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“Ponti e non muri. Restiamo umani”

Quello che oggi noi viviamo come un fenomeno del nostro tempo, l’ “Immigrazione”, in realtà è un tema antichissimo, che attraversa tutta la storia dell’umanità. Da sempre i popoli si sono mossi, spinti dalla necessità vitale di sopravvivere a condizioni economiche estreme o alla guerra. Ma anche spinti semplicemente dalla sete di conoscenza. A volte anche dalla sete di rapina di risorse economiche ed umane (pensiamo al colonialismo in africa, alla conquista dell’America, allo schiavismo ecc..). Interi popoli si sono formati dall’incrocio con altri: non ultimo noi siciliani, nelle cui vene scorre sangue greco, cartaginese, arabo, spagnolo, tedesco, inglese, francese…. Da sempre il rapporto con lo straniero ha avuto un duplice aspetto: da una parte la curiosità e l’accoglienza, dall’altra la paura di essere invasi e di perdere la propria identità e la propria storia. In questo momento, non vogliamo parlare delle paure indotte ad arte (di cui abbiamo parlato nelle precedenti lettere), ma dello stato d’animo di chi si trova a convivere nello stesso spazio con chi porta modi di essere, culture ed usanze molto diverse.. Anselm Grun, monaco e psicoterapeuta tedesco, nel suo libro “Ero straniero e mi avete accolto” (2017-ed. Messaggero Padova) affronta l’argomento partendo proprio dalle paure dello straniero, che egli dice sono spesso la proiezione della propria “ombra”, che bisogna interrogarre. La diffidenza ed il timore sono legittimi e non vanno repressi in nome di un moralistico obbligo di accoglienza, che non funziona. Se ne deve poter parlare tranquillamente, senza giudicare. Ma attraverso la Storia apprenderemo che la presenza dello straniero può essere una buona opportunità di rinnovamento e di nuove conoscenze. Perché questo sia possibile occorre incontrarsi, conoscersi, dialogare. Occorre rafforzare la propria identità ma non per difendersi ma per incontrare lo straniero nel rispetto e nell’arricchimento reciproco. Ci viene in mente anche Alexander Langer, grande ecologista scomparso anni fa, che diceva come culture diverse non devono mescolarsi per dare origine ad un sincretismo amorfo, ma ciascuna deve potere avere spazi propri in cui poter esplicitarsi liberamente e spazi comuni in cui incontrarsi. Ma ciò implica che ci siano persone che da una parte e dall’altra siano disponibili a svolgere un ruolo di mediazione. occorrono “Costruttori di ponti”.
VI ASPETTIAMO AL NOSTRO PROSSIMO INCONTRO! Sabato 6 Aprile 2019 ore 18:30 contrada Tilibelli (casa di Giuseppe e M Rita Tel 329-4440024)
Parteciperanno all’incontro Papi e Jori, due giovani immigrati senegalesi.che ci racconteranno tutto quello che hanno dovuto affrontare per arrivare in Italia e, come in Febbraio Placida e Lorenzo, ci parleranno di come, da giovani, africani e musulmani, vivono questo tempo: le difficoltà, le attese, le speranze. Li accompagnerà Don Carlo D’Antona, parroco siracusano di frontiera, da tanti anni dedito all’accoglienza degli immigrati ed alla difesa dei loro diritti. Continueremo con una cena conviviale, a cui ciascuno può contribuire portando qualcosa di pronto da condividere. Chi fa parte della Rete Radié Resch o chiunque vuole, potrà fare la propria autotassazione per sostenere il progetto di solidarietà in Argentina a favore delle comunità indigene Piloga’ dicui la nostra rete locale é referente.

