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Carissima, carissimo,
oggi il rischio reale è che la famiglia umana prenda due strade, quella che beneficia della tecnologia, della salute, della scuola, dei consumi, ovvero che dispone di tutti i mezzi per star bene. A tutt’oggi queste persone raggiungono il numero di 1 miliardo e 600 mila, mentre gli altri, 5,4 miliardi sono lasciati alla loro sorte, con una tecnologia minima e convenzionale in un quadro generale di povertà, miseria ed esclusione. Questo è l’orrore economico che abbiamo costruito grazie alla globalizzazione e alla speculazione finanziaria del neoliberismo radicale. I suoi principi: la competizione, l’individualismo, la privatizzazione dei servizi sociali, la diffamazione di tipo politico e la satanizzazione dello Stato, ridotto al minimo. Attualmente 200 multinazionali hanno un potere economico finanziario che equivale a 182 Stati, gestiscono insieme agli organismi dell’ordine capitalistico come il FMI (fondo monetario internazionale) la Banca Mondiale e l’organizzazione Mondiale del Commercio, l’economia mondiale sul principio della competizione, sull’assenza dei diritti umani e sociali della stragrande maggioranza degli abitanti della Terra, senza nessuna disponibilità alla cooperazione e al rispetto ecologico della natura. Per loro tutto è merce, dal sesso alla religione, unica volontà sfrenata a cui tendono è accumulare senza preoccuparsi di altro. Sto scrivendo dal Brasile, Lula è stato liberato, molta gioia in me e intorno a me e nelle città, piccole e grandi, in particolare il nord-est dove mi recherò nei prossimi giorni. Il nord – est del Paese è esploso dalla gioia, memore di tutte le riforme fatte da Lula e cancellate da due anni e mezzo di presidenza Temer e in undici mesi da Bolsonaro. E’ qui che vedo con chiarezza che i ricchi stanno creando mondi a se, solo per loro, condomini “fechadi” (chiusi) vigilati da guardie armate dove all’interno c’è tutto, dal supermercato al cinema ecc…, ricordo che lo scorso anno, fu inaugurata in un condominio chiuso a San Paolo una cascata di 25 metri e la chiamarono la Foz do Iguaçu “particolar” (nostra). Il processo di globalizzazione non ha lasciato nessuno spazio per la costruzione di uguaglianza. La politica in generale è caduta su questo, non sapendo comprendere le trasformazioni in atto. In tutta questa catastrofe l’unico che denuncia quotidianamente la degenerazione economica, politica e militare, la mancanza di giustizia e di umanità è papa Francesco. La sua continua sfida è denunciare i problemi al fine di creare dignità e giustizia nella Famiglia umana. Affermando che tutti siamo Terra, figli e figlie della Terra. Di fronte a tutto ciò occorre dare corpo, gambe, voce per una nuova sfida che ha bisogno di una nuova etica, economica, sociale, politica e principalmente umana, per ricondurci tutti alla solidarietà, all’empatia e alla compassione. Senza il gesto del buon Samaritano che soccorre e cura l’uomo assaltato dai banditi e lasciato a terra ferito sulla strada, difficilmente faremo fronte alla disumanità quotidiana che si sta “naturalizzando” a livello locale e globale. Urge il problema di coscentizzarsi alla nostra responsabilità sapendo che nessuna preoccupazione è più fondamentale di quella di creare una Famiglia umana nuova, superando le contraddizioni esistenti, per vivere con un minimo di attenzione solidarietà, compassione e fraternità. Può sembrare un’utopia, può darsi, ma necessaria se desideriamo tutti sopravvivere. Alcuni giorni dopo la sua liberazione ho incontrato Lula; dimagrito, ringiovanito,entusiasta, con l’unica volontà di continuare a viaggiare per il Brasile ad incontrare la gente, parlarci direttamente, facendogli sentire tutta la sua umanità, la sua vicinanza e il desiderio di riportare al centro della politica brasiliana la lotta contro la povertà. E’ uscito sui giornali un dato che neanche le TV funzionali a Bolsonaro non hanno potuto non riportare: il Brasile è il secondo paese al mondo per disuguaglianza interna. I ricchi sempre più straricchi e i poveri sempre più impoveriti. E’ sufficiente camminare per le strade delle grandi città e nelle periferie per incontrare migliaia e miglia di uomini, donne e bambini per strada. Non c’è un centimetro di muro lungo le metropolitane dove non ci siano cartoni e teli con un numero, un metro per due dove alla notte cercano di rifugiarsi. I sottopassaggi sono invasi, appaiono come hotel a 5 stelle in rapporto con chi vive sui marciapiedi o appoggiandosi ai muri. Dopo i saluti abbiamo iniziato a chiacchierare, ha raccontato come è stato difficile accettare di essere imprigionato senza nessuna prova, grazie ad un golpe giuridico orchestrato per non farlo partecipare alla competizione elettorale dello scorso anno. Con lo sguardo ormai sereno per la riconquistata libertà ha raccontato: “ogni volta che continuavo a pensare che stavo per disperarmi, mi sono ricordato che anche se ero in prigione, vivevo meglio di circa il 70% della popolazione brasiliana. Facevo colazione, pranzavo, cenavo. Prendevo un buon caffè. Il mio sollievo è stato questo: sono migliore di chi mi ha ingiustamente condannato. Questo governo sta schiacciando la gente. Ero in un letto angusto, ma meglio di tanta gente che dorme per strada, questa esperienza mi ha realmente nutrito, fatto sentire un privilegiato. Tutto ciò che ho subito mi ha fatto diventare un uomo migliore. All’inizio la solitudine, il silenzio mi turbavano, salivano in me il bisogno di parola, di confrontarsi, piano piano, grazie a nuove amicizie, specialmente con il responsabile della mia sicurezza, un capitano della polizia Federale mi ha molto aiutato. Piano piano ho compreso che ci sono silenzi, solitudini di cui abbiamo bisogno come l’aria. Questo mio momentaneo nuovo viaggio ha fatto riesplodere in me una spiritualità sopita. Con questa esperienza ho provato e sentito dentro la sofferenza degli uomini, ho compreso che la sofferenza umana è un grande tesoro dell’umanità, ti da la forza per continuare a lottare per la propria dignità e per quella dei miei compagni”. Nella Baixada Fluminense dove vivono quattro milioni di persone che non sono riuscite a vivere a Rio de Janeiro causa la grande povertà, il lavoro del progetto Agua Doce, coordinato da Waldemar Boff, seguito dal nostro gruppo di Quarrata, continua tra nuove grandi difficoltà causate dalla crisi economica e dal taglio dell’80% dei contributi ai municipi per il sociale. L’educazione ambientale, gli asili, sono punto di riferimento per centinaia di persone. Molti bambini mangiano unicamente all’asilo perché la condizione delle loro famiglie è di una indigenza tale, che spesso alcune mamme, vanno a dare una mano a pulire per poter avere un pasto. Ho visto una massa di persone di cui nessuno ha rispetto. Non sono contabilizzati perché non producono, non hanno neanche l’onore di essere sfruttati; non esistono. Di fronte a tutto ciò come creare cammini di liberazione? Senti in loro una forza di vita, una volontà estrema di cambiare la loro condizione. Vito, con i suoi 50 panini con la mortadella che porta ogni mattina, rappresenta un segno di convivenza per conoscersi. Per questo è importante pur nella semplicità del poco, fare pratica di esperienza condivisa. Perché il rispetto nasce dalla fiducia, la fiducia nasce dai gesti condivisi e dalla qualità delle relazioni. Nella Baixada si lavora per creare un rapporto armonico con la natura che è intorno a loro. Hanno rispetto per la Madre terra e per chi viene dopo di loro. Non tutto in queste periferie abbandonate è brutto e violento, ci sono continui esempi di condivisione e di aiuto reciproco. Amano fortemente la vita in ogni sua più piccola, insignificante e nascosta espressione, fino a sentirsi spesso fratelli e sorelle nella povertà, vincolati dalla solidarietà reciproca. Credo importante in questa disgregazione generale, sentirsi uniti a questi nostri fratelli e sorelle manifestando loro la nostra solidarietà concreta.
Antonio

