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Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 

Radiè Resch di Verona – Gennaio 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona, come vi dice la circolare nazionale quest’anno 2014 la Rete compie 50 anni. E la Rete di Verona fu una delle prime a formarsi, anche se ne assumerà il nome RRR solo in seguito, chiamandosi prima “gruppo don Milani”. Emilio Butturini ci ha ricordato alcuni episodi di quei tempi, la lettera autografa di mons. Camara da lui ricevuta, e conservata, gli amici che subito entrarono nella logica di quel gruppo, in particolare Gianni Zanini, e tanti altri amici, alcuni attivissimi nella Rete, come Maria e Gianni ad esempio. Ma la memoria dei 50 anni non può farci dimenticare le tante emergenze mondiali che ci interpellano, ed anche in casa nostra i problemi sono acuti e dolorosi, problemi di lavoro e di distribuzione delle ricchezze, accaparrate –come sempre- da chi vuole prevalere e comandare. Come Rete stiamo seguendo ora soprattutto gli eventi in Repubblica Centrafricana, dove la gente è alla disperazione e la situazione alla catastrofe. Lo scorso 20 dicembre a San Nicolò abbiamo discusso della donna immigrata, con relazioni chiarissime da parte delle tre relatrici, due suore comboniane, suor Elisa Kidané, direttrice della Rivista Combonifem, e suor Valeria Gandini, veronese e attiva alla periferia di Palermo, con le vittime e le schiave della tratta, e la brava Federica Danzi, attiva allo sportello della Caritas, chiamato cittadini immigrati cittimm, presso il palazzo della Provincia. Il grido di aiuto di chi è straniero e perseguitato, soprattutto delle donne, le più deboli e le più sfruttate, ci interpella fortemente, e gli enti territoriali vanno sollecitati perché mettano a disposizione strutture e risorse per sostegno e integrazione. Ogni primo martedì del mese è tornato l’incontro mensile dai comboniani, sostenuto dalle due riviste Nigrizia e Combonifem. All’incontro di gennaio si è parlato dei CIE Centri di Identificazione ed Espulsione, che assomigliano troppo spesso a campi di concentramento di dolorosa memoria. La relazione della presidente dell’ONG Lunaria, Grazia Naletto, è stata molto significativa al riguardo, evidenziando come sia necessario ed urgente modificarne il funzionamento, se non sopprimerli, cambiando opportunamente le leggi italiane ed europee. La questione più grave è il ritardo spaventoso del riconoscimento; e l’altro argomento negativo è la legge europea che impone in ogni caso il ritorno al luogo di identificazione dello straniero, per cui chi arriva ad esempio in Grecia, e vorrebbe andare in Germania o in Svezia, dove ha parenti, viene rimandato sempre nei campi di accoglienza (si fa per dire, sono i CIE locali) della Grecia, a Patrasso in particolare, dove arrivano le navi, un luogo che si distingue per la ferocia dei guardiani, quasi fossimo in Libia. I Coordinamenti nazionali stanno preparando il prossimo Convegno, che segna i 50 anni della Rete. Nel lontano 1964 il Papa Paolo VI andò in viaggio in Palestina, sui luoghi santi, ed era il primo viaggio all’estero di un pontefice, per 4 giorni in gennaio; ed Ettore Masina giornalista al seguito del Papa incontrò là Paul Gauthier, un prete francese molto particolare, autore di un libro importante per il Concilio, “La chiesa dei poveri e il Concilio”. Paul Gauthier costruiva case per i palestinesi, che non potevano costruirsele, e comunicò ad Etttore la famosa frase che rimase emblematica per noi della Rete: “se volete cambiare le cose qui, non c’è bisogno di venire di persona a fare più o meno i filantropi, ma cambiate le cose a casa vostra con le azioni più opportune”. Il Convegno si volgerà ancora a Rimini, all’Hotel Punta Nord dal 25 aprile al 27, dal venerdì alla domenica, e ci saranno molti ospiti, anche storici, e una mostra dei manifesti dei passati Convegni, , e qualche filmato storico di Paul Gauthier in Palestina. Ci saranno Linda Bimbi, Waldemar Boff, Wazzim, Antonietta Potente, padre Regino, Joseé Nain, Nidia, Baranes, una o più donne dal Congo, ed altri testimoni. Ma saremo certamente più precisi nella prossima circolare di febbraio, quando sarà disponibile il volantino ufficiale; intanto è tempo di pensare ad esserci, per quanto possibile, segnatevi le date sull’agenda e preparatevi opportunamente. Riportiamo infine qui sotto i dati dell’ultima colletta di dicembre ed i conteggi complessivi degli ultimi 10 anni. I 18.891 euro raccolti nel 2013 si sono divisi tra quelli versati alla Rete nazionale, corrispondenti a 9.694 €, e quelli versati all’Opera don Mazza, per le borse di studio in Brasile, corrispondenti a 9.197 €. Il calo c’è stato, superiore al 20 %, ma viene confermato sostanzialmente il nostro impegno concreto di solidarietà, il mettere da parte ogni mese nel nostro bilancio familiare una quota per i nostri Progetti di liberazione in luoghi lontani, certamente più poveri di noi, perché sfruttati e depauperati dagli interventi degli stati e delle aziende multinazionali del Nord.