Resoconto della raccolta di Febbraio
Durante l’incontro di Febbraio abbiamo raccolto € 190,00, inviati al Tesoriere per il progetto Eduposan in favore della comunità indigena “Pilogà” di S. Martin (Prov. di Formosa). Il progetto riguarda un aiuto in termini di formazione dei capifamiglia per l’allevamento di animali e per i giovani indigeni nell’organizzazione di piccole fiere locali. Ad essi abbiamo aggiunto € 50,00 unendoci alla raccolta straordinaria della rete di Brescia, per le comunità Mapuche cilene, flagellate da devastanti incendi. Intere comunità sono finite in cenere e tanta gente non ha più di che mangiare per sé e per gli animali. Sono stati raccolti ed inviati circa 6.000 euro.

per il Gruppo locale
cari saluti
Maria Rita Vella

Carissima, carissimo,
al tempo di Gesù, la questione della democrazia era già stata posta, però in una regione molto lontana dalla Palestina: la Grecia. Dominata dall’Impero Romano, la Palestina era governata da uomini nominati o approvati da Roma, il re Erode, il governatore Ponzio Pilato e il sommo sacerdote Caifa. Gesù impresse un’ottica diversa al potere. Per lui non era una funzione di comando, ma di servizio, lo dimostrò rapidamente quando affermò che il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito ma per servire e si è inginocchiato per lavare i piedi ai suoi discepoli. Cos’è che portò Gesù a rovesciare l’ottica del potere, è la domanda che dobbiamo farci: a cosa deve servire il potere in una società diseguale e ingiusta? Alla liberazione dei poveri -risponde- alla cura degli ammalati, all’accoglienza degli esclusi. Questo è il compito per eccellenza dei potenti: liberare l’oppresso, incoraggiarlo, fare in modo che anche lui acquisti potere. Per questo i poveri sono “beati”. Per questo molti si attaccano al potere, perché diviene il desiderabile possibile. Conferisce capacità da attrarre su di lui venerazione, invidia, sottomissione e applausi. Perché il potente non si lasci ubriacare dalla carica che occupa, Gesù propone che egli osi sottomettersi alla critica dei suoi subalterni, Chi di noi è capace di fare questo? Quale è il parroco che si informa o sollecita i suoi parrocchiani ad entrare in dialogo e farsi dire con serenità cosa pensano di lui? Quale politico chiede ai suoi elettori che lo critichino? Gesù non ebbe paura di chiedere ai discepoli cosa pensavano di lui e, come se non bastasse, chiese anche che cosa pensava di lui il popolo (Mt 16,13-20). La questione del potere è il cuore della democrazia, parola che significa, come ci ricordava nelle scorse settimane Aleida Guevara la figlia del Che, durante il suo tour in Italia, “governo del popolo per il popolo”. Tuttavia, resta ancora, nella maggioranza dei paesi, ad uno stato meramente rappresentativo. Per diventare partecipativa, la democrazia deve essere espressione del rafforzamento dei Movimenti popolari. Il potere di una classe dominante non commette abusi nella misura in cui si confronta con un altro potere: quello del popolo organizzato. Questa è la condizione che fa si che la democrazia fondi la libertà individuale e i diritti umani nella giustizia sociale e nell’equità economica. E’ falsa quella democrazia che