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Circolare Nazionale Rete Radiè Resch

Ottobre 2014

A cura della rete di Quiliano

La parola a due persone che hanno lasciato volontariamente il loro paese per andare ad incontrare altre persone ad a cercare insieme di diventare migliori.

“Io sono veramente grato per le persone che ho incontrato nella mia vita. Sono le persone che ho incontrato che mi hanno fatto la persona che sono. La mia ricchezza è la ricchezza umana di tanti uomini e donne che mi hanno toccato, soprattutto poveri.

Questo “toccarsi” sulla strada … uno più misterioso dell’altro. Questo essere “toccato” dai poveri, dagli ultimi, dai malati di AIDS.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………

La vita è stata un camminare, e camminando “lasciarsi toccare” dai fratelli pellegrini, vicini o lontani non ha importanza. L’importante è questo sentirsi abitati, amati …e amare, abitare altri … E’ ciò che poi rimane.” Alex Zanotelli da: “Korogocho” -alla scuola dei poveri-

“Mi penso a camminare per mano nei viottoli che hanno in Brasile il nome di favelas,e ritorna alla mente un pensiero che finora stenta ad essere accolto perchè, nella nostra cultura occidental-cristiana prima si pensa e poi si fa e spesso si pensa credendo di fare solo pensando. Non si crede da noi quanto la realtà modifichi il nostro pensiero “Arturo Paoli postfazione a “Korogocho”

Ottobre tradizionalmente mese “missionario”, ottobre che si apre con il primo coordinamento della Rete dedicato ai “migranti”, l’idea che unisce le due parole è quella di movimento da un luogo verso un altro.

Perchè le persone si spostano?

Per non venire uccise si rifugiano, per cercare una vita migliore migrano, per cercare di diventare migliori migrano.

La segreteria per l’ordine del giorno ha scelto la parola“migranti”, la Rete è nata da una “migrazione”: quella di Paul Gauthier.

Per dirla con Alex è andato a “lasciarsi toccare” e per dirla con Arturo ha visto “quanto la realtà modifichi il nostro pensiero”.

Questo ci portano in dono le migliaia di persone che cercano di arrivare tra noi, sia che si rifugino sia che si spostino per andare a stare-essere meglio, quello che offrono è REALTA’, quello che chiedono è TOCCO.

Non è possibile che dalla loro REALTA’ non si modifichi il nostro pensiero economico, finanziario, politico, non è possibile che dal “LASCIARSI TOCCARE” da loro non si sprigioni un’onda di tenerezza irresistibile.

Dovremmo provare a partire per un viaggio che ogni giorno ricominicia, muoversi stando fermi ad accoglierli,progettare con la testa vuota semplicemente ascoltando i loro progetti, dare un senso diverso ai nostri soldi guardando quanto valgono nella loro moneta e RESISTERE alle bugie della politica europea e nazionale.

Noi come Rete e come società civile tutta possiamo promuovere un percorso di approfondimento giuridico:

– cosa vuol dire che due nazioni hanno rapporti di reciprocità diplomatica?

– che diritto effettivo hanno le ambasciate di negare i visiti o imporre condizioni impossibili per averli?

-non c’è davvero nessuno imputabile di omissione per questa strage quotidiana di morti annegati?

Sono domande che mi abitano dai tempi in cui abbiamo iniziato a lottare per invitare Centrafricani in Italia toccando con mano quanto il “muoversi” legalmente non potesse essere di tutti ed intravedendo che le strade sarebbero state cercate e trovate dai popoli a costo della morte o per sfuggirne ma comunque cercate.

Sono domande a cui nemmeno l’onorevole Touadì, Congolese, provò a rispondere quando lo interpellammo.

Eccoci al dunque.

La procura di Roma indaga sulle connessioni tra scafisti e trafficanti di organi, ognuno paga il “migrare” con quello che ha.

Molti iscritti a questa lista conoscono il giovane Adama, il regalo ricevuto dalla nostra famiglia arrivato via Costa d’Avorio-deserto in camion-Libia-mare in barcone-Lampedusa.

Lasciamo a lui le conclusioni.

“gli americani quando tolgono un capo devono pensare che capo mettere dopo, hanno tolto Saddam, Kadaffi,Bin Laden e hai visto dopo? Solo un gran casino.

Bisogna capire bene bene dove vanno i soldi di quel capoche togli, dove va la sua famiglia.

Con i soldi di Saddam i suoi si sono preparati, hanno pensato e ora sono tornati, guarda cosa fanno, riprendono tutto.

