repubblica, dedicato ai “difensore di oltremare” sepolti in un cimitero di Mentone. I nomi sulle lapidi sono gli stessi di chi è alle frontiere a chiedere asilo. Per sintetizzare il discorso della memoria: preparate i vostri messaggi in bottiglia per l’albero della memoria in modo che siano letti durante il convegno. Per Ettore sa-rà fatto un discorso a parte confrontandoci con Clotilde e chiedendo un suo intervento ad inizio convegno, con tempi contingentati e nella logica proposta da Giorgio Gallo. Viene richiesto mandato al coordinamento su questo ultimo punto. Il coordinamento approva. Marta Bergamin. E’ stato fatto il bonifico della caparra all’Hotel, inviandolo, su loro richiesta, ad un privato. Procedura anomala di cui Marta vuol render tutti edotti. ATTENZIONE. Dai primi di dicembre è stato cambiato l’IBAN del conto della Rete. Il Nuovo IBAN è questo  IT94I0501812101000011997780. Questo andrà usato per l’invio di contributi & autotassazioni. Il nuovo IBAN verrà comunque anche comunicato via mail.

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6) Aggiornamenti sito della rete e social connesso. Marco Zamberlan parla per Gigi Bolognini, che non è potuto venire. Il sito è attivo ed è abbastanza completo. Liviana Bortolussi ha segnalato alcuni link sono vecchi e altri non funzionano. Verranno sistemati. Si rinnova l’invito ad utilizzarlo il più possibile. Nel sito saranno inserite le schede iscrizione e l’altra documentazione relativa al convegno. Il forum è ancora sottoutilizzato. Durante il prossimo coordinamento esamineremo insieme come funziona questo strumento. Marco è disponibile a riportare a Gigi spunti su sito e forum. Pierpaolo Pertino: Sottolineo che oltre alla cancellazione dei link desueti dal sito Liviana ha chiesto quali siano i link nuovi da inserire e che debba deciderlo. Marco Zamberlan: al momento i link presenti nel nuovo sito erano quelli presenti nel vecchio sito. Sicuramente se ne possono inserire di nuovi. Finora Gigi Bolognini ha inserito i link dei siti “amici” a sua discrezione. Chi ha consigli da dare li può inviare a Gigi Bolognini.

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7) Rinnovo dei Progetti.

a) I cordai – GAPA – Catania Monica Armetta richiama le relazione trasmessa via mail. Il progetto è in scadenza. Dal confronto con il GAPA è emerso che il progetto dei Cordai potrebbe andare avanti con le proprie gambe, per cui ci hanno detto di sentirci liberi se rinnovare o meno il progetto. Alla Rete di Torino dispiacerebbe interrompere questa relazione, apprezza la disponibilità mostrata e vorrebbe proseguire come segue: prosecuzione del contributo per 1 anno, per poi concordare un nuovo progetto a cui destinare gli altri 2 anni un contributo di 2.000 €. anziché di € 2.500. Per quest’anno 2.000 € andranno ai cordai e 500 €. saranno destinati al finanziamento per la partecipazione di alcuni ragazzi del GAPA al seminario giovani. L’altro aspetto, molto interessante, è che il GAPA è interessato a diventare Rete locale. Potrebbe, quindi, nascere una rete a Catania e, magari, lavorare insieme alla Rete di Noto Sergio Ferrera: Questo dovrebbe essere il percorso da realizzare con i progetti: arrivare all’autosufficienza E’ logico che, diminuendo le entrate, venga ridotta anche la quota. Marco Lacchin: approviamo il primo anno e riserviamoci di approvare gli altri 2 anni quando ci sarà il nuovo progetto. Il coordinamento approva in questi ultimi termini.