Abbiamo ricevuto un appello da parte di Claudia Gamba, direttrice dell’ospedale oftalmico “Ernesto Che Guevara” di Cordoba, città dove il “CHE” ha vissuto e studiato, dove si fanno interventi alla cataratta. Aleida Guevara, la figlia del Che, è venuta in Italia in questi ultimi due anni a chiedere solidarietà per questo progetto chiamato “Milagros”, avendo pronunciato questa parola il primo anziano che credeva di essere cieco, dopo l’operazione ha urlato “ci vedo”. Ci chiedono con urgenza di aiutarli ad acquistare degli analgesici iniettabili e antibiotici da somministrare prima e dopo l’operazione alla cataratta. Chi invia il contributo è pregato di mettere la causale: progetto “Milagros”.

Ricordo ad ognuno di noi l’autotassazione libera nella quantità e continuativa nel tempo a sostegno dei progetti

I versamenti devono essere effettuati sui seguenti conti:
Conto corrente postale intestato a Notiziario della Rete Radié Resch:
IBAN: IT 15 N 07601 13800 000011468519
o sul conto della Banca Alta Toscana
intestato a Rete Radié Resch
IBAN: IT 42 M 08922 70500 000000004665
Indicando sempre la causale

Infine ricordiamo il contributo alla nostra rivista: In Dialogo
contributo ordinario 2020 € 35
contributo sostenitore 2020 € 50
contributo amicizia 2020 € 100
contributo vitalizio 2020 € 1.000

Chi invia il contributo di sostenitore, amicizia o vitalizio riceverà un libro in omaggio. Se hai l’indirizzo elettronico, inviacelo, risparmieremo tempo e denaro inviandoti la lettera mensile.

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”

Se voi avete il diritto di dividere il mondo
In italiani e stranieri
allora io reclamo il diritto di dividere
il mondo in diseredati e oppressi da un lato,
privilegiati e oppressori dall’altro.
Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.
Don Lorenzo Milani

Ciao, ci sono tanti modi di iniziare una lettera, con i saluti, con il richiedere come va la salute ecc. ma in questa nostra di Novembre è un caloroso, solidale e amichevole invito. … Non siamo una struttura organizzata e, quindi, non proponiamo mai per la serata un o.d.g. ma un invito caloroso sì. Haiti sta vivendo un drammatico e difficile momento, le tante notizie che le precedenti lettere vi hanno comunicato, hanno bisogno di approfondimenti e di attenzione. Motivo importante per sollecitare la presenza di tutti. Il prossimo anno si svolgerà il Convegno Nazionale (la località non stata ancora decisa), qui di seguito trovate alcune (molte) idee, alle quali, come gruppo dobbiamo integrare e suggerirne altre. Per il Convegno, proponiamo di invitare, i nostri amici haitiani. C’è quindi la necessità di capire, ed eventualmente organizzare, la loro presenza in mezzo a noi. Come vedete, anche senza il sindacalese-politichese-governativo o.d.g., i motivi per essere presenti sono tanti e importanti, quindi… non mancate e passate parola. Vi aspettiamo. Pensiamo di scambiarci anche gli auguri per le vicine festività con un brindisi e qualche cosa da mettere sotto i denti. In fondo alla circolare trovate anche un messaggio dal Cile.

Rete di Macerata – M. Cristina Angeletti

“Siate pastori con l’odore delle pecore” papa Francesco

Care amiche e cari amici, il Sinodo sull’Amazzonia si è concluso con la parola: conversione. Questa, infatti, può intendersi la parola chiave che riassume il clima del Sinodo aperto a tutti dai religiosi ai laici, dai vescovi ai missionari e missionarie, fino ai rappresentanti delle popolazioni autoctone dell’Amazzonia, terra violentata che grida aiuto e ascolto. Perché solo una vera conversione può farci capire come curare le ferite dei poveri, degli invisibili, dell’ambiente che stiamo distruggendo a causa dei nostri progetti che guardano solo all’oggi: dalla deforestazione all’uso indiscriminato delle risorse, dalla globalizzazione alla violazione dei diritti umani. Mi hanno colpito le parole del Papa che cito a memoria: “ Dobbiamo fare alleanza con questi popoli indigeni che difendono la loro terra, l’acqua, la foresta, la vita. Stanno chiedendo alleanza, invece sono criticati, offesi, perseguitati e minacciati di morte (solo in Brasile si parla di una media di quattro morti alla settimana). Sarebbe opportuno lasciare da parte il personale protagonismo che contraddistingue la nostra società e lasciarsi arricchire dalla loro semplicità, ingenuità, umiltà con le quali testimoniano la tragica situazione in cui vivono, situazione che ci riguarda tutti; non è umano guardare da un’altra parte”. Infine, per la cronaca, nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, a pochi passi da piazza San Pietro, erano state esposte con altri oggetti amazzonici, delle statuette indigene Pachamama, (la Madre Terra) raffiguranti donne indigene incinte, (esposte senza intenti idolatrici); esse hanno, peraltro, creato qualche problema ai cattolici-tradizionalisti fino al punto che le statuette sono state prelevate dalla chiesa e gettate nel Tevere riprendendo il gesto con un video, pubblicato su Youtube. Mi sembra che chi ha concepito questo gesto manchi di apertura e comunione verso altre culture anch’esse imbevute di cristianità; avrebbe forse, preferito che gli indios rimanessero in Amazzonia a ricevere i soldi che “generosamente” inviamo loro con l’intenzione di tacitarci la coscienza e non vedere situazioni che avrebbero potuto urtare la nostra “sensibilità”? Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva .

“La storia si ripete
se non nella mente
di chi non la conosce”
Gibbran

Ciao a tutte/i, quando si facevano le vere lotte si diceva “sarà un autunno caldo”. Oggi, le stagioni sembrano scomparse e, non ci sono nemmeno gli autunni dei sindacati però, ci sono le manifestazioni dei ragazzi che invitano a cambiare. Sarà un autunno dai caldi colori oppure, sarà un autunno delle colorate frasi dei cartelli? Lasciamo l’interrogativo per dirvi che Haiti è sempre presente nelle nostre lettere. Anche in questa circolare troverete tante notizie, alcune delle quali ci anticipano la visita dei nostri amici durante il Convegno Nazionale dell’anno prossimo. Località, titolo e data del Convegno saranno proposte al coordinamento di fine novembre. Preavvisiamo tutti che, per programmare la venuta di Jean e Martine e per analizzare l’attuale drammatica situazione in Haiti, siete invitati a dare suggerimenti per il Convegno del 2020. Pensiamo di ritrovarci come Rete di Padova & c. all’inizio del mese di novembre. Data, orario e luogo, nella prossima circolare. Vi aspettiamo tutti, non solo per salutarci, ma anche per scambiarci gli auguri delle vicine festività. Ciao a tutte e a tutti. La situazione ad Haiti è drammatica. Le ultime preoccupanti notizie ci sono giunte dai nostri amici con cui abbiamo avuto in queste ore un fitto interscambio