Non c’è questione tra bianchi e neri la questione è tra ricchi e poveri, quando un nero diventa ricco va con i neri ricchi oppure con i bianchi se ne frega dei neri poveri fa il bastardo.

O vieni qui perché da te c’è la guerra o vieni a lavorare.

Se vieni a lavorare devi contare bene i soldi e devi sapere se vuoi vivere qui o tornare a casa dopo un po’. Io sono scappato, qui è bello ma io voglio tornare a casa.

Ci andiamo tutti in Costa d’Avorio!”

Questa la sua REALTA’.

“PAPA’ ho “prezzo” la patente!“

SMS inviato a Franco: questo il suo TOCCO.

per la Rete di Quiliano

Caterina

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Verona – Ottobre 2014

Cari amici della solidarietà della Rete Radié Resch di Verona,

l’incontro del nostro gruppo a casa Pettenella, del 19.9, ha permesso di riflettere realmente su come fare associazione ed essere solidali in questo tempo, ed ha rilanciato il nostro impegno, sia dal punto di vista dell’approfondimento dei fatti, che rappresenta l’aspetto più politico, sia dal punto di vista pratico ed operativo, del che fare e di come contribuire ad una maggior giustizia in questo mondo così diviso e pervaso da ingiustizie. Gli incontri successivi, il Coordinamento Nazionale a Sezano ed il primo martedì di Nigrizia, hanno confermato questa necessità di ripensare il nostro impegno di solidarietà internazionale, per capire insieme cosa succede e impegnarsi concretamente come singoli e come gruppo per una maggior giustizia.

In casa Pettenella si è parlato soprattutto del nostro programma annuale, di quando e come ritrovarsi, con quale regolarità e su quali temi. Si è parlato di Palestina, della guerra a Gaza e delle le sue conseguenze disastrose, della paura di Israele delle conseguenze del boicottaggio dei suoi prodotti, che sta continuando soprattutto per i prodotti farmaceutici Teva e su Soda Stream; si è parlato delle notizie vere, difficili da reperire, perché i media sono condizionati da USA e da Israele, ed ora sono tutti focalizzati sulle notizie dello stato islamico ISIS e della relativa guerra, con violenze davvero inumane. L’ultimo numero di Bocche scucite ha citato il discorso di accusa di Abu Mazen all’ONU sulle distruzioni a Ghaza, ma di esso i giornali italiani non hanno proprio parlato. Chi volesse saperne di più, mi contatti che gli farò avere i riferimenti diretti.

Uno dei nostri prossimi incontri potrebbe essere proprio sulla Palestina, sul Medio Oriente e sulle nostre operazioni, cioè le operazioni che seguiamo noi della Rete di Verona, che sono le borse di studio a Joao Pessoa, gestite dall’Opera Mazziana, l’operazione Marco Picotti; e le operazioni in Guatemala, che ormai da una ventina d’anni guidiamo noi di Verona, con stretti rapporti anche personali con i referenti locali guatemaltechi, mentre invece la parte finanziaria di questa è curata dalla Rete Nazionale.

Si è parlato di come suddividere le collette veronesi, che ora confluiscono sul nuovo conto di Banca Etica, perché le indicazioni di chi versa sono sempre molto generiche, rimandano ad una discrezione collegiale: già negli scorsi anni si era discusso se chiudere l’operazione di Joao Pessoa, intitolata a Marco Picotti, perché il Brasile è profondamente cambiato rispetto all’inizio di questa operazione, che la Rete di Verona cura interamente, cioè raccoglie e manda tutti i denari necessari, mentre per quasi tutte le altre operazioni è la Rete nazionale a raccogliere genericamente il denaro delle collette ed a distribuirlo tra le varie operazioni. Si è deciso di mantenere l’operazione, ma per interpretare la “discrezione” si è deciso di destinare non più di 8.000 € l’anno (se ci si arriva), e non più del 50% di ogni raccolta mensile; gli altri vanno alla Rete nazionale, per tutte le altre operazioni. Si è così privilegiata la collegialità del gruppo/associazione, che raccoglie e interpreta la volontà espressa dai singoli con la loro intenzione del versamento nella colletta di restituzione.