concede a tutti libertà virtuale ed esclude la maggioranza dai beni economici essenziali, come l’accesso all’alimentazione, alla salute, all’educazione, alla casa, al lavoro, alla cultura e allo svago. Gesù non ha formulato una proposta di società, se non per la strada opposta, criticando il modello predominante in Palestina, dove la ricchezza dei pochi era il frutto della povertà dei molti. Per questo si mise a lato dei poveri e sostenne i loro diritti: “Sono venuto perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza” (Gv 10, 10). Questo è il criterio per capire se una società è o non è giusta, il diritto di tutti alla vita piena, non del “prima gli italiani”. Poiché la vita è il maggior dono che ognuno di noi riceve. Oggi, tanta gente di buona volontà, è un po’ presa dalla paura, che è la predica usuale dei populismi. Si semina paura e poi si prendono delle decisioni. La paura è l’inizio delle dittature. Seminare paura è fare una raccolta di crudeltà, di chiusure e anche di sterilità. Pensate alla mancanza di memoria storica: l’Europa è stata fatta da migrazioni e questa è la sua ricchezza. Ma Se l’Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini come fa l’Europa a essere coerente?. È vero, che un Paese non può ricevere tutti, ma c’è tutta l’Europa per distribuire i migranti. Se un Paese non può integrare deve pensare subito a parlare con altri Paesi. Ci vuole generosità, con la paura non andremo avanti, con i muri rimarremo chiusi in questi muri. Infine, perché non ci interpelliamo sui meccanismi che determinano la fuga dai loro Paesi, chi è che gestisce le loro politiche, le loro classi dirigenti, chi è che sfrutta e guadagna sulle loro materie prime? Solo iniziando ad approfondire ciò potremmo capire che ancora una volta siamo noi che gli creiamo le condizioni di non poter vivere nelle loro amate terre! Di fronte a tutto ciò si comprende che la solidarietà da sola non è sufficiente ma urge che la politica cambi la sua visione e la sua azione. le migrazioni sono unicamente la conseguenza di un sistema che ha depredato i Sud del mondo. I loro arrivi sono unicamente deportazioni indotte dalle nostre politiche scellerate tese a far si che i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più impoveriti. Di fronte a tutto ciò la propaganda del ministro Salvini cerca di trasformare le vittime in colpevoli. Ciò è inaccettabile! Basta con la politica della Paura. Tra poco è Pasqua, anche noi abbiamo bisogno di una parola che ci scaldi il cuore, di un brivido sulla pelle, noi che quotidianamente siamo mendicanti di luce, abbiamo bisogno di piangere lacrime innamorate che portino tutti a sentirsi umani. Per dire con forza che non abbiamo bisogno di cose morte che non portano tenerezza e dolcezza al nostro cuore, ma che abbiamo bisogno di sentirci vivi, liberi dalla stanchezza per rimettersi in cammino. Abbiamo bisogno di sentirci chiamare per nome, e in quel nome riconoscersi, per una vita piena, non di affanni, non di fretta e oppressioni, ma di dolcezza. La dolcezza che ci chiama, che ci sussurra che ogni giorno è una novità, un cambiamento, ma soprattutto il sorgere di una nuova vita. Questo è il mio augurio.
Antonio