Buon giorno Tita, purtroppo il nostro paese attraversa una situazione molto difficile. Da quattro settimane non funziona niente nel paese. La popolazione è nelle strade, nella capitale come nelle città di provincia. Tutte le strade sono bloccate, non possiamo nemmeno raggiungere Fondol (villaggio dove opera FDDPA più vicino), tutti gli uffici sono chiusi, anche le banche sono chiuse e se aprono le porte, è solo per qualche ora per evitare atti di vandalismo. Noi siamo rimasti bloccati in casa senza poter uscire, persino andare a Cabaret in auto è impossibile ora, perché la crisi del carburante si aggiunge alla crisi politica e sociale. E’ difficile la situazione del paese, ma tuttavia questo è un momento molto importante per noi per la nostra storia di popolo. Infatti siamo in un momento in cui il popolo si alza in piedi come un sol uomo per dire no a un sistema che ci opprime da oltre 200 anni. Noi chiediamo il sostegno di tutti gli amici di Haiti per denunciare la violenta usata dal potere contro un popolo che chiede solo il cambiamento da un sistema corrotto e antiquato. Grazie ancora Tita, per la solidarietà che tu e la grande famiglia della Rete ci manifestate sempre. Grazie ancora, ciao, ci auguriamo che il sole brillerà ancora sulla nostra isola. Un’altra Haiti è possibile. Grazie, Jean da Haiti.

Corrispondenza agostana
Salve Tita, sono molto contento di poter rispondere alla tua lettera e scusami per il ritardo con cui lo faccio. Noi stiamo bene, e anche i giovani della casa stanno bene. Anch’io sto bene, ma un po’ dimagrito a causa della dieta che seguo per controllare il diabete. Seguo con molta attenzione quel che accade in Italia e sono un po’ preoccupato, perché ho la sensazione che l’alleanza tra M5S e PD non sia qualcosa di solido e non durerà a lungo, e questo aiuterebbe Salvini che ne approfitterebbe per realizzare il suo piano fascista. Occorre qualcosa di più profondo per pensare a un futuro migliore per l’Italia e soprattutto per i migranti. Spero che il bene avrà la meglio sul male nel paese dei nostri amici. Dunque, come sai, qui la situazione politica e sociale continua a deteriorarsi. Il governo di estrema destra continua a lavorare a danno delle masse e a prendere provvedimenti a favore delle classi dominanti. La situazione economica è precaria, i prezzi dei prodotti di prima necessità sono triplicati, e gettano le famiglie nella disperazione più totale. Purtroppo la comunità internazionale è formata da governi a tendenza prevalente di destra, e di conseguenza mantiene un comportamento sprezzante verso i popoli oppressi della nostra società. A livello sociale non c’è praticamente nessun programma di accompagnamento da parte del governo, le condizioni sanitarie sono peggiori di prima. E noi ci siamo abituati, e queste cattive condizioni materiali di vita sono diventate la nostra quotidianità, per questo siamo obbligati a prendere delle iniziative per trovare un minimo di cure per i contadini. In questo contesto, la FDDPA, in collaborazione con un gruppo di giovani medici, che lavorano in solidarietà, organizzano un ambulatorio a Fondol e a Malingue, per offrire alcune cure mediche ai contadini (ti invio anche delle foto). Per il viaggio, ancora una volta, esprimiamo la nostra gioia e – quel che è più importante per noi, siamo riusciti a sistemare tutto quel che riguarda i nostri passaporti. Siamo consapevoli di quanto impegno vi richieda organizzare un viaggio quando il clima politico non offre molte possibilità. Ma noi attendiamo il momento con pazienza e speriamo che tutto andrà bene. Per quanto riguarda le scuole, è stata fissata la riapertura delle lezioni per
ili 9 settembre, ma la crisi del carburante può turbare questo rientro nelle città. E questo piò condizionare anche le scuole della FDDPA, benché siano situate sulla montagna. Tuttavia stiamo preparandoci a aprire le porte. E gli insegnanti ora si preparano a partecipare ai seminari di formazione. Riguardo a Padre Frantz, lui sta bene, Martine ed io siamo stati con lui durante una cerimonia di consegna di diplomi di una scuola professionale di Saint Marc, l’abbiamo trovato in buona salute e molto contento della solidarietà degli amici di Padova. In conclusione, ancora una volta, sono molto contento di poter parlarti. Un grande ciao a tutti. Jean Bonnélus che vi saluta da Haiti.