Un carissimo abbraccio fraterno da Silvana e Dino

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radiè Resch di Padova – Aprile 2014

Il tempo per la guarigione delle ferite è venuto.

Il momento di colmare gli abissi che dividono è venuto.

Il tempo di costruire è davanti a noi.

Nelson Mandela

Carissime/i,

ci siamo incontrati lunedì 31/3 per ascoltare da Marianita, Francesco e Fabiano le notizie, le novità del loro positivo, gioioso e produttivo viaggio, in Haiti. Nell’augurare a tutti una felice Pasqua e, sperando in un vero 25 aprile di liberazione, ci diamo appuntamento al Convegno del 50°, il 25-26-27 aprile a Rimini. Vista la presenza di padre Regino Martinez abbiamo pensato di fare un incontro, aperto a tutti, martedì 29 aprile alle 20.30 dai missionari Comboniani (via Giovanni di Verdara 139 – tel 049 8751506) con tema “situazione dei migranti haitiani in Repubblica Dominicana”. Fate circolare la voce.

Breve diario della visita agli amici haitiani – 2014

A un mese dal nostro ritorno da Haiti, le parole e i canti che abbiamo ascoltato, i volti e i paesaggi che abbiamo visto, ci riempiono ancora la mente e il cuore. E’ stata davvero una bella visita, abbiamo incontrato le comunità in cui opera FDDPA in grande fermento, molte le nuove iniziative sorte sulla base di una programmazione comunitaria, con grande impegno da parte di Martine e Jean, Willot e Balanse nel seguire e animare i gruppi. La gestione generale riesce, a piccoli passi, a mantenere vive le attività, sviluppare quelle che sono fattibili. Innanzi tutto ricordiamo le scuole perché è da lì che siamo partiti: dalla scuola originaria di Dofiné siamo arrivati ad avere scuole anche a Fondol, Katienne, Marrouge, Bedenn (l’ultima nata), scuole che – malgrado le difficoltà – funzionano; con la nostra collaborazione la formazione prosegue e i ragazzi di ieri sono le persone che oggi si impegnano in FDDPA. Ora si vorrebbe attuare una scuola di agro-ecologia, un modo per continuare la formazione in montagna e non lasciare i giovani senza prospettive. A Katien si è formato un gruppo che si chiama Giovani Avvenire FDDPA (JA FDDPA), tanti giovani di età variabili che potranno stare insieme, lavorare assieme, sperare assieme. Si va avanti. Anche le donne vanno avanti, riunite in cooperative, si danno forza reciprocamente, riescono a reggere il peso quotidiano della famiglia, ad impegnarsi in attività che creano reddito, a partecipare alla formazione scolastica. Per la prima volta, arrivando a Dofiné, Fondol, Katienne, Marrouge abbiamo trovato energia elettrica, la luce sulla montagna! L’installazione dei pannelli fotovoltaici ha portato tanto beneficio offrendo servizi alla gente. Abbiamo notato una grande cura per le strutture che Dadoue ha costruito, ampliamenti sono in atto per aumentare gli spazi a disposizione per le attività vecchie (le scuole, la cooperativa delle donne) e nuove (le casse popolari, la banca delle sementi, i panifici). Abbiamo avuto modo di incontrare altre persone in contatto con FDDPA: gli amici della Brigata Desalin, le infermiere tedesche che hanno lavorato con Dadoue con Cap Anamur e che oggi continuano a restare in relazione promovendo la scolarizzazione e interessandosi alla salute, suor Gabriella Arcangeli che ha preso a cuore e sostiene le donne di Pierre Payan e di Bedenn. Abbiamo incontrato anche alcune ragazze e alcuni ragazzi che usufruiscono delle nostre borse di studio, ci ha fatto piacere sapere che due di loro hanno scelto di studiare scienze infermieristiche. Abbiamo avuto modo di parlare, confrontarci, ascoltare i loro progetti, le difficoltà, i problemi, esprimere le nostre osservazioni, commenti e idee; siamo stati invitati a parlare alla gente nelle comunità spiegando il senso e lo stile della nostra collaborazione; abbiamo fatto memoria con loro di Dadoue e Silius. Tutto questo in un paese che appare meno caotico, anche se il terremoto è stato devastante e ha lasciato una lunga traccia di dolore e confusione. A nord della capitale Port-au-Prince gli sfollati hanno costruito una nuova parte della capitale, in luoghi desolati, senza acqua né servizi di base (di questo avevamo scritto nel notiziario della Rete, ma vederlo è impressionante). Haiti è il paese di sempre, con grandi contraddizioni ma anche tanta ricchezza di persone, dopo il lutto è tornato il tempo della vita e di guardare avanti.