b) Yanamayo – Peru’ Angelo Ciprari: Valentina, referente del progetto, ci ha scritto una lettera che informa sulla situazione dei carcerati in Perù, ancora detenuti in un carcere militare con pene lunghissime. Sono 12 tra cui 2 donne. Il progetto era stato seguito da Giuliana Cioccoli. La richiesta è di 3.000 €. annui. Viste le difficoltà della Rete si potrebbe rinnovare il progetto per i prossimi 3 anni ad €. 2.700. Maria Picotti: non approva l’idea meccanica di ridurre il finanziamento, anche perché i detenuti non hanno possibilità di cambiare la propria situazione. Propone di lasciare l’importo a 3.000 Angelo Ciprari: l’idea di ridurre era dovuta al fatto che l’anno scorso al progetto erano rimasti in cassa €. 300, per cui la necessità effettiva potrebbe essere di 2.700 €. Sergio Ferrera: avrebbe più senso togliere qualcosa al progetto del GAPA. I detenuti sono stati condannati perché facevano parte dei Tupamaros. Ha senso cercare di aiutarli per cambiare la loro situazione. Gabriella Giometti: d’accordo con Maria sul fatto di mantenere 3.000 €. Il coordinamento approva il rinnovo ad €. 3.000

c) Chiarimenti altri progetti in sospeso Maria Rita Vella che ha fatto un preziosissimo lavoro di aggiornamento richiede conferma della chiusura del progetto Timbuctù, in quanto non ne ha trovato traccia nei verbali. Il coordinamento conferma. Olga Turchetto. Riferisce sullo stato del progetto in Ecuador per le donne capo famiglia. La referente ha pregato di sospendere i versamenti perché la situazione è disastrosa. Lei stessa ha chiesto di essere assegnata ad un’altra parrocchia e non è certo che resti in Ecuador fino al 2019. La proposta è: conferma fino al 2019 salvo il suo ritorno in Italia con versamento anche nel caso cambi parrocchia. La referente ha inviato un documento che sarà fatto circolare nella mailing list. Al momento la referente fà consulenza familiare e fornisce alle famiglie animali da cortile. Non riesca a svolgere altre attività. Sergio Ferrera: le persone che vengono sostenute dal progetto, sanno che l’aiuto proviene dalla Rete? Olga Turchetto conferma Il coordinamento approva la proposta di Olga. Lucia Capriglione riferisce in merito alla situazione del progetto Case verdi: non è possibile andare a Gaza sia per le difficoltà oggettive, sia per la situazione personale dei membri della rete di Salerno. Un’amica della Rete, Patrizia Cecconi, tornerà a breve a Gaza e potrà verificare la situazione. Propone di tenere ancora sospeso il progetto. °°°°°°°°°°°°°°°

DOMENICA 21 GENNAIO Ore 9.20. Inizio dei lavori della Domenica

8) Riassunto coordinato con assegnazione compiti e responsabilità Monica Armetta riferisce che è stato creato uno schema che comprende tutte le incombenze interne al convegno ed è necessario abbinare il nome di un responsabile ad ogni attività Antonio Vermigli: Gherardo Colombo arriverà in aereo a Roma. Occorre che qualcuno lo porti al convegno. Angelo Ciprari: Quando si saprà con certezza l’orario di arrivo, da Roma qualcuno (Loris Nobili, Mauro Gen-tilini) andrà a prenderlo. Si augura che qualche giovane venga, in modo da incaricarlo di quest’incombenza e metterlo in contatto con Colombo. Dopo la trasmissione del verbale, bisognerà fare una comunicazione nella mailing list della Rete, invitando le persone a prenotarsi ed aggiungersi nelle varie incombenze. I responsabili sono pregati di fornire alla segreteria i propri cellulari per eventuali contatti Monica Armetta: L’appello è che tutti coloro che possono, di essere presente a Trevi già il venerdì mattina siano presenti per dare una mano per l’allestimento e la logistica di Convegno e Seminario. Pierpaolo Pertino ricorda che a testimoni e relatori occorre chiedere una scheda di presentazione compilata da loro, raccolta dal referente della rete che se ne occupa e quindi inviata a Marco Zamberlan. Angelo Ciprari: Per pranzo e cena è opportuno che i pasti dei vegetariani siano predisposti con una forma di self-service per sveltire il servizio. Saranno almeno 30. Lucia Capriglione: il servizio verrà fatto con piatti di portata, basterà sapere dove si trovano in modo da portare piatti di portata anche per loro. In ogni caso, chiederà all’albergo come sia meglio fare. Il Coordinamento assegna i seguenti compiti:

• accoglienza e registrazione: Lucia Capriglione chiede che i giovani che arriveranno in anticipo diano una mano alla preparazione.