Corrispondenza con MariaPaola Rottino di Popoli in Arte che continua a collaborare nel programma di prevenzione salute. In agosto ha visitato Haiti e si è recata dagli amici di Fddpa
Ciao, cari Fabiano e Marianita, vi scrivo in copia al Direttivo di Popoli in Arte, così vi aggiorno in un colpo solo. Ieri e l’altro ieri sono stata con Jean e Martine a Cabaret e Fondol. Prima di tutto, la loro situazione come di tutti per quello che sto capendo. L’aumento del dollaro sembra non avere limiti e si è arrivati a 93 gourde per un dollaro americano. Ovviamente, questo sposta sempre ogni preventivo. Ho chiesto loro come sta andando la riforma del tetto di una delle scuole che sapevo da Jean che era una cosa in corso da parte vostra. Martine mi ha detto che sono riusciti solo ad arrivare a metà perché, quando avevano fatto il calcolo per es. un sacco di cemento costava 105 gourde e ora costa 130 gourde. Inoltre per dare un’idea assurda della situazione, la piccola Anne Martine comincia la prima elementare e appunto assurdamente in teoria i genitori dovrebbero comprare 10 libri. Martine mi ha detto che ne ha comprato 1 e solo uno 1 è costato quasi 5 dollari americani. Insomma questi esempi per dirvi che è tutto fuori controllo rispetto ai prezzi. Due autisti di FDDPA sono immigrati in Cile e anche alcune maestre per cui per una classe Martine deve ricominciare daccapo a formare delle persone: il modo in cui me l’hanno detto è stato piuttosto sconfortante perché non hanno idea se possono contare sulle persone. Inoltre ancora a Fondol un tipo della zona che voleva o vuole fare carriera politica locale ha fatto una cosa molto strana iscrivendo la scuola di Fondol insieme ad una scuola secondaria del tipo che si trova sulla costa a un certo fondo con il nome della sua scuola come se la sua scuola fosse più grande e loro l’hanno scoperto quando sono andati in comune ad iscrivere la scuola a questo fondo e gli hanno detto che loro erano già iscritti. Per concludere questo tipo gli ha portato via degli altri insegnanti formati dando loro qualcosa di più di stipendio. Insomma credo che Jean e Martine stiano vivendo molte amarezze. Veniamo poi a noi. Rispetto alla produzione del cloro, la cosa va avanti in questo modo. Rispetto all’igiene in generale, hanno organizzato comitati in tutte le comunità collegate a FDDPA che si rapportano a Jumel, Martine e altri collaboratori. Questi comitati sono fatti da adulti e relazionano su malattie etc. Rispetto al cloro, hanno capito che era
difficile partire dagli adulti e hanno inserito la formazione sul cloro una volta al mese nelle scuole. La cosa ha attecchito e stanno facendo il cloro circa due volte l’anno una grande quantità. Nessuna comunità ha l’autonomia a causa della mancanza del materiale, ma dicono che usano l’acqua così trattata e va bene. Ora necessità immediate sono: graffite lunga (quello che aveva procurato Fabiano), un apparecchio per testare la qualità dell’acqua ma soprattutto carbone lungo perché lo hanno quasi finito. Jumel mi ha detto espressamente che sta rallentando la produzione di cloro perché non vuole che troppe comunità lo chiedano perché poi, mancando la graffite, non possono rispondere alle richieste. Per l’avvenire, dicono che soprattutto i ragazzi sono tutti capaci e possono farlo. Rispetto alle latrine, contrariamente a quanto io avevo capito al momento sono state fatte 4 latrine e 2 sono in corso di costruzione. Le quattro latrine sono funzionanti da un po’ di mesi e pare che ci siano visite di vicini a vede e come funzionano, addirittura una famiglia ha chiesto l’affitto della latrina per una festa di matrimonio. Apparentemente tutto bene. Da una parte sì e dall’altro no. Il sì è che hanno abbattuto i costi al massimo in questo modo: tutta la manodopera è stata volontaria, per i muri in montagna hanno estratto la pietra dalla montagna stessa e hanno dovuto comprare solo il cemento, di cui una parte di cemento se lo sono fatti dare in comune di Archaie dove sono andati a spiegare il progetto. Dall’altra non va bene perché hanno fatto latrine classiche, un buco scavato nel suolo/ roccia, e adesso quando si riempirà voglio vedere cosa fanno. Jumel mi ha detto che è già uno sforzo enorme fare un buco e come si fa a chiedere alla gente lo sforzo per fare altri buchi. Il punto è che sul modello ideale delle latrine secche di compostaggio siamo incerti anche noi. Spero tornando in Italia di poter visitare quanto prima le latrine secche di Granara di cui mi aveva parlato Fabiano. Rispetto ai buchi in base al terreno sono scesi da 5 a 8 metri. In Artibonite invece è impossibile fare latrine interrate perché hanno detto che a pochissimi piedi di profondità si trova l’acqua essendo zona irrigua e quindi lì capiscono che già di base occorre un altro modello. Ecco come vedete, si sono mosse molte cose e davvero con tanto impegno e tanta buona volontà, sostanzialmente solo pagando Jumel, Benis e qualche altro agente di salute base. Credo che dovrebbero essere sostenuti un pochino di più sia economicamente (lo dico per primo per Popoli in Arte) e sia per monitorare che appunto le latrine fanno la differenza per la salute e la qualità della vita. Ultima cosa, Martine ha finito il suo corso per tecnico di laboratorio per le analisi del sangue e urine e farà ancora 3 mesi di stage in un ospedale pubblico che mi hanno fatto vedere e che non aveva un brutto aspetto (era piuttosto nuovo) sulla strada principale prima di arrivare a Port-au-Prince da Cabaret. Ciao MPaola

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN: IT 54 N 050 1812 1010 000 1134 8281
intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Maria Cristina Angeletti

Care amiche e cari amici, L’estate appena terminata ha segnato un notevole abbassamento della cultura e, oserei dire, e della civiltà del nostro paese a causa di decreti legislativi che hanno trasformato diritti in reati, di atteggiamenti e discorsi pubblici sempre più disumani, di frasi nei media intrise di odio e razzismo. Fra luglio e agosto il “Decreto Sicurezza bis”, presentato dalla Lega, è stato approvato prima dalla Camera ( il 24 luglio)e poi dal Senato ( il 5 agosto) dimostrandosi un provvedimento figlio dell’odio continuamente fomentato con slogan violenti, rancorosi, razzisti, misogini trasmessi attraverso tutti i media e social utilizzabili: da Facebook a Tweet, dalla TV a WhatsApp, per non parlare delle trasmissioni televisive compiacenti. Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad azioni inumane nei confronti di persone, fra cui bambini, lasciate per giorni o settimane in mare con il divieto di sbarco e il mondo ha potuto vedere che in Italia si sbarca solo in barella in condizioni di salute estremamente gravi. Il decreto sicurezza bis è composto da 18 articoli ed è suddiviso in due parti: la prima riguarda i migranti, il salvataggio in mare e il soccorso nel Mediterraneo, soprattutto da parte delle navi delle Ong. La seconda si concentra sull’ordine pubblico e le manifestazioni sportive. In particolare, la prima parte dell’articolato riguarda i poteri del Viminale e le sanzioni previste per le Ong, con multe che vanno da 250mila euro a un milione per il mancato rispetto delle direttive del ministero dell’Interno ovvero “se il comandante della nave violi il divieto di ingresso, transito e sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto il sequestro della nave. Per quanto riguarda il Comandante della nave che compie il “ delitto di resistenza” si può arrivare all’arresto in flagranza. La principale novità del provvedimento riguarda anche le multe – da 10mila a 50mila euro – per le navi che sbarcano in Italia dopo aver soccorso migranti in mare. Una stretta rivolta soprattutto alle Ong, quindi, riportata nella bozza del decreto approdato in Consiglio dei ministri. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Le sanzioni saranno rivolte a comandante, armatore o proprietario della nave che sbarca in territorio italiano. Il comandante dell’imbarcazione, secondo quanto recita il decreto, “è tenuto ad operare nel rispetto della normativa internazionale e delle istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso”. Nel testo ci sono state alcune modifiche e sono state escluse dalle sanzioni le navi “militari o in servizio governativo non commerciale”. Altra novità riguarda i poteri del ministro dell’Interno, che può “limitare o vietare il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”. Il titolare del Viminale dovrà informare “il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il ministero della Difesa”. Le novità introdotte alla Camera: dopo un lungo braccio di ferro è stata trovata la quadra tra Movimento 5 Stelle e Lega per gli emendamenti al testo approvati poi alla Camera. Tra le novità più importanti inserite c’è il sequestro delle navi delle Ong con tanto di arresto del comandante dell’imbarcazione ( “nel caso in cui non abbiano rispettato il divieto di transito, ingresso e sosta nelle acque territoriali”) che spetta firmare al ministro dell’Interno. Un’altra modifica prevede l’arresto del comandante delle navi che abbiano compiuto un atto di resistenza contro una nave da guerra, ricalcando quanto avvenuto nel caso della Sea Watch. Il sequestro delle navi delle Ong, (grazie alle modifiche apportate a Montecitorio), è possibile sin dalla prima violazione (e non solo in caso di reiterazione come inizialmente previsto). La nave sequestrata può essere impiegata dalla polizia o dalla protezione civile. Ho letto ancora che sono stati stanziati fondi a favore dei paesi che collaboreranno a contrastare l’immigrazione clandestina anche se trattasi di paesi con regimi che sono le cause principali della fuga nel Mediterraneo. Al “ noi contro loro” (italiani contro stranieri) ormai si è aggiunto “ e anche contro voi che state con loro”. Il “voi” riguarda gli uomini e le donne della società civile italiana ed europea che svolgono un’azione prevista dal diritto internazionale: soccorrere.

Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva . IL CONTO CORRENTE della Rete di Macerata è il seguente:

RETE RADIE’ RESCH conto corrente ordinario numero 0000006069
IBAN (IT86D0311113474000000006069 )
Ci possiamo rivolgere presso una qualsiasi delle seguenti filiali della banca UBI di Macerata:
UBI viale Don Bosco, UBI Corso Cavour e UBI Collevario

Verona, 14 ottobre 2019

Care e cari, riprendiamo il nostro contatto periodico dopo una lunga pausa. Non siamo restati inoperosi, ma gli impegni personali e le vicende familiari hanno dilatato i tempi dei nostri incontri. Mettiamo qui la comunicazione della morte della mia mamma, Nini Bonazzi Picotti, deceduta in questi giorni. Era stata da sempre amica e sostenitrice della Rete RR, prima con suo marito Marco e poi anche da sola, partecipando per molti anni con noi ai nostri incontri e ai nostri convegni. Aveva la sensibilità di una militante “a tempo pieno”, sempre attenta alla controinformazione, sempre pronta a raccogliere firme per le varie campagne di sensibilizzazione sui temi della dignità umana, della pace e della solidarietà. E’stato bello salutarla, in una confusione di abbracci che sicuramente le sarebbe piaciuta. A livello nazionale, forse oggi ha meno risonanza sui media quell’odio che era stato proclamato ed enfatizzato da Salvini. E’ certamente difficile essere vicini alla vita reale delle persone e, contemporaneamente, stimolare la ricerca del bene comune. Ma questo dovrebbe proprio essere il compito della politica istituzionale, dove invece spesso c’è solo un balbettio confuso e contraddittorio, di cui non c’è molto da rallegrarsi. Del resto, l’Italia da molti anni non ha più una sua politica estera, intesa come ricerca di rapporti corretti e rispettosi nei confronti degli altri stati, e siamo andati spesso alla deriva seguendo impostazioni economiche e militari che non erano certo decise democraticamente. Questi sono giorni drammatici in cui la Turchia riaccende focolai di guerra, di cui le prime vittime sono i curdi, da sempre costretti a fare da ammortizzatori alle prepotenze espansionistiche di altri stati. Possiamo vedere, in diretta televisiva, la tragedia e la disperazione della popolazione civile in fuga sotto le bombe. Ma dobbiamo sapere che, per ammissione dello stesso governo italiano, stiamo vantaggiosamente trafficando armamenti con la Turchia: nel 2018 abbiamo fatto affari per 360 milioni di euro. L’embargo o la rottura dei contratti di fornitura militare saranno per l’Italia un danno economico importante. E’ giusto che sia questo l’unico criterio di scelta? Come ci salveremo dal diventare sempre più bestie? Si smorzano anche un po’ di riflettori sui migranti, indicati come causa dei mali italiani e proposti come facili capri espiatori. Ma proprio in questi giorni l’ennesimo naufragio al largo di Lampedusa è un po’ più evidenziato, perché le vittime sono una trentina di persone, quasi tutte donne e bambini. Il buon senso ci dice che nessuna barriera potrà fermare la fuga dei poveri dalla morte e dalla disperazione esistenziale. Ma ci ostiniamo a difendere il territorio dove viviamo con muri reali, con complicati inghippi burocratici, con discriminazioni economiche e abitative. Da un lato, chi conosce anche un solo straniero presente a Verona, può vedere bene il carico di norme burocratiche che, per anni, devono essere soddisfatte prima di poter avere una minima tranquillità. D’altra parte, sappiamo che la nostra economia (per esempio quella agricola) si basa spesso sullo sfruttamento di braccianti stranieri. Nei centri di accoglienza veronesi sono stati ospitati anche maschi che sono fuggiti da uno stato di vera schiavitù, qui, in provincia di Verona, perché vivevano segregati nell’azienda agricola dove lavoravano per pochi euro, senza orari e senza più i documenti che gli erano stati sequestrati. Soprattutto per chi è credente può consolare, invece, vedere che papa Francesco si sta muovendo controcorrente, con una sua serena lucidità sui tempi lunghi e sulle critiche che deve e dovrà affrontare.
La nomina a cardinale di monsignor Ramazzini, per esempio, per noi che conosciamo il Guatemala, è un segno forte in direzione di quella chiesa che sceglie con chiarezza di stare dalla parte dei poveri e degli sfruttati. E ci pare che in queste settimane si possa ricevere speranza anche dai movimenti spontanei dei giovani in difesa dell’ambiente. Non ci interessa fare un’icona di Greta Thunberg e non pensiamo che tutto si risolva stando in piazza una mattina per fare un corteo. Ma forse sono proprio i giovani, con i loro modi e i loro tempi, gli unici che davvero sono disposti a cambiare. La nostra associazione ha ormai evidenti limiti anagrafici e sappiamo che non saremo eterni, ma tanto più ci piace restare curiosi della vita, farci prendere e sorprendere dai cambiamenti positivi e inaspettati che possono venire da chiunque. E queste… tracce di vita nuova possiamo raccontarcele anche tra noi. Vi invitiamo quindi al nostro prossimo incontro di Rete RR lunedì 21 ottobre in Marsala 12/A (campanello Pettenella – Picotti)
All’ordine del giorno:
– la vita della Rete e il prossimo convegno nazionale, probabilmente nell’aprile 2020;
– il rientro di Olivia dal Ghana, con concrete novità sul progetto che stiamo seguendo;
– un contatto che si è creato con l’addetto culturale dell’Ambasciata Palestinese a Roma, che ci chiede disponibilità per incontri, dibattiti e mostre;
– la partenza (finalmente) del progetto di ristrutturazione dell’appartamento concesso dall’ATER, per accogliere qualcuno che non riesca autonomamente a trovare alloggio;
– le ultime notizie sul nuovo cardinale Ramazzini, vescovo di Huehuetenango in Guatemala, amico di don Luigi Adami e di alcuni di noi.
Arrivederci alla prossima settimana.
Maria P.

“Laddove l’ignoranza è la nostra padrona
non c’è possibilità di vera pace”.
Dalai Lama

Ciao a tutti/e, dopo un agosto molto caldo, anche sul piano politico, questa nostra lettera riporta, come sempre, notizie da Haiti, la Circolare nazionale di settembre e, una riflessione sul recente seminario di Sasso Marconi. Trovate anche l’invito per partecipare al prossimo coordinamento di Macerata del 21-22 settembre. Ricordiamo che tutti possono partecipare.

