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RRR Circolare nazionale dicembre 2023

Ci hanno detto che è consuetudine che la segreteria scriva la circolare dopo il Convegno Nazionale e se a novembre, ancora provati dall’impegno organizzativo per Assisi, abbiamo preferito lasciare la parola ad una significativa riflessione sul dramma mediorientale, ora in dicembre rispettiamo la tradizione. Ci piace comunque aprire con parole non nostre, perché pensiamo che esprimano molto bene il significato del Convegno. Sono le parole dell’ospite venuto “dalla fine del mondo”, per dirla con papa Francesco, l’amico mapuche José Nain, che ci ha scritto una lunga e intensa lettera di ringraziamento per il suo viaggio ad Assisi e in Italia:

Il Convegno della ReteRR nella Città di Assisi è stato per noi straordinario. I temi affrontati ci hanno fatto riflettere collettivamente sull’impegno verso Madre Natura, ma anche rivedere il comportamento del mondo, dei governanti e del potere industriale che, senza dubbio non hanno modificato i loro comportamenti distruttivi nei confronti della biodiversità. Il legame illimitato delle Comunità Mapuche con la natura conferma che non si tratta solo di un modello e di uno stile di vita, ma di una filosofia di vita in cui l’essere umano passa in secondo piano e la Madre Terra riconquista il ruolo fondamentale.

L’attaccamento alla natura è una manifestazione di fondamentale rispetto per evitare che gli effetti del cambiamento climatico avanzino pericolosamente verso la distruzione definitiva. Si avverte un clima di cordialità, di fraternità senza confini, che ci fa pensare e riflettere sulle speranze che il mondo ci apre per ricreare un ambiente diverso, dove la diversità culturale e spirituale sia il meccanismo che ci rende persone migliori e migliori come società, dato che le generazioni future non meritano di ereditare l’egoismo e l’ambizione di pochi rispetto ai milioni di persone che sognano e desiderano un mondo migliore.

Il mondo, senza dubbio, è entrato in una catarsi e in una crisi quasi irreversibile. Le invasioni militari, le guerre, le migrazioni, i cambiamenti climatici, per citarne alcuni, stanno causando la massiccia autodistruzione del pianeta. Il potere degli Stati e dei loro Governanti, aggiunti agli accordi economici e militari multilaterali, rendono la situazione ogni giorno più pericolosa. Stiamo eleggendo persone che governano il mondo senza criteri o senza controllo su sé stessi. Eleggiamo spesso governanti assetati di sangue, che vivono di guerre, del sangue dei popoli oppressi, dei popoli che soffrono e che nessuno difende dai massacri e dalle atrocità. Migliaia di bambini muoiono nelle strade del mondo per fame e malattie, ma anche migliaia di bambini muoiono in mezzo a carri armati, fucili e granate di guerra. Interessi economici meschini di impresari corrotti che sono capaci di uccidere ed eliminare vite umane in cambio di denaro.

Con la forza della terra, della natura e la forza spirituale, dobbiamo combattere la meschinità, l’egoismo, la miseria umana. In questo contesto raccolgo le parole e i sentimenti emersi ad Assisi, per continuare a innalzare la bandiera della giustizia, della vita e della pace, così che il mondo possa impostare il suo corso per il bene delle generazioni future.

Noi non siamo solo contenti di aver avuto tra i nostri relatori questa voce così illuminata, siamo anche molto orgogliosi di scoprire che ciò che ci siamo detti nel nostro Convegno Qui è in profonda sintonia col sentire delle comunità amiche del Là.