Fabiano, Francesco, Marianita

Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Aprile 2014

A cura della Rete di Trento

Care amiche e cari amici,

si avvicina a grandi passi il convegno del 50esimo compleanno della Rete Radie’ Resch. Avremmo voluto avere con noi parecchi amici e testimoni che anche con noi hanno attraversato questi anni, ruggenti, intensi, oggi forse più sconsolati. Ma non è facile ristabilire contatti con quelli che avevamo conosciuto tanto tempo fa. Alcuni ci hanno lasciato. Noi speriamo almeno che tutti gli altri stiano bene, abbiano potuto chiudere ferite tremende, proseguire le loro vite in serenità. Comunque al convegno potremo forse avere qualche bella sorpresa. Tratteremo molti temi. Alcuni in particolare, relativi alla vita della Rete, hanno catturato l’attenzione e il dibattito negli ultimi mesi: durante gli incontri di coordinamento e a volte anche nelle varie reti locali. Ci siamo di nuovo proposti, ad esempio,  un interrogativo che riteniamo fondamentale: stiamo  forse facendo pericolosamente,  un po’ automaticamente, beneficenza?! Nonostante la nostra storia che ci ha sempre spinto con decisione non alla beneficenza ma a “cercare le cause delle ingiustizie “? Da Paul Gauthier a Ettore Masina ai tanti “testimoni” nei nostri  convegni che, da qualunque angolo del mondo venissero, ci  hanno sempre ripetuto: se volete che possiamo cambiare noi dovete cambiare voi qui. E noi abbiamo cercato di capire. I titoli dei nostri convegni lo dicevano spesso: “Cambiare per liberare – Liberarci per cambiare” (1988 ) “La resistenza degli esclusi” ( 1996 ); quando Susan Georg, già tanti anni fa, ci portava a riflettere su “I meccanismi dell’ esclusione”. “Tra Sud e Nord nuovi percorsi di politica” ( 2006 ); quando veniva dall’Argentina l’operaio della fabbrica ex Zanon a dirci cos’era quell’autogestione di una impresa abbandonata dal proprietario che, con terrore e coraggio, essi avevano tentato di salvare. E molti altri li avevano seguiti. Tanto  che l’esperienza dell’Argentina ha fatto il giro del mondo. Intanto dai grandi contadini Sem Terra del Brasile arrivavano spesso i messaggi: ” abbiamo compreso che è impossibile lottare per la Riforma Agraria senza combattere il modello economico che si impone..”. Abbiamo “compreso”! E Ettore Masina scavava su questo terreno ogni  mese con le sue lettere. E molti altri negli anni riflettevano ( anche sul Notiziario della Rete ) sui rapporti economici tra nord e sud del mondo. E ogni volta che aprivamo una operazione – progetto presso qualche popolazione “povera” scoprivamo che non sarebbe stata povera se qualcuno non l’avesse “impoverita”. Però è probabile che strada facendo,  adagiandoci nell’abitudine della sottoscrizione mensile, abbiamo un po’ impallidito questi tratti fondamentali. A volte da qualche rete si è chiesta infatti “più presenza critica”. E durante  una delle recenti riunioni di coordinamento  è rispuntato l’interrogativo, netto: noi e i nostri referenti facciamo forse azioni palliative? quelle che tendono a rendere più sopportabile, e perciò stabile, la