da Haiti
Salve Tita, sono contento di scriverti per farti partecipe delle notizie del nostro paese e soprattutto informarti sulle attività della FDDPA. In effetti Tita, come sai già, il nostro paese sta attraversando un momento terribile della sua storia di popolo. Le proteste di strada si moltiplicano sempre più, e la situazione economica è peggiorata, la gourde continua a svalutarsi rispetto al dollaro, e questo causa l’aumento vertiginoso sul mercato dei prezzi dei prodotti di prima necessità. Sul piano politico, dopo la pubblicazione del rapporto della Corte dei Conti, che dimostra che il presidente è coinvolto nella dilapidazione dei fondi di Petro Caribe, è tutta la società che si alza con una sola voce per chiedere le dimissioni di Jovenel Moise dal potere, il governo però gode della protezione degli Stati Uniti che lo sostengono per mantenere loro il potere. E gli Stati Uniti, mentre fanno pressione sul Venezuela per chiedere le dimissioni di Maduro che accusano di tutti i mali, proteggono un governo corrotto implicato fino al collo nella corruzione a Haiti. Così possiamo dire che la comunità internazionale si comporta da nemica del popolo haitiano. Ci sono manifestazioni che hanno fatto affluire solo a Port au Prince un milione di persone, senza contare le città di provincia, per chiedere la partenza dal potere di questo presidente disonesto e corrotto. Dunque per il momento la vita economica e sociale è molto difficile, perché le istituzioni non funzionano quasi più e lo stato è in difficoltà persino per pagare i suoi dipendenti. Con questo governo il paese è veramente sull’orlo del fallimento. Ma tutta la società è determinata a esigere che il presidente si dimetta. Per quanto concerne le attività della FDDPA, noi eravamo molto preoccupati per le costruzioni di Fondol e Dofine. Finalmente per Dofiné, in maggio, siamo riusciti a fare trasportare i materiali a Dofiné, e abbiamo dovuto pagare molto caro il trasporto. Per fortuna avevamo acquistato e pagato da 2 anni i materiali di Dofiné, e quindi non abbiamo subito le conseguenze dell’aumento spettacolare dei prezzi per Dofiné in confronto a Fondol. Ora i Boss stanno lavorando a Dofiné. Per Fondol siamo arrivati a innalzare tutti i muri per la grande aula di Gianna-Bambini. Il lavoro è compiuto all’80% a Fondol, ci manca la copertura per Fondol e Dofiné, ma i prezzi in questo momento di crisi del paese sono triplicati sul mercati in conseguenza della svalutazione della gourde rispetto al dollaro, gli importatori devono spendere molti più dollari per acquistare i prodotti. Noi speriamo che questa situazione non continui, perché è molto difficile per le masse e i più poveri. Per la visita in Italia, siamo davvero contenti di poter condividere ancora una volta con i nostri amici italiani le nostre esperienze. Noi pensiamo che la delegazione sarà composta da me o Martine e Dieusseul dI Dofiné. Martine ed io pianificheremo per sapere chi di noi deve fare il viaggio. Intanto io comincio già a fare i passi necessari per il passaporto di Dieusseul, perché gli uffici statali ora funzionano in modo catastrofico e questo si aggrava con la crisi che attraversa il nostro paese.
Abbracci. Jean

N.B Fatevi un’idea con le foto allegate della costruzione di Fondol, e anche dei
materiali di Dofiné al momento i cui si è fatto il trasporto.

Aggiungiamo, come sempre, i numeri dei c.c. per i versamenti:
C.C. postale 15405350 intestato a “Associazione Rete Radiè Resch” c/o Beraldin Elvio, Via Spalato 9, Padova
Conto Corrente presso Banca popolare Etica, Coordinate IBAN: IT 54 N 050 1812 1010 000 1134 8281
intestato a: Associazione Rete Radiè Resch gruppo Padova

Carissima, carissimo, oggi 29 luglio è il giorno in cui la Terra ha esaurito le risorse di questo anno. Tutto ciò riflette ogni giorno nel mondo attraverso non solo i cambiamenti climatici ma con continue devastazioni ad ogni longitudine e latitudine. E noi? Si può sperare se riusciremo ad evitare la catastrofe ambientale e a spegnere gli spiriti di odio, che l’umanità proceda all’unità nella diversità, alla pluralità delle vie verso il compimento umano. Nell’immediato occorre denunciare le politiche crudeli, liberare i poveri dall’inganno del pifferaio che li scatena contro altri poveri, per usarli come servi del suo potere. Il tema politico è: quale umanità? Forse se ci aiutiamo tutti, ci riusciremo. La politica è coscienza prima che azione. La discriminante essenziale, che divide gli uomini, è quella fra chi, nonostante tutto, crede alla loro dignità, si impegna per gli oppressi, lotta per dar voce e spazio alle speranze più profonde e vere di ogni uomo e chi, invece non crede sia più possibile questa trasformazione e si consegna, arrendendosi, a quelle forze che tendono, per il loro dominio, a ignorare le diverse situazioni ed esigenze degli uomini. Ciò chiaramente vale per credenti e non credenti. Mentre i Grandi della terra, che accumulano armi di distruzione di massa e si combattono nei mercati in tutto il mondo, non sanno che pesci prendere, non sanno che fare per i profughi, non sanno che fare per le guerre, non sanno che fare per evitare la catastrofe ambientale, non sanno che fare per promuovere un’economia che tenga in vita sette miliardi e mezzo di abitanti della terra, l’unica cosa che decidono è di disarmare la politica e di armare i mercati, di creare restrizioni nel commercio e speculazioni finanziarie e di legittimare le repressione politica. Trasformando il capitalismo da cultura a natura, promuovendolo da ideologia a legge universale, da storicità a trascendenza, trasformando sempre di più il Terzo Mondo un teatro di conquista, senza nessuna preoccupazione verso i miliardi di abitanti che lo abitano. Un accessorio e un pozzo da sfruttare per i propri bisogni e i propri arricchimenti. Tutto ciò si è spostato anche da noi, facendo si che i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Il capitalismo prende (dalla natura e dai rivali) più di ciò che dà, così fa alcuni straricchi e molti poveri. L’altruismo dà più di quanto prende, così è creatore. Crea anzitutto dei beni di relazione umana che son le prime ricchezze, poi, con la condivisone materiale, riduce la scarsità e distribuisce la prosperità, evitando discriminazioni e rivendicazioni. La cosi detta ‘moltiplicazione’ evangelica dei pani e dei pesci non è altro che condivisone e questo, a fronte della storia dell’avidità, è il miracolo possibile, di cui abbiamo sempre bisogno.L’impero del denaro, avido e costrittivo, crea solo strumenti e distrugge relazioni. Cosa serve parlare col vicino che incontri del buongiorno. Serve a comunicare, a stare in relazione. Vale, non serve a qualcosa. Parlare è riconoscere, è quasi far esistere. La persona a cui nessuno parla, non esiste per nessuno. C’è un silenzio saggio, pensoso, e anche un silenzio cattivo, violento, negatore. Una parola semplice come il buongiorno, come chiacchierare del sole, della pioggia, è creativa, fa essere. Qualche volta, osservando bene che non sia sgradito o malinteso, mi piace attaccare discorso alla fermata del tram. La società si forma qui, nel grado elementare di relazione umana. Mentre tra quelli che sono sempre connessi si diffonde una forma di solitudine da narcisismo che produce una patologia specifica. Sono dati scientifici! La patologia procura dolori e indebolimento del sistema immunitario. Solitudine e dolore vengono elaborati nella stessa area cerebrale.
Antonio