Uno dei prossimi incontri sarà certamente sulla Finanza Internazionale, seguendo ciò che la Rete Nazionale vuol fare con una apposita Commissione, per capire meglio cosa succede e boicottare la finanza criminale, che non è solo quella legata alla mafia del Sud Italia. Stiamo pensando ad un relatore autorevole da far venire a Verona (Andrea Baranes ?), per avere da lui informazioni approfondite; poi ci sarà lo specifico Seminario nazionale: il Convegno Nazionale per la Rete è negli anni pari, negli anni dispari si fanno dei seminari di studio su argomenti di interesse, solitamente divisi per territorio, due anni or sono –ricorderete- ci siamo trovati ad Isola Vicentina ed abbiamo ascoltato Michele Nardelli sull’Osservatorio Balcani, e poi abbiamo chiamato lo stesso Nardelli anche a Verona, data la sua preparazione e la sua capacità di dare adeguate informazioni, superando ciò che ci danno i media. Occorre oggi molta controinformazione, come quando noi, ancora giovani, si parlava di guerra in Vietnam o di strategia della tensione, piazza Fontana anarchici eccetera.

Il Coordinamento Nazionale ha iniziato i suoi lavori a Sezano focalizzando l’attenzione sui migranti (già usare questo nome invece di extra-comunitari mi sembra un grande passo avanti per l’accoglienza); i problemi nel merito sono gravi oltre che difficili). Si sta studiando uno specifico progetto sui migranti, partendo da quelli che sono già qui (meglio allora chiamarli migrati o immigrati) per arrivare a quelli che stanno per partire, per migrare, per scappare da guerre, da carestie, da situazioni disastrose. Olivia è un’immigrata ghanese, è a Verona da 20 anni, ci ha parlato di come i villaggi non possono più coltivare la terra intorno, perché è occupata per estrarre l’oro, o i diamanti, o il petrolio, e le scuole non funzionano. È una classica situazione che la Rete affronta e sostiene con le sue operazioni, quando qualcuno là si assume l’onere del Progetto e ci chiede aiuto. Il problema c’è e continua ad aumentare, in ogni luogo della terra, come ci hanno denunciato anche i mapuche cileni che non riescono ad avere le terre che hanno sempre abitato, non hanno i “documenti di proprietà”!

Ma il primo problema dei migranti qui è essere accolti; i Comuni e le associazioni non riescono a gestire decentemente il problema, e l’Europa ancora non ha affrontato seriamente il problema. Sarà l’argomento per un possibile nuovo incontro anche a Verona, anche perché Olivia, la bella signora nera ghanese (minuta, umile e semplice, ma elegantissima in viola e nero) abita proprio a Verona e vorrebbe attivare un progetto concreto sui migranti. Olivia va a casa dei genitori in Ghana in marzo aprile 2015, invita possibili accompagnatori a viaggiare con lei.

Un ultimo argomento è l’ISIS, di cui s’è parlato anche nel nostro incontro veronese, ma soprattutto nel martedì di Nigrizia, dove ha parlato un grande esperto, giornalista e di origini arabe, Moustafà El Ajoubi. Il titolo era “Chi sostiene il califfato?”, nella sala Africa c’erano più di 200 persone, non si riusciva ad entrare; nel pomeriggio del 7.10 Mustafà aveva parlato in interviste ai giornali locali, ed il suo discorso è stato registrato e messo in youtube, disponibile a questo indirizzo: http://www.nigrizia.it/notizia/chi-sostiene-il-califfato/notizie . Moustafa ha cercato di chiarire un tema complesso e articolato, indicando le responsabilità Usa nel far sorgere Al-Qaida contro i russi in Afganistan 20 anni fa, poi nelle campagne contro l’Iran, contro Saddam Hussein in Iraq, ora anche contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina; ha indicato anche le responsabilità dell’Arabia Saudita e del Qatar nel sostenere un movimento sciita contro i sunniti, perché tutto il Medio Oriente diventi a stretta obbedienza religiosa, la sharìa, togliendo di mezzo gli stati laici, come erano Egitto, Libia, Siria. L’Europa non riesce a prendere una sua posizione, ci sono delle forti tensioni internazionali nel merito, che corrispondono poi ai movimenti dei capitali nelle borse internazionali, e come sempre succede sono i deboli a farne le spese, in questo caso ad esempio i cristiani siriani e di altre regioni.

