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Rete di Quarrata Giugno 2021

Carissima, carissimo,
oggi 5 giugno è la giornata mondiale dell’Ambiente, ci stiamo forse rendendo conto che fino a questo momento ci siamo comportati come se avessimo le mani bucate? Per cinquant’anni l’umanità ha abusato delle risorse del pianeta, spendendo molto più di quanto dispone nel proprio salvadanaio ecologico. Solo in Italia, per soddisfare i nostri stili di vita, è come se utilizzassimo annualmente l’equivalente di 2,7 Terre. Questo cosa significa?
Che non diamo alla natura il tempo fisiologico di rigenerarsi, che la sfruttiamo trascurando il debito ecologico che accumuliamo. I dati scientifici riportano che il 75 per cento della superficie planetaria ha subito alterazioni profonde, a cui sono legati i primi segni di cedimento che negli ultimi anni stiamo notando con maggiore frequenza. La pandemia da Covid-19 è senza dubbio l’indicatore più forte. Non dimentichiamoci però degli incendi in Amazzonia, connessi sì al clima sempre più caldo, ma resi ancora più distruttivi dalla deforestazione illegale. O le piogge torrenziali che colpiscono il nostro Paese, sempre più accompagnate da frane dovute al dissesto idrogeologico, o esondazioni date dalla modifica del corso naturale dei fiumi e dall’indifferenza per le condizioni degli argini. E poi il mare, scrigno di ricchezza e biodiversità e regolatore essenziale del clima, invaso dalla nostra plastica. Ora più che mai, le conoscenze di cui disponiamo e i progressi tecnologici, ci permettono di comprendere la natura e di ascoltare i suoi segnali, ma manca ancora qualcosa.
D’altronde l’economia è quella disciplina che orienta il modo in cui governiamo a nostra casa. Così anche per la Terra: se non è guidata da un approccio ecologico, la sua amministrazione non porterà benefici per nessuno. Per decenni, annebbiati dal guadagno immediato, abbiamo perseguito l’utopia della crescita infinita in un mondo dalle risorse finite, noncuranti delle conseguenze. Ed è questo il punto su cui insistere per attuare la necessaria rigenerazione dei nostri pensieri, a partire dalla consapevolezza che tutto è interconnesso, che le persone possono essere in salute solo se lo è anche il pianeta. Ripristinare i nostri ecosistemi corrisponde a fortificare le fondamenta della nostra sopravvivenza, rendendoci meno esposti alle intemperie che il futuro ci riserverà.
Dobbiamo accogliere questa verità, interiorizzarla e farne la stella polare che orienta le nostre azioni. Solo così porteremo a compimento la transizione ecologica del nostro sistema sociale ed economico.
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Secondo l’UNICEF, ogni giorno più di 700 bambini sotto i 5 anni muoiono di diarrea legata ad acqua e servizi igienico-sanitari inadeguati. Circa 450 milioni di bambini vivono in aree ad alta o estremamente alta vulnerabilità idrica. Questo significa che 1 bambino su 5 nel mondo non ha abbastanza acqua per soddisfare le sue esigenze quotidiane. Entro il 2040, quasi 1 bambino su 4 vivrà in aree a stress idrico estremamente elevato.
L’acqua inoltre è direttamente legata al cambiamento climatico. Circa il 74% delle calamità naturali tra il 2001 e il 2018 sono state correlate all’acqua, tra cui siccità e inondazioni. Quando si verificano delle calamità, possono distruggere o contaminare intere riserve d’acqua, aumentando il rischio di malattie come il colera e il tifo, a cui i bambini sono particolarmente vulnerabili. Il cambiamento climatico aggrava lo stress idrico – aree con risorse idriche estremamente limitate – portando a una maggiore competizione per l’acqua. Eventi meteorologici estremi e cambiamenti nei modelli del ciclo dell’acqua stanno rendendo più difficile l’accesso all’acqua potabile, specialmente per i bambini più vulnerabili. L’acqua contaminata rappresenta un’enorme minaccia per la vita dei bambini. Le malattie legate all’acqua e ai servizi igienici sono una delle principali cause di morte nei bambini sotto i 5 anni.Inoltre, proprio perché bene primario, l’acqua può diventare anche fonte di conflitti o bersaglio in caso di combattimenti. Gli attacchi alle strutture idriche e igienico-sanitarie e agli operatori nei conflitti nel mondo continuano a mettere a rischio la vita di milioni di bambini e a negare loro l’accesso a servizi idrici e igienico-sanitari. Proteggere l’acqua e i servizi igienico-sanitari è fondamentale per la sopravvivenza di milioni di bambini e non solo. Nei paesi fragili, i bambini sotto i 5 anni hanno una probabilità 20 volte maggiore di morire a causa di malattie diarroiche che a causa della violenza, e i bambini in contesti estremamente fragili vivono spesso una situazione 8 volte peggiore per quanto riguarda gli indicatori idrici e igienico-sanitari rispetto ai bambini nati in ambienti stabili e protetti. L’acqua è un bene prezioso che va tutelato e garantito a tutti. Particolarmente in quest’anno di pandemia abbiamo avuto modo di accorgerci del suo valore perché strumento fondamentale per le attività di igiene personale e quindi per contrastare la diffusione del COVID-19. Difendere l’acqua significa lottare per la vita e preservare quella di milioni di bambini e delle loro famiglie in tutto il mondo. Sviluppare la pace bluè fondamentale per la cooperazione tra paesi e disinnescare tensioni politiche.