Maria Cristina Angeletti

Cari amici,
l’argomento sulle autonomie differenziate torna in modo ricorrente sui media; devo dire, a priori, di esser preoccupata della possibile spaccatura dell’unità nazionale, e mi chiedo quanto i cittadini delle regioni che ne fanno richiesta siano consapevoli e persuasi di questa processo e di cosa esattamente comporterà. Mi viene anche da sottolineare la contraddizione tra la battaglia per le autonomie della Lega e l’ambizione di Salvini di procedere verso un partito nazionale che ha propagandato dappertutto invadendo tutti i media. Il PD si esprime con diverse voci su questo tema ( e non solo purtroppo). Mi sembra che la spaccatura attraversi trasversalmente tutti gli schieramenti e mi chiedo come sia possibile che su un argomento costituzionalmente così decisivo il mondo politico si presenti in ordine sparso. L’iniziativa portata avanti da Veneto, Lombardia e recentemente Emilia e Romagna con 23 richieste di autonomie è uno dei tanti modi con cui la Lega vuole staccarsi dal resto d’Italia? Non dimentichiamo che è uno dei principi iniziali del movimento non tenendo conto di quanti sono morti per l’Unità d’Italia. Inoltre non rischia, forse, di mettersi contro il sud dove da poco ha ottenuto molti voti ? (Roberto D’Alimonte articoli sulle autonomie). Allora il federalismo vuol dire secessione! Le teorizzazioni di Gianfranco Miglio parlavano di una riforma complessiva di sistema fra poteri dello stato e tutte le regioni e autonomie locali. L’autonomia di cui si parla oggi riguarda solo le regioni ricche del nord che vogliono tenersi se possibile tutto e vogliono separarsi dal resto del paese che rappresenta un peso. Se è questo il discorso si mette in serio rischio l’unità del paese che verrà letto nel mezzogiorno in modo antimeridionalistico e aggraverà la crisi sociale, morale, culturale, politica del paese. L’unica cosa di cui si è parlato all’interno del governo invece di scuola, cultura, di educazione o fonti energetiche, è la Bozza Stefani che prevede che, una volta approvate le autonomie se entro tre anni non si regolamenta il discorso dei costi standard il fabbisogno viene restituito alle regioni in base al reddito medio, quindi i soldi andranno alle regioni più ricche. Si parla sempre e solo di soldi . La figura di Conte si è rafforzata ( dopo aver chiuso ogni spiraglio a Salvini ) appoggiata, si dice, dal Vaticano, dall’Eni, da Finmeccanica, che potrebbe proporsi come capo di un governo di unità nazionale dopo l’attuale crisi di governo. Non ho fiducia in chi chiede la secessione e ne ho ancora meno nei governatori di piccole regioni che non si rendono conto che il nostro paese è già piccolo per conto suo e se ci dividiamo in Europa conteremo sempre meno.

Ricordo l’autotassazione libera, ma continuativa a sostegno dei progetti della Rete come nostra forma di giustizia restituiva . IL CONTO CORRENTE della Rete di Macerata presso Ubi Banca è il seguente:

RETE RADIE’ RESCH conto corrente ordinario numero 0000006069
IBAN (IT86D0311113474000000006069 )
Ci possiamo rivolgere presso una qualsiasi delle seguenti filiali della banca UBI di Macerata:
UBI viale Don Bosco, UBI Corso Cavour e UBI Collevario

Carissima, carissimo, nelle elezioni europee, l’effetto moltiplicatore più devastante per la democrazia l’ ha esercitata il M5S. Esso ha pagato l’aver fornito la manovalanza per l’erezione al trono di Salvini e aver offerto lo sgabello ai suoi piedi, e averlo fatto senza calcolo, il che è ancora più grave che farlo per un calcolo sbagliato. Sventatezza politicamente imperdonabile; ma essa aveva una causa che la rendeva inevitabile: il disprezzo della politica come arte, come cultura, come professione, con la conseguenza di una incapacità dei giovani del M5S di capire la politica, di riconoscerla, proprio nel momento in cui dovevano farla. La democrazia non perdona gli errori, gli sgarri, li fa pagare ad usura. Essa ha un effetto moltiplicatore, e come moltiplica straordinariamente i rapporti positivi immessi nel corpo sociale, così moltiplica il negativo della cattiva politica e del maldestro pensiero. Non è politica stabilire di farla a termine per non contaminarsi. Non è politica chiudere occhi, orecchi e cuore a tutto il resto, purché passi il reddito di cittadinanza. Non è politica non cambiare politica dopo la scudisciata del voto. E ora, se si può, si torni alla politica, cioè ai problemi veri su cui non si è votato, perché taciuti in una campagna elettorale dedita a tutt’altro, sono i veri nodi della situazione presente: il clima, il commercio selvaggio, il denaro sul trono, le armi messe sopra a tutto, l’epidemia della povertà, l’esclusione, il diritto a migrare, i profughi in fuga da guerre, da fame e dal degrado ambientale, le donne negate, il diritto perduto, la Costituzione stracciata, il furto di futuro, l’uomo digitale, potenziato è programmato dalla tecnica, perché oggi si sta affermandola rete digitale, che erroneamente, strategicamente e furbescamente ci viene chiamata da chi la gestisce con potere: rete sociale. Sociale è comunicazione tra persone, pensare e confrontarsi insieme, dialogando a partire dalla ricchezza delle differenze.
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La lobby del petrolio contro Greta. Il rapporto di InfluenceMap denuncia l’ipocrisia dei giganti del petrolio che dal 2015, ogni anno hanno investito 200 milioni di $ per frenare le politiche ambientali e ostacolare la legislazione internazionale in materia di difesa del clima. Queste compagnie si chiamano BP, Schell, ExxonMobil, Chevron e Mobil. BP è quella che ha investito di più, 53 milioni di $ all’anno. Seguono le americane Shell (49 milioni di $), Exxon-Mobil (41 milioni di $), Chevron (29 milioni di $), e la francese Total 29 milioni di $). Dal 2015 per promuovere la loro falsa immagine “verde” hanno speso 197 milioni di $. Queste 5 compagnie hanno realizzato nel 2018 un fatturato di 55 miliardi di dollari, anno record in materia di emissioni di gas serra, ma che candidamente sostengono di abbracciare i principi sul clima di Parigi del 2015. Penso che dovremmo boicottare queste cinque compagnie petrolifere. Pochi giorni fa, il Brasile è stato attraversato da una delle maggiori manifestazioni pubbliche degli anni più recenti. In più di 240 città brasiliane, studenti, professori, funzionari pubblici e la popolazione in generale, son stati in strada ed in piazza per manifestare il loro disappunto per le misure proposte dall’attuale governo contro l’educazione e nell’irrispettosa non autonomia delle Università pubbliche. I vescovi brasiliani, riunitisi ad Aparecida, nel loro “messaggio al popolo brasiliano” hanno denunciato “l’opzione per un liberalismo esacerbato e perverso che va contro le politiche sociali e favorisce ancor di più le diseguaglianze”. Denunciando che le riforme proposte dal governo e già in andamento, come quella del lavoro e della previdenza, hanno aumentato la disoccupazione, (13 milioni di disoccupati e 29 milioni di lavoratori precari). Hanno denunciato le minacce che pesano sopra il popolo indigeno e l’aggravamento della crisi etica, politica ed economica. Come anche la grave crisi ecologica e i programmi di esplorazione del governo sull’Amazzonia. Davanti a questa situazione, è incredibile constatare come i poveri resistono e insistono nella lotta per la Vita. Le organizzazioni sociali, indipendentemente dall’essere perseguite, si rafforzano ed uniscono nella lotta. Dal 12 al 14 luglio prossimo, a Natal si riuniranno 5.000 giovani, rappresentanti del Movimento Fé e Politica di tutto il Paese per elaborare una piattaforma su cui contrastare le azioni e le leggi che il governo Bolsonaro sta mettendo in atto per creare sempre più disuguaglianza tra ricchi e poveri, per realizzare una società subalterna al potere economico e finanziario. Da alcune decadi, il cammino per la liberazione si è rafforzato con la testimonianza di donne e uomini che hanno dato la loro vita nella lotta. Molti di questi e queste martiri, erano cristiani e cristiane, e morirono per la loro consacrazione nella missione condividendo con i più poveri la fedeltà al Vangelo, vissuta in situazioni di conflitto. Diedero la loro vita per i loro fratelli che soffrivano. Altri di questi uomini e donne, assassinati nella lotta per la giustizia, sebbene non fossero stati legati a nessuna chiesa o religione, sono martiri, come testimoni del progetto di giustizia e liberazione. Come affermò Gesù nel vangelo: siano benedetti/e perché furono perseguitati/e per causa della giustizia (Mt 5, 1- 12). Celebriamo in queste settimane la memoria di vari fratelli e sorelle che diedero la loro vita per la causa della giustizia. Fra altri che diedero la vita per la giustizia, ne voglio ricordare uno, la cui memoria è molto cara a tutti noi. Nel giorno 10 di maggio 1986 a Imperatriz (MA), fu assassinato padre Josimo Tavares davanti alla porta del vescovato, era fortemente impegnato con la lotta dei lavoratori. Ricordo ancora quando alla fine degli anni ‘80 la invitammo a Quarrata sua madre, una donna esilissima, dolce, mite che parlava di Josimo come se fosse ancora in vita. In Brasile ed in vari paesi del continente, al di là dei e delle martiri della lotta per la terra, la lotta degli indios per la loro liberazione, della difesa della natura e dei diritti umani, le comunità hanno convissuto diariamente con gli assassinii dei giovani delle periferie, con il traffico di droga che ne porta tanta sofferenza, rischi, violenza… Ogni volta di più, i martiri non sono più questa o quella persona, ma popoli interi crocifissi. Questo significa concretamente appoggiare progetti politici impegnati con la gente più povera e con più criticità in relazione al capitalismo dominante che, come dice Papa Francesco, “questo sistema uccide”.
Credere insieme a chi soffre ed agli oppressi, da senso e forza per vivere insieme e lottare .