• apertura lavori e saluti della segreteria: sarà contattata Clotilde Buraggi per l’intervento in memoria di Ettore Masina

• Gherardo Colombo: del tragitto si occuperà la Rete di Roma. Il riferimento per la preparazione della relazione al convegno sarà Giorgio Gallo

• Flor Murar Yovanovitch: verrà per conto proprio e sarà seguita da Maria Picotti.

• Domande e dibattito: Marco Lacchin si occuperà di raccogliere e coordinare le domande

• Film: la presentazione sarà a cura del seminario giovani.

Giorgio Gallo riferisce che è in corso su vari fronti la ricerca del testimone palestinese che dovrebbe sosti-tuire quello che ha dato forfait. Caterina Perata: l’intervento non deve essere sulla situazione della Palestina in generale, ma sulla solidarie-tà che diviene reato anche in quel contesto. Pierpaolo Pertino: At Twani con Hafez, offrirebbe proprio una testimonianza di resistenza non violenta all’occupazione. Come referenti, al momento, sono indicati Lucia Capriglione e Francesca Gonzato. Giorgio Gallo insiste sul fatto che si debbano fare più tentativi in parallelo, ma non condivide quanto detto da Caterina: la Palestina deve essere presente in quanto Palestina, indipendentemente dal tema. Angelo Ciprari è sostanzialmente d’accordo. Elvio Beraldin chiede se i Mapuche verranno a parlare della realtà dei Mapuche o del nostro rapporto con loro. Mancano i titoli delle relazioni. Pierpaolo Pertino: lo schema del convegno sembrava assodato già allo scorso coordinamento. Chi inter-viene è pregato di farlo sul tema già deciso. Bisogna declinare la situazione particolare in un discorso di criminalizzazione della solidarietà: così il convegno ha senso. Giorgio Gallo: si confonde il reato di solidarietà ed il tema della resistenza contro l’occupazione. E’ una cosa diversa ma non meno importante: quando parliamo di Palestina parliamo di resistenza contro l’occupazione. I convegni sono l’occasione di affrontare i temi per noi fondamentali come la Palestina. Monica Armetta: possiamo dare delle priorità. Una introduzione sulla realtà palestinese sarà certamente fatta e poi ci sarà la possibilità di portare la propria esperienza sul tema del convegno. Facciamo una scaletta di priorità, individuando una serie di persone, a partire da quella che incarna meglio la questione. Fabiano Ramin: l’analisi di Giorgio lo convince. Ha conosciuto una persona che dall’Italia è tornata in Pa-lestina e fa resistenza. Visto però, il tema del convegno, l’intervento dovrebbe farlo una persona che è solidale con i palestinesi e, come non palestinese, soffre le conseguenze di questa solidarietà (vedi Bt’selem o altre organizzazioni simili). Maria Picotti: cerchiamo di non essere esagerati nei distinguo. Anche Mapuche e Sem Terra sono solidali in quanto resistenti. Non si può fare un discorso di solidarietà senza l’analisi del contesto. Pierpaolo Pertino: concordo in linea di massima. Ma se, da come riportato, il relatore della Palestina è una persona che lavora per una agenzia dell’ONU e non può prendere posizioni nette, allora non potrà neppure sbilanciarsi sul tema del convegno Olga Turchetto: Non facciamo diventare il coordinamento una riunione di condominio. Propone Jeff Hal-per. Scarterebbe una persona che lavora dentro un’istituzione. Piergiorgio Todeschini: il dibattito ha portato elementi fondamentali sull’equilibrio da cercare nell’interven-to sulla Palestina. Starebbe alla sintesi fatta da Monica. In ogni caso, non disprezziamo le analisi. Maria Teresa Bertoldi: In due anni, le cose in Palestina si sono aggravate in modo vertiginoso. Sottolinee-rebbe il discorso sulla situazione politica. Monica Armetta: Lo stesso discorso vale per Brasile e Cile. A tutti i testimoni sarà chiesta una base di analisi della situazione seguita dalla loro esperienza in tema di resistenza e solidarietà. Il coordinamento conclude che è necessaria la lista definitiva dei relatori entro il 3/4 febbraio. Se il testimone palestinese parla inglese tradurrà Marco Lacchin se parla arabo Chiara Pettenella. Si prosegue nell’assegnazione dei compiti:

• Sem Terra: Serena Romagnoli si occupa di contatti e traduzione.

