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Lettera Aprile 2021
Carissima, carissimo,
anche quest’anno la pandemia ha caratterizzato i giorni di festa, ancora restrizioni, sacrifici, ma soprattutto ancora morti, terapie intensive sotto stress e tanti contagi. Un anno fa, forse, c’era più speranza in circolazione per affrontare tutto questo. Certo, il dolore era già tanto: le famiglie si confrontavano con i lutti e con la lontananza forzata che divideva soprattutto i nonni e i nipoti, restringendo sempre più il nucleo familiare. C’era la solitudine da affrontare e la paura di una nuova fase drammatica e sconosciuta. Ma non mancava -e a dire il vero non è mai mancata- la solidarietà.
Oggi però le energie sembrano essere di meno. C’è molta più familiarità con la pandemia e sebbene siano difficili da accettare, le persone si sono abituate anche alle limitazioni imposte dalla lotta al Covid-19. Sono aumentate le diseguaglianze sociali, la crisi mette a dura prova le famiglie e le imprese. Emergono poco a poco tutte le contraddizioni di una società moderna e impreparata ad un evento di questo tipo. Una crisi certamente sanitaria, sociale ed economica ma non solo: la crisi che viviamo è anche esistenziale. L’uomo è un animale sociale e per quanto possa sforzarsi, da solo soffre, si spegne, muore. Si è instaurata una nuova normalità che non è naturale per chi, come ognuno di noi, si nutre di relazioni: l’uomo si scopre persona quando incontra l’altro, quando vive un amore gratuito e si specchia in ciò che lo circonda. Tutta questa interazione è alterata, bloccata, ridotta al minimo. Come ogni guerra, anche questa porterà le sue conseguenze, i suoi traumi e non è mai presto per cominciare a pensarci. Bisogna proiettarsi, almeno con il pensiero, al dopo pandemia. Chiedersi da dove ricominciare, come ricostruirsi. E non per illudersi ma, per aiutarsi ad affrontare il presente. Non è possibile stare fermi così a lungo, chiudersi in se stessi per troppo tempo. Cominciare a organizzare il domani, quello che ognuno può offrire, farà del bene a tutti.
Brasile.Una ricerca della Fondazione Getúlio Vargas sottolinea che la povertà in Brasile accelera rapidamente. In sei mesi, il numero di brasiliani che vivono in povertà è quasi triplicato. Il numero di poveri è balzato da 9,5 milioni ad agosto 2020 a oltre 27 milioni a febbraio 2021. Manca cibo sulla tavola dei brasiliani. La fame è tornata ancora una volta un problema rilevante nel paese, un grave problema sociale, dopo che la presidenza Lula e Dilma l’aveva quasi totalmente cancellata con il progetto FAME ZERO.
Il sangue scorre per le strade del Myanmar. Da quando lo scorso primo febbraio le forze armate del generale Min Aung Hlaing hanno messo in atto il colpo di Stato e sotterrato definitivamente la fragile democrazia birmana, le violenze e la repressione contro la popolazione che si è opposta al golpe sono aumentate di giorno in giorno provocando centinaia di vittime. Nel frattempo internet è stato oscurato, moltissimi oppositori sono finiti in carcere e in varie zone del Paese è entrata in vigore la legge marziale. Così la popolazione di un Paese isolato, verso il quale la stessa comunità internazionale si sta dimostrando impotente o quasi (anche per l’influenza che la Cina esercita sull’area), sta ora provando a difendere le conquiste raggiunte nel 2011 quando i militari, dopo lunghi anni, passarono la mano pur mantenendo molto del loro potere (secondo quanto stabiliva la nuova Costituzione).
Ma non è bastato. Nel novembre scorso le elezioni politiche hanno segnato una nuova straordinaria affermazione per la leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi, un successo che i militari non hanno digerito in quanto per la prima volta rischiavano di perdere le posizioni di privilegio delle quali avevano sempre goduto. San Suu Kyi è stata nuovamente arrestata e con lei, numerosi leader civili, politici e religiosi.