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande” ( Hans Georg Gadamer)

La lezione di Greta

Giovani e futuro sono sinonimi. Il futuro in primo luogo, biologicamente, appartiene a loro. Da sempre. In un pianeta, però, meno ricco di risorse e con problemi nuovi, questa relazione è diventata meno scontata. Il futuro, almeno come lo abbiamo conosciuto nella seconda parte del XX secolo, quando era ovvio che le nuove generazioni avrebbero avuto una qualità della vita migliore delle precedenti (almeno per molti e in occidente) è un concetto che semplicemente non esiste più. Per i ragazzi attivarsi per il cambiamento è diventata oggi una priorità. Una domanda ricorrente: Perché studiare per un futuro, quando non ci sarà un futuro? In questo senso una storia interessante è quella di Greta Thunberg, la ragazzina svedese di 15 anni che ha scelto di scioperare dalle lezioni e sedersi sotto il Parlamento per costringere i politici ad agire sul cambiamento climatico. Anche lei, come migliaia di suoi concittadini, ha visto questa estate bruciare in Svezia ettari di foreste: centinaia di alberi e terreni aridi trasformati in muri di fuoco anche a causa del riscaldamento globale. Greta è stata capace di dare corpo alla sua protesta dall’agosto 2018, grazie al climate strike, lo sciopero per il climate change. La sua azione ha attirato l’attenzione non solo di altri giovani ma di un’ampia comunità consapevole dell’urgenza del problema. Greta ha poi fatto sentire la sua voce a COP24, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si è svolta a Katowice in Polonia. Ha inventato l’iniziativa “Venerdì per il futuro”che il 15 marzo 2019 ha coinvolto i giovani di 1659 piazze sparse in 105 paesi del mondo. Uno sciopero scolastico in nome della scienza. Un’altra domanda ricorrente: Il modo in cui i grandi organizzano il futuro è affare loro o soprattutto di chi quel futuro lo vivrà? Per ricordarcelo serviva una ragazzina bionda con un cartello in mano, che non ha mai smesso di crederci. La studentessa, che il Time ha inserito nella lista delle teenager più influenti al mondo, ha impartito una lezione ai potenti del mondo. I giovani con la loro energia e la loro creatività saranno i veri agenti del cambiamento. Saranno loro a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e a costruire un futuro migliore per l’uomo e l’ambiente. . Con questa protesta i ragazzi non solo chiedono la riduzione delle emissioni dei gas serra nel rispetto degli accordi di Parigi del 2015, ma anche l’adozione di nuove politiche ambientali per evitare quello che oggi appare come un destino già scritto. Lo slogan più utilizzato: “Perché gli adulti che tra quaranta/cinquanta anni non ci saranno più possono permettersi di distruggere il futuro delle nuove generazioni? “In poche settimane migliaia di ragazzi e ragazze dalla Svezia all’Australia hanno quindi aderito ai Fridays for Future disertando le aule per invadere le strade e manifestare contro decenni di inquinamento che hanno innalzato sensibilmente le temperature globali, sfalzato l’equilibrio di interi ecosistemi e innescato il veloce scioglimento dei grandi ghiacciai antartici. Greta è in visita in Italia, venerdì 19 aprile a Roma a Piazza del Popolo ha manifestato con i ragazzi di FridayForFuture, in vista della Giornata mondiale della Terra del 22 aprile. Ma essere o meno dell’età di Greta, ossia dei nativi ecologici, non cambia: ci sono tante piccole azioni per contribuire al cambiamento e fare ciascuno – indirizzando i governi a fare altrettanto – la propria parte. MyClimateAction.
Ecco 10 spunti, piccolissime azioni per fare la differenza:
1) Beviamo acqua del rubinetto, aboliamo la pratica (in Italia siamo al top) di utilizzare acqua in bottiglie di plastica per uso domestico e portiamo sempre con noi una bottiglia personale continuando ad usare sempre quella. Già questo nel nostro piccolo cambierà qualcosa
2) Non sprechiamo l’acqua potabile facendo docce brevi, tenendo i rubinetti aperti solo quando occorre, usando detergenti naturali come l’aceto che non necessitano di grandi risciacqui
3) Torniamo al caro, vecchio sapone evitando così flaconi di plastica. Ora in solido si trova di tutto dallo shampoo al balsamo
4) Usiamo spazzole e spazzolini in bambù, igienico e ecologico
5) Pic-nic al parco no plastic: per le nostre gite usiamo materiale compostabile o meglio ancora lavabile. Ognuno porti il suo cestino
6) Usiamo i piedi, le bici, i mezzi pubblici. Insomma lasciamo il più possibile a casa la macchina. La mobilità sharing è in pieno sviluppo, sulle piste ciclabili invece siamo all’inizio
7) Conserviamo il cibo nel vetro e nella ceramica. Al bando pellicole e alluminio inquinanti
8) Illuminiamo in modo ragionevole con lampadine a basso consumo. Ricordiamoci poi di spegnere le luci quando lasciamo una stanza e usiamo l’aria condizionata solo se è indispensabile
9) Facciamo l’orto: un modo per aumentare la quota di cibo a km zero, il verde in città e l’attività antistress per chi lo cura. Che siano vasetti in balcone o piante in giardino, va bene tutto per cambiare rotta
10) Ricicliamo il più possibile e compriamo meno: che sia il passaggio di vestiti ad amici o parenti, che sia il corretto smaltimento dei rifiuti, che sia rinunciare all’acquisto destinato in breve al dimenticatoio, anche così facciamo azioni buone per il clima e per noi stessi.
Da insegnante tifo per Greta e per i giovani motivati al rispetto dell’ambiente, nella convinzione che loro potranno realmente contribuire al cambiamento di mentalità coinvolgendo tutti, per primi noi adulti in gran parte responsabili, più o meno consapevolmente, dei danni causati all’ambiente.