• Mapuche: Piergiorgio Todeschini terrà i contatti. Jorge, figlio di Fernanda Bredariol farà la traduzione se non venisse ci penserà una ragazza di Brescia. Non ancora certe le date dell’arrivo di Josè Nain perché Fernanda vorrebbe organizzare un incontro in carcere con lui. Segnala anche che il problema non è tanto la partizione della relazione in analisi e testimonianza quanto la traduzione fedele desiderata.

• Presentazione aree tematiche sabato pomeriggio: inseriremo in cartellina schede sui gruppi tematici, poi avranno 5 minuti al massimo per presentare la loro area tematica per permettere ai partecipanti di scegliere il gruppo a cui partecipare. I gruppi tematici individuati con relativi riferimenti sono : 1. Lunaria: Angelo Ciprari 2. Collettivo MigrAzioni: Caterina 3. Vivere la frontiera: Rete Celle-Varazze 4. Sessione di Parlermo e Parigi del TPP : Flore Murar Yovanovitch ( sentire Liviana Bortolussi )

• Ogni gruppo tematico avrà un facilitatore capace di sintetizzare rendere organiche le riflessioni in modo che siano fruibili in fase di plenaria. I facilitatori vanno individuati all’interno della Rete: Rete di Torino 1-2 persone si sono rese disponibili; Collettivo Migrazioni: si auto – facilita; oltre a Sergio Ferrera, altre figure da contattare sono: Franca Gaspa e alcune amiche di Lucia Capriglione ( darà conferma)