Papa Francesco all’Angelus ha denunciato: «Ancora una volta e con tanta tristezza sento l’urgenza di evocare la drammatica situazione in Myanmar, dove tante persone, soprattutto giovani, stanno perdendo la vita per offrire speranza al loro Paese (…). Anch’io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza! Anch’io stendo le mie braccia e dico: prevalga il dialogo! Il sangue non risolve niente». Francesco richiamava così esplicitamente l’immagine di suor Ann Rose Nu Tawng, la religiosa saveriana inginocchiatasi davanti ai reparti della polizia birmana in tenuta antisommossa a Myitkyina, capitale dello stato Kachin (nel nord del Paese) che chiedeva di fermare la repressione, di non aprire il fuoco sui manifestanti. I quali hanno, come denunciato da Amnesty, munizioni italiane.
Suor Ann, solidale con il suo popolo, mi ha fatto ricordare le parole di Oscar Romero quando nella sua ultima omelia nella cattedrale di San Salvador esordì rivolgendosi ai militari: “vi scongiuro, vi prego, vi ordino: cassi la repressione”, alcuni giorni dopo fu assassinato.
E’ notizia che la Chiesa non può benedire coppie omosessuali. E’ illecito! Ma la Chiesa non è custode delle benedizioni di Dio. Benedizione significa “il bene”, benedire “dire-bene”, pronunciare una parola di bene, di coraggio, augurio di bene-essere, di futuro, di felicità. Gesù è passato su questa terra solo facendo il bene e bene-dicendo. Ha pronunciato parole buone su tutti, delinquenti, ladri, prostitute, adultere, assassini, traditori… Le uniche parole non di bene le ha rivolte ai sacerdoti e ai funzionari della religione: “Ipocriti, serpenti, razza di vipere, guide cieche, sepolcri imbiancati…”. Gesù vedeva già allora così lontano…
Sono centinaia le benedizioni possibili che la Chiesa autorizza a dispensare. Tra queste: benedizione di aerei, eserciti con tutti gli armamenti annessi, vedi cappellani militari; computer, fiumi, gola, palestre, pecore, prati, stadi, asini, telefoni, api, radio, negozi… e uova pasquali! Sì, anche uova pasquali! Sono più di cento le benedizioni ammesse.
A questo proposito la gran parte della Conferenza episcopale tedesca si è così espressa con vari suoi alti rappresentanti:
“Continueremo ad accompagnare tutte le persone nella cura pastorale se lo richiedono, indipendentemente dalla situazione di vita”. “Dà l’impressione che l’attuale dibattito teologico in varie parti della Chiesa universale, anche qui in Germania, debba terminare il più rapidamente possibile”, cosa che non è perché la discussione procede intensamente e con buoni argomenti, e le indagini teologiche sulla pratica pastorale oggi non possono essere eliminate semplicemente con un’affermazione di potere”.
Aldo Antonelli, prete di Artrosano-AQ e redattore della nostra rivista scrive: “Mi chiedo di quale disegno divino facciano parte gli eserciti e i carri armati e tutte le armi che puntualmente vengono benedette! Mi chiedo di quale strano disegno divino facciano parte le ville dei mafiosi benedette da preti consenzienti e mai richiamati dai pasdaran del Sant’Uffizio che, invece, si permette di richiamare i vescovi tedeschi che benedicono le coppie omo. Benedicono e non celebrano come sacramento!
In conclusione sono portato a pensare due cose:
1- A monte della dichiarazione dell’ex Sant’Uffizio ci sia la mania sessuofobica che sempre ha accompagnato gli uffici curiali della grande Organizzazione/Chiesa.
2- Che papa Francesco abbia dovuto cedere alla parte ultraconservatrice della Curia Romana al fine di evitare strappi ulteriori”.