Anche l’informazione ne risente, perché tutti i nostri media parlano solo di ISIS e del punto di vista USA. L’ONU e i governi occidentali di solito difendono le minoranze, ma stavolta non hanno preso posizione ed hanno lasciato ammazzare; ora la Turchia a sua volta assiste tranquillamente alle stragi operate dall’ISIS a pochi chilometri dai suoi confini, tanto muoiono i curdi. I curdi per loro sono un’organizzazione terrorista, perché vuole costruire un suo territorio indipendente prendendo un grande territorio in Turchia. Il prossimo paese coinvolto in questo assalto ISIS sarà probabilmente la Libia, in questo momento nel caos più totale; la Libia è molto più vicina a noi del Medioriente, non solo ai siciliani, anche a noi veronesi, perché la base militare dell’Africa Command statunitense è stata spostata dalla Germania all’aeroporto di Vicenza, praticamente a casa nostra. E l’Italia non ha detto niente: doveva far eleggere la Mogherini Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza.

Argomenti complessi e da me mal riassunti, in fretta e troppo schematicamente. Vi consiglio di vedere la registrazione o di leggere il prossimo numero di Nigrizia che ne parlerà diffusamente: Mustafà cura da anni una sua rubrica su Nigrizia. Il prossimo Martedì Del Mondo di Nigrizia è il 4 novembre, arrivederci là numerosi.

I dati della colletta nel prossimo mese, bimensili come s’è stabilito.

Un carissimo saluto da

Dino e Silvana

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale 

Radiè Resch di Quiliano – Ottobre 2014

La parola a due persone che hanno lasciato volontariamente il loro paese per andare ad incontrare altre persone ad a cercare insieme di diventare migliori.

“Io sono veramente grato per le persone che ho incontrato nella mia vita. Sono le persone che ho incontrato che mi hanno fatto la persona che sono. La mia ricchezza è la ricchezza umana di tanti uomini e donne che mi hanno toccato, soprattutto poveri.

Questo “toccarsi” sulla strada … uno più misterioso dell’altro. Questo essere “toccato” dai poveri, dagli ultimi, dai malati di AIDS.

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La vita è stata un camminare, e camminando “lasciarsi toccare” dai fratelli pellegrini, vicini o lontani non ha importanza. L’importante è questo sentirsi abitati, amati …e amare, abitare altri … E’ ciò che poi rimane.” Alex Zanotelli da: “Korogocho” -alla scuola dei poveri-

“Mi penso a camminare per mano nei viottoli che hanno in Brasile il nome di favelas,e ritorna alla mente un pensiero che finora stenta ad essere accolto perchè, nella nostra cultura occidental-cristiana prima si pensa e poi si fa e spesso si pensa credendo di fare solo pensando. Non si crede da noi quanto la realtà modifichi il nostro pensiero “Arturo Paoli postfazione a “Korogocho”

Ottobre tradizionalmente mese “missionario”, ottobre che si apre con il primo coordinamento della Rete dedicato ai “migranti”, l’idea che unisce le due parole è quella di movimento da un luogo verso un altro.

Perchè le persone si spostano?

Per non venire uccise si rifugiano, per cercare una vita migliore migrano, per cercare di diventare migliori migrano.

La segreteria per l’ordine del giorno ha scelto la parola“migranti”, la Rete è nata da una “migrazione”: quella di Paul Gauthier.

Per dirla con Alex è andato a “lasciarsi toccare” e per dirla con Arturo ha visto “quanto la realtà modifichi il nostro pensiero”.

Questo ci portano in dono le migliaia di persone che cercano di arrivare tra noi, sia che si rifugino sia che si spostino per andare a stare-essere meglio, quello che offrono è REALTA’, quello che chiedono è TOCCO.

Non è possibile che dalla loro REALTA’ non si modifichi il nostro pensiero economico, finanziario, politico, non è possibile che dal “LASCIARSI TOCCARE” da loro non si sprigioni un’onda di tenerezza irresistibile.

Dovremmo provare a partire per un viaggio che ogni giorno ricominicia, muoversi stando fermi ad accoglierli,progettare con la testa vuota semplicemente ascoltando i loro progetti, dare un senso diverso ai nostri soldi guardando quanto valgono nella loro moneta e RESISTERE alle bugie della politica europea e nazionale.

Noi come Rete e come società civile tutta possiamo promuovere un percorso di approfondimento giuridico:

– cosa vuol dire che due nazioni hanno rapporti di reciprocità diplomatica?

– che diritto effettivo hanno le ambasciate di negare i visiti o imporre condizioni impossibili per averli?

-non c’è davvero nessuno imputabile di omissione per questa strage quotidiana di morti annegati?

Sono domande che mi abitano dai tempi in cui abbiamo iniziato a lottare per invitare Centrafricani in Italia toccando con mano quanto il “muoversi” legalmente non potesse essere di tutti ed intravedendo che le strade sarebbero state cercate e trovate dai popoli a costo della morte o per sfuggirne ma comunque cercate.