• Restituzione in plenaria: la condivisione del lavoro dei vari gruppi tematici sarà effettuata daifacilitatori. Olga Turchetto fa presente che spesso le restituzioni in plenaria sono deludenti perché non complete. Pierpaolo Pertino: questo è il compito dei facilitatori. La segreteria propone per la tavola rotonda della domenica tre domande decise da noi, uguali per tutti a cui i relatori, invitati a rispondere dando tagli diversi sulla base della propria esperienza. Pierpaolo Pertino: il TPP è stato inserito in quanto sta svolgendo un lavoro importante con cui è necessario rimanere in connessione. Nell’area tematica non ci devono spiegare cos’è il TPP ma riportarci l’esperienza delle ultime sessioni e Flor Murar Yovanovitch, che ha partecipato ai lavori poteva essere la figura di riferi-mento, benché non fosse del TPP. Ci interessa un membro del TPP? Maria Picotti: Flore Murar Yovanovitch può esser la persona adatta perché era presente sia alla sessione di Palermo che di Parigi. Eventualmente si potrebbe vedere se Liviana Bortolussi sia disponibile ad affiancarla. Il coordinamento è d’accordo Pierpaolo Pertino: occorre che qualcuno stili la struttura della tavola rotonda con le domande da rivolgere ai partecipanti ( magari si possono anche comunicare prima ) Caterina Perata: La tavola rotonda è molto compressa. Sarebbe meglio invitare i partecipanti al convegno a consegnare le proprie domande la sera. Aveva proposto di inserire anche Roberto Maina del collettivo mi-grazioni. Trova comunque la modalità della tavola rotonda troppo guidata Fabiano Ramin: E’ d’accordo con Caterina. Meglio recuperare le domande dai lavori di gruppo. Sergio Ferrera: dopo un giorno e mezzo di conferenze manca spazio al dibattito. Si dovrebbe dare spazio all’assemblea. La forma assembleare è molto importante Giorgio Gallo: La tavola rotonda ha senso se è partecipata. Il moderatore fa una domanda iniziale, dopo-di chè si crea un dibattito Gianni Pettenella: i lavori iniziano alle 9.00 e prima si deciderà se fare colazione lunga o partecipare alla messa. Ci saranno preti presenti. Quello che interessa è la condivisione fraterna della parola. Non è op-portuno metterlo nel programma: lo comunicherà la segreteria Marco Lacchin: l’assemblea disordinata non è producente. Occorre raccogliere in modo organizzato delle domande brevi da rivolgere ai relatori Caterina Perata: si offre per raccogliere domande scritte. Chiede per la presenza di Roberto Maina Pierpaolo Pertino: nella tavola rotonda si può togliere abitare la frontiera Sergio Ferrera: Non servono domande ma un tentativo di mettere in comune le esperienze. Questa for-mula è molto accademica e la contesta Monica Armetta: per il confronto ci sono i gruppi del sabato pomeriggio. Il laboratorio che è stato inserito proprio a questo scopo. Ricordiamoci che si tratta di un convegno e non di un seminario. La domenica do-vrebbe preservare i tempi e dare valore alla presenza dei relatori. L’ipotesi di far scrivere le domande è una buona soluzione per impedire che il dibattito si sfilacci. Fabiano Ramin: il dibattito non è mai servito a nulla. Meglio fare una cosa ordinata, basata su 3 domande. Pierpaolo Pertino: L’idea di far formulare una domanda dai gruppi tematici del pomeriggio è buona. Fac-ciamo una formula mista: 3-4 domande + domande scritte dal pubblico, anche in base ai tempi. Elvio Beraldin: la domenica mattina è difficile tenere le persone fino alla fine. Un po’ di flessibilità è neces-saria perché molti vengono al convegno per incontrarsi e non per il tema. Lucia Capriglione: abbiamo sempre fatto la tavola rotonda con successive domande dal pubblico. Non vede problemi, anche perché i lavori di gruppo sono stati inseriti il