Il fatto, comunque, è che dopo l’enciclica Fratelli tutti non si può pensare che nel “tutti” ci possa essere una categoria di persone da escludere per principio. Se si afferma che “Dio ama ogni persona” se ne devono trarre le conseguenze. Forza!
Acqua bene comune: il 31 marzo è stato il decennale della vincita del Referendum che ha determinato che l’acqua debba essere pubblica, oggi pretendiamo che la legislazione europea sia ispirata dal principio dell’acqua bene comune e non economico. Fuori da ogni trattato commerciale e da quotazioni in borsa, che significherebbe: acqua = merce.
Il teologo Hans Kung è morto martedì 6 aprile nella sua casa di Tubinga, in Germania. Aveva 93 anni. sicuramente uno dei più grandi teologi della Chiesa cattolica romana del XX secolo, aperto all’ecumene cristiano, religioso e politico. La sua produzione è stata immensa, frequentando i temi principali che sono passati dalla musica alla nuova cosmologia, attraverso lo studio delle grandi religioni, la teologia ecumenica, la filosofia, la politica, l’economia e l’etica mondiale.
Il 18 dicembre 1979, il Vaticano gli ha revocato la licenza per insegnare come teologo cattolico all’Università di Tubinga, dove insegnava dal 1960.
Küng mostrò un certo sgomento nel 1979 quando venne a conoscenza del coinvolgimento del cardinale Joseph Ratzinger nella rimozione della suo insegnamento di insegnante. come decano di teologia a Tubinga, perchè nei primi anni ’60, aveva offerto a Ratzinger una cattedra a Tubinga, lui accettò. Ma dopo le rivolte studentesche in Germania nel 1968, Ratzinger lasciò l’accademia, tornando nella sua città natale di Monaco, dove divenne arcivescovo e poi cardinale. In seguito diresse la Congregazione per la Dottrina della Fede per 25 anni sotto Giovanni Paolo II.
Con sorpresa di molti, Küng chiese un incontro con Ratzinger poco dopo essere stato eletto papa nell’aprile 2005. I due sacerdoti mantennero il rispetto reciproco e la corrispondenza per più di 45 anni. Ratzinger, ora Papa Emerito Benedetto XVI, accettò rapidamente di incontrare Küng. I due parlarono per quattro ore e cenarono nella residenza estiva di Benedetto XVI a Castel Gandolfo. Kung ha sempre lottato per la riforma della Chiesa, rendendo facoltativo il celibato, assumendo un’etica evangelica e umanitaria in materia di famiglia e sessualità.
La Libia e le armi di Draghi. In politica estera abbiamo assistito ieri a un altro capolavoro. La visita di Draghi nella Libia che con i soldi italiani fa morire i migranti o in mare o nei centri di detenzione dopo averli torturati, ha ribadito la linea Minniti-Salvini sul Mediterraneo: un accordo sulla transizione energetica e le fonti rinnovabili nel Fezzan, in soldoni petrolio, in cambio della prosecuzione nella complicità italiana per la strage continua di chi fugge da fame e guerre. Nel 2020 il Progetto ferma-migranti ha comportato un finanziamento di 58.292.664 euro alla Libia, quasi dieci milioni in più rispetto all’anno precedente. Sui media compiacenti però in politica estera troviamo soltanto notizie (che non esistono per gli altri giornalisti europei) sulla rinnovata centralità dell’Italia in un Europa. Si sa, i fatti sono soltanto un fastidioso ostacolo fra il giornalismo italiano e il suo totale asservimento al potere.
Come spendere i 209 miliardi del Recovery Plan riscritto dai “Draghi boys”. Si aspettano interventi strutturali, in un Paese che dovrebbe strutturalmente creare posti di lavoro a breve e medio termine colmando il gap digitale che ci allontana dal resto d’Europa. Ma l’unica certezza al momento è che nel piano allo studio del governo c’è il progetto d’incrementare la capacità militare attraverso i fondi del Nex tGeneration, che si aggiungeranno ai 36,7 miliardi di euro già stanziati per le spese militari, risorse sottratte all’investimento e allo sviluppo infrastrutturale dell’Italia.