Sono domande a cui nemmeno l’onorevole Touadì, Congolese, provò a rispondere quando lo interpellammo.

Eccoci al dunque.

La procura di Roma indaga sulle connessioni tra scafisti e trafficanti di organi, ognuno paga il “migrare” con quello che ha.

Molti iscritti a questa lista conoscono il giovane Adama, il regalo ricevuto dalla nostra famiglia arrivato via Costa d’Avorio-deserto in camion-Libia-mare in barcone-Lampedusa.

Lasciamo a lui le conclusioni.

“gli americani quando tolgono un capo devono pensare che capo mettere dopo, hanno tolto Saddam, Kadaffi,Bin Laden e hai visto dopo? Solo un gran casino.

Bisogna capire bene bene dove vanno i soldi di quel capoche togli, dove va la sua famiglia.

Con i soldi di Saddam i suoi si sono preparati, hanno pensato e ora sono tornati, guarda cosa fanno, riprendono tutto.

Non c’è questione tra bianchi e neri la questione è tra ricchi e poveri, quando un nero diventa ricco va con i neri ricchi oppure con i bianchi se ne frega dei neri poveri fa il bastardo.

O vieni qui perché da te c’è la guerra o vieni a lavorare.

Se vieni a lavorare devi contare bene i soldi e devi sapere se vuoi vivere qui o tornare a casa dopo un po’. Io sono scappato, qui è bello ma io voglio tornare a casa.

Ci andiamo tutti in Costa d’Avorio!”

Questa la sua REALTA’.

“PAPA’ ho “prezzo” la patente!“

SMS inviato a Franco: questo il suo TOCCO.

Per la Rete di Quiliano

Caterina

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Macerata – Ottobre 2014

Ricordando GIULIANA

Piccola, magra, piena di personalità, intelligente, determinata, sensibile verso il prossimo, sempre sorridente. Questa è la Giuliana che ho conosciuto agli incontri della Rete di Macerata. Arrivava con un fascio di fogli e di lettere che i suoi amici di un altro continente le inviavano e a cui lei rispondeva puntualmente incoraggiandoli e motivandoli con la dolcezza di una madre: è proprio così che i prigionieri politici peruviani la chiamavano! La nostra Giuliana seguiva appunto tale Progetto della Rete Radiè Resch e aveva a cuore diverse di quelle persone di cui ci parlava alle riunioni traducendo per noi le loro lettere, mostrandoci foto e giornali e sostenendo le attività che svolgevano nonostante la prigionia, come la produzione di yogurt in una cooperativa di Huaura denominata Alas; non mancavano, grazie a lei, notizie sugli eventi politici in Perù che le venivano fornite dai suoi contatti; ricordo la forte contrarietà di Giuliana di fronte alla notizia fornita da Jesus Vargas Fernandez, presidente della Cooperativa Alas, della soppressione dei Benefici Penitenziari e il trasferimento di alcuni compagni prigionieri politici dal carcere di Castro-Castro ad un altro di Massima Sicurezza; o, ancora, le lettere di ringraziamento rivolte a Giuliana e suo marito da parte di Roger Alexander Lopez Rodas ( Giuliana pronunciava questi nomi per intero, per rispetto, senza abbreviazioni di sorta), ex prigioniero MRTA (Movimento Rivoluzionario Tupac Amaro), per la sensibilizzazione della condizione di massima sofferenza dei prigionieri nelle carceri peruviane da lei estesa a tutta la Rete; anche la petizione sui Sem Terra brasiliani massacrati nell’accampamento Terra Prometida è stata promossa e sostenuta da lei fino alla condanna del principale accusato avvenuta, dopo sei anni, nel 2013; nonché l’adesione all’appello per la liberazione di Jaime Ramire Pedraza, ammalatosi di Sla nel carcere di Castro Castro dove aveva già scontato 17 anni di prigione, fra torture e vessazioni per aver aderito al movimento MRTA; così ricordo le sue traduzioni di poesie e versi che alcune prigioniere politiche peruviane come Milagros Chavez Gonzales le inviavano dal carcere, versi delicati e semplici, non contaminati dalla dura prigionia e non abbrutiti dal contesto, fortunosamente risultato incapace di distruggere i sogni. Si interessava molto di poesia, Giuliana, quelle della venezuelana Mariana Yonusg Blanco erano per lei una passione, mi prestò un libro di questa autrice intitolato “Io sono donna e basta” e devo dire che alcuni versi mi sono rimasti impressi nella memoria:

“Al fine, continuo ad essere come molte latinoamericane,

Una donna povera, madre, militante, femminista e negra

E quindi senza altra alternativa che la lotta”

Naturalmente parliamo di una rivoluzionaria che iniziò la sua attività politica nel movimento studentesco venezuelano, poi in quello di solidarietà con il Nicaragua per poi lavorare nell’organizzazione di cooperative agricole ed educatrice popolare, dedicandosi recentemente ai problemi delle donne e al movimento femminista.