situazione negativa in cui si vive, invece di cercare di cambiarla? Allora noi che siamo nati per i rapporti col sud del mondo facciamo bene a interessarci così ampiamente, come da qualche anno stiamo facendo anche nei convegni, alla attuale terribile crisi che è venuta addosso specialmente  al primo mondo ex-ricco? e ne cerchiamo la fisionomia vera,   le  cause, i modi per liberarcene? Facciamo bene a chiamare ai convegni esperti di economia, o di finanza internazionale perché ci chiariscano questa crisi? Cosa lega oggi nord e sud che stanno cambiando così vistosamente? Sicuramente le risposte a questi interrogativi ci accompagneranno nel prossimo  futuro. Prima di chiudere,  un’ informazione che ci è parsa molto importante. La prendiamo da una circolare locale della rete di qualche mese fa in cui Fulvio ci riferiva di  una piattaforma web “Ushahidi ” nata in Kenya. ” Il termine ” Ushahidi” nella lingua africana swahili significa “testimone”. Il fenomeno è nato  in occasione delle elezioni politiche del 2007 per iniziativa di Ory Okolloh, avvocata, attivista politica e blogger. Prima e dopo le elezioni si scatenarono gravissime violenze in tutto il paese africano, tanto che i leader politici sono ora sotto processo presso la Corte Penale Internazionale. L’attivista  aveva potuto raccogliere testimonianze da tutto il Kenya, anche via sms dalle zone più periferiche, aggregarle per località, creare mappe digitali e far conoscere in tutto il mondo quello che succedeva nel suo paese. Ciò permise alle Ong di tutto il mondo di intervenire e soccorrere   le persone  colpite.  Da questo momento il governo Keniota non poté più sottrarsi alle sue responsabilità e a nulla più valse la censura. Il successo di Ushahidi ha permesso alla piattaforma di espandersi ad altre aree di crisi in tutto il mondo per raccogliere e mappare le informazioni dirette raccolte via sms: ad esempio per documentare violenze in Repubblica Democratica del  Congo, per segnalare e prevenire brogli elettorali in Messico e India, per seguire il percorso e la destinazione di scorte alimentari e mediche in Paesi dell’Africa orientale e per localizzare i feriti dopo i terremoti ad Haiti e in Cile.”. Fin qui la notizia. Non è un sistema geniale? che potrebbe servirci forse anche per il tormentato Centrafrica e non solo? Negli anni ’80 del Novecento alcune indimenticabili donne dell’ Inghilterra meridionale partecipanti ad un gruppo popolare di rifiuto delle armi nucleari, dovendo una notte segnalare in modo riservato un passaggio segreto di materiale nucleare sul loro territorio boscoso, usarono …un linguaggio prestabilito dal gruppo e imprevedibile ai militari: tesero dei fili da un albero all’altro lungo il percorso dei missili fino all’arrivo. Così resero pubblica l’informazione.   Oggi grazie alle intuizioni dell’ avvocata e blogger keniota i SOS arrivano via sms. W! A voi tutti e tutte  una buona Pasqua e arrivederci a Rimini, ormai fra poche settimane, per il nostro grande convegno!

Per la Rete di Trento

Carla Grandi

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