Siamo reduci dal nostro Coordinamento di Rete svoltosi a Sezano il 23 e 24 marzo. Come vedrete dal verbale, se la domenica è stata dedicata alla preparazione del Seminario Nazionale sull’informazione (WEB: strumento di liberazione o di controllo?),il sabato, invece, ha visto concretizzarsi il nostro statuto associativo con gli aggiornamenti richiesti dai cambiamenti avvenuti dalla fine degli anni novanta ad oggi. Diciamo questo perché vogliamo sottolineare il fatto che si è scelto di mantenere quello spirito leggero e poco burocratico che ci fa navigare da 55 anni (!).  A dire la verità, qui a Verona siamo reduci anche dal Congresso Mondiale delle Famiglie che ha riunito le destre italiane, europee e statunitensi in un clima pesante,di forte chiusura nei confronti di un’idea di società inclusiva e plurale. Molti dei relatori, come saprete, hanno preso a pretesto motivazioni etiche per seminare odio da “suprematisti bianchi”. Proprio questo è stato l’aspetto più preoccupante del Congresso: la sua dimensione politica in un momento in cui in paesi come la Polonia, l’Ungheria e l’Italia la destra populista è al governo.L’idea del Congresso delle Famiglie è nata negli Stati Uniti nel 2007, grazie all’impegno di personaggi molto vicini ad amministrazioni come quella di Reagan o di Trump. Negli stati Uniti, infatti, sono molto attivi i gruppi prolifeche hanno da sempre legami con la destra suprematista bianca. Altrettanto inquietante è stata la presenza di alcuni esponenti della chiesa ortodossa russa e di uomini molto vicini a Putin, che potrebbero aver contribuito in larga parte al finanziamento di questo congresso mondiale. Uno studio del sito britannico Open Democracy ha analizzato la lista dei partecipanti a tutti i Congressi delle Famiglie e ne è venuto fuori che almeno cento politici, in attività, di 25 paesi diversi hanno partecipato come minimo ad un Congresso; sessanta di loro erano europei e metà di questi provenivano da partiti dell’estrema destra (vedi Internazionale dell’1 aprile). Del resto, Forza Nuova è stata presente a pieno titolo al Congresso di Verona in compagnia di gruppi ultra fondamentalisti cattolici come Militia Christi o Alleanza Cattolica (interessante notare il lessico militaresco) e il comitato Pro Vita, anch’esso legato a FN. Molto interessanti sono state, a questo proposito, le dichiarazioni che l’avvocata della Sacra Rota, Michela Nacca, ha reso durante un incontro alla D. i. Re (Donne in Rete contro la violenza). La Nacca ha parlato del Congresso come “un’occasione per contarsi, partendo dall’Italia dove, in questa fase storica è in atto un esperimento sociale per riaffermare un movimento che sembra avere molti punti in comune con la destra fascista, il cui fulcro è tornare indietro rispetto ai diritti delle donne. Una vera Controriforma che, nella sua grammatica principale prevede anche l’omofobia e il razzismo….Il tema della famiglia, quindi, sarebbe solo un pretesto per arrivare alla creazione di un partito o di un movimento di massa popolare a livello internazionale….” La Nacca ha aggiunto: “Ritengo che noi cattolici non possiamo condividere la visione di famiglia che emergerà da questo Congresso” (fonte www.gaypost.it)
Per fortuna, contemporaneamente al Congresso, il pomeriggio di sabato 30 marzo, Verona è stata invasa, in modo assolutamente pacifico, dalla più grande manifestazione di massa che sia stata mai vista nella nostra città. Poco meno di centomila persone, provenienti da tutta Italia, hanno aderito all’appello di Non una di meno e sono venute a marciare festosamente per sostenere i diritti e la libertà delle donne e dire no ad ogni discriminazione di genere e non solo. Per esempio,tra i moltissimi cartelli portati in corteo si leggeva: “Quanto sono Pro-Vita i lager in Libia?” E’ stata davvero una bellissima festa. L’unico incidente con la polizia, di cui trovate traccia anche su Google, è stato causato da un sostenitore di Salvini, che ha insultato un’agente della DIGOS. Vi raccontiamo questo perché siamo sicuri che il clima pesante di questo periodo durerà a lungo. Ma, mentre sono evidenti le collusioni tra tutti i conservatorismi peggiori, in questo muro non mancano le crepe che anche noi, col nostro agire solidale, contribuiamo ad allargare ogni giorno. Come dice il poeta sardo Bruno Tognolini “non dobbiamo cantare, dunque, dei tempi bui, ma della luce, della gioia e della bellezza, della speranza… che sono sempre disciolte in tutti i tempi”.
BUONA PASQUA!
Maria per la Rete di Verona

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