Nel testo licenziato dalla Camera si raccomanda di “incrementare, considerata la centralità del quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare”.
2 aprile 2021
Rete Italiana Pace e Disarmo
Fonte: Azione Nonviolenta

Nell’uovo di Pasqua del governo Draghi spese militari e armamenti
Sorpresa nell’uovo di Pasqua: una parte dei fondi del Recovery Plan verrebbe destinata per rinnovare la capacità e i sistemi d‘arma a disposizione dello strumento militare. Un tentativo di greenwashing, di lavaggio verde, dell’industria delle armi che la Rete Italiana Pace e Disarmo stigmatizza e rigetta.

Ad aprire a questa possibilità è stato il Parlamento, a quanto risulta dalle Relazioni definite e votate in questi giorni dalle Commissioni competenti. Nel testo licenziato dalla Camera si raccomanda di “incrementare, considerata la centralità del quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, anche in favore degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica, contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto”.

Per il Senato “occorre, inoltre, promuovere una visione organica del settore della Difesa, in grado di dialogare con la filiera industriale coinvolta, in un’ottica di collaborazione con le realtà industriali nazionali, think tank e centri di ricerca”. Viene inoltre ipotizzata la realizzazione di cosiddetti “distretti militari intelligenti” per attrarre interessi e investimenti.

Diversamente dalle bozze implementate dal precedente Governo, in cui l’ambito militare veniva coinvolto nel PNRR solo per aspetti secondari come l’efficienza energetica degli immobili della Difesa e il rafforzamento della sanità militare, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) potrebbe quindi destinare all’acquisizione di nuove armi. i fondi europei per la rinascita dell’Italia dopo la pandemia. Un comparto che, è bene ricordarlo, già riceverà almeno il 18% (quasi 27 miliardi di euro) dei Fondi pluriennali di investimento attivi dal 2017 al 2034.

Le indicazioni inviate al Governo derivano da dibattiti nelle Commissioni Difesa della Camera e del Senato che hanno approvato all’unanimità i pareri consultivi relativi. Ciò evidenzia un sostegno trasversale all’ipotesi di destinare i fondi del PNRR anche al rafforzamento dello strumento militare. Addirittura alla Camera i Commissari hanno concentrato il loro dibattito sulla “opportunità” di accrescere ulteriormente i fondi a favore della spesa militare fornita dal Piano. Da notare come il rappresentante del Governo abbia sottolineato come i pareri votati “corrispondano alla visione organica del PNRR” dello stesso esecutivo Draghi, che dunque ritiene che la ripresa del nostro Paese realizzare anche favorendo la corsa agli armamenti.

Anche se green le bombe sono sempre strumenti di morte, non portano sviluppo, non producono utili, non garantiscono futuro. La Rete italiana Pace e disarmo denuncia la manovra dell’industria bellica per mettere le mani sui una parte dei fondi europei destinati alla Next Generation.
Inascoltate le associazioni pacifiste, spazio solo ai produttori di armi.

Nel corso della discussione di queste settimane sono stati auditi rappresentanti dell’industria militare (AIAD, Anpam, Leonardo spa) mentre non sono state prese in considerazione le “12 Proposte di pace e disarmo per il PNRR” elaborate dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e inviate a tutte le Commissioni competenti. Per tale motivo chiediamo ora al Governo che le proposte della società civile fondate sulla costruzione della convivenza e della difesa civile nonviolenta (con un impegno esteso alla difesa dell’occupazione in un’economia disarmata e sostenibile) siano ascoltate, valutate e rese parte integrante del nuovo PNRR che l’esecutivo dovrà elaborare, spostando dunque i fondi dalla difesa militare.

La produzione e il commercio delle armi impattano enormemente sull’ambiente. Le guerre (oltre alle incalcolabili perdite umane) lasciano distruzioni ambientali che durano nel tempo. Ne consegue che la lotta al cambiamento climatico può avvenire solo rompendo la filiera bellica e che il lavoro per la pace è anche un contributo al futuro ecologico.

Occorre quindi una nuova politica estera italiana ed europea che abbia come obiettivo la costruzione di una comunità globale con un futuro condiviso, riprendendo il progetto delle Nazioni Unite volto “a salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e di collaborazione tra i popoli come elemento dominante delle relazioni internazionali.

La nonviolenza politica è lo strumento e il fine che bisogna assumere. Per questo è prioritario orientare il rilancio del nostro Paese ai principi ed ai valori della pace: il Piano deve essere l’occasione per investire fondi in processi di sviluppo civile e non sulle armi. “Non c’è un mondo di ieri a cui tornare, ma un mondo di domani da far nascere rapidamente”: così è scritto nell’introduzione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La Rete Italiana Pace e Disarmo vuole davvero che Il mondo di domani, per garantire un futuro alle nuove generazioni, sia basato su uno sviluppo civile e non militare.

Il Mahatma Gandhi indicava l’unica strada possibile “o l’umanità distruggerà gli armamenti, o gli armamenti distruggeranno l’umanità”. Non possiamo tollerare che nemmeno un euro dei fondi destinati al futuro ecologico venga invece impiegato per mettere una maschera verde al volto di morte delle fabbriche d’armi. L’umanità ha bisogno di pace e di un futuro amico.

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