sabato. Negli interventi ciascuno di noi si por-ta da casa quelle che vuole dire. La sede non è la tavola rotonda della domenica mattina. Gabriella Giometti: Il rischio che gli interventi sbrodolino è una certezza. Chi dirige deve fare il cane da guardia, anche per evitare che l’ultimo dei relatori non riesca a parlare. Beniamino Favaro: è mancato ai coordinamento precedenti. Si aspetta dalla tavola rotonda che si sia una testimonianza rispetto al tema del convegno dalle tre persone che vi partecipano. Questo dovrebbe essere di stimolo per la sintesi successiva, assieme alla relazione finale di Don Rito Alvarez. Il moderatore dovreb-be contenere gli interventi personali. Ci vuole anche un po’ di buon senso ed elasticità. Monica Armetta: In sintesi le domande saranno raccolte dai gruppi di lavoro del pomeriggio e altre saranno raccolte da Caterina. Si tratta di capire se fare 3 relatori o più Marzo Zamberlan: tre sono sufficienti. Olga Turchetto: d’accordo su 3, altrimenti i relatori avranno poco spazio. Antonio Vermigli: 3 sono sufficienti, tra l’altro sono 3 donne. Il coordinamento approva 3 relatori Pierpaolo Pertino: per concludere, resta da stabilire chi fa il moderatore. Fulvio Gardumi lo ha fatto 2 anni fa. Si proponeva anche Comina. Caterina Perata: Gigi Giorgio è molto bravo. Piepaolo Pertino: la segreteria ha provato a cercare figure esterne alla rete un po’ brillanti per animare il dibattito, ma poi sono state fatte scelte diverse. Sulla tavola rotonda, visto che le domande sono blindate, vedrebbe bene qualcuno esterno alla Rete. Propone Matteo Mennini. Antonio Vermigli: propone Mario Lancisi, giornalista molto preparato, che conosce bene la Rete. Per gesti-re una tavola rotonda non ci vuole un docente ma un giornalista. Monica Armetta: Proviamo a chiedere a Lancisi, chiedendogli anche di veicolarci il convegno sui suoi programmi televisivi o radiofonici. Giorgio Gallo: Occorre cambiare la dicitura da “Territori palestinesi occupati” a “Palestina”  eseguito Angelo Ciprari: Sarebbe il caso di eliminare il “Don” davanti a Rito Alvarez. Pierpaolo Pertino: la proposta del titolo era “Speranza e Resistenza oggi”. Marco Lacchin: il titolo va bene per la tavola rotonda. Per Don Rito ci vuole un titolo più preciso. Maria Picotti: Condivide l’osservazione di Marco: il titolo dell’Intervento di Don Rito deve basarsi sull’esse-re solidali a Ventimiglia Giorgio Gallo: L’intervento di Don Rito si potrebbe intitolare “Abitare (o vivere) la frontiera” Beniamino Favaro: Meglio vivere che abitare Olga Turchetto: In conclusione al convegno è importante riuscire ad esprimere il concetto che è lecito (mettendosi in gioco personalmente) agire secondo coscienza anche se non legalmente legittimo. Se la solidarietà non è reato e se vogliamo rimanere umani …… Elvio Beraldin: invertirebbe il titolo: “Resistere per sperare un mondo migliore”. Maria Picotti: Non si possono separare resistenza e speranza: preferisce Speranza e Resistenza Pierpaolo Pertino: Il concetto dell’intervento è abitare la frontiera, e il titolo sarà deciso con Don Rito. Daniela Duizoni: d’accordo sulla proposta di Olga. Occorre distinguere legale da legittimo moralmente. Olga Turchetto: E’ il concetto sviluppato ieri sera: fino a che punto siamo disposti ad esporci. Monica Armetta: le parole speranza resistenza e frontiera sono condivise. Pierpaolo Pertino: abitare la frontiera non è solo un fatto fisico, significa anche abitare la marginalità. Beniamino Favaro: sintetizza il titolo del convegno in problematicità da un punto di vista legale e primato della coscienza. Si tratta anche di esporsi. Questo è collegato a speranza e resistenza. Maria Picotti: il termine frontiera è già stato usato in altro titolo.