Con l’aiuto di relatrici e relatori molto competenti abbiamo approfondito tematiche complesse, ci siamo confrontate/i coi problemi sempre più allarmanti che coinvolgono i destini dell’umanità intera, abbiamo ragionato sul nostro stile di vita insostenibile e ci siamo rese/i conto, per dirla con Amitav Ghosh (“La maledizione della noce moscata”), che

la crisi che attanaglia il pianeta è una crisi onnicomprensiva e onnipresente, in cui geopolitica, capitalismo, cambiamento climatico e divisioni razziali, etniche e religiose si intrecciano, alimentandosi e potenziandosi a vicenda…

sebbene sia certamente vero che l’Occidente è il maggior responsabile del riscaldamento globale, ciò non significa che, nella congiuntura attuale, possa affrontare – e tanto meno risolvere – la crisi planetaria senza l’attiva e volenterosa partecipazione della grande maggioranza della popolazione globale. Un necessario primo passo verso una soluzione è una messa a punto di un lessico comune e di una narrazione condivisa – una storia di umiltà attraverso cui gli umani riconoscano la loro interdipendenza, non solo gli uni dagli altri, ma anche dagli animali e dal pianeta stesso.

Ecco, ci pare di averli proprio cercati questo lessico comune e questa narrazione condivisa: come un sindaco del Qui, Finiguerra, ci ha parlato con passione della sua lotta per la salvaguardia del suolo del suo Comune, così un magistrato del Là, Gomez, ci ha coinvolti nella sua coraggiosa lotta ai crimini ambientali che deturpano la sua terra; e come una comunità del Là, “O Bem Viver” con Macione, ci ha mostrato il suo approccio rispettoso e solidale con la terra, così un’associazione del Qui, “Asfodelo” con Maria Chiara, ci ha fatto capire che seguendo lo stesso percorso si può ridare nuova vita a terre e comunità che sembravano destinate all’abbandono…

Ritornando alla Circolare che abbiamo a scritto a settembre, prima del Convegno, ci sembra che le tre parole che avevamo declinato come “centrali” siano state perlomeno perlustrate.

Relazione: tra di noi, innanzitutto, ma anche con i relatori, nei laboratori, nei momenti “conviviali”, non meno importanti di quelli “istituzionali”.

Politica: è la sfida che è risuonata in tutti gli interventi: senza una partecipazione a vari livelli, ma essenzialmente politica, non ci potrà essere un reale cambiamento. Scoprire “vita nelle crepe” è sapersi dotare di una utopia politica che spinge a lottare, a “rialzarsi” nonostante tutto…

Giovani: pensiamo ai ragazzi/e del Centrafrica, ai ragazzi del Niger, agli amici di Asfodelo, all’Associazione di promozione sociale Laudato si’ di Stupinigi, ma anche ai giovani che hanno accettato la sfida di far parte della nuova redazione di “In dialogo”: insomma vediamo semi di speranza.

E poi un commento che, a detta di molti, è risuonato nel Convegno: le tre giornate sono state un’operazione essenzialmente collettiva e questo ci fa dire e affermare con forza che è il “collettivo” che fa sempre la differenza.

Un grazie da parte nostra a tutti coloro che, a titolo diverso, hanno contribuito alla buona riuscita del Convegno.

Gli atti, probabilmente, saranno messi online, così come avevamo preparato la cartellina virtuale, e forse nel prossimo numero della rivista” In dialogo” si potranno riprendere alcune “considerazioni” e “sfide” che il Convegno ha sollevato.

Consentiteci, senza cadere nella retorica, di chiudere questo scritto con un pensiero particolare al martoriato popolo palestinese: a breve partirà un’operazione straordinaria presentataci dal PWWSD (Palestinian Working Woman Society for Development) di accompagnamento psicologico per i traumi subiti e che stanno subendo donne e bambini a Gaza. Abbiamo promesso loro il nostro sostegno, ma ci sembra importante anche accompagnare l’operazione con un evento politico da realizzare, pensiamo, alla fine della raccolta straordinaria. Ci riusciremo?

L’augurio più affettuoso che vogliamo estendere a tutte/i voi per Natale è proprio quello di scoprire nuova vita nelle crepe!

Un abbraccio, care persone

La segreteria

Francesca e Paolo

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