Ho trovato, fra le notizie su Giuliana Cioccoli questa lettera che lei scrisse a Giovanni Giardi e che ripropongo perché mi sembra ben delinei il suo pensiero, la sua poliedrica e, al tempo stesso, semplice personalità oltre a rappresentare il suo saluto rivolto anche a tutti noi.

Grazie signor Giovanni ,

anzitutto per essere un amico della Rete e di avere scritto il suo bellissimo Promemoria che per curiosità sono andata a consultare.

Mi stupisce la sua incessante ricerca, la condivisione delle sue esperienze, la sua così vasta cultura e memoria che mi ha fatto conoscere tante cose che, a causa della mia età avanzata, i miei impegni, e tutte le difficoltà incontrate nella vita, mi erano sfuggite.

Penso che lei potrebbe stampare un libro con tutti gli eventi della sua biografia, che allinea in modo così chiaro e ordinato, specialmente riguardanti la Fede, la critica alla religione, alla Curia e in generale alla situazione complicata della Chiesa.

Oggi mi sento stanca e non vorrei più impegnarmi in nulla. Non ci vedo molto bene, non ci sento più bene, non sono più in grado di affrontare da sola una passeggiata o un viaggio, mi restano solo i ricordi delle mie esperienze, le più belle con la Rete

Radié Resch dove ho iniziato, fin dal 1985, a interessarmi della situazione di ingiustizia che si vive in quasi tutti i paesi del mondo e, in questo pensiero, occupo quasi tutto il tempo che mi resta ancora disponibile.

Ho ancora mio marito che ha finito 90 anni, ho due figlie sposate, un nipote di 34 anni e due nipotine di 15 anni, inoltre sto in corrispondenza ancora con ex prigionieri Tupamaros del Perù che ora sono liberi e svolgono attività di avvocati e sono impegnati in Società di assistenza a prigionieri ancora in carcere, e quando mi scrivono mi chiamano madre.

Certo ho avuto le mie soddisfazioni e la riconoscenza di molte persone, ora mi conforta solo il ricordo e la speranza per il futuro delle mie nipotine e del mio nipote.

Di nuovo mi congratulo con lei e le porgo i miei più sinceri auguri perché possa dare alle stampe quanto scrive nel suo blog.

Con grande amicizia GIULIANA CIOCCOLI

Grazie, Giuliana!

Maria Cristina Angeletti

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

Radiè Resch di Roma – Ottobre 2014

Carissimi amiche e amici,

lo spettacolo deprimente che ci offrono il mondo e l’Italia in questo nostro tempo possono indurre alla ripulsa, a non voler più seguire ciò che di vituperevole accade, per il semplice motivo che viene meno la speranza di cambiamenti che, per merito di chi , avendo fede nelle sorti dell’uomo, e l’autorità necessaria per farlo, possano avverarsi in tempi ragionevoli.

Ma chi opera da tanto tempo per la solidarietà non può demordere. La nostra Rete fa parte, con molti altri, di questo universo (usiamo per una volta questo termine grandioso) che intende resistere alla tentazione di tirarsi indietro, di non più offrire la sua opera affinché resti accesa la fiammella del miraggio di riuscire a mitigare le condizioni paurose in cui vivono, loro malgrado, tanti popoli derelitti. Si dirà che una goccia nel mare non può cambiare granché tali condizioni, ma è facile obiettare che in fondo è ciò che abbiamo sempre fatto in periodi non molto migliori di questo, arrecando benefici non trascurabili a singoli o gruppi (pensiamo un momento a quanto si è conseguito al tempo delle dittature in America Latina) avendone in cambio, oltre la gratitudine, preziosi insegnamenti utilissimi per noi occidentali abituati al nostro tranquillo benessere.

Teniamo duro, dunque, e proseguiamo nel nostro lavoro senza appagarci di aver raggiunto i cinquanta anni di vita. Segni di vitalità non mancano nel dopo convegno: nel recente coordinamento di Sezano è stato approvato un progetto della rete di Trento a favore dei migranti, problema sempre più scottante nel nostro paese; e questo malgrado lo stato poco brillante del nostro bilancio nazionale.