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9) Varie ed eventuali. Sedi e date dei prossimi coordinamenti:

• 9-10 giugno 2018 : QUARRATA

• 22 – 23 settembre : CREA da Verificare Ventimiglia con Don Rito Alvarez

• 24 – 25 novembre : ROMA Si apre un dibattito sulla proposta di organizzare un coordinamento a Ventimiglia presso Don Rito Alvarez, anche come gesto di solidarietà per la sua attività. Si confrontano due opinioni. Ventimiglia come sede:

• Di un coordinamento fatto di lavori di rete ed esperienze sul territorio (più lungo magari dal venerdì )

• Di un evento a parte, non inserito nel coordinamento come proposta libera a chi vuol partecipare . Candidature prossima segreteria:

Caterina Perata: vorrebbe una valutazione aperta. E’ bloccata per problemi familiari ma si darebbe disponibile per fare i lavori preparatori. Tale possibilità non precluderebbe la partecipazione all’esperienza di segreteria di tutti coloro che hanno problemi di gestione familiare.

Angelo Ciprari: occorre decidere oggi di abolire il divieto di un secondo mandato pur evitando due mandati successivi. Il coordinamento decide in conformità. Circolari nazionali:

• febbraio: Varese

• marzo: Segreteria

• aprile: Castelfranco Veneto

• maggio: Verona

• giugno: Pisa Viareggio

• luglio – agosto: Quiliano Piergiorgio Todeschini illustra la situazione Mapuche. Interpretano il viaggio del papa in modo sbilanciato su una figura di capo di stato impotente a cambiare le cose nella sua Chiesa. Ciò ci impone un tentativo di sciogliere il nodo dell’interpretazione di questo viaggio. Anche i nostri Mapuche hanno pubblicato un manifesto in cui dicono che il Papa non è benvenuto per tutta una serie di motivi. Promette di tradurre il comunicato dei popoli indigeni del Cile sulla visita del Papa e di scrivere qualcosa sul post visita. Si era proposto a Margot di creare l’invio al Papa della lettera della Maci Francisca al Papa, ma Fernanda Bredariol ha riferito che la lettera è apparsa sui giornali cileni, per cui non occorre più. Gianni Pettenella comunica che, dopo il precedenti coordinamenti, ha avuto qualche piccolo riscontro dalle reti locali sul boicottaggio conto il Giro d’Italia, che partirà da Gerusalemme, salvo peggioramenti della si-tuazione internazionale. Da Verona sono partite 29 lettere di protesta (personale e individuale). E’ possibile utilizzare queste bozze per mandare altre lettere. La fase successiva sarebbe prendere uno degli sponsor e minacciare di boicottarlo. Il terzo step sarebbe quello di vedere cosa fare in prossimità del 3 maggio Lucia Capriglione riferisce che è stata costituita una piccola Rete per la Palestina Salernitana, in memoria di Anissa Manca. La lettera è stata proposta, ma non ha avuto tanto successo. E’ stato programmato, invece, un mail bombing per marzo. Saranno studiate le tappe del giro in Campania per fare dei presidi. Marco Lacchin riferisce del sit-in che è stato organizzato ieri presso la Base Nato di Ghedi, per protesta con-tro i depositi di bombe nucleari. Elvio Beraldin in vista delle elezioni, riferisce che un gruppo di associazioni ha lanciato l’idea della creazione del Ministero della Pace. Crede che questa iniziativa possa ricevere l’adesione da parte della Rete. A casa ha un calendario che riporta compleanni onomastici e ricorrenze. Ci sono molte persone sole che vanno recuperate, anche solo con una telefonata. Si va a votare, per cui invita tutti al voto. Personalmente non ci sarà, perché sarà ad Haiti. Giorgio Gallo: gli Stati Uniti stanno pensando di produrre nuove bombe più piccole da utilizzare in ambienti tattici. Questo è preoccupante perché l’idea che possa essere utilizzata tatticamente ne renderà più facile l’utilizzo. Di qui anche la preoccupazione del Papa. Riuscire a trovare modi per essere più attivi è importan-te. Il Ministero della Pace, invece, potrebbe essere una foglia di fico, per coprire iniziative di guerra. Sergio Ferrera: è importante in questa fase cercare di coltivare un’idea di comunità tra noi. Elvio Beraldin: in questo coordinamento, partendo dalla relazione di Marta, abbiamo visto quanto siano in calo le entrate. Questa è una dimostrazione dell’affievolirsi della presenza della Rete. Questo andrebbe vi-sto anche sotto il profilo della solidarietà tra gruppi della Rete: i gruppi che stanno scomparendo potrebbe-ro essere aiutati? Il momento del Convegno ci dovrebbe permettere anche di recuperare questo aspetto. Angelo Ciprari: questo tipo di iniziativa è stata portata avanti dalla segreteria, con contatti con le Reti non presenti ai coordinamenti. Il problema è quello dell’aumento dell’età e della rarefazione delle reti. Proprio questo impone un lavoro nei confronti dei giovani. L’impegno dovrebbe essere anche da parte dei vecchi amici della rete nei confronti di tutte queste persone. Pierpaolo Pertino: ogni rete locale cerchi di convogliare 1-2 ragazzi che partecipino al seminario. Chi ha relazioni personali, faccia qualche telefonata nei confronti di Reti che danno poche notizie. La segreteria proverà a contattare qualcuno, compatibilmente con gli impegni. Caterina Perata: il futuro coinvolgimento di persone nella Rete non coinciderà con un aumento dell’auto-tassazione perché i giovani non hanno più soldi. Riflettiamo sul fatto che la rete continuerà ad andare avanti con un bilancio che non potrà che diminuire Marta Bergamin: ieri sera si è deciso di inserire il bilancio nella cartellina., Occorre farlo più semplice. Chiede se occorra indicare anche le Reti che non hanno versato. Per le spese del convegno servono fatture e scontrini Il coordinamento decide di lasciare nel prospetto di bilancio anche le Reti che non hanno versato Ore 12.55. Chiusura dei lavori