SABATO 13 Giugno troviamoci tutti a Roma alle ore 15,30 in Piazza Esquilino 
Manifestazione Nazionale dei Beni Comuni, Acqua e Nucleare, indietro non si torna!
A 10 anni dalla straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011, quando la maggioranza assoluta del popolo italiano votò SI all’acqua bene comune, SI alla sottrazione alla logica del mercato dell’acqua, dei beni comuni e dei servizi pubblici e pose un chiaro stop a qualsiasi ritorno dell’energia nucleare, l’acqua è ancora sotto attacco. Siamo di fronte, letteralmente, ad uno spartiacque. Da dicembre 2020 l’acqua è stata quotata in Borsa, aprendo un nuovo fronte speculativo che minaccia i diritti umani fondamentali delle persone e delle comunità. Noi sappiamo che non è così: l’unica strada è l’uscita collettiva dall’economia del profitto e da questo sistema insostenibile per costruire la società della cura, basata sull’interdipendenza fra le persone, e fra queste e l’ambiente di cui sono parte. E sappiamo che la cura inizia dall’acqua e dai beni comuni. Si tratta di una partita miliardaria. E’ venuto il momento di dirlo tutte e tutti assieme, dentro la piazza che ci appartiene e una dignità che non conosce dominio, né profitti. Draghi sta provando con il PNRR a portare avanti le stesse privatizzazioni di allora, la finanza globale è sempre più spregiudicata nel fare profitto su questo fondamentale Bene Comune, indispensabile per la vita. L’hanno fatta diventare l’Oro Blu, mentre la crisi climatica impone una sempre più urgente inversione di rotta per la sua conservazione e per un futuro ecocompatibile. Si tratta di una partita miliardaria. Stiamo parlando di “un utile complessivo pari a 9,5 miliardi di euro. Solo sugli investimenti. Ma dove sono i partiti? Perchè non fanno gli interessi della collettività? Perchè si stanno impegnando ancora una volta a privilegiare i ricchi? Quelli che anche durante la Pandemia hanno raddoppiato i loro guadagni? Nell’enciclica Fratelli tutti papa Francesco ha messo nero su bianco un auspicio. Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo. E in nuove forme di “auto-protezione egoistica“. Quindi voglia il Cielo che alla fine non ci siano più gli altri. Ma solo un noi. Che racchiude un programma di azione politica e sociale. Urge andare verso un noi sempre più grande per un nuovo cammino in questo mondo.
Introdurre la cultura del noi è l’unico argine all’indifferenza globalizzata. Si è placato in fretta il moto di commozione. Troppo forte la globalizzazione dell’indifferenza. Eppure sono un pugno nello stomaco le foto dei bambini morti in un naufragio di migranti nel Mediterraneo, lasciati senza neppure una sepoltura sulla spiaggia libica di Zuwara. Quelle immagini-choc sono la punta di un iceberg. Dietro quegli scatti sconvolgenti c’è un generale deterioramento di una civiltà. Che non concede neppure un gesto di pietà alle proprie vittime innocenti. Dietro la reazione indifferente al Golgota fotografato in quel metro di arenile in Libia, c’è il relativismo etico. Sempre più diffuso. Che fa da supporto a una certa cultura dominante nel mettere tra parentesi gli imperativi della legge morale. Arrivando, da un lato, a minare le basi stesse della società. Sempre più individui soffrono, a vari livelli, in una situazione di grave degrado individuale e sociale. Ma se anche l’uomo è capace di grandi malvagità e di errori, la nuova cultura deve indurci a ritrovare la dimensione costitutiva del nostro stesso essere. Da qui possiamo ripartire come credenti e uomini e donne di buona volontà. Per riaffermare la verità sull’uomo. Sulla sua singolarità unica di persona. In possesso di diritti inalienabili. Perciò alla disumanità di una mentalità imperante che calpesta i più deboli, papa Francesco ci propone incessantemente la centralità dei poveri. Dei fragili. Degli indifesi. Qui sta lo spartiacque di civiltà.
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