C’è poi una voce che oggi ci ricorda incessantemente i doveri dell’umanità, voce meritevole di attenzione da parte di credenti (in ogni fede) e non credenti: quella di papa Francesco, capace, per chi sa ascoltarla, di incoraggiare i volonterosi e tener lontano lo scoramento.

Un tema sta a cuore alla Rete da molti anni, quello della tortura, per cui diamo appoggio da tempo ai “Medici Contro la Tortura”. Secondo Amnesty International la tortura è stata praticata dal 2009 al 2014 in 141 paesi, ma il numero è senza dubbio più alto; nel 2014 sono già 79 i paesi che l’hanno messa in atto. Papa Bergoglio in occasione del Corpus Domini ha ricordato che il 26 giugno ricorreva la Giornata delle Nazioni Unite per le vittime della tortura: “in questa circostanza ribadisco la ferma condanna di ogni forma di tortura e invito i cristiani ad impegnarsi per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari. Torturare le persone è un peccato mortale! Un peccato molto grave!”. Parole importanti e da condividere.

Gli interventi papali sono molto frequenti. Non si limita, ad esempio, a condannare i massacri e le efferate esecuzioni che vanno moltiplicandosi in Africa e in Medio Oriente, ma esorta a usare pietà e a comprendere le ragioni dei diversi contendenti. E non si limita a esecrare le uccisioni dei cristiani, in Nigeria e altrove, ma esprime riprovazione per tutti i delitti commessi contro qualsiasi gruppo etnico. Ascoltiamo dunque questa voce e diffondiamola per quanto possiamo.

Mauro Gentilini

Lettera circolare della Rete di solidarietà internazionale

 Radié Resch di Macerata – Settembre 2014

«Da quando ho visto i bambini morire sotto le bombe più nessuna pietra per me ha importanza: né quella del Santo Sepolcro, né quella del Muro del Pianto, né quelle di tutte le moschee. Conta solo l’immane sofferenza dei piccoli della terra, siano essi ebrei, musulmani, cristiani, buddisti o comunisti, neri o bianchi o gialli. Tutti coloro per cui Cristo è morto.”

“Vorrei arrivare all’ultimo giorno della mia vita con la gioia del testimone e poter dire: ho vissuto, ho parlato e ho salvato l’anima mia”. (il profeta dei poveri Paul Gauthier “Jésus, l’Eglise et les pauvres”)