ULTIMISSIME dal Brasile
Il manifesto – Internazionale di Claudia Fanti
La trama dei giudici per escludere Lula dal voto
Brasile. «The Intercept» svela come Sérgio Moro, oggi ministro della Giustizia di Bolsonaro, incalzava i colleghi. Tre reportage per confermare la natura politica dell’ inchiesta «Lava Jato»
Edizione del 11.06.2019
Mancavano quattro giorni alla presentazione della denuncia contro Lula per il caso dell’appartamento di tre piani a Guarujá, il famoso triplex, e il coordinatore della task force della Lava Jato a Curitiba, Deltan Dallagnol, era macerato dai dubbi sulla solidità dell’impianto accusatorio contro l’ex presidente. E non su aspetti marginali, ma proprio sul punto centrale: sul fatto cioè che Lula avesse ricevuto l’appartamento in cambio di favori all’impresa di costruzione Oas relativamente ad alcuni contratti con la Petrobras. «Diranno che lo stiamo accusando in base alla notizia di un giornale e a deboli indizi, scriveva ai colleghi: «Sono preoccupato per il collegamento tra Petrobras e arricchimento e (…) per la storia dell’immobile». C’È QUESTO E MOLTO ALTRO nei tre esplosivi reportage pubblicati domenica dal sito The Intercept a proposito della reale natura dell’operazione Lava Jato – spesso e impropriamente paragonata a Mani Pulite – e dei suoi protagonisti, a cominciare da Dallagnol e dall’ex giudice di prima istanza a Curitiba Sérgio Moro, oggi degno ministro del governo Bolsonaro. E oltretutto i tre servizi, fanno sapere da Intercept, sarebbero solo l’inizio di una inchiesta giornalistica più ampia, basata su un’enorme quantità di materiali inviati da una fonte anonima – messaggi privati, audio, video, foto, documenti giudiziari -, riguardo non solo alla Lava Jato ma a «esponenti dell’oligarchia, dirigenti politici, gli ultimi presidenti e persino leader internazionali accusati di corruzione». Ma già con quanto è stato pubblicato domenica tutto ciò che le forze democratiche hanno denunciato fino a perdere la voce trova inoppugnabili conferme: la supercelebrata Lava Jato non è stata altro che un’operazione politica e ideologica diretta a escludere Lula dalla competizione elettorale che avrebbe di sicuro vinto, aprendo così la strada al governo autoritario dell’attuale presidente. Come dimostra Intercept, i pm della Lava Jato, in pubblico sempre molto decisi a definirsi imparziali e apolitici, esprimevano apertamente il desiderio di scongiurare la vittoria del Pt, concordando misure per raggiungere l’obiettivo. Fino al punto di tramare segretamente per impedire a Lula (come poi puntualmente verificatosi) di rilasciare un’intervista prima delle presidenziali per paura che avvantaggiasse Haddad. E SE, AL MOMENTO dello scambio dei messaggi riportati il 20 settembre del 2018, sembrava che il «Piano A», quello di ribaltare la decisione giudiziaria, avesse «possibilità zero», il pm Januário Paludo suggeriva di limitare perlomeno l’impatto dell’intervista, trasformandola in una conferenza stampa aperta a tutti i giornalisti. Mentre Athayde Ribeiro Costa e Julio Noronha invitavano a premere affinché l’intervista fosse fatta dopo le elezioni: «In tal modo – scriveva Ribeiro Costa – sarebbe possibile evitarla senza disattendere il mandato giudiziario». Nel frattempo, Dallagnol conversava con un’amica e confidente identificata su Telegram come «Carol PGR» a proposito dell’importanza della preghiera: «Sono molto preoccupata – scriveva l’amica – di un possibile ritorno del Pt, ma ho pregato molto perché Dio illumini la nostra popolazione».
MA I REPORTAGE SI SPINGONO anche oltre, mostrando come Sérgio Moro, nel momento stesso in cui offriva di sé l’immagine di imparziale e integerrimo arbitro della partita, collaborasse segretamente con la task force della Lava Jato per allestire l’impianto accusatorio contro Lula. I messaggi tra il magistrato e il coordinatore della task force inviati dalla fonte anonima abbracciano un periodo di due anni (dal 2015 al 2017), durante il quale Moro suggerisce cambiamenti nelle fasi delle operazioni («Forse sarebbe il caso di invertire l’ordine delle due programmate»), indica fonti e offre piste di indagine («la deputada Mara Gabrili mi ha mandato il testo qui sotto, date un’occhiata. È riservato»). A volte persino muovendo rimproveri a Dallagnol, neanche fosse il suo superiore gerarchico. Addirittura, l’8 maggio 2017, due giorni prima che Lula deponesse per la prima volta dinanzi a Moro, il magistrato, dinanzi alla possibilità che l’interrogatorio fosse rimandato, invia un irritatissimo messaggio a Dallagnol: «Che storia è questa che volete rinviare? State scherzando?». Il giorno stesso la richiesta della difesa viene respinta. E tutto questo avviene malgrado i timori interni al pool sull’assenza di un collegamento tra il triplex e gli atti di corruzione relativi alla Petrobras, senza il quale il caso non avrebbe potuto essere giudicato a Curitiba dall’affidabilissimo Moro. Tant’è che, ancora alla vigilia della presentazione della denuncia, Dallagnol commentava: «L’opinione pubblica è decisiva e questo è un caso costruito con prova indiretta e la parola di collaboratori contro un’icona passata indenne per il mensalão» (il primo scandalo esploso sotto il governo Lula). IL GIORNO DOPO, il 14 settembre 2016, in una sala riunioni di un hotel di lusso a Curitiba, Dallagnol avrebbe presentato la denuncia illustrando il caso con un power point su cui si sarebbero riversate ondate di scherno. E pronunciato la sua memorabile frase: «Non abbiamo prove, ma abbiamo convinzioni».

Antonio

“Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri” don Lorenzo Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”