Da anni senza pace: Somalia dove il gruppo islamista di al Shabab, vicino ad al Qaeda, è una minaccia sia per la Somalia sia per il Kenya, dopo che quest’ultimo è intervenuto in difesa del governo somalo, sostenuto dall’ONU. (ricordo la strage allo shopping center di Nairobi); Nigeria dove  quest’anno sono state uccise più di 2000 persone dal gruppo terroristico Boko Haram, tradotto “L’istruzione occidentale è peccato” , Nigeria in cui Boko Haram è solo l’ultima espressione di un conflitto che insanguina il Paese dal 1999, con più di 10 mila morti fra i Cristiani a Sud e i Musulmani a Nord; Algeria e Mali dove nel deserto del Maghreb si annida una formazione di al Qaeda che vuole creare uno stato islamico fra Maghreb, Libia, Mauritania e Mali; Congo dove i conflitti si sono succeduti dal 1996 con più di 5 milioni di morti fra fazioni contrapposte del Movimento M23 e miliziani ugandesi, che attirati  dalle ricchezze minerarie,  reclutano bambini soldati, abusano delle donne e attaccano le Missioni ONU; Afghanistan dove il numero dei civili morti e feriti supera i 5 mila solo nel 2013, a causa del conflitto tra governo sostenuto dagli americani e dagli occidentali, e dall’altra i talebani e loro alleati; Libia dove la guerra civile culminata con l’uccisione di Gheddafi nel 2011, ha portato la Libia più volte al voto, per, poi, ripiombare sistematicamente nel caos per il controllo del petrolio di cui è ricca la Cirenaica; Iraq  dove gli iracheni non sono riusciti a riconciliare le due anime musulmane: gli sciiti, sostenuti dall’Iran e i sunniti,  colpevoli di averli discriminati quando erano al potere con Saddam. A tutto questo si sono aggiunti gli Jihadisti dell’Isis che stanno spargendo il terrore nel Paese conquistando, distruggendo, facendo esecuzioni di gruppo, stupri, arruolando bambini, uccidendo   Cristiani e  Jazidi  e chiunque altro non voglia convertirsi all’Islam, così crudeli da inimicarsi al Qaeda; Siria dove la guerra civile è iniziata nel 2011 con le proteste di piazza, che chiedevano più democrazia e più libertà al dittatore Assad, resosi  responsabile di stragi, forte dell’alleanza con l’Iran; nel fallimento delle mediazioni della Lega Araba si è fatto avanti un terzo attore: di nuovo gli Jihadisti dell’Isis; Ucraina: da una parte i filorussi, forti nelle regioni di confini e nel Sud, dall’altra i filieuropei, concentrati nella capitale Kiev e nell’Ovest; a nulla sono serviti gli inviti al cessate il fuoco da parte della Comunità Europea, con Putin criticato per il sostegno fornito, politicamente e forse anche militarmente ai secessionisti; è questo lo scenario in cui il 17 luglio è stato abbattuto l’aereo civile della Malaysia Airlines, probabilmente da un missile sparato dai separatisti, provocando 298 vittime; Palestina: stavolta la scintilla è partita  a giugno con  l’uccisione di tre  giovani israeliani, da parte  probabilmente di una tribù vicina al movimento palestinese Hamas; pochi giorni dopo dei nazionalisti israeliani hanno bruciato vivo un sedicenne palestinese e mentre Hamas lanciava razzi verso Israele, il primo ministro Netanyahu dava l’avvio l’8 luglio a “ Margine protettivo” che ha fatto più di 2000 vittime tra i palestinesi (per la gran parte civili) e una cinquantina tra gli israeliani (rapporto uno a quaranta !!!), ultima dizione di una guerra che va avanti dal 1948 con vari titoli, ma sempre con lo stesso scopo: cancellare dalla cartina geografica la Palestina; è come se i discendenti delle vittime dei ghetti cercassero di trasformare la striscia di Gaza in un ghetto che sfiora la perfezione ( accesso bloccato per entrare e per uscire, povertà, limitazioni di ogni genere); per non dimenticare il Messico con più di 150 mila morti dal 2006 a oggi fra governo e cartelli della droga; la Colombia dove fra il governo e  i rivoluzionari delle Farc il conflitto va avanti dal 1964 con oltre 200mila vittime;  India e Pakistan che si contendono il Kashmir e le cui relazioni sono tese, nonostante gli sforzi della diplomazia  (ricordo l’attacco terroristico a Mumbai nel 2008 compiuto da un gruppo pakistano). Mi sembra opportuno concludere con una serie di pensieri: L’accordo Sykes- Picot avvenuto in piena prima guerra mondiale, il 16 maggio 1916, definito “Asia Minor Agreement”, tenuto segreto anche all’ufficiale britannico che guidava le tribù del deserto contro gli ottomani T.E. Lawrence, è sempre stato percepito giustamente dal mondo arabo come lo specchio dell’imperialismo occidentale. Infatti con la caduta dell’Impero Ottomano, Francia e Regno Unito disegnarono le rispettive aree di influenza in Medio Oriente all’insaputa delle popolazioni locali, dividendo i territori in cinque zone: Libano, parte della Turchia, parte della Siria e Iraq sotto l’influenza francese, mentre Kuwait, Siria del Sud, Giordania e  Palestina sotto quella inglese. Queste invenzioni geografiche rispettose più di meridiani e paralleli, hanno portato alla serie di conflitti di cui oggi vediamo gli strascichi tra etnie, fedi, e la scoperta dell’oro nero. Nessun rispetto della parola data, e tanto meno delle aspirazioni di indipendenza dei popoli arabi. Sono queste le frontiere che l’Isis afferma di non riconoscere, così come l’accordo Sykes-Picot, cercando di superare quella fase storica con la creazione del Califfato.   D’altro lato l’Occidente riservò la sua miopia colonialista a tutto il continente africano, separando popoli fratelli e mettendo insieme atavici nemici;  basta osservare una cartina  dell’Africa per renderci conto di come i confini fra Stati siano stati tracciati con un righello, senza tenere conto né dell’aspetto geografico, né delle diverse etnie (si pensi ad esempio agli eccidi spaventosi fra Tutsi e Hutu in Ruanda e Burundi e alle ultime notizie sull’uccisione in Burundi di tre suore missionarie saveriane italiane, una anche decapitata).

Non stiamo per caso vivendo la terza guerra mondiale?

Maria Cristina Angeletti

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